Ictus cerebrale: rischi, conseguenze, prognosi, mortalità, prevenzione, riabilitazione

MEDICINA ONLINE FISIOTERAPIA RIABILITAZIONE DISABILE SEDIA ROTELLE CERVELLO CRANIO EMORRAGIA CEREBRALE ISCHEMIA EMORRAGICA ICTUS PARAPLEGIA EMATOMA EMIPARESI EMIPLEGIA TETRAPARESI TETRAPLEGIA DECUBITO RECUPERO PARALISIL’ictus cerebrale è una grave condizione medica in cui una improvvisa chiusura o Continua a leggere

Diagnosi differenziale delle paralisi in neurologia

MEDICINA ONLINE FISIOTERAPIA RIABILITAZIONE DISABILE SEDIA ROTELLE CERVELLO CRANIO EMORRAGIA CEREBRALE ISCHEMIA EMORRAGICA ICTUS PARAPLEGIA EMATOMA EMIPARESI EMIPLEGIA TETRAPARESI TETRAPLEGIA DECUBITO RECUPERO PARALISIIl termine monoplegia si riferisce alla paralisi di un singolo arto; emiplegia a quella di un arto superiore e inferiore omolaterali, paraplegia (anche Continua a leggere

Padre scuote violentemente la figlia di quattro mesi e la rende tetraplegica

MEDICINA ONLINE BAMBINO BIMBO PADRE FIGLIO FAMIGLIA TRISTE MANO DITO LATTANTE NEONATO NEWBORN BABY BOY GIRL PARTO GRAVIDANZA INCINTA.jpgUn padre ha scosso violentemente la figlia di quattro mesi, causandole lesioni che l’hanno resa per sempre tetraplegica, cioè paralizzata dal collo in giù. Condannato a Continua a leggere

È morta la donna rimasta tetraplegica la notte della finale Juventus – Real Madrid

MEDICINA ONLINE È morta la donna rimasta tetraplegica la notte di Piazza San Carlo a Torino.jpgÈ morta questa mattina all’ospedale CTO di Torino Marisa Amato, la donna 65enne rimasta tetraplegica a causa di un trauma vertebro-midollare Continua a leggere

Tetraplegico dopo un incidente, torna a muovere il braccio con una tecnologia innovativa

MEDICINA ONLINE Ian Burkhart Neural Bypass BRACCIO PARALIZZATO TORNA A MUOVERSI.jpgIl ventisettenne statunitense Ian Burkhart è diventato tetraplegico dopo un incidente, ma oggi è tornato a muovere il braccio e la mano destri grazie ad Continua a leggere

Sindrome locked-in: cause, riabilitazione, respirazione, cure

MEDICINA ONLINE SINDROME LOCKED IN STATO VEGETATIVO COMA MINIMAMENTE COSCIENTE GLASCOW COMA SCALE  OCCHI RIABILITAZIONE RESPIRAZIONE ASSISTITA ESERCIZI PIAGHE DECUBITO TRONCO ENCEFALICO ICTUS TROMBOSI BAUBY.jpgLa sindrome locked-in (o “sindrome del chiavistello”, “disconnessione cerebromedullospinale”, “stato de-efferentato”, “pseudocoma”, o “sindrome ventrale pontina”) è un insieme di segni e sintomi che descrivono la condizione di un individuo pienamente cosciente e sveglio, ma totalmente impossibilitato a muoversi (tetraplegia) ed a parlare a causa della Continua a leggere

Christopher Reeve, l’incidente e quelle dita che si muovevano

MEDICINA ONLINE SUPERMAN DC MARVEL EROE HERO SUPEREROE SUPERHERO INCIDENTE CAVALLO HORSE Christopher D'Olier Reeve WALLPAPER ACTOR ATTORE STORIA VERTEBRE TETRAPLEGIA PARALISI CINEMA FILM MOVIE.jpgChristopher D’Olier Reeve, più conosciuto come Christopher Reeve o ancor più conosciuto come… Superman. Reeve è infatti famoso per aver interpretato nel corso degli anni ottanta il personaggio di Superman, eroe dei fumetti e icona della cultura pop statunitense, in ben quattro film a partire dal primo del 1978, diretto da Richard Donner e interpretato anche da Marlon Brando e Gene Hackman: film considerato un vero e proprio cult dagli appassionati di fantascienza di tutto il mondo.

