Differenza tra soluzione e dispersione in chimica con esempi

MEDICINA ONLINE LABORATORIO CHIMICA FISICA SANGUE ANALISI FECI URINA GLICEMIA AZOTEMIA DENSITA CHEMISTRY LAB VISCOSITA LIQUIDO GAS SOLIDO FLUIDO ACQUA PESO SPECIFICO SCUOLA RICERCA RESISSi definisce “soluzione” in chimica una miscela omogenea in cui una o più sostanze sono contenute in una fase liquida o solida o gassosa; una soluzione contiene particelle diverse mescolate e distribuite in modo uniforme nello spazio disponibile in modo che ogni volume di soluzione abbia la medesima composizione degli altri. La misura della quantità di soluto rispetto alla quantità di soluzione è detta concentrazione e viene misurata sia tramite unità fisiche che tramite unità chimiche. In una soluzione viene denominato solvente la sostanza presente in quantità maggiore e soluto (o soluti) la sostanza (o le sostanze) presente in minor quantità. Una soluzione consiste quindi in una miscela di due o più componenti che formano una dispersione molecolare omogenea in una sola fase fisica. Ricordiamo che la “fase” in chimica indica una porzione di materia che, ad occhio nudo o al microscopio ottico, presenta in ogni suo punto le medesime proprietà fisiche e chimiche.

In chimica si definisce con “dispersione” un sistema stabile o instabile costituito da più fasi (di solito due) in cui la prevalente è detta “fase disperdente” e le altre sono dette “fasi disperse”. Caratteristica delle dispersioni è che le varie fasi sono eterogenee e che le fasi disperse hanno dimensioni superiori alle grandezze colloidali (diametro > 1 μm).

In una soluzione i soluti sono quindi disciolti nel solvente nello stesso stato fisico. Una soluzione, dunque, è un sistema omogeneo. Una dispersione, invece, è un sistema eterogeneo, in cui i “soluti” sono appunto “dispersi” nel “solvente”. Un esempio di dispersione è il fumo infatti consiste in una dispersione di un solido in un aeriforme, oppure la nebbia (dispersione di un liquido in un aeriforme).

Una soluzione consiste in una miscela di due o più componenti che formano una dispersione molecolare omogenea in una sola fase fisica.

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Differenza tra densità reale ed assoluta con esempi

MEDICINA ONLINE LABORATORIO BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE FECI URINE GLICEMIA ANALISI GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LEUCEMIA FERRO FALCIFORME MLa densità di un materiale è il rapporto tra la sua massa ed il suo volume (cioè massa diviso volume); l’unità di misura della densità è il kg/m³. Nell’uso comune si utilizza talvolta il kg/litro (kg/dm³), che corrisponde esattamente al g/cm³. Il materiale in esame può essere sia un liquido che un solido o un gas. Tale definizione di densità è riferita ad una quantità di materia solida massiccia, vale a dire senza vuoti interni, per tale motivo viene anche detta densità reale in quanto prende in considerazione solo il volume della frazione solida.

In contrapposizione alla densità reale, la densità apparente di un corpo – pur venendo calcolata in maniera formalmente analoga alla densità reale – prende invece in considerazione il volume totale occupato dal solido ovvero il suo ingombro esterno, compresi quindi gli spazi vuoti (solidi con cavità chiuse, con cavità aperte o a struttura spugnosa).

Un esempio classico è la densità della sabbia contenuta in un barattolo. La sabbia ha una data densità reale data dalla sua massa diviso il volume che occupa realmente, ma ha anche una densità apparente data dalla sua massa diviso il volume che occupa nel suo contenitore, compresi gli spazi di aria tra i vari granelli. La densità apparente, comprendendo pari massa ma volume maggiore, è quindi più bassa rispetto alla densità reale.

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Massa e peso sui vari pianeti del Sistema Solare rispetto alla Terra

MEDICINA ONLINE ASTRONOMIA MASSA PESO PIANETI SISTEMA SOLARI LUNA STELLE GIOVE MERCURIO VENERE TERRA MARTE SATURNO URANO NETTUNO PLUTONE SOLE STELLECome varierebbero la massa ed il peso del vostro corpo, se in questo momento si teletrasportasse dalla Terra su altri pianeti del Sistema Solare o sul sole stesso?

