Vulvodinia: cause, sintomi, diagnosi, rischi e terapie

MEDICINA ONLINE VULVA VAGINA ORIFIZIO VAGINALE URETRA URETRALE PUBE PELI PEBICI DONNA MONTE DI VENERE CLITORIDE PICCOLE GRANDI LABBRA ANO PERINEO RAGAZZA REALE FEMMINILE ORGANI GENITALI FEMMINILI SESSO PENETRAZIONE PENE ANOLa vulvodinia è una condizione patologica che può interessare la vulva caratterizzata da dolore, bruciore e fastidio che interferiscono con la qualità della vita. Ricordiamo al lettore che il termine vulva (anche chiamato “pudendo muliebre” o “complesso vulvare” o “pudendo femminile”) identifica l’insieme degli organi genitali esterni della donna, cioè:

  • clitoride e prepuzio clitorideo;
  • apertura della vagina;
  • apertura dell’uretra;
  • piccole labbra o ninfe;
  • grandi labbra o valve;
  • alcune piccole ghiandole.

Tali strutture possono essere individuate facilmente grazie all’immagine in alto.

Nella vulvodinia non è presente alcun segno o lesione fisica riconoscibili, a parte un arrossamento. La condizione è diagnosticata per esclusione ed altri problemi vulvovaginali come ad esempio la candidosi e la vaginosi batterica o la vaginite da traumi. Il dolore può essere generalizzato (sito in una porzione ampia) o localizzato in un punto specifico della regione vulvare. Il dolore può essere inoltre:

  • provocato: si verifica solo quando la vulva viene stimolata, ad esempio dal contatto con un oggetto;
  • spontaneo: si verifica anche in assenza di uno stimolo specifico.

Vulvodinia dispareunia o femminile

La vulvodinia non va assimilata alla dispareunia femminile, un disturbo che si manifesta solo durante il rapporto sessuale.

Vulvodinia, vestibolodinia e clitorodinia

Se localizzata in particolare nella regione vestibolare, si parla di “vestibolodinia“. Il dolore della vulvodinia può interessare il clitoride: in questo caso si parla di “clitorodinia“. Non è ancora chiaro se queste condizioni sono manifestazioni della stessa malattia, poiché la diagnosi è la stessa, ma la storia naturale della condizione è ancora oggetto di discussione.

Per approfondire, leggi: Differenza tra dispareunia, vulvodinia, vaginismo, vaginosi, vaginite, vestibolodinia e clitorodinia

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Cause e fattori di rischio

Le cause precise di vulvodinia non sono state ancora del tutto comprese, ma vi sono varie teorie riguardo a svariati fattori di rischio, tra cui:

  • allergie ad alcuni tessuti o sostanze;
  • uso di contraccettivi orali (in particolare drospirenone);
  • sensibilità a sostanze chimiche ambientali;
  • malattie autoimmunitarie (come il lupus eritematosi sistemico);
  • tensione cronica o spasmi dei muscoli dell’area vulvare;
  • infezioni da vari tipi di patogeni (virus, batteri, funghi e parassiti);
  • traumi;
  • sensibilità chimica;
  • neuropatia;
  • pregressi interventi di chirurgia genitale, come la labiectomia.

Un ruolo fondamentale nello sviluppo della vulvodinia sembra sia da attribuirsi a un mediatore proinfiammatorio detto mastocita (in inglese mastcell). Tale mediatore ha la funzione di scatenare la reazione infiammatoria, in risposta a qualsiasi danno, infettivo, chimico, o fisico. Nelle donne con vulvodinia il mastocita è sovraregolato, ciò significa che l’area vulvare è perennemente infiammata anche in assenza di una reale minaccia per l’organismo, ovvero che è sufficiente uno stimolo innocuo a scatenare la risposta infiammatoria.

Fattori di rischio

Fattori di rischio che potrebbero avere un ruolo nella vulvodinia, sono:

  • avere rapporti sessuali con individui malati di una malattia a trasmissione sessuale (ad esempio candida o clamidia);
  • avere rapporti sessuali non protetti;
  • avere rapporti sessuali con molti partner sconosciuti;
  • usare sex toys sporchi;
  • usare sex toys in modo improprio causando traumi ripetuti alla mucosa vaginale;
  • usare sex toys in comune con individui infetti;
  • scarsa igiene intima;
  • stress psico-fisico prolungato;
  • uso di prodotti per igiene intima non adatti;
  • eccessiva igiene intima (ad esempio irrigazioni vaginali troppo frequenti);
  • smegma maschile;
  • smegma femminile;
  • patologie che indeboliscono il sistema immunitario (ad esempio AIDS);
  • rapporti sessuali intensi con traumi ripetuti alla mucosa vaginale.

