Cancro dell’esofago: esami, diagnosi, stadiazione, classificazione TNM, gravità

MEDICINA ONLINE ESOFAGO STOMACO DUODENO INTESTINO TENUE DIGIUNO ILEO SCOPIA APPARATO DIGERENTE CIBO DIGESTIONE TUMORE CANCRO POLIPO ULCERA DIVERTICOLO CRASSO FECI SANGUE OCCULTO MILZA VARICI CIRROSI EPATICA FEGATO VOMITOI tumori dell’esofago possono essere distinti in tumori benigni e in tumori maligni (cancro dell’esofago o cancro esofageo). Il cancro dell’esofago è quindi, per definizione, una neoplasia (tumore) di carattere maligno, che colpisce l’esofago. Poiché il cancro dell’esofago origina dalle cellule epiteliali, si parla più precisamente di “carcinoma dell’esofago” o “carcinoma esofageo“, espressione che significa appunto “tumore maligno originario dalle cellule epiteliali dell’esofago“. A seconda dell’epitelio di origine si hanno due tipi di carcinoma dell’esofago: il carcinoma squamocellulare (originario dalle cellule epiteliali di pavimentazione) e l’adenocarcinoma (che derivano dall’epitelio cilindrico dell’esofago di Barrett).

Diagnosi

Gli strumenti usati per la diagnosi di tumore esofageo, sono:

  • anamnesi (raccolta dei sintomi del paziente e della sua storia clinica);
  • esame obiettivo (raccolta dei segni);
  • esame del sangue venoso;
  • esami del sangue per i marker tumorali come l’antigene carcino-embrionale (CEA) e l’antigene carboidratico (CA 19-9);
  • radiografia del torace con mezzo di contrasto (pasto di bario);
  • esame endoscopico (esofagogastroscopia);
  • biopsia durante l’esame endoscopico con analisi istologica del campione.

Gli strumenti usati per individuare eventuali metastasi, sono:

  • TC (tomografia computerizzata);
  • PET (tomografia ad emissione di positroni);
  • ecografia endoscopica (ecoendoscopia);
  • broncoscopia;
  • altri esami in base all’organo colpito da metastasi.

In molti casi, soprattutto nelle fasi iniziali, la malattia è però asintomatica (cioè non dà alcun sintomo) o presenta sintomi poco specifici e sfumati tanto che il tumore esofageo viene diagnosticato precocemente quasi sempre in modo fortuito durante esami eseguiti per altri motivi. Quando i sintomi diventano manifesti in modo importante ed il paziente si reca dal medico, il tumore è purtroppo spesso già grave: la diagnosi tardiva peggiora la prognosi e spesso diminuisce le possibilità di resecabilità ed operabilità. La malattia va sospettata all’anamnesi ed all’esame obiettivo in presenza di sintomi e segni quali tosse, disfagia, cambio di voce, emottisi, inappetenza e perdita inspiegabile di peso, specie in pazienti forti fumatori, alcolisti, che si alimentano male e con famigliarità al tumore esofageo. Una neoplasia occlusiva può essere sospettata a seguito di una serie di radiografie dell’esofago con assunzione di pasto di bario come mezzo di contrasto. La diagnosi viene confermata tramite una endoscopia di esofago e stomaco (esofagogastroscopia), che consiste nel passaggio di un tubo flessibile dotato di luce a fibre ottiche e una fotocamera che permette di esaminare la parete esofagea e, se necessario, anche dello stomaco (ciò è utile per la diagnosi differenziale e per individuare eventuali problemi al cardias). L’associazione di esofagogastroscopia e radiografia con mezzo di contrasto aumenta la sensibilità diagnostica fino quasi al 99%. I tumori esofagei possono verificarsi in qualsiasi punto dell’esofago, tuttavia gli adenocarcinomi tendono a verificarsi più frequentemente nella parte terminale dell’esofago (vicino allo stomaco), mentre i carcinomi a cellule squamose nella parte iniziale (vicino alla gola). Tramite endoscopia si può anche prelevare un campione biopstico di tessuto, che viene inviato al patologo per essere sottoposte ad esame istologico. L’endoscopia può essere utile anche per applicare uno stent metallico autoespandibile, in modo da rendere pervio il tubo esofageo, permettere il passaggio del cibo ed evitare al paziente terminale i fastidi della stenosi (restringimento) dell’esofago. L’endoscopia può essere usata anche come trattamento in caso di adenocarcinomi nei primi stadi, quando il tumore è superficiale e può essere resecato.

Individuare metastasi

Ulteriori esami si rendono necessari per valutare la presenza di metastasi: a tal proposito sono utili TC e PET. La TC (tomografia computerizzata) di torace, addome e pelvi può valutare se si è diffuso ai tessuti adiacenti o agli organi distanti. La PET (tomografia ad emissione di positroni) è considerata più precisa rispetto alla sola TC. L’ecografia endoscopica esofagea può fornire alcune informazioni riguardanti il livello di invasione tumorale e la possibile diffusione ai linfonodi regionali. Nei tumori “alti” (del terzo medio o superiore dell’esofago) è possibile un interessamento dell’albero bronchiale e della trachea: in questi casi può essere necessaria una broncoscopia. Altri esami ancora possono essere effettuati in base all’organo colpito da metastasi, come ad esempio una TC del cranio in caso di sospetta metastasi cerebrale o una ecografia addominale in caso di sospetto interessamento renale.

Diagnosi differenziale

La diagnosi differenziale si pone principalmente con:

  • esofagite;
  • gastrite;
  • infezione virale allo stomaco e/o all’esofago;
  • ulcera gastrica;
  • malattie epatiche;
  • malattie esofagee.

Gravità

La gravità di un tumore esofageo viene distinta in cinque stadi, dove lo stadio 0 è quello meno grave e con prognosi migliore, mentre lo stadio IV è quello più grave e con prognosi peggiore. Il fattore prognostico più negativo è la presenza di metastasi, che pone il paziente in quarto stadio.

Stadiazione

La stadiazione si basa sul sistema di classificazione TNM che valuta la gravità di tre parametri:

  • estensione del tumore (T);
  • coinvolgimento o meno dei linfonodi (N);
  • presenza o meno di metastasi a distanza (M).
Stadio Classificazione
Stadio 0 (carcinoma in situ): il tumore è nello stadio iniziale e interessa solo i primi strati delle cellule della mucosa dell’esofago
Stadio I: il tumore interessa la mucosa, si è esteso nella sottomucosa o invade la parete sino allo strato muscolare, ma non si è diffuso ai tessuti adiacenti, né ai linfonodi, né ad altri organi
Stadio IIa: il tumore ha invaso lo strato muscolare e la parete esterna (avventizia) dell’esofago senza interessamento dei linfonodi
Stadio IIb: il tumore ha invaso fino allo strato muscolare e interessa i linfonodi regionali
Stadio III: il tumore ha invaso la parete esterna dell’esofago e potrebbe aver coinvolto anche i tessuti o i linfonodi adiacenti, ma non ci sono metastasi a distanza
Stadio IV: è lo stadio più avanzato: ci sono metastasi in organi a distanza

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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