Denti più bianchi e più sani: i cibi e le bevande consigliati e quelli da evitare

MEDICINA ONLINE WOMAN GIRL LIPS BEAUTIFUL SMILE WHITE TEETH DENTI BIANCHI LABBRA SORRISO RISO DONNA VISO VOLTO CARIE TARTARO PLACCA DENTIFRICIO COLLUTORIO SPAZZOLINO PULIZIA CLEANING WALSorridere è espressione di felicità però non per tutti è piacere: a volte può risultare più difficile per non voler mostrare i propri denti, se non li consideriamo belli. Non è sempre facile avere dei denti sani e bianchi. Per avere un bel sorriso bisogna seguire alcune regole: lavarsi i denti a ogni pasto, evitare di mangiare fuori pasto, ridurre il consumo di dolci ed aumentare quello di verdura. L’alimentazione ha un ruolo determinante nella prevenzione della carie e nel determinare salute e colore dei denti. Quali sono i cibi e le bevande da evitare e quelli da preferire per mantenere i denti sani, bianchi e forti?

I dieci cibi e bevande più pericolosi per i denti

Ecco la lista dei dieci cibi e bevande più “pericolosi” per la salute dei denti:

  1. succhi e polpe di frutta;
  2. bevande zuccherate, in particolare quelle gassate;
  3. caffè e tè nero;
  4. zucchero e miele;
  5. confetture di frutta, gelatine, miele e creme al cioccolato ed alla nocciola;
  6. dolciumi vari come caramelle, croccantini, cioccolato al latte;
  7. barbabietole rosse;
  8. sciroppi e farmaci pediatrici zuccherati al fine di migliorarne il gusto;
  9. alimenti confezionati come snak e merendine;
  10. alimenti molto acidi come agrumi, mele, ananas, uva, fragole, aceto, vino, pomodori.

Leggi anche: Cos’è la carie dentale e cosa fare per prevenirla?

I dieci cibi e bevande che proteggono e sbiancano i denti

Ecco la lista dei dieci cibi e bevande che possono “salvare” i tuoi denti:

  1. Fragole: contengono varie sostanze che sbiancano i denti:
  2. Kiwi: sono molto ricchi di vitamina C che protegge le gengive dall’azione dei batteri.
  3. Semi di sesamo:masticare il sedano aiuta a produrre saliva che neutralizza i batteri che causano la carie. Inoltre masticare cibi croccanti massaggia le gengive e aiuta nella pulizia degli spazi interdentali.
  4. Tè verde: contiene catechina una sostanza che aiuta ad annientare i batteri che trasformano gli zuccheri presenti nella bocca e sui denti in placca.
  5. Carote crude: come nel caso del sedano, masticare una croccante carota cruda aiuta a favorire la produzione di saliva in grado di contrastare i batteri che possono provocare la carie.
  6. Cipolla bianca: ha proprietà che contrastano i batteri che prolificano all’interno della bocca.
  7. Mandorle e noci: masticare frutta secca aiuta a rimuovere le macchie e la placca dalla superficie dei denti.
  8. Mele: la loro croccantezza rafforza le gengive e aiuta a pulire i denti naturalmente, rendendoli più bianchi. Le mele aiutano anche a neutralizzare i batteri che causano placca e alito cattivo.
  9. Broccoli: il consiglio in questo caso è di mangiare i broccoli soprattutto crudi, perché la loro superficie aiuta a massaggiare le gengive e a ripulire e spazzolare i denti in modo naturale.
  10. Prezzemolo, salvia e menta: masticare foglioline di prezzemolo o di menta dopo i pasti aiuta a mantenere l’alito fresco, mentre la salvia (presente come ingrediente in molti dentifrici) ha azione sbiancante.

