Cos’è un attacco ischemico transitorio (TIA)? Impara a riconoscerlo e potrai salvare una vita, anche la tua

MEDICINA ONLINE UOMO TRISTE DOLORE MAL DI TESTA PENSIERI DEPRESSIONE STANCHEZZA STANCO BRUTTOSiete a cena con degli amici ed uno di loro, all’improvviso, appare disorientato, non riesce a riconoscervi, ha difficoltà a muoversi o ad articolare le parole? Non sottovalutate mai questo tipo di evento anche se è durato solo per un tempo molto breve, specialmente se il vostro amico è in avanti con gli anni e magari è obeso, è iperteso e fuma. Si potrebbe trattare infatti di un attacco ischemico transitorio, anche chiamato TIA, e agire in fretta può salvare il vostro amico da deficit neurologici permanenti o peggio, dalla morte. Già, ma cosa è di preciso un TIA e come si riconosce? I nostri mezzi di informazione, ricolmi di programmi spazzatura, spesso mancano di informazioni veramente importanti come l’educazione alimentare, o quella sessuale o semplicemente nozioni come queste che possono salvare una vita. Cercherò oggi di spiegarlo in maniera semplice e accessibile a chiunque perché anche i “non addetti ai lavori” devono essere al corrente di tali informazioni.

Nel caso abbiate legittimi sospetti che voi o un vostro caro siate stati colpiti da TIA o ictus o emorragia cerebrale, leggete immediatamente questo articolo per sapere cosa fare: Ictus, emorragia cerebrale cerebrale e TIA: cosa fare e cosa assolutamente NON fare

Cos’è un attacco ischemico transitorio e chi colpisce?

Si definisce TIA (acronimo di “transient ischemic attack”, il modo anglosassone di chiamarlo) o attacco ischemico transitorio, un disturbo temporaneo di irrorazione sanguigna ad una parte limitata del cervello, e si manifesta con un deficit neurologico che permane, per definizione, per un periodo inferiore alle 24 ore: se i sintomi persistono per un tempo maggiore si parla di “ictus” (in inglese stroke). Il TIA, pur essendo una malattia ritenuta tipica nell’età avanzata, può colpire anche i giovani e, in alcuni casi, i bambini, tuttavia solo il 5,5% di tutti i TIA colpisce sotto i 45 anni di età.

Tipi di attacco ischemico transitorio e cause

L’attacco ischemico transitorio può essere di due tipi:

  • ischemico: dovuto alla stenosi (cioè alla chiusura parziale o totale) di un’arteria cerebrale (un vaso sanguigno che porta sangue al cervello). Tale restringimento patologico determina la drammatica situazione in cui le cellule che prima venivano nutrite da quell’arteria non sono più nutrite ed in brave tempo vanno incontro a necrosi (cioè muoiono, ciò è irreversibile). In questo caso si parla di ischemia cerebrale ed è la causa maggiore di TIA. Per quale motivo un’arteria si può chiudere del tutto o parzialmente? Le cause possono essere diverse, una tra le più diffuse è perché al suo interno si forma un trombo che chiude definitivamente un’irregolarità dell’arteria stessa (la placca ateromatosa): in questi casi si parla di trombosi cerebrale. Un’altra tipica causa di ostruzione si verifica quando l’arteria viene raggiunta da coaguli partiti da lontano (emboli), generalmente dal cuore o da placche delle arterie che portano il sangue al cervello: in questo caso si parla di embolia cerebrale.
  • emorragico: dovuto alla rottura di un’arteria cerebrale: In questi casi si parla di emorragia cerebrale (rappresenta una causa minore, ma non certo sottovalutabile, di TIA). Il fattore principale che determina l’ischemia emorragica è la pressione arteriosa troppo alta (ipertensione arteriosa) che determina turbolenze del flusso sanguigno che possono rompere vasi sanguigni normali o che hanno un problema di parete o che sono dilatati (questi ultimi sono detti aneurismi).

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Diagnosi di attacco ischemico transitorio

La diagnosi certa di avere avuto un attacco ischemico transitorio si ha solo di fronte a una tomografia computerizzata (TC) e, nel caso la TC sia risultata normale, una risonanza magnetica (RM) del cranio. La TC e la risonanza magnetica cerebrale sono i primi esami che si eseguono – insieme a quelli del sangue – dopo l’arrivo in ospedale perché sono i migliori per verificare sito e natura del disturbo, fornendo un’immagine dettagliata del cervello e dell’area colpita e mostrando eventuali segni di sofferenza ischemica. Altra tecnica diagnostica usata è l’angiografia cerebrale, che – grazie ad un mezzo di contrasto – consente di valutare il flusso sanguigno nei vasi arteriosi e venosi del collo e dell’encefalo. A supporto, può essere eseguito anche un ecocardiogramma, utile per accertare un’embolia cardiaca. Una volta definita la diagnosi è possibile stabilire la terapia più opportuna, che può essere sia farmacologica, che chirurgica.

