Fluoxetina (Fluoxeren): meccanismo d’azione del farmaco

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI RES COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICA EFFETTI COLLATERALI CONTROFluoxetina cloridrato – comunemente fluoxetina – è un principio attivo appartenente alla classe degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina usato, al pari degli altri SSRI, per il trattamento di disturbi psichiatrici come depressione maggiore, disturbi d’ansia (attacchi di panico, ansia generalizzata, disturbi ossessivi-compulsivi) e bulimia; può però essere utilizzato offlabel anche per altre patologie come il disturbo disforico premestruale, ed eiaculazione precoce solo per citarne alcune.

Meccanismo d’azione

La fluoxetina è in grado di legare e bloccare l’attività del trasportatore della serotonina, senza evidenziare, a dosi terapeutiche, affinità significative per quelli della noradrenalina e della dopamina. Ciò porta ad un incremento delle concentrazioni di serotonina nel vallo sinaptico. Fluoxetina, ad alte dosi (60-80 mg) mostra una non trascurabile affinità per il recettore della serotonina 5HT2C, ciò potrebbe contribuire a rafforzarne gli effetti terapeutici.

La fluoxetina (e il suo metabolita nor-fluoxetina) si sono inoltre dimostrati in grado di aumentare le concentrazioni cerebrali di Allopregnenolone, un potente agonista dei recettori GABA-A (noti per mediare effetti ansiolitici). Entrambi si sono poi mostrati in grado di agire, alla stessa maniera, su questo stesso recettore; ciò potrebbe mediare parte degli effetti teraputici della fluoxetina.

Inoltre la Fluoxetina agisce come agonista del recettore σ1 con una potenza maggiore di quella del citalopram ma inferiore a quella della Fluvoxamina. Tuttavia la rilevanza clinica di questa proprietà non è chiara.

Fluoxetina agisce poi da bloccante del canale anoctamina 1, un canale del cloro attivato dal calcio. Altri canali ionici, come il recettore nicotnico per l’acetilcolina e il recettore della serotonina 5HT3 sono inibiti a concentrazioni terapeutiche dalla fluoxetina.

Fluoxetina inibisce inoltre la sfiengomielinasi acida, un regolatore chiave della concentrazione di cerammidi.

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Citalopram (Elopram): uso in gravidanza ed allattamento

MEDICINA ONLINE GRAVIDANZA INCINTA DIABETE GESTAZIONALE FETO PARTO CESAREO DIETA FIBRA GRASSI ZUCCHERI PROTEINE GONFIORE ADDOMINALE MANGIARE CIBO PRANZO DIMAGRIRE PANCIA PESO INTESTINO DIGESTIONE STOMACO CALORIE METABOLISMOIl citalopram è una molecola della famiglia degli SSRI (selective serotonin reuptake inhibitors) utilizzata per il trattamento della depressione maggiore e dei disturbi d’ansia (attacchi di panico, ansia generalizzata, disturbo ossessivo compulsivo). Al pari di altri SSRI ha anche utilizzi off-label come per il trattamento del disturbo disforico premestruale, neuropatia diabetica e dismorfofobia, per citarne alcuni.

Gravidanza

Valutare attentamente il rapporto rischio/beneficio prima di somministrare citalopram in donne in gravidanza. La depressione può arrivare a colpire fino al 20% delle donne in stato di gravidanza ed è stata associata a ritardo di crescita uterina e a basso peso alla nascita. La depressione materna non trattata può inoltre alterare il rapporto madre-neonato (scarsa capacità genitoriale). Gli studi clinici relativi all’impiego degli SSRI (intesi come classe terapeutica) hanno evidenziato un basso rischio di anomalie congenite; l’analisi dei singoli farmaci ha evidenziato un correlazione con difetti cardiaci settali e omfalocele per sertralina e paroxetina. L’esposizione agli SSRI durante il terzo trimestre di gravidanza può provocare nel neonato la comparsa della sindrome da astinenza da SSRI e ipertensione polmonare persistente. I sintomi più frequenti relativi alla sindrome da astinenza includono: agitazione, irritabilità, ipo/ipertonia, iperriflessia, sonnolenza, problemi nella suzione, pianto persistente. Più raramente si sono manifestati ipoglicemia, difficoltà respiratoria, anomalie della termoregolazione, convulsioni. L’ipertensione polmonare persistente è una grave patologia che richiede terapia intensiva e che può indurre anomalie dello sviluppo neurologico e morte. L’incidenza è pari a 1/100 neonati esposti a SSRI nella seconda metà della gravidanza rispetto ad una incidenza di 1/1000 nati vivi nella popolazione generale. Probabilmente questa patologia è correlata ad effetti della serotonina sullo sviluppo cardiovascolare. Il passaggio transplacentare degli SSRI può provocare emorragie nel neonato. Non sono noti gli effetti dovuti all’esposizione in gravidanza agli SSRI sullo sviluppo neurocomportamentale dei bambini tuttavia ci sono evidenze di aumentato rischio di autismo ed aumentata probabilità di depressione in età adolescenziale. Nelle donne in gravidanza in terapia con SSRI si raccomanda un monitoraggio ecografico fetale alla 20ª settimana per evidenziare eventuali malformazioni fetali e il monitoraggio di segni e/o sintomi riconducibili a tossicità neontale (distress respiratorio, ittero, convulsioni, PPHN).

Allattamento

Sebbene nel latte materno la concentrazione di citalopram e dei suoi principali metaboliti, demetilcitalopram e didemetilcitalopram, sia risultata maggiore rispetto a quella ematica, la quantità di queste sostanze nel bambino allattato al seno è minima o inferiore al limite diagnostico. Nei trial clinici non sono stati evidenziati effetti tossici nel bambino allattato al seno.

