Intervento salvavita a Torino: una bimba di 6 anni è stata operata all’ospedale Regina Margherita di Torino. La bambina è nata con una grave cardiopatia congenita, in cui aorta e arteria polmonare erano invertite rispetto ai ventricoli cardiaci, ed a ciò si è associato il funzionamento di un solo polmone. La bimba era già stata precedentemente Continua a leggere
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Il terremoto che ha spostato l’asse di rotazione della Terra e accorciato le giornate
Può un terremoto essere così potente da modificare l’asse di rotazione terrestre? La risposta è si: il fatto si è verificato nel terremoto in Cile del 2010.
Il sisma
Il terremoto in Cile del 2010 è stato un evento sismico che si è verificato al largo della costa del Maule, in Cile, il giorno 27 febbraio 2010 alle ore 3:34 locali. La violentissima scossa è stata caratterizzata da una magnitudo di 8,8 Mw ed è durato durato per circa tre minuti: è stato il secondo più forte terremoto che ha colpito il Cile mai registrato, dopo quello del 1960 che aveva raggiunto una magnitudo di 9,5 Mw. La scossa è stata estremamente violenta. Per fare un paragone, il sisma ha liberato un’energia 1.000 volte maggiore rispetto al distruttivo terremoto di Haiti dello stesso anno ed è stato 30.000 volte più potente del tristemente a noi noto terremoto dell’Aquila del 2009.
Due milioni di sfollati
Le città che maggiormente hanno avvertito la scossa (IX grado della scala Mercalli, rovinosa) sono state Talcahuano, Arauco, Lota, Chiguayante, Cañete e San Antonio. Nella capitale Santiago del Cile il sisma è stato avvertito con una forza pari al VIII grado della scala Mercalli, distruttiva. Il sisma è stato anche percepito in molte città argentine come Buenos Aires, Córdoba, Mendoza e La Rioja. I morti accertati ed identificati per il sisma sono 521, mentre i dispersi 52. Due milioni gli sfollati. L’epicentro è stato calcolato nell’oceano Pacifico, al largo della costa di Maule; a circa 97 km a nord-nordovest dalla città di Chillán e a 115 km nord-nordest dalla seconda città cilena per abitanti, Concepción. Il terremoto ha generato una sessa nel lago Pontchartrain, a nord di New Orleans (USA), che si trova a circa 7600 km di distanza dall’epicentro.
Asse terrestre spostato
Gli scienziati della NASA hanno appurato che il terremoto è stato così potente che ha spostato l’asse di rotazione terrestre di 2,7 millisecondi di arco, pari a 8 centimetri. Ricordiamo che l’asse di rotazione terrestre è quella linea immaginaria che congiunge i due poli terrestri e attorno alla quale la Terra compie il suo moto di rotazione nello spazio. Lo spostamento di tale asse, conseguente al terremoto del Cile del 2010, ha determinato un accorciamento della durata delle giornate: il cambiamento, seppur minimo, per gli scienziati sarebbe permanente, con una riduzione di 1,26 µs (microsecondi, cioè milionesimi di secondo) della durata del giorno. Questo non è un fatto isolato: ad esempio anche nel terremoto dell’Oceano Indiano del 26 dicembre 2004, che ha raggiunto magnitudo 9.1, si stima che il momento inerziale della Terra sia diminuito con un aumento della velocità angolare della rotazione terrestre che ha accorciato la durata di un giorno di circa 3 µs.
Gli eventi del terremoto del Cile del 2010 sono stati usati come ispirazione per la sceneggiatura del film thriller-horror del 2012 “Aftershock” diretto da Nicolás López ed interpretato da Eli Roth.
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Eclissi totale di “super Luna blu” il 31 gennaio: da non perdere!
Il 31 gennaio prossimo ci sarà una particolare eclissi totale di Luna: oltre a essere la prima eclissi di questo 2018, si verificherà in condizioni di super Luna, ovvero quando la Luna è in perigeo, il punto dell’orbita lunare più vicino a noi, e questa, sarà anche la seconda luna piena del mese, chiamata anche Blue Moon. Una combinazione di fenomeni, questa, che non si verificava da oltre 150 anni: l’ultima si era verificata il 31 marzo 1866, mentre la prossima, visibile anche dall’Italia, sarà nella notte del 31 dicembre 2028, quindi non dovete perdervela! Non aspettatevi però di vedere una luna di colore blu, perché non sarà così!