La prima cosa da chiarire è che “massa” e “peso”, anche se spesso sono usati come sinonimi, in realtà non lo sono affatto: mentre il peso rappresenta la forza di attrazione di un corpo verso il centro della Terra (o di qualsiasi altro pianeta in cui si trovi), la massa corrisponde esattamente alla quantità di materia di un corpo. Al contrario del peso, la massa è una proprietà intrinseca di un corpo, cioè non varia al variare del luogo in cui si trova, anche spostandosi su Marte, Giove, Venere o altri pianeti/stelle/satelliti dell’universo conosciuto. Il peso, invece, può cambiare perché dipende dalla forza con cui un corpo viene attratto al suolo, che viene descritta dal valore dell’accelerazione di gravità, il quale mediamente sulla terra è 9.81 m/s2, ma è totalmente diverso sugli altri pianeti.

Dopo questa doverosa premessa, rispondiamo alla domanda iniziale dell’articolo: se in questo momento voi foste su un altro pianeta, cosa accadrebbe?

  • la vostra massa rimarrebbe la stessa che sulla terra,
  • pesereste in modo diverso, a seconda del valore di accelerazione di gravità.

Facciamo alcuni esempi (inseriamo anche nell’elenco la luna, che è un satellite, il sole, che è una stella e Plutone, che non è più considerato un pianeta del Sistema Solare).

Una persona che sulla Terra pesa 50 kg, peserebbe:

  • circa 1353 kg sul Sole;
  • circa 8 kg sulla Luna;
  • circa 19 kg su Mercurio;
  • circa 45 kg su Venere;
  • circa 19 kg su Marte;
  • circa 118 kg su Giove;
  • circa 46 kg su Saturno;
  • circa 44 kg su Urano;
  • circa 56 kg su Nettuno;
  • circa 3 kg su Plutone.

Una persona che sulla Terra pesa 55 kg, peserebbe:

  • circa 1489 kg sul Sole;
  • circa 9 kg sulla Luna;
  • circa 21 kg su Mercurio;
  • circa 50 kg su Venere;
  • circa 21 kg su Marte;
  • circa 130 kg su Giove;
  • circa 50 kg su Saturno;
  • circa 49 kg su Urano;
  • circa 62 kg su Nettuno;
  • circa 4 kg su Plutone.

Una persona che sulla Terra pesa 60 kg, peserebbe:

  • circa 1624 kg sul Sole;
  • circa 10 kg sulla Luna;
  • circa 23 kg su Mercurio;
  • circa 54 kg su Venere;
  • circa 23 kg su Marte;
  • circa 142 kg su Giove;
  • circa 55 kg su Saturno;
  • circa 53 kg su Urano;
  • circa 67 kg su Nettuno;
  • circa 4 kg su Plutone.

Una persona che sulla Terra pesa 70 kg, peserebbe:

  • circa 1895 kg sul Sole;
  • circa 12 kg sulla Luna;
  • circa 26 kg su Mercurio;
  • circa 63 kg su Venere;
  • circa 26 kg su Marte;
  • circa 165 kg su Giove;
  • circa 64 kg su Saturno;
  • circa 62 kg su Urano;
  • circa 79 kg su Nettuno;
  • circa 5 kg su Plutone.

Una persona che sulla Terra pesa 80 kg, peserebbe:

  • circa 2165 kg sul Sole;
  • circa 13 kg sulla Luna;
  • circa30  kg su Mercurio;
  • circa 72 kg su Venere;
  • circa 30 kg su Marte;
  • circa 189 kg su Giove;
  • circa 73 kg su Saturno;
  • circa 71 kg su Urano;
  • circa 90 kg su Nettuno;
  • circa 5 kg su Plutone.

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Differenza tra densità e concentrazione

MEDICINA ONLINE LABORATORIO CHIMICA FISICA SANGUE ANALISI FECI URINA GLICEMIA AZOTEMIA DENSITA CHEMISTRY LAB VISCOSITA LIQUIDO GAS SOLIDO FLUIDO ACQUA MIELE OLIO VINO RESISTENZA ATTRITO MOVIMENTO MATERIALE ESPERIMENTOLa densità di un materiale è il rapporto tra la sua massa ed il suo volume (cioè d = m/ V); l’unità di misura della densità è il kg/m³. Nell’uso comune si utilizza talvolta il kg/litro (kg/dm³), che corrisponde esattamente al g/cm³. Il materiale in esame può essere sia un liquido che un solido o un gas.

