Complesso di inferiorità: caratteristiche, conseguenze, esempi, cure

MEDICINA ONLINE ODIO CHI STA FERMO COME CORRERE JUDGE OTHER PEOPLE OPINIONS BULLISMO TRISTE LAVORO MOBBING GIUDICARE EMOZIONI VITA PERSONE FACEBOOK SOCIAL NETWORK HATERS HATE WALLPAPER PHOTO PICTURE HD HI RESCon “complesso di inferiorità” (in inglese “inferiority complex”) si indica una forma di complesso caratterizzata da una mancanza di autostima e da una profonda sensazione di essere meno importanti degli altri e non all’altezza in una o più determinate circostanze, ad esempio in campo professionale, sociale, fisico o sportivo. Il complesso di inferiorità è spesso un sentimento inconscio, ma in alcuni casi il soggetto può rendersi conto di averlo. Al complesso di inferiorità si contrappone il complesso di superiorità: pur apparentemente diametralmente opposti, i due complessi rappresentano tuttavia due facce della stessa medaglia ed hanno alcuni meccanismi eziologici in comune.

Cos’è un complesso?

Ricordiamo al lettore che con “complesso” in psicologia si intende il risultato finale di una serie di sentimenti di coscienti/non coscienti in genere sgraditi, inevitabili, arrecanti incertezze ed ansie, non alterabili attraverso il ragionamento logico. In parole semplici il soggetto viene portato a convincersi di un determinato fatto in base a sensazioni fallaci (spesso irrealistiche, ingigantite o del tutto inventate) e nessun ragionamento logico riesce a convincerlo facilmente del contrario. Nel caso del complesso di inferiorità, ad esempio, il soggetto viene portato a convincersi di essere inferiore ai propri colleghi di lavoro in base a sensazioni (“i colleghi mi guardano strano e mi isolano sempre perché pensano che io sia strano e meno capace di loro”) ed è difficile convincerlo del fatto che in realtà i colleghi non lo stiano realmente “guardando male ed isolando”.

Conseguenze

Il complesso di inferiorità porta la persona colpita a sentirsi inferiore rispetto agli altri e quindi incapace di credere al raggiungimento di un obiettivo in campi diversi, ad esempio lavorativo. Il soggetto si convince che gli altri siano persone più preparate, determinate, brillanti di lui, in una parola sola: “migliori di lui”. Ciò porta il soggetto ad avvicinarsi alla competizione con gli altri già con la sensazione di “partire sconfitto” e tale sensazione lo porta a competere in modo oggettivamente peggiore degli altri e quindi ad uscire sconfitto realmente, in una sorta di “profezia che si auto-avvera”. Nei casi più gravi il soggetto può arrivare ad isolarsi dagli altri, soffrire di depressione, attacchi di panico e idee suicidarie. In altri casi il soggetto può compensare alle proprie carenze fisiche o sociali vere o presunte, con un comportamento sociale scorretto o eccessivamente aggressivo o prepotente, ad esempio mentendo sui propri guadagni, abusando del proprio livello di potere sul lavoro, raccontando bugie su eventi della propria vita, trattando male gli altri ed arrivando, in alcuni casi, a veri e propri comportamenti antisociali. Questa forma di compensazione è tipica della sindrome di Napoleone.

Il complesso di inferiorità porta a quello di superiorità

Abbiamo precedentemente detto che al complesso di inferiorità si contrappone il complesso di superiorità e che pur apparentemente diametralmente opposti, i due complessi rappresentano tuttavia due facce della stessa medaglia ed hanno alcuni meccanismi eziologici in comune. E’ interessante notare, infatti, come spesso alla base di un sentimento di superiorità e di voglia di dimostrare a tutti i costi di essere migliore delle altre persone, ci sia proprio un sentimento di inferiorità verso gli altri, che il soggetto inconsciamente compensa con un eccesso di autostima. In parole semplici: quanto più il soggetto egli mostra all’esterno di “essere migliore”, tanto meno inconsciamente sente nel profondo di “essere davvero migliore”. Il complesso di superiorità diventa in pratica una maschera che copre le proprie vulnerabilità. Una delle possibili conseguenze di un complesso di inferiorità è quindi proprio il complesso di superiorità.

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Caratteristiche

Il complesso di inferiorità ha due caratteristiche fondamentali, che sono la mancanza di
autostima e la profonda sensazione di non sentirsi all’altezza di una o più situazioni. Esistono altre caratteristiche che generalmente interessano il soggetto con complesso di inferiorità, tra cui:

  • incapacità di perdonare i propri errori;
  • ingigantire i propri errori e le proprie mancanze;
  • minimizzare i propri successi e qualità;
  • invidia nei confronti degli altri, che sono visti come competitor temibili;
  • difficoltà nel costruire relazioni con gli altri, specie se il soggetto compete con loro in uno o più campi;
  • difficoltà nel gestire le proprie reazioni emotive;
  • prendere ogni commento, azione o situazione sul personale, dandone un’interpretazione negativa;
  • avere sentimenti di paranoia;
  • ingigantire i pregi degli altri;
  • tendere al perfezionismo e non essere mai contenti dei propri risultati, che sono visti come di cattiva qualità o comunque inferiore alla qualità offerta da altri;
  • nascondersi dagli altri per non essere giudicati;
  • giudicare negativamente le scelte importanti della propria vita, mentre le scelte degli altri sono viste come vincenti.

