Che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso

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Citando Walt Whitman, “O me o vita, domande come queste mi perseguitano. Infiniti cortei di infedeli. Città gremite di stolti. Che v’è di nuovo in tutto questo, o me o vita.”

Risposta: “Che tu sei qui, che la vita esiste, e l’identità, che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso. Che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso.”

Quale sarà il tuo verso?

Prof. John Keating, L’Attimo Fuggente

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Trainspotting (1996): trama, recensione e curiosità del film di Danny Boyle

MEDICINA ONLINE FILM  MOVIE Trainspotting is a 1996 British black comedy directed by Danny Boyle, and starring Ewan McGregor, Ewen Bremner, Jonny Lee Miller, Kevin McKidd, Robert Carlyle, and Kelly MacdonaldUn film di Danny Boyle. Con Ewan McGregor, Robert Carlyle, Ewen Bremner, Kelly MacDonald, Jonny Lee Miller. Titolo originale Trainspotting. Drammatico, durata 115 min. – Gran Bretagna 1996.

Scegliete la buona salute, il colesterolo basso, la polizza a vita. Io ho scelto di non scegliere la vitacosì recita l’inizio dello straordinario monologo di Mark Renton, protagonista ed antieroe di Trainspotting, capolavoro visionario di ironia underground, tratto dall’omonimo splendido libro di Irvine Welsh del 1993, diretto da Danny Boyle nel 1996 e presentato fuori concorso al 49º Festival di Cannes del 1996. Ad oltre vent’anni di distanza ha avuto un seguito, T2 Trainspotting del 2017, sicuramente un fil interessante ma che ha diviso gli affezionati: l’unica certezza è che il sequel letteralmente scompare di fronte all’epicità del primo, ma di questo ci occuperemo un’altra volta.

Poche volte riportare la trama di un lungometraggio è così riduttivo come per Trainspotting: ventenne di Edimburgo, il vegetariano Mark Renton ha scelto per sé “un’onesta e sincera tossicodipendenza” in modo da non doversi preoccupare del sesso, del lavoro o dei rapporti sociali. Ha degli amici o meglio dei compari con cui rubacchiare, parlare a vuoto, bere birra e bucarsi le vene dimenticandosi del mondo attorno a loro: sono Sick Boy, tutto provocazioni e capelli ossigenati, Begbie, dalla imprevedibile violenza nonsense e alcolizzato, Tommy, che cerca di star fuori dal giro dell’eroina tenendosi in forma, e Spud, completamente fuori di testa ma forse l’unico di cui può fidarsi. Tra tentativi di disintossicazione, ricadute, corse all’ospedale ed un inatteso – improbabile – colpo che può cambiare la vita a tutti, l’irresponsabile Mark forse entrerà a far parte dell’odiata, ma rispettabile società… ma riuscirà a rimanerci dentro?

Quale migliore dichiarazione di nichilismo esistenziale e complessità concettuale: il bisticcio scegliere di non scegliere del famoso monologo di Mark denota il drammatico determinismo di fronte ad una vita e ad una società non-scelte (può bastare il conforto della buona salute, il colesterolo basso e lo scrupolo della polizza a vita?). Renton nega l’imposizione e preferisce l’eroina, come il suo amico Spud, goffo ma dall’animo candido; come Sick Boy, ossessionato dal mito di Sean Connery, del quale non perde occasione per citare i film (ironico contrappunto di conoscenza) ed il pacifico Tom, il più puro del gruppo al quale spetterà, tremenda nemesi, la sorte peggiore.

Tutto è più semplice, quando si ha un’onesta dipendenza dall’eroina. Al contrario di quanto si può credere il film non denuncia né tanto meno prende posizioni moralistiche nei confronti del mondo della droga. Basta il tema. Film realistico: non ti dice che l’eroina fa schifo, ti dice che l’eroina ti fa stare bene per un po’ ma la tua vita diventa uno schifo ed uscirne è durissima. I “giovani” sono molto meno stupidi di quello che si vuole credere ed è più facile che siano convinti a non drogarsi da un film come questo piuttosto che dal sentirsi dire le solite cose trite e ritrite su quanto la droga faccia schifo. Almeno con il sottoscritto a suo tempo funzionò così. Alla sua uscita nelle sale era stato criticato per un suo presunto compiacimento verso l’eroina e per le sue immagini crude e troppo dettagliate, quali la preparazione e somministrazione di dosi di droga. In realtà non manca la condanna, ma è espressa in maniera ellittica rispetto alle normali prassi drammaturgiche.

I chose not to choose life: I chose somethin’ else. And the reasons? There are no reasons. Who needs reasons when you’ve got heroin?

Nella casa dello spacciatore chiamato Madre Superiora (per l’età della sua dipendenza), punto di riferimento logistico di Renton e compagni, una bambina di cui si conosce la madre Alison (una delle ragazze drogate) ma non il padre, si muove a gattoni in mezzo ai drogati abbandonati tra i materassi. In seguito, contemporaneamente ad uno dei momenti in cui tutto il gruppo è alienato dall’effetto della droga, la bambina viene trovata morta nella sua culla. La cosa porta alla disperazione la madre e soprattutto Sick Boy, che si rivela essere il padre. Tutto verrà risolto con altra eroina, per cancellare tutti i dolori e le colpe. Questa scena, uno dei cardini del film, mostra la dipendenza e l’annebbiamento totale di chi gira a vuoto nel circolo vizioso di una tossicodipendenza – non solo quella dell’eroina – che porta alla colpa primigenia: l’assassinio di un figlio. Per quanto non volontario. La bimba morta appare piena di lividi, e non per caso: sembra che in una scena – poi cancellata – del film, i nostri “eroi” sotto effetto della droga, si fossero messi a giocare a calcio usando la povera bimba coma pallone

Il mondo di Trainspotting è colto nei suoi più fervidi e striscianti meandri figurativi. Esemplare è la scena di Renton che si tuffa nel lurido water di un locale per recuperare delle supposte di oppio, vendutegli dallo spacciatore Mikey Forrester, impersonificato da Irvine Welsh, l’autore del romanzo da cui è tratto il fim. Supposte che dovrebbero servire a placare i dolori dell’astinenza da eroina, visto che Mark si è messo in testa di “smettere con quella roba”. Astrazione e lirismo alludono grottescamente a un parossistico quanto teatralmente contraddittorio tentativo di salvezza: al suono di un arrangiamento della Carmen, il drogato si getta tra la sua stessa merda e manifesta una scelta diversa da quella di infilarsi l’ago in vena. La scena è tratta esplicitamente da un brano del libro di Thomas PynchonL’arcobaleno della gravità (il protagonista del romanzo si immerge nel gabinetto di un bar per recuperare la fisarmonica perduta imbattendosi in varie tipologie di escrementi di cui elabora una vera e propria tassonomia), e ciò dimostra quanto il regista abbia voluto evidenziare il canone di un tentativo di trascendenza che sfida le leggi della superficie (terrena). Mark si immerge nel mare, e nel mare si nuota, sgravati da imposizioni e condizionamenti. Il nuotatore è essere sovrano che libera il proprio corpo (persona) dai lacci del dover essere (compreso il laccio emostatico). Non c’è altra rarefazione e indipendenza per il drogato.

