Ragazza è sterile per un tumore: sua madre partorisce un figlio per lei

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma RAGAZZA STERILE MADRE FIGLIO PER LEI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgA 18 anni sembrava che la sua esistenza fosse spezzata inesorabilmente: il cancro al collo dell’utero che le avevano appena diagnosticato le lasciava poche speranze di vita e le toglieva per sempre ogni possibilità di avere figli. Quel referto medico suonava come una condanna a morte che spazzava via in un colpo solo tutti i suoi sogni di adolescente. Tre anni dopo Jessica Jenkins, una parrucchiera 21enne di Rhymney, nel Galles, si ritrova guarita dal tumore e con un bimbo di tre chili tra le braccia, partorito il 2 dicembre da sua madre Julie Bradford, 45 anni, che ha portato avanti la gravidanza al posto della figlia: la ragazza, infatti, prima di cominciare le cure si era fatta prelevare 21 ovuli per avere degli embrioni da congelare e utilizzare in futuro in caso se ne fosse presentata l’occasione. Julie, già madre di tre figli, si ritrova ora a essere contemporaneamente madre e nonna del piccolo Jack.

In quei 21 ovuli (solo dieci dei quali sono sopravvissuti) c’era già una premonizione: a 21 anni Jessica avrebbe avuto un bimbo, anche se a partorirlo sarebbe stata sua madre. «Mamma è stata la donna più coraggiosa e sorprendente del mondo, la amo in un modo che non si può descrivere per avermi dato mio figlio – dice la ragazza – Fin da bambina desideravo diventare madre, ora il mio sogno si è avverato. Jack è perfetto sotto ogni aspetto».

Quando nel 2013 Jessica andò in ospedale per farsi visitare, i medici le dissero che aveva una malattia trasmessa sessualmente: secondo loro era troppo giovane per avere un tumore all’utero. La verità venne a galla solo dopo ulteriori test, quando la biopsia rivelò che si trattava proprio di un tumore e, poche settimane dopo, fu accertato che si era diffuso ai linfonodi. I medici furo chiari: Jessica non avrebbe mai più potuto avere figli. Fu a quel punto che la ragazza decise di far congelare gli ovuli, e Julie si offrì come madre surrogata.
In questi anni Jessica ha lottato contro il cancro e, a quanto pare, sembra avercela fatta: ora è in remissione, si sottopone a regolari check-up per assicurarsi che il cancro non torni e collabora a una campagna per incentivare le giovani donne a sottoporsi al pap-test. Visti i risultati, in primavera ha deciso che la sua vita poteva nuovamente guardare al futuro e, insieme al marito Rees, ha benedetto il momento in cui aveva fatto congelare i suoi ovuli: un embrione è stato scongelato e impiantato nel grembo di sua madre, che il 2 dicembre ha partorito Jack, consentendole di dare con orgoglio l’annuncio su Facebook.

«Gli ultimi tre anni – ha detto Julie – sono stati i peggiori in assoluto, ma per fortuna ho avuto la fortuna di poter contribuire perché tutto tornasse a posto. Vedevo Jessica così sofferente e impaurita che avrei voluto prendere il suo posto, ma non c’era nulla che potessi fare e mi sentivo inutile: il cancro sembrava essersi impadronito delle nostre vite. Avevamo tutti il cuore spezzato pensando che il sogno di mia figlia, quello di avere un bimbo, non si sarebbe mai potuto avverare. Per questo, quando si è presentata la possibilità di fare da “madre surrogata” non ci ho pensato due volte: è stato un onore per me mandare avanti la gravidanza del bimbo di Jessica e Rees. Siamo stati così tante volte in ospedale in questi anni: non mi sembra vero che l’ultima visita sia stata per un’occasione così felice».

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Parto naturale: dopo quanto si possono avere rapporti sessuali?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO MAMMA GRAVIDANZA PARTO PORTA BAMBINO FIGLIO BIMBO NEONATO IN PASSEGGINO (8)Una delle domande tipiche delle neo-mamme e dei neo-papà in caso di parto naturale è:

quando potremo tornare ad avere dei rapporti sessuali con penetrazione vaginale?

La risposta è ovviamente condizionata da moltissimi fattori soggettivi, come ad esempio il fatto se sia stata praticata o no l’episiotomia, cioè l’operazione chirurgica che consiste nell’incisione chirurgica del perineo lateralmente alla vagina, usata per allargare il canale del parto – cioè la vagina stessa – e che viene saltuariamente attuata per la sua presunta capacità di ridurre le lacerazioni, e la possibile incontinenza fecale e urinaria dovute al parto. Altro fattore importante è il grado di lacerazione dei tessuti e rispettiva cicatrizzazione. Da non dimenticare infine l’aspetto psicologico che può condizionare sia la donna che l’uomo, posticipando a volte più delle cause organiche, la ripresa dell’intimità.

Entro i primi giorni

Nei giorni immediatamente successivi al parto, è necessario evitare i rapporti con penetrazione vaginale. In ogni caso saranno gli stessi ormoni a non favorire il desiderio sessuale femminile perché la mamma, secondo natura, sarà occupata ad allattare il neonato ed il suo fisico sarà completamente preso per produrre sostanze nutrienti per il piccolo. Ma vediamo per quanto tempo si resterà senza far l’amore e perché.

Vedi  anche: foto di un parto naturale

Entro il primo mese

Durante il primo mese dopo il parto fare l’amore è quasi impossibile, la donna avrà partorito e il fisico dovrà riprendersi alla perfezione prima di provare un desiderio naturale di fare l’amore. Innanzitutto dal punto di vista medico ed igienico, fare l’amore non è solitamente consigliato, la donna avrà delle perdite di sangue che dureranno circa un mese, il collo dell’utero dovrà tornare alla normalità e vagina e perineo dovranno superare lo ‘stress’ dovuto al parto.

