Distacco di corpo vitreo: precauzioni, cosa fare, integratori utili e tempi di guarigione

MEDICINA ONLINE OCCHIO EYE EYES ANATOMY RETINA FOVEA CORPO VITREO CORNEA VISTA VISION SCLERA COROIDE MACULA CRISTALLINO LIMBUS NEO MELANOMA NEVO MIOPIA DALTONISMO PRESBIOPIA STRABISMO OCL’umor vitreo è una sostanza gelatinosa dentro la camera vitrea del nostro occhio, che può staccarsi parzialmente o completamente dalla retina alla quale aderisce, il risultato è uno spostamento verso la parte centrale del bulbo oculare. Il distacco del vitreo è comune nelle persone sopra i 65 anni e può far parte del normale processo di invecchiamento dell’essere umano.

COSA È IL VITREO?

Il vitreo è contenuto nella camera vitrea, il corpo vitreo o umor vitreo è una sostanza gelatinosa che fa da supporto al cristallino nella parte anteriore del nostro bulbo oculare, e nella parte posteriore è il supporto della retina. Il vitreo costituisce circa l’80% del volume oculare. Esso è composto principalmente da:

  • acqua (99%),
  • acido ialuronico,
  • fibre di collagene.

Queste fibre hanno il compito di far aderire bene il corpo vitreo e la retina, sono infatti delle fibre di giunzione, nel copro vitreo non passa alcun vaso sanguigno.

CAUSE DEL DISTACCO DEL VITREO

Come prima citato la prima causa del distacco del Vitreo è da addebitare all’invecchiamento, la perdita in età avanzata dell’importante acido ialuronico tende a rendere più acquoso l’umor vitreo e quindi a perdere la sua consistenza gelatinosa che porta il Vitreo a ritirarsi al centro dell’occhio staccandosi dalla retina. In questo caso gli specialisti non considerano il distacco del vitreo una malattia ma un evento di invecchiamento naturale, non esistono prove di una maggiore predisposizione di alcuni soggetti rispetto ad altri. Gli altri fattori che causano questo distacco invece sono dovuti a difetti congeniti alla vista, processi infiammatori, interventi chirurgici o traumi, i più comuni sono:

  • Miopia molto forte
  • Uveite
  • Trattamento laser intraoculare
  • Microchirurgia intraoculare
  • Traumi oculari di vario tipo.

SINTOMI

Nella maggior parte dei casi il distacco del vitreo è asintomatico e quindi non determina disturbi visivi apprezzabili, è infatti difficile rendersi conto di questo stato. Quando invece il distacco è sintomatico si hanno i seguenti fastidi alla vista:

  • visione sfocata: il soggetto non riesce a mettere a fuoco gli oggetti in qualunque condizione di luce;
  • fotopsia: visione di cerchi, lampi o linee di luce improvvisa;
  • visione dei “corpi mobili” detti anche miodesopsie: dai pazienti vengono descritti come corpi mobili di varia forma, come puntini o fili di ragnatela, alcuni invece li percepiscono come delle piccole mosche. Queste anomalie della vista hanno una grandissima variabilità, alcuni le vedono piccolissime, altri grandi e di numero variabile, da poche a moltissime. Lo stesso paziente può vedere aumentare o diminuire di numero questi corpi mobili senza una ragione apparente.

Le sintomatologie descritte possono essere anche tutte presenti in un solo soggetto, non esistono regole. Il distacco del vitreo può essere a tutti e due gli occhi e quindi bilaterale, o ad un solo occhio e quindi essere monolaterale, la condizione bilaterale è tipica dell’invecchiamento.

Cosa fare se si sospetta di avere la patologia?

Se una persona vede dei lampi di luce sul campo visivo bisogna recarsi con urgenza (lo stesso giorno) in pronto soccorso. Il medico deve valutare con cura la retina centrale e periferica ed escludere eventuali lesioni retiniche o rotture che possono evolvere nel distacco della retina. In questi casi, l’oculista può consigliare un intervento urgente per evitare che il distacco peggiori.
Se il paziente rimanda l’operazione, ci sono più difficoltà di recupero.
Il 10% dei pazienti che presentano il distacco del vitreo hanno la rottura della retina (la metà di questi hanno più lesioni).