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Trainspotting è un film che sottende una sottile critica politica che in italiano si perde (preferibile vederlo in lingua originale: lo scozzese, non l’inglese) come se Mery per sempre di Marco Risi fosse recitato dai giovani detenuti in perfetto italiano e non in siciliano, anzi in palermitano per essere precisi. Mark ed i suoi colleghi si muovono nella Edimburgo della fine del secolo scorso. L’identità nazionale sembra non bastare a creare un tessuto sociale forte; avere come unico riferimento Sean Connery dimostra la mancanza di fondamentali modelli comportamentali. Quando Tommy passeggia con gli amici in montagna, glorificando la natura scozzese, Spud dissente dai prestigi nazionali, mentre Renton urla che…

è una merda essere scozzesi. Siamo il peggio, i più disgraziati, i più servili, patetici avanzi che siano stati cagati nella civiltà

Per la cronaca: nonostante il film sia ambientato ad Edimburgo, quasi tutte le scene sono state girate a Glasgow tranne la scena di apertura, girata realmente ad Edimburgo, e quella finale, girata a Londra. La famosissima scena di apertura che vede Renton e Spud inseguiti da due store detective è stata girata lungo Princes Street, ad Edimburgo. La scena in cui termina l’inseguimento è invece stata girata a Calton Road, sempre ad Edimburgo, vicino all’entrata posteriore della Waverley Station.

Un discorso a parte merita l’amicizia. Mark Renton chiama i suoi compagni cosiddetti amici. Misura relativa. Tommy (un giovane Kevin McKidd, ora dottor Owen Hunt in Grey’s Anatomy) cade in depressione in seguito alla rottura con la fidanzata perché una videocassetta con delle riprese dei due che fanno sesso è stata da Mark indegnamente scambiata con dei filmati di calcio; Begbie è più temuto per la sua violenza che considerato per la sua amicizia. Non c’è un vero legame tra questi ragazzi se non quello sotteso creato dalla dipendenza dalla droga. E anche quando Mark, finalmente disintossicato, scapperà a Londra per iniziare una nuova vita si ritroverà tra i piedi tutti i cosiddetti amici: saranno loro ad impedirgli un’esistenza normale ed a trascinarlo nuovamente verso l’illegalità. In Trainspotting non c’è compiacimento né romanticismo. La dipendenza dalla droga viene rappresentata come puro atto narrativo, l’ironia impedisce alla vicenda toni insistentemente drammatici, o melodrammatici. Non occorre né il disgusto né una troppa didascalica morale: i personaggi sono rappresentati, non descritti, vale la narrazione non la spiegazione.

L’eroina distrugge tutto ciò che di bello ed innocente che tocca. Si è già citata la bambina, ma è il caso di ricordare l’innocenza traviata di Tommy, si fumatore ma comunque sportivo ed in forma, che in seguito all’abbandono da parte della fidanzata decide di provare l’eroina, unico alla fine a morire di AIDS. A parte la bambina si tratta di vittime assolutamente consapevoli del loro destino: HANNO SCELTO DI NON SCEGLIERE! Ma è davvero una scelta? L’eroina non è che la triste alternativa della non-scelta.

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Curiosità sul titolo

Il titolo Trainspotting si riferisce all’episodio del paragrafo Guardando i treni alla stazione centrale di Leith, del romanzo originale di Welsh, dove Renton e Begbie vengono avvicinati da un vecchio barbone mentre stanno urinando nell’ormai dismessa stazione centrale di Leith: costui chiede loro se stanno facendo del trainspotting, ossia se fossero disoccupati che per ingannare il tempo osservano i treni in arrivo ed in partenza dalla stazione. Renton rimane interdetto perché Begbie non risponde in malo modo né malmena il barbone, come ci si potrebbe aspettare, anzi sembra addirittura in imbarazzo: solo mentre si allontanano si rende conto che l’ubriacone è il padre dell’amico.

Alcune ambientazioni:

  • Il parco dove Sick Boy e Renton discutono di James Bond, Sean Connery, e Il nome della rosa è Rouken Glen Park, nei pressi di Thornliebank. Il parco è anche stato il luogo della tomba nel precedente film di Boyle Piccoli omicidi tra amici.
  • La stazione ferroviaria di Corrour è l’ambientazione per la grande scena in esterni del film.
  • L’appartamento che Renton mostra alla giovane coppia appena riceve il lavoro di agente immobiliare, dove in seguito nasconderà Begbie e Sick Boy, si trova a Londra, a Talgarth Road numero 78A, nei pressi della North End Road, di fronte alla stazione della metropolitana di West Kensington.
  • La scena in cui riescono a vendere la droga è girata a Bayswater; quella in cui fanno la parodia di Abbey Road dei Beatles parte da Smallbrook Mews e si completa nell’attraversamento di Craven Road fino all’Hotel Royal Eagle, ancora presente ai numeri 26–30 di Craven Road a Londra.
  • La scuola frequentata da Diane è la “Jordanhill School” di Glasgow.

Canzoni famose

Una delle componenti ad aver reso celebre questa pellicola, è senza dubbio la sua azzeccatissima colonna sonora. Alcune scene ormai appaiono imprescindibili dalla musica che le accompagnano. Nell’ultima scena, quando Mark scappa con i soldi, la canzone che apre la sua fuga dal Motel è Born Slippy .NUXX degli Underworld. Per la prima scena, quella della fuga dagli agenti, invece è stato scelto la mitica Lust for Life, storico brano del cantante statunitense Iggy Pop, che viene nominato numerose volte durante il film. Nella scena in cui Mark va in overdose, la musica scelta è Perfect Day di Lou Reed.

Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l’eroina?

Il successo in Italia

Nel lontano 1996 nessuno voleva distribuire Trainspotting in sala, un film così scottante e ritenuto scomodo per l’allora mercato cinematografico italiano. Ci pensò allora una neonata casa di distribuzione, formatasi l’anno prima dalla dissoluzione della Penta Film a comprare i diritti dell’opera di Danny Boyle e a distribuirla al cinema. Dopo alcuni “colpi di mercato” di assoluto livello come Il corvo, Stargate Johnny Mnemonic, la Medusa Film, si accaparrò la distribuzione italiana di Trainspotting e segnò un’epoca. Da quel momento in poi anche le major si resero conto che potevano puntare su film meno commerciali per raggiungere il successo in sala. Trainspotting fu distribuito in italia da Medusa il 4 ottobre del 1996 fu un gran successi. Nonostante il film venne inizialmente snobbato dalle major di distribuzione internazionali, l’opera di Boyle concquistò in poco tempo una popolarità tra i giovani senza uguali e si inserì nella top 20 dei film più visti nella stagione cinematografica italiana 1996/97. Nell’anno dominato da Il ciclone, Trainspotting fu 17° assoluto subito dietro a Sono pazzo di Iris Blond e davanti a film quali Jerry Maguire, Crash – Contatto fisico, Daylight – trappola nel tunnel e Ritratto di signora.