Leggi anche: Il cioccolato fondente protegge i nostri denti da carie e placca

I dieci consigli per avere denti sani

Di seguito riporto una lista con i dieci migliori consigli per avere denti sani:

  1. Diminuire le assunzioni di zucchero giornaliere.
  2. Se proprio avete “bisogno” di sgarrare, puntate su dolci “light”.
  3. Evitare i prodotti con un alto contenuto di zuccheri, soprattutto saccarosio.
  4. Limitare tutti i prodotti tipici da spalmare su pane e fette biscottate: attenzioni quindi a marmellate e creme come la Nutella.
  5. Evitare caramelle e alimenti a base di zucchero che si sciolgono in bocca (ad esempio lecca lecca).
  6. Attendere una ventina di minuti prima di lavarsi i denti dopo aver mangiato alimenti acidi come gli agrumi.
  7. Usare sostanze che sostituiscano lo zucchero in dose limitata.
  8. Scegliere gomme da masticare che abbiano xilitolo.
  9. In caso di assunzione di sciroppi e farmaci orali zuccherati, ricordarsi di lavare i denti dopo.
  10. Almeno una volta l’anno prenotate un controllo dal vostro dentista.

L’attenzione non va mai abbassata: i benefici però di questo tempo trascorso a curare i propri denti vengono e verranno sempre ripagati.

Leggi anche: Igiene orale: consigli e prodotti per pulire lingua, denti e bocca

I migliori prodotti per l’igiene orale

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per la cura ed il benessere della bocca e del viso, in grado di migliorare l’igiene orale, combattere l’alito cattivo, pulire la lingua dalla patina ed idratare le labbra:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Sindrome dell’occhio secco: lenti a contatto, vista appannata e bruciori

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DONNA BELLA OCCHI VERDI TRUCCO COSMETICA CAPELLI BELLEZZA ESTETICA GIOCO DI SGUARDILa sindrome dell’occhio secco (chiamata semplicemente “occhio secco” o anche “cheratocongiuntivite sicca”); in inglese “dry eye syndrome” o “keratoconjunctivitis sicca”) è una patologia oculare che consiste in una riduzione quantitativa e/o in un’alterazione qualitativa del film lacrimale, che principalmente ha una funzione umettante della superficie oculare. L’occhio secco può essere determinato o favorito dall’uso di lenti a contatto, dalla disfunzione della ghiandola di Meibomio, dalla gravidanza, dalla sindrome di Sjögren, dalla carenza di vitamina A, carenza di acidi grassi omega-3, dalla chirurgia LASIK e da alcuni farmaci come antistaminici, alcuni farmaci per la pressione sanguigna, terapia ormonale sostitutiva, e antidepressivi. Anche la congiuntivite cronica, come l’esposizione al fumo di tabacco o l’infezione, possono portare alla condizione. La diagnosi si basa principalmente sui sintomi e segni, quindi su anamnesi ed esame obiettivo, sebbene possano essere utilizzati numerosi altri test. Tale patologia può essere dannosa perché può provocare lesioni alle strutture esterne dell’occhio: il film lacrimale tende ad evaporare formando aree di secchezza (‘dry spot’), con conseguente esposizione alla disidratazione dell’epitelio corneale anteriore e della congiuntiva palpebrale. Il medico che si interessa di tale sindrome è l’oftalmologo (l’oculista).

Diffusione

La sindrome dell’occhio secco è molto comune: colpisce il 5-34% delle persone. Tra le persone anziane colpisce fino al 70%. In Cina colpisce circa il 17% delle persone. E’ relativamente comune negli Stati Uniti, specialmente nei pazienti più anziani. Nello specifico, le persone che hanno maggiori probabilità di essere colpite da secchezza oculare sono quelle di età pari o superiore a 40 anni. Il 10-20% degli adulti soffre di occhio secco. Circa 1-4 milioni di adulti (di età compresa tra 65 e 84 anni) negli Stati Uniti ne sono colpiti. E’ più frequente nel sesso femminile, in chi fa uso di lenti a contatto, negli anziani, in coloro che usano molto il videoterminale oppure sono esposti al sole e al vento. Inoltre, spesso è causa di patologie oculistiche, come la miopia.

Sintomi e segni

I sintomi e segni più comuni, sono:

  • sensazione di corpo estraneo nell’occhio (in genere si avverte la presenza di sabbia nell’occhio);
  • sensazione di affaticamento della vista;
  • arrossamento oculare;
  • dolore oculare;
  • bruciore oculare;
  • fotofobia (fastidio alla luce);
  • momentaneo annebbiamento visivo.

