Differenza tra tosse, tosse convulsa e pertosse

MEDICINA ONLINE INVASIVITA VIRUS BATTERI FUNGHI PATOGENI MICROBIOLOGIA MICROORGANISMI CLINICA BIOLOGICA BIOLOGIA MICROBI LABORATORIO ANALISI PARETE INFEZIONE ORGANISMO PATOGENESI MICROBIOLOGY WALLPAPER DNAIl termine “tosse” indica genericamente una emissione di aria singola o ripetuta, generalmente molto meno violenta dello starnuto, che ha lo scopo principale di liberare le vie aeree (naso, bocca, laringe, faringe, trachea, bronchi) da catarro, polvere, muco agenti irritanti e patogeni (virus e batteri). La tosse, al contrario dello starnuto, può essere sia una reazione spontanea dell’organismo, ma anche procurata volontariamente dal soggetto, inoltre non è legata alla chiusura automatica degli occhi. Un singolo colpo di tosse permette l’espulsione, ad oltre due metri di distanza, di migliaia di goccioline di saliva e di microrganismi, grazie alla violenta emissione di aria, che può raggiungere anche i 70 km all’ora.

Da cosa viene causata la tosse?

La tosse viene solitamente correlata a stati infiammatori/infettivi delle vie aeree superiori ed inferiori, che possono essere determinati da varie condizioni e patologie, come:

  • infezione virale o batterica (tipica di raffreddore ed influenza);
  • reazione allergica verso una o più sostanze;
  • ostruzione delle vie aeree da parte di oggetti più o meno grandi;
  • presenza di muco o catarro nelle vie aeree superiori ed inferiori;
  • passaggio di liquidi o materiali alimentari in trachea (“acqua o cibo di traverso”);
  • sindromi parainfluenzali;
  • croup (infiammazione virale acuta delle vie aeree superiori e inferiori, che colpisce prevalentemente bambini di età compresa tra 6 mesi e 3 anni);
  • irritazione delle mucose delle vie aeree causata da polveri ed altre sostanze irritanti.

Pertosse

La pertosse (anche chiamata “tosse dei 100 giorni” o “tosse convulsa”) è una malattia infettiva batterica molto contagiosa che si trasmette per via aerea attraverso le goccioline di saliva o di muco espulse con la tosse. È causata da un batterio chiamato Bordetella pertussis, il quale aderisce alle vie respiratorie e causa una serie di sintomi, il più caratteristico dei quali è la tosse.

Caratteristiche della tosse della pertosse

La tosse è generalmente violenta, si presenta ad accessi che spesso lasciano senza fiato, associandosi frequentemente a conati di vomito e vomito. I sintomi possono durare anche alcuni mesi e ripresentarsi periodicamente. Il periodo di incubazione va dai 5 ai 21 giorni, dura alcune settimane e assume aspetti differenti durante la sua evoluzione: all’inizio sembra un brutto raffreddore e si manifesta con starnuti, scolo dal naso, febbre lieve, tosse con catarro. In seguito la tosse si accentua per intensità e frequenza diventando sempre più secca e stizzosa e si manifesta, soprattutto di notte, con “raffiche” di colpi di tosse (seguite dal caratteristico “urlo“, per catturare più aria possibile), dall’emissione di catarro denso e dal vomito. La malattia termina con la fase di convalescenza, che si protrae per circa 2 settimane, durante la quale gli attacchi di tosse si attenuano. La malattia è molto contagiosa e la persona non vaccinata, o che non ha avuto la malattia naturale, che viene esposta ad un caso di malattia ha una probabilità di circa il 90 per cento di essere contagiata.

Complicazioni della pertosse

La malattia si associa spesso a complicazioni come le otiti, le bronchiti e le polmoniti; nel bambino piccolo sono più frequenti (anche se rare) le complicazioni cerebrali che possono causare danni permanenti e nei casi più gravi anche la morte. La tosse può provocare anche emorragia dal naso, mentre il vomito può causare disidratazione e difficoltà di alimentazione. Sebbene raramente la malattia sia causa di morte, almeno in Italia, essa rappresenta un rischio discreto per il lattante, perché frequentemente si complica con crisi di soffocamento e difficoltà respiratorie che costringono anche al ricovero ospedaliero.

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Cura della pertosse

Trattandosi di una malattia di origine batterica, la pertosse può essere trattata con gli antibiotici. La classe dei macrolidi (un tipo di antibiotici) è quella più adatta per un uso pediatrico, visto che le altre classi di farmaci potenzialmente efficaci si rivelano o meno attive o accompagnate da maggiori effetti collaterali negativi. Va tuttavia osservato che la terapia, anche se è utile per evitare la trasmissione dell’infezione da un bambino malato a uno sano, ha relativamente poca efficacia nel modificare il decorso della malattia, per questo la terapia antibiotica riduce solo di poco il rischio delle complicanze maggiori, soprattutto di quelle encefalitiche. Ciò spiega perché da molti anni gli esperti hanno cercato di intervenire sulla pertosse con metodi preventivi, con un vaccino cioè capace di impedire lo sviluppo della malattia, eliminando in partenza ogni forma di rischio.