Eclissi totale
L’eclissi totale è un fenomeno che si verifica quando la Terra, la luna e il Sole sono in perfetto allineamento. La NASA ha però precisato che la Luna si immergerà completamente nel cono d’ombra creato dal nostro pianeta (che si trova appunto tra il Sole e la luna), tuttavia, il satellite non sarà del tutto scuro, ma si tingerà di un arancione intenso, con sfumature rosso scuro. Questa colorazione particolare è dovuto al fatto che i raggi solari che colpiscono la nostra atmosfera vengono assorbiti e irradiati verso l’esterno. La luce blu è la più colpita: in altre parole l’atmosfera filtra la maggior parte della luce blu, facendo passare solo la componente arancione e rossa, che viene successivamente proiettata sulla Luna.
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La prima bambina nata da un embrione congelato 25 anni fa

Sulla maglietta di Emma c’è scritto: “Il miglior regalo di sempre”
Emma Wren Gibson è appena nata ed ha già stabilito un record mondiale: è l’essere umano nato dall’embrione congelato più vecchio al mondo. Il processo di ibernazione dell’embrione da cui è nata Emma, è stato eseguito il 14 ottobre del 1992 ed è stato congelato il 13 marzo 2017. Esattamente un mese prima del Natale – il 25 novembre scorso – la piccola è nata tra le mani del dottor Jeffrey Keenan, direttore medico del National Embryo Donation Center. Questi embrioni vengono chiamati «snowbabies»: perdurano in sospensioni ghiacciate e sono embrioni che vivono molti anni nei centri di procreazione in attesa che qualcuno li scongeli.
I genitori
Benjamin Gibson, il papà di Emma, è affetto da fibrosi cistica quindi non può avere figli, così entrambi i genitori, inizialmente, avevano optato per l’adozione. Poi hanno scoperto l’adozione embrionale, cioè l’impianto di un embrione fecondato bella madre. Nonostante le percentuali di successo non erano poi così alte, Tina e Benjamin ci provano lo stesso. Lo stupore dei genitori di Emma è stato incredibile nel momento in cui gli è stata comunicata l’esatta età dell’embrione: «Ti rendi conto che io ho solo 25 anni? Questo embrione e io potremmo essere i migliori amici», ha dichiarato Tina Gibson in un’intervista alla CNN. Ora ogni volta che stringono la loro piccola tra le mani non possono fare a meno di ricordare che il loro grande sogno, finalmente, si è avverato grazie una persona che nel lontano 1992 ha donato un embrione.
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Differenza tra minerale, roccia, cristallo, vetro, metallo, elemento chimico

Un”geode” cioè una cavità interna ad una roccia ignea con cristalli diffusi
Minerale
Un minerale è un corpo chimico solido costituito da un insieme di atomi disposti, al suo interno, in modo ordinato e periodico: gli atomi formano strutture ben definite nello spazio che occupano. Le strutture si ripetono conferendo la forma finale al minerale. Gli atomi all’interno del minerale formano i sistemi di cristallizzazione, ovvero una disposizione dei cristalli ben precisa. I minerali vengono classificati in varie tipologie:
- elementi nativi: oro, argento, platino, rame;
- solfuri: galena, blenda;
- solfati: gesso;
- alogenuri: salgemma (sale da cucina);
- ossidi: magnetite, ematite;
- carbonati: calcite, dolomite, aragonite;
- fosfati: apatite;
- silicati: quarzo.
La maggior parte dei minerali sono composti da molti cristalli, anche se ciò non è di solito visibile a occhio nudo, perché i singoli cristalli sono di dimensioni microscopiche.
Cristallo e diamante
Un “cristallo” è una struttura solida costituita da atomi, molecole o ioni aventi una disposizione geometricamente regolare, che si ripete indefinitamente nelle tre dimensioni spaziali, detta reticolo cristallino o reticolo di Bravais. I solidi costituiti da un singolo cristallo (detti monocristalli) sono molto rari. Il tipo di struttura assunta dal cristallo gioca un ruolo determinante in molte delle sue proprietà, quali la sfaldatura. Un insiemi di cristalli, ad esempio di quarzo, all’interno della cavità di una roccia, prendono il nome di “geode“. Il diamante è un tipo particolare di cristallo, trasparente e composto da atomi di carbonio a struttura tetraedrica. Viene chiamato cristallo anche un pezzo di vetro forgiato con un taglio così particolare da farlo luccicare in modo similare ad diamante, è ad esempio il caso dei famosi cristalli Swarovski. Tutti i diamanti sono quindi cristalli, mentre non tutti i cristalli sono necessariamente diamanti. I solidi non cristallini (come il vetro) sono detti invece “amorfi”.
