Coronavirus: contagio, trasmissione, sintomi, gravità, incubazione, R0, numeri telefonici

MEDICINA ONLINE CORONAVIRUS INFEZIONE TRASMISSIONE CONTAGIO CONTAGIATI SINTOMI CURA VACCINO EPIDEMIA PANDEMIA COSA FARE PREVENZIONE VIRUS CINA MASCHERINA SERVE GUANTI POSTI WUHAN ITALIA METROPOLITANA.Con “coronavirus” in microbiologia si indica un genere di virus a RNA della famiglia Coronaviridae, dotato di pericapside con un genoma a filamento singolo a senso positivo ed un nucleocapside di simmetria elicoidale. La sua dimensione genomica dei varia da circa 26 a 32 kilobasi, la più grande tra i virus a RNA. Ad oggi sono conosciuti 7 ceppi di coronavirus in grado di infettare gli umani:

  1. Human Coronavirus 229E (HCoV-229E)
  2. Human Coronavirus OC43 (HCoV-OC43)
  3. Human Coronavirus NL63 (HCoV-NL63)
  4. Human Coronavirus HKU1 (HCoV-HKU1)
  5. Severe Acute Respiratory Syndrome Coronavirus (SARS-CoV)
  6. Sindrome respiratoria mediorientale da Coronavirus (MERS-CoV), conosciuto anche come Novel Coronavirus 2012 (2012-nCoV) e Human Coronavirus Erasmus Medical Center/2012 HCoV-EMC/2012
  7. Coronavirus 2019-nCoV (2019-nCoV).

Quest’ultimo è quello di cui in questi giorni si sente spesso parlare e di cui parleremo nel prossimo paragrafo.

ATTENZIONE: i dati sul coronavirus 2019-nCoV sono ancora incompleti, quindi alcune delle informazioni di seguito contenute potrebbero essere non esatte.

IMPORTANTE: se avvertite sintomi influenzali sospetti, come febbre, raffreddore, mal di gola e tosse o se avete frequentato persone e luoghi sospetti, NON andate al Pronto Soccorso, bensì chiamate il Numero Unico di Emergenza 112. Per qualsiasi informazione, il numero di riferimento a livello nazionale, istituito dal Ministero della salute, è il 1500. La chiamata è gratuita da telefoni fissi e cellulari, e la linea è attiva tutti i giorni dalle 8 alle 20. Oltre al 1500, in caso di sintomi, è opportuno chiamare il 112.

Coronavirus 2019-nCoV

Il coronavirus 2019-nCoV è un virus facente parte del genere betacoronavirus (e famiglia coronavirus) scoperto intorno alla fine dell’anno 2019. Il virus è stato sequenziato genomicamente dopo un test di acido nucleico effettuato su un campione prelevato da un paziente colpito da una polmonite durante l’epidemia del 2019-2020 a Wuhan. Sebbene si supponga che le prime infezioni siano avvenute già qualche mese prima, i primi 59 casi sospetti sono stati registrati in Cina tra la fine di dicembre 2019 e l’inizio di gennaio dell’anno successivo e tra questi l’infezione è stata confermata in 41 pazienti. Questo virus è paragonato alla SARS ed ha un tasso di mortalità ancora incerto a causa della fase transitoria di contagio ancora in corso: non sono ancora ben chiare molte sue caratteristiche e, sebbene sia stato accertata la sua capacità di trasmettersi da uomo a uomo, permangono ancora delle incertezze sulle esatte modalità di trasmissione – probabilmente aerea – e sulla sua patogenicità. Il coronavirus 2019-nCoV determina vari sintomi, tra cui febbre anche alta, tosse, difficoltà respiratorie. Nei casi più gravi, l’infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale, perdita di coscienza, coma e persino la morte, come accaduto anche in Italia, soprattutto in soggetti già debilitati (ad esempio anziani, immunodeficienti e con altre patologie gravi).

Altri nomi

Il coronavirus 2019-nCoV viene chiamato anche “2019-nCoV” dall’Organizzazione mondiale della sanità ed è conosciuto anche come “coronavirus di Wuhan” o come “COVID-19” o “nuova SARS” o “coronavirus cinese“. Altro sinonimo spesso usato è “SARS-CoV-2” (acronimo dall’inglese “severe acute respiratory syndrome coronavirus 2”, cioè “coronavirus 2 della sindrome respiratoria acuta severa“, per distinguerlo dal “SARS-CoV” (acronimo dall’inglese “severe acute respiratory syndrome coronavirus”) che nel 2003 provocò la morte di 775 persone nel mondo.

