Con la diffusione degli smartphone ormai è possibile immortalare qualsiasi cosa in qualsiasi momento, per poi condividerla sui social network. E in pochi resistono alla voglia proprio di condividere alcuni piatti speciali, magari gustati in vacanza o in qualche tipico o fascinoso ristorante. Sono poi molti anche coloro che si dilettano nel mostrare le proprie doti culinarie. Gli esperti non hanno dubbi: l’effetto generato è quello di creare senso di sazietà, rendendo i cibi meno piacevoli da gustare al palato e dunque in qualche modo aiutando la linea.
Per dimostrarlo, Ryan Elder e Jeff Larson, professori di marketing alla Marriott School of Management della Brigham Young University, inseme al collega Jospeh Redden della University del Minnesota, hanno condotto una ricerca su oltre 230 persone, osservandone il comportamento con macchine fotografiche e spartphone, e analizzando poi l’atteggiamento a tavola. Quello che hanno potuto scoprire è che in coloro che scattano o guardano troppe foto di cibo su internet si genere quello che hanno chiamato “noia sensoriale”. Come spiegato nello studio, pubblicato sul Journal of Consumer Psychology, nei soggetti esaminati si presenta una mancanza di voglia di assaporare il cibo che si è visto già per troppe volte. L’effetto, dunque, è paragonabile a quello di una “speciale dieta”, in grado di diminuire il senso di fame, tanto che c’è già chi parla di “Instagram diet” .
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Lo staff di Medicina OnLine
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Hugh Jackman combatte contro il cancro. Il celebre attore ha rivelato su Twitter di aver subito un trattamento per un tumore alla pelle, pubblicando una sua foto in Instagram con un vistoso cerotto sul naso. E ha consigliato a tutti di non sottovalutare i segni sulla pelle e di fare prevenzione.
Spero che la domanda sia retorica: pur immaginando io stesso un futuro fatto di computer che sostituiranno i medici nel formulare diagnosi, ritengo che il cervello pensante di un essere umano riesca ancora a valutare le condizioni del paziente in maniera migliore rispetto ad un insieme di circuiti, seppur elaboratissimi. Il problema però si pone sempre più spesso, dal momento che la tecnologia ha invaso le nostre vite in maniera esponenziale. Nelle nostre tasche in alcuni casi possiamo trovare dei veri e propri gioielli di calcolo, gli smartphone, che possiedono delle applicazioni che, a vederla come il loro produttore, ci permettono di fare addirittura diagnosi di melanoma. Se notate un neo sospetto non affidatevi alle app per la diagnosi, ma andate da un medico. Il rischio è quello di essere spaventati, o peggio ancora rassicurati, a torto, dalla vostra applicazione sul vostro smartphone. Secondo uno studio americano, pubblicato su Jama Dermatology, le valutazioni fatte da queste applicazioni per smartphone sarebbero molto variabili e tre app su quattro classificherebbero erroneamente il melanoma in oltre il 30 per cento dei casi.