Prevenzione e vaccinazione

Un grande numero di casi di pertosse e circa 350.000 decessi si verificano ogni anno nel mondo, e la malattia è ben lontana dall’essere controllata efficacemente. In Italia, dove la vaccinazione è stata scarsamente praticata negli anni passati, la malattia si presenta con cicli epidemici ogni 3-4 anni. Negli anni epidemici si registrano decine di migliaia di casi di malattia. Solo recentemente il numero di bambini vaccinati è aumentato considerevolmente, ma è ancora troppo presto per apprezzare un effetto della vaccinazione sul numero dei malati. I vaccini contro la pertosse sono stati al centro della più importante attività scientifica degli ultimi decenni per quanto riguarda i vaccini. Per lungo tempo sono stati utilizzati in Italia vaccini contro la pertosse cosiddetti “a cellule intere”, cioè preparati con germi interi uccisi. Questi vaccini, peraltro efficaci, erano frequentemente associati ad eventi come la febbre o le reazioni locali dopo la somministrazione. Alcuni studi scientifici, poi dimostratisi infondati, avevano suggerito che questo tipo di vaccino potesse essere associato in rari casi a gravi malattie del sistema nervoso. Questo dubbio è bastato a demolire la fiducia della popolazione e dei medici in questo vaccino. Alcuni paesi, come la Gran Bretagna, la Svezia ed il Giappone, che fino ad allora avevano controllato efficacemente la malattia, hanno diminuito drasticamente il numero di persone vaccinate. Come conseguenza si sono verificate in questi paesi epidemie di notevoli dimensioni con numerosi decessi, prima di ritornare ad un’adeguata strategia nella somministrazione di questi vaccini.
La ricerca scientifica, nel frattempo, ha messo a punto nuovi vaccini contro la pertosse che, invece di comprendere l’intero germe, sono costituiti solo da alcuni frammenti di esso, sufficienti a proteggere dalla malattia. Questi vaccini, detti acellulari, sono stati sperimentati negli ultimi 10 anni con ottimi risultati ed hanno rimpiazzato in molti paesi i vaccini a cellule intere. Il vantaggio principale di questi preparati è la drastica diminuzione degli effetti collaterali come febbre e reazioni locali, frequenti con i vaccini a cellule intere, a fronte di un’efficacia simile a quella osservata con questi ultimi. Il vaccino acellulare contro la pertosse può essere effettuato singolarmente oppure nella forma combinata (per esempio con difterite e tetano).
La vaccinazione contro la pertosse è altamente raccomandata; anche se il numero di bambini vaccinati contro la pertosse è stato scarso fino a qualche anno fa, recentemente è cresciuto fino a livelli discreti: circa il 90 per cento dei bambini è infatti vaccinato contro questa malattia entro i 2 anni di vita (stima sui nati nel 1996).

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Differenza tra tosse e starnuto

MEDICINA ONLINE TOSSE STARNUTO MAL DI GOLA INFLUENZA RAFFREDDORE VELOCE POTENTE VIRUSUno “starnuto” corrisponde ad una emissione violenta d’aria dai polmoni, che può essere solitaria o, più spesso, ripetuta due, tre o anche quattro volte di seguito, a distanza di circa un secondo da una emissione e l’altra. Tale emissione serve per liberare le vie aeree superiori (specie naso) da ostruzioni (muco), patogeni o sostanze irritanti. Lo starnuto è una reazione automatica (involontaria) del corpo, legata alla chiusura involontaria degli occhi.

La “tosse” è una emissione di aria singola o ripetuta, generalmente molto meno violenta dello starnuto, che serve per liberare le vie aeree (naso, bocca, laringe, faringe, trachea, bronchi) da catarro, polvere, muco agenti irritanti e patogeni. La tosse, al contrario dello starnuto, può essere sia una reazione spontanea dell’organismo, ma anche procurata volontariamente dal soggetto, inoltre non è legata alla chiusura automatica degli occhi.

Da cosa vengono causati tosse e starnuti?

Sia gli starnuti che la tosse vengono solitamente correlati a stati infiammatori delle vie aeree superiori, che possono essere determinati da varie condizioni e patologie, come:

  • infezione virale o batterica (tipica di raffreddore ed influenza);
  • reazione allergica verso una o più sostanze;
  • ostruzione delle vie aeree da parte di oggetti più o meno grandi;
  • presenza di muco o catarro nelle vie aeree superiori;
  • poliposi nasale;
  • passaggio di liquidi o materiali alimentari in trachea (“acqua o cibo di traverso”);
  • sindromi parainfluenzali;
  • sinusite;
  • croup (infiammazione virale acuta delle vie aeree superiori e inferiori, che colpisce prevalentemente bambini di età compresa tra 6 mesi e 3 anni);
  • irritazione delle mucose nasali (rinite) causata da polvere, pepe, ammoniaca ed altre sostanze irritanti.

