Divisione in quadranti della mammella (Q1 Q2 Q3 Q4)

MEDICINA ONLINE seno mammelle donna gravidanza cambia capezzoli areolaLa mammella femminile può essere idealmente suddivisa in quattro quadranti, costituiti da due linee perpendicolari che si intersecano presso il capezzolo.

  • QSE quadrante superiore esterno (Q1);
  • QSI quadrante superiore interno (Q2);
  • QIE quadrante inferiore esterno (Q3);
  • QII quadrante inferiore interno (Q4).

L’area tonda che include capezzolo ed areola, che ha il suo centro nel punto in cui si incontrano le due linee perpendicolari, prende il nome di “complesso areola capezzolo” (CAP, Q5).

Per meglio comprendere la disposizione dei quadranti, vedi quest immagine che raffigura i quattro quadranti della mammella

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Come riconoscere un nodulo maligno del seno da uno benigno?

MEDICINA ONLINE MAMMELLA SENO PETTO DONNA UOMO QUADRANTI Q1 Q2 Q3 Q4 FEMMINA FEMMINILE MASCHILE CAPEZZOLO AREOLA MUSCOLI PETTORALI CASSA TORACICA DOTTI GALATTOFORI INTROFLESSO PAGET TESSUTO ADIPOSO ECOGRAFIA MAMMOGRAFIASentire qualcosa sotto le dita quando si palpa il seno è sempre un elemento di ansia per una donna. Eppure i cosiddetti “noduli” non sono, nella maggior parte dei casi, sintomi preoccupanti. Come spiegano le linee guida della Società italiana di senologia, molto dipende dall’età di comparsa della formazione.

  • Fra i 20 e i 30 anni sono molto comuni i fibroadenomi, duri e fibrosi, dovuti alle variazioni ormonali tipiche dell’età. Possono essere dolorosi, specie in alcune fasi del ciclo, e regrediscono o diminuiscono con le gravidanze e l’allattamento.
  • Fra i 30 e i 50 anni, invece, sono comuni le cisti sierose, costituite da una capsula contenente liquido.

Fibroadenomi e cisti non devono essere confuse con tumore maligno, tuttavia per una donna è difficile con l’auto palpazione, capire la natura benigna o maligna di una formazione, per questo motivo, in caso di dubbio, è importante presto rivolgersi al medico, per una eventuale diagnosi il più precoce possibile, fatto questo che migliorerà la prognosi in caso di effettiva presenza di cancro.

Il medico esperto è capace, già alla palpazione, di distinguere una formazione benigna da una maligna. Una formazione benigna solitamente si muove se spostata con i polpastrelli, mentre una formazione maligna rimane aderente al piano sottostante. Inoltre fibroadenomi e cisti hanno un contorno regolare, mentre invece spesso le neoformazioni maligne hanno bordi irregolari. La diagnosi di certezza però deve essere effettuata solo con ulteriori esami come una ecografia (sotto i 35 anni) o una mammografia (sopra i 35 anni) o entrambe, spesso associate a biopsia ed indagine istologica.

Un nodulo che abbia caratteristiche maligne è tanto più probabile che sia un cancro, tanto più siano contemporaneamente presenti altre caratteristiche, come:

  • un ispessimento diverso dagli altri tessuti della mammella,
  • una mammella che diventa più grande o più bassa,
  • un capezzolo che cambia posizione, morfologia o si ritrae (capezzolo introflesso),
  • la presenza di una increspatura della pelle o di fossette, “pelle a buccia d’arancia”,
  • un arrossamento cutaneo intorno a un capezzolo,
  • una secrezione purulenta e/o ematica dal capezzolo,
  • dolore costante in una zona della mammella o dell’ascella,
  • un gonfiore sotto l’ascella o intorno alla clavicola.

Tutti i segni e sintomi finora elencati sono ancora più indicativi di cancro mammario, se il paziente presenta i seguenti fattori di rischio:

  • sesso femminile (ricordiamo infatti che il cancro mammario può colpire anche l’uomo, ma molto più raramente);
  • età avanzata (>30 anni, specialmente superati i 50 anni);
  • fumo di sigaretta;
  • genetica (altri casi in famiglia: madre, sorella…);
  • mancanza di procreazione;
  • esposizione ad inquinamento atmosferico;
  • mancanza di allattamento al seno;
  • elevati livelli di alcuni ormoni;
  • dieta ricca di grassi;
  • obesità.