La concentrazione di un componente in una miscela è una grandezza che esprime invece il rapporto tra la quantità del componente rispetto alla quantità totale di tutti i componenti della miscela (compreso il suddetto componente). Nel caso specifico di una soluzione, la concentrazione di un determinato soluto nella soluzione esprime il rapporto tra la quantità del soluto rispetto alla quantità totale di soluzione, o, in alcuni modi di esprimerla, del solo solvente (ad esempio molalità).

  • la densità si calcola con : d = massa / volume;
  • la concentrazione : [ c ] = n° di moli/ volume oppure n° di moli/ massa.

Densità in soluzione

La densità in soluzione pi indica il rapporto tra la massa del soluto mi rispetto al volume V dell’intera soluzione:

pi = mi / V

La densità in soluzione si esprime in kg/m3 (pari a g/L).

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Differenza tra liquidi volatili e non volatili in chimica

MEDICINA ONLINE LABORATORIO CHIMICA FISICA SANGUE ANALISI FECI URINA GLICEMIA AZOTEMIA DENSITA CHEMISTRY LAB VISCOSITA LIQUIDO GAS SOLIDO FLUIDO ACQUA PESO SPECIFICO SCUOLA RICERCA RESISTENZA ATTRITOCon “liquido” in chimica si indica uno degli stati della materia, insieme a “solido” ed aeriforme (gas). Le sue proprietà principali sono: fluidità, elasticità ed incomprimibilità. Generalmente, una sostanza allo stato liquido è meno densa che allo stato solido, ma un’importante eccezione è costituita dall’acqua.

Comportamento di atomi e molecole nei liquidi

Le molecole o atomi che costituiscono il liquido interagiscono fra loro, sebbene non fortemente come nel solido. Non sono fra loro in posizioni fisse ma “scorrono” gli uni sugli altri, sebbene si ipotizzi l’esistenza di cluster o gabbie relativamente stabili, in liquidi dai forti legami intermolecolari come l’acqua.

Liquidi volatili e non volatili

I liquidi si distinguono in:

  • liquidi volatili: dove i legami fra le molecole costituenti il liquido sono deboli (ad esempio il benzene o il bromo);
  • liquidi non volatili: dove i legami fra le molecole costituenti il liquido sono forti (esempio classico: il mercurio).

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Salmonella in gravidanza: trasmissione, rischi, consigli per evitarla

MEDICINA ONLINE GRAVIDANZA INCINTA DIARREA FECI LIQUIDE FETO PARTO CESAREO DIETA FIBRA GRASSI ZUCCHERI PROTEINE GONFIORE ADDOMINALE MANGIARE CIBO PRANZO DIMAGRIRE PANCIA PESO INTESTINOLa salmonella è un’infezione batterica causata dal batterio della salmonella (Salmonella enteritidis e Salmonella typhimurium) ed è causata dalla contagio fecale-orale, dal contatto con superfici contaminate e dall’assunzione di acqua e cibi contaminati, specie se gli alimenti sono crudi. In genere la salmonella non dà grossi problemi, ma cosa accade quando si contrae in gravidanza?

Donna in gravidanza più suscettibile

Va detto che la donna in gravidanza, soprattutto nel primo trimestre, è più suscettibile a questo tipo di infezioni. Questo anche a causa di un indebolimento del sistema immunitario che si ha proprio durante la gravidanza stessa a causa di tutti i cambiamenti legati ad essa.

Sono a maggior rischio infezione da salmonella le donne che:

  • sono affette da acloridria (disfunzione dell’apparato digerente, consistente nell’assenza di acido cloridrico nel succo gastrico) e da malattie neoplastiche;
  • assumono farmaci anti-acido, in pregressa o concomitante terapia antibiotica ad ampio spettro;
  • sono immunodepresse (HIV, AIDS) o stanno seguendo una terapia immunosoppressiva;
  • che hanno da poco subito interventi chirurgici a carico dell’apparato gastrointestinale.

Trasmissione della salmonella al feto

La salmonella in gravidanza può essere trasmessa al feto e ciò avviene attraverso il passaggio per la placenta, oppure durante il passaggio del bimbo nel canale del parto.