Solitamente uno o più starnuti di seguito sono causati da stimoli ostruttivi/infiammatori/irritativi a livello della mucosa nasale, mentre la tosse è determinata da stimoli simili ma localizzati a livello di laringe/faringe/trachea/bronchi.

Quali sono le funzioni di tosse e starnuti?

La funzione di starnuto e tosse può essere sovrapposta: è principalmente quella di mantenere la pervietà delle vie aeree (naso, bocca, faringe, laringe, trachea…) eliminando da esse oggetti, sostanze chimiche, muco, catarro ed agenti patogeni.

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Starnutire e tossire “fa bene”?

Starnutire e tossire sono dei riflessi senza dubbio utili all’organismo perché consentono di mantenere liberi i condotti che permettono all’aria di transitare verso/da i polmoni, tuttavia episodi ripetuti di starnuti potrebbero essere campanello di allarme di varie patologie sia polmonari che neurologiche e portare ad una irritazione cronica delle prime vie aeree ed a dolori costali e dei muscoli intercostali.

Velocità diverse di starnuto e tosse

In un singolo starnuto possono essere emesse, a distanza di oltre due metri, migliaia di particelle di liquido e fino a ben 40 mila goccioline di saliva e 5000 microrganismi patogeni, alla velocità – secondo alcuni ricercatori – che può addirittura superare i 300 km all’ora. Anche la tosse è capace di emettere migliaia di particelle solide/liquide e di patogeni a distanza di metri, tuttavia la potenza dell’aria emessa è molto più bassa dello starnuto, arrivando alla comunque ragguardevole velocità di circa 70 km orari. Tale differenza tra starnuto e tosse si riflette anche nel fatto che gli occhi si chiudono in automatico durante uno starnuto, ma non durante la tosse. Per quale motivo? Continuate la lettura!

Perché si chiudono gli occhi quando si starnutisce?

Avete mai provato a starnutire tenendo gli occhi aperti? Inutile provarci: è impossibile, motivo per cui gli starnuti sono pericolosi mentre si svolgono attività lavorative pericolose, o anche solo mentre si guida una automobile. Per quale motivo di verifica la chiusura degli occhi? Come abbiamo visto lo starnuto può emettere aria e particelle liquide/solide a ben oltre 100 km all’ora, e ciò è possibile perché in concomitanza con lo starnuto i muscoli respiratori comprimono il torace e le vie respiratorie si chiudono, facendo alzare la pressione nei polmoni a tal punto che, nel momento dello starnuto, l’aria viene emessa in modo violentissimo. Quando accade ciò tanti muscoli sono coinvolti, anche quelli facciali che immediatamente provocano la chiusura degli occhi in modo da proteggerli da una spinta esagerata: sappiate che un semplice starnuto, se non si chiudessero le palpebre, potrebbe far uscire i vostri occhi dalle orbite! Durante la tosse, i livelli pressori non sono così alti come nello starnuto, motivo per cui il nostro corpo non chiude in automatico le palpebre mentre tossiamo.

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Perché si starnutisce? Cosa fare se si continua a starnutire?

MEDICINA ONLINE TOSSE SECCA PERSISTENTE GRASSA CATARRO INFERNO FREDDO SCIARPA UOMO TOSSIRE MAL DI GOLA TONSILLE FEBBRE INFLUENZA FEBBRE DOLORE ASPIRINA ANTINFIAMMATORIO STANCHEZZA STRESS SALIVA AUTUNNO VACCINO TUBERCOLOSIUno “starnuto” corrisponde ad una emissione violenta d’aria dai polmoni, sperimentata molte volte nella vita da un essere umano, ma anche da alcuni animali, tra cui anche cani e gatti.

Da cosa viene causato uno starnuto?

Gli starnuti, specie se ripetuti varie volte di seguito, vengono solitamente correlati a stati infiammatori delle vie aeree superiori, che possono essere determinati da varie condizioni e patologie, come:

  • infezione virale o batterica (tipica di raffreddore ed influenza);
  • reazione allergica verso una o più sostanze;
  • ostruzione delle vie aeree da parte di oggetti più o meno grandi;
  • presenza di muco o catarro nelle vie aeree superiori;
  • poliposi nasale;
  • sindromi parainfluenzali;
  • sinusite;
  • croup (infiammazione virale acuta delle vie aeree superiori e inferiori, che colpisce prevalentemente bambini di età compresa tra 6 mesi e 3 anni);
  • irritazione delle mucose nasali (rinite) causata da polvere, pepe, ammoniaca ed altre sostanze irritanti.