Trasmissione

La trasmissione dei coronavirus tra umani in generale avviene principalmente attraverso le goccioline respiratorie emesse da un individuo infetto mediante tosse o starnuti che, successivamente, vengono inalate da un soggetto sano che si trovi nelle vicinanze. Non è chiaro se sia possibile infettarsi anche dopo aver toccato superfici od oggetti ove sia presente il virus e portando successivamente le mani verso la propria bocca o verso il naso o gli occhi. Il coronavirus 2019-nCoV sembra trasmettersi prevalentemente per via aerea (colpi di tosse e starnuti) e tramite contatto con oggetti contaminati. Il coronavirus 2019-nCoV sembrerebbe poter sopravvivere su superfici per oltre una settimana, probabilmente 9 giorni. Sebbene i virus respiratori siano trasmissibili solitamente quando il soggetto malato presenta anche i sintomi, sembrerebbe che il coronavirus 2019-nCoV possa diffondersi anche in occasione di un contatto ravvicinato con un paziente asintomatico.

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Incubazione

Il coronavirus 2019-nCoV ha un periodo di incubazione medio di 14 giorni, il che significa che – dopo essere stati infettati – i primi sintomi si avranno in genere dopo due settimane ed in queste due settimane si è totalmente asintomatici ma si può trasmettere il virus ad altre persone senza saperlo. Attenzione: questo dato non è ancora del tutto certo ed alcune fonti parlano di un periodo di incubazione che oscilla tra 5 giorni e tre settimane.

Quarantena

Visto il periodo di incubazione, il periodo di quarantena è in genere di due settimane: una volta superato questo periodo, se non si sono verificati i sintomi, in teoria si è certi che la persona messa in quarantena non sia contaminata e può tornare “libera”. In realtà secondo alcune fonti il periodo di incubazione potrebbe essere anche più lungo di 14 giorni (ad esempio 3 settimane), quindi anche la quarantena dovrebbe allungarsi.

Sintomi e segni

I pazienti contagiati dal coronavirus 2019-nCoV, dopo il contagio ed un periodo di incubazione medio di 14 giorni, avvertono in genere sintomi e segni iniziali simili a quelli di una influenza, tra cui:

  • malessere generale (oltre il 95% dei casi);
  • febbre (in oltre il 90% dei casi). La febbre è generalmente alta, sopra i 38° e tende ad essere maggiormente alta la notte;
  • tosse secca (oltre l’80% dei casi);
  • stanchezza (circa il 70% dei casi);
  • dispnea, cioè sensazione di respirazione difficile (circa 25% dei casi).

Altri possibili sintomi iniziali sono:

Nelle fasi più tardive e nei casi più gravi, possono verificarsi:

La presenza del virus è accertata dall’esecuzione di un semplice tampone faringeo.

Pazienti più a rischio di maggior gravità e morte

Non tutti i pazienti necessariamente vanno incontro a sintomi e segni gravi, ma solo quelli più a rischio. I soggetti maggiormente a rischio e dove si registra una mortalità più alta, sono:

  • anziani (specie sopra gli 80 anni di età: i deceduti hanno un’età media di circa 81 anni);
  • soggetti già debilitati per altre malattie, in particolare respiratorie e cardiache (i deceduti avevano mediamente altre 3 patologie circa);
  • sesso maschile (circa 7 deceduti su 10 sono uomini);
  • soggetti con sistema immunitario compromesso (ad esempio con AIDS).

Ad alto rischio sono inoltre le donne incinte ed i bambini con immunodeficienza congenita e/o con altre patologie.

Quante persone sviluppano complicanze?

Attualmente si stima che circa il 10 – 20% dei pazienti totali sviluppi complicanze e sintomi gravi. Il restante 80 – 90% non sviluppa sintomi gravi e generalmente guarisce in pochi giorni (in genere tra 3 e 7 giorni), come avviene con una normale influenza.

Mortalità

L’esatta mortalità è attualmente sconosciuta, ma si stima oscillare tra lo 0,7% ed il 2% dei malati, il che significa che (nel caso peggiore) 2 contagiati su 100 morirà a causa del virus, mentre 98 persone contagiate NON moriranno. La maggioranza delle persone decedute sono comunque individui già debilitati. Per fare un confronto, la mortalità per l’influenza stagionale del 2019 è stata dello 0,007%, tuttavia è importante ricordare che per l’influenza del 2019 era previsto un vaccino che invece ad oggi ancora non esiste per il coronavirus 2019-nCoV.

IMPORTANTE: il 2% di mortalità si riferisce alla popolazione contagiata e non all’intera popolazione.

ATTENZIONE: secondo alcune stime, la mortalità in Italia dovrebbe essere elevata ad un valore che oscilla tra il 4% ed il 5%.