COMPLICAZIONI

Il distacco del vitreo in una percentuale del 10% dei casi può portare a lesioni della retina. Può in alcuni casi determinare una lesione come il “foro maculare”, questa condizione porta alla formazione di una apertura sulla macula che interrompe la continuità retinica. Questa rottura della retina può portarne il distacco, questo avviene secondo degli studi nel 40% dei casi.

DIAGNOSI

Il distacco del vitreo viene diagnosticato tramite l’esame del fondo oculare da parte dell’Oftalmologo. Viene utilizzata un particolare strumento detto “lampada a fessura” che permette di visionare accuratamente retina ed umor vitreo, è infatti una sorta di microscopio che emana una forte luce del tutto innocua. Prima del controllo viene applicato nell’occhio un collirio a base di atropina che provoca la dilatazione involontaria della pupilla per un ottimale esame dell’occhio, i suoi effetti si hanno in circa 30 minuti e possono persistere fino ad oltre sei ore, non è consigliabile guidare in questo frangente di tempo.

TERAPIA DEL DISTACCO DI VITREO

Nella maggior parte dei casi la migliore terapia è attendere la spontanea scomparsa dei sintomi, che di solito avviene entro i sei mesi dal distacco del vitreo. Si raccomanda una dieta bilanciata, ricca di vitamine, sali minerali ed acqua. I pazienti possono giovarsi anche di alcuni integratori alimentari, come questi:

Il distacco del corpo vitreo posteriore è pericoloso?

La maggior parte delle persone che sviluppano un distacco del vitreo posteriore non è in pericolo di ulteriori complicazioni all’occhio.
Il solo sintomo residuo può essere la persistenza di alcune mosche volanti nel campo visivo. Il 7-15% di coloro che hanno un distacco vitreo posteriore con corpi mobili, fulmini, lampi di luce (detti anche fosfeni) o calo della vista, può avere anche la rottura della retina. La rottura della retina può portare ad un distacco della retina.
Purtroppo, i sintomi di un distacco del vitreo senza una rottura retinica sono gli stessi di quelli con una lesione. La presenza di una lesione è riconosciuta solo da un oculista durante una visita con dilatazione della pupilla. I corpi volanti possono essere fastidiosi, ma sono innocui. Di solito persistono ma sono meno evidenti con il tempo perché affondano all’interno dell’occhio a causa della gravità e quindi si spostano dalla retina. I flash di solito regrediscono tra 4 e 12 settimane, ma in alcuni pazienti questo periodo può essere più lungo.

Precauzioni in caso di distacco del corpo vitreo

La maggior parte delle persone con un distacco del vitreo non deve stare a riposo. Non ci sono prove che se il paziente interrompe alcune attività impedisce al distacco del vitreo di causare una rottura della retina. Non esiste una prova che le seguenti attività possano causare problemi con il distacco del vitreo:

  • sollevamento di carichi molto pesanti o attività fisica intensa;
  • praticare sport di contatto come il rugby, arti marziali o boxe;
  • sport estremi, come il bungee jumping;
  • posizioni difficili assunte durante le attività come lo yoga o il pilates.

È possibile che alcune di queste attività rendono più evidenti i corpi mobili. Questo fenomeno è dovuto al movimento durante le attività fisiche, ma non ad un alterazione anatomica all’interno dell’occhio, quindi si consiglia di attendere che i corpi mobili e i flash tornino come prima. È possibile continuare con le attività quotidiane come:

  • camminare;
  • fare esercizi di ginnastica dolce;
  • nuotare in maniera non agonistica;
  • leggere;
  • guardare la TV;
  • utilizzare smartphone, tablet e computer.

Attualmente non ci sono prove scientifiche del fatto che volare con un aereo possa danneggiare il corpo vitreo o peggiorare la situazione.

