Diarrea e sindrome dell’intestino irritabile: quali alimenti evitare?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO RISTORANTE MANGIARE CUCINA DIETA CIBO INSALATA DIMAGRIREVarie persone sperimentano episodi occasionali di diarrea, in genere causati dalla presenza di un batterio o di un virus che si insinuano nell’intestino. Il batterio o il virus stimolano l’intestino a contrarsi più rapidamente o con maggior vigore oppure a produrre una quantità maggiore di fluidi. Anche lo stress può comportare la comparsa di episodi di diarrea perché quando siamo sottoposti ad eventi stressanti, uno dei primi sintomi fisici è la comparsa di crampi e brontolio allo stomaco. Alcune persone, invece, presentano un intestino sensibile o iperattivo. Ma quali sono gli alimenti da evitare in caso di diarrea o di sindrome dell’intestino irritabile? Ecco una lista di cibi da evitare o comunque limitare:

  • Cibi fritti
  • Agrumi
  • Zucchero artificiale
  • Quantità eccessive di fibre
  • Fagioli
  • Cavolo e altre verdure
  • Fruttosio
  • Cibi piccanti
  • Latticini
  • Menta piperita.

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Emorroidi interne ed esterne: rimedi, pressione alta, gravidanza e chirurgia

MEDICINA ONLINE EMORROIDI INTERNE ESTERNE PROLASSO ANO RETTO FECI CILINDRO FECALE SANGUE ANALE COLON PROCTOLOGO DEFECARE EVACUARE PONZAMENTO DOLORE BRUCIORE CACCA MELENA.Le emorroidi (dal greco haîma , “sangue”, e rhéó, “scorrere”) sono strutture vascolari del canale anale che giocano un importante ruolo nel mantenimento della continenza fecale. Diventano patologiche quando sono gonfie o infiammate, causando una sindrome nota come malattia emorroidaria, alla quale spesso ci si riferisce, nel linguaggio comune e anche nella divulgazione, sempre con il medesimo termine di emorroidi.

Le emorroidi patologiche sono un problema che nella pratica clinica viene facilmente frainteso sia dai medici sia dai pazienti. Questi ultimi tendono a confonderlo facilmente con una varietà di altri problemi della regione anorettale, che vanno dal prurito anale, alle ragadi anali, alle fistole ano-rettali, al cancro del retto, alla presenza di vermi intestinali, alle cisti pilonidali o alle cisti sebacee ascessualizzate perianali. Non va dimenticato che le emorroidi sono una componente anatomica umana assolutamente normale. Queste strutture nel loro stato fisiologico agiscono come cuscini composti da strutture artero-venose anastomizzate e da tessuto connettivo con un alto contenuto di fibre elastiche e collagene.

Circa metà delle persone possono andare incontro a problemi con le emorroidi a un certo punto della loro vita. La prognosi è generalmente buona. Le emorroidi costituiscono la patologia anale più frequente, tanto che si stima colpiscano almeno una volta nella vita circa il 90% della popolazione; si stima colpisca almeno una volta nella vita la quasi totalità della popolazione. Secondo altre fonti oltre 3 milioni di italiani (il 40% della popolazione adulta) soffre di emorroidi. Le emorroidi insorgono prevalentemente tra i 45 ed i 65 anni e tendono ad aggravarsi con il passare del tempo. All’origine della patologia vi sono anche fattori predisponenti come la familiarità, lo stile di vita e le abitudini alimentari. Il problema si manifesta con uguale frequenza nei due sessi anche se nelle donne occorre considerare i possibili rischi legati alla gravidanza.