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Differenza tra ecografia e mammografia nella diagnosi di tumore al seno

MEDICINA ONLINE MAMMELLA SENO PETTO DONNA QUADRANTI Q1 Q2 Q3 Q4 FEMMINA FEMMINILE MASCHILE CAPEZZOLO AREOLA MUSCOLI PETTORALI CASSA TORACICA DOTTI GALATTOFORI INTROFLESSO PAGET TESSUTO ADIPOSO ECOGRAFIA MAMMOGRAFIALe donne dispongono di strumenti molto efficaci per la diagnosi precoce del tumore del seno, tra essi sono di estrema importanza quelli appartenenti al campo della diagnostica per immagini, primo tra tutti la mammografia, affiancata da altri quali ecografia, risonanza magnetica e PET. La prevenzione è fondamentale perché individuare un tumore ancora molto piccolo aumenta notevolmente la possibilità di curarlo in modo definitivo, ma è importante scegliere lo strumento più adatto a noi, fermo restando che una visita senologica periodica è sempre indicata in tutte le donne al di sopra dei 20 anni, specie se hanno casi di tumore alla mammella in famiglia. Ricordiamo che per le donne positive al test genetico per BRCA1 o 2 è indicata un’ecografia semestrale ed una risonanza annuale, anche in giovane età.

Ecografia

L’ecografia è lo strumento più adatto per la diagnosi quando la paziente ha meno di 35/40 anni e/o ha una mammella di dimensione ridotta (con scarsa componente adiposa), la mammografia è meno raccomandata perché la struttura troppo densa del tessuto mammario in questa fascia di età renderebbe poco chiari i risultati. Ciò è determinato dal fatto che, per motivi legati alla restituzione dell’immagine, l’ecografia permette di trovare lesioni più facilmente quando la mammella è giovane (maggiore componente ghiandolare), mentre la mammografia permette la localizzazione di lesioni quando è maggiore la componente adiposa (pazienti meno giovani). Adipe e noduli hanno una ecogenicità simile, quindi una mammella fortemente adiposa renderebbe infatti più difficile riconoscere il nodulo.

In situazioni particolari, per esempio in caso di scoperta di noduli sospetti, è possibile approfondire l’analisi ecografica con una biopsia (agoaspirato) del nodulo e successiva indagine istologica.

L’ecografia ha molti vantaggi: per prima cosa è indolore, economica e lo strumento ecografico è facilmente reperibile in qualsiasi struttura sanitaria anche piccola. Un grande pregio della ecografia rispetto ad altre metodiche è che permette di visualizzare una struttura in tempo reale con molti vantaggi (si pensi ad esempio alla visualizzazione della reazione del nodulo alla mobilizzazione che – se presente – è indice di benignità), inoltre l’ecografia non utilizza radiazioni ionizzanti come invece avviene con la mammografia, ciò la rende utile nello studio di tessuti in una donna incinta e lo rende un esame ripetibile molte volte, senza alcun rischio per la paziente.

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Mammografia

La mammografia è lo strumento più adatto per la diagnosi quando la paziente ha più di 35/40 anni e/o ha una mammella di grandi dimensioni (con adipe maggiormente sviluppato). In questi casi l’ecografia è meno indicata perché – come già prima accennato – una mammella di una donna meno giovane ha solitamente una forte componente adiposa che rende difficile distinguere noduli sospetti in virtù di simile ecogenicità tra adipe e nodulo. Nella mammografia invece adipe e nodulo vengono restituiti con una “luminosità” differente e ciò rende il nodulo più facilmente distinguibile in una mammella con forte componente adiposa.

In caso di dubbio, è comunque certamente utile affiancare una ecografia alla mammografia. E’ importante ricordare che tra i 50 e i 60 anni il rischio di sviluppare un tumore del seno è piuttosto alto e di conseguenza le donne in questa fascia di età devono sottoporsi a controllo mammografico ogni anno. E’ anche importante ricordare che la mammografia, al contrario dell’ecografia, utilizza radiazioni ionizzanti e ciò la rende un esame difficilmente ripetibile, specie se la paziente è incinta.

Anche se la mammografia rimane uno strumento molto efficace per la diagnosi precoce del tumore del seno, oggi sono disponibili anche altre tecniche diagnostiche come la risonanza magnetica (ancora limitata a casi selezionati), la PEM (una tomografia a emissione di positroni – PET – specifica per le mammelle) e un nuovo esame già definito il Pap-test del seno che consiste nell’introduzione di liquido nei dotti galattofori (i canali attraverso i quali passa il latte) e nella successiva raccolta di questo liquido che porta con sé anche alcune cellule. Grazie al microscopio è poi possibile individuare quali tra le cellule fuoriuscite ha caratteristiche pretumorali permettendo una diagnosi molto precoce del tumore del seno.

