Il telencefalo è la porzione encefalica più voluminosa dell’encefalo. Esternamente la sua superficie risulta irregolare per la presenza di solchi primari (o scissure-che delimitano lobi) e solchi secondari (che delimitano le circonvoluzioni), ed è formata dalla sostanza grigia della corteccia telencefalica, detta anche pallio o mantello, che ricopre una Continua a leggere
Archivi categoria: Neurochirurgia, neurologia, intelligenza e memoria
Differenza tra catatonia, catalessia e cataplessia
La catatonia è una sindrome psicopatologica a base dissociativa, nel quale l’azione del soggetto si svincola quasi del tutto dalle motivazioni razionali ed affettive, restando bloccata in atteggiamenti automatici, rigidi, stereotipati e resistenti all’azione esterna. I catatonici generalmente rimangono fermi in atteggiamenti statuari, silenziosi e come assorti in sé stessi, ad occhi chiusi, con mimiche “strane” ed incoerenti, Continua a leggere
Catalessia in medicina: cause, sintomi, nel sonno e cure
Nella lingua italiana “andare in catalessi” viene generalmente usato in riferimento ad essere talmente stanchi e stressati da cadere metaforicamente in uno stato di “trance” e di insensibilità totale agli stimoli esterni. In realtà il termine “catalessia” anche detta “catalessi” in medicina indica una condizione caratterizzata da disturbi psicomotori Continua a leggere
Cataplessia: causa, significato, nel sonno, cura ed etimologia
La cataplessia è un disturbo generalmente temporaneo che causa una perdita del tono muscolare solitamente provocata da forti emozioni come pianto, riso, gioia ecc. e dal loro ricordo oppure avviene casualmente nel corso della giornata. Può colpire persone completamente sane e che non avevano mai avuto alcun attacco nella propria vita. La Continua a leggere
Catatonia: significato, definizione, cause, sinonimi e cure
La parola “catatonia“, pronuncia con l’accento sulla I, deriva dal greco κατά “sotto” e τόνος “tono”, indica una sindrome Continua a leggere
Jet lag: cos’è, quanto dura, sintomi, rimedi e melatonina
Noto anche come disritmìa circadiana, il “jet lag” è una condizione in cui il viaggio rapido attraverso vari fusi orari – tipico di lunghi viaggi in aereo – procura disturbi del sonno, affaticamento, sonnolenza diurna e/o calo di efficienza mentale. Il jet lag non si verifica viaggiando da nord a sud e viceversa all’interno dello stesso fuso orario, bensì Continua a leggere
Integratore di Colina: efficace per aumentare la memoria
La colina è un nutriente essenziale per il corretto funzionamento dell’organismo. Conosciuta anche come vitamina J viene talvolta classificata come appartenente alle vitamine del gruppo B. È usata come precursore per il neurotrasmettitore noto come acetilcolina e costituisce una parte importante delle nostre membrane cellulari neuronali per aiutare la trasmissione nervosa, la fluidità e l’integrità strutturale delle nostre cellule nervose. Sebbene la colina sia prodotta dal corpo umano, è stato dimostrato che un supplemento offre notevoli miglioramenti delle capacità cognitive. In un meccanismo simile alla fosfatidilserina, l’integrazione di colina può essere utilizzata per “precaricare” il cervello con la colina disponibile, consentendo una riserva speciale del composto ogni volta che ne ha più bisogno. La colina ed i suoi derivati sono composti fondamentali per il nostro organismo in quanto coinvolti in più vie metaboliche, il che porta l’integratore di colina ad essere utile per molti obiettivi diversi, vediamoli insieme!
Precursore dell’acetilcolina
Uno dei neurotrasmettitori più importanti per la funzione della memoria è l’acetilcolina, composta da acido acetico e colina. Questo neurotrasmettitore è essenzialmente un gruppo acetilico di molecole collegate ad una molecola di colina. Un calo sostanziale di questo neurotrasmettitore è stato osservato in pazienti affetti da patologie come Alzheimer e demenza senile, la vitamina J rappresenta quindi un supporto naturale contro il declino cognitivo. Questo semplice, ma essenziale neurotrasmettitore innesca una carica che viene poi trasmessa lungo il neurone: è la forza trainante di un segnale nervoso. Per tale motivo un supplemento di colina può determinare un aumento delle capacità nervose e della memoria, molto utile in caso di periodi stressati nel lavoro e nello studio.
Colina per l’apparato cardiocircolatorio
La Colina, congiuntamente alle trimetilglicina (o Betaina) – della quale è precursore – è in grado di “convertire” l’omocisteina plasmatica, un aminoacido in grado di elevare significativamente il rischio cardiovascolare, indipendentemente dalla presenza di altri fattori predisponenti o ereditari in metionina (un aminoacido essenziale).
