Paziente asintomatico e malattia asintomatica: che significa?

MEDICINA ONLINE MEDICO PAZIENTE CONSULTO DIAGNOSI MEDICO DI BASE FAMIGLIA ANAMNESI OPZIONI TERAPIE STUDIO OSPEDALE AMBULATORIO CONSIGLIO PARERE IDEA RICHIESTA ESAME LABORATORIO ISTOLOGICO TUMORE CANCRONella lingua italiana il termine “asintomatico” (dove il prefisso “a-” denota “privazione”) indica mancanza di sintomi. Sinonimo di “asintomatico” è non sintomatico“. Il contrario di “asintomatico” è “sintomatico”.

Assenza di sintomi

Una patologia si dice “asintomatica” quando, nonostante la sua presenza nell’organismo, non dà sintomi della propria esistenza. Il paziente si dice “asintomatico” quando, nonostante sia affetto da una patologia, esso non presenta alcun sintomo. Ad esempio quando un soggetto viene esposto ad un agente infettivo, come un virus, esiste un periodo chiamato “incubazione” in cui la malattia infettiva è già presente nell’organismo ma non fornisce alcun sintomo: l’incubazione è quindi un periodo “asintomatico” della malattia e termina quando il paziente avverte i primi sintomi, momento in cui da “asintomatica” la patologia diventa “sintomatica”. Una patologia può rimanere asintomatica per breve tempo, oppure per periodi più lunghi, ad esempio il periodo di incubazione del virus HIV (quello responsabile dell’AIDS) può durare anche un mese. Un paziente asintomatico ha una data patologia ed è a tutti gli effetti malato, ma – proprio per l’assenza di sintomi – non sa di averla. Se il paziente asintomatico ha una infezione trasmissibile, anche se asintomatico può trasmettere l’infezione ad altre persone. Ad esempio durante l’incubazione di un virus, il paziente è asintomatico ma, siccome non sa di avere la patologia, può avere contatti con altre persone e può contagiarle. Per questo motivo durante una pandemia come quella da coronavirus, le persone DEVONO stare isolate anche se si sentono perfettamente bene e “non malate”: potrebbero essere infatti nella fase asintomatica dell’infezione e quindi trasmettere inconsapevolmente agli altri il virus.

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Il pericolo di una diagnosi tardiva

Una malattia asintomatica può essere estremamente pericolosa perché subdola: a causa dell’assenza di sintomi, il paziente non solo può contagiare altre persone (nel caso di malattia infettiva) ma anche non si reca dal medico e la malattia ha potenzialmente “tutto il tempo che vuole” per poter peggiorare. Una malattia asintomatica può ad esempio diventare sintomatica solo quando è diventata estremamente grave: in questo modo il paziente si reca dal medico solo dopo molto tempo dall’esordio della patologia e e ciò determina una diagnosi tardiva che più facilmente porta a prognosi meno buona rispetto a quella determinata da una diagnosi precoce della stessa malattia. Un caso tipico di questo rischio è il tumore maligno del pancreas: inizialmente asintomatico, diventa sintomatico solo quando è in fasi molto avanzate ed il paziente si reca dal medico quando le possibilità di cura sono purtroppo limitate. Nel caso di infezione virale, come quella da coronavirus, questo non si verifica: la malattia diventa sintomatica al termine dell’incubazione (che si stima essere mediamente di circa 14 giorni) e non può peggiorare ulteriormente.

Esempi di sintomi

Esempi di sintomi comuni a molte patologie sono: il mal di testa, il dolore all’addome, il dolore articolare, il dolore durante minzione o defecazione, l’astenia (cioè la sensazione di stanchezza), le vertigini, l’acufene (il fischio nell’orecchio), il malessere generale, la nausea, la confusione e la sonnolenza. Attenzione a non confondere i “sintomi“, che sono sensazioni soggettive, con i “segni” che sono invece manifestazioni oggettive. Se la vostra pelle è arrossata e sentite dolore, quest’ultimo sarà un sintomo (e sarete voi a descriverlo al medico durante l’anamnesi), mentre il rossore sarà un segno (e sarà il medico a valutarlo durante l’esame obiettivo). Per approfondire, leggi:

Periodo di asintomaticità

Alcune patologie rimangono asintomatiche per mesi o anni, come ad esempio capita ad alcuni tipi di tumori pancreatici, alle infezioni da HIV o ad alcuni tumori del colon-retto, mentre altre possono rimanere asintomatiche per tutta la vita ed essere trovate casualmente nell’autopsia.