Conclusioni

La mammografia è indicata in particolare dopo i 35/40 anni (o comunque nelle donne con adipe mammario molto sviluppato). Il seno, infatti, cambia con l’età: aumenta il tessuto adiposo – che appare scuro alla mammografia – mentre diminuisce il volume della ghiandola, che appare chiara. Su fondo scuro, quindi, ogni formazione sospetta diventa immediatamente visibile. Nelle donne più giovani, invece, in genere si verifica la situazione contraria: la massa della ghiandola (chiara) prevale sull’adipe (scuro), perciò è più difficile notare eventuali formazioni, specialmente se molto piccole. L’ecografia – mostrando invece gradazioni di grigio invertite rispetto alla mammografia – risulta l’opzione migliore nelle donne più giovani (prima dei 35/40 anni) o comunque in quelle con massa ghiandolare che prevale su quella adiposa.

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Cancro al seno: metastasi e sintomi avanzati del tumore

MEDICINA ONLINE PETTO MAMMELLA FORMICOLIO CIRCOLAZIONE CANCRO TUMORE DONNA MORTALITA MORTE PROGNOSI   CANCRO TUMORE SENO LINFATICI METASTASI SENTINELLA CARCINOMA DOTTI DUTTALE.jpgIl tumore avanzato della mammella si differenzia dal tumore al seno in fase precoce sotto molti aspetti. In fase precoce infatti il carcinoma mammario è localizzato solo alla mammella e tutti gli interventi sono concentrati su di essa. Negli stadi avanzati della malattia, invece, le opzioni di trattamento e gli obiettivi delle cure sono molto diversi.
Le donne con tumore avanzato alla mammella hanno esigenze particolari rispetto a quelle della più vasta comunità di persone che affrontano gli stadi precoci della malattia.
In ogni fase il trattamento diventa una componente importante della vita di ogni giorno. Nel caso del tumore avanzato, in particolare, l’obiettivo del trattamento è quello di ottenere il più duraturo controllo della malattia con la minima incidenza di effetti collaterali.
Parleremo del trattamento nel prosieguo di questa pagina. Prima di tutto, comunque, occorre tenere presenti alcune informazioni di base su quanto si verifica nell’organismo femminile in caso di tumore alla mammella.

Che cos’è il tumore della mammella?

La mammella è una ghiandola costituita da tessuto adiposo, dotti (condotti), vasi sanguigni e linfatici e i cosiddetti lobuli. Questi, contengono i dotti galattofori, e durante l’allattamento sono responsabili della produzione del latte che viene poi trasportato fino ai capezzoli.
I tessuti adiposi circondano i lobuli e i dotti. I vasi sanguigni fanno giunge- re il sangue all’interno dell’organo e quelli linfatici trasportano la linfa dalla mammella a gruppi di linfonodi, ghiandole linfatiche che si trovano nell’area dell’ascella, sopra la clavicola e nel torace, oltre che in molte altre zone del corpo. Un tumore si forma quando alcune cellule cominciano a proliferare in modo incontrollato: può essere benigno (ovvero non pericoloso per la salute) oppure maligno (ovvero potenzialmente pericoloso).

Stadi avanzati di carcinoma mammario Il carcinoma al seno, come tutti gli altri tumori, si verifica quando alcune cellule della mammella iniziano a riprodursi in modo anomalo e incontrollato.
Le cellule dei tumori benigni crescono con lentezza e rimangono confinate alla mammella, senza diffondersi in altre parti del corpo. I tumori maligni, invece, possono propagarsi dalla sede originaria del tumore ad altre aree dell’organismo per continguità, per continuità e per via sistemica. Il carcinoma mammario è un tumore maligno che si sviluppa a partire dalle cellule della mammella.

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Stadiazione

In medicina il tumore della mammella viene classificato in base agli stadi di malattia, che indicano il livello di crescita del tumore e la sua propagazione, ovvero lo sviluppo della patologia stessa. Di seguito descriviamo solo gli stadi avanzati del carcinoma mammario, tralasciando quelli iniziali:

Lo stadio IIIA include 2 diverse situazioni: nella prima, il tumore ha assunto dimensioni significative e si è propagato a diversi linfonodi ascellari (sotto il braccio) o a linfonodi adiacenti allo sterno; il tumore è di grandi dimensioni ma la propagazione ai linfonodi è contenuta.