Leggi anche: Perché un neonato piange sempre? 8 sistemi per calmarlo

Allattamento

Durante l’allattamento la donna subirà un grande cambiamento ormonale e ne produrrà in particolare uno in abbondanza, la prolattina, un ormone che favorisce l’allattamento e che solitamente è nell’organismo in piccolissime dosi. La prolattina oltre a favorire la produzione di latte si dice che aiuti a mantenere la donna ‘morbida’, infatti non si dimagrirà subito dopo il parto ma piano piano durante l’allattamento, inoltre quando la prolattina è presente nel corpo della donna in grandi quantità proprio come quando si è in allattamento la donna tende alla frigidità. E’ una questione fisica e naturale che non deve essere contrastata.

Quando si può riprendere?

Salvo consigli specifici del vostro medico, potrete riprendere la vostra attività sessuale dopo il parto dopo una quarantina di giorni, ma ci possono volere anche diversi mesi, infatti come vi dicevo il desiderio sessuale è strettamente legato al periodo dell’allattamento.

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Partorisce e tenta di buttare il neonato nella spazzatura chiuso in una busta

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PARTORISCE BUTTARE NEONATO SPAZZATURA  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgA Napoli, questa notte, poco prima delle 3 in piazza Garibaldi, una donna ha chiuso in un sacchetto di plastica suo figlio appena nato, cercando di disfarsi di esso. I primi ad intervenire sono stati i militari dell’Esercito, in servizio nella zona per «Strade Sicure», allertati da alcuni extracomunitari che avevano notato una donna straniera, una cittadina ucraina di 37 anni, sanguinante con un sacchetto di plastica anch’esso sporcato da tracce ematiche. La donna è stata subito rintracciata dai militari che nel frattempo avevano anche chiamato gli agenti della polizia. Quando hanno chiesto alla donna cosa contenesse il sacchetto, lei ha riferito che si trattava di spazzatura e che stava per gettarla in un cassonetto. Militari e poliziotti non si sono fidati ed esaminando il contenuto hanno scoperto che c’era un neonato appena partorito.

Vincenzo Prato, caporalmaggiore dell’Esercito, intervenuto per primo dopo la segnalazione da parte di due extracomunitari: “Il bambino era cianotico quando l’abbiamo trovato – ha raccontato  – è stata una gioia bellissima poter salvare un bambino, indescrivibile. È veramente un onore indossare questa divisa che ci permette ogni giorno di aiutare la gente e intervenire in questi casi di emergenza. Abbiamo subito provveduto a portare il bambino e la donna al caldo mettendoli in condizioni di sicurezza”.

La donna ed il neonato sono stati trasferiti all’ospedale Loreto Mare dove i sanitari hanno accertato che il neonato era stato appena partorito. Il bimbo pesa solo 2 chili e 700 grammi, tuttavia è in condizioni generali discrete e non è in pericolo di vita. E’ stato adottato da tutto il personale del reparto, e si sta pensando anche di dargli un nome, ma non è ancora stato deciso quale. “Si potrebbe ipotizzare Nicola perché oggi è San Nicola”.

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Incinta di due gemelli muore in ospedale “Medico obiettore non l’ha aiutata”

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma INCINTA GEMELLI MUORE OBIETTORE Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina.jpgAperta un’inchiesta dalla Procura di Catania sulla morte di Valentina Milluzzo, una donna di 32 anni deceduta nell’ospedale Cannizzaro, dopo avere avuto gli aborti spontanei di due feti alla 19esima settimana di gravidanza. Il fascicolo è stato aperto, come atto dovuto, dopo la denuncia dei familiari della 32enne.

Medico obiettore si sarebbe rifiutato di intervenire

La donna, al quinto mese di gravidanza, era stata ricoverata in ospedale il 29 settembre per una dilatazione dell’utero anticipata. Secondo la ricostruzione del legale della famiglia, l’avvocato Salvatore Catania Milluzzo, la situazione sarebbe precipitata “dal 15 ottobre”, quando la donna ha manifestato “febbre alta”, “collassi e dolori lancinanti” “la pressione arteriosa bassa”. Secondo quanto riferito dai familiari, quando uno dei due feti ha manifestato segni di sofferenza il medico di turno si sarebbe rifiutato perché obiettore: “Fino a che è vivo io non intervengo”, avrebbe detto loro.

Sarà disposta l’autopsia

Il procuratore Carmelo Zuccaro ha disposto il trasferimento della salma in obitorio, bloccando i funerali che erano stati organizzati nel paese del Catanese di cui la donna era originaria, e il sequestro della cartella clinica. La magistratura disporrà l’autopsia dopo avere identificato il personale in servizio che sarà indagato, come atto dovuto, per omicidio colposo per potere eseguire l’esame autoptico.

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Sposa bambina incinta a 15 anni muore durante il parto

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma SPOSA BAMBINA 15 ANNI MUORE PARTO Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina Pressoterapia.jpegE’ stata costretta a sposarsi a soli 14 anni contro la propria volontà e pochi giorni fa è morta a 15 anni per una forma gravissima di emorragia cerebrale durante il parto, vittima della sua sorte di sposa bambina. La tragedia che ha colpito Derya B (ecco tutto ciò che si sa della sua identità) si è consumata in Turchia, ed esattamente nel distretto di Mutki, la scorsa settimana. Si era sposata con una cerimonia religiosa in un matrimonio combinato giusto un anno fa, appena quattordicenne, e nessuno – tanto meno lei – avrebbe mai potuto immaginare che sarebbe morta tanto giovane. Dopo le complicazioni del parto, con forti attacchi di mal di testa e nausea, la ragazzina è stata portata di corsa in ospedale e poi ricoverata in terapia intensiva. Tuttavia l’emorragia cerebrale, che a detta dei medici potrebbe essere stata causata da una gravidanza così precoce, non le ha lasciato scampo, e lo scorso giovedì è venuta purtroppo a mancare.