L’incidente a cavallo

Nato a New York il 25 settembre 1952, l’uomo d’acciaio sembrava destinato ad una carriera sfavillante nel mondo del cinema, anche grazie alla bellezza del suo fisico che si innalzava a ben 193 cm di altezza per un peso di quasi 100 kg di muscoli ben allenati. Poi la tragedia: a 42 anni, il 27 maggio 1995, cadde da cavallo nel corso di una gara equestre a Charlottesville, nel parco Commonwealth a Culpeper, in Virginia. Christopher Reeve riportò lo spostamento traumatico di due vertebre cervicali, con seguente interessamento e lesione del midollo spinale: un trauma che quasi sempre conduce al decesso del paziente, ma non di Christopher. Come conseguenza del trauma subìto, Reeve restò vivo, ma riportò una paralisi permanente dal collo in giù (tetraplegia), perdendo l’uso di tutti gli arti ed anche la capacità di respirare autonomamente.

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Lo sconforto

Christopher Reeve subito dopo l’incidente lottò tra la vita e la morte, ma, quando si stabilizzò e tornò cosciente, presa coscienza dell’immobilità e dell’impossibilità totale di recupero funzionale, il suo primo desiderio fu di suicidarsi. All’ospedale, per aiutarlo emotivamente, si recò l’amico Robin Williams travestito da chirurgo, per farlo tornare a sorridere e fargli riacquistare la voglia di vivere, ma Reeve era sempre più depresso ed intenzionato all’eutanasia: proprio lui, così atletico ed appassionato di sport, emblema dell’uomo d’acciaio, era costretto per sempre all’immobilità. Fu la moglie di Reeve a salvargli la vita. Dana Morosini Reeve gli chiese infatti di fare con lei un patto per amore suo e dei loro figli: darle due anni di tempo durante i quali lei avrebbe fatto qualsiasi cosa per rendergli la vita il più possibile confortevole e vivibile e – solo al termine dei due anni – decidere se optare o meno l’eutanasia. Christopher accettò e tutti sappiamo che, alla fine di quel patto, decise che la sua esistenza poteva e doveva avere un senso: sentiva forte il dovere di donare motivazione a chi era nelle stesse sue condizioni e di aiutare e spingere la ricerca scientifica nella giusta direzione.

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La fondazione Christopher Reeve

Quanto accadde in seguito è di pubblico dominio per la risonanza internazionale delle straordinarie iniziative per la ricerca, l’assistenza ed i sussidi alle persone con infermità neurologiche da parte della Christopher Reeve Paralysis Foundation (CRPF), del Christopher and Dana Reeve Paralysis Resource Center e della National Organization on Disability, di cui l’ex-attore divenne vice-presidente. Trovata una ragione di vita nell’impegno civile a favore dei disabili e nel sostegno economico al progresso scientifico, l’ex-superman cinematografico divenne un testimonial straordinario per la ricerca scientifica, dettando innumerevoli discorsi per convegni, interventi parlamentari, trasmissioni televisive, e vari libri fra cui un’intensa, coraggiosa e commuovente autobiografia chiamata “Still Me” (che significa “Ancora me”) scritta nel 1998, che potete trovare a questo link: http://amzn.to/2D9rf7N

E’ importante però ricordare che l’impegno umanitario di Reeve NON fu conseguenza del suo incidente, ma – già ben PRIMA della tragica caduta da cavallo – l’attore aveva sfruttato la sua fama mondiale per sostenere battaglie a favore della pace: ad esempio nel 1987 si recò nel Cile di Pinochet per manifestare contro l’imprigionamento degli scrittori e intellettuali cileni.

