Differenza tra TURV, TURB, TURBT e TURBC

ChirurgiaCon “Resezione Vescicale TransUretrale” (o “TURV”) in medicina si intende un intervento chirurgico endoscopico eseguito solitamente dopo la diagnosi di un tumore della vescica. Prevede l’utilizzo di uno strumento endoscopico inserito nella vescica attraverso il meato uretrale (l’apertura dell’uretra, attraverso cui l’urina fuoriesce) e pertanto non comporta alcuna incisione cutanea. Questo intervento viene spesso chiamato anche con altri acronimi, che purtroppo spesso tendono a confondere il paziente:

  • TURB (“trans-urethral resection of bladder) cioè resezione transuretrale della vescica;
  • TURBT (“trans-urethral resection of bladder tumor”) cioè resezione transuretrale del tumore della vescica;
  • TURBC (“trans-urethral resection of bladder cancer”) cioè resezione transuretrale del cancro vescicale.

Non fatevi ingannare dalla diversa terminologia: tutti quelli elencati sono sinonimi ed indicano lo stesso intervento endoscopico sulla vescica.

Attenzione però al “TURP” che invece indica un intervento diverso: non alla vescica bensì alla prostata.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Differenza tra cistoscopia e TURB

MEDICINA ONLINE CISTOSCOPIA CISTOSCOPIO RIGIDO FLESSIBILE TUBO URETRA BLADDER ANO PROSTATA VAGINA PENE MEATO ORIFIZIO GLANDE CLITORIDE SEDAZIONE ANESTESIA PREZZI MASCHILE FEMMINILE DIFFERENZA RENI PREPARAZIONE RISCHICos’è un cistoscopia?

Con “endoscopia” in medicina si indica in generale una tecnica diagnostica/terapeutica che usa un particolare strumento chiamato “endoscopio” (un tubo flessibile e mobile dotato di videocamera all’estremità che restituisce l’immagine su un monitor) per osservare tessuti dall’interno del corpo, raggiungibili dall’esterno tramite strutture anatomiche (bocca, naso, ano…) o piccole incisioni. Più specificatamente la “cistoscopia”  è un tipo particolare di endoscopia nella quale l’endoscopio – in questo caso chiamato cistoscopio o uretrocistoscopio – viene inserito attraverso il meato uretrale esterno (cioè lo sbocco dell’uretra alle sterno, che permette la fuoriuscita dell’urina proveniente dalla vescica). Il cistoscopio può essere rigido o flessibile e restituire l’immagine sia direttamente all’operatore, sia tramite monitor esterno. Una volta inserito, il cistoscopio risale a ritroso nell’uretra fino ad arrivare alla vescica: in questo modo può indagare l’interno dell’uretra e della vescica; proprio in virtù degli organi che indaga la cistoscopia prende anche il nome di “uretrocistoscopia“.

Perché si fa una cistoscopia?

La cistoscopia viene effettuata con lo scopo di diagnosticare, monitorare e trattare malattie che colpiscono la vescica e l’uretra. Può essere prescritta per risalire alla causa di sintomi a livello delle vie urinarie, nel percorso diagnostico per identificare o escludere la presenza di infiammazioni (cistiti), calcoli alla vescica, tumori alla vescica o iperplasie prostatiche. Inoltre la possibilità di inserire appositi strumenti nel cistoscopio permette di utilizzare la cistoscopia anche per diagnosticare (tramite biopsia) ed eventualmente trattare malattie alla vescica, ad esempio per rimuovere tumori molto piccoli. Può infine essere usata per la diagnosi di una stenosi (restringimento) dell’uretra.

Cos’è una TURB?

Con “resezione vescicale transuretrale” (anche chiamata “TURB” o “TURV”) in medicina si intende un intervento chirurgico endoscopico eseguito solitamente dopo la diagnosi di un tumore della vescica. Prevede l’utilizzo di uno strumento endoscopico inserito nella vescica attraverso il meato uretrale (l’apertura dell’uretra, attraverso cui l’urina fuoriesce) e pertanto non comporta alcuna incisione cutanea.

Perché si fa una TURB?

La TURB viene eseguita principalmente in presenza di una neoplasia vescicale che si evidenzia generalmente come una neoformazione aggettante in vescica.

