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Mini-scheletro alieno scoperto in Cile: svelato il mistero tramite il DNA
Un misterioso mini-scheletro scoperto nel Deserto di Atacama, nel Cile, ha rivelato ora a medici e archeologi tutti i suoi segreti. Grazie a un’analisi forense e al test del DNA, un team dell’University of California a San Francisco e della Stanford University ha fatto luce sul reperto, da alcuni ritenuto alieno, ma anche sull’origine di rare patologie ossee. Lo scheletro, rinvenuto in una borsa di pelle dietro una Continua a leggere
Rotula o patella del ginocchio: anatomia e funzioni in sintesi
La rotula (anche chiamata “patella”) è un osso sesamoide inserito nel tendine del muscolo quadricipite della coscia, il quale si inserisce sulla tuberosità quadricipitale (anteriore) della tibia. In quanto osso sesamoide, ha la funzione di migliorare Continua a leggere
Cingolo scapolare: differenza tra scapola e clavicola
Il cingolo scapolare (o cintura scapolare) è una struttura che si interpone tra lo scheletro assile e appendicolare del braccio ed ha le funzioni di connette gli arti superiori con lo scheletro assile, di sostiene l’arto superiore e di offrire importanti inserzioni a vari muscoli. Il cingolo scapolare è costituito da due Continua a leggere
Differenza tra polidattilia, sindattilia, ectrodattilia, oligodattilia e aracnodattilia

Ectrodattilia (agenesia centrale)
La polidattilia (anche chiamata iperdattilia) è un’anomalia genetica caratterizzata da dita in soprannumero nelle mani o nei piedi. Rispetto alla normale conformazione possono essere presenti uno, due o anche più dita per ogni estremità. La polidattilia può presentarsi da sola, senza altre patologie o malformazioni concomitanti (“polidattilia NON sindromica“), o più spesso come una delle caratteristiche di una data sindrome ed in questo caso prende il nome di “polidattilia sindromica“. La polidattilia può essere di tre tipi principali:
- polidattilia postassiale: il dito supplementare è presente nel lato della mano dal lato del mignolo (più frequente);
- polidattilia preassiale: il dito supplementare è presente nel lato della mano dal lato del pollice (meno frequente);
- polidattilia centrale: il dito supplementare è presente tra le dita centrali (indice, medio, anulare) della mano (più raro).
La ectrodattilia (o agenesia centrale, vedi foto in alto) è una malattia genetica caratterizzata da mancanza o sviluppo incompleto di una o più dita degli arti inferiori e/o superiori. Generalmente sono coinvolti il terzo e quarto dito delle mani, ma può riguardare indifferentemente qualsiasi dito e un arto come tutti e quattro. La ectrodattilia si presenta in diverse forme:
- sindattilia: due o più dita sono racchiuse in un unico rivestimento epidermico, solitamente pollice e indice;
- oligodattilia: numero delle dita inferiore alla norma;
- schisi mediana: mani e/o piedi si presentano bisecati centralmente fino al carpo/tarso, con opponibilità digitale; la mancata saldatura è dovuta ad un arresto dello sviluppo embrionale. Quest’ultima configura l’estremità con il classico aspetto denominato a “Chela di aragosta“.
Con “aracnodattilia” (“dita a ragno”) si intende una deformità dello scheletro delle mani caratterizzata da dita affusolate e sproporzionatamente allungate rispetto al palmo della mano o alla pianta del piede. Queste estremità possono risultare, inoltre, insolitamente flessibili, similmente alle zampe di un ragno. L’aracnodattilia è uno dei sintomi della Sindrome di Beals o della Sindrome di Marfan.
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Aracnodattilia, segno del pollice e del polso, Sindrome di Marfan e di Beals
Con “aracnodattilia” (“dita a ragno”) si intende una deformità dello scheletro delle mani caratterizzata da dita affusolate e sproporzionatamente allungate rispetto al palmo della mano o alla pianta del piede. Queste estremità possono risultare, inoltre, insolitamente flessibili, similmente alle zampe di un ragno, motivo per cui questa patologia è così chiamata. Costituisce uno dei sintomi della Sindrome di Marfan ed è caratterizzata dal “segno del pollice” e dal “segno del polso”. L’aracnodattilia può essere congenita e svilupparsi nel contesto di diverse malattie genetiche. Altre persone possono manifestare questo allungamento patologico delle dita delle mani e dei piedi nel tempo, durante l’infanzia o l’età adulta.

Cos’è il “segno del pollice”?
L’aracnodattilia si riconosce per la positività del “segno del pollice”, che consiste nel far chiudere il pugno con all’interno il pollice: se si osserva la protrusione della falange distale dello stesso dito, oltre il bordo ulnare, allora il segno del pollice è detto “positivo” ed indica la presenza di aracnodattilia (vedi foto in alto a sinistra).
Cos’è il “segno del polso”?