Leggi anche: Sua moglie di soli 12 anni è incinta: arrestato

Le autorità di giustizia turche hanno ora aperto un’indagine per fare chiarezza sulla vicenda e hanno già sentito i familiari e della ragazzina e suo marito (la cui età è ancora ignota). A colloquio con i colleghi di hurriyetdailynews.com, il ginecologo prof. Aydan Biri ha confermato l’ipotesi di un nesso tra la sua morte e le circostanze del parto. A una così giovane età “il rischio di un’elevata pressione sanguigna, di un parto prematuro o di un intervento durante la nascita sono maggiori. Le gravidanze di bambine che non hanno completato il loro sviluppo fisico e i cui organi non sono ancora completamente sviluppati spesso finiscono in un lutto”. E un rapporto di Save the Children evidenzia la diffusione del fenomeno: in tutto il mondo si contano 700 milioni di spose minorenni.

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Il dramma delle spose bambine: 70 mila all’anno muoiono di parto

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DRAMMA SPOSE BAMBINE Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina Pressoterapia AnoVittime di abusi, discriminazioni o costrette a matrimoni forzati in età minorile, sono milioni di bambine e di giovani donne nel mondo. L’11 ottobre, è la Giornata Mondiale delle bambine e delle ragazze, proclamata dall’ONU, e le varie organizzazioni umanitarie ricordano l’impegno comune nella lotta ai diritti delle giovani donne, diffondendo dati allarmanti sul fenomeno.

“Oggi nel mondo ci sono oltre 700 milioni di donne che si sono sposate in età minorile e che hanno dovuto rinunciare ad avere una crescita normale, fisica e mentale. Ogni anno 15 milioni di matrimoni hanno per protagonista una minorenne; una volta su tre – cinque milioni di casi – si tratta di una bambina con meno di 15 anni. Hanno dovuto spesso affrontare gravidanze precoci e violenze domestiche – ha sottolineato il presidente dell`Unicef Italia Giacomo Guerrera e promuovere l’istruzione delle bambine è l`investimento più potente che una nazione possa fare, perché accelera la lotta contro la povertà, le malattie, la disuguaglianza e la discriminazione di genere”.

I dati diffusi dall’Unicef sui diritti negati e sul fenomeno delle spose bambine sono preoccupanti. Sarebbero 70.000 le ragazze, tra i 15 e i 19, che muoiono a causa di complicazioni durante la gravidanza e il parto e le bambine sotto i 15 anni hanno 5 volte più probabilità di morire durante la gestazione rispetto alle donne tra i 20 e i 29 anni. Inoltre un bambino che nasce da una madre minorenne ha il 60% delle probabilità in più di morire in età neonatale, rispetto a un bambino che nasce da una donna di età superiore a 19 anni. E anche quando sopravvive, sono molto più alte le possibilità che possa soffrire di denutrizione e di ritardi cognitivi o fisici. Per quanto riguarda il livello di povertà e la mancata istruzione, sempre secondo il rapporto, le donne rappresentano la metà della popolazione nel mondo, ma costituiscono il 70% dei poveri. Si stima che un aumento del 10% di ragazze che frequentano la scuola, farebbe aumentare il pil del 3% e che solo 1 ragazza ogni 3 maschi frequenta la scuola secondaria.

Il fenomeno delle spose bambine è in costante aumento e, secondo il rapporto presentato oggi da Save The Children, tra le principali barriere che impediscono alle ragazze di accedere a servizi e opportunità ci sono i matrimoni precoci. “Ogni sette secondi, nel mondo, una ragazza con meno di 15 anni si sposa, spesso con un uomo molto più grande di lei”, stando ai dati del dossier Every Last Girl: Free to live, free to learn, free from harm.

La comunità internazionale si è impegnata a mettere fine alla pratica dei matrimoni precoci entro il 2030, tuttavia se il numero di spose bambine nel mondo crescerà ai ritmi attuali nel 2030 avremo 950 milioni di donne sposate giovanissime e 1,2 miliardi nel 2050, sempre secondo i dati diffusi.

“I matrimoni in età minorile rappresentano l’inizio di un ciclo di ostacoli e svantaggi che negano alle ragazze i loro diritti fondamentali, tra cui i diritti alla salute e all’istruzione, e impediscono loro di vivere la propria infanzia, di realizzare i propri sogni e di costruirsi un futuro ricco di opportunità – ha affermato Helle Thorning-Schmidt, direttore generale di Save the Children International – e ha aggiunto – “Le bambine e le ragazze che si sposano troppo presto sono spesso costrette ad abbandonare la scuola e sono le prime a rischiare di subire violenze domestiche, abusi e stupri. Rischiano inoltre di incorrere in gravidanze precoci, con conseguenze molto gravi sulla loro salute e su quella dei loro bambini, e risultano particolarmente esposte al rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili come l’Hiv”.