Perché viene lo starnuto? Starnutire fa bene?

La funzione dello starnuto è principalmente quella di mantenere la pervietà delle vie aeree, eliminando da esse oggetti, sostanze chimiche, muco, catarro ed agenti patogeni. In un singolo starnuto possono essere emesse, a distanza di oltre due metri, migliaia di particelle di liquido e fino a ben 40 mila goccioline di saliva e 5000 microrganismi patogeni! In tal senso starnutire fa senza dubbio “bene” perché consente di mantenere liberi i condotti che permettono all’aria di transitare verso/da i polmoni, tuttavia episodi ripetuti di starnuti potrebbero essere campanello di allarme di varie patologie sia polmonari che neurologiche e portare ad una irritazione cronica delle prime vie aeree ed a dolori costali e dei muscoli intercostali.

Perché si starnutisce col raffreddore?

Come appena visto, lo starnuto è determinato da stimoli infiammatori relativi alle prime vie aeree, cioè proprio quelle zone dove i virus del raffreddore determinano infezione e quindi infiammazione.

A che velocità “viaggia” uno starnuto?

L’emissione d’aria determinata da uno starnuto, può raggiungere velocità insospettabili: quando una persona starnutisce, la velocità con la quale aria, particelle liquide e muco lasciano il naso e la bocca può aggirarsi intorno ai 160 km/h; secondo uno studio dei ricercatori della Exel University di Filadelfia, lo starnuto viaggerebbe invece fino ai 320 km/h.

Meccanismo fisiologico dello starnuto umano

Lo starnuto è un atto indotto dall’attivazione di un riflesso trigeminale. Fibre sensitive del nervo trigemino infatti si distribuiscono anche alla mucosa delle cavità nasali ed alla mucosa di parte delle alte vie respiratorie; la stimolazione (ad esempio da parte di piccoli corpi estranei, quali polvere o pollini) di tali fibre induce la loro attivazione. Esse scaricano i loro impulsi sui neuroni del nucleo sensitivo principale del trigemino, che recluta selettivamente il centro respiratorio bulbare localizzato nell’area reticolare parvicellulare della colonna parasagittale laterale della formazione reticolare e motoneuroni del nucleo ambiguo vagale. Nel primo caso, le proiezioni sono dirette a motoneuroni midollari deputati all’innervazione del muscolo diaframma e dei muscoli intercostali; nel secondo caso, si tratta di motoneuroni deputati all’innervazione della muscolatura (striata) laringea e faringea. Il risultato è quindi la violenta espulsione dell’aria contenuta nei polmoni e la contrazione coordinata della muscolatura laringea e faringea.

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Perché si starnutisce guardando il sole?

Circa il 30% della popolazione, inizia a starnutire ripetutamente (starnuto parossistico) quando passa dall’oscurità a una luce sufficientemente forte oppure a quella del sole: si parla in questo caso anche di “riflesso eliociliosternuteogenico“, anche chiamato “starnuto riflesso fotico“, o “fotoptarmosi” o “sindrome ACHOO” (acronimo da Autosomal dominant Compelling Helio-Ophthalmic Outburst). Tale riflesso, noto fin dai tempi degli antichi greci, è il risultato di una condizione genetica a trasmissione autosomica dominante che porta ad una alterazione delle vie nervose che collegano il collicolo superiore alla porzione contenuta nel mesencefalo del nucleo del nervo trigemino. Altri ricercatori sostengono che le cause siano da imputarsi a una maggiore attivazione della corteccia visiva, correlata con l’attivazione del lobo dell’insula e dell’area somestesica secondaria.

Perché si chiudono gli occhi quando si starnutisce?

Avete mai provato a starnutire tenendo gli occhi aperti? Inutile provarci: è impossibile, motivo per cui gli starnuti sono pericolosi mentre si svolgono attività lavorative pericolose, o anche solo mentre si guida una automobile. Per quale motivo di verifica la chiusura degli occhi? Come abbiamo visto lo starnuto può emettere aria e particelle liquide/solide ad oltre 100 km all’ora, e ciò è possibile perché in concomitanza con lo starnuto i muscoli respiratori comprimono il torace e le vie respiratorie si chiudono, facendo alzare la pressione nei polmoni a tal punto che, nel momento dello starnuto, l’aria viene emessa in modo violentissimo. Quando accade ciò tanti muscoli sono coinvolti, anche quelli facciali che immediatamente provocano la chiusura degli occhi in modo da proteggerli da una spinta esagerata: sappiate che un semplice starnuto, se non si chiudessero le palpebre, potrebbe far uscire i vostri occhi dalle orbite!

Perché si starnutisce due o tre volte di seguito?