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Cause e fattori di rischio

La causa esatta delle emorroidi sintomatiche è sconosciuta. Si ritiene che vi siano un certo numero di fattori di rischio che possono favorirne la comparsa, tra cui: mancanza di esercizio fisico, fattori nutrizionali (una dieta povera di fibre), un aumento della pressione intra-addominale (sforzo prolungato, ascite, presenza di una massa intra-addominale o di una gravidanza), la genetica, l’assenza di valvole all’interno delle vene emorroidarie e l’invecchiamento. Altri fattori che si ritiene possano aumentare il rischio sono l’obesità, una prolungata posizione seduta, tosse cronica e disfunzione del pavimento pelvico. Per anni è stato ritenuto che la stipsi associata alla defecazione di feci dure (con conseguente aumento della forza di taglio sui cuscinetti anali) fosse un fattore importante per lo sviluppo di questo disturbo, ma molte osservazioni anche recenti tendono a limitare la validità di questa relazione. Molti studi non hanno provato in modo incontrovertibile un’associazione significativa tra emorroidi e stipsi, mentre sembra che anche altre alterazioni del ritmo intestinale, come per esempio la diarrea, possano essere un fattore di rischio per lo sviluppo di emorroidi. In generale le prove dell’esistenza di queste correlazioni sono piuttosto scarse. Durante la gravidanza, la pressione del feto sul ventre e i cambiamenti ormonali causano l’ingrandimento dei vasi emorroidari. Ciò porta anche a un aumento delle pressioni intra-addominali. Il trattamento chirurgico si rende raramente necessario nelle donne in stato di gravidanza, i sintomi si risolvono solitamente dopo il parto. Un’ulteriore causa possono essere gli sport effettuati in posizione seduta, soprattutto in presenza di vibrazioni o scotimenti, come il ciclismo, il motociclismo e l’equitazione, e altri come il sollevamento pesi in cui vi è una forte pressione endoaddominale.

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Sintomi e segni

Le emorroidi interne ed esterne possono presentarsi in modo diverso. Tuttavia, molte persone possono avere una combinazione delle due. Un sanguinamento abbastanza significativo da causare anemia è raro, un’emorragia tale da mettere in pericolo di vita è ancora più raro. Molte persone si sentono in imbarazzo riguardo alla condizione e, spesso, cercano cure mediche solo quando la situazione è ormai in uno stadio avanzato. Se non trombotiche, le emorroidi esterne possono causare un lieve problema. Tuttavia, quando vi è una trombosi, esse possono essere molto dolorose con risoluzione che si ha in genere in più di 2 o 3 giorni. Il gonfiore può richiedere un paio di settimane per scomparire, e dopo la guarigione un’escrescenza di pelle può rimanere. Se sono di grandi dimensioni e provocano problemi con l’igiene, possono causare irritazione della pelle circostante e prurito intorno all’ano. Le emorroidi interne, solitamente, si presentano indolori, di colore rosso vivo e con sanguinamento rettale che si verifica durante i movimenti intestinali: una condizione nota come ematochezia. Le feci, solitamente, si presentano di un colore normale. Altri sintomi possono includere scarico delle mucose, una massa perianale se vi è prolasso attraverso l’ano, prurito e incontinenza fecale. Le emorroidi interne sono solitamente dolorose solo se diventano trombotiche o necrotiche. I sintomi di emorroidi patologiche dipendono dalla localizzazione. Le emorroidi interne di solito si presentano indolori e con sanguinamento rettale, mentre le emorroidi esterne possono produrre alcuni sintomi e forte dolore se si verifica trombosi e gonfiore nella zona dell’ano. Mentre la causa esatta non è nota, una serie di fattori che aumentano la pressione intra-addominale, in particolare la costipazione, si ritiene rivestano un ruolo nel loro sviluppo.

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Diagnosi

La diagnosi di malattia emorroidaria si formula tipicamente grazie a una visita medica. Un esame visivo dell’ano e della zona circostante può essere in grado di diagnosticare le emorroidi esterne o un prolasso. Un esame rettale può essere effettuato per individuare eventuali tumori del retto, polipi, un’ipertrofia prostatica o la presenza di un ascesso. Questo esame può non essere possibile senza un’adeguata sedazione a causa del dolore, anche se la maggior parte delle emorroidi interne non appaiono dolorose. La conferma visiva delle emorroidi interne può richiedere un anoscopio, uno strumento dotato di un tubo cavo con una luce posta a un’estremità. Vi sono due tipi di emorroidi, interne ed esterne, che si differenziano per via della loro posizione rispetto alla linea pectinea. Alcuni pazienti possono presentare contemporaneamente forme sintomatiche di entrambe. Se il dolore è presente, la condizione più probabile è che vi sia una ragade anale o delle emorroidi esterne piuttosto che emorroidi interne. Le emorroidi interne sono quelle che hanno origine al di sopra della linea dentata.[48] Sono ricoperte da epitelio colonnare che è privo di recettori del dolore. A partire dal 1985, esse vengono classificate in quattro categorie, differenziate in base al grado di prolasso:

  • Grado I: Solo interne, non c’è prolasso. Possono sanguinare ma, generalmente, non provocano dolore.
  • Grado II: Aumento di volume, tendono a prolassare. Si riducono e rientrano spontaneamente.
  • Grado III: Prolasso spontaneo all’esterno. Richiede riduzione manuale.
  • Grado IV: Prolasso stabile all’esterno che non può essere ridotto manualmente.