Alcune curiosità su Trainspotting:

  • Ewen Bremner (Spud) aveva precedentemente interpretato Renton in un adattamento teatrale del romanzo;
  • le feci nel water durante la scena del Peggior Bagno in Scozia erano in realtà cioccolato ma anche con la consapevolezza di ciò la scena del bagno risulta rivoltante comunque tanto che Ewan McGregor ebbe dei problemi a girarla;
  • Kelly Macdonald ha ottenuto la parte quando la crew di produzione del film stava distribuendo volantini in tutta Glasgow, per chiunque volesse fare un provino. Quando Danny Boyle ha posato per la prima volta gli occhi su di lei durante il provino ha capito che era la persona giusta per il ruolo di Diane. Voleva un volto sconosciuto, così nessuno si sarebbe accorto che l’attrice che stava interpretando la parte di una scolaretta avesse in realtà 19 anni. Macdonald conserva tutt’oggi il volantino promozionale del provino, come ricordo della sua prima parte in un film;
  • per interpretare la parte Ewan McGregor in soli due mesi ha perso 12 chili;
  • Kelly Macdonald ha compiuto 20 anni il giorno dell’uscita al cinema del film il 23 febbraio 1996;
  • le scritte sul muro del Vulcano Nightclub richiamano quelle del Korova Milk Bar in Arancia meccanica (1971). Sparsi per il locale ci sono anche dei posters di Robert De Niro Jodie Foster in Taxi Driver (1976);
  • per prepararsi al ruolo Ewan McGregor ha letto libri sul crack e l’eroina. Andò anche a Glasgow ad incontrare un gruppo di recupero di tossicodipendenti per parlare con loro e capire le sensazioni di chi ha provato l’eroina. Gli è stato poi insegnato a cucinare l’eroina con un cucchiaio utilizzando al posto della sostanza glucosio in polvere;
  • Per calarsi ancora meglio nel ruolo, McGregor ha anche preso in considerazione l’idea di sottoporsi a un’iniezione di eroina per comprendere meglio gli effetti così da interpretare il personaggio più verosimilmente, ma alla fine decise – fortunatamente – di non farlo;
  • tutto il film è stato girato in sole sette settimane e mezzo, cioè molto poche specie se consideriamo il fatto che sono state usate molte location differenti, costringendo tutta la produzione a mobilitarsi molto spesso;
  • per i primi piani di Ewan McGregor mentre si inietta l’eroina, è stato costruita una protesi del suo braccio, con le vene attraversate da del sangue finto che sarebbe apparso nel momento in cui la pelle fosse bucata all’ago;
  • dopo tre film assieme Piccoli Omicidi Tra Amici, Trainspotting e lo sfortunato Una vita esagerata, Danny Boyle decide, per il suo quarto film (The Beach del 2000) di puntare tutto sull’asso della cinematografia Leonardo DiCaprio reduce dallo stratosferico successo di Titanic. La star americana viene preferita all’amico e collega McGregor che non la manda giù e proprio per questo decide di troncare di netto i rapporti con il regista londinese. L’ipotesi di realizzare un sequel di Trainspotting venne quindi accantonata e dovettero passare oltre venti anni da quel 1996 anno di uscita del film. I due si riappacificheranno infatti solamente 15 anni dopo poco prima di dare il via al sequel del film T2 – Trainspotting, ecco cosa ha dichiarato l’attore scozzese a riguardo: “Fu tutto un malinteso. Mi rammarico grandemente che si sia protratto per così tanto tempo. Ho partecipato ai primi tre film di Danny e poi non mi fu chiesto di essere nel quarto, ma non era per il film, quanto per la nostra amicizia. Non partecipare al film mi fece un po’ sentire alla deriva e non lo mandai giù.”;
  • Trainspotting fu presentato fuori concorso al 49º Festival di Cannes del 1996 divenne in poco tempo un vero e proprio cult tanto che nel 1999il British Film Institute l’ha inserito al decimo posto della lista dei migliori cento film britannici del XX secolo. Nel 2004 il film è stato definito come il miglior film scozzese di tutti i tempi in un sondaggio di pubblico generale. A tutt’oggi non è difficile per le strade di Londra o in Gran Bretagna incontrare persone o negozi che vendano gadget legati al film, uno dei più popolari ed amati dai britannici assieme a The Italian Job, Momenti di gloria, Full Monty e This Is England;
  • In collaborazione con la Columbia Tristar e distribuito in Italia dalla Warner Bros. il sequel T2 – Trainspotting vide la luce nei cinema italiani il 23 febbraio del 2017. Anche il seguito è tratto parzialmente dal secondo romanzo di Irvine Welsh, chiamato “Porno” (2002).

Errori presenti nel film:

  • Primissima scena del film. Renton corre con ai piedi un paio di Adidas. Qualche scena più tardi ai piedi porta un paio di All Star, lo avevate notato?
  • All’inizio di Trainspotting, Swanney prepara la dose di Sick Boy, ma quando poi va ad inniettarla si nota chiaramente che la siringa e’ vuota!
  • Quando in Trainspotting il gruppo di drogati fissa la bambina morta, si nota chiaramente che è un pupazzo.
  • Quando Ewan McGregor cerca di disintossicarsi stando chiuso nella sua camera e ha le allucinazioni, si vede benissimo la guida che fa camminare il pupazzo della bambina sul soffitto.
  • In Trainspotting, prima della rissa nel bar, scatenata gettando un boccale di birra, quando il tipo va a prendere gli stessi boccali, urta un avventore (con maglietta a strisce nere e azzurre) e ciò causa una fuoriscita di birra dai boccali sulla camicia, dallo sterno in giù. Quando si rigira, possiamo notare come la camicia sia sporca dal colletto in giù…
  • Begbie colpisce l’incauto avventore del bar che aveva osato “distrarlo”…ma si vede chiaramente che con la stecca da biliardo da’ un forte colpo alla sedia, non al malcapitato cliente del pub!
  • In Trainspotting i ragazzi dividono i soldi della droga (16000 sterline) equamente, prendendo quindi 4000 sterline a testa. Ma in realtà Mark e Sick boy avrebbero dovuto recuperare i soldi per l’aquisto, ovvero 1000 sterline a testa, e poi dividere le rimanenti 14000 con gli altri, come mai ciò non avviene? Mistero…
  • Spud è fuori dal locale con la sua ragazza. Nella mano sinistra tiene una bottiglia di birra. Nel primo piano la tiene per il collo, nel campo lungo la tiene più in basso.
  • In Trainspotting il protagonista parla con Diane a letto, mentre lei sta fumando. Ad un certo punto si porta lo spinello alla bocca, ed è quasi finito, nello stacco successivo è più lungo.
  • La mazzetta che Mark lascia nell’armadietto è in una posizione diversa quando Spud va a prenderla: quando Mark la inserisce è parallela alle pareti, nella scena dopo è obliqua.
  • In Trainspotting quando Mark Renton va da Madre Superiora per bucarsi (subito dopo che Spud è finito in carcere) si toglie la cintura per legarsela intorno al braccio, ma dopo, quando ha l’overdose e Swanney lo trascina dentro al taxi la cintura è di nuovo attorno alla vita.
  • In Trainspotting Renton va da Madre Superiora dopo la sentenza, si vede chiaramente che si prepara il braccio sinistro per iniettarsi l’eroina, ma dall’inquadratura ravvicinata della siringa sembra che sia il braccio destro.