Funzioni antinfiammatorie
L’assunzione di Colina determina la riduzione delle concentrazioni di alcuni marcatori infiammatori come VES (Un aumento di questo marcatore suggerisce la presenza di un’infiammazione in corso), PCR (Proteina C Reattiva, sintetizzata dal fegato che aumenta fino a valori centinaia di volte superiori a quelli basali la sua concentrazione nel flusso sanguigno in presenza di varie malattie, processi infiammatori o in seguito ad operazioni chirurgiche), citochine infiammatorie e TNFα (Fattore di necrosi tumorale).
Fonti alimentari di colina
La Colina è presente in quantità variabili nel latte materno ed in alimenti come il tuorlo d’uovo, semi di soia, germe di grano, zenzero, riso integrale, fegato (di vitello e di tacchino), lievito di birra ed in molti altri alimenti come la lattuga (in quantità minori che non permettono quindi di stabilire se queste fonti siano utilizzabili per assorbimento intestinale); non è invece contenuta nel latte vaccino ed è inoltre noto che alcol, caffeina, nicotina ed altre sostanze nervine ne compromettono l’integrità.
Dosaggio di Colina
L’assunzione di vitamina J è stata calcolata dal Food and Nutrition Board of the Institute of Medicine of the National Academy of Sciences Statunitense, in 550 milligrammi giornalieri.
Effetti collaterali della colina
L’assunzione secondo le dosi consigliate è stata sporadicamente associata a temporanei fenomeni di nausea, diarrea ed incontinenza in alcuni soggetti predisposti. Dosaggi elevati di Colina (Superiori a 3500 mg giornalieri) potrebbero aumentare l’incidenza di ipotensione, disturbi neurologici ed alterazioni della funzionalità epatica e renale, oltre a causare la comparsa di uno spiacevole odore di pesce durante la sudorazione (A causa dell’escrezione di alcuni cataboliti).
Il miglio integratore alimentare di colina
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Ptosi palpebrale congenita, monolaterale, improvvisa, cura ed intervento
Con “ptosi palpebrale” (anche chiamata “blefaroptosi“) si intende la diminuzione dell’apertura palpebrale in senso verticale determinata da abbassamento della palpebra superiore che si verifica come conseguenza di un deficit anatomico e/o funzionale del relativo muscolo elevatore della palpebra.
La ptosi palpebrale può essere:
- congenita o primaria: si verifica in caso di difetti già presenti alla nascita del muscolo elevatore della palpebra, in caso di paralisi del III nervo cranico o in caso di malattie sistemiche quali la sindrome di Bernard-Horner o il fenomeno di Marcus-Gunn;
- acquisita o secondaria: si verifica in conseguenza di altre patologie come miastenia gravis, distrofia miotonica, distrofia oculofaringea, oftalmoplegia cronica esterna progressiva, oppure come conseguenza di un trauma fisico o della presenza di una massa infiammatoria o cicatriziale.
La ptosi palpebrale può inoltre essere:
- ptosi palpebrale vera: quando l’abbassamento è determinato da reale abbassamento della palpebra da deficit anatomico e/o funzionale del suo muscolo elevatore;
- pseudoptosi: quando la ptosi è il risultato di ipotropia, eccesso di cute o ridotto volume dell’orbita oculare.
Cause di ptosi palpebrale
Una ptosi fisiologica si verifica tipicamente nell’invecchiamento. La causa patologica più comune consiste nello sviluppo improprio del muscolo elevatore, responsabile del sollevamento della palpebra superiore. Se la condizione è abbastanza grave, la palpebra cadente può causare altri disturbi, come l’ambliopia (per occlusione); per questo motivo, è importante rivolgere una particolare attenzione al trattamento durante la prima infanzia, prima che la ptosi palpebrale possa interferire con lo sviluppo della vista. Negli adulti, la condizione può verificarsi sia monolateralmente che bilateralmente, come complicanza di altre malattie che determinano indebolimento o paralisi del muscolo elevatore o della sua innervazione, a causa di traumi, malattie neurologiche e muscolari o, più raramente, tumori della cavità oculare.
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Sintomi e segni di ptosi palpebrale
La ptosi è essa stessa un segno caratterizzato dall’abbassamento mono o bilaterale della palpebra che può perdurare stabile nel tempo o seguire un andamento intermittente. La ptosi può svilupparsi gradualmente nel corso di decenni (ptosi progressiva) o improvvisamente. La ptosi palpebrale può essere appena percettibile o coprire completamente la pupilla, l’iride e altre parti dell’occhio. In alcuni casi, la blefaroptosi può limitare e persino impedire la normale visione. Quando la condizione è unilaterale, può essere facile evidenziare una differenza confrontando le due palpebre, mentre la ptosi può essere difficile da identificare quando interessa entrambi i lati del volto o in presenza di un disturbo minimo.