Altro esame utile nella valutazione della patologia in questione, è il “segno del polso”: se le falangi distali di pollice e mignolo si sovrappongono, quando poste a cingere il polso, il segno del polso è “positivo” ed indica aracnodattilia (vedi foto in alto a destra).
Patologie in cui è presente l’aracnodattilia
L’aracnodattilia costituisce tipicamente un sintomo della Sindrome di Marfan, dipendendo da un’alterazione nel metabolismo del collagene. Questa deformità rientra però anche tra le anomalie che si possono riscontrare nell’omocisteinuria e nella Sindrome di Beals (malattia del tessuto connettivo che si presenta in modo simile alla Sindrome di Marfan). In qualche caso, però, l’aracnodattilia può presentarsi in assenza di una malattia di base.
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Differenza tra scheletro assile ed appendicolare
Lo scheletro umano è costituito da oltre 200 ossa che vanno a comporre due parti fondamentali: lo scheletro assile e lo scheletro appendicolare.
- scheletro assile: formato da cranio, colonna vertebrale e dall’insieme delle coste (cassa toracica). Costituisce l’asse longitudinale del corpo;
- scheletro appendicolare: formato da ossa degli arti superiori ed inferiori, cintura scapolare e cintura pelvica. Costituisce le appendici del corpo (braccia e gambe) e le articolano con lo scheletro assile.
La differenza tra le due parti dello scheletro umano appare chiara osservando l’immagine in alto.
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Fino a che età si cresce in altezza nell’uomo e nella donna
L’aumento della statura durante lo sviluppo è il risultato della crescita in senso longitudinale delle ossa lunghe, la quale è garantita dalla presenza della cosiddetta cartilagine di coniugazione, la cui saldatura al termine dello sviluppo preclude ogni ulteriore incremento staturale: proprio osservando radiograficamente lo stato delle cartilagini, è possibile vedere – durante la pubertà – a quale stadio di sviluppo è il giovane ed in qualche modo prevedere quale sarà l’ulteriore accrescimento della sua statura.
La crescita del’altezza è regolata da diversi ormoni; prima della pubertà lo stimolo per l’allungamento delle ossa lunghe è dato principalmente dal GH (od ormone somatotropo), in sinergia con gli ormoni tiroidei, nonché con l’insulina ed i fattori di crescita insulino simili (che ne potenziano gli effetti). Un difetto od un eccesso di questi ormoni, in modo particolare di GH, T3 e T4, determina alterazioni della crescita (nanismo o gigantismo).
Lo stop alla crescita
Al termine della pubertà, indicativamente verso i 17 anni per le femmine e verso i 20 anni per i maschi, la crescita staturale in genere si blocca. L’accrescimento si arresta perché le epifisi si collegano alle metafisi e le cartilagini di accrescimento cessano di funzionare: da questo momento in poi non è più possibile aumentare la propria lunghezza ossea. Responsabili di questo blocco sono gli ormoni sessuali, che dopo aver indotto una rapida accelerazione della crescita nel periodo puberale, ne determinano il definitivo arresto. In alcuni casi un lieve aumento di altezza può essere possibile anche dopo le età prima indicate.
Nelle femmine, la massiccia secrezione di estrogeni in epoca puberale induce la chiusura delle cartilagini di coniugazione delle ossa lunghe, terminando di fatto, la fase di accrescimento staturale, motivo per cui le bambine che hanno avuto un menarca (prima mestruazione) precoce, tendono a smettere di crescere prima delle coetanee che invece hanno avuto un menarca tardivo. Analogo discorso nel maschio, dove l’increzione di androgeni aumenta di riflesso anche la produzione di estrogeni (per attività periferica dell’enzima aromatasi), determinando la saldatura dei dischi intercartilaginei e l’arresto della crescita.
Alimentazione ed attività fisica per raggiungere la massima altezza possibile
L’ipogonadismo (ridotta sintesi di ormoni sessuali) causa gigantismo per mancata chiusura delle piastre epifisarie in epoca puberale. Da notare che la secrezione di GH è influenzata positivamente dall’esercizio fisico e negativamente dall’obesità (un motivo in più per inculcare una sana cultura sportiva ai nostri figli). Tra i fattori ambientali capaci di influenzare la crescita in altezza, un ruolo predominante è ricoperto dall’alimentazione e quindi dal corretto apporto di nutrienti, come dimostra il cosiddetto secular trend (o andamento secolare della crescita). Nel secolo appena trascorso, infatti, i bambini che abitano nei Paesi di sviluppo hanno raggiunto stature sempre maggiori, di pari passo con il progredire del benessere economico nazionale. In Italia, ad esempio la statura delle reclute militari è aumentata di circa 10 cm tra il 1861 ed il 1961.
Prodotti per apparire più alti
Per sembrare più alti possono essere utilissimi alcuni prodotti, tra cui:
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Integratori utili per aumentare l’altezza
Alcuni integratori potenzialmente utili per fornire un adeguato apporto di nutrienti all’organismo ed aumentare le possibilità di sviluppare la massima altezza possibile, sono i seguenti, selezionati dal nostro Staff medico:
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