Tutti noi lo sappiamo: uno starnuto non viene quasi mai da solo. Spesso il fenomeno si ripete due, tre anche quattro volte di seguito. Per quale motivo? Perché tale ripetizione aumenta le possibilità di rimuovere efficacemente l’ostacolo, l’oggetto irritante o i patogeni. Ad esempio, per espellere adeguatamente un agente irritante, per prima cosa bisogna smuoverlo dal naso (primo starnuto), successivamente è necessario portalo verso la punta del naso (secondo starnuto), per poi buttarlo fuori (terzo ed eventuale quarto starnuto).

Starnutire fa male al cuore? La sincope da starnuto

Poco prima di starnutire si tende a respirare a fondo facendo aumentare la pressione nel torace e ciò inibisce brevemente il flusso sanguigno verso il cuore, fatto che può abbassare la pressione del sangue ed accelerare il battito cardiaco. Nell’espirare, però, la pressione sanguigna aumenta e il battito cardiaco rallenta. Al tempo stesso, starnutire stimola il nervo vago che dal cervello si estende fino all’addome: in genere quando il nervo vago viene stimolato il corpo reagisce riducendo il battito cardiaco. Si tratta comunque di un effetto minimo (che si verifica anche con tosse e conati di vomito) che rallenta il cuore per una frazione di secondo, fatto che, in soggetti sani, non determina alcun problema. In casi estremamente rari, tuttavia, starnutire può rallentare il battito o abbassare la pressione fino a far perdere i sensi al soggetto predisposto: un fenomeno noto come sincope da starnuto. Inoltre chi ha un’anomalia cardiaca congenita o assume farmaci che influiscono sul battito cardiaco, come i betabloccanti, può avere una reazione esagerata a starnuti e tosse.

Perché si dice “salute” quando una persona starnutisce?

L’abitudine di dire “salute” a chi starnutisce, sembrerebbe derivare da una usanza tipica degli antichi romani, i quali auguravano “salus” o “salve” a chi compiva l’atto.

Cosa fare se si continua a starnutire?

Alcuni rimedi naturali per smettere di starnutire sono i seguenti:

  • La tua dieta quotidiana dovrebbe includere alimenti ricchi di vitamina C, come agrumi e ortaggi. La vitamina C può contribuire a ridurre la produzione di istamina nel corpo, e quindi controllare gli starnuti. Quando si soffre di un raffreddore comune, bere un bicchiere di limonata o di succo d’arancia può dare una buona dose di vitamina C.
  • Molte persone bevono il the d’ortica per ridurre l’infiammazione nelle vie nasali, ma gli integratori a base di ortica sono molto più efficaci per smettere di starnutire.
  • La tua dieta dovrebbe includere anche verdure che contengono bioflavonoidi, che hanno lo stesso potenziale della vitamina C. Le sue proprietà antiossidanti controllano l’istamina prodotta dal corpo e quindi riducono gli starnuti.
  • Passare l’aspirapolvere con una certa regolarità a casa può aiutare a sbarazzarsi di allergeni come gli acari della polvere e i peli di animali, che possono causare gli starnuti.
  • Molte persone sono allergiche ai peli di animali quali gatti e cani, che possono causare gravi reazioni allergiche. E’ quindi importante lavare con frequenza gli animali di casa per tenerli puliti.
  • Le persone allergiche a polline e fumo dovrebbero coprire sempre il loro naso mentre si trovano all’aperto, per evitare che questi fastidiosi allergeni passino dalle vie nasali.
  • I filtri dei sistemi di aria condizionata dovrebbero essere lavati con acqua almeno una volta al mese.
  • Gli alimenti ricchi di aglio aiutano a migliorare il sistema immunitario e contribuire a ridurre allergie varie e quindi smettere di starnutire.

I metodi descritti sopra su come smettere di starnutire, in molti casi sono solo dei palliativi che possono non risolvere il problema: se gli starnuti continuano in modo anormale, si dovrà contattare il medico che individuerà la causa a monte che li provoca e la curerà in modo adeguato.

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Differenze tra Fluimucil e Fluibron

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO RAFFREDDORE RINITE INFLUENZA FEBBRE TOSSE MAL DI GOLA SINUSITE FREDDO NASO CHE COLA BAMBINI BIMBI (4)Sia Fluimucil Mucolitico® che Fluibron® sono farmaci espettoranti – mucolitici, indicati quindi per il trattamento delle malattie dell’apparato respiratorio caratterizzate da un aumento della produzione di muco denso e viscoso (ipersecrezione densa e vischiosa) e da tosse grassa (produttiva): fluidificando il catarro – riducendo la viscosità del muco –  questi medicinali ne favoriscono l’eliminazione da trachea e bronchi all’esterno (espettorazione).