Quali sono i tempi di guarigione? Prognosi del paziente con distacco del corpo vitreo

La maggior parte dei pazienti recupera completamente e risolve i sintomi. Il distacco non si ripara, ma i sintomi associati tendono a diminuire progressivamente e generalmente non ci sono complicazioni. La maggior parte dei pazienti si abitua gradualmente alle miodesopsie e le notano solo se guardano uno sfondo molto luminoso e tentano di concentrarsi. Per risolvere il disturbo serve un tempo estremamente variabile in base alle condizioni del paziente, generalmente servono alcuni mesi od anche più tempo.
I lampi o fotopsie si risolvono gradualmente quando il vitreo si scioglie completamente e smette di tirare sulla retina. Raramente i lampi sono così fastidiosi da considerare l’intervento chirurgico (vitrectomia).

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Distacco di retina: sintomi, cure, intervento, guarigione, esiti

MEDICINA ONLINE OCCHIO ANATOMIA FOVEA RETINA NERVO OTTICO SCLERA COROIDE PUPILLA UMOR ACQUEO VITREO CRISTALLINO CORNEA CILIARE CATARATTA ATROFIA GLAUCOMA DISTACCO TRAUMA CECITA PUNTO CIECO PAPILLA IRIDE ESAME.jpgIn condizioni normali la retina è aderente alla superficie interna dell’occhio. Se presenta una rottura o un foro può distaccarsi e accartocciarsi, in Continua a leggere

Come funziona la vista e dove si formano le immagini che l’occhio vede?

MEDICINA ONLINE VISTA OCCHIO CHIASMA OTTICO CERVELLO CONI BASTONCELLI MACULA RETINA FOVEA CAMPO CORTECCIA CEREBRALE VISIVO IMPULSO COLORI LUCE.jpgLa vista è il senso tramite il quale è possibile percepire gli stimoli luminosi e, quindi, la figura, il colore, le misure e la posizione degli oggetti. Tale percezione avviene per mezzo degli occhi, organi contenuti nelle orbite oculari, due cavità del cranio ai lati della radice del naso, disposte simmetricamente rispetto alla linea mediana del corpo. Una volta che la luce colpisce gli occhi, accadono una serie di eventi che ci portano a vedere quello che è disposto attorno a noi:

  1. La luce entra nell’occhio attraverso la pupilla e colpisce i fotorecettori, le cellule presenti nello strato esterno della retina (coni per la visione cromatica e dettagliata, bastoncelli per la visione monocromatica, soprattutto laterale, e per gli oggetti in movimento).
  2. Coni e bastoncelli vengono iperpolarizzati dai fotoni della luce incidente (legatisi a una molecola di rodopsina) e trasmettono il segnale nervoso alle cellule gangliari con le quali fanno sinapsi.
  3. Gli assoni delle cellule gangliari si riuniscono e danno origine al nervo ottico, il quale prosegue attraverso il foro ottico della cavità orbitaria e giunge nella fossa cranica media.
  4. Nella fossa cranica media ha sede il chiasma ottico, dispositivo commessurale in cui decussano i contingenti nasali (cioè più mediali) della ricezione visiva di entrambe le retine, mentre i contingenti temporali (più laterali) restano ipsilaterali. In questo modo la parte destra del campo visivo viene proiettata all’emisfero sinistro e viceversa.
  5. Usciti dal chiasma ottico come tratti ottici, le fibre sensitive giungono al nucleo dorsale del corpo genicolato laterale, formazione del metatalamo, dove la rappresentazione della macula (centro della visione cromatica e distinta, attorno alla fovea centralis) è al centro dei nuclei, mentre la retina periferica è rappresentata perifericamente.
  6. Dai corpi genicolati laterali l’impulso viene poi inviato, tramite la radiazione ottica (del Gratiolet), all’area visiva primaria (area 17 di Broadmann) sia superiormente che inferiormente alla scissura calcarina, nel lobo occipitale.
  7. Gli impulsi raggiungono quindi la corteccia occipitale, che riceve le informazioni visive dalle emiretine di entrambi gli occhi. Le informazioni vengono qui ricostruite e fuse in una singola figura tridimensionale, restituendo alla persona la sensazione della visione.
  8. Intervengono poi elaborazioni superiori che interessano altre aree corticali (temporale, frontale, etc.) per il riconoscimento dell’immagine e per l’elaborazione di informazioni relative all’immagine.