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Another Earth (2010): trama senza spoiler e recensione del film

MEDICINA ONLINE ANOTHER EARTH FILM MOVIE CINEMA WALLPAPER PLANET SCIFI SKY PHOTO PICD PICTURE HD HI RESOLUTION TRAMA RECENSIONE 2010 Mike Cahill William Mapother Brit Marling DEAD  CARS SON NUDE BEST SCENE.jpgUn film di Mike Cahill, con William Mapother, Brit Marling, Jordan Baker, Flint Beverage, Robin Taylor. Drammatico, durata 92 min. USA 2010 – 20th Century Fox – Uscita italiana venerdì 18 maggio 2012.

Trama senza spoiler

Un’altra Terra, chiamata semplicemente Earth 2, viene avvistata nel nostro stesso sistema, copia perfetta del nostro mondo e abitata da persone che sono la replica dei terrestri. La stessa notte dell’avvistamento, la brillante e promettente studentessa Rhoda, un’aspirante cosmonauta interpretata dalla stessa Brit Marling (una vera rivelazione), distratta dal nuovo pianeta e probabilmente dall’avere bevuto qualche bicchiere di troppo, va a scontrarsi con la propria auto contro la macchina su cui viaggiano il musicista John Burroughs (William Mapother, uno degli altri della serie televisiva “Lost”) e la sua famiglia. Il bilancio dell’incidente è tragico: Burroughs finisce in coma, la moglie (incinta) e il figlioletto muoiono.
Per la protagonista si aprono le porte del carcere, dal quale esce quattro anni dopo profondamente segnata dai sensi di colpa. Niente più stimoli, niente più ambizioni, Rhoda si lascia vivere e trascorre le sue giornate svolgendo un modesto lavoro di addetta alle pulizie in una scuola (incontrando per caso un ragazzo con cui aveva flirtato la notte della tragedia, si vede costretta in maniera alquanto imbarazzante a specificare che nell’istituto dove lavora non fa l’insegnante). Due sole cose la scuotono dal grigiore della sua nuova quotidianità: la partecipazione a un concorso che mette in palio un viaggio sull’altra terra e la notizia che l’uomo al quale ha rovinato la vita ha ripreso conoscenza. Decisa a parlargli, Rhoda si presenta a casa sua senza però trovare il coraggio di dirgli la verità. Si offre invece di pulirgli la casa, come dimostrazione a titolo gratuito. Inizialmente diffidente, l’uomo accetta l’offerta e per Rhoda andare a pulire l’abitazione (in un raffinatissimo stile dagli echi shabby chic) diventa un appuntamento settimanale.

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Recensione

Dopo il pianeta Melancholia firmato Lars von Trier, un nuovo evento planetario dalle influenze drammatiche è destinato a imporsi nella mia cineteca personale. Another Earth è una pellicola indipendente diretta dall’esordiente Mike Cahill e accolta con grandi lodi al Sundance Film Festival (dove ha vinto il premio speciale della Giuria e il premio Sloan). Laddove ormai le pellicole action a tema fantascientifico sembrano vivere un periodo di stasi a livello di idee, il genere si contamina sempre di più con visioni intimiste e drammatiche appartenenti al cinema d’autore. Come per Melancholia quindi, e per il bellissimo Moon di Duncan Jones, ci troviamo dinanzi ad un’opera che usa il mezzo fantastico per raccontarci una storia interiore ricca di bruciante umanità. Sin dal Solaris originale, capolavoro firmato dal maestro Andreij Tarkovskij nel lontano 1969, la figura di un nuovo pianeta che improvvisamente compare nel cielo è ricca di una grande carica simbolica, non solamente per ciò che concerne il versante visivo, ma soprattutto per quello umano. In questo caso poi il racconto offre diversi spunti di riflessione, visto che il corpo celeste che appare improvvisamente nelle fasi iniziali di Another Earth, è nientemeno che una versione identica della nostra Terra. Il destino, come spesso accade più tragico di ogni pessimistica fantasia, vuole che sia proprio la comparsa di questo nuovo astro la causa di un terribile incidente nel quale rimane coinvolta Rhoda, brillante studentessa appena ammessa al MIT (Massachusetts Institute of Technology) che uccide un bimbo e sua madre incinta: la peggiore tragedia immaginabile.

Un incidente stradale

Altri film hanno preso piede da un incidente stradale. Ne troviamo uno nell’incipit di The Descent – Discesa nelle tenebre (Neil Marshall, 2005) o all’inizio di Ore 11:14 – Destino fatale (Greg Marcks, 2003), anche se quello più spettacolare resta quello di Final Destination 2 (David R. Ellis, 2003). Questi sono tutti film horror, però. Another Earth non lo è: è una storia d’amore e di introspezione. Di possibilità sfiorate con la punta delle dita e perse in una miriade di altre possibilità che si sdoppiano all’infinito e costituiscono varianti possibili/impossibili di realtà, come nella teoria dei quanti di Plank. E così, ecco moltiplicarsi atomi di vita, come granuli di energia indivisibili. Niente romance amara alla Sliding doors (Peter Howitt, 1998), ma una riflessione sul passato (che non cambia) e sulle ripercussioni, nell’universo, di ogni azione. Dopo aver trascorso alcuni anni in carcere, la giovane è costretta ad abbandonare, almeno apparentemente, i propri sogni, proprio come spesso succede nella vita vera, dove al protagonista va tutto sempre bene.