Come i non addetti ai lavori possono riconoscere un TIA?

Ecco la parte più importante dell’articolo: una lista di sintomi che permettono il riconoscimento di un TIA, anche se – ovviamente – la sintomatologia è piuttosto variabile in quanto dipende dalla zona del cervello colpita, dall’estensione della parte interessata e dalla rapidità con la quale il vaso arterioso si chiude.

  • Frequentemente si ha una forma di debolezza o di completa incapacità a muovere una metà del corpo (braccio, gamba, faccia) e difficoltà a deglutire.
  • Se il lato colpito è quello destro alla paralisi motoria si aggiunge afasia, la non comprensione di ciò che viene detto e l’impossibilità a parlare.
  • Se il lato colpito è quello sinistro si ha agitazione, incapacità a rendersi conto del proprio stato o di riconoscere familiari o amici.
  • Se la parte colpita è quella posteriore del cervello i sintomi più evidenti sono legati alla vista (non si vede più da un lato o si ha una macchia scura nel centro del campo visivo).
  • Se è stata interessata un’ampia parte del cervello l’ammalato va rapidamente in coma e non risponde più ad alcuno stimolo.

Altri sintomi e loro significato:

  • Afasia: alterazione del linguaggio a vari livelli, comprensione, produzione, ripetizione, strutturazione. Il fenomeno quindi si può manifestare in vari modi: ad esempio può venire meno la capacità di riconoscere una parola o di scegliere la parola adatta. Una parola può essere sostituita con un’altra di significato diverso ma della stessa famiglia (ora invece di orologio), oppure può essere usata una parola sbagliata ma dal suono simile a quella giusta (zuccotto invece di cappotto), o una parola completamente diversa e senza alcun legame apparente con quella corretta; il disturbo inoltre può coinvolgere solo il parlato, la capacità di ripetere una frase, la strutturazione di un discorso di senso compiuto, o anche solo la capacità di scrivere.
  • Disartria: disturbo del linguaggio, nel quale si osserva un’errata pronuncia delle frasi
  • Emianopsia: perdita o alterazione della metà del normale campo visivo, su di un piano verticale od orizzontale
  • Emiplegia: paralisi di un lato del corpo
  • Mal di testa, molti addirittura riferiscono di un dolore improvviso e talmente forte da simulare una “pugnalata” nella testa.
  • Parestesia: alterazione della sensibilità degli arti o di altre parti del corpo; un tipico esempio di parestesia è il formicolio, che si manifesta con una sensazione di pizzicorio alla pelle, come se vi passassero sopra delle formiche.
  • Perdita di coordinazione dei movimenti
  • Perdita di equilibrio
  • Vertigini: sensazione illusoria ed invalidante in cui il soggetto che ne è colpito avverte che il suo corpo o gli oggetti che lo circondano sono in continuo movimento oscillatorio.

Cosa fare se si sospetta un TIA o un ictus?

Per rispondere a questa domanda, leggi questo articolo: Ictus, emorragia cerebrale cerebrale e TIA: cosa fare e cosa assolutamente NON fare

Prevenzione di nuovi TIA

Superato l’evento, al soggetto viene indicata una opportuna strategia di prevenzione, che sonsiste principalmente in:

  • attività fisica adeguata a età e condizioni mediche generale;
  • alimentazione sana che preveda un buon apporto di acqua, vitamine e sali minerali e che soprattutto elimini grassi e sale;
  • abolizione del fumo e degli alcolici;
  • terapia farmacologica che prevenga la formazione di nuovi coaguli;
  • terapia farmacologica che controlli eventuali picchi pressori o aritmie che aumentano il rischio di nuovi attacchi;
  • controlli giornalieri della pressione sanguigna.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Ridurre il consumo di sale ci può salvare la vita

Ridurre sale

La notizia arriva dal Congresso dell’ANMCO, l’associazione dei cardiologi ospedalieri italiani, che sottolineano come gli Italiani ogni giorno ingeriscano una quantità di sale doppia rispetto a quella consigliata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il sale è un nemico nascosto e che spesso tendiamo a sottovalutare, ma che può fare grandi danni. “Innanzitutto dal punto di vista di cuore e arterie, perché un’alimentazione ricca di sale fa salire la pressione, che come sappiamo è tra i principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. E limitando il consumo di sale a un cucchiaino da tè al giorno si eviterebbero ogni anno più di 60.000 infarti e 40.000 ictus”, spiega il professor Mario Scherillo, Presidente dell’ANMCO.