A volte, una palpebra cadente rappresenta un problema isolato che cambia l’aspetto di una persona senza comprometterne la visione o la salute. In altri casi, può essere un segnale di avvertimento per un disturbo più grave, che interessa muscoli, nervi, occhi o cervello. La ptosi palpebrale che insorge in un periodo di giorni o di ore può essere un segno di un grave problema medico.
Sintomi e segni che possono essere associati alla ptosi, comprendono:
- difficoltà nel chiudere o aprire gli occhi;
- lieve cedimento o grave lassità della pelle sopra o intorno alla palpebra;
- stanchezza e dolori intorno agli occhi, soprattutto nel corso della giornata;
- cambiamento dell’aspetto del viso.
La ptosi può essere associata a strabismo o ad un altro disturbo che colpisce la posizione degli occhi o il loro movimento. Spesso, i bambini affetti da ptosi palpebrale inclinano la testa all’indietro o sollevano le sopracciglia nel tentativo di vedere meglio. Questo comportamento, nel tempo, può portare a mal di testa (per iperattività del muscolo frontale) e a “torcicollo oculare”, che può causare, a sua volta, problemi al collo e/o ritardo nello sviluppo. L’ambliopia (generica debolezza della vista non dovuta ad una malattia conclamata del globo oculare) può derivare direttamente dall’oscuramento della visione o indirettamente dallo sviluppo di errori di rifrazione, come l’astigmatismo. Lo sviluppo di ambliopia rappresenta un’indicazione per la correzione chirurgica immediata della ptosi palpebrale.
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Trattamento della ptosi palpebrale
Il trattamento, nei casi in cui non sia possibile eliminare la causa della ptosi palpebrale, prevede l’intervento chirurgico.
Intervento chirurgico per la correzione della ptosi palpebrale
Il chirurgo sceglie come intervenire a seconda della gravità della ptosi palpebrale, dettata dalla maggiore o minore chiusura della palpebra (in fase statica), nonché dall’escursione verso l’alto del margine palpebrale (fase dinamica), dell’età della persona e del tipo di causa. Esistono due tipi principali di intervento in base al funzionamento del muscolo elevatore della palpebra:
- il muscolo elevatore della palpebra non funziona: si preleva una porzione di tendine dalla muscolatura laterale della coscia e si crea una sorta di bretella che collega il movimento di apertura o chiusura della palpebra con quello del sopracciglio. Così facendo, una volta che si alza il sopracciglio, automaticamente si solleva la palpebra.
- il muscolo elevatore funziona ma è troppo debole o sfilacciato: si interviene chirurgicamente per accorciarlo e ri-fissarlo in modo stabile alla porzione rigida della palpebra.
Per eseguire questo intervento il paziente deve potere sottostare a un’anestesia, dunque è necessario fare una serie di esami del sangue e un elettrocardiogramma in preparazione. Alcune malattie che condizionano la cicatrizzazione dei tessuti (diabete) e che richiedono l’uso di anticoagulanti (eparina, aspirina) debbono essere studiate prima dell’intervento, onde evitare di incorrere in serie complicanze.
Nei bambini entrambi gli interventi per la ptosi palpebrale si eseguono sempre in anestesia generale, mentre negli adulti possono essere eseguiti anche in anestesia locale con sedazione, scelta preferibile perché è utile la collaborazione del paziente cosciente che apre e chiude la palpebra durante l’intervento per capire se la palpebra si alza a sufficienza. Di solito la procedura dura circa un’ora. Le tecniche prevedono l’uso di bisturi, strumenti tradizionali e punti di sutura. Laser o altre forme di energia NON sono indicati in questo campo. La via d’accesso per la ptosi palpebrale è la stessa che si utilizza per correggere gli inestetismi in chirurgia estetica. Per questo motivo la cicatrice risulta poco visibile, nascosta nella piega palpebrale.
Possibili complicanze del trattamento chirurgico della ptosi palpebrale
Accorciando il muscolo può accadere che la palpebra non rimanga perfettamente chiusa, soprattutto di notte. Se si tratta di un paio di millimetri, il difetto non crea problemi di salute alla cornea, perché durante il sonno il bulbo oculare ruota e di fatto resta protetto. Se invece l’apertura provoca irritazioni alla cornea, bisogna re-intervenire per evitare che alla lunga si creino ulcere corneali. Un ulteriore problema che può sopravvenire con l’avanzare dell’età è un rilassamento della cute, che può presentare delle pliche diverse dalla palpebra sana. Anche questo inestetismo può essere risolto con un semplicissimo intervento di chirurgia plastica chiamato blefaroplastica.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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