Differenza tra settore produttivo primario, secondario e terziario

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L’agricoltura fa parte del settore primario

Con “settore produttivo” in economia si intende un insieme di imprese che producono un determinato bene o un insieme di beni omogenei fra loro.

Tradizionalmente gli economisti distinguono tre settori produttivi fondamentali:

  • il settore primario che comprende l’agricoltura, l’allevamento del bestiame, le attività forestali e la pesca;
  • il settore secondario che raggruppa tutte le attività industriali comprendendo l’industria manifatturiera ed estrattiva, le industrie produttrici di energia, gas, acqua;
  • il settore terziario che include la produzione dei servizi, sia quelli destinabili alla vendita, i servizi privati, sia quelli non destinabili alla vendita, ossia essenzialmente quelli forniti gratuitamente o a un prezzo inferiore al costo dalle pubbliche amministrazioni.

Mentre il settore primario ha subito, specie a partire dal termine della Seconda Guerra Mondiale in poi, un continuo ridimensionamento in termini di occupazione, e il settore secondario ha avuto uno sviluppo notevole per poi stabilizzarsi verso il basso, i servizi tendono invece ad assumere un peso sempre maggiore nelle economie sviluppate (che, per questo motivo, sono definite economie “post-industriali”): in Italia oggi danno lavoro ad un numero maggiore di persone rispetto ai settori primari e secondari.

Il peso ricoperto dai servizi è dovuto principalmente a due cause. Per un verso si tratta della conseguenza di nuove esigenze determinate dall’evoluzione della società. Fra queste innanzitutto i nuovi bisogni legati all’evoluzione del sistema produttivo: pensiamo al ruolo dell’informatica e delle telecomunicazioni nei processi produttivi e in generale all’importanza dei servizi legati all’informazione nella gestione dell’impresa e dei mercati. Non solo aumenta il numero delle imprese che svolgono attività di servizio per altre imprese (il cosiddetto terziario avanzato: società di informatica, di progettazione, di ricerche di mercato, di telecomunicazioni, di consulenza finanziaria, di formazione del personale ecc.), ma all’interno delle stesse imprese industriali si verifica una riduzione della percentuale di addetti che svolgono attività di produzione vera e propria, a vantaggio degli occupati addetti a funzioni di servizio (marketing, progettazione), evidenziata dalla diminuzione della quota degli operai rispetto agli impiegati.

I nuovi bisogni si manifestano anche al di fuori del sistema produttivo: si pensi per esempio al problema dell’invecchiamento della popolazione che fa aumentare il bisogno di assistenza per gli anziani, o semplicemente alle condizioni di maggior benessere che danno impulso all’attività turistica.

Per un altro verso si tratta di bisogni che già si manifestavano in epoche precedenti ma che venivano soddisfatti attraverso l’autoconsumo, cioè venivano prodotti del tutto, o comunque in misura maggiore di adesso, da ciascuna famiglia secondo le proprie necessità invece che essere acquistati sul mercato, come per esempio i servizi di custodia dei figli (“baby-sitting”), i servizi di lavanderia ecc.

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