Le emorroidi esterne sono quelle che si verificano al di sotto della linea dentata. Esse sono coperte prossimalmente da derma dell’ano e distalmente dalla pelle, entrambe le quali, sono sensibili sia al dolore sia alla temperatura.

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Diagnosi differenziale

Molti problemi ano-rettali, tra cui ragadi, fistole, ascessi, cancro del colon-retto, varici rettali e prurito, hanno sintomi simili e possono essere erroneamente scambiati per emorroidi sintomatiche. Il sanguinamento rettale può verificarsi anche a causa della presenza di un cancro del colon-retto, delle coliti tra cui alcune malattie infiammatorie croniche intestinali, della malattia diverticolare e dell’angiodisplasia. Se si riscontra anemia, devono essere considerate altre possibili cause. Altre condizioni che possono portare alla formazione di una massa anale, comprendono: alterazioni della cute, verruche anali, prolasso rettale, polipi e papille anali allargate. Varici anorettali causate da un aumento della pressione del sangue nel sistema venoso portale possono presentarsi simili a emorroidi.

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Complicanze

Se le emorroidi patologiche vengono trascurate e non s’instaura un adeguato trattamento medico, possono dare luogo a conseguenze più gravi fino allo sviluppo di complicanze, come ad esempio la trombosi emorroidaria, l’anemia dovuta alle ripetute emorragie, i processi flebitici e lo sviluppo di ragadi anali. Non esiste un rapporto diretto tra emorroidi sintomatiche e patologia neoplastica.

Trattamento

Il trattamento iniziale per la malattia, da lieve a moderata, consiste nell’aumentare l’assunzione di fibre e di liquidi per mantenere l’idratazione. I FANS possono, temporaneamente, essere utilizzati per lenire il dolore, ma così come il riposo trattano unicamente i sintomi, e la successiva scomparsa dei fastidi non deve essere interpretata come guarigione. Un certo numero di interventi minori possono essere eseguiti se i sintomi sono gravi o non migliorano con il trattamento conservativo. In ogni caso, poiché le emorroidi non trattate possono frequentemente peggiorare, è sempre opportuna una precisa diagnosi da effettuarsi mediante esame visivo. La chirurgia è riservata a coloro che non riescono a migliorare seguendo queste misure.

Trattamento conservativo

Il trattamento conservativo consiste tipicamente nell’aumentare l’assunzione di fibre alimentari e di fluidi per mantenere l’idratazione, di assumere anti-infiammatori non steroidei (FANS) e, in aggiunta, viene consigliato il riposo. L’assunzione maggiore di fibre ha dimostrato di migliorare i risultati e può essere ottenuta con una modifica della dieta o grazie al consumo di integratori alimentari. Mentre molti agenti topici e supposte sono disponibili per il trattamento delle emorroidi, vi sono poche prove per sostenere il loro uso. Preparati contenenti steroidi non devono essere usati per più di due settimane in quanto possono causare assottigliamento della pelle. La maggior parte degli agenti comprendono una combinazione di principi attivi. Questi possono includere una crema come vaselina oppure ossido di zinco, un analgesico come la lidocaina e un vasocostrittore come l’adrenalina. Possibile anche l’impiego di preparazioni contenenti dobesilato o mesalazina. I flavonoidi sono di discutibile beneficio con potenziali effetti collaterali. In caso di gravidanza i sintomi, solitamente, si risolvono dopo il parto e quindi il trattamento viene ritardato fino a quel momento per determinare se è ancora necessario.
Anche la medicina tradizionale cinese propone il ricorso a una varietà di erbe per il trattamento del sanguinamento emorroidale. Tuttavia una recente “review” comprendente 9 studi effettuati su 1.822 pazienti non ha fornito una sufficiente evidenza dell’efficacia di un simile approccio. Alcune di queste erbe (Radix Sanguisorbae, Radix Rehmanniae, Fructus Sophorae, Radix Angelicae Sinensis, Radix Scutellariae e altre) potrebbero avere una qualche efficacia nell’attenuare alcuni sintomi causati dal disturbo.