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Diagnosi

La diagnosi è basata sul dolore percepito dalla paziente, con riscontri fisici normali, e sull’assenza di cause identificabili per diagnosi differenziali. Viene usato un “test del cotton-fioc” per delineare le aree di dolore e categorizzare la loro severità. Le pazienti spesso descrivono il tocco del cotton-fioc come estremamente doloroso, come l’attrito di un coltello. Molte pazienti visiteranno molti dottori prima che venga fatta una corretta diagnosi. Molti ginecologi non hanno familiarità con la condizione, ma la consapevolezza si sta diffondendo col tempo. Inoltre le pazienti spesso esitano a cercare cure per il dolore vulvare cronico, specialmente perché molte donne iniziano a sentire i sintomi quando diventano sessualmente attive. Inoltre, l’assenza di sintomi visibili significa che, prima di essere diagnosticata, viene detto a molte pazienti che il dolore è di origine psicogena (“nella loro testa”).

Diagnosi differenziale

Per la diagnosi di vulvodinia, devono essere escluse:

  1. candidosi;
  2. herpes genitale;
  3. infezioni da HPV;
  4. lichen planus;
  5. morbo di Paget;
  6. carcinoma vulvare o altri tipi di tumori;
  7. nevralgia.

Per la diagnosi differenziale, possono essere usati vari trumenti:

Non tutti gli esami sono ovviamente necessari per raggiungere la diagnosi.

Terapia

Non essendo ancora ben chiari i motivi alla base della vulvodinia, attualmente non esiste è un approccio uniforme al trattamento, e numerosi trattamenti proposti sono basati principalmente sull’esperienza empirica e su opinioni. Il trattamento è spesso molto diverso da medico a medico. Molto spesso tale situazione determina il fatto che la paziente potrebbe dover cambiare diversi medici, prima di ottenere una terapia realmente efficace.

In linea di massima, i trattamenti più usati in caso di vulvodinia, sono:

  • Misure di cura vulvare: mutandine di cotone, non sintetiche; evitare gli irritanti vulvari (lavande, shampoo, profumi, detergenti); lavaggio solo con acqua (senza sapone); assorbenti esterni di cotone; lubrificazione nei rapporti sessuali; asciugamento della vulva dopo la minzione.
  • Medicazioni: farmaci per uso topico, orali, e iniettabili che includono anestetici, soprattutto anestetici in crema da applicare prima dei rapporti sessuali, estrogeni, antidepressivi triciclici coadiuvati in forma topica o sistemica. Gli antidepressivi triciclici, e in particolare la amitriptilina, non vengono utilizzati a dosaggi psichiatrici, bensì a dosaggi di gran lunga inferiori, perché è stato dimostrato che in tali quantità hanno una attività antinfiammatoria sulle fibre nervose e una funzione analgesica.
  • Dieta: dieta povera di ossalati (per la vulvodinia associata ai calcoli di ossalato di calcio).
  • TENS. La terapia TENS, che si è rivelata utile nel trattamento del dolore cronico collegato a numerose patologie, si è rivelata utile anche nel trattamento del dolore vulvovestibolare.
  • Biofeedback e terapia fisica: il Biofeedback è una tecnica che insegna alla donna a rilassare i muscoli perivaginali attraverso un meccanismo di retroazione. Si utilizza una sonda vaginale, collegata ad un computer. Quando la donna sta rilassando correttamente i muscoli, il computer glielo segnala tramite una luce o un suono. Nella chinesiterapia, la paziente impara a comandare la muscolatura pelvica con l’aiuto di un fisioterapista esperto in problematiche pelviche. Il rilassamento dei muscoli perivaginali è fondamentale nella terapia della vulvodinia, in quanto l’ipertono dei muscoli pelvici può precedere il dolore, oppure verificarsi in seguito all’infiammazione. Nei casi più lievi, o quando la guarigione è vicina, la donna può praticare a casa massaggi vaginali ed esercizi specifici allo scopo di rilassare la muscolatura pelvica.
  • Chirurgia: vestibolectomia. Durante una vestibolectomia, le fibre innervate vengono escisse. Può essere effettuata un’estensione vaginale, con cui il tessuto vaginale viene tirato avanti e cucito al posto della pelle rimossa. Il tasso di successo di una vestibolectomia varia da un minimo di 60% (Stewart, 2002) ad un massimo di 93% (Goldstein et al., 2006). Ci sono più di 20 studi che indicano un tasso di successo superiore all’80% (Goldstein, online). La vestibolectomia viene impiegata quando altre terapie falliscono. La sua validità è stata riscontrata nel 60-72% degli interventi.
  • Rapporti sessuali: Generalmente, durante la terapia della vulvodinia, si sconsiglia alla donna di avere rapporti penetrativi fino al momento della guarigione, perché tale attività, oltre a essere dolorosa per la donna, costituisce un evento stressante per le mucose vulvovaginali, già infiammate e lese quando si è in presenza di tale patologia. Anche nel momento in cui la donna si sente meglio, la ripresa delle attività sessuali dovrebbe essere graduale. Un valido aiuto è rappresentato dall’uso di un lubrificante intimo. Le pazienti sono spesso incoraggiate ad esplorare attività sessuali diverse dal coito. Comunque, il sesso orale sarà spesso meno doloroso. Le pazienti possono cercare l’assistenza di un terapeuta sessuale, medico o psicologo.

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