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Fitoestrogeni, ormoni e tumore alla mammella: legami pericolosi

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Studio Roma Ecografia Mammella Tumore Seno Muscoli Spalla Ginocchio Traumatologia Sport Arti Gambe Esperto Referto Articolare Medicina Estetica Cellulite Cavitazione RASSODARE SENO RADIOFREQUENZA CHIRURGIALe donne con carcinoma della mammella positivo per i recettori degli estrogeni devono evitare di ricorrere ai fitoestrogeni nel tentativo di ridurre gli effetti da deprivazione ormonale causati dalla ormonoterapia in atto. Il 70% circa dei carcinomi della mammella esprime recettori per gli estrogeni. Questo dato è alla base della terapia adiuvante con farmaci che riducono la stimolazione di questi recettori quali il tamoxifene e derivati e gli inibitori delle aromatasi. L’ormonoterapia di per sé causa però numerosi effetti collaterali da deprivazione ormonale. I sintomi meno tollerati sono la secchezza delle mucose e la sindrome vasomotoria (le cosiddette vampate), oltre alle manifestazioni legate al lungo trattamento (artralgie, tipicamente causate dagli inibitori delle aromatasi, osteoporosi, ipertensione, alterazioni del metabolismo lipidico).

Nelle donne in menopausa, è diventata popolare l’assunzione di integratori alimentari, contenenti principalmente derivati della soia o del trifoglio rosso, nell’ipotesi che abbiano un’azione di contrasto sui sintomi della menopausa. Gli estratti di queste piante contengono infatti fitoestrogeni, e in particolare isoflavoni (genisteina, daidzeina e gliciteina dalla soia e biocanina A e formononetina dal trifoglio), sostanze che hanno una blanda azione sia estrogenica sia antiestrogenica. Queste caratteristiche hanno suggerito la loro indicazione anche alle donne in trattamento con tamoxifene o inibitori dell’aromatasi, suscitando allarme negli oncologi che ritengono tale pratica incongrua e rischiosa. Negli animali di laboratorio si è infatti dimostrato uno stimolo dose-dipendente da fitoestrogeni nella crescita di cellule tumorali umane della mammella estrogeno-sensibili (CMF-7). In modelli analoghi risulta anche abrogata la prevenzione del tamoxifene alla crescita tumorale.

A seguito della diffusione di tale pratica sono stati condotti due studi per verificare l’efficacia di integratori a base di soia (90-150 mg/die di isoflavoni) in pazienti sintomatiche per deprivazione ormonale (vampate diurne e notturne). Le pazienti, trattate per carcinoma della mammella e molte in trattamento con tamoxifene o raloxifene, sono state randomizzate in doppio cieco a ricevere il trattamento con isoflavoni o placebo. In nessuno dei due studi si sono rilevate differenze statisticamente significative nella sintomatologia, anche quando stratificate a ricevere tamoxifene. Per cui gli isoflavoni non sembrano ridurre la sintomatologia legata alla terapia ormonale e potrebbero invece avere un’attività di stimolo sulla crescita tumorale.

Secondo alcuni lavori scientifici, le popolazioni asiatiche sarebbero meno esposte al rischio di carcinoma della mammella per l’elevata ingestione di derivati della soia: questa osservazione è di difficile interpretazione epidemiologica e non può essere trasferita alle popolazioni occidentali né ad altri effetti ormonali degli isoflavoni. Tali sostanze, quindi, vanno utilizzate con molta cautela da parte delle donne con carcinoma della mammella e solo se con recettori ormonali negativi. I medici che hanno pazienti in trattamento con tamoxifene o inibitori delle aromatasi dovrebbero vigilare e sconsigliare l’uso di prodotti a elevato titolo di fitoestrogeni, anche perché molti degli integratori alimentari in commercio rimandano a siti Internet nei quali sono rivendicati effetti terapeutici non dimostrati, sostenuti con letteratura di parte o mal interpretata.

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Azomyr (desloratadina) 5mg compresse, foglietto illustrativo

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI RES COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICDenominazione

AZOMYR 5 MG COMPRESSE RIVESTITE CON FILM

Categoria Farmacoterapeutica

antistaminici – H1 antagonisti.

Principi Attivi

Desloratadina.

Eccipienti

Nucleo della compressa: calcio fosfato dibasico diidrato, cellulosa microcristallina, amido di mais, talco. Rivestimento della compressa: film (contenente lattosio monoidrato, ipromellosa, titanio diossido, macrogol 400, indigotina (E132)), rivestimento trasparente (contenente ipromellosa, macrogol 400), cera carnauba, cera bianca.

Indicazioni

Il farmaco e’ indicato per ottenere sollievo dai sintomi associati a:rinite allergica, orticaria.

Controindicazioni/Eff.Secondar

Ipersensibilita’ al principio attivo, ad uno qualsiasi degli eccipienti, o alla loratadina.

Posologia

Adulti e adolescenti (12 anni di eta’ o superiore): una compressa unavolta al giorno vicino o lontano dai pasti per il sollievo dei sintomiassociati alla rinite allergica (inclusa rinite allergica intermittente e persistente) e all’orticaria. Esiste un limitato numero di studiclinici che hanno valutato l’efficacia di desloratadina negli adolescenti di eta’ 12 e 17 anni. Si deve trattare la rinite allergica intermittente (presenza dei sintomi per meno di 4 giorni nel corso di una settimana o per meno di 4 settimane) in accordo con la valutazione dellastoria clinica del paziente e si puo’ interrompere il trattamento dopola risoluzione dei sintomi e ricominciare dopo che siano riapparsi. Nel caso di rinite allergica persistente (presenza dei sintomi per 4 giorni o piu’ nel corso di una settimana e per piu’ di 4 settimane) si puo’ consigliare ai pazienti un trattamento continuativo durante il periodo di esposizione degli allergeni.