Leggi anche: Differenza tra malattia asintomatica e sintomatica

Malattia asintomatica o sintomi aspecifici?

Alcune patologie apparentemente asintomatiche in realtà non lo sono: più spesso una patologia asintomatica in realtà è sintomatica ma fornisce sintomi aspecifici, che vengono sottovalutati dal paziente. Ad esempio alcune patologie nervose molto gravi, come la sclerosi laterale amiotrofica (SLA), hanno dei prodromi molto vaghi ed aspecifici, come la stanchezza cronica. Solo con la progressione della malattia i sintomi diventeranno via via più specifici ed invalidanti, ad esempio il paziente inizierà ad inciampare e camminare con difficoltà e ciò lo spingerà a recarsi dal medico.

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Gravità

Non necessariamente una patologia asintomatica è meno grave di una sintomatica. Un semplice piccolo taglio su una mano può fornire un sintomo doloroso passeggero ma estremamente acuto, mentre una emorragia interna allo stomaco – anche se lieve comunque estremamente più pericolosa! – può essere del tutto asintomatica o fornire dei sintomi aspecifici come una sensazione di debolezza o un lieve “mal di pancia”. Una emorroide patologica può dare sintomi dolorosissimi, mentre un infarto del miocardio silente può essere del tutto asintomatico. Alcune commozioni cerebrali sono inizialmente asintomatiche e nascondere invece gravi danni cerebrali. Lamaggiore o minore gravità di una patologia non è necessariamente correlata alla sua sintomaticità o asintomaticità.

Come si diagnostica una malattia asintomatica?

Una patologia asintomatica, proprio perché non dà sintomi, generalmente viene diagnosticata del tutto casualmente tramite un esame effettuato per altri motivi, magari fatto di routine o per sintomi relativi ad altra patologia. Ad esempio un esame del sangue effettuato di routine può individuare un diabete nelle prime fasi; oppure una ecografia dell’addome fatta a causa della costipazione cronica, può individuare la presenza di un tumore allo stomaco. Una malattia totalmente asintomatica può essere spesso diagnosticata letteralmente per un puro colpo di fortuna. In altri casi una malattia asintomatica viene diagnosticata grazie alle campagne di screening effettuate nell’ottica della prevenzione secondaria e della diagnosi precoce, svolte in particolare nei soggetti che sono statisticamente a maggior rischio di una malattia. Un esempio di screening è lo svolgimento di una ecografia mammaria in una donna asintomatica, quindi apparentemente sana, ma ad alto rischio di tumore alla mammella (perché magari la madre ne ha sofferto) oppure è l’esecuzione di un tampone faringeo in un uomo asintomatico, quindi apparentemente sano, ma ad alto rischio di infezione da coronavirus (perché ha avuto contatti con persone contagiate).

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I pericoli di una malattia asintomatica

Anche se una malattia asintomatica è generalmente poco grave, come abbiamo visto non di rado patologie gravi sono del tutto sintomatiche, anche per lunghi periodi. Anche se questo, al lettore meno accorto, può apparire una “gran fortuna” (il dolore arriva “dopo”), in realtà questa è una gravissima insidia: una malattia asintomatica, in virtù dell’assenza dei sintomi, NON spinge il paziente ai necessari controlli, se non quando i sintomi cominciano a verificarsi. Ciò ritarda la diagnosi – come già anticipato all’inizio di questo articolo – e lascia alla malattia il tempo necessario per diventare grave e – a volte – incurabile.

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Differenza tra paziente asintomatico e portatore sano

In questi giorni in cui l’epidemia da coronavirus è il nostro primo pensiero, spesso si usa l’espressione “portatore sano” in modo errato, quando invece quella giusta sarebbe “paziente asintomatico”. Per capire meglio perché le due espressioni NON sono sinonimi, leggete questo articolo: Differenza tra paziente asintomatico e portatore sano

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