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Il dossier contiene anche la graduatoria dei Paesi dove le ragazze hanno maggiori opportunità di crescita e di sviluppo, basata su 5 parametri: matrimoni precoci, numero di bambini per madri adolescenti, mortalità materna, completamento della scuola secondaria di primo grado e numero di donne in Parlamento. Il Niger, valutando tutti i 5 criteri, occupa il posto più basso della classifica, la Svezia quello più alto. Tra i paesi virtuosi l’Italia è in decima posizione: ha gli stessi risultati della Svezia per quanto riguarda il numero di figli per madri adolescenti (6 su 1.000) e tasso di mortalità materna (4 su 100.000 nascite), mentre ha una percentuale minore di donne che siedono in Parlamento (31% contro 44%). Per quanto riguarda gli altri Paesi, Finlandia e Norvegia, occupano il secondo e il terzo posto in classifica, mentre Spagna e Germania seguono l’Italia di qualche posizione. In coda alla classifica ci sono Ciad, Repubblica Centrafricana, Mali e Somalia, che si caratterizzano per numeri molto alti di spose bambine. Gli Stati Uniti non vanno invece oltre la 32esima posizione, in virtù di tassi di mortalità materna e numero di bambini nati da madri adolescenti più alti di quelli di altri Paesi ad alto reddito.

Inoltre si sottolinea che l’India è il Paese con il più alto numero di spose bambine, con il 47% delle ragazze, più di 24,5 milioni, sposate prima di aver compiuto i 18 anni. In India, del resto, così come in Afghanistan, Yemen e Somalia, sono numerosi i casi di spose bambine che hanno meno di 10 anni. Anche guerre e crisi umanitarie contribuiscono ad alimentare il fenomeno: molte ragazze siriane vengono costrette dalle famiglie a sposarsi in tenerissima età, nella convinzione che questo sia l’unico modo per metterle al riparo da violenze e per assicurare loro risorse e mezzi di sostentamento che le stesse famiglie non sono più in grado di garantire. Tra le ragazze siriane rifugiate in Giordania, nel 2013, una su quattro di età compresa tra i 15 e i 17 anni risultava già sposata.

Infine ogni anno, secondo il rapporto, 16 milioni di ragazze tra i 15 e i 19 anni mettono al mondo un figlio, mentre sono oltre un milione le ragazze che diventano madri prima di compiere i 15 anni. Le complicazioni durante la gravidanza e il parto rappresentano, dopo i suicidi, la seconda causa di morte per le ragazze tra i 15 e i 19 anni, con circa 70.000 ragazzine che perdono la vita ogni anno.

Ancora, nel mondo 30 milioni di bambine rischiano di subire mutilazioni genitali femminili nel prossimo decennio e oltre un terzo delle giovani donne nei Paesi in via di sviluppo non ha accesso all’istruzione. In molti Paesi al mondo, infine, le ragazze continuano a non potersi esprimere liberamente e a non essere coinvolte nei processi decisionali pubblici e privati. A livello globale, solo il 23% dei seggi parlamentari è occupato da donne le quali, peraltro, presiedono le Camere dei Parlamenti solo nel 18% dei casi. La più alta percentuale di donne in Parlamento si registra in Ruanda (64%).

Alla vigilia della Giornata Mondiale delle bambine e delle ragazze, anche Terre des Hommes ha diffuso la quinta edizione del Dossier della Campagna “Indifesa” (La condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo) e ha lanciato #Indifesa per accendere i riflettori sui diritti negati. Secondo quanto riportato 44 milioni di bambine al di sotto dei 14 anni hanno subito mutilazioni genitali e l’incidenza più elevata si riscontra in Gambia (il 56% delle under 14 sono mutilate), in Mauritania (54%) e Indonesia, dove circa la metà delle bambine con meno di 11 anni ha subito questa pratica.
Se si analizza però il fenomeno in numeri assoluti, la capitale mondiale delle mutilazioni femminili, secondo il rapporto, è l’Egitto con circa 27 milioni vittime stimate. Al secondo posto l’Etiopia, con 23,8 milioni di vittime. Questi dati aiutano inoltre a mettere a fuoco un ulteriore elemento: la mutilazione genitale femminile non è un corollario della religione musulmana.  Il caso dell’Etiopia, Paese a maggioranza cristiana, “dimostra quanto la pratica della mutilazione genitale femminile sia trasversale a tutte le religioni. Riguarda infatti l’89% delle donne etiopi musulmane, il 67% di quelle cattoliche e il 69% di quelle che seguono altre confessioni cristiane”, ha affermato il Consiglio supremo dell’Università Al-Azhar del Cairo, massima autorità teologica islamica.
Ma, secondo il rapporto, il fenomeno delle mutilazioni genitali esiste anche in Europa: ci sono centinaia di migliaia di donne e ragazze che convivono con questa pratica (circa 500mila) o che sono a rischio di subirla (180mila). I dati però risalgono al 2012 e gli esperti tendono comunque a prendere in parte le distanze per via delle differenze nelle metodologie di rilevazione adottate dai singoli Paesi.
Altro dato è che il fenomeno delle mutilazioni genitali ha assunto dimensioni allarmanti anche negli Stati Uniti, dove sarebbero circa 513mila le donne, le ragazze e le bambine che hanno subito una mutilazione genitale o che sarebbero a rischio di subire questo intervento. E il loro numero, secondo un recente rapporto governativo, si è triplicato rispetto al 1990 (erano circa 168mila). Un incremento che si determinato soprattutto a causa dei flussi migratori provenienti dai Paesi in cui questa pratica è abituale.