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Retinopatia ipertensiva: cause, sintomi e terapie

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PRESSIONE ALTA IPERTENSIONE ARTERIOSA SINTOMI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie CapillariÈ una malattia oculare che coinvolge le arterie e le vene della retina, il nervo ottico e la coroide (strato del bulbo oculare ricco di vasi sanguigni). Può provocare, nei casi più gravi e avanzati, un peggioramento della visione perché altera il corretto funzionamento della retina.

Retinopatia ipertensiva: quali sono le cause?

La causa di questa patologia è la pressione arteriosa troppo alta. Infatti, chi ha una pressione del sangue al di sopra dei valori normali (80 mmHg per la minima e 120 mmHg per la massima) col passare del tempo soffre di alterazioni dei vasi retinici ossia:

  1. riduzione della dimensione (calibro) delle arterie, che si restringono progressivamente;
  2. dilatazione delle vene, che tendono ad assumere un decorso tortuoso;
  3. formazione di incroci artero-venosi ad angolo retto.

Questo tipo di evoluzione della malattia porta alla formazione di aree in cui manca l’apporto di ossigeno e di nutrienti (aree ischemiche della retina): all’esame del fondo oculare potrebbero essere presenti essudati duri, molli (anche a forma di batuffolo di cotone) e piccole emorragie (disposte nello strato delle fibre nervose). Anche la coroide va incontro alla formazione di aree non irrorate, mentre il nervo ottico – almeno nelle forme più avanzate della malattia – si può sollevare a causa della presenza di un certo grado di èdema papillare. Queste alterazioni sono lente e progressive, ma alla lunga possono compromettere la normale capacità visiva.

Retinopatia ipertensiva: quali sono i sintomi?

Nelle forme lievi non sono presenti disturbi (retinopatia ipertensiva asintomatica), mentre nelle forme avanzate di retinopatia ipertensiva la visione può risultare annebbiata e le immagini distorte.

Retinopatia ipertensiva: come fare la diagnosi?

La diagnosi avviene attraverso l’esame del fondo oculare, previa instillazione di un collirio per la dilatazione delle pupille. È possibile, in questo modo, valutare dimensione e decorso dei vasi sanguigni, eventuale presenza di emorragie, essudati ed edema maculare. A seconda del grado di alterazione arterioso e venoso nonché della presenza di lesioni (emorragie, zone ischemiche) si determina lo stadio della malattia. Una fluorangiografia (si inietta per via endovenosa una sostanza fluorescente e si eseguono delle fotografie della retina in tempi diversi) può essere utile per evidenziare alterazioni precoci dei vasi retini e poter studiare l’evoluzione della patologia.

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Retinopatia ipertensiva: terapie

La terapia si basa esclusivamente sul controllo, attraverso opportune cure, dell’ipertensione arteriosa sistemica (pressione alta). È importante, quindi, l’esame semestrale del fondo oculare dall’oculista in chi è iperteso, anche per verificare il grado di efficacia della terapia e valutare lo stadio della malattia retinica. Può accadere che si scopra di essere ipertesi soltanto dopo una visita oculistica, quando il medico rileva la presenza dei segni iniziali della retinopatia ipertensiva.

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Retinopatia ipertensiva: la terapia sta funzionando?

Mediante il controllo periodico del fondo oculare si possono evidenziare le alterazioni retiniche a carico del microcircolo, contribuendo così alla diagnosi precoce di uno stato ipertensivo latente e consentendo – con l’ausilio del cardiologo o dell’internista – un trattamento farmacologico adeguato. In questo modo si potrà formulare un giudizio sull’efficacia della terapia antipertensiva in atto. È evidente, quindi, che un controllo periodico della condizione del fondo dell’occhio, potrà fornire un’informazione accurata sulla evoluzione di eventuali alterazioni retiniche causate dall’ipertensione.

