Disfunzione erettile: arteriografia, cavernosometria, cavernosografia, esami neurofisiologici

MEDICINA ONLINE MEDICO PAZIENTE ANAMNESI VISITA ESAME OBIETTIVO IDIOPATICO SINTOMI DOLORE STUDIO OSPEDALE AMBULATORIO CONSIGLIO AIUTO DOTTORE INFERMIERE PRESCRIZIONE FARMACO DIAGNOSIGli esami usati per la diagnosi di disfunzione erettile (impotenza), comprendono esami di primo livello (come gli esami ematochimici) e di secondo livello. Tra gli esami di secondo livello è incluso ad esempio il test con iniezione nel pene di alprostadil (PGE1) e l’ecocolordoppler dinamico penieno, entrambi necessari qualora il medico sospetti che la componente vascolare del pene sia la causa della disfunzione erettile. Uno degli esami non invasivi appartenenti agli esami di secondo livello, è l’erettometria notturna (Rigiscan®). Altri esami di secondo livello sono: arteriografia, cavernosometria, cavernosografia ed esami neurofisiologici

Arteriografia

L’arteriografia dei vasi pudendi può essere utilizzata solo come esame preoperatorio, nei pazienti non responsivi ad alte dosi di PGE1, per meglio definire il quadro vascolare prima di procedere all’eventuale intervento di angioplastica. Questo tipo di intervento, peraltro, dato che i danni arteriosclerotici sono diffusi in genere in tutto il letto arterioso, viene effettuato solo in rarissimi casi.

Cavernosometria, cavernosografia

Le tecniche di cavernosografia/cavernosometria rappresentano opzioni diagnostiche molto indaginose ed invasive difficilmente standardizzabili e da riservare solo a quei pochissimi casi dove può trovare indicazione la chirurgia venosa.

Esami neurofisiologici

Gli esami neurofisiologici che esplorano la componente neurogena del disturbo erettile sono per lo più di scarsa utilità perché se è presente una malattia neurologica essa in genere ha fatto il suo esordio anche con altri sintomi, quali i disturbi sfinterici. Tra gli esami più semplici è da ricordare il riflesso bulbo-cavernoso (evocabile con la compressione manuale del pene che determina la contrazione riflessa del perineo e/o dell’ano) e la biotesiometria peniena (che è una valutazione somatosensoriale vibratoria quantitativa). In entrambi i casi peraltro i test valutano delle componenti sensoriali e/o motorie somatiche e non le vie autonomiche simpatiche e parasimpatiche che sono coinvolte nell’erezione. Esistono test più approfonditi (quali i potenziali evocati somatoestesici del nervo dorsale del pene, la velocità di conduzione del nervo dorsale del pene, la risposta simpatico-cutanea e l’elettromiografia del corpo cavernoso) che vengono eseguiti raramente e solo in casi selezionati. Peraltro non c’è accordo in letteratura sull’effettivo valore questi test nella diagnosi di disfunzione erettile ed è controverso il loro ruolo nella diagnostica dei disturbi erettivi.

Per approfondire la diagnosi della disfunzione erettile, leggi:

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