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Sindrome di Lasègue-Falret (disturbo psicotico condiviso): quando la follia è “a due”
Con “disturbo psicotico condiviso“, anche chiamato sindrome di Lasègue-Falret o “psicosi condivisa” o “folie à deux” (cioè “follia condivisa da due”) in psichiatria si intende una sindrome psichiatrica molto rara nella quale un sintomo di psicosi – tipicamente una convinzione paranoica o delirante – viene trasmessa da un individuo ad un altro, tale per cui entrambi i soggetti soffriranno degli stessi deliri in modo sinergico e potenzialmente esponenziale. In inglese il disturbo viene chiamato ” shared psychosis” o “shared delusional disorder” o “Lasègue-Falret syndrome” o “induced delusional disorder” o ancora “shared psychotic disorder”.
La sindrome di Lasègue-Falret, qualora sia condivisa da più di due persone, può essere chiamata folie à trois (follia a tre), folie à quatre (follia a quattro), folie à famille (follia di famiglia) o anche folie à plusieurs (follia di molti) in base al numero di persone coinvolte. La follia di molti si presenta tipicamente in persone raggruppate, in cui un individuo (il “guru”) convince gli altri soggetti che fanno parte della “setta”, delle proprie convinzioni deliranti. Generalmente gli individui affetti vivono a contatto oppure sono socialmente o fisicamente isolati e hanno poche interazioni con altre persone.
Eponimo
La sindrome di Lasègue-Falret deve il suo nome ai due medici psichiatri francesi che per primi la descrissero nel XIX secolo: Charles Lasègue e Jules Falret.
Epidemiologia
Il disturbo delirante condiviso si trova più comunemente nelle donne con un quoziente di intelligenza leggermente superiore alla media, che sono isolate dalla loro famiglia e che hanno relazioni con una persona dominante che ha deliri. La maggior parte dei casi soddisfa anche i criteri per il disturbo dipendente di personalità, caratterizzato da una paura pervasiva che li porta ad aver bisogno di rassicurazioni, sostegno e guida costanti. Oltre la metà dei casi ha un parente con un disturbo psicologico che include deliri.
Classificazione
Il disturbo psicotico condiviso può essere di due tipologie, “imposée” e “simultanée.
Folie imposée (follia a due imposta)
Nella folie imposée una persona dominante (nota come “induttore”, “primaria” o “principale”) crea inizialmente un pensiero delirante durante un episodio psicotico e lo impone su un’altra persona o su altre persone (nota/e come “secondaria/e” o “associato/i”), presumendo che il soggetto o i soggetti “secondario/i” non avrebbero avuto il disturbo psicotico se non avessero interagito con l’induttore. In questo caso, se gli individui sono ricoverati separatamente in ospedale, i deliri della persona o delle persone indotta/e di solito scompaiono senza l’utilizzo di farmaci.
Folie simultanée (follia a due simultanea)
Nella folie simultanée due o più persone persone, che indipendentemente soffrono di psicosi, influenzano il contenuto dei rispettivi deliri, in modo che diventino uguali o molto simili tra loro. In questo caso, se gli individui sono ricoverati separatamente in ospedale, i deliri di ogni individuo psicotico permangono, ma tendono a tornare a differire tra loro.
Cause
Le cause esatte della follia a due sono sconosciute, tuttavia si conoscono due principali fattori di rischio che contribuiscono allo sviluppo del disturbo: lo stress intenso e l’isolamento sociale. Le persone che sono socialmente isolate insieme tendono a diventare dipendenti da coloro con cui sono isolate, portando a un’influenza degli induttori su coloro che li circondano. Le persone che sviluppano un disturbo delirante condiviso non hanno infatti altri che possano ricordargli che le loro idee siano impossibili o improbabili, di conseguenza i deliri si cementano nella mente dei soggetti isolati. Proprio per questo motivo il trattamento per il disturbo delirante prevede che le persone colpite vengano divise tra loro. Anche lo stress psico-fisico intenso e prolungato, specie se legato a shock ed eventi fortemente traumatici (ad esempio assistere alla morte violenta dei propri genitori) è un fattore comune nello sviluppo o nel peggioramento di varie malattie mentali, tra cui anche la follia a due. La maggior parte delle persone che sviluppano un disturbo delirante condiviso è geneticamente predisposta alla malattia mentale, ma questa predisposizione non è generalmente sufficiente per sviluppare un disturbo mentale: lo stress può fungere da innesco in individui predisposti geneticamente. Quando si è stressati, la ghiandola surrenale rilascia il cortisolo (l’ormone dello stress) nel corpo, aumentando il livello di dopamina nel cervello; questo cambiamento può essere collegato allo sviluppo di una malattia mentale, come un disturbo delirante condiviso.