R0

Con “R0” si intende il “numero di riproduzione di base” che rappresenta il numero medio di infezioni secondarie prodotte da ciascun individuo infetto in una popolazione completamente suscettibile cioè mai venuta a contatto con il patogeno. Questo parametro misura la potenziale trasmissibilità di una malattia infettiva. Da quando l’epidemia del coronavirus 2019-nCoV emerso in Cina ha cominciato a diffondersi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e numerosi istituti di ricerca di tutto il mondo hanno valutato che il R0 dell’infezione dovrebbe essere compreso tra 1,4 e 3,8 nelle aree colpite in questa prima fase di diffusione virale. In altre parole significa che in media un singolo malato di coronavirus 2019-nCoV infetterà circa tra 1 e 4 persone. Ovviamente quanto maggiore è il valore di R0 e tanto più elevato è il rischio di rapida diffusione dell’epidemia ed un R0 che vale quasi 4 sarebbe certamente abbastanza preoccupante, in particolare per la difficoltà, da parte del sistema Sanitario Nazionale, di gestire un numero di accessi al Pronto Soccorso e di ricoveri ospedalieri che aumenta rapidamente in un arco temporale molto breve, superando la media stagionale che il personale sanitario è “abituato a gestire”. Per fare un confronto, il R0 per l’influenza stagionale del 2019 era 1,3.

Cure e vaccino

Attualmente non esiste un vaccino né una cura specifica. Gli antibiotici sono inutili.

Evitare allarmismo

Per evitare eccessivi ed immotivati allarmismi, è importante sottolineare il fatto che i decessi legati all’infezione riguardino generalmente persone anziane e già debilitate da altre patologie e che quindi tutto faccia pensare che l’infezione sia molto meno grave di quanto si pensi, almeno per quel che riguarda gli individui immunocompetenti e non debilitati. Allo stato attuale, dal punto di vista statistico, le “normali” polmoniti sembrerebbero ad esempio essere molto più pericolose dell’infezione da coronavirus 2019-nCoV. La maggioranza dei decessi in Italia in particolare riguarda persone che erano già ricoveratate per patologie precedenti al contagio ed attualmente non sappiamo con certezza se il virus sia la reale causa del decesso di queste persone o che abbia solo accelerato un processo di per sé inevitabile. Questo non vuol dire ovviamente che si deve sottolineare il problema, anzi, è molto importante limitare la diffusione del virus seguendo le indicazioni del Governo e limitando gli spostamenti.

Prevenzione

Consigli generali per prevenire l’infezione, sono:

  • lavarsi frequentemente ed accuratamente le mani per almeno 30 secondi e con saponi di alta qualità;
  • non toccarsi naso, bocca ed occhi con le mani;
  • consumare solo cibo di qualità e non proveniente dalla Cina o altri luoghi contaminati;
  • cucinare il cibo, evitando di mangiarlo crudo;
  • bere acqua in bottiglia;
  • stare ad almeno un metro di distanza da un interlocutore;
  • evitare luoghi affollati, come metropolitane e bus ed evitare luoghi di assembramento quali mercati di animali vivi e morti;
  • evitare di condividere spazzolini da denti, sigarette, utensili da cucina, asciugamani, vestiti ed altri oggetti potenzialmente contaminati con persone a rischio;
  • evitare il contatto stretto con malati o, in caso, non si possano adottare queste misure coprirsi narici e bocca con mascherina;
  • evitare di tossire o starnutire senza coprirsi con un fazzoletto o in mancanza di questo si consiglia di tossire nell’incavo del gomito e comunque sempre lontano da altre persone;
  • fare attenzione ai sintomi tipici dell’infezione, che includono febbre superiore a 38°, tosse e difficoltà respiratorie (nei casi più gravi e in individui già debilitati, l’infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e morte).

Attenzione alle truffe!

Ci sono segnalazioni in varie città italiane di sedicenti funzionari della Croce Rossa o di finti paramedici che si propongono di effettuare visite e tamponi domiciliari per verificare la positività al coronavirus, soprattutto agli anziani che vivono soli. Fate attenzione: sono malintenzionati che si spacciano per medici ed infermieri o comunque per personale medico, che entra nell’abitazione per rubare oggetti di valore. La Croce Rossa Italiana ha informato i cittadini che nessuno dei propri dipendenti e volontari è autorizzato ad eseguire visite domiciliari per sottoporre a tamponi ed altra verifica sanitaria gli abitanti ed invita a non aprire agli sconosciuti anche se muniti di tessera: nell’eventualità non si deve aprire il portone di casa e bisogna informare tempestivamente le forze dell’ordine tramite il Numero Unico per le Emergenze 112.

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