Quando l’uomo eiacula troppo presto: l’eiaculazione precoce, cause e cure

MEDICINA ONLINE ANSIA DA PRESTAZIONE SESSO TRISTE SESSUALE PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE PAURA TIMORE COPPIA MENTE PSICOLOGIA LETTO PENETRAZIONE MATRIMONIO FIDANZATI UOMO DONNA METODI CURA TERAPIA RIMEDI SEXL’eiaculazione precoce (EP) è uno dei problemi per il quale più frequentemente un paziente si rivolge al medico andrologo: nella nostra casistica rappresenta ben il 27% delle consultazioni, il che significa che quasi un terzo dei pazienti giunti da noi con problematiche eiaculatorie, hanno una eiaculazione precoce di varia gravità. Molto spesso, però, il problema medico sottostante è poco chiaro. La stima della prevalenza nella popolazione è molto variabile con un range fra il 4% e il 39%. L’EPe si può associare o meno con un deficit erettile. Nella nostra casistica non abbiamo osservato alcuna associazione significativa fra EP e disfunzione erettile.

Definizione di eiaculazione precoce

Poco chiara è la definizione di eiaculazione precoce: sostanzialmente, è l’incapacità di controllare il tempo eiaculatorio in modo tale da soddisfare la partner o il partner, ma questa definizione, anche se pratica, risulta poco rigorosa, perché – in questo senso – tutti i maschi di partner anorgasmiche dovrebbero allora essere definiti affetti da EP. Il DSM-IV lo definisce come una persistente o ricorrente attività eiaculatoria prima della o immediatamente susseguente alla penetrazione e prima che il soggetto lo voglia. Francamente insoddisfacenti sono anche definizioni basate sul numero degli atti di intromissione coitale, come quelle basate sui tempi di intromissione del pene, tutti parametri di difficile standardizzazione.

A tutto ciò si aggiunge il fatto che alcune volte l’eiaculazione è solo apparentemente precoce, perché il vero problema è una difficoltà ad ottenere un’erezione (disfunzione erettile). In caso di disfunzione erettile, quella che una volta veniva chiamata “impotenza”, è spesso necessaria una lunga stimolazione genitale per determinare un’erezione sufficiente alla penetrazione, quindi il conseguente tempo eiaculatorio, una volta effettuata la penetrazione, è troppo breve poiché la stimolazione genitale precedente alla penetrazione aveva già fin troppo a lungo stimolato l’apparato sessuale maschile.

Gravità e classificazione

L’eiaculazione precoce può avere vari livelli di gravità: una EP severa può essere caratterizzata dal fatto che l’eiaculazione può risultare talmente precoce da verificarsi prima dell’introduzione del pene nel partner maschile o femminile, rendendo di fatto impossibile il rapporto sessuale con penetrazione. Una classificazione dell’entità dell’EP in uso nel nostro ambulatorio è la seguente:

  • EP lieve se si verifica entro 60 secondi o dopo 10 spinte coitali;
  • EP media se l’eiaculazione si verifica entro 30 secondi o dopo 8 spinte coitali;
  • EP grave se l’eiaculazione si verifica entro 15 secondi o prima della penetrazione (ante portam).

L’EP può essere divisa in primaria e secondaria:

  • eiaculazione precoce primaria: la patologia è comparsa fin dall’inizio dell’attività sessuale, quindi il paziente non ha mai avuto rapporti sessuali normali;
  • eiaculazione precoce secondaria: il paziente ha avuto fin dall’inizio una attività sessuale normale e solo da un certo punto in poi la patologia è comparsa.