MEDICINA ONLINE Christopher Reeve, l'incidente e quelle dita che si muovevano MIT BOSTON CELLULE STAMINALI RICERCA UNIVERSITA.jpg

Reeve al Massachusetts Institute of Technology nel 2003

Quelle dita che si muovevano…

Quando nel 2000, a cinque anni di distanza dall’incidente, Christopher Reeve cominciò incredibilmente a muovere le dita della mano, non più solo per un riflesso locale ma anche per intenzione volontaria, fu lui a chiedere di essere studiato sperando in possibilità future per la ricerca e la terapia, come lui stesso scrive in Nothing Is Impossibile, pubblicato nel 2002, che potete trovare qui: http://amzn.to/2DaAwMW

Il fenomeno del movimento volontario delle dita in paziente tetraplegico, mai descritto prima in quelle condizioni, fu attribuito in via ipotetica ad uno stimolo alla neurogenesi (cioè alla nuova crescita nervosa) indotto dalla fisioterapia passiva cui era sottoposto quotidianamente. John McDonald, che seguiva Reeve per conto della CRPF, per cercare di accertare ipotetici fenomeni riparativi nel midollo spinale chiese la collaborazione del prof. Maurizio Corbetta, neurologo illustre formatosi a Milano e divenuto il maggiore esperto di risonanza magnetica nucleare (RMN) del sistema nervoso presso la Washington University. Corbetta era così scettico sulla possibilità di movimento di Reeve che, prima di verificarlo personalmente, non voleva neppure sottoporlo all’esame RMN. Proprio il medico italiano, professore di neurologia ed anatomia a St. Louis, è ancora oggi il miglior testimone della straordinaria voglia di vivere che animava l’ex-attore americano e che è stata motivo di incoraggiamento e speranza per tante persone affette da infermità motorie.

Un esempio per tutti noi

Come tutti sappiamo, nonostante la strenua resistenza, Reeve morì a New York, il 10 ottobre 2004 a 52 anni, mentre era ricoverato al Norther Westchester Medical Center di New York a causa di un attacco cardiaco complicato da una grave infezione provocata dalle piaghe da decubito di cui, nonostante la mobilizzazione giornaliera, purtroppo soffriva. Dal suo incidente fino al giorno della sua morte passò nove anni costretto su una sedia a rotelle e collegato a un respiratore artificiale, tuttavia la sua voglia di vivere ha vinto e la sua storia è ancora oggi un esempio ed una motivazione formidabile per tutti noi.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Differenza tra emiplegia, emiparesi, diplegia, paraplegia, tetraplegia, pentaplegia

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Per meglio comprendere l’argomento, il lettore deve avere dimestichezza con due termini:

  • paresi: indica un indebolimento o una paralisi parziale (possibilità di movimento, pur se limitata);
  • plegia: indica una condizione di paralisi completa (impossibilità di movimento).

Ai due termini prima citati, si associano vari prefissi (come -emi, -para e -tetra) che vanno ad indicare le zone del corpo colpite.

Emiplegia

L‘emiplegia è un deficit motorio completo (paralisi completa, il movimento è impossibile) che interessa un solo emilato, cioè solo un lato del corpo, il lato destro o il sinistro. La causa è un danno cerebrale controlaterale al deficit, ciò significa che un danno cerebrale destro determina una emiplegia sinistra e viceversa. In genere, viene lesionato il 1° motoneurone che trasporta gli input motori al midollo spinale. Il deficit assume caratteristiche di recupero diverse in base al periodo della vita in cui insorge. Per approfondire: Emiplegia destra, sinistra, spastica, flaccida: significato e riabilitazione

Emiparesi

L’emiparesi è un deficit parziale dell’attività motoria volontaria (paralisi NON completa, il movimento è possibile, pur se limitato) che interessa un solo emilato, destro o sinistro. La causa, come nel causa dell’emiplegia, è un danno cerebrale controlaterale al deficit, ciò significa che un danno cerebrale destro determina una emiparesi sinistra e viceversa. L’emiparesi riconosce le stesse cause dell’emiplegia (ad esempio ictus ischemico, emorragico, tumore…) di cui spesso rappresenta l’evoluzione. Sia emiparesi che emiplegia possono essere reversibili o irreversibili in base alle cause specifiche che l’hanno provocata. Entrambe sono il risultato di una lesione del sistema nervoso centrale; la differenza principale risiede nell’entità del deficit motorio, più importante quando ci si riferisce all’emiplegia (che è quindi mediamente più grave), minore nel caso di emiparesi (mediamente meno grave). Nella emiplegia si ha paralisi (perdita completa dell’attività motoria di un emilato), nell’emiparesi la perdita della funzione motoria è solo parziale. Per approfondire: Emiparesi destra, sinistra, facciale e neonatale: cause, sintomi e cure