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Consigli per evitare la salmonella in gravidanza e cibi da escludere

Per evitare rischi per il bambino è bene evitare di contrarre la salmonella in gravidanza. A questo scopo si consiglia di cuocere molto bene le uova e il pollame e fare attenzione, quando li si prepara, a non toccare direttamente con le mani sporche altri alimenti che si devono consumare. Per evitare la salmonella in gravidanza e i conseguenti rischi per il feto, poi, andrebbe escluso proprio il consumo di alcuni alimenti come le uova crude, ma anche la maionese. In genere, per ridurre il rischio è bene:

  • lavare le mani prima, durante e dopo la preparazione degli alimenti;
  • cuocere tutti i cibi di derivazione animale e limitare il consumo di uova crude o poco cotte;
  • lavare bene frutta e verdura;
  • lavare tutti gli utensili e i gli eventuali macchinari;
  • mettere nel frigo gli alimenti preparati e non consumati;
  • proteggere i cibi preparati dalla contaminazione di insetti e roditori;
  • consumare latte pastorizzato;
  • evitare le contaminazioni tra cibi, separando i crudi e i cotti;
  • evitare che persone con diarrea preparino alimenti e assistano soggetti a rischio;
  • non utilizzate lo stesso coltello usato per tagliare la carne cruda per tagliare anche la carne cotta.

Particolare attenzione andrebbe riservata nel corso dei viaggi in Paesi dalle condizioni igieniche scarse, in particolar modo durante la balneazione, nell’approvvigionamento di acqua e nell’utilizzo di ghiaccio, nel consumo di carne e di frutti di mare, infine nell’usufruire dei servizi igienici. Nei Paesi con un’elevata diffusione della zoonosi non è da escludere la possibilità di ricorrere a piccole quantità di disinfettante, come ipoclorito di sodio, per rendere sicuri alimenti, oggetti ed anche l’acqua da bere.

Gli alimenti a rischio:

  • uova crude oppure poco cotte e derivati a base di uova, come creme;
  • latte crudo e derivati del latte crudo, compreso il latte in polvere;
  • carne e derivati soprattutto se poco cotti;
  • salse e i condimenti per le insalate;
  • preparati per dolci;
  • gelato artigianale e commerciale;
  • pesce crudo e sushi;
  • frutta e verdura contaminate durante il taglio.

Salmonella e uova

Sciacquate bene le uova prima del loro utilizzo e non usatele se dalla confezione sono uscite col guscio già crepato: una piccola spaccatura, infatti, è già sufficiente per consentire la penetrazione nell’uovo del batterio eventualmente presente nelle feci della gallina.
Si calcola che nel mondo il 50% delle epidemie di salmonellosi sia dovuto a uova contaminate, mentre la carne bovina e suina (consumata cruda o poco cotta) e i derivati del latte possono provocare, rispettivamente, il 15% e il 5% dei casi.

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Ho preso la salmonella in gravidanza: quali danni al feto?

MEDICINA ONLINE PARTO GRAVIDANZA BAMBINO PREGNANCY NEW BORN HI RES PICTURE WALLPAPER PANCIONE PANCIA MOTHER MAMMA MADRE CESAREO NATURALEIl genere Salmonella comprende un gruppo molto numeroso di batteri gram-negativi, asporigeni e anaerobi facoltativi, appartenenti alla grande famiglia Enterobacteriaceae.  La salmonella in gravidanza può essere trasmessa al feto e ciò avviene attraverso il passaggio per la placenta; la salmonella può essere trasmessa anche durante il passaggio del bimbo nel canale del parto.

Quali danni per il feto?

Durante la gestazione, l’infezione non necessita necessariamente danni per il feto, tuttavia espone sicuramente il futuro bimbo a rischi più o meno gravi che sarebbe importante evitare. L’infezione da salmonella può compromettere lo sviluppo fetale in modo indiretto, poiché essa determina:

  • febbre alta nella madre e l’ipertermia può danneggiare il feto;
  • ridotto apporto di ossigeno alla placenta;
  • alterazioni metaboliche indotte nella madre.

Nei casi più gravi la salmonellosi può essere associata ad un rischio più alto di nascita prematura, malformazioni fetali e morte intrauterina.