Complicanze

Se la sindrome non viene curata, si può sviluppare un danno dell’epitelio corneale, fino alla comparsa di ulcere della cornea. Nei casi molto gravi, la vista potrebbe essere irrimidiabilmente compromessa.

Cause e fattori di rischio

I fattori ambientali, quali eccessiva ventilazione, ambiente secco, inquinamento, irritanti, attività prolungata ai videoterminali o con smartphone, possono provocare disturbi importanti di lacrimazione. Esistono inoltre fattori intrinseci generali, quali l’età avanzata, la presenza di malattie reumatiche o ormonali, e condizioni locali, quali le alterazioni delle ghiandole di Meibomio, alterazioni morfologiche e funzionali delle palpebre, che possono determinare disfunzioni anche gravi dello strato sottile di lacrime (film lacrimale) che riveste la superficie oculare. Inoltre le alterazioni lacrimali sono più frequenti nel sesso femminile e in corso di terapie sistemiche (antiipertensivi, antistaminici, psicofarmaci, prodotti ormonali) e locali (terapia per glaucoma). Le dislacrimie sono tutte le alterazioni della composizione del film lacrimale, che comportano in genere un aumento del tasso di evaporazione, mentre la riduzione del liquido lacrimale viene indicata col termine di ipolacrimia. Per comprendere la fisiopatologia di tali disturbi è bene accennare all’anatomia e alla fisiologia del sistema lacrimale. Le lacrime sono la sottile pellicola liquida in continuo ricambio che protegge la superficie oculare esposta. Prodotte dalle ghiandole lacrimali principali, situate in corrispondenza della parete supero-esterna dell’orbita, e dalle ghiandole lacrimari accessorie che si trovano nello stroma congiuntivale, vengono escrete tramite il dotto nasolacrimale nell’orofaringe. Il film lacrimale è composto da tre strati: uno strato acquoso intermedio, il più spesso, il cui compito più importante è quello di fornire ossigeno atmosferico all’epitelio corneale; uno strato esterno, di natura lipidica, che ha la funzione di ritardare l’evaporazione dello strato acquoso, di lubrificare le palpebre durante lo scorrimento del bulbo; uno strato mucoso profondo, che ha la capacità di trasformare l’epitelio corneale da idrofobo a idrofilo. La secrezione lacrimale ha una componente basale e riflessa. L’innervazione della ghiandola lacrimale principale è di natura parasimpatica; le afferenze periferiche sono mediate dalla branca oftalmica del trigemino. Le principali funzioni del film lacrimale interessanti questa relazione, sono quella metabolica, lubrificante e diottrica. Perché si abbia la sensazione di benessere bisogna che il sistema lacrimale sia in perfetto stato: qualsiasi alterazione provocherà discomfort oculare di varia entità. Il film lacrimale può essere alterato da fattori intrinseci o estrinseci, quindi ambientali. Essi agiscono in vario modo sulla stabilità del film lacrimale, provocando discomfort oculare con conseguente sintomatologia come bruciore, senso di corpo estraneo e lacrimazione. Questo circolo infiammatorio si autoalimenta.

Tra le cause ed i fattori di rischio di occhio secco, in sintesi ricordiamo:

  • età avanzata (> 40 anni);
  • sesso femminile;
  • fumo di sigarette;
  • inquinamento;
  • lavori che espongono l’occhio a sostanze irritanti;
  • neoplasie o asportazioni della ghiandola lacrimale principale;
  • diminuzione della componente acquosa del film lacrimale, la più diffusa provocata da infiammazioni come la sindrome di Mikulicz, la sindrome di Sjögren o artrite reumatoide;
  • diminuzione della produzione della componente mucosa del film lacrimale, dovuta ad alterazioni della congiuntiva risultato da malattie autoimmuni come la sindrome di Stevens-Johnson, sindrome di Sjögren, oppure in caso di ustioni, pemfigoide oculare, tipica nei paesi meno progrediti i casi di tracoma;
  • farmaci (betabloccanti, antistaminici, antidepressivi…);
  • uso eccessivo e improprio di lenti a contatto;
  • alterazione della superficie della cornea, causate da cicatrici o distrofie;
  • disfunzioni fisiologiche che patologiche di ghiandole di Meibonio e palpebre;
  • alimentazione non corretta (soprattutto eccesso di cibi grassi e cibi spazzatura);
  • deficit di vitamina A;
  • carenza di acidi grassi omega-3;
  • scarsa idratazione;
  • sindrome da visione al computer (troppo tempo passato con gli occhi vicini ad uno schermo);
  • frequente uso di smartphone e tablet;
  • sindrome di discomfort oculare.