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Catarsi

Another Earth è un’opera emblematica, non di facile assimilazione, ma ricca di un silente fascino che pervade questa storia di espiazione e rimorsi narrata all’ombra di una nuova era per l’umanità intera. Una catarsi personale, raccontata con delicatezza e sobrietà, osservando da vicino gesti ed emozioni della protagonista, anima inquieta in cui ora l’unico sogno è quello di raggiungere la nuova Terra, nella quale la vita sembra seguire parallelamente la nostra in maniera speculare anche per quanto riguarda gli esseri umani (con dei veri e propri “doppi”), per poter iniziare nuovamente a vivere. Cahill è bravo a giocare sul filo dell’ambiguo, dei segreti, delle realtà difficili da affrontare e delle possibili vie di fuga, dove il reale collide con l’irreale, il dolore con la gioia, la vita con la morte. L’apice emotivo raggiunto nei minuti finali, pregni di un’intensa tensione emotiva, e lo splendido colpo di scena dell’epilogo, rendono Another Earth una pellicola misteriosa, sospesa proprio come la sua protagonista (una grande Brit Marling, che reciterà anche nel successivo film di Cahill, I Origins) tra due mondi simili ma distanti.

La vera arte

Mike Cahill, che il film lo ha diretto, montato, fotografato e scritto (in tandem con la brava protagonista, sua compagna di studi), si misura col genere fantascientifico, nella sua accezione più colta ed anche se questa piccola produzione non può certo vantare i budget che di solito caratterizzano i prodotti di questo genere, è ammirevole il risultato che il regista raggiunge coi suoi pochi mezzi a disposizione, anzi, forze proprio grazie ai pochi mezzi: fatto questo che costringe i veri artisti a tirar fuori la vera arte, senza facili scappatoie di volti superpagati o effetti speciali strepitosi. Molto interessante la tavolozza cromatica utilizzata per raccontare la storia, studiata per meglio evocare il gelo nella vita di questa giovane donna che ama e sente disperatamente il bisogno di pulire… metafora fin troppo convenzionale, si dirà, ma funzionale al racconto. Altro punto a favore del film il commento musicale elettronico della band newyorkese Fall On Your Sword, che regala alla vicenda l’ideale tessuto sonoro. Un film che agli appassionati di fantascienza di alieni e di esplosioni nucleari, può probabilmente apparire lento. Io l’ho apprezzato molto e ve lo consiglio.

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Le donne parlano tanto ma nei film sono gli uomini a dire più battute

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Ecografia Vascolare Articolare Reumatologo CUORE DI UNA DONNA OCEANO  TITANIC Medicina Estetica Luce Pulsata Depilazione Macchie Capillari Mappatura Nei Dietologo Roma  Radiofrequenza Cavitazione CelluliteNell’opinione comune le donne parlano tanto: effettivamente il gentil sesso è maggiormente portato, se vogliamo fare una generalizzazione, nel comunicare i propri pensieri ed i propri sentimenti rispetto al genere maschile.
Allora si rende necessario capire come mai in molti film buona fetta dei dialoghi venga affidata ai personaggi maschili. La tendenza risulta davvero diffusa: sorprenderà sapere come, anche in film dotati di protagonisti femminili, le attrici siano spesso quasi mute.

Su questo sito è possibile esplorare tale fenomeno. Il metodo usato per giungere a questo risultato ha richiesto impegno e lavoro: gli autori hanno analizzato circa 2.000 sceneggiature. Si sono prestati a quantificare le battute di ogni personaggio di rilievo: per essere conteggiato, l’attore doveva pronunciare almeno 100 parole. In questo modo è stato possibile attribuire i dialoghi a due categorie distinte secondo il genere.
La verità è che nei film le donne non parlano tanto: quasi tutti i dialoghi nelle pellicole analizzate è destinato ai maschi. Non bisogna pensare che siano stati presi in considerazione solo produzioni come Rambo o The Fight Club: lo studio si è articolato anche verso pellicole più “rosa”.

Analizziamo per esempio i cartoni animati Disney: non sorprende che in film come Toy Story o Il libro della giungla quasi il 100% delle battute sia pronunciato con voce maschile. Inizia ad essere preoccupante il fatto che sia così anche in film dedicati alle principesse Disney.
Nonostante ben due protagoniste donne, Frozen presenta soltanto il 57% di dialoghi destinati al gentil sesso. La situazione è ancora peggiore in altri casi: La Sirenetta, Mulan e Pocahontas si caratterizzano per un quasi totale predominio maschile.

Per consentire a tutti di trovare film in cui anche le donne parlino tanto, nel sito è possibile usare un motore di ricerca interno. Basta digitare il titolo di una pellicola precisa (in lingua inglese) e sarà possibile vedere se le quote rosa siano state rispettate.
Qualche esempio? Titanic vede una predominanza maschile del 63%, Alien (nonostante possa vantare una protagonista femminile) offre agli attori maschi il 79% di battute, mentre Matrix è “rosa” solo al 19%, nonostante la presenza di Trinity.

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Resident Evil (2002): trama e recensione del film

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma RESIDENT EVILTRAMA RECENSIONE FILM Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgResident Evil, un film di Paul W.S.Anderson. Con Milla Jovovich, Michelle Rodriguez, Eric Mabius, James Purefoy, Martin Crewes. Fantascienza, durata 100 min. – Gran Bretagna, Germania, Francia 2002.

Trama senza spoiler
Qualcosa di tremendo si nasconde all’interno dell’Alveare, vasto e supertecnologico laboratorio sotterraneo gestito dalla multinazionale “Umbrella Corporation”. Qualcuno ha introdotto al suo interno un virus micidiale che ha indotto la Regina Rossa – supercomputer che controlla l’intera struttura – a sigillare l’intera area, intrappolando fatalmente al suo interno tecnici e ricercatori. Una squadra di militari viene inviata sul posto a ricostruire l’accaduto: scoprirà presto cosa sia successo e quale tremenda sorte sia toccata a tutto il personale dell’Alveare.

