Cosa sono le miodesopsie (mosche volanti) e perché si muovono?

MEDICINA ONLINE OCCHIO EYE EYES MIODESOPSIE MOSCHE VOLANTI PRETINA FOVEA CORPO VITREO CORNEA VISTA VISION SCLERA COROIDE MACULA CRISTALLINO MELANOMA NEVO MIOPIA DALTONISMO PRESBIOPIA STRABISMO WALLPAPER HI RES PHOTO PICTULe miodesopsie (o “mosche volanti”) sono addensamenti del vitreo (una specie di “gelatina” che riempie l’occhio) che proiettano delle ombre mobili sulla retina e, quindi, si presentano nel campo visivo sotto forma di punti, filamenti, tralci a S, C, J…, veli, macchie, greche, serpentine, ragnatele di varie fattezze e dimensioni, grumose o gommose, chiare o scure, che si muovono avanti e indietro, fluttuando (gli anglosassoni li definiscono “floaters, galleggianti”), percepite tanto più nitidamente quanto maggiore è il contrasto (ad esempio quando si guarda una superficie luminosa, tipicamente il cielo azzurro e lo schermo chiaro di un computer), mentre scompaiono in penombra o indossando occhiali da sole. Le miodesopsie, entro un certo grado, sono normali e non sono indice di patologia. Per avere un esempio di mosche volanti, basta guardare il cielo della foto in alto.

Perché si formano le miodesopsie?

Le cause dell’insorgenza delle miodesopsie si riconducono principalmente ma non esclusivamente all’invecchiamento. Il corpo vitreo è composto per la stragrande maggioranza da acqua e per il restante da collagene, zuccheri, cellule vitree, proteine, acido ialuronico, elettroliti ed altri componenti ancora i quali, tutti insieme, ne costituiscono l’impalcatura. La degenerazione dell’impalcatura comincia con la fluidificazione della sua componente gelatinosa: le fibre di collagene iniziano a frammentarsi e formano filamenti di svariate forme che talvolta possono intrecciarsi tra loro e proiettare così un’ombra sulla retina, che viene percepita dal paziente come un’opacità o, appunto, una “mosca volante”. Questo processo, per quanto una graduale disidratazione sia del tutto fisiologica, può essere acuito dalla miopia, specie se piuttosto elevata, da traumi violenti alla testa, dall’utilizzo di particolari colliri a base di cortisonici per lunghi periodi di tempo ma anche dalla disidratazione dovuta ai mesi estivi o a regimi alimentari sbagliati (come ad esempio diete drastiche o digiuni). Anche la presenza di una pressione intraoculare elevata può essere concausa, nell’esperienza degli oculisti, di miodesopsie. A prescindere dalla presenza dei vari fattori di rischio, la degenerazione dell’acido ialuronico diventa evidente intorno ai 40-50 anni di vita, mentre in condizioni adeguate le miodesopsie possono manifestarsi anche molto prima, intorno ai 20-30 anni di vita.

Perché le miodesopsie si muovono?

Le miodesopsie seguono i movimenti oculari: se si cambia la posizione dello sguardo, i corpi mobili seguono il cambiamento di posizione per poi fermarsi in contemporanea all’occhio. Questo può, a volte, disturbare la lettura, in quanto le miodesopsie sono piuttosto visibili sulle pagine della carta stampata e possono arrivare a nascondere i caratteri tipografici. Questo avviene a causa dei movimenti del gel vitreo e dei suoi addensamenti.

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Come vediamo i colori e cos’è lo spettro visibile?