Ho la pressione alta: che fare?

La pressione arteriosa al di sopra della norma, in particolare quella diastolica (la minima), provoca danni ai vasi sanguigni degli occhi. Più a lungo è alta la pressione arteriosa e più grave il danno rischia di essere. È consigliato quindi, in questi casi, farsi seguire da un cardiologo o da un internista, i quali hanno le competenze più adeguate. Un’opportuna terapia farmacologica, associata a una dieta corretta (poco sale e pochi grassi) e a uno stile di vita meno sedentario (attività fisica), possono portare a un miglioramento del quadro clinico.

Nota: La pressione alta degli occhi (ipertensione oculare) è soltanto marginalmente legata alla pressione sanguigna: non necessariamente chi soffre di pressione arteriosa elevata ha valori elevati di quella oculare (o viceversa).

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Esame del fondo oculare: a che serve, come si esegue, come ci si prepara?

MEDICINA ONLINE RETINA DISTACCO FOVEA MACULA UMOR PUPILLA IRIDE ANATOMIA CONI BASTONCELLI VISTA CHIASMA CERVELLO NERVO OTTICO CELLULEL’esame del fondo oculare è un esame diagnostico che viene utilizzato per visualizzare le strutture interne del bulbo oculare (soprattutto corpo vitreo, retina e testa del nervo ottico). Si effettua durante una visita oculistica dopo aver dilatato la pupilla mediante instillazione di speciali colliri (detti “colliri midriatici”, che inducono “midriasi”, cioè appunto la dilatazione della pupilla). Si esegue in ambiente scarsamente illuminato, seduti o distesi.

Oftalmoscopio diretto e indiretto

L’esame del fondo oculare è eseguito dall’oftalmologo cmediante uno strumento chiamato “oftalmoscopio”. Con l’oftalmoscopio diretto la fonte luminosa viene proiettata direttamente nell’occhio dell’esaminato e non si può apprezzare la periferia retinica, mentre con l’oftalmoscopio indiretto si utilizza una lente tra l’apparecchio e la persona, consentendo una visione più ampia della retina. In quest’ultimo caso si ottiene il tipico riflesso rosso. Inoltre, la lampada a fessura consente l’esame del segmento posteriore (corpo vitreo e fondo oculare) utilizzando lenti addizionali che permettono di visualizzare anche la retina.

Quando è indicata?

Una persona dovrebbe sottoporsi all’esame del fondo dell’occhio se:

  • ha eventuali fattori di rischio (ad esempio avere un famigliare con malattie della vista);
  • ha una età avanzata (soprattutto dopo i 40 anni);
  • ha sintomi e segni che potrebbero suggerire la presenza di malattia oculare;
  • ha patologie dell’organismo che possono alterare le strutture dell’occhio, come diabete ed ipertensione arteriosa;
  • ha una malattia oculare conclamata.

Ogni quanto tempo effettuare un esame del fondo oculare?

La periodicità con cui un individuo dovrebbe sottoporsi ad un esame del fondo dell’occhio, è molto variabile in base a fattori soggettivi. In assenza di problemi alla vista, di sintomi relativi alla vista e di fattori di rischio, un individuo sano che abbia meno di 40 anni, potrebbe anche non effettuare alcun esame del fondo oculare. Soggetti che non hanno alcun disturbo specifico ed hanno più di 40 anni, possono sottoporsi all’esame una volta ogni 3/ 4 anni. Per chi è affetto da miopia o da patologie oculari non gravi, l’esame può essere effettuato una volta ogni 1/2 anni.
Chi ha problemi retinici gravi e/o soffre di diabete, ipertensione arteriosa o altra patologia che può determinare danni alla retina o ad altra struttura oculare, dovrà sottoporsi a controlli ravvicinati, la cui cadenza esatta deve essere decisa dall’oculista. Comunque è importante sottoporsi a un esame del fondo oculare anche quando si vedono per la prima volta dei lampi luminosi (fosfeni) o miodesopsie (mosche volanti o ragnatele). Nel primo caso il corpo vitreo potrebbe esercitare una trazione sulla retina, con rischio di un suo distacco.