Conservazione

Conservare a temperatura non superiore ai 30 gradi C. Conservare nellaconfezione originale.

Avvertenze

Non sono state stabilite l’efficacia e la sicurezza delle compresse nei bambini di eta’ inferiore ai 12 anni. In caso di insufficienza renale grave, il farmaco deve essere usato con cautela. Contiene lattosio.

Interazioni

Nel corso degli studi clinici con desloratadina compresse nei quali sono stati somministrati contemporaneamente eritromicina o ketoconazolonon sono state osservate interazioni di rilevanza clinica. In uno studio di farmacologia clinica l’assunzione concomitante del medicinale con alcool non ha mostrato di potenziare gli effetti dannosi dell’alcoolsulle capacita’ psicofisiche dei soggetti.

Effetti Indesiderati

Disturbi psichiatrici: allucinazioni. Patologie del sistema nervoso: capogiro, sonnolenza, insonnia, iperattivita’ psicomotoria, convulsioni. Patologie cardiache: tachicardia, palpitazioni. Patologie gastrointestinali: dolore addominale, nausea, vomito, dispepsia, diarrea. Patologie epatobiliari: aumento degli enzimi epatici, aumento della bilirubina, epatite. Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo: mialgia. Patologie sistemiche: reazioni di ipersensibilita’(come anafilassi, angioedema, dispnea, prurito, rash e orticaria).

Gravidanza E Allattamento

Non e’ stata stabilita la sicurezza d’impiego del medicinale durante la gravidanza. Pertanto l’utilizzo del farmaco durante la gravidanza non e’ raccomandato. La desloratadina viene escreta nel latte materno, pertanto non e’ raccomandata l’assunzione del medicinale in donne che allattano.

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Salbutamolo Sandoz 100mcg aerosol, foglietto illustrativo

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA AEROSOL ASMA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS INTRAMUSCOLO PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICA EFFETTI COLLATERALI CONTROINDICAZIONIDenominazione

SALBUTAMOLO SANDOZ

Categoria Farmacoterapeutica

Agonisti selettivi dei recettori beta2-adrenergici.

Principi Attivi

Salbutamolo solfato 120 mcg (equivalenti a 100 mcg di salbutamolo).

Eccipienti

Norflurano (HFA 134a), etanolo anidro, acido oleico.

Indicazioni

Trattamento sintomatico della broncocostrizione reversibile dovuta adasma bronchiale e alla broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), compresa bronchite cronica ed enfisema. Profilassi dell’asma indotta daesercizio fisico e da allergene. E’ particolarmente efficace per il sollievo dai sintomi asmatici, posto che non ritardi l’adozione e il mantenimento regolare di una terapia a base di inalazione di corticosteroidi.

Controindicazioni/Eff.Secondar

Ipersensibilita’ a salbutamolo o a uno qualsiasi degli eccipienti.

Posologia

Somministrare esclusivamente per via inalatoria. Il dosaggio deve essere stabilito su base individuale.

Adulti e bambini a partire dai 12anni di eta’. Sollievo dagli attacchi: 1-2 inalazioni, a seconda della necessita’. Dosaggio massimo: 8 inalazioni al giorno. Per prevenire i sintomi asmatici da esercizio fisico e da allergene, praticare 2 inalazioni 10-15 minuti prima dell’insorgenza prevista.

>>Bambini sotto i 12 anni di eta’. Sollievo dagli attacchi: un’inalazione, a seconda della necessita’. Dosaggio massimo: circa 8 dosi al giorno. Per prevenire i sintomi asmatici da esercizio fisico e da allergene, praticare un’inalazione o due se necessario, 10-15 minuti prima dell’insorgenza prevista.

>Manipolazione. L’adozione di un’errata tecnica di utilizzo degli inalatori pressurizzati e’ piuttosto comune; per questa ragione e’importante che al paziente venga insegnata la tecnica inalatoria corretta. Nel caso di bambini e di pazienti che hanno difficolta’ a sincronizzare l’attivazione dell’aerosol e la fase di inspirazione, il prodotto puo’ essere usato con un dispositivo distanziatore Vortex^(R) o AeroChamber^(R) Plus. Per le istruzioni sull’uso dei dispositivi distanziatori Vortex^(R) o AeroChamber^(R) Plus.

>>Istruzioni per l’uso. Rimuovere il cappuccio protettivo e controllare sia l’interno sia l’esterno del dispositivo, per accertarsi che il boccaglio sia pulito. Agitare energicamente l’inalatore per un paio di secondi prima dell’uso. L’inalatore deve essere impugnato in posizione verticale, con il fondo della bomboletta rivolto verso l’alto e il pollice appoggiato alla base del dispositivo, sotto il boccaglio. Espirare il piu’ possibile, senza pero’ soffiare nel boccaglio. Collocare il boccaglio tra i denti, chiudendovi le labbra intorno ma evitando di morderlo. Un istante dopo aver iniziato l’inspirazione attraverso la bocca, premere con l’indice sulfondo della bomboletta per rilasciare lo spray, continuando a inspirare in modo profondo e regolare. Trattenere il respiro, allontanare l’inalatore dalla bocca e togliere il dito dal fondo della bomboletta. Trattenere il respiro per qualche secondo, e comunque il piu’ a lungo possibile. Se e’ necessario effettuare una seconda inalazione, mantenere il dispositivo in posizione verticale per circa mezzo minuto prima di ripetere le operazioni da 2 a 6. Dopo l’uso l’inalatore deve essere sempre richiuso per proteggerlo da polvere e peluria. Rimettere il cappuccio protettivo sul boccaglio, premendolo fino a udire lo scatto. >>Pulizia. Togliere la bomboletta metallica dal contenitore in plastica e rimuovere il cappuccio protettivo dal boccaglio. Sciacquare il contenitore in plastica e il cappuccio del boccaglio in acqua tiepida. Se si nota qualche residuo di medicinale intorno al boccaglio, non cercare di rimuoverlo con un oggetto appuntito, come uno spillo. Si puo’ aggiungere un detergente delicato all’acqua, risciacquando poi accuratamente il boccaglio sotto acqua corrente prima di lasciarlo asciugare. La bomboletta in metallo non deve essere immersa in acqua. Lasciare asciugare il contenitore in plastica e il cappuccio del boccaglio in un luogo caldo, evitando pero’ un eccesso di calore. Inserire nuovamente la bomboletta nell’inalatore e rimettere il cappuccio sul boccaglio. Non deve essere utilizzato se non si avverte la presenza di liquido quandosi agita l’inalatore. Se e’ stato conservato a temperature inferiori a0 gradi C, riscaldare l’inalatore tenendolo tra le mani per due minuti, poi agitarlo e spruzzare due volte in aria prima dell’uso.