MEDICINA ONLINE BAMBINO MOTIVI DISEGNARE SMETTERE COLORE COLORARE DISEGNO CERVELLO BIMBOIsaac Newton, il famoso scienziato inglese vissuto tra il XVII ed il XVIII secolo, fu il primo a scomporre la luce bianca e a descriverne i sette colori che la costituiscono: rosso, arancione, giallo verde, azzurro, indaco e violetto. Il rosso si trova in corrispondenza delle radiazioni di lunghezza d’onda maggiori (tra i 650 ed i 700 nm), il violetto è in corrispondenza delle radiazioni di lunghezza d’onda minori (420-470). Tra i due estremi troviamo tutti gli altri colori dello spettro con lunghezze d’onda intermedie. Quindi un oggetto ci appare di un determinato colore perché assorbe le radiazioni di diversa lunghezza d’onda e riflette quella del colore che noi gli attribuiamo. Per esempio la Ferrari ci appare rossa perché assorbe tutte le radiazioni visibili tranne quella rossa che viene riflessa e che noi percepiamo e così via.
La luce che noi percepiamo (spettro visibile) è solo una piccola porzione dello spettro elettromagnetico di cui fanno parte anche le onde radio, le microonde, l’infrarosso, gli ultravioletti, i raggi X ed i gamma. I nostri occhi sono in grado di vedere (ed in grado di qualificarne i colori), nello spettro visibile, radiazioni della lunghezza d’onda comprese tra i 400 ed i 700 nm (nanometri= unità di misura delle lunghezza d’onda più basse corrispondente ad un miliardesimo di metro). Nella nostra retina ci sono circa 120.000.000 di bastoncelli che ci assicurano la visione notturna e circa 6.500.000 di coni tutti localizzati nella fovea.
I coni ci permettono di percepire i colori e ne esistono di 3 tipi a seconda della loro sensibilità per i colori e quindi per la lunghezza d’onda di questi. I coni “S” hanno il massimo di sensibilità per a 437 nm (coni per il blu); i coni “M” a 530 nm (coni per il verde), ed i coni “L” a 564 nm (per il rosso).

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Il segreto per vivere bene? Guardare sempre le cose da una diversa prospettiva

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO BAMBINO ACQUILONE SOLE TRAMONTO PANORAMA SILHOUETTEIl segreto per vivere bene? Guardare sempre le cose da una diversa prospettiva, perché perfino una brutta giornata di vento può essere bella, se la valuti con gli occhi di un aquilone; perfino una plumbea pioggia fitta può essere salvifica, se sei disperso nel deserto; perfino il letame può essere vita, se lo guardi con gli occhi di un fiore.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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La miopia aumenta per l’uso scorretto della tecnologia

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO SMARTPHONE TELEFONO TELEFONINO TABLET CELLULARE TECNOLOGIA PSICOTECNOPATOLOGIA BAMBINI GIOVANI (2)La miopia è decisamente aumentata negli ultimi anni. Una malattia che colpisce una vasta parte della popolazione. Le cause sono diverse, da quella che è una predisposizione genetica a quelle che sono abitudini non indicate per la nostra vista. Negli ultimi anni, l’avvento dell’elettronica ha chiaramente fatto la sua parte. Un uso poco adeguato e decisamente non corretto di apparecchiature elettroniche come Tv digitali, smartphone, tablet e pc può portare alla miopia o comunque a diversi disturbi della vista. La vita di oggi ci porta decisamente a sfruttare molto questi mezzi ma è anche vero che bisogna farlo con determinate accortezze.

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Lenti a contatto: come si applicano, come si conservano e che problemi possono dare?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DONNA BELLA SI LAVA LA FACCIA COSMETICI SAPONE BELLEZZA VISOLa nascita delle lenti a contatto risale al 1508. La sua invenzione ha un “padre” d’élite: Leonardo da Vinci. Fu proprio il genio italiano, infatti, a descrivere, per primo, la possibilità di utilizzare le lenti a contatto. La prima lente della storia, però, venne realizzata, da un tedesco, solo nel 1887. Era fabbricata in vetro e copriva, interamente, la parte anteriore dell’occhio. Per arrivare alle lenti a contatto di plastica, trasparente, dobbiamo aspettare gli anni ‘40. Oggi vengono utilizzate da milioni di persone. Le lenti a contatto si utilizzano per correggere i più comuni difetti della vista. Questi sottili dischi, infatti, consentono di mutare la capacità di rifrazione della cornea ma, a differenza, dei “cugini” occhiali soddisfano anche le esigenze estetiche e di praticità… L’essere umano, è un dato certo, è vanitoso!

