Spotting: perdite marroni e rosso scuro dalla vagina, cause e cure

MEDICINA ONLINE MEDICO PAZIENTE CONSULTO DIAGNOSI MEDICO DI BASE FAMIGLIA ANAMNESI OPZIONI TERAPIE STUDIO OSPEDALE AMBULATORIO CONSIGLIO PARERE IDEA RICHIESTA ESAME LABORATORIO ISTOLOGICO TUMORE CANCROIl termine “spotting” (anche chiamato “stillicidio ematico“) deriva dall’inglese “to spot” che significa “macchiare” ed indica una piccola ma continua perdita di sangue ad esempio dall’apparato gastrointestinale o genitourinario. La perdita di sangue alla base di uno spotting, pur avendo origine all’interno del corpo, tende a fuoriuscire all’esterno ad esempio attraverso l’ano o la vagina, andando appunto “macchiare” di sangue gli indumenti, ad esempio gli slip. Alla base di queste microemorragie possono esserci ulcere di piccole dimensioni che possono essere espressione di patologie più o meno gravi (ad esempio tracce di sangue nelle feci possono indicare anche la presenza di un cancro al colon-retto) ma in altri casi possono essere anche normali, ad esempio nell’apparato genitourinario la presenza di tracce di sangue nel secreto vaginale al di fuori del ciclo mestruale può essere associato all’inizio della gravidanza.

Spotting in ginecologia

In ambito ginecologico, quando si parla di “spotting” ci si riferisce ad una anomala ma modesta, perdita di sangue dalla vagina, in genere di origine uterina. Il sangue è generalmente di colore scuro, tende a macchiare gli slip ed a volte può essere maleodorante e/o associato a pus. Lo spotting non sempre è indicatore di patologia in atto, ma le piccole ed inattese perdite uterine di sangue, tra una mestruazione e l’altra, non devono mai essere sottovalutate. Lo spotting si verifica tipicamente nel periodo tra due mestruazioni. In questo articolo tratteremo in particolare dello spotting in ambito ginecologico.

Incidenza dello spotting

Lo spotting è molto diffuso, specie tra le donne in età fertile e nei giorni che precedono la mestruazione. Altro periodo in cui tipicamente si verifica lo spotting è durante l’ovulazione o subito dopo la fine del ciclo. Lo spotting interessa 1 donna che usa la pillola concezionale su 10, specie nei primi tre mesi di assunzione del progestinico.

Differenza tra sangue mestruale e spotting

Durante le mestruazioni le perdite ematiche:

  • sono abbondanti;
  • sono di colore rosso brillante;
  • non hanno un odore particolare.

Lo spotting può essere distinto dalle mestruazioni per prima cosa perché tende a verificarsi in periodi diversi dalle mestruazioni, inoltre è una perdita ematica:

  • in quantità ridotta;
  • di colore rosso scuro tendente al marrone (ciò a causa dell’osidazione dell’emoglobina contenuta nei globuli rossi);
  • possono avere un cattivo odore (non sempre);
  • possono essere associate a pus (non sempre).

Spotting e contraccezione

Alcune donne che fanno uso della pillola contraccettiva, dell’anello vaginale, del cerotto o della spirale, lamentano spotting nei primissimi mesi d’assunzione. Negli stadi iniziali della terapia, è ritenuto pressoché normale che la donna possa soffrire di spotting, poiché l’organismo deve adeguarsi alla modulazione di estrogeni e progestinici; quando le perdite uterine persistono per alcuni mesi, sarebbe opportuno rivolgersi al medico di fiducia, perché, probabilmente, il dosaggio di ormoni non è adatto all’organismo della donna. In genere, lo spotting si manifesta quando il dosaggio estro progestinico della pillola risulta troppo basso, per cui l’organismo interpreta il basso livello ormonale come il momento per mestruare (talvolta lo spotting risulta molto abbondante, tanto da confondersi con una pseudo mestruazione): la correzione della terapia estrogenica provvederà a redimere la fastidiosa condizione.
Talvolta, lo spotting che si protrae oltre i primissimi mesi d’assunzione del contraccettivo non dipende tanto dal dosaggio troppo basso, quanto piuttosto dalla frequenza di assunzione non regolare dello stesso: molte donne che assumono la pillola si dimenticano di prenderne una (o addirittura più di una), aumentando il rischio di spotting e – soprattutto – di gravidanza inattesa.
Per quanto riguarda la spirale al rame, si stima che circa il 10-15 % delle donne che ne fa uso soffra di spotting dovuto, principalmente ad un inserimento scorretto: la spirale dev’essere inserita profondamente nell’utero da un ginecologo esperto, poiché, quando introdotta male, potrebbe facilmente creare spotting, dolore durante i rapporti e diminuire l’effetto contraccettivo.