I dati di Terre des Hommes non sono incoraggianti neanche per quanto riguarda il fenomeno delle spose bambine. Ogni anno, da quanto diffuso, circa 15 milioni di ragazze si sposano prima di aver compiuto i 18 anni e sono costrette ad abbandonare i giochi e gli studi. In Mauritania e in Niger, ad esempio, più della metà delle baby spose tra i 15 e i 19 anni ha un marito più vecchio di 10 anni o più. Oggi, sono circa 720 milioni le donne che si sono sposate prima della maggiore età. Più di una su tre (circa 250 milioni) aveva meno di 15 anni il giorno del matrimonio.
Il rapporto lancia l’allarme: “malgrado i progressi fatti per contrastare il fenomeno, se non si interverrà con politiche più efficaci il numero delle spose bambine continuerà ad aumentare nei prossimi anni fino ad arrivare a 950 milioni entro il 2030 e nel 2050 a un miliardo e 200 milioni di baby spose, la metà delle quali nei Paesi dell’Africa sub-sahariana”.
Già oggi, l’Africa è il continente più segnato da questo fenomeno: Somalia, Niger, Repubblica Centrafricana, Mali, Sud Sudan, Guinea e Malawi sono tra i Paesi in cui i matrimoni precoci sono maggiormente diffusi. Tutti sono fragile states, paesi fragili, segnati da guerre (dichiarate ufficialmente o meno), emergenze umanitarie e povertà estrema.
Anche le catastrofi naturali possono essere un fattore di incentivazione del fenomeno. Il Bangladesh è uno dei Paesi in cui è più elevata l’incidenza: il 52% delle ragazze si sposa prima dei 18 anni e il 18% prima dei 15 anni; il 2% delle baby spose nel Paese ha meno di 11 anni.

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Capire se sono incinta: i primi 7 sintomi di gravidanza

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma A CAPIRE SONO INCINTA SINTOMI GRAVIDANZA Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina AnoI primi sintomi e segni  dell’esordio esordio di una gravidanza si confondono facilmente sia con la sindrome premestruale sia con disturbi di differente origine (ad esempio, quelli causati dallo stress). Come si fa, dunque, a capire se si è incinta oppure no? L’unico metodo certo è il test di gravidanza, benché anch’esso abbia alcuni limiti (se effettuato nel modo errato o troppo precocemente), insieme al primo sintomo di dolce attesa, ovvero l’assenza di mestruazioni. Vi sono, comunque, alcuni segnali da considerare e che potrebbero rappresentare la spia di una gravidanza, impariamo a riconoscere i sette più importanti, che sono anche i più precoci.

1) Ritardo delle mestruazioni

Sembra banale ricordarlo, ma il sintomo più “veritiero” ed evidente di una gravidanza è la mancanza di mestruazioni. Ma un ritardo può essere considerato la norma, laddove il ciclo mestruale si presenta solitamente irregolare. Così come in presenza di stress, traumi o cambio di stagione. Chiaramente, se il ritardo si protrae a lungo e le mestruazioni non compaiono, l’ipotesi di una gravidanza si fa più nitida.

Leggi anche: Quando fare il test di gravidanza dopo il rapporto: dopo quanto risulta positivo

2) Gonfiore e tensione delle mammelle

La gravidanza può annunciarsi con una sensazione di gonfiore della mammella e dolore al seno. Ma questi sintomi sono comuni anche alla sindrome premestruale e, dunque, con essa facilmente confondibili. C’è da aggiungere, però, che molte donne all’inizio della gravidanza percepiscono un cambiamento nella forma e nell’aspetto del seno. Quest’ultimo appare, dunque, non solo più gonfio e teso ma anche “diverso”: capita, infatti, che il capezzolo diventi più “scuro”. Anche in questo caso, sapersi osservare con attenzione è un ottimo modo per imparare a conoscersi e a prendersi cura di sé. A tale proposito leggi anche: Mastodinia: quando il seno è gonfio e dolorante

3) Sonnolenza o stanchezza eccessiva

Anche in questo caso, si tratta di sintomi spesso presenti in gravidanza ma comuni anche a numerose condizioni diverse dall’attesa. Sonnolenza e stanchezza possono, infatti, essere dovute a stress, eccesso di lavoro, cambio di stagione, carenze nutrizionali o patologie in corso (acute oppure croniche).

Leggi anche: Differenza dei capezzoli e del seno in gravidanza

4) Nausea e repulsione per alcuni alimenti e odori

Quando si pensa ai primi sintomi di gravidanza, la nausea è una delle immagini più associate. E, infatti, la nausea gravidica fa parte di una sintomatologia molto comune, spia di una gravidanza che procede nel modo migliore. Quindi, è vero che provare una sensazione di nausea o repulsione verso taluni cibi e profumi – soprattutto se tali cibi e profumi precedentemente ci piacevano ed all’improvviso li proviamo repugnanti – può essere sintomo di gravidanza. Il riconoscimento di questi segnali si fa più nitido – ripeto – se si inizia a sentire rifiuto proprio per ciò che fino al giorno prima si gradiva, per esempio per il caffè o un certo tipo di formaggio o di pesce, o ancora per il proprio profumo preferito. Ma bisogna sempre tener presente che la nausea si può associare anche a disturbi nervosi, virus gastrointestinali, digestione difficile, intossicazione alimentare ed intolleranze.

Leggi anche: Aborto: entro quanto è legale?

5) Crampi addominali

All’inizio della gravidanza, nel momento dell’impianto, l’utero si contrae e provoca dolori all’addome. I “crampi da impianto” sono comuni a molte donne e rientrano dunque nella vasta sintomatologia precoce di gravidanza. Ma il mal di pancia può essere causato anche dalle mestruazioni in arrivo oppure da semplici disturbi intestinali o, ancora, da stress ed emotività.

Leggi anche: Per abortire serve il consenso dei genitori? Aborto per minorenni e interdette

6) Vomito

Anche vomitare improvvisamente ed apparentemente senza alcun motivo, può essere sintomo di gravidanza, specie se ciò si associa a nausea provata per odori e cibi prima apprezzati. Il vomito da solo tuttavia non è molto attendibile come segno di gravidanza: può essere infatti determinato da molte altre condizioni e patologie, tra cui intossicazioni da cibo, farmaci, forte paura, ingestione di veleni ed affezioni gastrointestinali, epato-biliari o renali. Il vomito può inoltre essere inoltre correlato a mal d’auto, mal di mare e mal d’aria, oltre che a situazioni di ansia o stress cronico.