Quanti tipi di lenti a contatto esistono?

Possiamo classificare le lenti a contatto in quattro categorie: lenti rigide di plastica; lenti rigide permeabili ai gas; lenti morbide e lenti “speciali”. Le lenti rigide di plastica garantiscono una buona visione e hanno una lunga durata, intorno ai cinque anni, sono poco costose e di facile manutenzione. Tuttavia, a volte, risultano difficili da tollerare. Le lenti rigide permeabili ai gas, introdotte all’inizio degli anni ‘80, hanno le stesse qualità ottiche di quelle rigide ma sono più comode e facili da portare perché l’ossigeno può attraversare la lente raggiungendo l’occhio. Tuttavia, queste lenti, hanno minore durata, meno di cinque anni, e sono più costose. Le lenti morbide chiamate, anche, idrofile per il loro elevato contenuto di acqua, dal 38 al 70 per cento, sono le più comode. In genere sono facili da indossare, possono essere portate per molte ore e risultano ideali anche per un uso “occasionale”. A dispetto di queste molteplici qualità, però, le lenti morbide correggono bene miopia e ipermetropia ma, non altrettanto bene, l’astigmatismo. Tuttavia, oggi, esistono, in commercio, particolari tipi di lenti morbide capaci di correggere un certo grado di astigmatismo. Altri inconvenienti, poi, sono la minore durata, solo 12 – 18 mesi, e una manutenzione più complessa rispetto alle lenti a contatto rigide. Un capitolo a parte, invece, meritano le lenti, cosiddette “speciali”. Oggi, infatti, la tecnologia permette l’utilizzo di particolari lenti che sono in grado di soddisfare le più svariate esigenze. Tra queste, senza dubbio, meritano una menzione speciale le lenti colorate che permettono di modificare il colore dell’iride.

Come si applicano le lenti a contatto?

Prima regola: lavatevi sempre, con cura, le mani eliminando, con attenzione, eventuali tracce di sapone prima di indossare le lenti a contatto. Prendete la lente, dal contenitore, servendovi dell’applicatore di plastica. Sciacquatela con cura. Ponete la lente sull’indice, in questo caso, fate sempre attenzione a non capovolgerla. Sollevate, per tenerla aperta, la palpebra superiore. Guardate fisso davanti a voi mentre avvicinate la lente all’occhio. Mettetela sull’occhio. Guardate in basso e lasciate la palpebra. Se necessario, poi, la lente può essere centrata massaggiando delicatamente la palpebra. Una cosa è certa: è molto più facile a farsi che a dirsi!

Qual è la manutenzione delle lenti a contatto?

La manutenzione delle lenti a contatto dipende, principalmente, dal tipo di lente che avete scelto. Le lenti rigide necessitano di diverse soluzioni chimiche: per pulirle, per inumidirle e per conservarle. La cura delle lenti morbide, invece, è più complessa. Le lenti morbide, infatti, sono permeabili e assorbono le sostanze con cui entrano in contatto. Per questo, quindi, le soluzioni usate, per la loro manutenzione, devono essere diluite. Per prevenire rischi di contaminazione, inoltre, occorre disinfettarle con un mezzo chimico o termico. Tuttavia, per eliminare possibili agenti patogeni, è utile anche una pulizia saltuaria mediante, per esempio, una compressa contenente un enzima o una sostanza ossidante. Che i vostri occhi siano neri, blu, verdi, marroni, viola o gialli, la cura e la manutenzione delle vostre lenti a contatto vi garantirà uno sguardo limpido e… 10 decimi assicurati!