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Trama e recensione CON SPOILER
XXI secolo, Racoon City è uno dei tanti centri urbani tranquilli d’America, con bella gente e paesaggi carini, la città ideale per impiantare il nucleo di una delle più grandi multinazionali del mondo, l’Umbrella Corporation. Si tratta di una mastodontica potenza commerciale degli Stati Uniti, nove case su dieci utilizzano i suoi prodotti, la sua influenza politica e finanziaria si fa sentire ovunque. Ufficialmente l’Umbrella è il maggior fornitore di tecnologia per computer e di prodotti medici e sanitari, ma – all’insaputa dei suoi stessi impiegati – i suoi profitti più consistenti derivano da tecnologia militare, sperimentazione genetica e armi batteriologiche.
L’Alveare, il loro laboratorio top secret, è situato ad una notevole profondità sotto le strade di Racoon City ed ospita più di 500 dipendenti che studiano, lavorano e vivono sotto terra. Qui è stato dato alla luce il “Virus T”, un potente micro organismo in grado di rigenerare le cellule morte. A protezione di tutto questo c’è “la Regina Rossa”, il top dell’intelligenza artificiale, un computer che controlla tutto e tutti.
Quando una delle provette del virus viene rotta, dando il via alla sua diffusione per tutto l’Alveare, l’intervento della Regina Rossa è immediato: la versione “bambina” di HAL 9000 sigilla tutto il laboratorio e, senza farsi troppi scrupoli, stermina con il gas ed altre trappole qualsiasi essere vivente potenzialmente contaminato dal Virus T (cioè tutti i presenti nell’Alveare), questo perché la sua priorità è di evitare che il virus arrivi in superficie.
L’Umbrella decide di intervenire, mandando sul luogo del disastro un Team di soldati specializzati che però, a loro spese, saranno i primi testimoni dell’efficacia del Virus T: gli ex dipendenti dell’Umbrella, uccisi dal gas della Regina Rossa, resusciteranno diventando dei veri e propri zombie, molto difficili da uccidere. Nel corso del film, dove non mancano colpi di scena, si scoprirà chi e perché ha diffuso il Virus T. Questa è in sostanza la trama del film basato sull’omonimo e famosissimo videogame della Capcom e possiamo proprio considerarlo un tributo a tutti gli appassionati della versione videoludica.

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Differenze con il videogioco
Il film, affidato a Paul W.S. Anderson, già autore di pellicole come “Mortal Kombat” e “Alien vs Predator”, si discosta parecchio dalla storia e dai personaggi del primo capitolo del videogioco, ma riprende alcuni caratteri del secondo capitolo, come il famoso essere senza pelle e i “dolcissimi” dobermann con la carne a brandelli che tanto hanno tormentato i miei incubi da adolescente.
Potremmo quasi considerare questo “Resident Evil” cinematografico come una sorta di prequel della versione ludica. I personaggi, come già accennato, sono tutti diversi rispetto al videogame, introducendo così il fattore imprevedibilità da parte del regista. Buona la scelta della protagonista, la bellissima Milla Jovovich nella parte di Alice, accompagnata da un bravissimo Eric Mabius (Matt). Il film si svolge interamente sotto terra e non ci sono i famosi enigmi da decifrare come nel gioco. Questa mancanza è comunque compensata da dosi massicce di azione: il ritmo è incalzante sin dalla prima scena, aiutato anche da una colonna sonora grandiosa, che vede in prima linea Marilyn Manson.

Il ritorno degli zombie
Il merito del regista sta nel aver dato nuova linfa vitale al tema degli zombie che, abbandonati i buffi e statici movimenti che li hanno caratterizzati dagli anni ’70 a oggi, in “Resident Evil” si muovono come se seguissero una coreografia (da notare lo zombie con il camice e l’ascia in mano) e si rivelano molto reattivi al momento dell’attacco. La pellicola è conosciuta anche con altri titoli: Resident Evil 1, Resident Evil: Ground Zero, e Resident Evil: Genesis. Il film ha cinque seguiti: Resident Evil: Apocalypse, uscito il 10 settembre 2004, Resident Evil: Extinction, uscito il 12 ottobre 2007, Resident Evil: Afterlife, uscito nelle sale italiane il 10 settembre 2010 e Resident Evil: Retribution, uscito il 28 settembre 2012. Il sesto e ultimo capitolo è Resident Evil: The Final Chapter, uscito nel 2017.
I difetti di questa pellicola sono pochi, forse il regista in alcuni momenti avrebbe potuto impegnarsi di più e avere meno fretta nel girare alcune scene, mentre ogni tanto affiora un piccolo errore dovuto alla fase di montaggio.
Si tratta insomma di un action-horror a tutti gli effetti: la tensione c’è, la paura pure. Lo spettatore normale non rimarrà tranquillo, perché almeno una volta sobbalzerà dalla poltrona, lo spettatore che conosce il gioco rimarrà forse deluso da alcuni lati del film, ma non potrà non riallacciarsi al videogame, finendo per credere di avere in mano il Joypad anziché i pop-corn. Il film, pur arricchito da un paio di colpi di scena interessanti, ha un canovaccio collaudato, già visto in molti film del genere, come ad esempio Aliens – Scontro finale del 1986 diretto da James Cameron: una squadra di militari armati fino ai denti, con a seguito una superdonna come protagonista, che giunge in un posto “infetto” per risolvere i problemi (c’è anche la donna “maschiaccio” latina armata fino ai denti in entrambi i film!).
Questo primo capitolo della saga cinematografica di Resident evil ha incassato in tutto il mondo 102,400,000 dollari riscuotendo un grande successo al botteghino. Un film che piacerà ovviamente soprattutto agli appassionati di fantascienza, azione ed horror, con qualche scena splatter memorabile, come quella del laser che fa letteralmente a pezzi parte del gruppo di militari nel corridoio che porta alla stanza del supercomputer.

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Grey’s Anatomy: tutte le curiosità sulla serie e sugli attori

MEDICINA ONLINE grey's anatomy CAST SEASON LAST STREAMING ACTORS ATTORI PERSONAGGI STAGIONE FILM PROTAGONISTI OSPEDALE MEDICI SERIE TV TELEVISIONE PC COMPUTER.jpgInizialmente la serie doveva intitolarsi “Complications”Shonda Rhimes, autrice ed inventrice della serie, era ossessionata dal seguire in tv i programmi medici su Discovery Channel. Da lì è nata l’idea per Grey’s Anatomy e la scintilla, vuole leggenda, fu dopo che un medico le disse quanto fosse difficile radersi in una doccia di ospedale. Nonostante fosse di Chicago, decise di far spostare la città di ambientazione della serie a Seattle per non assomigliare troppo ad un’altra serie medicale di Chicago: E.R. Medici in prima linea.
Tutte le storie prendono spunto da eventi reali, presi da riviste mediche. Nel corso del tempo, gli stessi spettatori hanno segnalato storie mediche che gli autori visionano e selezionano per la serie.

Quando gli attori del cast devono mettere in scena un’operazione chirurgica, sono obbligati a studiare svariati manuali sulle procedure specifiche per cercare di riprodurle più fedelmente sul set. Tra gli organi che si vedono durante le operazioni, alcuni sono reali: ma sono di mucca.

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Curiosità sul cast e sugli attori (attenzione, spoiler!)

Ellen Pompeo, l’attrice che impersona Meredith Grey, voleva recitare per una serie diversa (Secret Service, scritta da Bob Orci e Alex Kurtzman per la ABC), ma fu rifiutata. Grazie a questo si rese disponibile per diventare la protagonista della serie medica più famosa della storia. L’attrice Pompeo rimase incinta durante la sesta stagione ma gli autori, anzichè mettere anche Meredith in gravidanza, svilupparono il capitolo in cui lei dona parte del fegato al padre separato Thatcher: in questo modo l’attrice potè recitare comodamente nel letto per il resto della serie. Viceversa, durante la stagione 10 il personaggio April Kepner resta incinta: due mesi la stessa attrice Sarah Drew ha annunciato di essere incinta nella vita reale.