Conservazione

Non conservare a temperatura superiore ai 30 gradi C. Salbutamolo deveessere conservato in posizione orizzontale o capovolta, con il boccaglio rivolto verso il basso. La bomboletta contiene liquido pressurizzato: non esporre a temperatura superiore a 50 gradi C, neppure per un breve periodo. Proteggere dal calore, dalla luce solare diretta e dal gelo! Non perforare il contenitore, neppure quando e’ vuoto.

Avvertenze

Di norma il trattamento dell’asma segue un programma di titolazione graduale: la risposta del paziente alla terapia deve essere monitorata clinicamente e mediante test della funzionalita’ polmonare. Un aumentodell’uso di beta2-agonisti indica il deterioramento della condizione asmatica e la necessita’ di una rivalutazione del trattamento. Nei pazienti affetti da asma persistente i medicinali broncodilatatori non devono rappresentare l’unica o la principale forma di trattamento. Usarecon cautela e solo se assolutamente indicato: gravi disturbi cardiaci,in particolare un infarto miocardico recente; disturbi coronarici, cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva e tachiaritmia; ipertensione gravee non trattata; aneurisma; diabete in forma difficile da controllare;feocromocitoma; ipertiroidismo non controllato; ipokaliemia non trattata. I dati post-marketing e la letteratura pubblicata descrivono raricasi di ischemia miocardica associata all’uso di salbutamolo. I pazienti affetti da gravi disturbi cardiaci latenti (es. malattia cardiacaischemica, tachiaritmia o grave insufficienza cardiaca) che ricevono salbutamolo per un disturbo respiratorio devono essere avvertiti affinche’ si rivolgano al medico se avvertono dolore toracico o altri sintomi che indicano il peggioramento di un disturbo cardiaco. Il trattamento concomitante con derivati della xantina, steroidi o diuretici e l’ipossia possono provocare un potenziamento dell’ipokaliemia. In questi casi i pazienti a rischio devono essere monitorati per quanto riguardai livelli di potassio nel sangue, specialmente in corso di trattamentodi asma grave e acuta con dosaggi elevati. All’inizio del trattamentonei diabetici si raccomanda di effettuare controlli supplementari deilivelli di glucosio nel sangue, poiche’ i beta2-agonisti aumentano ilrischio di iperglicemia. I bloccanti non selettivi dei beta-recettoripossono inibire completamente gli effetti di salbutamolo. Nei pazienti affetti da asma la somministrazione di bloccanti dei beta-recettorie’ associata al rischio di broncopatia ostruttiva grave; in genere salbutamolo e i bloccanti dei recettori beta-adrenergici non devono pertanto essere prescritti insieme. La perdita improvvisa e progressiva delcontrollo sull’asma e’ potenzialmente fatale. Se si nota una riduzione dell’efficacia e’ necessario avvertire il paziente perche’ questi richieda assistenza medica, allo scopo di evitare che l’assunzione ripetuta di inalazioni ritardi l’inizio di eventuali altre terapie importanti. E’ altresi’ necessario considerare l’adozione di un trattamento con dosi sostenute di corticosteroidi. Potrebbe manifestarsi broncospasmo paradosso, con un aumento della dispnea subito dopo l’inalazione. Inquesto caso il trattamento va interrotto immediatamente e sostituitocon una terapia alternativa.

Interazioni

Il trattamento concomitante con derivati della xantina, steroidi o diuretici puo’ provocare un potenziamento dell’ipokaliemia. Salbutamolo ebeta-bloccanti non selettivi non devono in genere essere prescritti insieme. Nei pazienti affetti da asma la somministrazione di beta-bloccanti e’ associata al rischio di broncopatia ostruttiva grave. Qualorasi somministrino anestetici alogenati (es. alotano, metossiflurano o enflurano) a pazienti trattati con salbutamolo e’ lecito aspettarsi unaumento del rischio di disritmia e ipotensione in forma grave. Se e’ prevista un’anestesia con anestetici alogenati, e’ necessario prestareparticolare cautela affinche’ salbutamolo non venga utilizzato come minimo nelle 6 ore immediatamente precedenti l’anestesia. Gli inibitoridelle monoammino-ossidasi e gli antidepressivi triciclici potrebbero aumentare il rischio di effetti indesiderati di tipo cardiovascolare. L’ipokaliemia indotta da salbutamolo potrebbe determinare un aumento della sensibilita’ alle aritmie indotte da digossina.