Concludendo: una cistoscopia è una tecnica principalmente diagnostica che prevede l’uso dell’endoscopio ad uso di diagnosi; la TURB è invece una tecnica operatoria che si serve dell’endoscopia ad uso terapeutico.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Resezione vescicale transuretrale (TURB): quando si fa ed effetti collaterali

MEDICINA ONLINE CHIRURGO CHIRURGIA OPERAZIONE CHIRURGICA TERAPIA ASPORTAZIONE BISTURI SALA OPERATORIA TUMORE CANCRO SUTURA MASSA TUMORALE STADIAZIONE MAMMELLA POLMONI TECNICA GENERALE ADDOMINALE BIOPSIA AGOASPIRATOCon “resezione vescicale transuretrale” (o “TURV”) in medicina si intende un intervento chirurgico endoscopico eseguito solitamente dopo la diagnosi di un tumore della vescica. Prevede l’utilizzo di uno strumento endoscopico inserito nella vescica attraverso il meato uretrale (l’apertura dell’uretra, attraverso cui l’urina fuoriesce) e pertanto non comporta alcuna incisione cutanea. Questo intervento viene spesso chiamato anche con i termini di TURB (“trans-urethral resection of bladder), TURBT (“trans-urethral resection of bladder tumor”) o TURBC (“trans-urethral resection of bladder cancer”).

I tumori della vescica rappresentano una patologia abbastanza frequente e originano dalle cellule epiteliali che costituiscono il rivestimento interno della vescica (epitelio vescicale o urotelio). Essi vengono distinti in due diversi gruppi in base alla profondità della loro crescita all’interno della parete vescicale:

  1. tumori superficiali: si estendono solo nei primi strati della parete;
  2. tumori infiltranti: sono in grado di crescere negli strati più profondi dove è presente il tessuto muscolare vescicale.

Dopo la diagnosi di un tumore vescicale (che di solito avviene mediante la cistoscopia ambulatoriale), il passo successivo per tutti i pazienti in buone condizioni di salute è rappresentato dall’intervento endoscopico di TURV. La TURV ha un duplice scopo:

  1. rimuovere il tumore in modo completo (quando possibile);
  2. stadiare il tumore: ovvero indicare l’entità della crescita all’interno della parete – permettendo quindi di capire se il tumore è superficiale o infiltrante – e identificare il grado di differenziazione cellulare (o grading).

In presenza di un tumore vescicale superficiale la TURV ha un ruolo terapeutico e il paziente – salvo alcune eccezioni – viene considerato guarito e può essere avviato al follow up senza ricorrere ad ulteriori interventi. In questi casi vengono spesso eseguite successive terapie mediche endovescicali con lo scopo di ridurre il rischio di recidive tumorali.

Al contrario, se in seguito alla TURV la stadiazione del tumore ha consentito di individuare una neoplasia infiltrante, il paziente dovrà essere valutato per eseguire un successivo intervento chirurgico a “cielo aperto” con rimozione completa della vescica (cistectomia radicale). In questo caso la TURV non ha un valore curativo ma consente la precisa stadiazione del tumore.

Leggi anche:

Gli strumenti utilizzati:

Lo strumento con cui si esegue questo intervento endoscopico si chiama resettore: si tratta di un tubo rigido metallico del diametro di circa 8-9 mm che viene inserito attraverso l’uretra fino ad arrivare all’interno della vescica.
Nella sua estremità endovescicale il resettore è dotato di una piccola ansa metallica che con il passaggio della corrente elettrica consente di tagliare (o “resecare”) piccole fette di tessuto.
La parte del resettore che rimane all’esterno del paziente presenta:

  • l’impugnatura per l’operatore (con la quale si può manovrare l’ansa),
  • la zona di ingresso e uscita dei liquidi di lavaggio,
  • i raccordi per l’ingresso della fonte luminosa e della corrente elettrica,
  • un oculare al quale viene collegata la telecamera che proietterà le immagini della vescica su un monitor.

Come avviene l’intervento di TURV?