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I rischi non si fermano qui
Ma i rischi degli eccessi di sale non si fermano qui. Secondo le ultime ricerche, infatti, un abuso di sodio potrebbe essere collegato alla comparsa di alcuni tumori (ad esempio allo stomaco e alla vescica) e di alcune malattie degenerative. Per non parlare poi degli aspetti più estetici. Come saprai, un eccesso di sale può favorire la ritenzione di liquidi nei tessuti, dando il via alla comparsa di gonfiori alle gambe e alla cellulite.

Che fare in pratica?
“Il 60% dei nostri connazionali mangia alimenti ricchi di sale nascosto, come affettati e formaggi 3 volte la settimana. Mentre il 22% li consuma addirittura 5 volte la settimana”, dice la dottoressa Simona Giampaoli, Dirigente di Ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità. Se sei veramente deciso ad “abbattere” la quantità di sale che consumi ogni giorno evita del tutto i piatti pronti (un piatto di pasta surgelata contiene circa 1 grammo di sale, un quinto della quantità concessa ogni giorno), gli affettati (50 grammi di crudo dolce contengono 1,3 grammi di sale), gli snack salati, le aggiunte di sale e consuma solo pane senza sale. La soluzione ti sembra un po’ “estrema”? Limita l’aggiunta di sale ai cibi e scegli il pane “sciapo”. Limita gli alimenti che contengono sale nascosto: ricordati, ad esempio, che una pizza contiene più o meno 2 grammi di sale. E se invece sei piuttosto pigra nel porti dei limiti a tavola, cerca di scegliere il più possibile cibi freschi al posto di quelli pronti o surgelati (meglio un piatto di pasta al volo delle lasagne surgelate, solo per fare un esempio), non mangiare affettati più di 1-2 volte a settimana ed evita i dadi da brodo, ricchissimi di sodio, che puoi sostituire con (poco) sale da cucina ma soprattutto con le spezie.
E se nonostante tutto esageri? Il pasto successivo dedicati a cibi poveri di sale, come frutta, verdura, pesce e riso preparati con le spezie. Poi bevi molto, almeno 10 bicchieri di acqua al giorno, per eliminare il sodio in eccesso che hai ingerito.
La tua “forza di volontà” non basta però, secondo gli esperti a combattere gli eccessi di sale. “Bisognerebbe infatti intervenire sulle preparazioni industriali per ridurre la quantità di sale che viene aggiunta agli alimenti, spesso solo per dare più sapore. Il nostro palato, tuttavia, è in grado di abituarsi ad un gusto meno salato e di apprezzarlo nel giro di 10-15 giorni”, conclude il professor Scherillo.

Guerra mondiale al sale
A livello mondiale è guerra dichiarata al sale. Le politiche sanitarie di tutti i Paesi hanno fatto questo passo stimolate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che, tra gli obiettivi per migliorare la salute, ha inserito da alcuni anni la riduzione del consumo di sale. L’Oms ha ribadito come sia indispensabile ridurre al minimo l’utilizzo del sale nei cibi confezionati industrialmente, invitando le aziende alimentari a lavorare per questo obiettivo. Il sale infatti è presente in abbondanza in quasi questi alimenti: nei dessert, negli snack, nei prodotti da forno e persino nelle bibite zuccherate.
Diversi Paesi hanno aderito a questo invito; vale per tutti l’esempio dell’alleanza fra governo degli Stati Uniti e industrie alimentari per diminuire del 10 per cento il contenuto di sale negli alimenti, che ha già portato la Kellog’s a iniziare a diminuirne il contenuto nei cereali. La Commissione europea ha proposto un’etichetta nutrizionale sugli alimenti che riporti chiaramente l’indicazione del contenuto di sale per porzione. Ogni singolo Paese inoltre porta avanti le sue iniziative. Da noi ad esempio è stato firmato un accordo fra il Ministero della Salute e la Federazione italiana panificatori per la riduzione del contenuto di sale nel pane nella misura almeno del 15 per cento.

Quanto sale c’è?
Come abbiamo visto, il sale nascosto è uno dei principali ostacoli al controllo dell’assunzione quotidiana di sale. Ecco quanto puoi trovarne in alcuni cibi:

  • Pizza rossa o focaccia (300 grammi circa)  – Circa 2 grammi
  • Prosciutto crudo dolce (circa 50 grammi) – 1,3 grammi
  • Pasta surgelata (un piatto) – 1 grammo
  • Dadi da brodo (3 grammi circa) – 0,5 grammi
  • Fagioli in scatola (100 grammi) – 0,5 grammi
  • Prosciutto cotto (50 grammi) – 0,35 grammi
  • Parmigiano (50 grammi) – 0,3 grammi
  • Cracker (un pacchetto) – 0,3 grammi
  • Pane (una fetta) – 0,15 grammi

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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