Effetti Indesiderati

Disturbi del sistema immunitario. Molto raro (<1/10.000): reazioni diipersensibilita’, compresi angioedema, orticaria, broncospasmo, ipotensione, collasso. Disturbi del metabolismo e della nutrizione. Raro (>=1/10.000 <1/1000): ipokaliemia. Patologie del sistema nervoso. Comune (>=1/100 <1/10): tremore, cefalea. Molto raro: iperattivita’, disturbi del sonno, ipereccitabilita’, allucinazioni. Patologie cardiache. Comune: tachicardia. Non comune: palpitazioni. Molto raro: aritmia cardiaca (es. fibrillazione atriale, tachicardia sopraventricolare ed extrasistoli), ischemia miocardica. Patologie vascolari. Raro: vasodilatazione periferica. Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche.Molto raro: broncospasmo paradosso. Patologie gastrointestinali. Noncomune (>=1/1000 <1/100): irritazione della bocca e della gola. Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo. Comune: crampi muscolari. Specialmente all’inizio del trattamento possono verificarsi effetti indesiderati tipici dei beta 2-agonisti, quali tremoredei muscoli scheletrici e palpitazioni: questi effetti sono spesso dose-dipendenti. Potrebbe manifestarsi broncospasmo paradosso, con un aumento della dispnea subito dopo l’inalazione. Questa condizione deve essere immediatamente trattata con un preparato alternativo o con un diverso agente broncodilatatore ad azione rapida: e’ necessario interrompere subito la terapia, accertare le condizioni del paziente e, se necessario, instaurare una terapia alternativa.

Gravidanza E Allattamento

Gli studi sugli animali hanno dimostrato tossicita’ riproduttiva. La sicurezza dell’uso di salbutamolo nelle donne in gravidanza non e’ stata stabilita, pertanto salbutamolo non deve essere utilizzato durante la gravidanza a meno che non sia assolutamente necessario. Poiche’ salbutamolo probabilmente passa nel latte materno, il suo utilizzo nelle madri che allattano al seno richiede un’attenta valutazione. Non e’ noto se salbutamolo abbia effetti nocivi sul neonato: il suo uso deve pertanto essere limitato alle situazioni nelle quali il beneficio previsto per la madre e’ chiaramente superiore al potenziale rischio per il neonato.

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Disfunzione sessuale post-SSRI: sintomi, effetti a lungo termine e cure

MEDICINA ONLINE ANSIA DA PRESTAZIONE SESSO TRISTE SESSUALE PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE PAURA TIMORE COPPIA MENTE PSICOLOGIA LETTO PENETRAZIONE MATRIMONIO FIDANZATI UOMO DONNA LIBIDO SPERMA PIACERE SEXGli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (noti anche con la sigla abbreviata SSRI, dall’inglese selective serotonin reuptake inhibitors) sono una classe di psicofarmaci che rientrano nell’ambito degli antidepressivi. Tra gli effetti collaterali degli SSRI, rientra anche un particolare tipo di quella che una volta veniva definita “impotenza”, la “la disfunzione sessuale post-SSRI”.

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Disfunzione sessuale post-SSRI

La disfunzione sessuale post-SSRI (in inglese “post-SSRI sexual dysfunction“, da cui l’acronimo “PSSD“) è una patologia iatrogena (cioè dovuta ad un farmaco) causata dagli inibitori del reuptake della serotonina (SSRI) e inibitori del reuptake di serotonina-noradrenalina (SNRI) caratterizzata da disfunzioni sessuali ed emotive che insorgono durante l’assunzione del farmaco e che persistono per un tempo indefinito dopo la sospensione degli SSRI\SNRI. Può altresì comparire alla sospensione del trattamento, rappresentando uno specifico sottotipo di sindrome da sospensione degli SSRI\SNRI. Questa condizione non è stata ancora ben definita e studiata e le cause rimangono ancora non ben precisate. Sembra che a provocare questa sindrome siano solo gli Inibitori selettivi del Reuptake della Serotonina (SSRI) e della serotonina-noradrenalina (SNRI). Per la similarità con il meccanismo d’azione, si potrebbe supporre che anche alcuni triciclici possano essere in grado di indurre tale sindrome ma ad oggi non sono presenti rapporti che lo indicano.

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Quanto è diffusa?

La prevalenza della PSSD deve ancora essere determinata con esattezza. Sembra che la maggior parte delle persone ritrovino la loro normale funzione sessuale dopo l’arresto del SSRI\SNRI. Alcuni studi sembrano però indicare che una significativa parte di assuntori possa sperimentare, almeno in forma leggera, una qualche forma di disfunzione persistente. In 3 ampi studi versus placebo effettuati secondo il metodo del doppio cieco, con lo scopo di evidenziare gli effetti benefici degli SSRI nel trattamento dell’eiaculazione precoce, è stato rilevato che l’effetto ritardante sull’eiaculazione persisteva nel tempo (per oltre 6 mesi) dopo l’interruzione del farmaco su un’ampia percentuale dei pazienti trattati (oltre il 60%), segno che forse il farmaco ha indotto dei cambiamenti persistenti nella funzionalità sessuale.

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Sintomi e segni

Al di là del nome, la patologia non consiste solo in un insieme di sintomi che colpiscono la sfera sessuale ma è spesso caratterizzata da una più ampia difficoltà a provare esperienze edoniche ed emotive in genere, di cui i disturbi sulla sessualità sono solo i riflessi più evidenti. I sintomi più comuni, che possono essere presenti contemporaneamente o meno, consistono in:

  • assenza\riduzione libido: incapacità di provare attrazione sessuale; può venire meno il piacere legato alla sessualità, la necessità di esprimere bisogni fisici legati alla sessualità (come la masturbazione o la ricerca di materiale pornografico), il desiderio di ricercare un rapporto e le fantasie erotiche; possono essere assenti sogni erotici;
  • perdita o diminuzione della risposta fisica agli stimoli sessuali;
  • anestesia tattile o riduzione della sensibilità ai genitali: può essere diminuita o venire meno la sensibilità tattile e alla temperatura delle aree genitali (pene, vagina e talvolta anche capezzoli);
  • disfunzione erettile, diminuita lubrificazione vaginale: negli uomini raggiungere e mantenere una erezione risulta difficoltoso sia per via psicogena (pensieri a sfondo sessuale, visione di immagini erotiche) sia che per stimolazione fisica; nelle donne può venire meno la congestione genitale. Riduzione o assenza delle erezioni notturne e mattutine (la cui presenza è usata come indicatore per distinguere una disfunzione sessuale di origine psicogena da una fisiologica);
  • incapacità o difficoltà a raggiungere l’orgasmo (anorgasmia) o eiaculazione precoce, sindrome da eccitazione sessuale persistente nelle donne (PGAD);
  • anedonia orgasmica: può permanere la sensazione dell’orgasmo associata alle contrazioni muscolari ma queste non trasmettono più piacere;
  • ottundimento emotivo ed anedonia: può essere diminuita la capacità di provare emozioni (sia positive che negative, può risultare ad esempio difficile piangere o provare “sensazioni forti”), sensazioni edoniche in genere e di legame emotivo, può venire meno il desiderio di intimità di coppia; possono essere presenti apatia, mancanza di motivazione e di stimolo di fare, diminuita la capacità creativa. Musica, hobby o attività prima coinvolgenti possono non risultare più particolarmente attraenti o gratificanti; i pazienti potrebbero essere in grado di discernere questi sintomi da quelli causati da eventuali patologie depressive di fondo;
  • riduzione della viscosità e del volume dello sperma.

Generalmente non sembrerebbero essere presenti sintomi psicologici residui di depressione ed ansia mentre è spesso descritto in senso generale di “distacco” e alienazione. Tali sintomi possono comparire durante l’assunzione e persistere dopo l’interruzione, oppure peggiorare o comparire con la sospensione del trattamento.

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Disfunzioni in corso di trattamento

Accade molto comunemente che chi assume antidepressivi SSRI (e anche SNRI) lamenti effetti collaterali sulla sfera sessuale che si configurano in disfunzione erettile nell’uomo e difficoltà nella lubrificazione nella donna, incapacità di raggiungere l’orgasmo, calo della libido e del piacere legato alla sessualità e più raramente diminuzione della sensibilità genitale. La percentuale di persone che sperimenta questo tipo di effetti collaterali varia molto in base agli studi: i primi ne stimavano una prevalenza attorno al 8-14% (ma ciò si è rivelato un dato sottostimato perché i pazienti non erano propensi a riportare spontaneamente tali effetti ed i medici evitavano di chiederlo a causa dello stigma sociale legato alle disfunzioni sessuali) mentre le attuali indagini post-marketing portano tale percentuale al 70%. Alcuni studi arrivano ad una prevalenza del 100%.

Uno studio del 2009 condotto da un team di ricercatori dell’università di Oxford ha trovato che gli SSRI causano nella maggior parte dei pazienti trattati ottundimento emotivo, espresso come apatia e una minore capacità di provare empatia ed emozioni positive in genere. A causa di ciò alcuni pazienti hanno sviluppato ideazioni suicidarie ed uno è arrivato ad azioni di autolesionismo nella speranza di provare “emozioni”. In questo studio è risultato che i pazienti erano in grado di distinguere tra i deficit emozionali causati dal trattamento e quelli dovuti alla loro patologia depressiva. In un altro studio pubblicato nel 2014 si è evidenziato come gli SSRI (ed anche i TCA anche se in misura minore) abbiano un impatto negativo significativo sui sentimenti di “amore” e “attaccamento” verso la partner, in particolare negli uomini.

La diminuzione della pulsione, la disfunzione erettile e il diminuito interesse per le attività piacevoli e quotidiane sono un sintomo tipico anche di diverse patologie ansioso-depressive specie di grado severo, tuttavia la perdita della libido, delle reazioni automiche (quali erezioni spontanee), la difficoltà a raggiungere l’orgasmo, l’anestesia genitale, l’ottundimento emotivo sembrano invece essere speciale caratteristica degli antidepressivi serotoninergici.

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Altri farmaci che causano disfunzioni sessuali simili

  • Gli antipsicotici sono noti per causare, in corso di trattamento, disfunzioni sessuali simili alla PSSD, soprattutto a causa dei loro effetti antagonisti sui recettori D2 della dopamina, così come l’antagonismo di H1, Î ± 1 e Î ± 2.
  • Il farmaco finasteride, che viene utilizzato nel trattamento della calvizie maschile e dell’ipertrofia prostatica benigna, è stato mostrato causare anch’esso disfunzione sessuale persistente in un sottogruppo di pazienti trattati.
  • L’isotretinoina, un farmaco usato per curare l’acne, sembra causare una sindrome dalla sintomatologia molto simile.
  • Anche gli assuntori di MDMA (ecstasy), una neurotossina in grado di aumentare notevolmente le quantità cerebrali di serotonina, possono sviluppare una sintomatologia molto simile caratterizzata da anedonia, apatia, disfunzioni sessuali.

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Trattamento

Purtroppo attualmente non esiste ancora una cura nota per la PSSD, capace di invertirne gli effetti, soprattutto perché la sua eziologia è ancora sconosciuta. Le possibili opzioni di trattamento sono state esaminate solo teoricamente sulla base degli approcci utilizzati per la disfunzione sessuale indotta da SSRI durante il trattamento e sulla base di ipotesi teoriche. Vi è evidenza per le seguenti strategie di gestione: per la disfunzione erettile, l’aggiunta di un inibitore PDE5 come il sildenafil o altri farmaci approvati allo scopo (come soluzioni topiche di alprostadil, iniezioni intracavernose di prostaglandina E1, trattamenti orali a base di apomorfina); per la diminuzione della libido, un farmaco che agisce sulla trasmissione dopaminergica o farmaci volti a ripristinare eventuali scompensi ormonali, anche se non sono stati condotti studi in merito per verificarne l’efficacia.