Tipo di deliri
I deliri sono convinzioni o idee errate fisse, non condivisibili e persistenti, quindi che non cambiano anche quando a una persona vengono presentate prove contrastanti. Un delirio, per essere considerato come tale, deve essere considerato nell’ambiente storico-sociale-culturale del soggetto: ad esempio alcune idee di un aborigeno australiano o di un antico romano o di uno spagnolo vissuto nel Medioevo, non devono essere considerate deliri anche se possono essere considerate tali da un italiano che vive nell’anno 2000. I deliri che possono interessare gli individui colpiti da follia a due, possono essere di varie tipologie.
Deliri bizzarri
Sono quelli che sono chiaramente non plausibili e non compresi dai coetanei all’interno della stessa cultura, anche quelli con disturbi psicologici; per esempio un individuo può pensare che tutti i propri organi siano stati prelevati e sostituiti da quelli di qualcun altro mentre dormiva senza lasciare cicatrici e senza che si svegliassero. Oppure un individuo può pensare di essere già morto. O ancora il paziente è convinto che i propri pensieri o le proprie emozioni siano sotto il controllo di qualche forza esterna o che le proprie idee siano stati sostituite con quelle di altre persone.
Deliri non bizzarri
Comuni tra quelli con disturbi della personalità e compresi da persone all’interno della stessa cultura. Ad esempio, affermazioni infondate o non verificabili di “complotti”, come quella di essere seguiti dall’FBI in auto non contrassegnate e osservati tramite telecamere di sicurezza sono classificati come deliri non bizzarri.
Deliri congruenti all’umore
Questi corrispondono alle emozioni di una persona entro un determinato periodo di tempo, specialmente durante un episodio di mania o depressione. Ad esempio, un soggetto con mania e con questo tipo di delirio può credere con certezza che vincerà un milione di euro alla roulette in una notte specifica, nonostante non abbia ovviamente alcun modo per prevedere il futuro o influenzare la probabilità di un tale evento. Allo stesso modo, qualcuno in uno stato depressivo può sentirsi certo che la madre verrà colpita da un fulmine e morirà il giorno successivo, nonostante non abbia i mezzi per prevedere o controllare gli eventi futuri.
Deliri di umore neutro
Al contrario dei deliri congruenti all’umore, quelli di umore neutro non sono influenzati dall’umore e possono essere bizzarri o non bizzarri; la definizione formale fornita dal Mental Health Daily è “una falsa convinzione che non è direttamente correlata allo stato emotivo della persona”.
Conseguenze biopsicosociali
Come con molti disturbi psichiatrici, il disturbo delirante condiviso può avere un impatto fortemente negativo sugli aspetti psicologici e sociali del benessere di una persona. Lo stress irrisolto derivante da un disturbo delirante alla fine contribuirà o aumenterà il rischio di altri esiti negativi per la salute, come malattie cardiovascolari, diabete, obesità, problemi immunologici e altre patologie. Questi rischi per la salute aumentano con la gravità della malattia, soprattutto se una persona affetta non riceve o non si attiene a un trattamento adeguato. Le persone con un disturbo delirante hanno un rischio significativamente alto di sviluppare comorbidità psichiatriche come depressione e ansia. Il disturbo delirante condiviso può avere un impatto profondamente negativo sulla qualità della vita di una persona. Le persone a cui viene diagnosticato un disturbo di salute mentale sperimentano comunemente l’isolamento sociale, che può portare a compiere atti violenti contro sé stessi (auto-mutilazione, suicidio…) e gli altri. Un individuo con follia a due tende a non poter gestire il proprio lavoro ed essere licenziato, e a non poter gestire un matrimonio ed eventuali figli (perdita della potestà genitoriale e divorzio).
Diagnosi
Il disturbo delirante condiviso è spesso difficile da diagnosticare. Di solito, la persona con la condizione non cerca un trattamento, poiché non si rende conto che la sua illusione è anormale, poiché proviene da qualcuno in una posizione dominante di cui si fida. Inoltre, poiché la loro illusione si manifesta gradualmente e si rafforza nel tempo, il loro dubbio si indebolisce lentamente durante questo periodo. Il disturbo delirante condiviso viene diagnosticato quando il paziente soddisfa tre criteri:
- il paziente deve avere un delirio che si sviluppa nel contesto di una stretta relazione con un individuo con un delirio già stabilito;
- il delirio deve essere molto simile o addirittura identico a quello stabilito dall’altro individuo con delirio;
- il delirio non può essere meglio spiegato da nessun altro disturbo psicologico, disturbo dell’umore con caratteristiche psicologiche, un risultato diretto degli effetti fisiologici dell’abuso di sostanze o qualsiasi condizione medica generale.
