Streptococcus pneumoniae: vaccino polisaccaridico capsulare e proteina-coniugato

DOTT. EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO MEDICINA ONLINE LABORATORIO RICERCA OSPEDALE SCIENZA SCIENZIATO MICROSCOPIO VETRINO FARMACI CHIMICA TEST ESPERIMENTO ANALISI CLINICHE BIOLOGIA MICROBIOLOGIA VIRUS LABORATORYStreptococcus pneumoniae, anche chiamato pneumococco o pneumococcus, un tempo noto come Bacillo di Fraenkel o Diplococcus pneumoniae o Diplococcus lanceolatus, spesso abbreviato S. pneumoniae, è un batterio gram-positivo appartenente al genere Streptococcus ed è il principale responsabile della polmonite negli adulti. Lo S. pneumoniae, tuttavia, non colpisce solo l’apparato respiratorio, ma può interessare anche altri distretti come il sistema nervoso centrale, il cuore e lo scheletro. Nonostante il fatto che la virulenza di questo batterio sia minima e che sia un batterio patogeno principalmente nei soggetti immunodepressi, in alcuni casi può essere responsabile di pericolose condizioni (sepsi, meningite, endocardite, batteriemia, artrite, osteomielite e peritonite) che – se non curate – possono condurre alla morte del paziente. In questo articolo parleremo del vaccino per lo pneumococco.

Vaccino polisaccaridico capsulare

Il vaccino polisaccaridico capsulare di pneumococco, somministrato ai soggetti adulti fin dai primi anni del 1980, contiene 25 μg per dose di polisaccaride capsulare dei 23 sieroripi prevalenti di S. pneumoniae. La vaccinazione riesce a stimolare la risposta anticorpale verso la maggior parte dei sierotipi nella maggior parte dei riceventi. Uno studio caso-controllo ha dimostrato un tasso di protezione dell’85% in un periodo > 5 anni in adulti <55 anni. Il livello e la durata della protezione diminuiscono con l’avanzare dell’età. Altri studi hanno dimostrato un tasso generale di protezione nella popolazione adulta del 50-70%. Nei sottogruppi di popolazione ad alto rischio (per esempio soggetti anziani debilitati c individui con patologie polmonari cronichc severe), il vaccino non si è dimostrato sicuramente efficace. I soggetti che hanno maggiormente bisogno del vaccino per una scarsa risposta
IgG (per esempio i pazienti affetti da linfoma o AIDS) non rispondono affatto. Tuttavia, l’Advisory Committee on Immunization Practices of the Centers for Disease Control and Prevention ha raccomandato la vaccinazione per lo pneumococco a tutti i soggetti di età superiore ai 2 anni che siano ad alto rischio di contrarre una infezione da pneumococco e/o di avere complicanze severe. Probabilmente, coloro che più necessitano di una vaccinazione sono gli individui con asplenia anatomica o funzionale, che sono soprattutto a rischio di infezioni potenzialmente letali. Altri soggetti che potrebbero rientrare in queste raccomandazioni sono coloro che:

  1. hanno una età superiore a 65 anni;
  2. hanno una fuoriuscita liquorale, sono affetti da diabete mellito, fanno abuso di alcol, o con cirrosi epatica, insufficienza renale cronica, patologie polmonari croniche O una malattia cardiovascolare avanzata;
  3. sono in uno stato di immunocomprornissione associato a un aumentato rischio di infezione da pneumococco (per esempio soggetti con mieloma multiplo, linfoma, malattia di Hodgkin, infezione da HIV, trapiantati d’organo, o in terapia cronica con glucocorticoidi);
  4. sono geneticamente predisposti a un rischio aumentato (per esempio nativi americani, nativi dell’Alaska);
  5. frequentano un ambiente particolarmente a rischio per una trasmissione epidemica (per esempio asili nido).

Le raccomandazioni riguardanti i richiami non sono ben definite, Un singolo richiamo è previsto per i soggetti di età superiore ai 65 anni se sono passati più di 5 anni dalla prima vaccinazione. Dato che i livelli anticorpali diminuiscono e manca una risposta anamnestica, sembra più ragionevole ripetere semplicemente un richiamo a 5 anni di distanza, specialmente in coloro che hanno superato i 65 anni, in chi tende a non avere alcuna reazione avversa al vaccino e nei pazienti splenectomizzati.

Vaccino pneumococcico proteina-coniugato

Il vaccino antipneumococcico polisaccaridico non è indicato in bambini di età inferiore a 2 anni, poiché il sistema immunitario non risponde bene agli antigeni polisaccaridici. La coniugazione del polisaccaride a una proteina dà luogo a un immunogeno che è efficace nei lattanti e bambini. I primi studi sul vaccino pneumococcico proteina-coniugato costituito dal materiale capsulare dei sette sierotipi che più facilmente causano infezione nei bambini (Prevnar) hanno mostrato una riduzione del 98% della setticemia e della meningite e del 67% dell’otite media causata dai sierotipi vaccinali.
Da quando è stato distribuito in larga scala nel 2000, l’uso di questo vaccino ha portato a una drastica riduzione dell’incidenza di malattie invasive da pneumococco nel lattante e nel bambino. Anche il tasso
di colonizzazione si è significativamente ridotto. In un villaggio dell’Alaska la possibilità di essere portatori dei ceppi del vaccino era diminuita dal 55% al 10% nei bambini e dal 15% al 5% negli adulti. Sono in fase conclusiva con buoni risultati studi su vaccini proteina-coniugati che comprendano
antigeni di più di sette sierotipi infettanti.
L’incidenza di malattie invasive da pneumococco è diminuita anche tra i bambini non vaccinati e tra gli adulti ai quali il vaccino non è mai stato somministrato. Questo decremento mette in luce il cosiddetto
“effetto branco” o “effetto gregge” – cioè l’impatto di una vaccinazione di larga scala sui membri della popolazione non vaccinati – ed è probabilmente legato all’effetto del vaccino coniugato sui portatori dei sierotipi vaccinali a livello nasofaringeo.
Un altro effetto dell’utilizzo di questo vaccino su larga scala è la minore percentuale di tutte le patologie da pneumococco causate da isolati antibiotico-resistenti, un trend che riflette il target del vaccino per i ceppi maggiormente antibiotico-resistenti.
Un effetto non voluto del vaccino è stato l’incremento delle infezioni causate dai sierotipi non inclusi nel vaccino (rimpiazzo dei sierotipi) che, oltre tutto, stanno anche incrementando l’espressione di antibiotico-resistenza. Come è stato fatto notare in precedenza, l’incidenza generale delle patologie da pneumococco in tutte le fasce della popolazione sta costantemente diminuendo.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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