L’intervento di TURV può essere eseguito in anestesia generale o in anestesia loco-regionale (spinale o peridurale). Il paziente è posto sul lettino operatorio a gambe divaricate sorrette da appositi supporti. L’urologo si posiziona tra le gambe del paziente. Lo strumento endoscopico appositamente lubrificato viene inserito sotto controllo visivo nell’uretra e fatto risalire fino a raggiungere l’interno della vescica. La vescica viene quindi distesa da un’ apposita soluzione irrigante e si procederà quindi all’identificazione e alla resezione del tumore vescicale (che può essere unico o multiplo). Il materiale asportato viene recuperato e inviato per l’esame istologico. Al termine della resezione si possono eseguire biopsie della base d’impianto del tumore o di altre zone vescicali di aspetto dubbio. Successivamente si procede all’elletrocoagulazione delle aree vescicali dove è stata eseguita la resezione in modo da cauterizzare i vasi sanguigni e ridurre il rischio di successivi sanguinamenti. Questa fase (chiamata emostasi) può essere eseguita mediante l’impiego di particolari anse del resettore a forma sferica o a forma di rullo. Al termine dell’intervento viene sempre posizionato un catetere vescicale. In casi particolari – in cui il tumore vescicale si trovi a livello di uno degli osti ureterali (ovvero il punto in cui l’uretere raggiunge la vescica) – può essere necessario posizionare anche un catetere ureterale o uno stent a doppia J.

Quanto dura una TURV?

La durata di questo intervento è variabile in relazione alle dimensioni e al numero delle neoformazioni: può richiedere solo alcuni minuti cosi come avere una durata superiore all’ora.

Il decorso postoperatorio:

Spesso nelle prime 24 ore dopo l’intervento si esegue un lavaggio continuo della vescica con soluzione fisiologica introdotta attraverso il catetere vescicale. Questo lavaggio riduce il rischio della formazione di coaguli di sangue all’interno della vescica. Il catetere viene solitamente rimosso nella seconda o terza giornata postoperatoria e successivamente – dopo aver verificato la normale ripresa della minzione e controllato il colore delle urine – il paziente potrà essere dimesso.

Quali sono le complicanze più comuni?

La TURV è un intervento generalmente associato a un basso rischio di complicanze. Le complicanze più frequenti sono:

  • Infezioni delle vie urinarie, prostatiti, orchi-epididimiti, febbre.
  • Sanguinamento vescicale (ematuria). In alcuni casi può richiedere trasfusioni di sangue; molto raramente può rendere necessario un secondo intervento endoscopico per coagulare la fonte del sanguinamento.
  • Perforazione della vescica. In alcuni casi può essere voluta nell’intento di rimuovere tumori profondi. Di solito si risolve spontaneamente mantenendo qualche giorno in più il catetere vescicale. In casi moto rari (soprattutto quando la perforazione avviene verso la cavità peritoneale) può richiedere un intervento chirurgico a cielo aperto con la sutura della breccia vescicale ed eventuale riparazione delle lesioni di altri organi coinvolti.
  • Lesioni uretrali: in genere si risolvono spontaneamente. I casi rari possono avere come esito tardivo una stenosi uretrale.
  • Lesioni degli osti ureterali: si verificano quando il tumore è localizzato in tale sede. In casi rari possono causare reflusso vescico-ureterale o stenosi ureterale con conseguente dilatazione della via urinaria a monte (“idro-uretero-nefrosi”).
  • Ritenzione urinaria: può essere causata dalla presenza di coaguli vescicali oppure da preesistenti cause ostruttive, come l’ipertrofia della prostata. SI risolve in genere spontaneamente.
  • Sindrome da riassorbimento: è una complicanza molto rara, possibile soprattutto per interventi di lunga durata, superiore all’ora. E’ dovuta al riassorbimento del liquido di lavaggio e può portare a complicanze anche severe come l’edema polmonare, l’insufficienza renale e l’edema cerebrale, che possono richiedere il trasferimento nel reparto di rianimazione.

Come per qualsiasi tipo di intervento chirurgico, esistono infine anche le complicanze relative all’anestesia e alle manovre ad essa collegate.