IMPORTANTE: quelle contenute in questo articolo costituiscono solo indicazioni generali. Consultare sempre il foglietto illustrativo contenuto nella confezione del farmaco o chiedere consiglio al proprio medico curante, prima di assumere qualsiasi farmaco.

Quali sono i principi attivi di Fluimucil Mucolitico e Fluibron?

Il Fluimucil Mucolitico contiene il principio attivo N-acetilcisteina, mentre il Fluibron contiene Ambroxolo (lo stesso presente anche nel Mucosolvan). Quindi pur essendo entrambi mucolitici, Fluimucil Mucolitico e Fluibron sono farmacologicamente diversi, con effetti collaterali e controindicazioni diverse.

Leggi anche: Perché ci viene la febbre e perché non dobbiamo aver paura di lei

Controindicazioni generali che valgono sia per Fluimucil Mucolitico che per Fluibron

Non assumereassumere Fluimucil Mucolitico o Fluibron:

  • in caso di allergia al principio attivo, a sostanze simili o ad uno qualsiasi degli altri componenti di questo medicinale;
  • in caso di gravidanza o allattamento al seno, salvo indicazione del medico.

Farmaci antitussivi e Fluimucil Mucolitico non devono essere assunti contemporaneamente poiché la riduzione del riflesso della tosse potrebbe portare ad un accumulo delle secrezioni bronchiali.

IMPORTANTE: Fluimucil Mucolitico non deve essere somministrato nei bambini di età inferiore ai 2 anni per il trattamento di problemi respiratori perchè può ostruire i bronchi e impedire la normale respirazione.

Come prendere Fluimucil Mucolitico e dosaggio

Posologia negli adulti:

  • Fluimucil Mucolitico 200 mg granulato per soluzione orale (con o senza zucchero): 1 bustina di Fluimucil Mucolitico 200 mg granulato per soluzione orale o 2 bustine di Fluimucil Mucolitico 100 mg 2–3 volte al giorno.
  • Fluimucil Mucolitico 200 mg, compresse orosolubili e compresse effervescenti: 1 compressa 2–3 volte al giorno.
  • Fluimucil Mucolitico 100 mg/5 ml, sciroppo: 10 ml di sciroppo (1 misurino), pari a 200 mg di N–acetilcisteina, 2–3 volte al giorno.
  • Fluimucil Mucolitico 600 mg/15 ml sciroppo, Fluimucil Mucolitico 600 mg compresse effervescenti e Fluimucil Mucolitico 600 mg granulato per soluzione orale senza zucchero: un misurino da 15 ml o una compressa effervescente o una bustina (preferibilmente la sera).

Eventuali aggiustamenti della posologia per gli adulti possono riguardare la frequenza delle somministrazioni o il frazionamento della dose ma devono comunque essere compresi entro il dosaggio massimo giornaliero di 600 mg.

Posologia nei bambini di età superiore ai 2 anni (non somministrare PRIMA dei due anni di età):

  • Fluimucil Mucolitico 100 mg granulato per soluzione orale (con o senza zucchero): 1 bustina da 2 a 4 volte al giorno, secondo l’età.
  • Fluimucil Mucolitico 100 mg/5 ml, sciroppo: ½ misurino di sciroppo (5 ml), pari a 100 mg di N–acetilcisteina, da 2 a 4 volte al giorno secondo l’età.

La durata della terapia nei bambini è da 5 a 10 giorni nelle forme acute e nelle forme croniche andrà proseguita, a giudizio del medico, per periodi di alcuni mesi.

Modo di somministrazione:

  • Granulato per soluzione orale: sciogliere il contenuto di una bustina in un bicchiere contenente un po’ d’acqua mescolando al bisogno con un cucchiaino. Si ottiene così una soluzione gradevole che può essere bevuta direttamente dal bicchiere oppure, nel caso di bambini piccoli, essere data a cucchiaini o nel biberon. La soluzione va assunta appena pronta.
  • Compresse orosolubili: mantenere la compressa nella cavità orale fino al completo scioglimento della stessa.
  • Sciroppo: agitare prima dell’uso ed usare il dosatore per assumere la dose indicata dalla posologia. Una volta aperto, lo sciroppo ha una validità di 15 giorni.
  • Compresse effervescenti: sciogliere una compressa in un bicchiere contenente un pò d’acqua mescolando al bisogno con un cucchiaino. Per facilitare la fuoriuscita della compressa si raccomanda l’apertura a strappo del blister, utilizzando le tacche laterali.

Come assumere Fluibron e dosaggio

La dose iniziale di Fluibron 15 mg/5 ml sciroppo è di 10 ml di sciroppo 3 volte al giorno, salvo diversa indicazione del medico; successivamente 5 ml 3 volte al giorno. Per i bambini fare riferimento a questi dosaggi:

  • Bambini da 2 a 5 anni: la dose è di 2,5 ml di sciroppo, 3 volte al giorno, salvo diversa indicazione del medico.
  • Bambini oltre i 5 anni: la dose è di 5 ml di FLUIBRON sciroppo, 3 volte al giorno, salvo diversa indicazione del medico. Non superi le dosi consigliate.