Disturbo psicotico condiviso nel DSM-4, nell’ICD-10, nel DSM-5
Le classificazioni psichiatriche contenute nella penultima versione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali e nell’ultima versione della Classificazione internazionale delle malattie, si riferiscono alla sindrome di Lasègue-Falret come disturbo psicotico condiviso (DSM-4 – 297.3) e disturbo delirante indotto (ICD-10 – F24), sebbene la letteratura medica utilizzi in gran parte il nome originale. Questo disturbo non è però presente nell’ultima versione del DSM (il DSM-5, pubblicato negli USA nel maggio 2013 e nel 2014 in Italia) che considera i criteri insufficienti o inadeguati. Il DSM-5 non considera la sindrome di Lasègue-Falret come un’entità separata, ma come “disturbo delirante” o “altro spettro schizofrenico specificato” e “altro disturbo psicotico”.
Trattamento
Il primo passo del trattamento è quello di separare le due persone: in genere, nella follia a due imposta, questo potrebbe bastare a far scomparire o diminuire nel tempo i deliri trasmessi dall’induttore. Se questo non basta a fermare i deliri, ci sono due possibili linee d’azione: farmacologica e non farmacologica. Con il trattamento, i deliri, e quindi la malattia, alla fine diminuiranno così tanto che praticamente scomparirà nella maggior parte dei casi. Tuttavia, se non trattata, può diventare cronica e portare a ansia, depressione, comportamento aggressivo e ulteriore isolamento sociale: in questi casi i deliri probabilmente non scompariranno anche dividendo le due persone.
Terapia farmacologica
Se la separazione da sola non funziona, spesso vengono prescritti farmaci antipsicotici per un breve periodo per prevenire i deliri. Gli antipsicotici sono farmaci che riducono o alleviano i sintomi della psicosi come deliri o allucinazioni. Altri usi degli antipsicotici includono la stabilizzazione dell’umore per le persone con sbalzi d’umore e disturbi dell’umore (cioè nei pazienti bipolari), la riduzione dell’ansia nei disturbi d’ansia e la riduzione dei tic nelle persone con Tourettes. Gli antipsicotici non curano la psicosi, ma aiutano a ridurre i sintomi. I farmaci hanno più successo se sono associati a terapia non farmacologica. Sebbene gli antipsicotici siano potenti e spesso efficaci, hanno effetti collaterali, come l’induzione di movimenti involontari, quindi dovrebbero essere assunti solo se assolutamente necessario e sotto la supervisione di uno psichiatra.
Terapia non farmacologica
Le due forme più comuni di terapia per le persone con disturbo delirante condiviso sono la terapia personale e quella familiare:
- La terapia personale è una consulenza individuale che si concentra sulla costruzione di una relazione tra il consulente e il paziente e mira a creare un ambiente positivo in cui il paziente senta di poter parlare liberamente e in modo veritiero. Questo è vantaggioso, in quanto il consulente di solito può ottenere più informazioni dal paziente per avere un’idea migliore di come aiutarlo. Inoltre, se il paziente si fida di ciò che dice il consulente, sarà più facile smentire l’illusione.
- La terapia familiare è una tecnica in cui l’intera famiglia entra in terapia insieme per lavorare sulle proprie relazioni e per trovare il modo di eliminare l’illusione all’interno della dinamica familiare. Ad esempio, se la sorella di qualcuno è l’induttore, la famiglia dovrà essere coinvolta per garantire che i due stiano separati e per capire come la dinamica familiare funzionerà intorno a questo. Più supporto ha un paziente, più è probabile che si riprenda, soprattutto perché la follia a due di solito si verifica a causa dell’isolamento sociale.
Prognosi
Sfortunatamente, non ci sono molte statistiche sulla prognosi del disturbo delirante condiviso, poiché si tratta di una malattia molto rara e si pensa che la maggior parte dei casi non venga segnalata; tuttavia, con un trattamento adeguato, la prognosi sembra essere in genere molto buona.