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Vetro
Il vetro è un materiale solido amorfo ottenuto tramite la solidificazione di un liquido NON accompagnata dalla cristallizzazione. I vetri dunque, al contrario dei cristalli, non possiedono un reticolo cristallino ordinato, ma una struttura disordinata e rigida composta da atomi legati covalentemente; tale reticolo disordinato permette la presenza di interstizi in cui possono essere presenti impurezze, spesso desiderate, date da metalli.
Roccia
Una roccia è un corpo chimico solido costituito da un insieme di minerali: i minerali hanno una quindi composizione chimica definita, mentre le rocce sono formate da diversi minerali e non hanno una composizione definita. Le rocce vengono classificate prima di tutto per genesi e di qui possono essere magmatiche, metamorfiche o sedimentarie:
- roccia sedimentaria = costituita da sedimenti;
- roccia magmatica = deriva dalla solidificazione di un magma;
- roccia metamorfica = deriva da rocce preesistenti (o magmatiche o sedimentarie).
Esempi di rocce
Marmo e Gneiss sono gli esempi più rappresentativi di roccia di origine metamorfica, laddove il Marmo è un prodotto di metamorfismo di rocce sedimentarie come calcari e dolomie mentre il Gneiss è un tipo generico metamorfico di alte profondità perché prodotto da elevate pressione e temperatura su feldspati e quarzo. La pomice è un prodotto vulcanico (effusivo) per lo più silicatico costituito da minerali non cristallini(o almeno non del tutto cristallizzati) con elevata porosità. La dolomia è una roccia di origine sedimentaria carbonatica data dalla dolomite (un carbonato di calcio e magnesio) mentre il basalto è un prodotto vulcanico (effusivo) povero in silice e ricco di pirosseni, plagioclasi ed olivina.
Elemento chimico
Gli elementi chimici sono sostanze pure dalle quali non è possibile ottenere, mediante gli ordinari mezzi chimici, sostanze più semplici. Se, ad esempio, facciamo l’analisi di un oggetto di ferro, si trova che esso è costituito da solo ferro e non è possibile trasformarlo in una sostanza ancora più semplice. Se una sostanza chimica è costituita da atomi dello stesso elemento viene detta “sostanza semplice”, mentre se è costituita da atomi di elementi differenti viene detta “composto chimico”. Spesso le sostanze semplici vengono impropriamente dette “elementi”.
Metallo
Con “metallo” si intende un particolare elemento chimico che costituisce un materiale conduttore di calore e di elettricità, capace di riflettere la luce (dando luogo alla lucentezza metallica), che può essere attaccato dagli acidi (con sviluppo di idrogeno) e dalle basi, spesso con buone caratteristiche di resistenza meccanica. I metalli possono anche essere attaccati dall’acqua, la quale strappa loro gli elettroni di valenza dando idrogeno attraverso una reazione esotermica. Gli elementi chimici comprendono, oltre al gruppo dei metalli, anche quelli dei semimetalli e dei non metalli, da ciò deriva che mentre un metallo è sicuramente un elemento chimico, non tutti gli elementi chimici sono necessariamente metalli. Esistono vari tipi di metalli, scoperti in epoche distanti nel tempo. I primi metalli storicamente lavorati (il rame e lo stagno) hanno naturalmente una temperatura di fusione relativamente bassa, già ottenibile con gli antichi forni di circa 10.000 anni fa (epoca in cui, presumibilmente, iniziò la lavorazione del rame). Con l’espressione “materiale metallico” si fa riferimento invece ad un materiale che contiene metalli o leghe.
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Età ed origine del mondo, della vita e dell’uomo sulla Terra

Geneticamente quasi identici a noi
La formazione della Terra e la contemporanea formazione del Sole e degli altri corpi del sistema solare ebbe origine dalla contrazione di una nebulosa di polvere interstellare. La nebulosa diede luogo ad un disco protoplanetario con il Sole al suo centro ed i pianeti in formazione per accrescimento di materiale, in orbita intorno. L’età della terra è stata stabilita in 4,5 miliardi di anni (4 540 000 000 anni), corrispondenti approssimativamente ad un terzo dell’età dell’universo.