Lo stadio IIIB descrive un carcinoma avanzato in cui il tumore si è propagato alla parete toracica o alla cute della mammella, con o senza propagazione ai linfonodi.

Lo stadio IIIC descrive un tumore che si è propagato ai linfonodi al di sotto o al di sopra della clavicola, a diversi linfonodi ascellari o ai linfonodi adiacenti allo sterno. Le dimensioni del tumore in questo caso non sono indicative ma conta soprattutto la propagazione della malattia alle sedi dei linfonodi.

LO STADIO IV
Il tumore mammario metastatico, conosciuto anche come carcinoma mammario in stadio IV, indica che il tumore si è propagato in altre parti del corpo oltre la mammella, ovvero ha dato luogo a metastasi a distanza dalla sua sede originaria, superando i linfonodi vicini e raggiungendo altri organi. Siti frequenti colpiti da metastasi sono fegato, ossa, polmoni e cervello.

Perché i tumori si propagano?

Le cellule tumorali si “sganciano” dai sistemi di controllo dell’organismo. Per questo, oltre a crescere in maniera incontrollata e a diventare insensibili ai meccanismi di morte programmata delle cellule (la cosiddetta apoptosi), possono avere la capacità di staccarsi dalla massa tumorale ed andare a stabilirsi in altri organi e tessuti, anche molto lontani da quelli di origine. Le cellule che daranno origine a metastasi possono viaggiare attraverso il sangue, perché si infiltrano nei vasi sanguigni, oppure nella linfa, un fluido che circola nel corpo e passa attraverso particolari “stazioni”, chiamate linfonodi. Infine, le cellule tumorali possono “svilupparsi” negli organi vicini alla mammella per semplice contiguità.
La diagnosi di carcinoma mammario metastatico può essere fatta già d’esordio oppure a distanza di tempo a causa della ripresa di malattia dopo l’asportazione del tumore primario e eventuale terapia adiuvante.
Il carcinoma mammario infatti può ripresentarsi anche dopo che la paziente è stata sottoposta a intervento chirurgico con o senza terapia adiuvante. Questo termine indica qualsiasi trattamento somministrato dopo l’intervento chirurgico, sia essa radioterapia o chemioterapia oppure ormonoterapia.
La terapia adiuvante viene somministrata per ridurre il rischio che la malattia tumorale si ripresenti. A volte, tuttavia, nonostante la terapia adiuvante, la malattia si può manifestare di nuovo. In questo caso si parla di ripresa di malattia. Infatti, anche se il tumore sembra essere definitivamente scomparso e non viene individuato per un certo perio- do attraverso le tecniche diagnostiche, a volte si può ripresentare per- ché alcune cellule cancerose non rilevate sono rimaste in qualche parte del corpo dopo il trattamento e quindi possono nuovamente svilupparsi fino a determinare una nuova massa tumorale, che può ripresentarsi dove è stato asportato il primo tumore alla mammella oppure in altre sedi a distanza dall’organo.
Ad altre donne, infine, viene posta la diagnosi di tumore alla mammella avanzato già in prima battuta. In questi casi il tumore viene scoperto quando non è più solo localizzato alla mammella ma si è propagato in altre parti del corpo.

Segni e sintomi del tumore avanzato della mammella

I sintomi del tumore alla mammella avanzato dipendono dalle dimensioni della massa tumorale e dalla sede delle metastasi. Non sempre, peraltro, questa condizione clinica provoca sintomi chiari: alcune donne con tumori avanzati non hanno alcun disturbo e le metastasi vengono individuate nel corso di un esame radiografico o altri controlli di routine.
Altre volte invece alcune donne presentano diversi sintomi, che tuttavia non sono necessariamente sempre un segno che la malattia è avanzata.

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Come si esegue la diagnosi

Oltre a una visita medica generale, lo specialista può avvalersi di diversi test per verificare se il carcinoma mammario ha dato origine a metastasi e per capire l’origine del tumore primitivo.