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Diagnosi

All’esame obiettivo oftalmologico, il medico rileva alterazioni della congiuntiva e del film lacrimale. Possono essere eseguiti test quantitativi e qualitativi:

  • il test di Schirmer, che si esegue apponendo piccole strisce di carta assorbente sul margine palpebrale, permette di valutare la quantità delle lacrime prodotte in un dato periodo di tempo. Questo test è utile per determinare la gravità della condizione. Viene eseguito un test di Schirmer di cinque minuti con e senza anestesia utilizzando una carta da filtro Whatman n. 41 di 5 mm di larghezza per 35 mm di lunghezza. Per questo test, la bagnatura inferiore a 5 mm con o senza anestesia è considerata diagnostica per la secchezza oculare;
  • se i risultati del test di Schirmer sono anormali, è possibile eseguire un test di Schirmer II per misurare la secrezione riflessa. In questo test, la mucosa nasale viene irritata con un applicatore con punta di cotone, dopodiché la produzione di lacrime viene misurata con una carta da filtro Whatman #41. Per questo test, una bagnatura inferiore a 15 mm dopo cinque minuti è considerata anormale;
  • il but test, ovvero l’analisi della comparsa di rotture sulla superficie del film lacrimale colorato con fluorescenza, permette di avere una valutazione qualitativa del film lipidico superficiale;
  • il test di analisi delle proteine ​​lacrimali misura il lisozima contenuto nelle lacrime. In lacrime, il lisozima rappresenta circa il 20-40% del contenuto proteico totale;
  • il test di analisi della lattoferrina fornisce una buona correlazione con altri test.

La presenza della molecola Ap4A, presente naturalmente nelle lacrime, è anormalmente elevata in diversi stati di secchezza oculare. Questa molecola può essere quantificata biochimicamente semplicemente prelevando un campione lacrimale con un semplice test di Schirmer. Utilizzando questa tecnica è possibile determinare le concentrazioni di Ap4A nelle lacrime dei pazienti e in tal modo diagnosticare oggettivamente se i campioni sono indicativi di secchezza oculare.

Il test di osmolarità lacrimale è stato proposto come test per l’occhio secco. L’osmolarità lacrimale può essere un metodo più sensibile per diagnosticare e classificare la gravità dell’occhio secco rispetto alla colorazione corneale e congiuntivale, all’analisi della comparsa di rotture sulla superficie del film lacrimale, al test di Schirmer ed alla classificazione delle ghiandole di Meibomio. Altri hanno recentemente messo in dubbio l’utilità dell’osmolarità lacrimale nel monitoraggio del trattamento dell’occhio secco.

Terapie

Il trattamento dipende dalla causa sottostante. Le lacrime artificiali sono di solito la prima linea di trattamento. Gli occhiali avvolgenti che si adattano al viso possono ridurre l’evaporazione delle lacrime. Un’opzione sono i tappi lacrimali che impediscono alle lacrime di defluire dalla superficie dell’occhio. La sindrome dell’occhio secco occasionalmente rende impossibile indossare le lenti a contatto. La terapia si basa essenzialmente su:

  • ripristinare il film lacrimale con lubrificanti oculari (lacrime artificiali o gel umettanti);
  • curare le patologie di base, se presenti (oculistiche e non oculistiche);
  • modificare le terapie farmacologiche che possono favorire il problema;
  • usare colliri a base di estratti di tamarindo;
  • usare colliri a base di acido ialuronico;
  • modificare di un eventuale stile di vita non corretto (alimentarsi bene, bere molta acqua ed eliminare il fumo di sigaretta).

E’ utile ridurre i fenomeni astenopeici, come ammiccare spesso, distogliere lo sguardo dagli oggetti vicini e rivolgerlo verso quelli lontani, fare piccole pause con regolarità, verificare l’illuminazione dell’ambiente, eliminare riflessi abbaglianti, regolare umidità e ventilazione. 