Il rischio di recidiva del tumore vescicale:

I tumori della vescica si distinguono dalla maggior parte delle altre forme tumorali per un’elevata tendenza a recidivare (ovvero a ripresentarsi a distanza di tempo) anche dopo un’asportazione completa. Questo evento non deve essere in alcun modo considerato una complicanza dell’intervento e non significa che il precedente intervento sia stato eseguito in modo errato o non completo. Questa tendenza alla recidiva deriva dal fatto che l’urotelio dei pazienti affetti da neoplasia vescicale presenta diffusamente delle alterazioni che predispongono la nascita del tumore.

Quando è necessario eseguire una seconda TURV?

In certe situazioni è utile eseguire un secondo intervento di TURV a distanza di poche settimane dal primo: si parla in questi casi di “TURV second-look”. Questo accade quando la prima TURV ha evidenziato la presenza di tumori con determinate caratteristiche:

  • neoplasie vescicali superficiali con infiltrazione dei tessuti sottoepiteliali (si definiscono di categoria T1),
  • neoplasie vescicali superficiali formate da cellule paricolarmente maligne (di grado G3).

Queste forme tumorali un po’ più pericolose richiedono pertanto una seconda resezione endoscopica per avere un’ulteriore conferma che il tumore sia stato asportato in modo completo.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Differenza tra cistoscopia e cistografia: vantaggi e svantaggi

MEDICINA ONLINE CISTOGRAFIA RAGGI X CISTOSCOPIA CISTOSCOPIO RIGIDO FLESSIBILE TUBO URETRA BLADDER ANO PROSTATA VAGINA PENE MEATO ORIFIZIO GLANDE CLITORIDE SEDAZIONE ANESTESIA PREZZI MASCHILE FEMMINILE.jpgCos’è un cistoscopia?

Con “endoscopia” in medicina si indica in generale una tecnica diagnostica/terapeutica che usa un particolare strumento chiamato “endoscopio” (un tubo flessibile e mobile dotato di videocamera all’estremità che restituisce l’immagine su un monitor) per osservare tessuti dall’interno del corpo, raggiungibili dall’esterno tramite strutture anatomiche (bocca, naso, ano…) o piccole incisioni. Più specificatamente la “cistoscopia”  è un tipo particolare di endoscopia nella quale l’endoscopio – in questo caso chiamato cistoscopio o uretrocistoscopio – viene inserito attraverso il meato uretrale esterno (cioè lo sbocco dell’uretra alle sterno, che permette la fuoriuscita dell’urina proveniente dalla vescica). Il cistoscopio può essere rigido o flessibile e restituire l’immagine sia direttamente all’operatore, sia tramite monitor esterno. Una volta inserito, il cistoscopio risale a ritroso nell’uretra fino ad arrivare alla vescica: in questo modo può indagare l’interno dell’uretra e della vescica; proprio in virtù degli organi che indaga la cistoscopia prende anche il nome di “uretrocistoscopia“.

Perché si fa una cistoscopia?

La cistoscopia viene effettuata con lo scopo di diagnosticare, monitorare e trattare malattie che colpiscono la vescica e l’uretra. Può essere prescritta per risalire alla causa di sintomi a livello delle vie urinarie, nel percorso diagnostico per identificare o escludere la presenza di infiammazioni (cistiti), calcoli alla vescica, tumori alla vescica o iperplasie prostatiche. Inoltre la possibilità di inserire appositi strumenti nel cistoscopio permette di utilizzare la cistoscopia anche per diagnosticare (tramite biopsia) ed eventualmente trattare malattie alla vescica, ad esempio per rimuovere tumori molto piccoli. Può infine essere usata per la diagnosi di una stenosi (restringimento) dell’uretra.

Cos’è una cistografia?

Con “cistografia” (anche detta cisto-uretrografia minzionale) si intende una procedura diagnostica radiologica che usa radiazioni ionizzanti (radiografia) ed un mezzo di contrasto inserito in vescica con un catetere vescicale, col fine di visualizzare l’apparato urinario maschile e femminile, cioè principalmente vescica e uretra, e studiarne lo stato e la funzionalità.

Perché si fa una cistografia?