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Salmonella: come si prende, è contagiosa, terapia in bambini e adulti

MEDICINA ONLINE INVASIVITA VIRUS BATTERI FUNGHI PATOGENI MICROBIOLOGIA MICROORGANISMI CLINICA BIOLOGICA BIOLOGIA MICROBI LABORATORIO ANALISI PARETE INFEZIONE ORGANISMO PATOGENESI MICROBIIl genere Salmonella comprende un gruppo molto numeroso di batteri gram-negativi, asporigeni e anaerobi facoltativi, appartenenti alla grande famiglia Enterobacteriaceae.  
La classificazione tassonomica di questo genere è prevede due specie principali:

  • Salmonella bongori;
  • Salmonella enterica.

All’interno della specie enterica si distinguono varie sottospecie, tra cui Salmonella enterica subsp. enterica, che presenta vari sierotipi e tra questi quelli di interesse clinico sono: Typhi, Paratyphi, Typhimurium, Enteritidis e Cholaeresuis.

Habitat della salmonella

Le salmonelle sono batteri che parassitano soprattutto l’intestino dell’uomo e degli animali domestici e selvatici; possono essere talvolta isolate anche dal sangue e dagli organi interni dei vertebrati. Si trovano frequentemente nei liquami, nei fiumi, in altre acque, nel suolo, dove però non si moltiplicano in maniera significativa. In condizioni ambientali favorevoli possono sopravvivere per settimane nelle acque e per mesi nel suolo. Vengono anche isolate da molti alimenti inclusi vegetali e frutta, consumati dall’uomo; esse sono anche importanti contaminanti di mangimi composti da proteine animali. Tutte le salmonelle, indipendentemente dalla loro derivazione, umana o animale, possono essere responsabili di varie manifestazioni morbose nell’uomo.

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Malattie causate da salmonella

Nell’uomo i vari sierotipi di salmonella sono causa di differenti gruppi di malattie infettive:

  • Febbri enteriche: la febbre tifoide e paratifoide, manifestazioni a carattere sistemico, rispettivamente causate dai sierotipi Salmonella typhi e Salmonella paratyphi.
  • Salmonellosi: sono le forme più comuni di malattia da salmonelle e si manifestano come infezioni localizzate a carico dell’intestino (tossinfezioni alimentari) e sono causate dalle salmonelle minori, ovvero dai sierotipi Salmonella typhimurium e Salmonella enteritidis.
  • Setticemia: infezione associata al sierotipo Salmonella cholaeresuis e il cui rischio di insorgenza è più alto nei pazienti in età geriatrica, pediatrica e negli immunocompromessi.

Come si trasmette la salmonella?

L’infezione può essere trasmessa attraverso:

  • le superfici della cucina, delle mani o di altri oggetti, animali contaminati;
  • l’ingestione di acqua o alimenti contaminati;
  • per via fecale-orale;
  • durante il parto nell’attraversare il canale del parto.

Il contagio interumano per via diretta fecale-orale può assumere rilevanza in casi particolari, come nei reparti pediatrici. I neonati possono venir infettati anche durante il passaggio nel canale del parto, per contatto diretto con le mani del personale addetto alle loro cure, con la biancheria, i poppatoi e il latte. Responsabili del contagio diretto sono in genere i portatori che non presentano alcuna sintomatologia manifesta e che sono stimati essere circa lo 0,2% della popolazione. La salmonellosi è più frequente d’estate, perché il clima caldo favorisce la contaminazione del cibo ad opera dei batteri.

Sono a maggior rischio infezione da salmonella coloro che:

  • sono affetti da acloridria (disfunzione dell’apparato digerente, consistente nell’assenza di acido cloridrico nel succo gastrico) e da malattie neoplastiche;
  • donne durante la gravidanza, specie nel primo trimestre;
  • assumono farmaci anti-acido, in pregressa o concomitante terapia antibiotica ad ampio spettro;
  • bambini ed anziani;
  • sono immunodepressi (HIV, AIDS) o stanno seguendo una terapia immunosoppressiva;
  • che hanno subito interventi chirurgici a carico dell’apparato gastrointestinale.