Sandra Oh, l’attrice che impersona il chirurgo Cristina Yang, aveva sostenuto il provino per il ruolo della Bailey, ma fu lei ad insistere per avere il suo ruolo storico, che sentiva più vicino a se. Fu la stessa attrice ad avere l’idea di far avere un esaurimento nervoso al personaggio Cristina, e la Rhimes scrisse di conseguenza il capitolo in cui perde il bambino e non riesce a smettere di piangere nel letto d’ospedale. Quando Cristina scopre che il suo fidanzato Owenle ha mentito, gli lancia in faccia una ciotola di latte con cereali. Ma durante le riprese, causa scarsa mira dell’attrice, la scena si è dovuta ripetere 3 volte, con l’attore letteralmente coperto di latte. McKidd, come indica il cognome, è scozzese. Nella serie in lingua originale si sente il suo accento.

Il personaggio Arizona doveva inizialmente “durare” solo 3 episodi. L’attrice Jessica Capshaw fu prima considerata per il ruolo di un’amante di Derek Shepard, poi come amica “pazza” di Meredith, e infine per il ruolo di Arizona Robbins.
Quando Arizona perde la gamba, per rendere più verosimile la camminata l’attrice Capshaw si mette una protesi e ci cammina, con la sua gamba legata dietro, arto che verrà poi cancellato durante il montaggio digitale.

Il personaggio Miranda Bailey, nell’idea iniziale era l’unico con descrizione fisica precisa: “minuscola, bionda, riccia” (descrizione che ricordava la madre dell’autrice). Ma quando la Rihmes fece l’audizione a Chandra Wilson si convinse che era perfetta per quel ruolo.

Durante il primo provino di fronte all’autrice della serie, Patrick Dempsey era terrificato dalla sua espressione “glaciale”, che non lasciava presagire una promozione. In realtà la Rhimes era già concentrata ad immaginare nuovi dialoghi e nuovi sviluppi della serie perchè aveva trovato il suo attore ideale. Fino alla fine della prima serie, Patrick Dempsey non sapeva che il suo personaggio (Derek) fosse sposato. Anche Meredith (Ellen Pompeo) l’ha saputo solo mentre venivano girate le scene finali della prima stagione.

James Pickens Jr. (personaggio Dr. Richard Webber) ottenne la parte appena iniziato il provino: lesse le prime frasi del copione, gli fu subito chiesto di fermarsi e di uscire un attimo. Appena rientrato, gli venne offerta la parte.

L’attore Jesse Williams, prima di essere chiamato ad impersonificare il Dr. Jackson Avery, era un insegnante.

Quando il personaggio Lexie resta uccisa nell’incidente aereo della stagione 8, l’attrice Leigh è rimasta per circa 2 giorni sotto un rottame di aereo per girare la scena.

Il personaggio Alex Karev (Justin Chambers) non era previsto durante le prime riprese, e fu aggiunto dopo. Tutte le sue scene sono state aggiunte digitalmente all’episodio.

Tutti i personaggi principali della serie, prima o poi, sono finiti all’ospedale come pazienti. Ma non tutti si salvano…

Se siete appassionati di Grey’s Anatomy come il sottoscritto, non potete perdervi questi articoli:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Operation Avalanche (2016): trama senza spoiler e recensione del film

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma OPERATION AVALANCHE 2016 TRAMA FILM RECENSIONE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari.jpgUn film di Matt Johnson. Con Matt Johnson, Josh Boles, Ray James, Sharon Belle, Krista Madison, Samantha Michelle, Owen Williams. Thriller, fantascienza, durata 94 min. – USA, Canada 2016.

Trama senza spoiler
Nel 1967, uno dei momenti più caldi della guerra fredda, la corsa globale per far approdare il primo uomo sulla luna è spietata ed i due contendenti sono ovviamente le due potenze principali emerse vincitrici dalla seconda guerra mondiale: gli Stati Uniti d’America e l’Unione Sovietica.
La CIA sospetta che vi sia un infiltrato russo all’interno della NASA, pronto a sabotare il programma Apollo. Due giovani agenti vengono incaricati di indagare sotto copertura, come registi intenti a documentare la preparazione del viaggio e presto si scoprirà che la NASA non riuscirà affatto a portare l’uomo sulla luna con l’Apollo 11.
In un’indagine che va ben oltre il principale sospettato, gli agenti si ritrovano immersi in una cospirazione governativa che non dovrà in nessun modo essere smascherata, a costo della vita.

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Recensione
Il film diretto da Matt Johnson, che è anche sceneggiatore ed attore insieme a Josh Boles, si lascia guardare per tutta la sua durata e per le tematiche affrontate strizza l’occhio all’ottimo “Capricorn One“, il film diretto da Peter Hyams nel 1978. Girato a partire dal 30 giugno 2014 come se fosse un documentario e con filmati “vintage” da metà anni ’60, in uno stile chiamato mockumentary, il film è affascinante non solo per chi segue le teorie del complotto, ma anche per tutti gli altri. Il confine tra realtà e finzione, nel film e dietro la macchina da presa, è un elemento intrigante. Buona prova di regia e recitazione, premiate al Sundance Film Festival. Non è un capolavoro ma si lascia guardare fino alla fine, magari ai non appassionati del tema trattato può risultare un po’ noioso: vi piacerà soprattutto se siete nerd ed appassionati di astronomia come il sottoscritto.

Se Operation Avalanche vi è piaciuto, vi consiglio di vedere anche Capricorn One.

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Andromeda (1971): trama senza spoiler e recensione del film

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ANDROMEDA 1971 FILM TRAMA RECENSIONE SPO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgAndromeda. Un film di Robert Wise. Con David Wayne, Arthur Hill, James Olson, Kate Reid, Paula Kelly. Titolo originale The Andromeda Strain. Fantascienza, durata 130 min. – USA 1971

Trama senza spoiler
Vicino una piccola città del New Mexico, Piedmont, precipita il frammento di un satellite e subito dopo quasi tutti gli abitanti della città muoiono inspiegabilmente ed improvvisamente nello stesso momento. Una squadra tra i migliori scienziati composta da un biologo, un microbiologo, un chirurgo ed un patologo, viene inviata d’urgenza in una complessa struttura governativa segreta per esaminare il frammento di satellite e trovare la causa delle morti improvvise.