Diplegia e diparesi

Con diplegia in campo medico si intende la paralisi completa di una parte del corpo, che colpisce due parti simmetriche del corpo, per esempio gli arti inferiori. Nella diparesi, al contrario, la paralisi delle due parti simmetriche del corpo, è parziale. Per approfondire: Diplegia: definizione, cause e sintomi

Paraplegia e paraparesi

Con paraplegia in medicina si intende una condizione di paralisi completa della parte inferiore del corpo, associata a disturbi della sensibilità ed altri disturbi funzionali (ad esempio deficit di erezione del pene). La paraplegia è un tipo di diplegia. Nella paraparesi il deficit della parte inferiore del corpo è parziale. La paraparesi è un tipo di diparesi. La lesione midollare che provoca paraplegia è sottostante alla prima vertebra toracica (T1), mentre lesioni al di sopra di T1 determinano tetraplegia (vedi immagine in basso). Per approfondire: Paraplegia: etimologia, significato, sintomi, cura e riabilitazione

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Tetraplegia o quadriplegia

Con tetraplegia (anche chiamata quadriplegia) si intende una paralisi completa con perdita di sensibilità sia del torso che degli arti superiori ed inferiori, causata da svariate patologie e traumi, ad esempio in caso di incidenti stradali o sportivi. La lesione midollare che provoca tetraplegia è superiore alla prima vertebra toracica (T1) ma generalmente inferiore alla quarta vetebra cervicale (C4). Lesioni superiori a C4 in genere determinano morte del paziente o pentaplegia . Per approfondire: Tetraplegia: significato, cause, cure e riabilitazione

Tetraparesi o quadriparesi

I termini “tetraparesi” o “quadriparesi” indicano che tutti e quattro gli arti sono colpiti da paralisi parziale.

Pentaplegia

Il termine “pentaplegia” (in inglese “pentaplegia“) in medicina indica la paralisi completa dei quattro arti (entrambe le braccia ed entrambe la gambe) e del busto con contemporanea presenza di paralisi completa del diaframma e degli altri muscoli respiratori. La paralisi degli arti, come anche quella dei muscoli respiratori, è permanente e il paziente, per sopravvivere, sarà costretto ad usare per il resto della sua vita, il ventilatore meccanico, un macchinario che gli permette di respirare. La pentaplegia è causata da lesioni alla colonna vertebrale superiori al livello della quarta vertebra cervicale (C4). Alcuni pazienti con lesioni superiori a C4, non sopravvivono e – prima della possibilità di usare respiratori meccanici – tutti i pazienti con lesioni superiori a C4 erano destinati a morte certa. Si dice “pentaplegico” un paziente che è affetto da pentaplegia. Se i muscoli respiratori funzionano in modo autonomo, si parla invece di “tetraplegia” o “quadriplegia“: il paziente tetraplegico ha una paralisi completa dei quattro arti, ma può respirare in modo autonomo, senza l’ausilio dei macchinari come invece avviene nel pentaplegico. In aggiunta, sia nella tetraplegia che nella pentaplegia si verifica la e perdita di sensibilità sia del torso che degli arti superiori ed inferiori, inoltre si perdono altre importanti funzioni corporee, come ad esempio la perdita dell’erezione del pene nel maschio. Generalmente, sia nella tetraplegia che nella pentaplegia, i movimenti di testa e collo, come anche la possibilità di parlare o deglutire, sono preservati in modo più o meno limitato, secondo il livello di coinvolgimento dei muscoli facciali, delle corde vocali e di altre strutture anatomiche, ma possono anche essere completamente assenti. Per approfondire: Pentaplegia e pentaparesi: cause, caratteristiche e terapie

Pentaparesi

Il termine “pentaparesi” (in inglese “pentaparesi“) in medicina indica la paralisi parziale dei quattro arti e del busto con contemporanea presenza di paralisi parziale del diaframma e degli altri muscoli respiratori. Al contrario di quanto avviene nella pentaplegia, dove la paralisi è completa”, il paziente pentaparesico conserva in parte la mobilità di arti e busto e potrebbe non essere costretto ad usare per sempre il ventilatore meccanico.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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