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Sintomi

Il manifestarsi o meno di sintomatologia clinica a seguito d’ingestione di alimenti contaminati dipende da molti fattori quali il numero di germi, la virulenza del ceppo e le condizioni dell’ospite che le ingerisce. L’infezione può essere asintomatica, ma di frequente si manifesta come un’enterocolite acuta con inizio improvviso, da 6 a 72 ore dopo il contagio, in media dopo 12÷36 ore; i sintomi più comuni sono mal di testa, dolori addominali, diarrea, nausea e talvolta vomito; può essere presente anche febbre (38÷39°C). L’entità della diarrea varia da poche scariche fino a 40 al giorno, nei casi più gravi. Questi sintomi scompaiono entro 2÷5 giorni; nell’1÷4% degli adulti si può avere batteriemia. Nei bambini la sintomatologia dura più a lungo e la disidratazione è più frequente che negli adulti. L’infezione può, in seguito, dare luogo a setticemia e/o a infezioni localizzate in varie parti del corpo, causando artrite, colecistite, endocardite, meningite, pericardite, polmonite, pielonefriti, osteomielite, con possibile formazione di ascessi in ogni organo o tessuto. In genere, il decorso dell’enterocolite da Salmonella è favorevole; gli eventi mortali sono rari, eccetto nei bambini molto piccoli, negli anziani e in soggetti debilitati. Per praticit, di seguito riportiamo una lista con i sintomi più comuni.

I sintomi di un’infezione da salmonella possono essere:

  • febbre;
  • dolore addominale crampiforme;
  • nausea e vomito;
  • diarrea;
  • feci liquide o sangue nelle feci o mucorrea;
  • disidratazione.

E nei soggetti più deboli si potrebbero manifestare:

  • batteriemie (presenza di batteri nel sangue);
  • infezioni focali a carico per esempio di ossa e meningi;
  • artriti;
  • osteomieliti;
  • polmoniti;
  • endocarditi.

Perché un alimento viene contaminato dalla salmonella?

Un alimento può essere contaminato da salmonella:

  • perché deriva da un animale infetto,
  • perché viene contaminato con feci di animali o di persone infette,
  • perché vicino a fonti d’acqua infette,
  • perché vengono usati mangimi preparati con scarti di macellazione di animali infetti;
  • per interruzione della catena del freddo durante il trasporto ai supermercati.

Si può inoltre verificare la contaminazione durante la produzione-lavorazione degli alimenti da parte del personale addetto (alimentaristi) nel caso in cui si tratti di portatori asintomatici.

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Alimenti più frequentemente contaminati da salmonella

Gli alimenti più comunemente implicati nelle epidemie sono: carne e prodotti a base di carne, pollame, uova e prodotti a base di uova, latte non pastorizzato o prodotti caseari. Negli ultimi anni il pollame e le uova sono stati responsabili della maggior parte delle epidemie, poiché il sierotipo attualmente prevalente, Enteritidis, è particolarmente diffuso nel pollame e viene isolato sia all’esterno, dal guscio dell’uovo, sia all’interno tra guscio e membrana, nell’albume, o nel tuorlo anche in uova a guscio integro, che sono state contaminate per via transovarica da galline infette, spesso apparentemente sane. Il rischio di contaminazione aumenta se si mescolano molte uova per il congelamento o per l’essiccamento, perché basta un solo uovo infetto per contaminare l’intero pool. Le s. possono rapidamente moltiplicarsi negli alimenti contaminati se cotti o conservati in modo inadeguato.

Lista degli alimenti più a rischio:

  • uova crude oppure poco cotte e derivati a base di uova, come creme;
  • latte crudo e derivati del latte crudo, compreso il latte in polvere;
  • carne e derivati soprattutto se poco cotti;
  • salse e i condimenti per le insalate;
  • preparati per dolci;
  • gelato artigianale e commerciale;
  • pesce crudo e sushi;
  • frutta e verdura contaminate durante il taglio.

Salmonella e uova

Sciacquate bene le uova prima del loro utilizzo e non usatele se dalla confezione sono uscite col guscio già crepato: una piccola spaccatura, infatti, è già sufficiente per consentire la penetrazione nell’uovo del batterio eventualmente presente nelle feci della gallina.
Si calcola che nel mondo il 50% delle epidemie di salmonellosi sia dovuto a uova contaminate, mentre la carne bovina e suina (consumata cruda o poco cotta) e i derivati del latte possono provocare, rispettivamente, il 15% e il 5% dei casi.

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Animali contaminati da salmonella

Gli animali, quali i cuccioli di cane, gatto, uccelli e tartarughe, sono responsabili di un certo numero di epidemie. Sono stati descritti anche altri veicoli di trasmissione, quali mosche e altri insetti, e prodotti farmacologici (sali biliari, pepsina, gelatina, vitamine, estratti di fegato, pancreas, corteccia surrenale).