Cosa permette di osservare?

L’esame del fondo oculare permette di osservare lo stato del corpo vitreo (il gel che riempie il bulbo oculare) e le sue eventuali degenerazioni. Inoltre consente la visualizzazione dell’albero vascolare arterioso e venoso retinico, di cui si può valutare il decorso e la dimensione. Permette, soprattutto, di osservare la macula, la zona centrale della retina che consente la visione frontale. Infatti, eventuali degenerazioni e anomalie (distrofie) possono essere diagnosticate e monitorate con tale esame. Si può valutare la conformazione della testa del nervo ottico individuando eventuali patologie (anche generali o sistemiche).

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Per quali malattie viene usata?

In molte malattie che interessano la vista e nel diabete e nell’ipertensione arteriosa cronici. Il diabete o l’ipertensione sono patologie che colpiscono i vasi: ciò che accade nell’occhio avviene, ad esempio, anche nel rene e nel cuore. Il vantaggio è che, con il fondo dell’occhio, si riescono a visualizzare le vene e le arterie con sistemi non invasivi. Per quanto riguarda le patologie oculari il semplice esame del fondo dell’occhio ci permette di prevenire alcune patologie oculari, consentendo di seguire terapie che possono scongiurare patologie gravi e irreversibili.

Controindicazioni

Generalmente non ha controindicazioni. Tuttavia, bisogna stare attenti se si è affetti da glaucoma (per ostacolo alle vie di deflusso dell’umore acqueo) e se la camera anteriore dell’occhio (spazio compreso tra l’iride e la cornea) è poco profonda. In tali casi l’esame viene effettuato con la pupilla non dilatata, esplorando in tal modo esclusivamente il polo posteriore della retina. Inoltre possono presentarsi reazioni avverse ai colliri che si usano per la dilatazione: possono andare da una semplice reazione allergica a fenomeni sistemici più gravi. Tali effetti sono molto rari e, comunque, controllabili. I midriatici (gocce per dilatare le pupille) sono molti; nel caso in cui vi siano effetti collaterali è bene ricordare quale tipo di farmaco abbia creato problemi, comunicandolo tempestivamente all’oculista. Infine bisogna far passare un lasso di tempo sufficiente a riacquistare la visione che precedeva la dilatazione della pupilla: non ci si può mettere subito alla guida per motivi di sicurezza, dato che si vede annebbiato.

Retinografia

Il fondo oculare può essere “fotografato” grazie all’uso di un’apparecchiatura chiamata “retinografo”. La retinografia è appunto l’esame che permette di documentare lo stato del fondo oculare grazie a una foto a colori digitale.

Altri esami

Altri esami, a volte associati con l’esame del fondo oculare, sono:

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Pucker maculare: cause, sintomi e terapie

MEDICINA ONLINE RETINA DISTACCO FOVEA MACULA UMOR PUPILLA IRIDE ANATOMIA CONI BASTONCELLI VISTA CHIASMA CERVELLO NERVO OTTICO CELLULEIl pucker maculare (membrana epiretinica) è un’alterazione anatomica dell’interfaccia tra il corpo vitreo e la retina: consiste nello sviluppo di una sottile membrana traslucida sopra la macula (zona centrale della retina). Quando tale membrana si contrae e si arriccia causa una deformazione e una progressiva distorsione della macula stessa, con conseguente peggioramento della visione centrale.

Sintomi di pucker maculare

Al momento della comparsa i sintomi sono rappresentati da una lieve distorsione delle immagini e, soprattutto, dei testi scritti con i caratteri più piccoli (le righe appariranno ondulate). Quando la trazione esercitata dalla membrana sulla macula aumenta, allora ci si accorge che la lettura dei testi con l’occhio interessato diventa sempre più difficile. L’evoluzione della malattia porta, infine, alla visione di una macchia che impedisce la visione centrale.

