Costi fissi, variabili, totali, medi, marginali e produzione di equilibrio

MEDICINA ONLINE MASTURBAZIONE COMPULSIVA DONNA FEMMINILE SESSO SESSUALITA AUTOEROTISMO PC COMPUTER LAVORO CLITORIDE VAGINA SEX TOY DIPENDENZA PORNOGRAFIA PORNO ONLINE INTERNET DOPAMINA SITOI “costi di impresa” in economia sono le spese che l’impresa deve sostenere per procurarsi i fattori produttivi necessari alla produzione. I costi possono es-
sere di due tipi, fissi e variabili:

  • costi fissi: non variano al variare della produzione e devono essere sostenute permanentemente dall’impresa, anche quando la produzione è zero;
  • costi variabili: variano invece al variare della produzione (cioè crescono
    all’aumentare della quantità prodotta).

Prendiamo per esempio il caso di un’impresa alberghiera. In un periodo di bassa
stagione potrebbe verificarsi un momento in cui non ha nessun cliente (cioè la sua produzione di servizio alberghiero è zero). In questo caso l’impresa non ha costi zero, ma sopporta comunque dei costi, ad esempio quelli dovuti all’affitto dei locali, alla loro manutenzione ordinaria, ai servizi di sorveglianza, alle spese fisse per l’allacciamento alla rete elettrica, telefonica ecc. Questa parte dei costi (che rappresentano i costi fissi) è ugualmente da sostenere anche quando l’albergo sia al completo in alta stagione e quando la produzione di servizio alberghiero sia molto alta. In questo periodo l’impresa dovrà inoltre far fronte alle spese addizionali per i servizi di cucina, di pulizia delle camere, di lavanderia ecc. che variano al variare del numero di ospiti, quindi della quantità prodotta di servizio alberghiero (e che rappresentano costi variabili).

Analogamente all’esempio precedente, un’impresa che produce ferri da stiro dovrà sostenere, indipendentemente dalla quantità prodotta, dei costi fissi (affitto dei locali dove si svolge la produzione, riscaldamento, illuminazione, sorveglianza ecc.); inoltre sosterrà dei costi variabili, che cresceranno all’aumentare della produzione, dato che, per produrre più ferri da stiro, dovrà acquistare una maggiore quantità di acciaio, di cavo elettrico, dovrà assumere un maggior numero di lavoratori e quindi pagare più salari ecc.

Costi totali

I costi totali sostenuti da una impresa sono costituiti dalla somma di costi fissi e
costi variabili:

Costi totali = Costi fissi + Costi variabili

All’aumentare della quantità prodotta, come si è detto, i costi fissi non variano mentre i costi variabili tendono ad aumentare. Il risultato sarà un aumento dei costi totali.

Costi medi e costi marginali

Supponiamo che un imprenditore abbia prodotto una data quantità di bene sostenendo un certo costo totale e che voglia a questo punto sapere quanto gli è venuta a costare, in media, ogni singola unità prodotta. Basterà che egli applichi questa semplice formula:

Costo medio = Costi totali / Quantità prodotta

Per esempio, per un imprenditore che abbia prodotto 30 computer sostenendo un costo totale (comprendente – come sappiamo – tutti i costi, sia fissi sia variabili) di 15.000 euro il costo medio sarà dato da 15.000/30 = 500 euro.

Il costo medio di una impresa misura dunque la spesa sostenuta dall’imprenditore, in media, per produrre una qualsiasi delle unità che compongono la produzione complessiva (nel nostro esempio ognuno dei 30 computer).

Diverso dal costo medio è invece il costo marginale, che misura il costo totale in più che l’impresa deve sostenere per produrre una unità in più di output e si calcola con la seguente formula:

Costo marginale = Aumento dei costi totali / Aumento della quantità prodotta

Rifacendoci all’esempio precedente, supponiamo che per produrre un computer in più, il trentunesimo, il costo totale salga a 15.700 euro, con un aumento di 700 euro. Il costo marginale sarà di 700/1 = 700 euro.
Superato un dato livello produttivo minimo, di norma le imprese sperimentano un andamento crescente dei costi marginali: ogni unità di output prodotta in più viene quindi a costare più di quella che l’ha preceduta. Si conferma così il fatto che per massimizzare il profitto in genere una impresa non deve spingere la produzione oltre un certo livello, bensì deve arrivare ad un dato livello e non superarlo.

Supponiamo per esempio che la nostra impresa sia costretta dalle caratteristiche del mercato in cui opera a vendere ogni computer a un prezzo non superiore a 800 euro e che l’andamento dei suoi costi marginali sia quello illustrato nella quarta colonna della tabella.

Quantità Prezzo Costo Costo
totale marginale
30 800 7.500 600
31 800 8.200 700
32 800 9.000 800
33 800 9.900 900
34 800 10.900 1.000

È evidente che l’impresa non avrà convenienza a produrre più di 32 computer. Ogni computer prodotto in più dovrebbe infatti essere venduto, come i precedenti, a 800 euro, ma questa somma non sarebbe più sufficiente a coprirne i costi di produzione (che sono di 900 euro per il trentatreesimo, di 1000 euro per il trentaquattresimo e così via).
L’impresa si troverà così in equilibrio – il che significa che massimizzerà la differenza fra ricavi totali e costi totali, cioè il profitto – producendo la quantità (32) in corrispondenza della quale il costo marginale è uguale al prezzo.

Produzione di equilibrio

La produzione che consente all’impresa di conseguire il massimo profitto è detta produzione di equilibrio: quando l’impresa produce tale quantità si dice che è in equilibrio, il che significa che si trova in una condizione nella quale (avendo conseguito l’obiettivo della massimizzazione del profitto) non ha nessuna convenienza a modificare le proprie decisioni produttive. L’equilibrio dura fino a quando non si verificano cambiamenti nell’andamento dei costi o dei ricavi. Quando ciò accade, l’impresa si accorge che i livelli produttivi correnti non garantiscono più la massimizzazione del profitto e trova un nuovo equilibrio producendo quella diversa quantità in grado di garantire ancora una volta – date le mutate condizioni – il conseguimento del massimo profitto.

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