Origine del sistema solare
Il sistema solare (inclusa la Terra) si formò a partire da una grande nube in rotazione di polveri e gas interstellari, chiamata nebulosa solare, che era in orbita attorno al centro della nostra Galassia. Era composta di idrogeno ed elio, prodottisi dal Big Bang avvenuto 13,7 miliardi di anni fa, ma anche da materiali più pesanti emessi dalle supernove. Circa 4,6 miliardi di anni fa, la nebulosa solare cominciò a contrarsi, probabilmente a causa dell’onda d’urto provocata dall’esplosione di una supernova vicina. Una tale onda di shock avrebbe impartito alla nebulosa una certa velocità angolare. Quando la nebulosa cominciò ad accelerare la sua rotazione, la gravità e l’inerzia l’appiattirono in un disco protoplanetario orientato perpendicolarmente al suo asse di rotazione. La maggior parte della massa, per effetto dell’attrazione gravitazionale, si concentrò al centro e cominciò a riscaldarsi, ma piccole perturbazioni dovute a collisioni ed al momento angolare di altri grandi detriti crearono i punti di accrescimento in cui cominciarono a formarsi i protopianeti, cioè oggetti dalle dimensioni superiori a svariati chilometri.
Formazione dei protopianeti
L’accumulo di materiale, l’aumento della velocità di rotazione e la pressione della forza di gravità crearono un enorme aumento dell’energia cinetica, e quindi del calore interno al centro. L’impossibilità di trasferire quell’energia all’esterno attraverso altri processi che avrebbero permesso una riduzione della temperatura, ebbe come risultato un enorme riscaldamento del centro del disco che alla fine portò ad attivare la fusione nucleare dell’idrogeno in elio, e quindi, dopo la contrazione dei gas, si innescò una stella T Tauri che divenne il nostro Sole. Nel frattempo, dato che la gravità costringeva la materia a condensarsi intorno ad oggetti in orbita al di fuori dell’attrazione del nuovo sole, le particelle di polvere e il resto del disco protoplanetario cominciarono a separarsi in anelli. Successivamente i frammenti più grandi collisero l’uno con l’altro e formarono oggetti sempre più grandi, fino a diventare infine protopianeti. Tra questi ultimi un agglomerato di materia si trovava approssimativamente a 150 milioni di chilometri dal centro: la futura Terra. Simulazioni al computer hanno dimostrato che pianeti con distanze uguali a quelle dei pianeti interni del nostro sistema possono formarsi da un disco protoplanetario come quello presente attorno ad altre stelle nell’universo, dando così luogo a pianeti extraterrestri noti come esopianeti.
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Dopo il Big Bang
La Terra si formò 10 miliardi di anni dopo il Big Bang, il fenomeno che avrebbe dato origine all’universo a partire da una “singolarità gravitazionale” costituita da un punto di infinita densità che si sarebbe espanso autogenerandosi. Il calore generato dagli impatti e dalla contrazione indicano che la Terra si trovava in uno stato fuso, durante il quale ebbe luogo una differenziazione in strati, in cui si formarono un nucleo interno di elementi pesanti avvolto da un mantello ed una proto-crosta formati da elementi leggeri. Fu in questo periodo che si formò la Luna, probabilmente a causa di un impatto gigante tra la Terra ed un planetoide in formazione. La Terra si raffreddò progressivamente e acquisì una crosta solida in cui presero forma i primi continenti. Un continuo bombardamento di meteoriti e comete di ghiaccio rifornì la Terra di un’enorme quantità di acqua che creò gli oceani, mentre l’attività vulcanica ed il vapore acqueo crearono una primitiva atmosfera, inizialmente priva di ossigeno. I continenti galleggiavano sul mantello fluido del pianeta e attraverso la tettonica a zolle si unirono in supercontinenti, che in seguito si separarono di nuovo in un processo che si è ripetuto molte volte durante i quattro miliardi e mezzo di anni.