Punto di non ritorno e ansia

Siccome il processo eiaculatorio (fase di emissione e fase di eiaculazione) è inarrestabile una volta avviato, il maschio può controllare solamente le fasi precedenti la vera e propria eiaculazione. Esiste infatti un “punto di non ritorno” che, se raggiunto, non permette all’uomo di impedire l’espulsione di sperma. In genere l’uomo esperto impara a riconoscere nel tempo quale sia questo punto di non ritorno e capisce come rallentare o fermarsi prima che la stimolazione sessuale determini un suo superamento. Nella maggior parte dei casi vi è alla base dell’EP un’incapacità a riconoscere il corteo di sensazioni che precedono questo punto di non ritorno, ciò avviene per vari motivi, ad esempio:

  • perché il paziente è distratto da paure profonde che riguardano la prestazione sessuale (ansia da prestazione);
  • perché è “alle prime armi”;
  • perché è troppo eccitato a causa di un nuovo partner maschile o femminile, magari anche particolarmente attraente e “capace”;
  • perché è passato molto tempo dall’ultima eiaculazione;
  • perché i preliminari sono durati molto tempo ed al momento della penetrazione l’intero apparato sessuale era già stato troppo a lungo stimolato.

I tempi eiaculatori possono essere molto diversi anche in presenza o in assenza (autoerotismo) del partner. Uno studio ha dimostrato che quando i tempi eiaculatori di pazienti con EP erano misurati in laboratorio (ma non quando erano riportati anamnesticamente), essi erano molto inferiori al gruppo di controllo durante il coito, ma non durante l’autoerotismo.

MEDICINA ONLINE Relazione tra livelli di ansia libera misurata con test psicosometrico MHQ e presenza di eiaculazione precoce.jpg

Relazione tra livelli di ansia libera misurata con test psicosometrico MHQ e presenza di eiaculazione precoce

Come si vede nella figura qui in alto, nella nostra popolazione con EP i livelli di ansia libera, come valutata tramite un test psicometrico, erano superiori a quelli del resto del campione con problematiche sessuali, anche quando corretti per età. Quest’ultima è importante, perché tendono a consultare per EP, nel nostro centro, più pazienti giovani che anziani, forse perché questi ultimi si sono adattati al problema. Infatti, non sembra che l’EP migliori con l’età. Tradizionalmente l’EP, in particolare quella secondaria, è vista come un problema essenzialmente psicologico, e facili misure di psicoterapia cognitivo-comportamentale danno in genere ottimi risultati, come dimostrato anche dalla nostra casistica. Compito del terapeuta è di guidare il paziente (o la coppia), con l’ausilio di esercizi sessuali, a distinguere i vari momenti del processo eiaculatorio e perciò a controllarlo. Mancano però validi studi controllati col placebo sulla reale efficacia delle terapie comporta mentali nella EP.

Base organica della patologia

Nell’ambito dell’EP primaria, alcuni studi recenti hanno dimostrato che vi può essere anche una base organica del disturbo: infatti, è stato riportato in soggetti con EP primaria un aumento della sensibilità propriocettiva del glande, come misurato con biotesiometria peniena o da variazione dei potenziali somatosensitivi. La sensibilità del glande va normalmente a calare con l’età per atrofia del derma e la degenerazione dei corpuscoli del Pacini. Nei pazienti affetti da EP primaria questo calo legato all’età
è nettamente meno evidente. Perciò, in ausilio alla terapia comportamentale, se sospetta una base organica, il medico può considerare l’uso di dispositivi atti a ridurre la sensibilità del glande (uso di profilattici ritardanti, con o senza anestetici locali), che però non danno in genere risultati soddisfacenti. Uno studio recente, condotto
su una piccola popolazione di soggetti con EP (sia primaria che secondaria), ha dimostrato una interessante maggiore incidenza di prostatiti croniche batteriche nei pazienti rispetto ad un gruppo di controllo. Nessuno studio è però disponibile al momento sull’effetto di una terapia antibiotica nell’EP.

Terapia farmacologica dell’eiaculazione precoce

Può essere anche considerato l’utilizzo di farmaci che ritardano l’eiaculazione, quali la metoclopramide (antidopaminergico), e farmaci serotoninergici, quali la clomiprarnina (25-50 mg/die), la fluoxetina (20 mg/die), la paroxetina (20 mg/die) e la sertralina (50 mg/die). Quest’ultima classe di farmaci è senz’altro la più usata perché in diversi studi
controllati ha superato almeno del doppio l’efficacia del placebo. La clomipramina (25-50 mg/die) può essere il farmaco di scelta per il basso prezzo e l’elevata efficacia dei risultati.

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