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Procedure ambulatoriali

Un certo numero di procedure ambulatoriali possono essere praticate. Generalmente sono considerate sicure, ma molto raramente possono verificarsi effetti collaterali gravi, come sepsi perianale.

  • La legatura elastica è generalmente il trattamento di prima linea raccomandato nei pazienti che presentano un grado tra 1º e 3º della malattia. Si tratta di una procedura in cui vengono applicati elastici sulle emorroidi interne, almeno 1 cm al di sopra della linea pectinea, con lo scopo di interrompere la perfusione sanguigna. Entro 5-7 giorni, le emorroidi cadono. Se la banda è posizionata troppo vicino alla linea pectinea, si ha un forte dolore subito dopo l’applicazione. Il tasso di successo dell’intervento è stimato intorno all’87% mentre le complicanze avvengono nel 3% dei casi.
  • La scleroterapia comporta l’iniezione nelle emorroidi di un agente sclerosante, come il fenolo. Ciò comporta che le pareti delle vene collassino e che le emorroidi raggrinziscano. Il tasso di successo, a quattro anni dopo il trattamento, è di circa il 70%.
  • La crioterapia selettiva è una metodica ambulatoriale che coniuga la legatura elastica del nodulo emorroidario con la crioterapia. In questo modo, utilizzando una adeguata apparecchiatura a controllo digitale delle temperature, alla punta dello strumento si induce una necrosi guidata e circoscritta che nell’arco di circa 10 giorni porta alla colliquazione del nodulo trattato e alla guarigione del nodulo stesso, senza il rischio di ledere la parete del retto, provocando cicatrici stenosanti o lesioni al muscolo dello sfintere.
  • Alcune tecniche di cauterizzazione hanno dimostrato di essere efficaci per le emorroidi, ma sono generalmente utilizzate solo quando altri metodi falliscono. Questa procedura può essere effettuata utilizzando l’elettrocauterizzazione, la radiazione infrarossa, la chirurgia laser. La cauterizzazione all’infrarosso può essere un’opzione per il grado 1º o 2º della malattia. Nei pazienti con grado 3º o 4º della malattia, i tassi di recidiva sono piuttosto importanti.

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Trattamento chirurgico

Vi sono diverse tecniche chirurgiche che possono essere utilizzate quando la gestione conservativa e le procedure ambulatoriali non sortiscono effetti. Tutte sono associate a un certo grado di complicanze, tra cui: sanguinamento, infezione, stenosi anale e ritenzione urinaria causata dalla vicinanza al retto dei nervi che servono la vescica. Vi può essere anche un leggero rischio di creare incontinenza fecale, con tassi riportati che variano tra lo 0 e il 28%.