Consigli per ridurre il rischio di salmonella:

  • lavare le mani prima, durante e dopo la preparazione degli alimenti;
  • cuocere tutti i cibi di derivazione animale e limitare il consumo di uova crude o poco cotte;
  • lavare bene frutta e verdura;
  • lavare tutti gli utensili e i gli eventuali macchinari;
  • mettere nel frigo gli alimenti preparati e non consumati;
  • proteggere i cibi preparati dalla contaminazione di insetti e roditori;
  • consumare latte pastorizzato;
  • evitare le contaminazioni tra cibi, separando i crudi e i cotti;
  • evitare che persone con diarrea preparino alimenti e assistano soggetti a rischio;
  • non utilizzate lo stesso coltello usato per tagliare la carne cruda per tagliare anche la carne cotta.

Particolare attenzione andrebbe riservata nel corso dei viaggi in Paesi dalle condizioni igieniche scarse, in particolar modo durante la balneazione, nell’approvvigionamento di acqua e nell’utilizzo di ghiaccio, nel consumo di carne e di frutti di mare, infine nell’usufruire dei servizi igienici. Nei Paesi con un’elevata diffusione della zoonosi non è da escludere la possibilità di ricorrere a piccole quantità di disinfettante, come ipoclorito di sodio, per rendere sicuri alimenti, oggetti ed anche l’acqua da bere.

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Diagnosi di salmonellosi

La diagnosi di salmonellosi si basa su criteri anamnestici ed epidemiologici e sui risultati degli esami di laboratorio; nelle forme gastroenteriche spesso esiste una storia d’ingestione di alimenti contaminati. La diagnosi di certezza si ha con l’isolamento del microrganismo, in appropriati terreni di coltura. La ricerca di anticorpi specifici nel siero del paziente, utile nelle forme tifoidee, non è di alcuna utilità nella diagnosi di salmonellosi.

Terapia di salmonellosi

La terapia, di solito, è soltanto sintomatica: dieta liquida e reidratazione orale con soluzioni glucosate isotoniche per reintegrare la perdita di liquidi e sali ed evitare il collasso circolatorio. La terapia antibiotica è controindicata nelle forme di enterite, comprese quelle dei neonati, non essendo provato che acceleri la guarigione, mentre di sicuro prolunga il periodo di escrezione delle salmonelle per un’alterazione della normale flora microbica intestinale. Nelle forme setticemiche e suppurative, come nella febbre tifoide e paratifoide, è indicato l’uso del cloramfenicolo come trattamento iniziale; se il germe è sensibile è meglio usare poi l’ampicillina per trattamenti prolungati. Buona norma è saggiare, prima dell’inizio di ogni trattamento, la sensibilità agli antibiotici del germe isolato, per instaurare una corretta terapia.

Per le forme di salmonellosi minori, nell’arco di due settimane avvengono spontaneamente sia l’eliminazione del patogeno sia la risoluzione dei sintomi e in questi casi la terapia si basa essenzialmente nel ripristino dell’equilibrio idrosalino alterato. Nelle altre condizioni che inducono un sistema immunitario debilitato, occorre però anche una terapia antibiotica (gli antibiotici più comunemente impiegati sono fluorochinoloniamoxicillina e cotrimoxazolo).

Come prevenire salmonella e salmonellosi?

Per un’efficace profilassi, è fondamentale: cuocere bene gli alimenti, specie quelli di origine animale quali uova, pollame e altre carni; evitare il consumo di uova crude o di salse e dolci a base di uova crude; usare latte pastorizzato; educare gli operatori del settore alimentare al maggiore rispetto delle norme igieniche; proteggere gli alimenti dal contatto con insetti e roditori; escludere soggetti con diarrea dal contatto con alimenti di pazienti ospedalizzati; riconoscere, controllare e prevenire le infezioni da s. in animali domestici e di compagnia; controllare carni e pollame, macelli, industrie alimentari e negozi; sterilizzare i mangimi per animali; indurre i portatori noti a detergersi in modo assoluto le mani dopo aver defecato e possibilmente a non maneggiare alimenti finché eliminano s. con le feci. Per un controllo della diffusione interumana, è importantissima la buona igiene personale, l’uso di acque incontaminate, lo smaltimento corretto dei liquami, il controllo dei portatori cronici e l’isolamento dei casi acuti.

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