Una cistografia viene comunemente usata quando il medico, in base ai sintomi riferiti dal paziente, sospetta una patologia delle vie urinarie, come ad esempio un reflusso vescico-renale, una incontinenza urinaria (da sforzo, post-chirurgica o da urgenza) o in caso di difficoltà o dolore durante la minzione. Attraverso la cistografia classica è possibile osservare il riempimento della vescica, il suo svuotamento e la sua evacuazione. L’esame permette inoltre di valutare lo stato dell’uretra. La cistografia può essere utilizzata per diagnosticare e localizzare anomalie della parete vescicale, dovute per esempio a polipi vescicali o a carcinomi. Anche i calcoli vescicali vengono diagnosticati con facilità così come anomalie dello svuotamento, evidenziate durante la minzione, come il reflusso vescico-ureterale o la permanenza di urina residua nella vescica dopo minzione, possibile indice della presenza di una ostruzione a livello uretrale. La cistografia per via retrograda è l’esame di elezione nella diagnosi di reflusso ureterale. Nel caso di polipi o sospetti tumori vescicali la diagnosi andrà confermata mediante cistoscopia ed eventuale biopsia).

Vantaggi della cistoscopia rispetto alla cistografia

Rispetto alla cistografia, la cistoscopia presenta il grosso vantaggio di non utilizzare radiazioni ionizzanti, fatto importante quando si prevede una ripetizione frequente dell’esame o in caso di donna incinta. Inoltre la cistoscopia è – nella maggioranza dei casi – in grado di fornire informazioni più accurate e restituisce immagini in movimento in tempo reale, fatto che può aiutare alcuni tipi di diagnosi. La cistoscopia ha anche l’enorme vantaggio di potersi associare all’eventuale prelievo di una piccola quantità di tessuto anomalo (biopsia) o di permettere vere e proprie tecniche terapeutiche (asportazioni di lesioni circoscritte), funzionalità impossibili con una cistografia.

Vantaggi della cistografia rispetto alla cistoscopia

Di contro i vantaggi di una cistografia sono nell’essere un esame decisamente meno invasivo, fastidioso (non necessita di sedazione come può accade nella cistoscopia) e rischioso (minori rischi di sanguinamento e perforazione di uretra e vescica). I rischi di una cistografia sono molto limitati e riguardano principalmente le eventuali reazioni allergiche al mezzo di contrasto usato. La cistografia è inoltre un esame più rapido e meno costoso, oltre ad essere meno “operatore-dipendente” rispetto alla cistoscopia. In caso di donna incinta, è preferibile usare comunque una cistoscopia.

Cistografia, uro-TAC  e risonanza magnetica

Una cistografia richiede una minore quantità di radiazioni rispetto ad un esame uro-TAC, anche se, per la diagnosi dei tumori, è meno sensibile e specifica di essa o della risonanza magnetica. L’uso di una tecnica piuttosto di un altra, verrà effettuata dal medico soppesando vantaggi e svantaggi delle rispettive tecniche.

Cistoscopia e cistografia: quale dei due è la migliore?

La risposta a questa domanda è “dipende”. Alcune patologie fanno preferire una tecnica piuttosto che l’altra. Solo nel caso in cui alla diagnosi si voglia far immediatamente seguire una terapia od una biopsia (o in caso di donna incinta) la cistoscopia diventa una scelta praticamente obbligata. Sarà comunque il medico, e non il paziente, a decidere la tecnica maggiormente indicata, soppesando vantaggi, svantaggi ed ipotesi diagnostica.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Video di una cistoscopia femminile

Il seguente video mostra strumenti e tecnica di esecuzione di una uretrocistoscopia femminile:

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Video di una cistoscopia maschile

Il seguente video mostra quello che è possibile osservare tramite una uretrocistoscopia maschile. Nel percorso del cistoscopio flessibile osserviamo inizialmente l’uretra, successivamente la sonda si sposta a livello del verumontanum e dei lobuli prostatici, per giungere infine nella vescica. All’interno della vescica è possibile osservare due casi di calcoli vescicali ed un caso di tumore vescicale.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Differenza tra cistoscopia e uretroscopia

MEDICINA ONLINE CISTOSCOPIA CISTOSCOPIO RIGIDO FLESSIBILE TUBO URETRA BLADDER ANO PROSTATA VAGINA PENE MEATO ORIFIZIO GLANDE CLITORIDE SEDAZIONE ANESTESIA PREZZI MASCHILE FEMMINILE DIFFERENZA RENI PREPARAZIONE RISCHICistoscopia