L’origine della vita sulla Terra
Diverse ipotesi sono state fatte dall’uomo sull’origine della vita sulla Terra, alcune hanno carattere più filosofico, altre più religioso, altre ancora scientifico. Secondo una tesi accreditata, l’inizio della vita si determino a partire da reazioni chimiche spontanee che portarono alla formazione di molecole organiche, le quali interagirono per formare strutture ancora più elaborate e complesse, ed infine diedero luogo a molecole che erano in grado di riprodurre copie di sé stesse. Questa abilità diede una spinta notevole all’evoluzione e portò alla creazione della vita. All’inizio la vita cominciò sotto forma di organismi monocellulari, ma in seguito si sviluppò la pluricellularità, e quindi un processo evolutivo superiore quale la fotosintesi, che fornì di ossigeno l’atmosfera e portò alla creazione di uno strato di ozono. Le forme di vita si differenziarono in molte specie e divennero sempre più avanzate, colonizzando la terraferma e occupando gradualmente tutti gli habitat della Terra. Glaciazioni, eruzioni vulcaniche, e impatti meteoritici causarono molte estinzioni di massa, ma le specie rimanenti si svilupparono in nuove forme e ricrearono sempre una nuova biosfera.
Origine dell’uomo sulla Terra
L’origine degli esseri umani, secondo alcune teorie, si verificò circa 6 milioni di anni fa, grazie ad una differenziazione del ramo evolutivo dei primati che portò allo sviluppo dell’uomo moderno. Poco dopo la separazione tra i due tipi di animale, per ragioni ancora oggi in discussione, le scimmie di un ramo svilupparono l’abilità di camminare eretti, caratteristica che contraddistingue ancora oggi l’essere umano. All’incirca nello stesso periodo l’altro ramo si suddivise nella specie progenitrice degli scimpanzé comuni ed in quella dei bonobo. Le dimensioni del cervello del tipo di scimmia separata dalle altre aumentarono rapidamente, e circa 2 milioni di anni fa, apparvero i primi animali classificabili nel genere Homo. L’abilità di camminare eretti, la caratteristica del pollice opponibile e lo sviluppo dei sistemi comunicativi furono fattori cruciali.
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L’invenzione del fuoco e della lingua
L’abilità di controllare il fuoco comparve probabilmente con l’Homo erectus almeno 790.000 anni fa ma – secondo alcuni – forse già 1,5 milioni di anni fa. Inoltre è stato suggerito che l’uso e la scoperta del fuoco può risalire addirittura a prima dell’Homo erectus. È possibile che il fuoco fosse stato usato già nel primo paleolitico dall’ominide Homo habilis e/o da australopitechi robusti come il Paranthropus. Più difficile è stabilire l’origine della lingua; non è chiaro se l’Homo erectus fosse già in grado di parlare o se questa capacità non si fosse sviluppata almeno fino all’Homo sapiens. Aumentando il cervello di dimensioni, i bambini venivano partoriti prima che il cranio divenisse troppo largo per passare attraverso il bacino. Come risultato, mostravano una neuroplasticità maggiore, e perciò una capacità superiore di imparare, ma anche un periodo di dipendenza dalle cure parentali maggiore. Le abilità sociali divennero più complesse, il linguaggio più avanzato e gli strumenti più elaborati. Ciò contribuì ad una cooperazione di livello superiore e ad un continuo sviluppo cerebrale.
L’evoluzione dell’uomo
Una enorme spinta nelle capacità di sopravvivenza dell’uomo, derivarono certamente dalla capacità di rimanere per lunghi periodi in un dato territorio, sfruttando le risorse naturali che esso offriva, sviluppando l’agricoltura e iniziando ad allevare sistematicamente gli animali. Ciò migliorò le condizioni di vita e poterono formarsi società e civiltà definite in un dato territorio, con diverse caratteristiche culturali e religiose, fatto che portò alla formazione di vere e proprie città e successivamente di nazioni fatte di cittadini legati da identità culturale e religiose comuni. I primi umani che mostrarono una prova di spiritualità furono gli uomini di Neandertal (classificati generalmente come una specie separata senza discendenti sopravvissuti); essi seppellivano i propri morti, spesso apparentemente con cibo ed attrezzi. Ad ogni modo tracce di credenze più sofisticate, come le prime pitture rupestri di Cro-Magnon (con un significato probabilmente magico o religioso) non apparvero fino a 32.000 anni fa. I Cro-Magnon ci hanno lasciato inoltre statuette come la venere di Willendorf, probabilmente anch’essa con significato religioso. Circa 11.000 anni fa, l’Homo sapiens aveva già raggiunto la punta meridionale del Sud America, l’ultimo continente disabitato (ad eccezione dell’Antartide, che rimase inesplorata fino al 1820 d.C.). L’uso degli attrezzi e del linguaggio continuava a migliorare e le relazioni interpersonali diventavano sempre più complesse.