  • L’emorroidectomia escissionale è l’asportazione chirurgica delle emorroidi, ed è utilizzata principalmente solo nei casi più gravi. È associata a un significativo dolore post-operatorio e solitamente richiede da 2 a 4 settimane per il recupero. Tuttavia, vi è un maggior beneficio a lungo termine rispetto alla legatura elastica nei pazienti con emorroidi di grado 3º. È il trattamento consigliato nei pazienti con emorroidi esterne trombotiche, se effettuato entro 24-72 ore.
  • Dearterializzazione emorroidaria transanale (metodo THD, acronimo derivante dall’inglese transanal hemorrhoidal dearterialization) Doppler guidata: è un trattamento minimamente invasivo che si avvale dell’ausilio di una sonda Doppler per individuare con precisione l’afflusso di sangue arterioso ai cuscinetti emorroidari. I rami terminali delle arterie emorroidarie vengono quindi legati e il tessuto prolassato viene ricollocato nella sua posizione naturale. Studi scientifici dimostrano che il metodo THD Doppler ha la stessa efficacia dell’emorroidectomia tradizionale anche per i gradi più avanzati, un tasso di recidive simile e una percentuale di complicanze postoperatorie inferiori rispetto a quest’ultima.
  • Prolassectomia con emorroidopessi (stapled hemorrhoidopexy), nota anche come emorroidopessi con suturatrice meccanica, è una procedura chirurgica utilizzata in particolare per il trattamento di emorroidi di 2º o 3º grado. L’intervento non comporta la rimozione di tessuto emorroidario, ma piuttosto del tessuto di sostegno lasso, allentato e anormalmente espanso che ha permesso alle emorroidi di prolassare verso il basso. Asportato il tessuto in eccesso i cuscinetti emorroidari e il tessuto rimanente sono tirati indietro fino nella loro corretta posizione all’interno del canale anale. Una suturatrice circolare fissa la posizione. L’intervento è generalmente meno doloroso ed è associato a una guarigione più rapida rispetto alla completa rimozione delle emorroidi. Tuttavia, la possibilità di recidiva di emorroidi sintomatiche è maggiore rispetto ad altri interventi ed è per questo motivo che non è consigliata per il grado 4º della malattia. L’intervento di resezione può essere eseguito per via transanale e non richiede incisioni esterne, pertanto non lascia cicatrici visibili. In caso di emorroidi di grado 3º avanzato o grado 4º è necessario ricorrere alla procedura di Longo, descritta per la prima volta nel 1993 dal chirurgo italiano Antonio Longo e rapidamente adottata in tutta Europa. Evitando l’insulto chirurgico sulla zona perianale sensibile, si ha l’indiscutibile vantaggio di ridurre notevolmente il dolore post operatorio del paziente.
  • Dearterializzazione emorroidaria Doppler-guidata con laser (tecnica HeLP – Hemorrhoidal Laser Procedure): l’intervento viene eseguito senza alcun tipo di anestesia (solo lieve sedazione) e consiste nella chiusura, attraverso l’utilizzo di un laser a diodi da 980 nm di lunghezza d’onda, delle arteriole che irrorano direttamente il plesso venoso emorroidario, che va quindi incontro a una progressiva riduzione di volume delle vene emorroidarie responsabili della malattia con loro successiva chiusura. La completa obliterazione delle vene emorroidarie avviene in un arco di tempo variabile dai 30 ai 45 giorni. Vengono chiusi tutti e 12 i rami responsabili dell’afflusso ematico alle emorroidi senza rischi per la parete dell’intestino in quanto la loro funzione è solo quella di trasportare il sangue ai plessi venosi emorroidari.

Trattamento post-chirurgico

Gli interventi chirurgici per patologie ano-rettali sono spesso gravati da un’alta incidenza di effetti collaterali e pertanto risulta di fondamentale importanza assicurare ai pazienti operati un adeguato follow-up al fine di prevenire probabili complicanze, quali la mancata riparazione dei tessuti e le sovrainfezioni. L’utilizzo di una soluzione salsobromoiodica (fertomcidina U) nel post-operatorio proctologico si è dimostrata efficace e sicura nella riduzione del dolore postoperatorio, nella più rapida cicatrizzazione delle ferite chirurgiche e nel miglioramento della qualità della vita dei pazienti.

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Prevenzione

Un certo numero di misure preventive vengono raccomandate, tra cui evitare la stitichezza e diarrea attraverso una dieta ricca di fibre, l’assunzione di molti fluidi e l’esercizio fisico. Inoltre viene consigliato di evitare sforzi nel tentativo di defecare, di diminuire il peso in coloro che sono in sovrappeso e di evitare il sollevamento di carichi pesanti.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Sintomi della diarrea: quando è necessario consultare il medico?

MEDICINA ONLINE DONNA CORPO DOLORE TRISTE PANCIA MESTRUAZIONI CICLOLa prima precisazione da fare è che la diarrea è già di per se un sintomo (anzi, un “segno”): è il nostro corpo che ci segnala la presenza di una patologia. Può essere di origine infettiva o psicosomatica ma è comunque sempre la manifestazione soggettiva di una malattia o di un processo patologico. Si traduce con l’emissione di una quantità e di una frequenza superiori alla normalità delle feci. Queste ultime possono essere molli e acquose. A volte sono accompagnate da mucosità o sangue.
Gli episodi diarreici sono in genere associati a dolori e crampi addominali. Di solito si avverte anche una sensazione di debolezza generale e una leggera febbre può accompagnare questo stato doloroso.