In degli studi sono stati utilizzati agonisti dei recettori 5HT-1A (come il buspirone), antagonisti dei recettori 5HT-2 e 5HT-3 (come trazodone e mirtazapina) ed il naltrexone (un antagonista oppioide) che sarebbero in grado di agevolare la trasmissione dopaminergica ed alleviare i disturbi sessuali nei pazienti in trattamento con SSRI\SNRI. La cabergolina, che è un agonista dei recettori D2, che a sua volta diminuisce la prolattina, nei soggetti che stavano sperimentando una disfunzione sessuale durante il trattamento con un SSRI\SNRI, ha completamente restaurato l’orgasmo in un terzo dei soggetti anorgasmici, e parzialmente ripristinato l’orgasmo in un altro terzo dei soggetti. Tuttavia non sono stati svolti studi volti a verificarne l’efficacia nel trattamento della sindrome.
Alcune prescrizioni off-label di molecole che aumentano la trasmissione dopaminergica sono: pramipexolo, ropinirolo, yohimbina, metilfenidatoo amfetamina, selegilina e levodopa. La maggior parte degli studi sulla disfunzione sessuale sono stati fatti sugli uomini, anche se alcuni studi condotti sulle donne hanno mostrato benefici dal bupropione (a dosi > 300 mg/die a causa della sua debole azione dopaminergica). Uno studio mostra il beneficio sulla funzione orgasmica con il sildenafil, anche se nessun cambiamento nel desiderio o nell’eccitazione.

La terapia prevede anche un approccio di tipo psicoterapico per aiutare il paziente a comprendere, accettare e, in alcuni casi, in parte superare, la malattia.

Se credi di soffrire di disfunzione sessuale post-SSRI ed hai bisogno di supporto, prenota subito la tua visita ed insieme proveremo a risolvere il tuo problema.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Differenza tra cocaina e crack

MEDICINA ONLINE DIFFERENZA COCAINA CRACK DROGA SOSTANZA DIPENDENZA.jpgCocaina in polvere e crack sono droghe entrambe correlate alla pianta della Coca, con effetti sull’organismo per alcuni versi simili ed entrambe generano dipendenza, tuttavia esistono molte differenze tra esse. Il modo in cui le due droghe sono realizzate, il modo in cui vengono consumate, il loro costo, alcuni effetti e altri fattori sono differenti.

Cocaina in polvere
La cocaina è un derivato delle foglie di coca (Erythroxylum coca). Il suo principio attivo, l’alcaloide della cocaina, è presente in molte forme consumabili: foglie di coca, pasta di coca, cocaina in povere e cocaina base. La cocaina in polvere è una sostanza polverosa di colore bianco che viene inalata o sciolta in acqua e iniettata in vena. Questa forma di cocaina non può essere fumata ma può essere sniffata. Essa è il prodotto della combinazione di pasta di coca e acido cloridrico. Il costo della cocaina in polvere è maggiore di quello del crack. Gli effetti della cocaina inalata sono più lenti e iniziano anche dopo 20 minuti dall’assunzione e durare fino a 1 ora. Se consumata con iniezione gli effetti della cocaina sono più immediati, iniziano da 1 minuto dopo l’assunzione e durano per circa 30 minuti. Negli Stati Uniti la cocaina che entra illegalmente è tutta in polvere e poi una parte viene trasformata in crack in loco.

Crack
Il crack è una mescolanza di cocaina con acqua e bicarbonato di sodio opportunamente trattata: essa si coagula in cristalli solidi che poi possono essere fumati. Il fumo di crack impiega circa 20 secondi per raggiungere il cervello e far iniziare gli effetti psicotropi che durano poi circa 30 minuti. Il nome deriva dal rumore che la droga fa quando viene scaldata per essere inalata: un leggero crepitio. Il crack ha una tendenza ad instaurare dipendenza psichica e fisica maggiore della cocaina in polvere, inoltre il suo uso induce più facilmente comportamenti violenti.

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Pene diverse
Le pene associate a queste due droghe sono diverse a seconda del paese per la diversa pericolosità, in USA ad esempio il possesso di 500 gr. di cocaina equivale al possesso di 28 gr. di Crack. Quindi, nonostante spesso siano confuse da media e non addetti ai lavori, crack e cocaina sono due droghe distinte pur avendo una base chimica comune. La polvere di cocaina e il crack sono semplicemente due differenti forme di cocaina.

La cocaina in polvere, rispetto al crack:

  • costa di più;
  • può essere sniffata o iniettata ma non fumata;
  • instaura dipendenza psichica e fisica minore;
  • induce comportamenti meno violenti.

Il crack, rispetto alla cocaina in polvere:

  • costa di meno;
  • può essere fumata;
  • instaura dipendenza psichica e fisica maggiore;
  • induce comportamenti più violenti.

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Cocaina: trattamenti psicoterapici per contrastare la dipendenza

MEDICINA ONLINE DIFFERENZA COCAINA CRACK DROGA SOSTANZA DIPENDENZAEsistono vari tipi di intervento psicoterapico per contrastare la dipendenza da cocaina, specie nel periodo dell’astinenza.