Controversie
Ammettere che le idee deliranti di un gruppo di persone affette da tale disturbo, siano effettivamente dei deliri, entrerebbe però in conflitto con un punto fermo della psichiatria: il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali afferma infatti che una persona NON può essere diagnosticata come delirante se la credenza in questione è comunemente accettata dagli altri membri della loro cultura o sottocultura (altrimenti anche la religione cattolica, col suo credere in un dio invisibile, sarebbe considerata di pertinenza psichiatrica). Quando una comunità abbastanza ampia di persone finisce quindi per credere a qualcosa di falso – o comunque NON dimostrabile – e potenzialmente pericoloso basandosi esclusivamente sul “sentito dire”, queste credenze non sono quindi considerate “deliri”, bensì sono considerate “isteria di massa“. Una religione estesa in tutto il mondo è, per certi versi, un insieme di deliri talmente diffusi da dare origine ad una isteria di massa che si è a sua volta talmente diffusa da diventare “normale”. Quando una religione “ufficiale” cessa di essere ampiamente diffusa, torna ad essere delirio: ad esempio credere attualmente all’idea dell’esistenza di Zeus è considerato oggi un delirio, ma la psichiatria non l’avrebbe considerata tale 2000 anni fa. La religione torna ad essere delirio quando cessa di essere diffusa.
Curiosità
Il film del regista Todd Phillips, con protagonisti Joaquin Phoenix e Lady Gaga, che uscirà al cinema nell’ottobre del 2024 e seguito del film Joker (2019), prenderà il nome di “Joker: Folie à deux“. Si presume che quindi, nella trama, siano presenti dei riferimenti proprio alla malattia psichiatrica trattata in questo articolo.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Disfunzione erettile: 4 su 10 colpa dello stress e dell’ansia da prestazione
Quasi la metà dei casi di disfunzione erettile (quella che una volta veniva chiamata “impotenza”), non dipendono da cause organiche, bensì dalla psiche: paura ed ansia da prestazione possono impedire i corretti meccanismi di erezione del pene, a tutte le età.
L’importanza della mente
Lo ha spiegato il dott. Franco Avenia, presidente dell’Associazione italiana per la ricerca in sessuologia al Simposio di Andro-sessuologia durante il XIII Congresso nazionale della Sicgem a Roma: “Si può stimare che circa un 50% di casi di disfunzione erettile dipenda da cause organiche, il 10% è conseguenza di un disturbo psicopatologico primario, come la depressione, e circa il 40% ha cause psicogene: un eccessivo carico di stress, dovuto ad aspettative personali e sociali, cioè l’ansia da prestazione. Un fenomeno abbastanza diffuso, che vediamo soprattutto fra i giovani: l’età dei primi rapporti sessuali si è abbassata di nuovo intorno ai 12-13 anni: i maschi sono meno smaliziati delle coetanee, ma piuttosto insicuri e preoccupati. E vanno in crisi”.
Un circolo vizioso
Quando capita una “défaillance” di questo tipo si può reagire senza troppe conseguenze “se il soggetto è ottimista e sicuro di sé. Ma in caso di bassa autostima la risposta può essere la paura, che genera una serie di interrogativi: cosa mi sta succedendo? E’ una malattia? Si ripeterà? Sto diventando impotente? Questo meccanismo porta alla formazione di una traccia nella memoria emotiva, incosciente. La volta successiva, questa traccia lascerà emergere la paura che l’episodio traumatico possa ripetersi, mettendo l’uomo in una condizione di forte stress, che finisce col causare una nuova défaillance. Un circolo vizioso, in cui la negatività viene amplificata dall’importanza della partner o dalla sua reazione”. Per risolvere questi circoli viziosi solitamente i formaci non sono la risposta migliore: per curare un’ansia da prestazione patologica è certamente preferibile affidarsi ad uno psicoterapeuta.
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Psicoterapia ericksoniana: l’ipnoterapia
L’ipnoterapia ericksoniana è una psicoterapia che deriva dal lavoro clinico di Milton H. Erickson e basa una parte importante della sua efficacia sull’ipnosi. L’ipnosi è un metodo che viene utilizzato anche in altre psicoterapie. L’ipnoterapia ericksoniana, o psicoterapia ericksoniana, viene definita anche come psicoterapia breve (si deve proprio a Erickson il primo uso di questa locuzione). Si basa su alcuni assunti importanti:
- il paziente è un individuo unico e pertanto unico sarà l’approccio utilizzato per curare il paziente (tailoring);
- l’inconscio di ciascun individuo è pieno di risorse per risolvere i problemi del vivere quotidiano; le persone sono considerate come capaci di autoguarirsi e autocorreggersi se riescono a farlo;
- qualche individuo ha bisogno di aiuto per correggere i propri problemi e guarire dai propri sintomi; qualche volta una persona deve prima imparare delle abilità o deve orientare la propria attenzione verso nuovi modi di vedere le cose o di pensare;
- i sintomi e i problemi comportamentali sono frutto di un’inadeguata relazione tra mente conscia e mente inconscia;
- l’attività psicoterapeutica dell’ericksoniano è principalmente orientata alla risoluzione dei sintomi o dei problemi comportamentali portati nel setting dal paziente.
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