L’uomo “sapiente” e la somiglianza con le scimmie
Si ritiene che gli uomini anatomicamente moderni — Homo sapiens — si siano originati in un luogo non noto circa 200.000 anni fa o prima, molto probabilmente in Africa. La precisa datazione dei primi esemplari di sapiens è stata dai ricercatori negli anni spostata sempre più indietro nel tempo, anche grazie a ritrovamenti nei tufi vulcanici della valle del fiume Omo in Etiopia che sposterebbero ad oltre 200 mila anni fa la comparsa dell’Huomo sapiens. Per mezzo di tecniche basate sui rapporti isotopici dell’argon, alcuni reperti anatomicamente simili all’uomo moderno sono stati datati a 195 000 anni fa, con una incertezza di ± 5 000 anni. Nuovi ritrovamenti rinvenuti nel 2017 in Marocco sposterebbero l’origine dell’Homo sapiens a circa 300 000 anni fa. I parenti più stretti ancora viventi di Homo sapiens sono due specie di scimpanzé: il bonobo (Pan paniscus) e lo scimpanzé comune (Pan troglodytes). Il sequenziamento completo del genoma umano ha portato alla conclusione che dopo ben 6,5 milioni di anni di evoluzione separata, le differenze tra bonobo/scimpanzé ed umani sono geneticamente limitate: il 98,6% della sequenza di DNA è identica tra le due specie di scimpanzé e gli esseri umani.
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L’evoluzione umana
Nel corso della storia umana, l’Homo sapiens ha sviluppato società sempre più organizzate e complesse, caratterizzate e plasmate da eventi di varia natura: crisi alimentari, scoperte e rivoluzioni scientifiche e sociali, guerre, pandemie hanno spesso segnato i passaggi di questa evoluzione. Il progresso della civiltà umana, legato ad alcune scoperte chiave (come la scrittura, la scrittura a caratteri mobili, la trasmissione veloce a distanza delle informazioni ed i progressi sanitari), ha portato al prolungamento della speranza di vita e al miglioramento delle condizioni igienico sanitarie, al riconoscimento di diritti dell’uomo, alla maggior conoscenza delle risorse naturali de al miglioramento della qualità di vita generale, anche se a tutt’oggi in molte parti del mondo queste evoluzioni sono avvenute solo in parte o non sono ancora potute avvenire.
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Big Bang: singolarità, origine ed età dell’universo
L’origine dell’universo è, allo stato attuale della ricerca e probabilmente tale rimarrà per sempre, del tutto incerto. Essendo un tema estremamente affascinante per il cervello pensante degli esseri umani, nella storia molte ipotesi sono state fatte sull’avvio dell’universo, parecchie delle quali hanno implicazioni filosofiche e/o religiose, rimanendo spesso al confine tra scienza, filosofia e fantascienza: la possibilità di una validazione empirica delle varie ipotesi risulta infatti ardua se non impossibile, per cause facilmente intuibili. Alcune di queste teorie postulano cicli infiniti di morte e rinascite dell’universo, altre azzardano il fatto che il nostro universo potrebbe essere racchiuso in un “atomo” appartenente ad un universo molto più grande, altre addirittura postulano l’esistenza non solo del nostro ma di altri universi paralleli che coesistono e che sono dotati di “ponti di Einstein-Rosen” (detti anche “wormhole“, in italiano letteralmente “buco di verme”), cioè una ipotetica “scorciatoia” da un punto dell’universo a un altro .
Big Bang ed età dell’universo
Secondo la tesi scientifica attualmente più accreditata, si può far iniziare con un evento spiegato dalla «Teoria del Big Bang» dello scienziato Georges Lemaître, successivamente supportata e sviluppata da George Gamow. Secondo tale teoria l’universo è originato da un punto di infinita densità che si sarebbe espanso autogenerandosi, fenomeno questo detto “Big Bang” secondo l’espressione coniata da Fred Hoyle, espansione che starebbe continuando anche ora. Lo stato della materia prima del Big Bang non è descrivibile in termini fisici, trovandosi essa in uno stato chiamato dai fisici “singolarità gravitazionale“. Una delle prove a sostegno dell’ipotesi dell’espansione dell’universo sarebbe, secondo i sostenitori della Teoria del Big Bang, la radiazione diffusa che ancora persiste dall’ipotetico inizio dell’universo. Secondo tale teoria, l’universo avrebbe un’età di 13,798 ± 0,037 miliardi di anni.