Leggi anche: Restare incinta vergine senza penetrazione è possibile?

7) Perdite ematiche

Le perdite di tipo ematico di solito sono correlate all’inizio delle mestruazioni. Ma, se ci si conosce bene, le perdite ematiche “anomale” possono anche rappresentare la spia di un esordio di gravidanza. Queste ultime si presentano più “leggere” e di colore diverso a quelle relative alle mestruazioni. Inoltre, in caso di gravidanza, le perdite ematiche non evolvono aumentando di intensità e quantità come durante il consueto svolgimento delle mestruazioni. Anche in questo caso, però, test e ginecologo rappresentano la via da perseguire per ottenere una risposta sicura.

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Perdite bianche, gialle marroni in gravidanza: quando preoccuparsi e cosa fare?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PERDITE BIANCHE GIALLE GRAVIDANZA Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina AnoLe gestanti sono purtroppo accompagnate da numerosi disturbi durante l’avventura che le porterà a diventare mamme. Uno di questi disturbi, tra i più diffusi e che spesso destano preoccupazione immotivata, è avere perdite di colori diversi. A differenza di altri sintomi più famosi come nausee, gonfiori e dolori di schiena le perdite scatenano spesso reazioni di panico nelle gestanti facendo temere loro il peggio, dal momento che l’unico tipo di perdite di cui si sente solitamente parlare sono quelle legate a situazioni di rischio per il nascituro, come le minacce d’aborto o il distacco della placenta. In realtà non sempre si tratta di un sintomo pericoloso per la salute della gestante e del feto, anzi certi tipi di perdite fanno parte del normale corso della gravidanza. Spesso le perdite in gravidanza tendono a comparire spontaneamente, e altrettanto spontaneamente scompaiono. E’ possibile che esse sopraggiungano dopo qualche movimento o trauma subito dal corpo o dagli organi genitali interni. Per togliersi ogni dubbio è comunque sempre buona norma affidarsi al proprio ginecologo, che saprà fare una corretta diagnosi e quindi indicazioni su cosa fare e prescriverà un’eventuale terapia. Di seguito esamineremo le più frequenti tipologie di macchie e le cause a cui possono essere legate.

Il colore delle perdite in gravidanza indica le possibili cause

Primo importante fattore che serve a comprendere se le perdite sono normali o se bisogna preoccuparsi ed in generale cosa fare quando si manifestano è il loro aspetto, cioè come si presentano riguardo all’odore ma soprattutto al colore.

1) Perdite marroni: le perdite marroni o rossastre sono in genere perdite ematiche, nel primo caso di sangue già secco, nel secondo di sangue vivo, e possono essere del tutto innocue come possono segnalare dei rischi per la futura mamma e per il feto. Sono più frequenti nei primi mesi, in cui indicano il normale procedere della gravidanza, e spesso derivano dai cambiamenti nella conformazione delle pareti uterine; negli ultimi mesi di gravidanza invece sono un po’ più preoccupanti in quanto potrebbero indicare eventuali problemi nella crescita del feto o nel suo posizionamento prima del parto. La diagnosi corretta può farla solo il ginecologo che segue la gravidanza, pertanto è meglio recarsi da lui il prima possibile.

2) Perdite rosa: di solito sono completamente innocue; possono consistere nella normale mucosa vaginale o anche in residui di ciclo mestruale. In ogni caso, è sempre bene chiamare il ginecologo per descrivergli la consistenza delle macchie e farsi consigliare sul da farsi.

3) Perdite mucose bianche: la leucorrea, cioè la presenza di perdite mucose biancastre, è molto frequente in gravidanza, soprattutto nei primi mesi, in quanto non è che la conseguenza di tutti i cambiamenti che avvengono all’interno del corpo della donna e degli assestamenti dei suoi organi genitali interni. Per quanto possano essere fastidiose, cercare di eliminarle è inutile e dannoso: inutile, perché tenderanno a ricomparire essendo fisiologiche; dannoso, perché il liquido biancastro che si viene a formare ha un’azione protettiva sulle mucose vaginali e pertanto le preserva da eventuali infezioni.

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4) Perdite giallastre: anche le perdite giallastre sono solitamente innocue, in quanto rientrano nella normale leucorrea da gravidanza. Bisogna iniziare a preoccuparsi solo se sono maleodoranti e sono accompagnate da prurito o bruciore: in questo caso quasi sicuramente sono causate da un’infezione, per cui è meglio recarsi dal ginecologo per capire come curarla e soprattutto farci dare dei consigli sui prodotti da usare per una corretta igiene intima in gravidanza e sui possibili rimedi naturali o farmacologici.

5) Perdite verdi: le perdite verdi in gravidanza sono quelle che suscita uno stato di maggior allarme per le donne, poiché a differenza di quelle biancastre a cui si è abituate, queste risultano del tutto nuove e quindi potenzialmente pericolose. In realtà è difficile che le perdite verdi siano sintomo di una minaccia d’aborto, è molto più probabile che siano sintomo di infezioni vaginali come la candida, fastidiosa per la mamma ma, se ben curata, senza nessuna conseguenza per il feto.

6) Trasparenti e acquose: le perdite di liquido trasparente simile ad acqua possono avere origini molto diverse; può trattarsi di una conseguenza dell’aumentata lubrificazione degli organi genitali interni, così come può trattarsi di perdita di urina, in quanto il feto crescendo preme maggiormente sulle pareti della vescica. Oppure può trattarsi di liquido amniotico, e in questo caso il liquido sarà molto abbondante oppure dalla fuoriuscita lenta ma continua, e accentuata da ogni minimo movimento del corpo; questo tipo di perdita indica che si sono rotte le acque e il bimbo è pronto per nascere.