Attori principali

Recensione
Tratto dall’omonimo romanzo di Michael Crichton (il primo ad essere pubblicato dall’autore senza il ricorso allo pseudonimo), il film conserva ancora oggi notevole impatto drammatico. Il regista Robert Wise gira con freddo stile semidocumentaristico, abbracciando lo spazio dell’azione con efficaci riprese dall’alto e fissando, con esiti inquietanti, i particolari della devastazione con la tecnica del “fermo-immagine”, in un fluire di immagini quasi completamente senza colonna sonora.
La scelta di un cast antidivistico (tra gli interpreti l’attore più noto, al momento, è David Wayne, impiegato per lo più come “spalla” in commedie brillanti) è funzionale all’impostazione cronachistica della vicenda che non cerca il facile effetto spettacolare, ma invita le coscienze alla riflessione. Andromeda è un sintomo del profondo smarrimento che si diffonde nella società americana alla conclusione del nefasto intervento in Vietnam. Le blindate certezze propagandate nei tempi della guerra fredda cedono ormai ai dubbi e all’insofferenza che investono larghi settori delle generazioni nuove e adulte. Il nemico può annidarsi all’interno della nazione, può essere il prodotto di un regime che maschera la sua indole aggressiva dietro la più bonaria maschera democratica, che manipola l’informazione e persegue programmi di armamento segreti.
È film dove l’uomo nuovo tecnologico, dopo gli entusiasmi per la voglia di conquista dell’infinito sconosciuto degli anni ’60, si interroga sui rischi nell’esplorazione dell’ignoto; aspetti psicologici di insicurezza generano fantasmi di timori profondi  ben strutturati tra rischi di esplosioni nucleari non volute, semplici pezzetti di carta che possono impedire importanti comunicazioni e pericoli di epidemie mondiali, che ancora oggi – dopo cinque decadi – appaiono  verosimili, di attualità ed assolutamente giustificati (basti pensare al Covid 19 ed al rischio di una Terza Guerra Mondiale scatenata dalla Russia).
Come nel libro di Crichton, anche nel film, il batterio letale – un “mostro” che in quanto invisibile e sfuggente è tanto più pericoloso e incontrollabile – simboleggia la criminale follia di una ricerca scientifica asservita a scopi militari e di prevaricazione che, per tragica legge del contrappasso, può condurre sulla strada tortuosa dell’autodistruzione, in un mondo dove l’epilessia deve ancora essere tenuta nascosta con vergogna, per paura di essere ostracizzati dalla società, non solo quella scientifica.
Da questo film è stata tratta una mini serie TV in due episodi di circa un’ora e mezza l’uno, del 2008 con Benjamin Bratt, Christa Miller e Louis Ferreira. Purtroppo, come spesso avviene, il remake a mio avviso non è neanche lontanamente paragonabile all’originale in quanto a fascino.

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Accoglienza
Il film fu molto apprezzato dalla critica e dal pubblico negli anni 70: la pellicola fu candidata all’Oscar per il montaggio e per le scenografie ed entrò in lizza per il premio Hugo come migliore opera di fantascienza.

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Accuratezza scientifica
Il titolo originale è “The Andromeda Strain”: la parola “strain” viene usata in medicina per indicare “specie, forma”, intesa come forma virale (come quando si dice che quest’inverno ci sarà una nuova forma di influenza). Già dal titolo si può quindi intuire che c’è molto di scientifico “old school” in questo film, cosa che me lo fa piacere quasi a prescindere. Mi piace pensare che un bambino, vedendo questo film negli anni ’70, abbia deciso di studiare le Scienze e che magari ora sia un bravo medico, ingegnere o ricercatore. Molte idee coraggiose e non solo in campo scientifico, vedi l’interessante teoria sociologica “dell’uomo spaiato”.
Ricordo che questo lungometraggio fu girato in tempi prossimi al capolavoro 2001 odissea nello spazio di Stanley Kubrick (uscito nel 1968, tre anni prima di Andromeda); tale “vicinanza” non può che aver giovato alla regia che si adoperò con impegno a  proporre una fantascienza non “gigionesca”, ma riflessiva seppur fredda e quasi distaccata. La ricerca della scenografia credibile non è mai approssimativa ed anzi è seriamente concentrata nel proporre qualcosa di verosimile anche e soprattutto sul piano scientifico, fino a mostrare la sofferenza degli animali-cavie, in maniera realistica e quasi disturbante, qualcosa di profondamente innovativo e “rischioso” per l’epoca, se pensate che stiamo parlando di quasi 50 anni fa.
Sorretto da un largo impegno produttivo, il film vantava, secondo la pubblicità del tempo, il laboratorio scientifico più accuratamente ricostruito mai apparso sullo schermo (per la non trascurabile spesa di circa 300.000 dollari che per gli anni ’70 erano una bella cifra) e, da medico, posso solo che rimanere favorevolmente impressionato dall’accuratezza scientifica quasi documentaristica di questo film, difficile da ritrovare in film anche molto più recenti, con particolari assolutamente da nerd e che hanno quasi previsto il futuro, tra terreni di coltura agar cioccolato, braccia meccaniche da chirurgia robotica in stile Da Vinci e studi medici del futuro dove ci sono monitor, siringhe, lettini… tutto tranne il medico!

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Una delle vittime di Andromeda

Esplosioni? Quasi…
Anche se non mancano laser e conti alla rovescia da fine-del-mondo, dimenticatevi gli alieni, le astronavi, le esplosioni alla “Indipendence day” e state pronti ad indossare un camice: con questo film entrerete in un laboratorio ultrasofisticato che – se pensate all’anno in cui il film è stato realizzato – batte di gran lunga l’alveare del mio amato “Resident evil“. Due ore che passano tenendovi incollati allo schermo, per capire cosa diavolo riduce quel sangue in polvere e perché il pianto di un lattante può essere qualcosa di buono, a volte.
Due ore di domande, immerse nella claustrofobia di pareti colorate con tinte forti alla Kubrik, immerse in una computer grafica che adesso fa sorridere ma all’epoca era strabiliante e condite dalla bravura degli attori, che hanno la stessa faccia dei professori di scienze al liceo, tra i quali per me spiccano il giovane dott. Mark Hall, chirurgo “spaiato” e vagamente marpione, e la dottoressa Ruth Leavitt (una grandissima Kate Reid) con le sue caustiche battute, le sue debolezze, le sue sigarette che non può fumare, il suo sguardo perso nel vuoto quando intuisce la verità.
Se siete appassionati di fantascienza “scientifica ed introspettiva” alla “Moon“, dove al centro della storia rimane sempre l’uomo con le sue paure e non qualche alieno robot che esplode o – peggio – qualche marziano sopravvissuto che non smette di ballare la disco music, non potete perdervi questo cult che qui in Italia è ancora quasi sconosciuto, nonostante sia un lavoro molto interessante e sicuramente attuale quasi a 50 anni di distanza. Imperdibile!

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