Il rovescio della medaglia

Le lenti a contatto consentono di correggere la maggior parte dei difetti della vista che prevedono l’utilizzo degli occhiali. Questi sottili dischi, inoltre, sono in grado di correggere difetti che i “cugini” occhiali non riescono a modificare. Nella maggioranza dei casi la scelta delle lenti a contatto è condizionata da motivi legati alla praticità e all’estetica. Sono invisibili, non cadono, non si bagnano quando piove, non si appannano… Pregi che consentono alle lenti a contatto di “battere” gli occhiali. Ogni medaglia, però, ha il suo rovescio. Lo scorretto utilizzo o la scarsa manutenzione delle lenti a contatto, infatti, può causare disturbi e, in alcuni casi, danni alla salute. Chi porta le lenti a contatto può essere costretto ad affrontare alcuni problemi. Una piccola percentuale di soggetti, inoltre, non riesce a portare le lenti a causa di un’ipersensibilità – persone affette da febbre da fieno o con la carnagione molto chiara – di necessità ottiche particolari e di abitudini igieniche personali. Le lenti a contatto, poi, possono irritare gli occhi se questi risultano secchi a causa di una scarsa lacrimazione. Per questo motivo, questo metodo di correzione della vista, non è mai consigliato agli anziani carenti di lubrificazione oculare.

Ma quali sono i principali problemi che possono causare le lenti a contatto?

La più comune problematica causata dalle lenti a contatto è la congiuntivite. Questa patologia è un’infiammazione della congiuntiva – la membrana trasparente che ricopre la sclera e la parte interna delle palpebre – che colpisce, ogni anno, almeno un individuo su 50. La congiuntivite può essere di due tipi: infettiva e allergica. Tutti i tipi di congiuntivite causano arrossamento, prurito, sensazione di sabbia negli occhi, comparsa di una secrezione, talvolta, fotofobia – intolleranza verso la luce intensa – e gonfiore delle palpebre. La diagnosi, generalmente, viene formulata in base all’aspetto dell’occhio. Se si sospetta un’infezione, invece, può essere necessario eseguire dei tamponi oculari per individuare il microrganismo responsabile. La congiuntivite infettiva si cura applicando un collirio o una pomata a base di antibiotici. La secrezione e le, eventuali, croste che si formano attorno alle palpebre, invece, possono essere rimosse con l’ausilio di acqua tiepida o soluzione fisiologica sterile. La congiuntivite allergica, invece, può essere alleviata con un collirio a base di antistaminici o corticosteroidi. Questi ultimi, però, vanno utilizzati solo in assenza di infezione. Un’eventuale congiuntivite infettiva, infatti, potrebbe essere peggiorata dall’uso di prodotti medicali a base di corticosteroidi.

L’abrasione corneale

Un’altra problematica che può essere causata dalle lenti a contatto è l’abrasione corneale. Si tratta di un graffio o una lesione dell’epitelio – rivestimento esterno – della cornea. In genere, la lesione, guarisce in tempi rapidi ma può provocare, temporaneamente, forte dolore, intensa fotofobia e iperlacrimazione. Il dolore può essere mitigato proteggendo l’occhio con una benda oculare, somministrando farmaci analgesici o utilizzando colliri contenenti preparati ciclopedici capaci, cioè, di paralizzare, temporaneamente, il muscolo ciliare dell’occhio. I colliri a base di antibiotici, invece, vengono, generalmente, somministrati per scongiurare il rischio di un’infezione batterica che potrebbe causare gravi ulcerazioni corneali, ascessi e, in casi rarissimi, cecità. Le lenti a contatto, però, possono, in alcuni casi, essere utilizzate come terapia per alcuni tipi di disturbi. Le persone con forte miopia o reduci da un intervento di asportazione di cataratta, per esempio, possono riscontrare, con l’utilizzo degli occhiali, una notevole distorsione della visione. Le lenti a contatto – lenti rigide sclerali – inoltre vengono impiegate per nascondere cicatrici presenti sulla superficie della cornea. Anche ai pazienti con irregolarità della cornea – conseguenza di una malattia, un trauma, un’ulcerazione o un trapianto – ne viene consigliato l’utilizzo. Le lenti a contatto toriche, più spesse ai margini, sono, invece, in grado di correggere gradi elevati di astigmatismo. Le lenti a contatto, insomma, devono essere utilizzate nel modo corretto, in questo modo, questi sottilissimi dischi di plastica, possono essere utili alleati per i nostri occhi.

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