Possibili cause di perdite durante la gravidanza

1) Perdite dopo il rapporto: se avete avuto delle perdite dopo un rapporto sessuale, sappiate che è normale in quanto il collo dell’utero è molto più sensibile alle stimolazioni, per cui la prossima volta dovrete fare molta più attenzione, e in ogni caso evitare di avere altri rapporti finché le perdite non si saranno attenuate. A differenza di quanto si pensa comunemente, non vi sono controindicazioni particolari nell’avere dei rapporti durante la gravidanza, anzi, secondo alcune ricerche il piacere fisico della mamma apporta dei benefici al feto, soprattutto nelle ultime settimane di gestazione; tuttavia è sempre meglio consultarsi con il proprio ginecologo che saprà consigliare i futuri genitori in base al tipo di gravidanza in atto, ad esempio potrebbe sconsigliare i rapporti in caso di gravidanza a rischio.

2) Perdite dopo visita ginecologica: se avete fatto una visita ginecologica interna e una volta arrivate a casa notate delle perdite ematiche o mucose non allarmatevi, in quanto la mucosa vaginale diventa molto sensibile alle sollecitazioni, quindi tende a sfaldarsi ad ogni minimo contatto; potrebbe anche trattarsi della rottura di qualche capillare, che provoca una piccola perdita di sangue.

3) Perdite prima del parto: qualche giorno prima del parto il tappo mucoso che isola l’utero dall’ambiente esterno tenderà a sfaldarsi, finendo in vagina per essere espulso attraverso delle perdite che la futura mamma ha così modo di constatare, per prepararsi alla fine della gravidanza; tali perdite possono essere accompagnate da macchioline di sangue o macchie marroncine.

4) Rottura delle acque: l’ultima perdita prima del parto è quella del liquido amniotico, quando si rompono le acque: il chiaro segnale che il travaglio è iniziato e bisogna pertanto correre in ospedale a far nascere il bambino!

In quale trimestre sono avvenute le perdite?

Per capire la natura e la gravità delle perdite in gravidanza, oltre che il colore e come sono è importante considerare anche il momento in cui esse si presentano, cioè se durante il primo, il secondo o il terzo trimestre. In alcune periodi infatti le perdite possono considerarsi quasi fisiologiche, naturalmente però bisogna sempre prestare attenzione a quantità e colore.

1) Primo trimestre: se le perdite si presentano nel primo trimestre, in particolare nel primo mese, sono praticamente normali, spesso sono addirittura il primo sintomo attraverso il quale la futura mamma si accorge di essere incinta. Nella maggior parte dei casi si tratta di piccole perdite ematiche, che non raggiungono l’intensità del flusso mestruale, la loro comparsa può portare la donna a sottoporsi al test di gravidanza o ad un prelievo del sangue per verificare l’effettiva gravidanza. Tali piccole perdite ematiche possono protrarsi fino al terzo mese e sono generalmente innocue, in quanto indicano che l’embrione si è impiantato nell’utero; bisogna preoccuparsi solo se diventano molto intense e frequenti: in questo caso è meglio recarsi il prima possibile al più vicino Pronto Soccorso. Se invece si tratta di perdite di liquido bianco, esse sono normali e indicano che la gravidanza procede correttamente; solo nel caso in cui si accompagnino a bruciori o pruriti intimi potrebbero rivelare un’infezione e quindi è meglio recarsi dal proprio ginecologo.

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2) Secondo trimestre: nel secondo trimestre di gravidanza le perdite di qualunque tipo tenderanno a diminuire, in quanto il feto è ormai ben impiantato nell’utero, infatti si riduce il rischio di aborto spontaneo. Se si verificano delle perdite ematiche, è bene recarsi subito al pronto soccorso per escludere eventuali patologie, infatti potrebbe trattarsi di un distacco della placenta, che si posiziona in modo anomalo rispetto alle pareti dell’utero, ma che se presa in tempo non ha conseguenze per il feto né per la mamma; potrebbe trattarsi anche di placenta previa, cioè di un posizionamento anomalo della placenta nella parte bassa dell’utero, piuttosto che in quella alta come avviene normalmente, ma non vi sarebbero conseguenze se non l’obbligo del parto cesareo per la futura mamma; oppure potrebbero essere semplici minacce d’aborto, risolvibili con il riposo assoluto e la modifica di uno stile di vita sregolato. Infine, si potrebbe trattare di aborto spontaneo vero e proprio, ma in tal caso le perdite sono molto abbondanti o comunque continue, e accompagnate da dolori molto forti, per cui ci si reca immediatamente al Pronto Soccorso.

3) Terzo trimestre: nel terzo trimestre ritorna nuovamente una presenza accentuata di perdite vaginali, sia biancastre che acquose, legate a cause naturali, solo che spesso in questa fase aumenta la paura delle donne che avvicinandosi la data del parto temono la rottura delle acque. In realtà la rottura delle acque è continua e molto abbondante, per cui non è paragonabile a nessuna delle perdite sperimentate in gravidanza. Oltre che perdite acquose e biancastre in queste settimane della gravidanza potrebbero presentarsi frequentemente anche delle perdite ematiche poiché il collo dell’utero è molto sensibile e quindi tende a sfaldarsi con molta facilità; l’unico caso in cui preoccuparsi è se le perdite raggiungono una notevole intensità, in tal caso potrebbe trattarsi di un parto prematuro e pertanto è bene anche in questo caso recarsi subito al Pronto Soccorso.

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Perdite in gravidanza: quando preoccuparsi?