Alleviare i sintomi: farmaci

Per attenuare i sintomi esistono vari farmaci acquistabili con o senza ricetta medica. I farmaci antidiarroici a base di loperamide (alcuni di questi non hanno bisogno della prescrizione medica, come Imodium Lingual®) riducono l’attività eccessiva dell’intestino e migliorano l’assorbimento liquido. Questo consente di riportare le feci alla normalità. Tali farmaci possono risultare pratici per i viaggiatori che devono percorrere lunghi tragitti. Attenuano rapidamente la diarrea e impediscono di perdere troppi liquidi e sostanze nutritive. Oltre a normalizzare le feci, queste medicine evitano anche l’indebolimento. Sono, però, controindicati in presenza di febbre alta (>38,5°C), oppure se le feci contengono mucosità o sangue.
Attenzione a non assumerli troppo rapidamente perché potrebbero impedire l’evacuazione dei germi e quindi il trattamento della patologia.
Per i dolori addominali, puoi prendere degli antispasmodici (come il Spasfon Lyoc o l’Imodium Duo, che sono di più rapida ingestione).
Non abusare però di questi palliativi. Ricordiamo che questi farmaci alleviano i sintomi ma non trattano in alcun caso le patologie associate. Se i dolori e le diarree persistono, devi tassativamente consultare un medico.

Alleviare i sintomi: i rimedi naturali

Esistono molte “ricette della nonna” per alleviare i sintomi legati a una diarrea. Ecco una piccola selezione:

  • I probiotici: due studi hanno dimostrato che, come complemento della reidratazione, quando si manifesta, i lactobacilli possono ridurre i sintomi di diarrea in caso d’intolleranza agli antibiotici.
  • La fitoterapia: è consigliata per ogni tipo di diarrea. Puoi bere un decotto di corteccia di quercia. Grazie al suo effetto astringente, che riduce cioè la permeabilità dell’intestino, calma le diarree. Anche gli infusi di camomilla o zenzero attenuano i sintomi.

Diarrea: quando è necessario consultare il medico?

La diarrea è spesso un fenomeno passeggero che si regolarizza da solo nel giro di qualche giorno. Tuttavia, in alcuni casi è importante sentire il parere di uno specialista. Il professor Laurent Beaugerie, gastroenterologo all’ospedale Saint-Antoine di Parigi precisa: “Se la diarrea si accompagna a febbre alta e se le feci presentano mucosità o sangue, bisogna tassativamente consultare il medico. Questi sintomi, infatti, sono spesso sinonimi di infezioni parassitarie evolutive che bisogna trattare rapidamente”. Ma c’è un altro caso che necessita di un consulto: “Attenzione anche ai dolori addominali. Finché sono sotto forma di spasmi, cioè finché la sofferenza dura circa cinque minuti e scompare dopo essere andati in bagno, niente di preoccupante. Se invece si avverte un dolore continuo in un punto ben preciso della pancia, bisogna rivolgersi al medico. Potrebbe trattarsi di un’infiammazione del colon, di un’appendicite o anche di una peritonite”.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Colonscopia tradizionale o colonscopia virtuale: quale scegliere?

MEDICINA ONLINE INTESTINO COLON TENUE CRASSO APPENDICE TRASVERSO ASCENDENTE DISCENDENTE RETTO ANO COLECISTI STOMACO DUODENO ILEO PARALITICO ADINAMICO MECCANICO OSTRUZIONE OCCLUSIONE SUBODella colonscopia tradizionale ne ho parlato qui. In questo articolo parlo invece di un relativamente nuovo sistema di colonscopia, denominata “virtuale”, nata nel 1994. La procedura è una buona alternativa alla colonscopia tradizionale realizzata grazie all’endoscopia.

Cos’è la colonscopia virtuale?

La colonscopia virtuale (in inglese “virtual colonoscopy”, “CT colonography” o “CT pneumocolon” o “MR colonography”) è una procedura di diagnostica per immagini che permette di studiare le pareti interne del colon (intestino crasso) e del colon in maniera non invasiva, risparmiando al paziente il fastidio fisico e psicologico legato alla procedura tradizionale, che necessita dell’inserimento di una sonda endoscopica nell’intestino tramite l’ano).

Quali sono i vantaggi rispetto alla tecnica tradizionale?