Cause di pucker maculare

Nella maggior parte dei casi si forma spontaneamente per ragioni ancora non note. Tra le altre cause ci sono soprattutto i processi infiammatori (edema maculare dopo lungo tempo) o la complicanza di trattamenti laser retinici (particolarmente panfotocoagulazioni in pazienti affetti da retinopatia diabetica).

Diagnosi di pucker maculare

La diagnosi viene fatta grazie all’esame del fondo oculare, che permette di visualizzare la membrana. Tuttavia, la conferma deve essere ottenuta tramite OCT (esame che consente di analizzare la retina, in particolare la macula), il quale permette di valutare l’entità della trazione e, inoltre, aiuta a controllare nel tempo la sua evoluzione.

Leggi anche: Tomografia ottica computerizzata (OCT): cos’è, come si legge il risultato, perché farla

Terapie per il pucker maculare

Inizialmente si valuta l’evoluzione dello sviluppo della membrana, senza effettuare un’azione diretta, ma eseguendo soltanto dei controlli frequenti (ogni 3 mesi) del fondo oculare e l’OCT. Nel momento in cui la trazione comporta una riduzione dell’acuità visiva rilevante si rende necessario l’intervento chirurgico di rimozione della membrana (vitrectomia con peeling maculare). Questa operazione permette di bloccare i meccanismi di trazione e, in alcuni casi, di appianare la retina, con un possibile miglioramento della sintomatologia (la distorsione viene ridotta). E’ comunque un intervento molto delicato, in quanto si agisce direttamente sulla parte più importante dell’occhio (macula) e non sempre consente di ottenere il risultato sperato.

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Fluorangiografia retinica: preparazione, effetti collaterali e patologie studiate

MEDICINA ONLINE RETINA DISTACCO FOVEA MACULA UMOR PUPILLA IRIDE ANATOMIA CONI BASTONCELLI VISTA CHIASMA CERVELLO NERVO OTTICO CELLULELa fluorangiografia è un esame fondamentale per lo studio della circolazione della retina e coroide. Serve anche come guida per il trattamento delle patologie retiniche mediante laser argon . Infatti tale esame consente di mettere in evidenza aree non irrorate dal sangue (ischemiche) e lesioni provocate da nuovi vasi che si sviluppano a causa della carenza di ossigeno. In sostanza può fungere da mappa retinica: consente al medico di colpire con maggiore precisione le zone malate col raggio laser.

COME FUNZIONA?

Viene iniettato con una siringa un colorante in vena che, sciogliendosi nel sangue, consente di visualizzare eventuali anomalie della retina. La tipologia di tale colorante varia a seconda della patologia da studiare (può essere la fluoresceina o il verde di indocianina). Dopo la dilatazione delle pupille previa instillazione di collirio midriatico, ci si siede di fronte al retinografo; quindi viene iniettato il colorante e vengono scattate una serie di foto che saranno studiate dal medico per evidenziare eventuali anomalie.
La fluorescina verrà smaltita dal corpo tramite l’urina che, nelle ore successive, assumerà un colore diverso (giallastro fluorescente); il verde di indocianina, invece, viene smaltita attraverso il fegato.

COSA BISOGNA FARE PRIMA DELL’ESAME?

La fluorangiografia è un esame di routine molto diffuso, ma è invasivo; dovrà, quindi, essere valutata la funzionalità cardiaca e quella renale e, soprattutto, va accertato se si sia allergici al colorante. L’esame viene effettuato a digiuno, ma si consiglia di effettuare una colazione molto leggera, evitando latticini (latte, yogurt, formaggi) e frutta.

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PER QUALI PATOLOGIE VIENE RICHIESTO?

