Ferro: alimenti ricchi di ferro, fabbisogno giornaliero, integratore

MEDICINA ONLINE LABORATORIO BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE FECI URINE GLICEMIA ANALISI GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LEUCEMIA FERRO FALCIFORME MIl ferro è l’elemento chimico di numero atomico 26, ha simbolo “Fe” e si trova sempre legato ad altri elementi quali carbonio, silicio, manganese, cromo, nichel. Il ferro è senza dubbio necessario al corretto funzionamento del nostro organismo e l’essere umano lo ottiene grazie al costante apporto dietetico, il quale consente di mantenere un equilibrio tra assorbimento e perdite quotidiane di ferro.

Fabbisogno giornaliero di ferro

Il fabbisogno giornaliero di ferro varia in diverse condizioni, sia patologiche che fisiologiche. Una dieta bilanciata “comune” comporta l’assunzione di circa da 10 a 20 mg di ferro giornalieri,  tuttavia in individui sani ed in condizioni normali generalmente massimo il 10% del ferro introdotto con la dieta (cioè 2 mg massimi circa) viene realmente assorbito dall’organismo. Solo quando l’organismo abbisogna di una quantità di ferro, ad esempio durante la crescita, in gravidanza o in caso di emorragie, tale assorbimento tende a salire fino anche al 30% (cioè circa 6 mg al giorno).

Omeostasi del ferro

Il mantenimento dei livelli normali di ferro è assicurato dalla regolazione dell’assorbimento intestinale, che:

  • aumenta quando il fabbisogno è aumentato (ad esempio se richiesta maggiore eritropoiesi, cioè maggiore produzione di nuovi globuli rossi);
  • si riduce quando i depositi di ferro sono abbondanti.

Il ferro viene assorbito nel duodeno (primo tratto dell’intestino tenue) e della porzione iniziale del digiuno, sotto forma di ferro eminico, cioè legato all’emoglobina o alla mioglobina presenti nelle carni. L’assorbimento del ferro può essere ridotto patologicamente in caso di:

  • dieta povera di ferro;
  • riduzione dell’acidità gastrica;
  • presenza di agenti chelanti nella dieta;
  • diminuzione di superficie intestinale assorbente;
  • danni alla superficie intestinale assorbente;
  • aumento della motilità intestinale;
  • emocromatosi;
  • anemie da carenza di vitamina B12 o di folati;
  • patologie metaboliche.

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Ferro nel sangue e nel deposito

Dopo essere stato assorbito il ferro entra nel torrente circolatorio legato ad una proteina chiamata transferrina. In condizioni normali, il contenuto di ferro dell’intero organismo varia da 2 g nella donna fino a 6g nell’uomo. Il ferro è diviso in un compartimento funzionale ed in uno di deposito. Circa l’ 80% del ferro funzionale si trova nell’emoglobina, la mioglobina e gli enzimi provvisti di ferro. Nel pool di deposito, costituito da emosiderina e ferritina, si trova circa il 15% del ferro totale. Tutto il ferro di deposito è accumulato sotto forma di ferritina o di emosiderina. La ferritina è essenzialmente un complesso ferro-proteico che si trova in tutti i tessuti, ma particolarmente nel fegato, nella milza, nel midollo osseo e nei muscoli scheletrici.
Quando i depositi di ferro sono normali, nell’organismo si trovano solo tracce di emosiderina. Essa è formata da aggregati di molecole di ferritina. In condizioni di sovraccarico marziale, la maggior parte del ferro è depositata sotto forma di emosiderina.  Normalmente nel plasma circolano piccolissime quantità di ferritina. La ferritina plasmatica deriva in gran parte dal pool di deposito e quindi il suo dosaggio è un buon indice dell’adeguatezza delle riserve marziali dell’organismo.

Quando, tramite un semplice esame del sangue venoso, il medico indaga la presenza di ferro nel sangue, esegue vari test nello stesso momento:

  • ferritinemia: la concentrazione della ferritina, la principale proteina coinvolta nell’immagazzinamento del ferro;
  • transferrinemia: è la concentrazione della transferrina, la principale proteina di trasporto del ferro nel sangue;
  • sideremia: quota di transferrina circolante satura in ferro.
  • capacità totale di legare il ferro (TIBC): misura indiretta della capacità della transferrina di legare il ferro.

Perdite di ferro

L’escrezione del ferro avviene fisiologicamente con le urine, le feci, il sudore, la desquamazione di cellule intestinali, della cute, delle vie urinarie e delle mestruazioni. L’escrezione fisiologica di uomo e donna dopo la menopausa, è di circa 1 mg/die. Nella donna in età fertile le perdite sono incrementate in considerazione del ciclo mestruale (normalmente fino a circa 25 mg/ciclo) e delle gravidanze, in quanto, dal concepimento al parto, si ha una perdita di ferro aggiuntiva di circa 700 mg, se si considerano le quote cedute al feto, l’espulsione della placenta e l’emorragia post-parto; la perdita dovuta ad allattamento è di circa 1 mg al giorno. Perdite patologiche di ferro, e conseguente anemia ferrocarenziale, sono caratteristiche delle emorragie, sia quelle evidenti che di quelle occulte (ad esempio sangue occulto nelle feci che si può verificare in alcuni tumori del tratto digerente).

Alimenti ricchi di ferro

Ecco una lista con vari alimenti ricchi di ferro (valore di ferro espresso per 100 grammi di prodotto):

  • Fegato d’oca 30,53 mg
  • Cioccolato fondente amaro 17,4 mg
  • Vongola 13,98 mg
  • Cacao amaro 13,86 mg
  • Ostrica cotta 11,99 mg
  • Caviale 11,88 mg
  • Paté di pollo inscatolato 9,19 mg
  • Muesli con frutta e frutta secca 8,75 mg
  • Muesli 8,20 mg
  • Lenticchie 7,54 mg
  • Ostrica 6,66 mg
  • Farina di soia 6,37 mg
  • Germe di grano 6,26 mg
  • Pollo (coscia) 6,25 mg
  • Ceci 6,24 mg
  • Patate bollite 6,07 mg
  • Seppia 6,02 mg
  • Pinoli secchi 5,53 mg
  • Fagioli cannellini 5,49 mg
  • Fagioli borlotti freschi 5,00 mg
  • Fiocchi d’avena 4,72 mg
  • Nocciole 4,70 mg
  • Alici sott’olio 4,63 mg
  • Arachidi 4,58 mg
  • Grano duro 4,56 mg
  • Mandorle secche 4,51 mg
  • Crema di nocciole e cacao 4,38 mg.

Integratore di ferro

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