Analisi del sangue e dei tessuti

  • le analisi del sangue vengono spesso prescritte per verificare la causa di sintomi e segni come astenia, debolezza, febbre, comparsa di ecchimosi o perdita di peso. Le analisi per la ricerca dei livelli di al- cune sostanze nel sangue o di determinati marker tumorali possono offrire importanti indicazioni.
  • la biopsia consiste nel prelievo e nell’analisi di un piccolo campione del tessuto tumorale per stabilire i tratti biologici rilevanti del tumore e delle metastasi, come ad esempio la presenza di recettori ormonali sulla parete delle cellule cancerose.

Indagini strumentali 

  • la radiografia del torace non da informazioni dirette ma può permettere di capire se il carcinoma mammario ha provocato metastasi nei polmoni.
  • la tomografia computerizzata (TC) viene spesso utilizzata per ricercare la presenza di metastasi nel torace, in area encefalica o nelle aree addominali/pelviche.
  • la  risonanza magnetica (RM) produce un’immagine del corpo che consente di vedere se o dove si è propagato il tumore e se sono apprezzabili metastasi a carico del cervello e del midollo spinale. Aiuta ad approfondire il quadro a livello di sede epatica o alla colonna.
  • la scintigrafia ossea può aiutare a capire se il tumore si è propagato alle ossa, e in quali sedi.

Tipi di carcinoma mammario avanzato

Capire le caratteristiche del tumore è importantissimo oggi per il medico: grazie a queste informazioni, infatti, si può mettere a punto la giusta terapia per ogni paziente. Per questo è fondamentale conoscere il tipo e le caratteristiche del tumore, poiché permette allo specialista di individuare in anticipo i trattamenti a cui la paziente può rispondere in maniera ottimale. Per identificare il tipo di carcinoma mammario, il medico deve controllare 2 importanti caratteristiche delle cellule tumorali:

1) Lo stato dei recettori degli ormoni
2) lo stato dei recettori HER2 

Entrambe queste caratteristiche possono essere scoperte grazie ad una biopsia e alla conseguente analisi delle cellule tumorali.

Carcinomma mammario positivo ai recettori ormonali 
Le cellule del carcinoma mammario possono presentare o meno recettori degli ormoni sulla loro superficie. Se questi recettori sono presenti nelle cellule tumorali, ogni cellula cancerosa sta utilizzando ormoni (prodotti naturalmente dal corpo) per vivere, riprodursi e svilupparsi. Questo tipo di tumore è chiamato carcinoma mammario positivo ai recettori ormonali.

I recettori degli ormoni sono di due tipi:
1. recettori per gli estrogeni (ER);
2. recettori per il progesterone (PR).

Se le cellule tumorali presentano sulla propria superficie il recettore per gli estrogeni o per il progesterone, questo indica che gli ormoni stessi esercitano un’azione sulla capacità della cellula di replicarsi e riprodursi. La presenza dei recettori ormonali viene solitamente espressa in percentuale: quanto più questi sono presenti, tanto maggiore è lo stimolo allo sviluppo delle cellule cancerose da parte degli ormoni femminili.

Il carcinoma mammario negativo ai recettori degli ormoni
Non è influenzato dagli ormoni (estrogeni o progesterone) e le sue cellule non hanno bisogno degli stimoli ormonali per sopravvivere e riprodursi. Il carcinoma mammario positivo ai recettori degli ormoni si presenta in circa il 66% delle donne affette da carcinoma mammario

Carcinoma mammario HER2 – positivo 
Il tumore HER2-positivo è caratterizzato dalla presenza abnorme di recettori HER2, un tipo di recettori presenti sulla membrana di molte cellule e che in situazioni normali ne regolano la crescita e la proliferazione. Quando il numero dei recettori HER2 aumenta in modo anomalo si scatena una crescita cellulare incontrollata. Questo tipo di tumore è chiamato carcinoma mammario HER2-positivo e rappresenta il15-20% circa dei tumori della mammella. È possibile ricevere la diagnosi di una combinazione di stati dei recettori: ad esempio è possibile che un tumore possa essere HER2-positivo o HER2-negativo, così come possa avere una positività o negatività ai recettori ormonali.

Carcinoma mammario triplo-negativo 
Nel carcinoma mammario triplo-negativo, le cellule tumorali sono negative sia ai recettori ormonali che all’HER2. Mediamente il 10-20% dei carcinomi mammari sono triplo-negativi: queste forme tumorali vengono osservate principalmente nelle donne più giovani.

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Capezzolo dolorante e sensibile in uomo, donna, gravidanza e menopausa

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Dolori al capezzolo femminile e secrezioni: che fare e quali le cause?