La fluorangiografia trova applicazione in tutte le malattie della macula, comprese quelle che coinvolgono il nervo ottico e i vasi della retina (diabete, emorragie, trombosi, ecc.), patologie infiammatorie, infettive, tumorali, causate da farmaci, patologie traumatiche e retinopatia sierosa centrale. L’esame viene effettuato prima di iniziare il trattamento laser. Dopo l’introduzione della tomografia a coerenza ottica (OCT), la fluorangiografia è stata impiegata sempre meno per le patologie maculari. L’OCT e la fluorangiografia vanno, comunque, considerati esami complementari: l’uno non esclude l’altro perché, mediante il secondo esame, si mette in evidenza la dinamica del flusso sanguigno mentre col primo si analizza esclusivamente lo stato della macula e del nervo ottico attraverso una ricostruzione al computer degli strati retinici.

CHE EFFETTI COLLATERALI PUÒ AVERE LA FLUORANGIOGRAFIA?

Eventuali effetti collaterali sono legati all’uso del colorante che viene iniettato in vena. Potrebbero verificarsi problemi ai reni; ma per prevenirli può essere sufficiente ricorrere all’idratazione salina o al bicarbonato di sodio. Inoltre, va evitato l’uso del colorante – che funge da mezzo di contrasto- in persone colpite da gravi problemi al fegato. In linea di massima, comunque, né il verde di indocianina né la fluorescina presentano effetti collaterali significativi (a meno che non si sia allergici a queste sostanze: in questo caso si possono verificare difficoltà respiratorie, battito cardiaco irregolare, convulsioni, perdita di coscienza). Infine, possono verificarsi raramente effetti collaterali minori quali nausea, tosse, starnuti, colorazione giallastra della pelle e malessere generale.

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Foro maculare: cause, sintomi e terapie

MEDICINA ONLINE RETINA DISTACCO FOVEA MACULA UMOR PUPILLA IRIDE ANATOMIA CONI BASTONCELLI VISTA CHIASMA CERVELLO NERVO OTTICO CELLULEIl foro maculare è un difetto di tutto lo spessore del tessuto retinico; si tratta, nello specifico, di un foro che si apre nella regione centrale della retina (la fovea, a sua volta al centro della macula). È caratterizzato da un sollevamento circoscritto della retina neurosensoriale. Oltre i 50 anni di età la sua incidenza è di 3 casi su 1000. È prevalente nel sesso femminile e più frequentemente coinvolge un solo occhio (78-90% dei casi).

QUALI SONO LE CAUSE?

I fori maculari generalmente si formano spontaneamente e il meccanismo non è tuttora ben chiaro; possono essere causati da traumi, da miopia elevata e, non ultimi, da fattori vascolari (associati, ad esempio, alla retinopatia diabetica), occlusioni venose, retinopatia ipertensiva e nuovi vasi sottoretinici. Tuttavia l’ipotesi più accreditata si fonda sulla teoria della “trazione vitreale”, ad opera di membrane che si formano sopra la retina (epiretiniche). Queste ultime si formerebbero in seguito alla contrazione della corteccia vitreale (così come proposto dalla teoria di Gass JDM e Johnson, secondo i quali questo sarebbe il principale fattore scatenante).

QUALI SONO I SINTOMI?

Calo della vista prevalentemente da vicino, macchia scura centrale (scotoma) e visione deformata delle immagini (metamorfopsie). Alcune volte, invece, non ci sono sintomi.

COME SI DIAGNOSTICA?

La diagnosi del foro maculare avviene attraverso l’esame del fondo oculare. Tuttavia, l’esame indispensabile e non invasivo per studiarne le caratteristiche è l’OCT (tomografia a coerenza ottica). Quest’esame consente, attraverso un’analisi quantitativa, di misurare lo spessore retinico e il diametro del foro, permettendo di classificare i vari stadi e, quindi, di valutare l’evoluzione della malattia che l’ha provocato. Inoltre, tra le metodiche diagnostiche strumentali bisogna annoverare la microperimetria, esame non invasivo che ha consentito di migliorare l’approccio chirurgico e prognostico (analizzando la sensibilità retinica della macula, la zona della retina deputata alla visione centrale).

QUAL È LA TERAPIA?

Il trattamento è esclusivamente chirurgico e consiste nell’asportazione del corpo vitreo, con rimozione delle membrane epiretiniche, affinché si riappiani il foro maculare e si risolva il sollevamento dei suoi margini.

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