Il fumo di sigaretta: anni fa ti rendeva affascinante, ora ti rende un lebbroso

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Poi quasi tutti ormai sanno bene che il fumo è ben più di un abitudine o di un vizio: è una tossicodipendenza. Essere un fumatore è tecnicamente sinonimo di essere un drogato. Questo crea tutto un nuovo insieme di problemi: un fumatore non fuma per scelta ma perché deve fumare e lo deve fare a determinati intervalli di tempo, altrimenti cade nella sindrome di astinenza. Questo non era un problema 50 anni fa, considerato che il fumatore poteva praticare il proprio vizio praticamente ovunque e in ogni momento, compreso quando era a casa, al lavoro, al ristorante, in ospedale, dal medico, negli uffici. Era la droga perfetta per un tossicodipendente. L’unico caso in cui poteva andare in crisi di astinenza era quando si dimenticava di comprare le sigarette e ne rimaneva senza di notte, ma questo non capitava spesso. Tuttavia lentamente nel corso degli anni si sono messe sempre più restrizioni riguardo ai posti dove un fumatore può avere la propria “dose”. Al principio era costretto a non fumare da familiari o amici “radicali”. Limitare la libertà di fumare a un fumatore era tuttavia considerato di cattivo gusto sia dai fumatori che da parte dei non fumatori. Questi attivisti precursori erano spesso criticati e osteggiati da coloro che simpatizzavano per la causa dei fumatori.

In seguito si cominciarono a conoscere gli effetti del fumo passivo. Quando divennero evidenti le possibili implicazioni negative per la salute dei non fumatori, le forze anti-fumo ebbero a disposizione delle potenti armi per sostenere la loro tesi di avere diritto a stare in un ambiente senza fumo. Più persone bandirono il fumo dalle loro case. Poi piccoli comuni e stati interi cominciarono a istituire il divieto di fumo in alcune aree pubbliche. Ma queste zone non rappresentavano una grande minaccia, perché un fumatore poteva semplicemente evitarle o ridurvi il proprio tempo di permanenza.
La minaccia più recente e più importante sta diventando una realtà sin troppo comune.

Regole contro il fumo sono state adottate in quel posto dove i fumatori devono necessariamente passare lunghi periodi di tempo: il luogo di lavoro. Qualche società predispone delle aree riservate dove i fumatori possono fumare negli intervalli. Ma altre società sono per il divieto assoluto di fumare sul posto di lavoro. Questo crea il problema di otto ore di sindrome di astinenza ogni giorno. Un fumatore può anche desiderare di cambiare posto di lavoro per evitare una tale regola, ma non vi è garanzia che anche nel nuovo impiego non venga adottata in futuro la stessa limitazione.
Oggigiorno la sindrome cronica da astinenza è diventata uno stile di vita per il fumatore. Fumare è un problema a casa, ai raduni sociali ed ora, grazie all’adozione delle nuove politiche antifumo, persino al lavoro. Dove si andrà a finire? Per il fumatore non c’è risposta a questa domanda: il fumo sta cominciando a interferire praticamente con ogni aspetto della sua vita. Ogni fumatore dovrebbe porsi la stessa domanda: “Ne vale la pena?”.

Parti di questo testo, ampliate dal nostro Staff, sono tratte dal libro “Non fare più nemmeno un tiro” di Joel Spitzer, molto utile sia per chi vuole smettere di fumare che per chi ha già smesso e vuole evitare di “cadere in tentazione”. E’ un libro gratuito, scaricabile legalmente dal link contenuto nel nostro articolo: Non fare più nemmeno un tiro: il libro gratuito per chi ha smesso e per chi vuole smettere di fumare

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