Relativamente al modo di somministrazione di Fluibron sciroppo, usare il misurino con tacche graduate a 10 ml, 5 ml e 2,5 ml, che si trova nella confezione per assumere la dose corretta. Consultare il medico se dopo l’assunzione si verificano sintomi particolari.

La dose iniziale di Fluibron 30 mg compresse è di 1 compressa 3 volte al giorno; la dose di mantenimento è di 1 compressa 2 volte al giorno.

Leggi anche: Differenze tra Mucosolvan e Bisolvon

Effetti collaterali di Fluimucil Mucolitico

Come tutti i medicinali, anche il Fluimucil Mucolitico può causare effetti indesiderati, tra cui:

  • reazioni allergiche (ipersensibilità);
  • mal di testa (cefalea);
  • ronzio all’orecchio (tinnito);
  • aumento della frequenza dei battiti del cuore (tachicardia);
  • vomito;
  • diarrea;
  • infiammazione della bocca (stomatite);
  • dolore addominale;
  • nausea;
  • irritazioni della pelle (orticaria, eruzione cutanea);
  • gonfiore dovuto ad accumulo di liquidi intorno alla bocca e agli occhi (angioedema);
  • prurito;
  • febbre (piressia);
  • pressione arteriosa ridotta.

Effetti collaterali di Fluibron

Come tutti i medicinali, anche il Fluibron può causare effetti indesiderati sebbene non tutte le persone li manifestino, tra cui:

  • prurito;
  • macchie sulla cute (orticaria, rash cutaneo);
  • gonfiore (angioedema) del viso, degli occhi, delle labbra e/o della gola con difficoltà di respirazione, dovuti ad allergia (ipersensibilità);
  • alterazione o diminuzione del senso del gusto (disgeusia);
  • diminuzione della sensibilità (ipoestesia) della bocca e della faringe (cavo orale);
  • nausea;
  • vomito;
  • diarrea;
  • difficoltà di digestione (dispepsia);
  • dolori dell’addome;
  • secchezza della bocca;
  • mal di testa;
  • ostruzione delle vie respiratorie (bronchi);
  • gola secca.

Leggi anche: Differenza tra tosse secca, grassa, cronica e con catarro

Posso assumere Fluimucil Mucolitico e Fluibron insieme?

No, non assumere i due farmaci insieme contemporaneamente. In caso di dubbio chiedere al medico.

Quale dei due è più efficace?

Sia l’N-acetilcisteina che l’Ambroxolo sono principi attivi estremamente efficaci come espettoranti-mucolitici, quindi – salvo diverso parere medico che può dipendere ad esempio da eventuali allergie – sia Fluimucil Mucolitico che Fluibron possono essere usati in caso di tosse grassa.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Lo sciroppo per la tosse e/o per il catarro vanno presi prima o dopo i pasti?

MEDICINA ONLINE VIRUS BATTERI INFLUENZA RAFFREDDORE TEMPERATURA STARNUTO EBOLA TRASMISSIONE MORTE SINTOMI STARNUTO CONTATTOGli sciroppi per la tosse e per il catarro (sedativi, fluidificanti e mucolitici come Mucosolvan® e Bronchenolo®) vanno assunti prima o dopo i pasti? 

Salvo indicazione specifica del medico, il momento di assunzione è indifferente: tali farmaci possono essere infatti assunti prima o dopo i pasti, preferibilmente mezz’ora prima del pasto o mezz’ora dopo il termine del pasto.

Se necessario è possibile assumere lo sciroppo anche poco prima di andare a dormire. In caso di dubbio, fate riferimento alle modalità di assunzione descritte sul foglietto illustrativo allegato al farmaco o chiedere informazioni al proprio medico curante.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Differenza tra termometro digitale, analogico e ad infrarossi

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma FEBBRE ALTA QUANDO MEDICO Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina GluteiTanto per cominciare, il termine “digitale” indica una misurazione in cui i dati ricevuti vengono espressi in cifre ben definite e tanto più alta è l’approssimazione al dato originale e maggiormente precisa sarà la misurazione. In un termometro digitale la temperatura viene restituita con una cifra sul display, cifra generalmente approssimata ai numeri decimali, ad esempio 38,6°C o 39,2°C.

I moderni termometri digitali, usano gli infrarossi per determinare la temperatura del paziente e possono effettuare anche a distanza, senza contatto, e ciò risulta particolarmente utili in bambini e neonati.