Spotting ed ovulazione

Quando lo spotting coincide con l’ovulazione, la perdita ematica uterina potrebbe essere indice di una complicazione a livello dell’endometrio: lo sfaldamento della mucosa che avvolge la cavità uterina (l’endometrio, appunto) provoca una consistente modulazione ormonale che, a sua volta, potrebbe causare spotting.
Ancora, quando spotting ed ovulazione corrispondono e la “coincidenza” non rimane un caso univoco, la paziente potrebbe essere affetta da cisti ovariche: sarà il ginecologo ad optare la scelta più adatta per la guarigione dal problema.

Cause

Ad esclusione delle donne che iniziano ad assumere la pillola anticoncezionale, od altri metodi contraccettivi, lo spotting si può manifestare in seguito a fattori organici e disfunzionali. Le possibili cause di natura organica, sono:

  • Forme cancerose/ precancerose: fibromi, polipi, tumore al collo dell’utero;
  • Cisti ovariche;
  • Disfunzioni a carico della tiroide;
  • Vaginiti/vaginosi;
  • Ectopia del collo dell’utero;
  • Endometriosi;
  • Menopausa precoce.

Le possibili cause di natura disfunzionale, sono:

  • Obesità, bulimia, anoressia ed altri disturbi del comportamento alimentare;
  • Diete drastiche;
  • Diabete, ipercolesterolemia;
  • Periodo premenopausale;
  • Inserimento inadeguato della spirale contraccettiva;

Tutte le infiammazioni di vagina e utero sono potenzialmente causa di spotting, tra cui:

  • vaginite: infiammazione della vagina
  • cervicite: infiammazione del collo dell’utero (cervice uterina);
  • ovarite: infiammazione delle ovaie;
  • salpingite: infiammazione delle salpingi (o “tube di Falloppio”);
  • annessite o salpingovarite: infiammazione di ovaie e salpingi;
  • endometrite: infiammazione dell’endometrio, (mucosa che riveste la parete dell’utero);
  • miometrite: infiammazione del miometrio (tonaca muscolare della parete dell’utero, compresa tra endometrio e perimetrio);
  • perimetrite: infiammazione del perimetrio (tonaca sierosa della parete uterina, posta oltre il miometrio e che riveste esternamente l’utero solo nel corpo e nel fondo).

La maggioranza di tali infiammazioni sono causate da infezioni a loro volta determinate da batteri (ma anche virus, funghi e parassiti) sessualmente trasmessi, tra cui:

  • Chlamydia trachomatis;
  • Neisseria gonorrhoeae;
  • Streptococcus agalactiae;
  • Mycoplasma hominis;
  • Mycobacterium tuberculosis.;
  • Staphylococcus spp.;
  • Streptococcus spp. (specie quello beta emolitico del gruppo B);
  • Klebsiella spp.;
  • Proteus spp.;
  • Enterobacter spp.;
  • Gardnerella vaginalis;
  • Neisseria spp.;
  • Peptostreptococcus spp.;
  • Bacteroides spp.;
  • Ureaplasma spp.;
  • Escherichia coli.

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Fattori di rischio

Altri possibili fattori di rischio per lo spotting, sono:

  • fumo di sigaretta;
  • dieta scorretta;
  • famigliarità;
  • storia pregressa di malattie sessualmente trasmesse;
  • inizio precoce dell’attività sessuale;
  • recenti interventi chirurgici all’utero;
  • recente parto;
  • recente aborto;
  • tutte le malattie a trasmissione sessuale, come la clamidia, la sifilide, la candida o la gonorrea;
  • malattia infiammatoria pelvica;
  • cancro al collo dell’utero associato ad infezioni;
  • stenosi cervicale;
  • recente isteroscopia;
  • recente raschiamento;
  • recente intervento chirurgico o indagine diagnostica nella zona uterina;
  • introduzione del dispositivo contraccettivo IUD.
  • inserimento di oggetti contaminati all’interno della cavità vaginale (ad esempio tampone interno cambiato poco spesso);
  • scarsa igiene intima;
  • stress psico-fisico prolungato;
  • uso di prodotti per igiene intima non adatti;
  • eccessiva igiene intima;
  • smegma;
  • patologie che indeboliscono il sistema immunitario (ad esempio AIDS);
  • avere rapporti sessuali con individui infetti da una patologia a trasmissione sessuale;
  • avere rapporti sessuali non protetti;
  • avere rapporti sessuali con molti partner sconosciuti;
  • usare sex toys sporchi;
  • usare sex toys in modo improprio causando traumi ripetuti alla mucosa vaginale;
  • usare sex toys in comune con individui infetti;
  • patologie ormonali che determinano abbassamento degli estrogeni;
  • rapporti sessuali intensi con traumi ripetuti alla mucosa vaginale;
  • avere rapporti sessuali anali e subito dopo vaginali senza pulire il pene;
  • lavarsi l’ano e subito dopo la vagina.

Sintomi e segni associati

A volte lo spotting si presenta da solo, senza essere accompagnato da nessun altro sintomo o segno. In altri casi lo spotting può essere invece associato a vari altri sintomi e segni (che aiutano il medico nella diagnosi), tra cui:

  • sanguinamento dopo i rapporti sessuali;
  • malessere generale;
  • dismenorrea (mestruazioni dolorose);
  • dolori addominali ed al basso ventre che tendono ad accentuarsi alla palpazione o durante un colpo di tosse/starnuto;
  • febbre (anche sopra i 39°C);
  • prurito vaginale;
  • malessere generale;
  • mestruazioni irregolari e abbondanti;
  • dispareunia (dolore nei rapporti sessuali);
  • gonfiore dei linfonodi inguinali;
  • gonfiore addominale;
  • mestruazioni irregolari e abbondanti (ipermenorrea o menorragia);
  • nausea;
  • vomito;
  • pollachiuria: emissione con elevata frequenza (a meno di 4 ore di distanza) di piccole quantità di urina;
  • nicturia: ripetuto bisogno di urinare durante il riposo notturno;
  • disuria: difficoltà ad urinare;
  • stranguria: dolore durante la minzione;
  • enuresi notturna: perdita involontaria di urina durante la notte.

Diagnosi

La diagnosi della patologia o condizione a monte che determina lo spotting, può essere raggiunta con una visita ginecologica che può includere:

Non tutti gli esami qui elencati sono sempre necessari per raggiungere la diagnosi.

Spotting: quando preoccuparsi?

Uno spotting lieve, di breve durata, asintomatico, che si verifica una sola volta, magari in un periodo di forte stress o sforzo fisico, non dovrebbe essere considerato grave e tende a risolversi senza l’intervento medico. Uno spotting abbondante, che si accompagna a sintomi intensi (ad esempio dolore acuto al basso addome), che dura nel tempo e che si ripresenta molto di frequente, dovrebbe invece spingere la donna a recarsi dal ginecologo per controlli. In linea di massima ricordiamo alla lettrice che lo spotting non dovrebbe essere mai essere sottovalutato: nonostante nella maggior parte dei casi rappresenti una condizione innocua, reversibile e causata da patologie non gravi, in alcuni casi può però essere la spia di un problema grave che potrebbe determinare infertilità, sterilità o addirittura mettere a rischio la vita della paziente.

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Terapia

La terapia di uno spotting, dipende essenzialmente dalla cura della causa che lo determina a monte. Nel caso ad esempio di endometrite (frequente causa di spotting) si prevede la somministrazione di antibiotici che nella maggioranza dei casi risolvono il problema in due o tre giorni. Gli antibiotici che vengono impiegati sono in genere a largo spettro ma se sia stato possibile identificare il batterio specifico responsabile dell’infezione alla base infiammazione, allora si può decidere per un antibiotico a spettro ristretto, più specifico ed efficace. In genere nel caso specifico di endometrite si usa la doxiciclina, la clindamicina, la gentamicina, l’amoxicillina o il metronidazolo, a volte in associazione tra loro:

  • La doxiciclina appartenente alla classe delle tetracicline ed è disponibile per la somministrazione orale in forma di compresse o capsule; in genere si usano 100 mg o 200 mg al giorno, da assumersi con acqua un’ora prima di coricarsi.
  • Per la cura dell’endometrite da a clamidia, la clindamicina è somministrata in associazione alla gentamicina, ma solo quando non è possibile utilizzare le tetracicline. La dose di clindamicina solitamente impiegata è di 900 mg al giorno, da somministrare tramite infusione endovenosa. La dose di gentamicina impiegata è di 3-6 mg per kg di peso corporeo da somministrare per via endovenosa una o due volte al giorno.
  • L’amoxicillina è una penicillina ad ampio spettro d’azione, spesso somministrata insieme a gentamicina e metronidazolo. La dose di farmaco è di 500 mg o di 1.000 mg tramite iniezione intramuscolare o endovenosa, oppure tramite infusione endovenosa ogni 8/12 ore.
  • Il metronidazolo è un antibiotico nitroimidazolico. La dose di farmaco è di 500 mg per via parenterale, da assumersi ogni otto ore. Può essere associato ad amoxicillina ed a gentamicina.

In caso di infezione sessualmente trasmessa, anche il partner dovrebbe essere visitato ed eventalmente trattato con antibiotici, anche se asintomatico.

In rari casi la cura di uno spotting può prevedere una operazione chirurgica.

ATTENZIONE: chiedere sempre al medico prima di assumere qualsiasi farmaco.

Prevenire lo spotting

Seguire le regole dettate dall’educazione alimentare rappresenta sicuramente un’ottima misura preventiva allo spotting: la dieta dovrebbe essere equilibrata, priva di eccessi, variata, ricca di acidi grassi essenziali (in cui sono presenti i precursori degli estrogeni, ormoni femminili), di ferro (indispensabile in caso di anemia) e magnesio (particolarmente indicato per ridurre lo stress e per controllare la sindrome premestruale). Le donne soggette a spotting dovrebbero eliminare (o comunque ridurre) le sigarette, “nemiche” della regolarità del ciclo mestruale.
Lo spotting può essere prevenuto anche con il mantenimento del peso corporeo ideale, relazionandolo sempre in base all’età. Nelle regole di prevenzione dello spotting non può certo mancare il riposo, indispensabile per ridurre le tensioni e per rilassare il corpo: si ritiene che un soggetto debba dormire almeno 7/8 ore per ogni notte.
Ancora, lo sport, il movimento, l’esercizio fisico, o solamente le camminate, aiutano sicuramente a combattere lo spotting, perché lo sport permette di scaricare lo stress e di prevenire i disturbi da ciclo, tra cui le perdite ematiche uterine tra una mestruazione e l’altra. Lo yoga, il pilates e lo stretching rappresentano altre attività motorie che aiutano ad armonizzare corpo ed anima, dunque riducono lo stress e “proteggono” il ciclo.
Queste misure preventive sono efficaci nella donna sana: è chiaro che, quando la paziente è affetta da forme cancerose/precancerose, la dieta, lo sport ed il riposo non sono più sufficienti a combattere lo spotting, poiché il disturbo è provocato da una vera e propria patologia che dev’essere tempestivamente curata.

Come prevenire le malattie sessualmente trasmesse

Dal momento che le malattie veneree sono spesso la causa dello spotting, adottare quei comportamenti che possono ridurre il rischio di malattie sessualmente trasmesse può diminuire il rischio di spotting, si raccomanda pertanto di:

  • usare un preservativo durante i rapporti sessuali aiuta a evitare le vaginiti che si trasmettono sessualmente;
  • usare un lubrificante vaginale idrosolubile per alleviare il dolore durante il coito;
  • evitare traumi ripetuti alla vagina;
  • evitare rapporti sessuali violenti;
  • evitare di essere penetrate in vagina dopo che il pene è entrato nell’ano;
  • evitare le irrigazioni vaginali se non necessarie: la vagina richiede una normale pulizia, alla pari delle altre parti del corpo. Sottoporre la vagina a lavaggi troppo intensi – come le irrigazioni vaginali – può sconvolgere l’equilibrio dei batteri in essa normalmente presenti e aumentare il rischio d’infezioni;
  • dopo aver fatto uso della toilette, è buona regola pulirsi dal davanti verso il dietro (da vagina ad ano) e non il contrario (da ano a vagina): in questo modo si evita la diffusione di batteri fecali alla vagina;
  • preferire la doccia al bagno: sciacquare bene il detergente utilizzato e asciugare bene per evitare il ristagno di umidità;
  • evitare stress psico fisico prolungato;
  • usare vestiti larghi, di qualità, di fibre naturali e traspiranti;
  • non usare saponi troppo aggressivi.

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