Oltre all’indubbio vantaggio di evitare al paziente il fastidio dell’inserimento di una sonda nell’ano, altri vantaggi della colonscopia virtuale rispetto a quella tradizionale sono diversi:

  • è meno rischiosa (la sonda della colonscopia tradizionale in rari casi può lesionale l’intestino);
  • non servono sedativi. La mancanza di sedazione riduce anche il rischio globale della procedura poiché alcune persone possono avere reazioni avverse anche gravi (ad esempio shock allergico) ai farmaci sedativi utilizzati durante la colonscopia convenzionale;
  • la durata dell’esame è inferiore;
  • permette di studiare l’intero colon, mentre la colonscopia tradizionale in alcuni casi non permette la valutazione completa del colon destro (cieco);
  • fornisce immagini più chiare e dettagliate rispetto a una radiografia o ad una TC convenzionale;
  • le dimissioni sono immediate con possibilità di guidare e riprendere al più presto le normali attività giornaliere e lavorative senza alcun problema né fastidio residuo.

Infine la colonscopia virtuale, rispetto a quella tradizionale, fornisce un vantaggio secondario nel rivelare malattie o anomalie al di fuori del colon. Uno studio su adulti asintomatici sottoposti a colonscopia virtuale di routine ha rilevato che è stato rilevato circa un cancro extracolonico insospettato ogni 300 screening oltre a circa un cancro del colon-retto invasivo ogni 500 screening, per un tasso complessivo di circa un cancro insospettato di qualsiasi tipo rilevato ogni 200 screening. Il cancro del colon-retto invasivo è stato il tumore maligno più comune rilevato, seguito dal carcinoma a cellule renali.

Svantaggi

La colonscopia virtuale presenta alcuni svantaggi:

  • durante la colonscopia virtuale – al contrario di quel che avviene in quella tradizionale – NON è possibile effettuare tecniche diagnostiche e interventistiche come prelevare campioni di tessuto (biopsia) o rimuovere polipi, quindi è necessario eseguire comunque una colonscopia convenzionale se vengono rilevate anomalie;
  • allo stato attuale della tecnologia, la colonscopia virtuale NON ha lo stesso livello di dettaglio fornito da una colonscopia convenzionale, quindi polipi più piccoli tra 2 e 10 millimetri di diametro potrebbero non essere visualizzati nelle immagini;
  • ha una bassa capacità di individuare lesioni piatte (poco rilevate rispetto alla parete intestinale);
  • la colonscopia virtuale eseguita tramite TC espone il paziente a radiazioni ionizzanti che, seppur minime, ne impedisce l’esecuzione in gravidanza. Per lo stesso motivo la colonscopia virtuale non può essere effettuata troppe volte in un tempo ravvicinato, esattamente come avviene con una radiografia o una TC.

Nonostante i molti vantaggi forniti dalla tecnica virtuale, la colonscopia tradizionale con endoscopia è ancora oggi considerata il “gold standard” per lo screening del cancro del colon-retto dalla stragrande maggioranza delle comunità mediche e di ricerca

Quando si usa una colonscopia virtuale?

La procedura è usata per diagnosticare le malattie del colon e intestinali, tra cui polipi, diverticolosi e cancro al colon-retto. E’ usata quando, all’analisi delle feci, si riscontra presenza di sangue occulto o quando, per forte ansia, è impossibile eseguire una colonscopia tradizionale o il paziente si oppone fortemente all’inserimento della sonda nell’ano.

Con quali sintomi e segni si esegue l’esame?

La colonscopia virtuale potrebbe essere indicata in presenza di vari sintomi e segni, specie se fastidiosi e persistenti, tra cui:

  • dolori addominali;
  • sanguinamento rettale (occulto o macroscopico);
  • feci nere (melena);
  • stipsi cronica;
  • diarrea cronica;
  • anemia sideropenica di origine sconosciuta (potrebbe essere determinata da un sanguinamento intestinale causato dalla presenza di un tumore maligno);
  • tenesmo (sensazione di incompleta evacuazione delle feci);
  • emissione di escrementi nastriformi o di altro materiale che può indicare la presenza di numerosi parassiti intestinali;
  • vomito fecaloide;
  • presenza di abbondante muco nelle feci;
  • sintomi e segni di occlusione o subocclusione intestinale;
  • sintomi e segni che potrebbero indicare la presenza di polipi, di diverticoli, di stenosi intestinale o di un cancro al colon-retto.