Per prima cosa, è bene prestare attenzione a eventuali secrezioni anomale dal capezzolo. L’autopalpazione deve essere anche accompagnata dalla  spremitura del capezzolo. In questo caso, se si verifica una fuoriuscita di liquido limpido come acqua non vi è alcun significato; liquido verdastro, sino a divenire color smeraldo, potrebbe invece essere espressione di una mastopatia fibrocistica, per lo più già diagnosticata con la palpazione o attraverso una ecografia. Liquido lattescente, in qualsiasi periodo del ciclo, può essere legato a una iperprolattinemia, che va approfondita con un dosaggio su sangue. Liquido color marrone o rosso deve sempre mettere sull’avviso e spingere a un controllo specialistico, per una possibile patologia che va dal papilloma intraduttale al cancro.

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Palpazione e osservazione del capezzolo: perché è importante?

Prevenire vuol dire innanzitutto abituarsi a un autoesame della mammella da eseguire almeno una volta al mese, in fase immediatamente post-mestruale. Parte fondamentale di questo auto-esame è il controllo dei capezzoli: da farsi di fronte a uno specchio, in piena luce, a braccia prima lungo i fianchi e poi alzate sopra la testa, e, quindi, ponendosi di fianco allo specchio stesso. Areola e capezzoli dovranno sempre essere diritti (tenendo presente che alcune donne hanno capezzoli piatti o introflessi, come fatto costituzionale: cioè sono così sin dalla pubertà). Il colorito deve essere roseo, più o meno scuro, con pelle integra, senza squame attorno al capezzolo.

Come lenire il dolore ai capezzoli durante le mestruazioni o in menopausa?

A volte, per lenire il dolore, sia in fase premestruale che mestruale che in menopausa, qualche lieve massaggio con crema a base di fans può essere utile. Al limite, l’uso di antidolorifici non è controindicato, anche se si supponesse una gravidanza iniziale. Volendo, anche un leggero diuretico può tornare utile. Se il dolore è persistente, e, ad esempio, abbiamo notato qualche secrezione rossastra sul reggiseno, possiamo trovarci in presenza di una ragade al capezzolo.

Questo è un evento che può essere frequente in allattamento, ma anche al di fuori. In questo secondo caso, bisogna controllare ed eventualmente cambiare il tipo di reggiseno che si usa, perché può essere legato a un semplice attrito o a umidità che persiste (sopratutto se si fa sport) nell’indumento stesso.

Se succede in allattamento, accompagnandosi a dolori e bruciori molto forti, è necessario anche qui prevenire: intanto, apprendendo (magari con l’aiuto di una ostetrica o di una mamma esperta) come tenere il bimbo attaccato al seno: deve essere col visetto orientato perpendicolare al seno stesso, in modo che possa succhiare tutta l’areola e non il solo capezzolo, avendo, al momento in cui lo si “attacca”, la bocca bene aperta per succhiare in modo adeguato.

Come cura, una crema alla lanolina rappresenta ancor oggi la soluzione migliore, magari associata a dei copri capezzoli o a dei raccoglitori di gocce di latte in metallo (argento), molto utili nel preservare dall’umidità la zona. Impacchi freddi possono attenuare il senso di bruciore, ma non vi deve essere contatto diretto tra la parte ghiacciata e la zona dolorante.

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Dolore al capezzolo dell’uomo

Il dolore al capezzolo nell’uomo non è sempre indice di una situazione allarmante, anche se i disturbi che possono essere alla base di questo fastidio più o meno intenso possono essere davvero molti.  Anche negli uomini, come nella donna, il dolore al capezzolo può essere provocato da un cambiamento ormonale, che solitamente si manifesta nell’età della crescita”, vale a dire dai 10 anni e indicativamente fino ai 21-25 anni. Nel periodo della pubertà si possono notare fastidio e cambiamenti a livello del seno maschile, che talvolta possono essere accompagnati anche da gonfiore. Il problema, ovviamente, si risolve spontaneamente con la crescita. Talvolta il capezzolo dolorante nell’uomo può essere provocato dall’assunzione di alcuni farmaci, ma anche se si praticano discipline sportive come la corsa: il capezzolo del corridore è un disturbo che spesso colpisce le persone che praticano la corsa come sport ed è provocata dallo sfregamento delle maglie sulla zona interessata, dove il sudore può provocare arrossamenti, screpolature. Meglio indossare abiti adatti e usare creme appositi.