Le perdite in gravidanza possono essere sintomo di una patologia facilmente risolvibile o anche molto seria, per cui è sempre bene non sottovalutarle e accertarsi della natura di tali perdite rivolgendosi al ginecologo di fiducia. Esse, infatti, possono essere innocue ma anche un primo segno di minaccia di aborto.

1) Mestruo: talvolta accade che le mestruazioni continuino anche in gravidanza; questo perché il nostro corpo si basa su una sorta di memoria interna e pertanto continua ad espellere puntualmente ogni mese ciò che rimane dei cicli precedenti. Tuttavia non si tratta di una situazione da sottovalutare, in quanto le perdite ematiche in gravidanza possono essere anche sintomo di patologie serie.

2) Fibroma o polipo: a volte può capitare che le perdite siano dovute a uno o più polipi o fibromi, due diversi tipi di tumori benigni situati di solito sulle pareti del collo dell’utero, che di per sé non sono dannosi ma possono essere fonte di grande preoccupazione per le future mamme. In genere le perdite causate da un polipo o da un fibroma sono marroncine o rosate e completamente innocue.

3) Fecondazione assistita: nel caso la gestante sia stata sottoposta a fecondazione assistita, è abbastanza comune che si presentino delle perdite, in genere rosso scuro o marroncine, che si verificano a causa dei traumi subiti dalla vagina, sollecitata attraverso una tecnica di per sé innaturale, oppure potrebbe trattarsi di normali perdite da impianto. Tuttavia è anche possibile che siano il sintomo che l’embrione è stato espulso e quindi la gravidanza non è andata a buon fine. L’unico modo per conoscere la verità è aspettare l’esito degli esami e il conseguente responso del medico.

4) Infezione: se le perdite sono giallastre o verdastre, mucose e maleodoranti, e se sono accompagnate da bruciori o prurito, molto probabilmente la gestante ha contratto un’ infezione intima. La più comune delle vaginiti è la candidosi, che è provocata da un fungo che attacca i tessuti, e che tuttavia non è pericolosa per il feto. Per prevenire queste infezioni, è molto importante che la futura mamma segua una scrupolosa igiene intima: niente slip elasticizzati, perizoma, tanga, e via libera invece ad indumenti di cotone, che non comprimano troppo la pelle; inoltre sarebbe buona norma lavarsi ogni volta che si va in bagno ma semplicemente con l’acqua, in quanto i detergenti possono svolgere l’effetto contrario.

5) Distacco della placenta: il distacco della placenta si ha quando la placenta si distacca dalle pareti uterine, ma nella maggior parte dei casi non ha conseguenze gravi per la prosecuzione della gravidanza. Le perdite ematiche sono uno dei sintomi principali del distacco di placenta, non sono pericolose se prese in tempo, la gestante infatti dovrebbe recarsi immediatamente dal proprio ginecologo o ad un pronto soccorso per prendere gli opportuni provvedimenti.

6) Gravidanza extrauterina: si tratta di una gravidanza, detta anche ectopica, in cui l’embrione non si annida nell’utero ma al suo esterno, nelle tube di Falloppio; pertanto non potrà essere portata a termine normalmente ma dovrà essere interrotta, o aspettando che si risolva normalmente, oppure intervenendo attraverso farmaci o nei casi più estremi chirurgicamente. Le perdite che indicano una gravidanza extrauterina compaiono in genere alla settima o ottava settimana di gestazione, e consistono in perdite ematiche associate a forti dolori e crampi al basso ventre.

7) Minacce d’aborto o aborto spontaneo: in entrambi i casi si hanno perdite ematiche che sono indice di una situazione di pericolo, con la differenza che nella minaccia d’aborto le perdite sono meno abbondanti e accompagnate da dolori più blandi, mentre nel caso di un aborto già in corso le perdite sono molto abbondanti e accompagnate da dolori e crampi molto forti. L’unico rimedio per evitare minacce d’aborto successive è quello di trascorrere i rimanenti mesi nel riposo più totale, mentre una terapia prescritta molto frequentemente è l’assunzione di progesterone, un ormone che aiuta il regolare proseguimento della gravidanza, sotto forma di compresse, iniezioni o ovuli da inserire in vagina. Altri due rimedi molto utilizzati sono l’aspirinetta e l’eparina, due farmaci anticoagulanti che, come il progesterone, riducono le minacce di aborto, contribuendo in questo caso alla fluidificazione del sangue.

Diagnosi, cure e rimedi delle perdite in gravidanza

Come ripetuto più volte nonostante il più delle volte non ci sia motivo di allarmarsi la prima cosa che una donna dovrebbe fare quando si manifestano perdite di ogni genere in gravidanza è rivolgersi al suo ginecologo per capire esattamente cosa sono ed escludere l’eventualità di possibili cause patologiche. Di solito gli accertamenti prescritti dal ginecologo saranno: analisi del sangue, in particolare del valore beta hcg, l’ormone della gravidanza, associate ad un’ecografia, per verificare che il bambino sia in salute e che le perdite non siano sintomatiche di complicazioni della gravidanza. Nel caso in cui le perdite siano sintomo di una gravidanza a rischio, la gestante verrà obbligata al riposo forzato e assoluto fino al termine della gravidanza. Nel caso invece le perdite siano sì fastidiose, ma senza alcuna conseguenza grave per la gestante, l’unica soluzione è imparare a conviverci, e magari utilizzare un salvaslip per quelle più abbondanti. Spesso si sente attraverso il passaparola di rimedi naturali come lavande vaginali a base di yogurt o di bicarbonato per alleviare le perdite: in realtà è meglio evitare qualsiasi agente esterno a contatto con gli organi genitali, e limitarsi ad assumere solo i farmaci prescritti dal ginecologo.

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