Il soggetto può inoltre soffrire di sindrome da abbandono ed avere un partner narcisista.

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Età di insorgenza

Il complesso di inferiorità può sviluppare a qualsiasi età, anche se tende a svilupparsi maggiormente in bambini e adolescenti, e tra i 30 ed i 60 anni.

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Cause

Tra le cause che possono determinare il complesso di inferiorità negli adulti, ci sono:

  • ripetuti fallimenti che portano a scoraggiamento;
  • incapacità di iniziare una nuova sfida per paura di fallire;
  • bassa autostima;
  • bassa estrazione socio-economica;
  • bassa statura;
  • calvizie;
  • aspetto esteticamente poco piacevole;
  • genitori o consorte che hanno avuto maggiore successo nello stesso ambito lavorativo;
  • avere una deformazione fisica;
  • ripetute umiliazioni sul lavoro o nella cerchia di amici e parenti.

Tra le cause che possono determinare il complesso di inferiorità in bambini ed adolescenti, ci sono:

  • avere un carattere introverso e sensibile;
  • subire eccessive aspettative da parte dei genitori;
  • subire un eccesso di critica da parte dei genitori;
  • avere scarsi risultati scolastici e sportivi;
  • avere una bassa statura;
  • avere un aspetto esteticamente poco piacevole (in particolare obesità);
  • avere una deformazione fisica;
  • avere uno scarso successo nei rapporti amorosi e nelle dinamiche di gruppo;
  • subire ripetuti atti di bullismo;
  • l’abuso da parte dei genitori.

Non si sa esattamente il motivo per cui alcuni sviluppano questo complesso ed altri no: probabilmente il complesso di inferiorità può essere influenzato da carattere, genetica ed esperienze personali. Persone con carattere introverso e schivo, con famigliari con complesso di inferiorità o che hanno nella propria vita subito ripetute umiliazioni (bullismo, licenziamenti, scarsi risultati sportivi, incapacità di mantenere economicamente la propria famiglia), sono maggiormente a rischio di sviluppare il complesso di inferiorità.

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Esempi

Tipicamente un adulto con complesso di inferiorità può pensare di aver raggiunto scarsi risultati lavorativi e di conseguenza sociali ed economici. Un adulto con complesso di inferiorità potrebbe sentirsi inadeguato nella gestione dei figli e vedere il partner come un genitore migliore di sé stesso. Un giovane adulto di bassa statura o con calvizie potrebbe avere invidia verso gli altri, visti come più affascinanti, belli e vincenti. Un bambino o un adolescente potrebbe invece pensare di essere meno capace dei propri compagni di classe nelle attività intellettive e/o sportive, oppure sentirsi meno esteticamente piacevole o meno simpatico rispetto ad altri elementi del gruppo, oppure sentire di avere uno scarso seguito di seguaci sui social come Instagram.

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Sentimento di inferiorità primario e secondario

Alfred Adler (psichiatra, psicoanalista, psicologo e psicoterapeuta austriaco attivo tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900) nel suo studio di psicologia individuale, ha fatto una distinzione tra i sentimenti di inferiorità primarie e secondarie:

  • sentimento di inferiorità primario: è insito in un bambino ed è frutto di debolezza o di confronti vari con fratelli, amici o anche adulti;
  • sentimento di inferiorità secondario: riguarda un adulto e la sua incapacità di raggiungere l’obiettivo finale con sicurezza dei propri mezzi. In questo caso subentrano meccanismi maggiormente vicini al subconscio e nell’adulto potrebbero anche insorgere sentimenti negativi come la depressione o condotte nevrotiche.

Cure

La psicoterapia rappresenta la cura principale. Se si associano malattie psichiatriche come la depressione, farmaci antidepressivi come gli SSRI potrebbero essere indicati.

Consigli

Oltre alle cure, è importante che il soggetto si sforzi di valutare i propri pensieri da un punto di vista razionale, ad esempio facendo una lista dei propri pregi e dei propri difetti ed analizzando se sono reali, ingigantiti o solo immaginati. Esistono elementi oggettivi a supporto della presenza del difetto? La cosa importante è essere il più specifici possibile, cercando di capire se tali elementi siano oggettivi o solo immaginati. E’ importante poi fare una lista dei propri successi e dargli il giusto peso. Il passo successivo sarà ovviamente quello di coltivare la propria autostima, che è importante per risolvere il complesso di inferiorità. Per farlo, vi consigliamo di:

  • analizzare i propri errori ed imparare a perdonarli;
  • dare il giusto peso ai propri errori ed alle proprie mancanze;
  • dare il giusto peso ai propri successi e qualità;
  • non invidiare gli altri;
  • non vedere gli altri come presone necessariamente superiori;
  • valorizzarsi esteticamente (con trattamenti di bellezza, con diete, con indumenti adeguati alla propria linea…);
  • evitare di prendere ogni commento, azione o situazione sul personale;
  • cercare di vedere gli aspetti positivi dei propri difetti;
  • distinguere ciò che non può essere cambiato da quello che si può migliorare.

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