Noduli

Il dolore al capezzolo nell’uomo può essere provocato anche da noduli presenti in questa parte del corpo: i noduli possono essere sia benigni, nella maggior parte dei casi, sia maligni, quindi se il dolore è insistente e notate anche altri sintomi, chiedete consiglio al vostro medico curante, che saprà indirizzarvi verso gli esami di approfondimento e gli specialisti giusti per capire di che cosa soffrite. Talvolta, questo disturbo ci indica la presenza di altri disturbi che con il seno maschile non c’entrano molto, ma che colpiscono il torace e il petto, quindi meglio non sottovalutare mai questi sintomi: se il dolore al capezzolo persiste, consultate il vostro medico di fiducia.

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Capezzolo retratto (introflesso): cause, cancro al seno e trattamenti

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologo Nutrizionista Roma Cellulite Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare Dimagrire Tumore al seno 40 anni mammografiaIl capezzolo introflesso (o retratto) è una malformazione caratterizzata dall’assenza di prominenza del capezzolo, che risulta quindi come «risucchiato» all’interno del seno. Si presenta in due forme principali:

  • capezzolo introflesso reversibile: il capezzolo è introflesso a riposo, ma può estroflettersi manualmente o con il freddo;
  • capezzolo introflesso irreversibile: il capezzolo rimane introflesso anche se stimolato; è la forma più grave.

Il capezzolo introflesso può verificarsi sia nelle donne che nell’uomo.

Cause di capezzolo retratto

Questa anomalia è determinata da dotti galattofori (i tubicini che durante l’allattamento portano il latte al capezzolo) troppo corti, che trattengono all’interno della mammella il capezzolo. L’origine del problema, che colpisce in media 20 donne su mille, è di solito ereditario; in rari casi può essere causato da infiammazioni o da interventi chirurgici. Un tipo di capezzolo introflesso temporaneo, può presentarsi dopo l’allattamento.

Capezzolo introflesso e cancro alla mammella

Il capezzolo introflesso, specie se è monolaterale (solo su una mammella) e/o compare all’improvviso, può essere segno di tumore al seno. In questi casi, però, non si presenta da solo, bensì generalmente accompagnato da altri sintomi, come:

  • un ispessimento diverso dagli altri tessuti della mammella,
  • una mammella che diventa più grande o più bassa,
  • un capezzolo che cambia posizione o morfologia,
  • la presenza di una increspatura della pelle o di fossette, “pelle a buccia d’arancia”,
  • un arrossamento cutaneo intorno a un capezzolo,
  • una secrezione purulenta e/o ematica dal capezzolo,
  • dolore costante in una zona della mammella o dell’ascella,
  • un gonfiore sotto l’ascella o intorno alla clavicola.

FOTO DI CAPEZZOLO INTROFLESSO

Cure

Se il capezzolo introflesso è causato da tumore, la sua cura dovrà ovviamente passare attraverso il processo terapeutico specifico per questo tipo di patologia, a tal proposito leggi: Tumore alla mammella: cause, diagnosi e prevenzione

Nei casi più lievi e puramente estetici, per correggere l’anomalia si può ricorrere a dispositivi, simili a piccole ventose, che, creando dall’esterno un vuoto con pressione negativa, spingono il capezzolo in fuori. Devono essere applicati per circa 6-8 ore al giorno per almeno tre mesi. Gli svantaggi? Sono scomodi e visibili attraverso i vestiti. Inoltre, se la pelle è molto delicata, possono provocare l’ulcerazione del capezzolo.

Trattamento chirurgico

In caso di trattamento estetico, l’alternativa chirurgica è sicuramente la più efficace e consiste nell’effettuare una piccola incisione a livello del capezzolo, attraverso la quale rimuovere i tralci fibrosi e i dotti galattofori troppo corti. Al termine dell’operazione, il capezzolo verrà suturato sia all’interno (pull out), per proiettarlo in fuori, che sulla cute esterna (per affrancare meglio i margini). Poi verrà posizionata una medicazione ad anello (detta a ring). L’intervento, che ha una durata di 30-60 minuti, avviene in anestesia locale e in regime di day surgery. La medicazione applicata sulla mammella verrà rimossa dopo circa 5-7 giorni, eventuali punti di sutura, se non riassorbibili, dopo circa 10 giorni. Inizialmente la zona potrà risultare tumefatta, ma il gonfiore si ridurrà progressivamente fino a scomparire nell’arco di due settimane circa.

