Aprassia: test usati per la diagnosi e tipici errori aprassici

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Errore mano-oggetto: il soggetto usa la mano come fosse l’oggetto richiesto

Con “aprassia” (in inglese “apraxia”),  in medicina ci si riferisce a un disturbo neuro-psicologico acquisito del movimento volontario caratterizzato dalla perdita degli schemi appresi del movimento, in assenza di segni di lesione del motoneurone superiore o inferiore, di atassia o di disturbi extrapiramidali. Esistono vari test usati per la diagnosi di aprassia e sono molti gli errori tipici che il paziente aprassico compie: la loro osservazione aiuta il medico nella diagnosi.

Test usati per la diagnosi

Alcuni schemi motori utili per individuare l’aprassia, sono:

  • Gesti transitivi: manipolazione concreta di oggetti
    • in un’attività semplice: usare un pettine, uno spazzolino da denti, un fiammifero, una spilla
    • in un’attività complessa: accendere una candela con una scatola di fiammiferi, confezionare un pacco
  • Gesti intransitivi: gesti che non comportano l’utilizzo di oggetti (su ordine e su imitazione)
    • simbolici: segno della croce, saluto militare, dire addio
    • mimati: stirare, piantare un chiodo, lavarsi i denti
    • arbitrari imitati: le dita incrociate, a formare un 8
  • Esecuzione di sequenze arbitrarie: battere la mano pugno, palmo, taglio, pugno, palmo, taglio. Esecuzione di gesti contrastanti: colpo forte – colpo debole
  • Attività grafiche e costruttive
    • scrittura spontanea e dettato
    • disegno spontaneo e copiato di un triangolo, di una margherita, di una casa, di un cubo
    • riproduzione di figure geometriche con l’utilizzo di stuzzicadenti, utilizzare un Lego
    • riproduzione di sequenze grafiche (linea, punto, curva, linea, punto, curva)
  • Esame dell’abbigliamento: indossare giacca e pantaloni, fare il nodo alla cravatta

Fattori che compromettono i test

La diagnosi di aprassia può essere fortemente condizionata da alcune tipologie di condizioni o deficit che potrebbero compromettere le capacità psichiche e/o sensoriali del paziente, come ad esempio:

  • sordità;
  • cecità;
  • demenze;
  • incapacità di comprendere il linguaggio (afasia di Wernicke);
  • disturbi psichiatrici importanti;
  • mancata collaborazione del paziente.

Ad esempio, se si sospetta che l’aprassia sia accompagnata, come spesso avviene, da afasia (disturbo che può compromettere la comprensione verbale, in particolare nella afasia di Wernicke), allora il medico non può fare affidamento sulla modalità verbale per le richieste al paziente: piuttosto la prova si baserà sull’imitazione di gesti compiuti dall’esaminatore.

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Errori aprassici

Tipici “errori aprassici” che devono essere notati dal medico durante la diagnosi, sono:

  • elemento estraneo: il gesto contiene uno o più elementi estranei oppure manca di alcuni tratti fondamentali: ad esempio la mano del saluto militare è posta davanti
    agli occhi invece che sulla fronte, oppure il saluto è fatto a mono chiusa e non aperta;
  • sostituzione: il gesto viene sostituito da un altro che sarebbe corretto in circostanze diverse oppure da movimenti amorfi o destrutturati: ad esempio invece di fare il segno della croce, come richiesto, il paziente si alzerà dalla sedia facendo un inchino;
  • copiatura errata: il soggetto non riesce a ricopiare a penna una immagine, soprattutto se a 3 dimensioni (ad esempio un cubo, vedi immagine in alto);
  • perserverazione: il soggetto ripete, in tutto o in parte, il gesto appena eseguito;
  • esitazione: il gesto è si corretto nel suo complesso, tuttavia è caratterizzato da goffezza, incertezza nell’esecuzione e mancanza della normale spontaneità e/o precisione;
  • mano-oggetto: la mano viene usata come oggetto dovendo mimarne l’uso (vedi immagine in alto nell’articolo: si chiede il movimento della mano necessario per aprire una porta con una chiave ed il paziente usa un indice per mimare l’oggetto);
  • successione: l’azione non è attuata disponendo i singoli gesti nella corretta successione: ad esempio il paziente estrae un fiammifero dalla scatola e lo porta vicino allo stoppino di una candela, senza averlo prima sfregato sulla superficie della scatola e quindi acceso. Successivamente si rende conto che il fiammifero andava prima acceso, ma lo sfrega sulla candela e non sulla scatola.

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