Farmaci

Per quanto riguarda i farmaci nel caso si presenti anche la sindrome di Sjögren, sembra utile la somministrazione di pilocarpina cloridrato. In alcuni casi possono essere utilizzati ciclosporina o colliri steroidei.

Chirurgia

Nei casi più gravi di secchezza oculare, la tarsorrafia (detta anche blefarorrafia) può essere eseguita: le palpebre sono parzialmente cucite insieme. Ciò riduce la fessura palpebrale (separazione palpebrale), portando idealmente a una riduzione dell’evaporazione lacrimale.

Prognosi

L’occhio secco di solito è un problema cronico. La sua prognosi mostra una notevole variabilità, a seconda della gravità della condizione. La maggior parte delle persone ha casi da lievi a moderati e può essere trattata sintomaticamente con lubrificanti. Ciò fornisce un adeguato sollievo dai sintomi. Quando i sintomi della secchezza oculare sono gravi, possono interferire con la qualità della vita. Le persone a volte sentono la vista offuscata con l’uso o una grave irritazione al punto che hanno difficoltà a tenere gli occhi aperti o potrebbero non essere in grado di lavorare o guidare.

Integratori alimentari e colliri consigliati

Alcuni integratori alimentari possono aiutare a non soffrire dell’occhio secco. Quelli che vi consigliamo maggiormente, sono:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Occhi rossi, forse è congiuntivite

congiuntivite collirio occhioLa congiuntivite, la causa più frequente di occhio rosso, è un’infiammazione dello strato mucoso più esterno che riveste la sclera dell’occhio e la superficie interna della palpebra.[1] Essendo il tessuto più esposto agli agenti esterni, può andare incontro ad infiammazione in seguito ad infezioni (batteri, virus, miceti, chlamydia, protozoi), a disfunzioni del film lacrimale precorneale, a reazioni allergiche e a contatto con sostanze o vapori irritanti o tossici.[2] Oltre al colorito rossastro caratteristico, si possono associare fastidiosi sintomi quali dolore, bruciore e prurito. L’occhio interessato può presentare aumento della lacrimazione e apparire “bloccato” da secrezioni muco-purulente. Può verificarsi inoltre un gonfiore sulla parte bianca dell’occhio (chemosi congiuntivale), soprattutto in presenza di reazioni allergiche. Il prurito oculare è il sintomo più comune nei casi dovuti ad allergia.[4] La congiuntivite può interessare uno o entrambi gli occhi.

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I sintomi

I sintomi della congiuntivite sono:

  • secrezioni presenti:
    • a) muco
    • b) membrane
    • c) pus (biancastro o giallastro)
  • scarsa lacrimazione
  • fotofobia
  • prurito
  • gonfiore delle palpebre
  • oscuramento parte superiore o inferiore delle palpebre (come le occhiaie)
  • forte lacrimazione
  • livello di iperemia congiuntivale:
    • a) lieve
    • b) medio
    • c) forte
  • edema della congiuntiva
  • perdita di trasparenza della congiuntiva
  • capillari neoformati
  • schiuma irritante in prossimità del margine palpebrale inferiore e della carnucola
  • presenza di papille
  • presenza di follicoli.

Le cause

Le possibili cause della congiuntivite, sono:

  • Allergie
  • Infezioni virali
  • Infezioni batteriche
  • Azione corrosiva da sostanze chimiche o da corpi estranei entrati nell’occhio
  • Congiuntivite del neonato che è determinata da ostruzione del dotto lacrimale

Le congiuntiviti virali e batteriche sono contagiose. La più pericolosa è la forma batterica che interessa soprattutto chi usa lenti a contatto e bambini.

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La terapia

La terapia specifica è relativa alla causa a monte della congiuntivite:

  • la congiuntivite allergica si cura con colliri antistaminici e decongestionanti,
  • la congiuntivite batterica si cura con colliri o creme antibiotiche.

Per dare sollievo all’occhio, si possono fare impacchi con la camomilla usando cotone idrofilo sterile. Soprattutto nelle forme batteriche è importante lavarsi bene le mani dopo aver toccato gli occhi.

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