Con “endoscopia” in medicina si indica in generale una tecnica diagnostica/terapeutica che usa un particolare strumento chiamato “endoscopio” (un tubo flessibile e mobile dotato di videocamera all’estremità che restituisce l’immagine su un monitor) per osservare tessuti dall’interno del corpo, raggiungibili dall’esterno tramite strutture anatomiche (bocca, naso, ano…) o piccole incisioni. Più specificatamente la “cistoscopia”  è un tipo particolare di endoscopia nella quale l’endoscopio – in questo caso chiamato cistoscopio o uretrocistoscopio – viene inserito attraverso il meato uretrale esterno (cioè lo sbocco dell’uretra alle sterno, che permette la fuoriuscita dell’urina proveniente dalla vescica). Il cistoscopio può essere rigido o flessibile e restituire l’immagine sia direttamente all’operatore, sia tramite monitor esterno. Una volta inserito, il cistoscopio risale a ritroso nell’uretra fino ad arrivare alla vescica: in questo modo può indagare l’interno dell’uretra e della vescica; proprio in virtù degli organi che indaga la cistoscopia prende anche il nome di “uretrocistoscopia“.

Perché si fa una cistoscopia?

La cistoscopia viene effettuata con lo scopo di diagnosticare, monitorare e trattare malattie che colpiscono la vescica e l’uretra. Può essere prescritta per risalire alla causa di sintomi a livello delle vie urinarie, nel percorso diagnostico per identificare o escludere la presenza di infiammazioni (cistiti), calcoli alla vescica, tumori alla vescica o iperplasie prostatiche. Inoltre la possibilità di inserire appositi strumenti nel cistoscopio permette di utilizzare la cistoscopia anche per diagnosticare (tramite biopsia) ed eventualmente trattare malattie alla vescica, ad esempio per rimuovere tumori molto piccoli. Può infine essere usata per la diagnosi di una stenosi (restringimento) dell’uretra.

Uretroscopia

L’uretroscopia è una endoscopia che indaga l’uretra. Salvo casi specifici, difficilmente l’indagine endoscopica si limita, però, all’osservazione della sola uretra: l’uretrocistoscopio raggiunge quasi sempre la vescica come completamento dell’esame, che diventa quindi una “uretrocistoscopia“.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Cistoscopia maschile e femminile: preparazione, rischi, anestesia, prezzo

MEDICINA ONLINE CISTOSCOPIA CISTOSCOPIO RIGIDO FLESSIBILE TUBO URETRA BLADDER ANO PROSTATA VAGINA PENE MEATO ORIFIZIO GLANDE CLITORIDE SEDAZIONE ANESTESIA PREZZI MASCHILE FEMMINILE DIFFERENZA RENI PREPARAZIONE RISCHI.jpgCon “endoscopia” in medicina si indica in generale una tecnica diagnostica/terapeutica che usa un particolare strumento chiamato “endoscopio” (un tubo flessibile e mobile dotato di videocamera all’estremità che restituisce l’immagine su un monitor) per osservare tessuti dall’interno del corpo, raggiungibili dall’esterno tramite strutture anatomiche (bocca, naso, ano…) o piccole incisioni. Più specificatamente la “cistoscopia”  è un tipo particolare di endoscopia nella quale l’endoscopio – in questo caso chiamato cistoscopio o uretrocistoscopio – viene inserito attraverso il meato uretrale esterno (cioè lo sbocco dell’uretra alle sterno, che permette la fuoriuscita dell’urina proveniente dalla vescica). Il cistoscopio può essere rigido o flessibile e restituire l’immagine sia direttamente all’operatore, sia tramite monitor esterno. Una volta inserito, il cistoscopio risale a ritroso nell’uretra fino ad arrivare alla vescica: in questo modo può indagare l’interno dell’uretra e della vescica; proprio in virtù degli organi che indaga la cistoscopia prende anche il nome di “uretrocistoscopia“.