Cosa c’era prima dell’universo?
Allo stato attuale nessuno sa con precisione cosa esistesse prima della nascita dell’universo. Alcuni scienziati affermano che probabilmente il tempo stesso è nato nel momento del Big Bang e che prima non esistesse. La stessa singolarità iniziale ha origine incerta e ciò viene usato da molte religioni come prova dell’esistenza di un dio onnipotente e creatore. Una singolarità gravitazionale è un punto dello spaziotempo in cui il campo gravitazionale ha tendenza verso un valore infinito, così come la densità e la sua curvatura, tuttavia poco si sa sulla sua origine. All’origine della teoria della singolarità vi erano le idee del famoso fisico Albert Einstein, che nel 1917 propose un modello basato sulla teoria della relatività generale: un modello statico dove la gravità creava una curvatura nello spazio-tempo; e per avvalorare meglio questo suo concetto introdusse la Costante cosmologica, una forza che bilanciava la forza d’attrazione gravitazionale.
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Allucinazioni lillipuziane e Sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie

Alice dopo aver mangiato il fungo… allucinogeno!
La “Sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie” è una particolarissima sindrome di interesse neurologico e psichiatrico, in cui viene alterata la percezione dello spazio e del tempo, facendo vedere – a chi ne soffre – gli oggetti molto più grandi o molto più piccoli di quanto siano in realtà. Inoltre queste persone trovano difficoltoso giudicare il tempo che scorre, dal punto di vista quantitativo. Il disturbo può essere temporaneo, quando è associato con l’emicrania, crisi epilettica, tumori cerebrali e l’uso di droghe psicoattive, oppure permanente in seguito a lesioni cerebrali di vario tipo.
Le allucinazioni lillipuziane
Un sintomo prominente, e spesso fastidioso, della sindrome è quello dell’alterazione dell’immagine del proprio corpo: il malato può infatti confondere la dimensione e la forma di parti (o di tutte le parti) del corpo. La sindrome comporta distorsioni percettive anche della dimensione degli oggetti. Le allucinazioni caratterizzanti la sindrome sono chiamate spesso “allucinazioni lillipuziane“, questo perché gli oggetti possono apparire molto più grandi o – più frequentemente – molto più piccoli di quello che in realtà sono. I pazienti possono presentare sia micropsia che macropsia. La micropsia è una condizione caratterizzata dalla visione distorta di oggetti, che appaiono più piccoli di quanto in realtà sono. Nella macropsia, invece, il paziente vede tutto più grande di quanto non lo sia in realtà. Anche le reali distanze, tra soggetto e oggetti, vengono percepite in modo errato; per esempio un corridoio può sembrare di ampiezza smisurata o il terreno apparire troppo vicino.
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Credersi in movimento da fermi
Il paziente può presentare un senso del tempo e dello spazio distorto, per cui il tempo sembrerà scorrere molto lentamente, in modo simile ad un trip da sostanze allucinogene. La perdita temporanea di tali sensi causa una distorsione nella percezione della velocità. Questo può portare il paziente a credersi in movimento, anche quando non lo è. Altri sintomi minori e meno comuni possono essere: mancanza di coordinamento, difficoltà nel muovere gli arti, perdita di memoria a lungo termine e una sensazione persistente di essere ascoltato, osservato o toccato. La sindrome è talvolta chiamata “Sindrome di Todd“, in riferimento ad un’influente descrizione della condizione nel 1955 da parte dello psichiatra inglese John Todd nella prima metà del ‘900. Todd aveva infatti scoperto che molti dei suoi pazienti, che soffrivano di gravi attacchi di emicrania, vedevano e percepivano gli oggetti in modo sproporzionato, soprattutto dopo un’intensa aura encefalica.
Il romanzo
Spesso questo delirio può essere causato da emicrania, della quale Lewis Carroll (l’autore del famoso “Alice nel Paese delle Meraviglie”, di cui il 14 gennaio ricorrevano i 150 anni dalla morte) soffriva e che probabilmente ha ispirato la scrittura del racconto. Inoltre nel romanzo di Lewis, colpisce il fatto che la protagonista Alice presenti tutti i sintomi della sindrome in questione dopo l’ingestione di muscimolo, un alcaloide psicoattivo contenuto dall’amanita muscaria e dall’amanita pantherina (nel romanzo descritto come un “fungo rosso e bianco”).
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