Il termine “analogico” invece indica una misurazione che restituisce il valore assoluto di ciò che si misura: l’indicatore si ferma in un punto e quello è esattamente il valore misurato, senza che si debba usare un codice di lettura, il dato arriva e si riproduce per analogia. In un termometro analogico la temperatura viene restituita dal punto in cui il materiale, interno al termometro stesso, si ferma lungo la scala di misurazione, restituendo virtualmente un numero infinito di risultati tra una tacca e l’altra. Pur essendo dal punto di vista puramente tecnico, più precisi, i termometri analogici tendono a restituire un valore di lettura più difficile per persone meno pratiche o che non vedono bene, mentre invece un termometro digitale è di più facile lettura. Il materiale interno del termometro analogico una volta era costituito da mercurio, sostituito dal 2009 con leghe diverse (Gallio, Indio e Stagno).

Quale termometro scegliere?

I termometri a cristalli liquidi, strisce di plastica che misurano la temperatura quando appoggiate sulla fronte, non sono raccomandabili per la bassa affidabilità dovuta alla scarsa precisione. I termometri a raggi infrarossi sono di tre tipi: quelli auricolari, grazie alla speciale forma a cono, una volta inseriti nell’orecchio, rilevano la temperatura del timpano. Fra i vantaggi si possono elencare la rapidità (due secondi circa), la facilità d’uso, l’innocuità e l’accettabilità da parte del paziente, ma, per contro, vanno impiegati con molta cautela, soprattutto nei bambini piccoli: se non utilizzati correttamente possono infatti determinare letture errate (anche di qualche grado). Proprio per la scarsa affidabilità, questi termometri non risultano raccomandabili. I termometri digitali, caratterizzati da un display in cui si visualizza la temperatura, rappresentano probabilmente la scelta migliore perché coniugano un’elevata affidabilità ad un basso costo. Possono essere impiegati sia per via rettale (se hanno sonda flessibile) sia per via orale e ascellare.

I migliori prodotti per il benessere in caso di febbre, influenza e raffreddore

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, utilissimi in caso di febbre, influenza e raffreddore. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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Perché i termometri in mercurio non possono più essere usati?

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Gradatamente i termometri sono stati quindi sostituiti da termometri diversi come quelli che contengono all’interno del capillare una lega di Gallio, Indio e Stagno chiamata “Galinstan”. Questo composto si presenta come un metallo fluido a temperatura ambiente e con caratteristiche simili al mercurio per quanto riguarda la dilatazione al variare della temperatura.

Non è tossico e risulta quindi sicuro per l’ambiente, tanto che può essere smaltito con i normali rifiuti domestici. Il termometro a Galinstan è in grado di effettuare misure accurate della temperatura nelle diverse sedi corporee (ascellare, anale, orale) in circa 3 minuti, tempo necessario al liquido per risalire il capillare, un tempo ritenuto ragionevole per gli impieghi normali di questo tipo di termometri.

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Differenza tra misurazione della febbre orale, cutanea e rettale

MEDICINA ONLINE FEBBRE RAFFREDDORE TOSSE INFLUENZA ADULTI BAMBINI LETTO TERMOMETRO DIGITALE INFRAROSSI MERCURIO MISURARE TEMPERATURA PIRESSIA CALDO CALORE DIFFERENZE TACHIPIRINA PARACETAMOLO MEDICINE.jpgLa febbre è uno stato patologico temporaneo che comporta un’alterazione del sistema di termoregolazione ipotalamica e una conseguente elevazione della temperatura corporea al di sopra del valore considerato normale (circa 37 gradi per l’uomo). La febbre può essere misurata in tre diverse modalità, tutte attendibili se ben praticate e usando un termometro di buona qualità, tradizionale o ad infrarossi. Le tre modalità restituiscono la stessa temperatura corporea e sono le seguenti:

  1. Misurazione orale. Per misurare la temperatura in bocca, il termometro va messo sotto la lingua o tra le gengive e la guancia: sono necessari 2-3 minuti. Non vanno ingeriti alimenti caldi o freddi prima della misurazione.
  2. Misurazione cutanea. Per rilevare la temperatura sotto le ascelle o anche nelle pieghe dell’inguine, il termometro va tenuto per 4 minuti, avendo cura di asciugare la parte nel caso fosse sudata. Prima di misurarla non vanno applicati impacchi freddi o la borsa del ghiaccio.
  3. Misurazione rettale. Se si decide di misurare la febbre nel retto si deve acquistare il termometro apposito, dotato di un bulbo più lungo e sottile di quello usato per le altre misurazioni. Il termometro va introdotto per circa 3-4 cm e tenuto per 1 minuto. Questo metodo di misurazione della temperatura non è indicato in caso di emorroidi o di altre infiammazioni della zona. Va tenuto in considerazione che la temperatura del retto è di circa 0,5°C più alta rispetto a quella orale e a quella ascellare.

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