Meato uretrale nell’uomo

Il meato (od “orifizio”) uretrale, cioè l’apertura attraverso cui fuoriesce l’urina durante la minzione, è posizionato in zone anatomiche diverse nell’uomo e nella donna. L’orifizio nell’uomo è posizionato sul pene, all’apice del glande, ed oltre all’urina permette anche l’espulsione dello sperma durante l’eiaculazione. In caso di ipospadia, il meato uretrale maschile può essere situato in zone diverse, come lungo il pene, sullo scroto o sul perineo, a tal proposito leggi anche: Ipospadia nel bambino e nell’adulto: sintomi, diagnosi e cure

Meato uretrale nella donna

Nelle donne l’orifizio uretrale è situato invece nel vestibolo vulvare, tra il clitoride (posto superiormente) e l’apertura della vagina (posta inferiormente) e permette solo l’espulsione dell’urina.

Leggi anche:

Cistoscopia: a cosa serve e quali malattie può indagare?

La cistoscopia viene utilizzata per diagnosticare, monitorare e trattare malattie che colpiscono la vescica e l’uretra. Può essere prescritta per risalire alla causa di sintomi a livello delle vie urinarie, nel percorso diagnostico per identificare o escludere la presenza di infiammazioni (cistiti), calcoli alla vescica, tumori alla vescica o iperplasie prostatiche. Inoltre la possibilità di inserire appositi strumenti nel cistoscopio permette di utilizzare la cistoscopia anche per diagnosticare (tramite biopsia) ed eventualmente trattare malattie alla vescica, ad esempio per rimuovere tumori molto piccoli. Può infine essere usata per la diagnosi di una stenosi (restringimento) dell’uretra.

Leggi anche:

Come si svolge la cistoscopia?

A seconda dei casi l’esame può essere effettuato in ospedale o in ambulatorio e può richiedere l’uso di un gel per anestesia locale, una sedazione o un’anestesia generale. Comunemente una cistoscopia effettuata in ambulatorio dura anche meno di 5 minuti e viene eseguita mediante uno strumento che si chiama “cistoscopio flessibile“. Il cistoscopio flessibile è uno strumento con un diametro molto piccolo che permette di essere inserito in uretra senza che il paziente percepisca dolore. Quando la cistoscopia richiede una sedazione, può durare da 10 a 30 minuti.
Prima di iniziare l’esame è necessario svuotare la vescica. Dopo che il paziente si sarà sdraiato supino sul lettino, con le ginocchia piegate e i piedi a staffa, il medico applicherà il gel anestetizzante o somministrerà, se previsto, il sedativo o l’anestetico iniettandolo in vena. Procederà quindi all’inserimento del cistoscopio, esaminerà l’uretra e la vescica e inietterà una soluzione sterile per osservare meglio l’interno della vescica ed eseguirà eventuali biopsie o altre procedure previste nel corso dell’esame.

Chi può effettuare cistoscopia?

La cistoscopia è controindicata in caso di infezione acuta, stenosi uretrale (in questo caso l’esame sarà limitato all’uretra) o ipersensibilità al lattice o alla lidocaina.

La cistoscopia è un esame doloroso?

Una delle domande più frequenti è: “la cistoscopia fa male?” Nel caso in cui vengano utilizzati i cistoscopi flessibili di ultima generazione la cistoscopia maschile e femminile sono certamente fastidiose ma il paziente NON avverte dolore. Il dolore associato alla cistoscopia, nel caso in cui esso renda la procedura non tollerabile, viene contrastato con l’uso di anestetici.

Cistoscopia: quali sono i rischi e gli effetti collaterali?

L’esame non è pericoloso, ma può avere effetti collaterali come irritazioni, emorragie, infezioni, dolore addominale, bruciori durante la minzione, ematuria (urina con tracce ematiche, sangue nell’urina). In genere questi sintomi sono lievi e sono destinati a scomparire gradualmente.

Come ci si prepara alla cistoscopia?

In preparazione a una cistoscopia potrebbe essere necessario assumere degli antibiotici. Meglio inoltre aspettare a svuotare la vescica prima dell’esame: potrebbe essere richiesto un prelievo per un test delle urine. Nel caso in cui sia prevista un’anestesia è necessario attenersi alle indicazioni fornite dal medico.

Cistoscopia: prezzo

Il prezzo di una biopsia effettuata privatamente varia molto a seconda dello studio medico, del professionista che la esegue, alla presenza di sedazione ed eventuale biopsia. Generalmente i prezzi di una cistoscopia oscillano tra 150 ed i 300 euro.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!