La terapia cognitivo-comportamentale del cocainismo
La terapia cognitivo-comportamentale si basa sui principi di apprendimento sociale. Essa si concentra sull’identificazione dei fattori cognitivi e ambientali che controllano i problemi comportamentali. Lo scopo di questo approccio è che la gente impari condotte alternative all’uso di cocaina e pratichi strategie di autocontrollo. La CBT è particolarmente utile contro la dipendenza da cocaina in quanto presenta un approccio breve, adatto alla maggior parte dei programmi clinici, personalizzato, adattabile ad un ampia gamma di pazienti, e compatibile con altri trattamenti che i cocainomani devono ricevere come, ad esempio, la terapia farmacologica.
Sebbene la CBT (Cognitive-behavioural therapy) sia solitamente associata a bassi livelli di mantenimento della terapia stessa, il suo principale beneficio sembra essere la moderazione del consumo, in particolare nei soggetti che presentano elevate capacità intellettuali, con depressione e pesantemente dipendenti. Inoltre, tra quest’ultima tipologia di pazienti, la CBT sembra produrre migliori risultati della psicoterapia e del trattamento residenziale.Anche la portata con la quale i partecipanti completano i compiti assegnati per casa appare influenzare i risultati del trattamento. Così, durante la CBT e durante tutto l’anno seguente alla fase 1, i dipendenti di cocaina partecipanti, con un forte tasso di compiti svolti, mostrano un uso di cocaina significativamente più basso.
Questi risultati suggeriscono che la buona volontà di completare sessioni di lavoro straordinario a casa è un importante mediatore di risposta al trattamento. Tuttavia gli utenti con minori capacità cognitive appaiono non beneficiarne completamente, poiché il loro livello di dropout appare essere troppo più alto di quello riscontrato negli utenti con maggiori capacità cognitive. Diversi studi hanno dimostrato che i livelli di ritenzione e astinenza sono molto più bassi entro il gruppo precedente, con trattamenti dalle performance migliori su test cognitivi che dei dropout. Questi risultati consigliano che le abilità cognitive del paziente dovrebbero essere prese in considerazione quando si scelgono le impostazioni del trattamento, specialmente perchè studi empirici evidenziano come l’uso cronico di cocaina possa avere effetti dannosi sulle funzioni cognitive. Infine, altri studi hanno dimostrato che gli utenti cocainomani con problemi di comorbidità alcoolica durante il trattamento comportamentale presentano tassi più bassi di astinenza da cocaina degli utenti che non facevano uso di alcool all’entrata in trattamento.

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La terapia di coppia comportamentale
Le terapie di coppia a carattere comportamentale sono trattamenti che possono integrarsi con i trattamenti sanitari ed hanno come obbiettivo quello di sostenere l’astinenza, migliorare i rapporti all’interno delle coppia e ridurre eventuali comportamenti violenti tra i partner.
La terapia familiare strategica breve
è stato sviluppato come un approccio che ha l’obbiettivo di supportare le famiglie che abbiano membri di età adolescenziale. è stato realizzato all’interno del Cocaine Collaborative Study del Nida per raggiungere o mantenere l’astinenza e per aiutare i soggetti ad affrontare difficoltà personali anche non direttamente connesse all’uso di droga.

Terapia della famiglia
La terapia della famiglia ha un riscontro di notevole rilievo sia in ambito italiano ed europeo che oltre oceano. In Italia l’applicazione di tale paradigma si è rivelato di grande utilità per il trattamento di famiglie con dinamiche particolarmente complesse secondo le ricerche e la manualistica realizzata in diverse scuole con questo indirizzo. Autori come Stanton, o come Cancrini in Italia, hanno effettivamente contribuito ad aggiungere strumenti concettuali di comprensione e di intervento nel settore delle dipendenze.

La terapia motivazionale
L’approccio incardinato sui riferimenti teorici di Prochaska e DiClemente (1986) relativo al riconoscimento, al sostegno e all’evoluzione del quadro motivazionale del paziente costituisce un elemento di grande impatto nel trattamento delle dipendenze, naturalmente anche nel caso del cocainismo. L’approccio motivazionale può essere usato singolarmente, oppure contemporaneamente ad altri trattamenti o come preludio a successivi interventi psicoterapeutici o farmacologici e psicosociali.

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La psicoterapia psicodinamica
L’applicazione dell’approccio psicodinamico conduce ad una serie di importanti problemi di valutazione. Innumerevoli sono infatti i saggi sulla problematicità del rapporto tra gli obbiettivi di evoluzione generale dei processi di funzionamento endopsichici del soggetto e la ricerca di soluzione dei sintomi che lo spingono a chiedere un trattamento. L’approccio psicodinamico infatti, almeno nella sua caratterizzazione prevalente, si pone come una terapia generale e non sintomatica anche se nel corso degli ultimi anni siano state elaborate forme più flessibili ed orientate a specifiche esigenze cliniche dei pazienti. Ad esempio sia a livello internazionale che in Italia sono state sperimentate nel settore delle dipendenze terapie psicodinamiche focali o forme brevi applicate sia in modo isolato che in integrazione con altri tipi di trattamento.
La ricerca sugli aspetti psicopatologici e sulle tecniche di intervento psicodinamico sono state molto intense sia oltre oceano che in Europa e soprattutto in Francia. Tuttavia pochissimi di questi contributi sono stati canalizzati in ricerche che avessero un rilievo valutativo con una prospettiva di epidemiologia clinica.

La terapia dei 12 passi
Il trattamento che utilizza la terapia dei 12 passi ha origine dall’approccio sviluppato nei gruppi degli Alcolisti Anonimi. E’ controverso considerare tale approccio come intervento psicosociale, o psicoterapia o nessuna di queste due cose. Tralasciando tale questione è possibile dire che la sua evoluzione, che sostiene sia le componenti motivazionali che la presa di coscienza della problematicità della propria situazione, ha consentito di realizzare un intervento sistematico che valorizza le risorse del paziente e il riconoscimento dei suoi molteplici bisogni. Questo approccio è stato usato anche nel trattamento del cocainismo in associazione con alcolismo e sono state sviluppate ricerche per la sua valutazione in termini di ritenzione in trattamento e di efficacia.

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