Per approfondire:

Quale tecnologia usa?

La colonscopia virtuale viene eseguita tramite tomografia computerizzata (TC, in questo caso si usano radiazioni ionizzanti, le stesse usate nelle radiografie) o mediante risonanza magnetica (MRI). La colonscopia virtuale tramite risonanza magnetica ha il vantaggio di non esporre il paziente alle radiazioni ionizzanti.

Controindicazioni

Non esistono controindicazioni particolari all’esecuzione di una colonscopia virtuale, tuttavia, se eseguita con tecnica TC, non deve essere eseguita in gravidanza ed è preferibile evitare di eseguire troppe volte l’esame in un tempo ravvicinato, dal momento che vengono usate radiazioni ionizzanti.

Gravidanza

La colonscopia virtuale eseguita con tecnica TC (tomografia computerizzata), dal momento che usa radiazioni ionizzanti, NON deve essere eseguita in gravidanza, poiché potrebbe avere un effetto teratogeno, ovvero determinare malformazioni nel feto. La colonscopia virtuale eseguita con tecnica RM (risonanza magnetica) può essere eseguita in gravidanza, ma solo in casi particolari. Durante la gravidanza, infatti, le risonanze magnetiche non sono controindicate in senso assoluto, anche se la prudenza consiglia di evitarle nelle prime 10-12 settimane a meno che non siano assolutamente indispensabili e urgenti. In definitiva quindi, durante la gravidanza, è comunque preferibile effettuare una colonscopia tradizionale, con endoscopia.

Come ci si prepara all’esame?

Sebbene i preparativi per la colonscopia virtuale varino, al paziente viene solitamente chiesto di assumere lassativi o altri agenti orali a casa il giorno prima della procedura per eliminare le feci dal colon. Una supposta viene anche utilizzata per pulire il retto da qualsiasi materia fecale rimanente. Al paziente può anche essere somministrata una soluzione progettata per ricoprire eventuali feci residue che potrebbero non essere state eliminate dal lassativo, chiamata “etichettatura fecale”. Ciò consente al medico (di solito un radiologo consulente), visualizzando le immagini 3D, di sottrarre efficacemente le feci residue, che altrimenti potrebbero dare risultati falsi positivi.

Procedura

La colonscopia virtuale si svolge nel reparto di radiologia di un ospedale o di un centro medico. Durante la procedura:

  • Il paziente viene posto in posizione supina (con la pancia verso l’alto) sul lettino.
  • Al paziente può essere somministrato un dosaggio di butilscopolamina (BUSCOPAN ®) per via endovenosa per ridurre al minimo l’attività muscolare nell’area.
  • Un tubo sottile può essere inserito nell’ano, in modo che l’aria possa essere pompata attraverso il tubo per gonfiare il colon per una migliore visualizzazione.
  • Il tavolo si muove attraverso lo scanner per produrre una serie di sezioni trasversali bidimensionali lungo la lunghezza del colon. Un programma per computer mette insieme queste immagini per creare un’immagine tridimensionale che può essere visualizzata sullo schermo video.
  • Al paziente viene chiesto di trattenere il respiro durante la scansione per evitare distorsioni delle immagini.
  • La scansione viene quindi ripetuta con il paziente sdraiato in posizione prona (con la pancia verso il basso).
  • Dopo l’esame, le immagini prodotte dallo scanner devono essere elaborate in un’immagine 3D che consente al medico di muoversi attraverso l’intestino come se stesse effettuando una normale colonscopia.
  • Eventuali anomalie sono valutate in genere da un medico radiologo, da un medico gastroenterologo e/o da un chirurgo generale.

Quanto dura l’esame?

L’esame dura circa 10-15 minuti.

L’esame è doloroso o fastidioso?

La colonscopia virtuale non richiede sedativi e non è doloroso, tuttavia alcuni pazienti possono trovare fastidioso l’inserimento del tubo sottile nell’ano, se previsto.

Dopo l’esame

Il paziente può riprendere la normale attività dopo la procedura, ma se vengono rilevate anomalie e il paziente necessita di una colonscopia convenzionale, può essere eseguita lo stesso giorno.

Prezzo

Il costo di una colonscopia virtuale effettuata privatamente oscilla generalmente tra i 120 ed i 500 euro.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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