Puntura di vespa e shock anafilattico: cosa fare e cosa NON fare?

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Cosa fare se si sospetta uno shock anafilattico:

  • Allertare immediatamente i soccorsi sanitari senza perdere tempo, magari cercando informazioni su internet!
  • Sebbene la terapia vera e propria sia di esclusiva competenza medica, è bene che il soccorritore conosca a grandi linee gli interventi da porre in essere. Il farmaco salvavita in corso di shock anafilattico è rappresentato dall’adrenalina (o epinefrina) somministrata per via endovenosa, preferibilmente in infusione lenta e continua. Ad essa si associano soluzioni infusionali di tipo elettrolitico o colloidale per compensare la vasodilatazione periferica, l’ipotensione e la fuoriuscita di fluidi intravascolari nei tessuti. Ulteriori farmaci possono rendersi necessari in relazione allo stato di compromissione funzionale degli organi interessati.
  • Se nei casi più lievi è generalmente sufficiente la somministrazione combinata di adrenalina ed antistaminici (che al pari dei corticosteroidi ostacolano l’attività dei mediatori vasoattivi coinvolti nello shock), in quelli più gravi è necessario assicurare il mantenimento della pervietà delle vie aeree, ricorrendo all’ossigenoterapia o ad interventi chirurgici in caso di necessità.
  • Di fronte al sospetto di shock anafilattico, in attesa dei soccorsi sanitari il malcapitato dev’essere posto nella posizione antishock → supino con le gambe sollevate di circa 30 cm (ad esempio con l’ausilio di una sedia). Se possibile, il paziente andrà posizionato in modo che il capo si trovi inferiormente a ginocchia e bacino. Questa posizione, detta di Trendelenburg, risulta particolarmente utile perché favorisce il ritorno venoso agli organi vitali (cuore e cervello) per semplice effetto della gravità.
  • In attesa dei soccorsi sanitari, la persona colpita da shock anafilattico dev’essere rassicurata e per quanto possibile confortata sulle sue condizioni e sull’arrivo dell’ambulanza.

Cosa NON fare se si sospetta uno shock anafilattico:

  • Se lo shock anafilattico è causato dalla puntura di un’ape, il pungiglione non dev’essere estratto con le pinzette o con le dita, dal momento che la compressione dello stesso aumenterebbe il rilascio del veleno; piuttosto, si consiglia di raschiarlo via con un’unghia o con carta di credito. Ad ogni modo, recenti studi hanno dimostrato che ciò che conta realmente è la rapidità di intervento; più tempo passa tra la puntura e l’estrazione del veleno, maggiore è il rilascio dello stesso; secondo questi studi, non sarebbe quindi tanto importante la tecnica di estrazione, quanto piuttosto la rapidità d’intervento.
  • La posizione antishock non dev’essere adottata qualora si sospettino traumi a livello della testa, del collo, della schiena o delle gambe.
  • Se il malcapitato lamenta difficoltà respiratorie non porre rialzi o cuscini sotto la testa, né tanto meno somministrare pillole, liquidi o alimenti; queste operazioni, infatti, rischiano seriamente di aggravare l’ostacolo al passaggio di aria nelle vie aeree che tipicamente accompagna gli episodi di shock anafilattico.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Golden hour: “Un’ora, una sola ora, può cambiare tutto, per sempre”

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Che cosa si può fare in realtà in un’ora? Una commissione forse, stare nel traffico, il cambio d’olio. Se ci si pensa, un’ora non è molto. Sessanta minuti, tremilaseicento secondi. Tutto qui. In medicina però, un’ora spesso è tutto. Noi la chiamiamo l’ora d’oro. Quella magica finestra temporale che può determinare se un paziente vivrà o morirà.

Un’ora, una sola ora, può cambiare tutto, per sempre. Un’ora può salvarti la vita. Un’ora può farti cambiare idea. A volte un’ora è solo un regalo che ci facciamo. Per alcuni, un’ora può non avere alcun valore. Per altri, un’ora fa tutta la differenza del mondo. Ma alla fine, è comunque solo un’ora. Una delle tante. Tantissime a venire. Sessanta minuti. Tremilaseicento secondi. Tutto qui. Poi ricomincia tutto da capo. E chissà così ci riserverà la prossima ora.

Grey’s Anatomy, settima stagione, episodio 15 (L’ora d’oro)

Cos’è l’ora d’oro in medicina?

In medicina, in particolare nella chirurgia d’urgenza, la “golden hour” (letteralmente l’ora d’oro) si riferisce al periodo di tempo – non necessariamente di un’ora: va da pochi minuti a diverse ore – dopo una lesione traumatica o l’insorgenza di una patologia. Durante questo periodo vi è la più alta probabilità che un pronto trattamento medico possa evitare la morte: è infatti ben noto che le possibilità di sopravvivenza di un paziente siano tanto maggiori quanto velocemente si ricevono cure adeguate, come per esempio in caso di infarto del miocardio o di rottura dell’aorta. Al contrario di quello che avviene nella puntata di Grey’s Anatomy citata, generalmente l’ora d’oro viene ad indicare il concetto dell’importanza di un rapido intervento nei casi di trauma piuttosto che un periodo critico specifico di un’ora entro cui intervenire.

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Medico Chirurgo
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