Dopo l’intervento

All’inizio la sensibilità di areola e capezzolo potrebbe essere alterata: ma si tratta di una condizione provvisoria, destinata a tornare alla normalità nell’arco di alcune settimane o di pochi mesi. In seguito a questa operazione, non è più possibile allattare. L’iter per avere le corrette indicazioni prevede una visita del medico di famiglia che, constatata l’anomalia, prescriverà una visita specialistica dal chirurgo plastico. Sarà poi quest’ultimo a decidere e a programmare, nell’ambito dell’attività ospedaliera, l’intervento, che ha un costo variabile fra i mille e i duemila euro.

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Mammella: anatomia e funzioni del seno e delle ghiandole mammarie

MEDICINA ONLINE PETTO MAMMELLA FORMICOLIO CIRCOLAZIONE CANCRO TUMORE DONNA MORTALITA MORTE PROGNOSI CANCRO TUMORE SENO LINFATICI METASTASI SENTINELLA CARCINOMA DOTTI DUTTALE ANATOMIALa mammella è una organo ghiandolare, nella maggioranza degli animali (tra cui l’essere umano) è pari, e nelle femmine di mammifero secerne il latte. Nel genere umano l’organo femminile ha grandezza e forma variabile in base a molti fattori, come genetica, età, elasticità della pelle e percentuale di massa grassa. La mammella destra e sinistra sono difficilmente uguali in dimensioni e perfettamente simmetriche. Oltre che strumento di nutrizione della prole, la mammella è – dopo la pubertà – una caratteristica sessuale secondaria della donna e rappresenta una parte del corpo erogena, molto sensibile e generalmente considerata fonte di attrazione sessuale.

Mammella, seno e petto

Con il termine “seno” ci si riferisce allo spazio compreso tra le mammelle, tuttavia, nella lingua italiana la parola “seno” viene comunemente usata come sinonimo di “mammella”. Va però precisato che tale termine, in riferimento alla mammella femminile, risulta essere errato, poiché il termine indica una concavità (come si può intuire da espressioni come “in seno a”, oppure “insenatura”, le quali indicano entrambe “qualcosa che sta all’interno”). Anche il termine “petto“, viene in italiano spesso utilizzato come sinonimo di mammella nel linguaggio comune, ma va ricordato che in realtà in medicina con “petto” si indica il torace nel suo insieme, e non solo le mammelle.

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Anatomia della mammella umana

La mammella umana è un organo pari (cioè è presente in due copie, la mammella destra e quella sinistra), posto nella regione anteriore del torace, ai lati della linea mediana, localizzata tra il terzo e il sesto spazio intercostale. La mammella poggia in particolare su due strutture muscolari: una più esterna, muscolo grande pettorale, ed una profonda, muscolo piccolo pettorale.

L’organo è costituito da due parti fondamentali:

  • tessuto adiposo;
  • strutture ghiandolari;

nel complesso queste componenti costituiscono la ghiandola mammaria. Fino al periodo della pubertà, le mammelle sono poco sviluppate e sono uguali in maschi e femmine. Nella pubertà lo sviluppo della mammella maschile si interrompe, mentre invece la struttura femminile, subisce uno sviluppo che varia da donna e donna, in base al corredo genetico ed alla presenza o non di eventuali patologie, specie quelle ormonali. La dimensione e la forma dell’organo femminile è molto variabile. Tale variabilità è principalmente dovuta alla quantità di tessuto adiposo presente ed alla sua localizzazione.

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La mammella femminile

La mammella femminile può essere idealmente suddivisa in quattro quadranti, costituiti da due linee perpendicolari che si intersecano presso il capezzolo.

E’ composta da varie componenti:

  • componente ghiandolare, (15-20 lobi), ognuno dei quali ha uno sbocco verso il capezzolo attraverso un dotto galattoforo;
  • componente adiposa, in cui sono inserite ed immerse le strutture ghiandolari;
  • componente fibrosa di sostegno, che genera suddivisioni tra le diverse appendici ghiandolari.

Capezzolo ed areola

Presso l’apice della mammella si trova il capezzolo, sporgenza esterna di forma conica, nella cui regione apicale presenta 15-20 forellini (pori lattiferi) che costituiscono lo sbocco dei dotti galattofori. Il capezzolo è circondato dall’areola, una regione circolare pigmentata avente diametro medio che varia dai 3 agli 8 cm. L’areola è caratterizzata da piccole sporgenze (tubercoli di Montgomery), dovute alla presenza sottostante di ghiandole sebacee, dette anche ghiandole areolari, esse sono considerate ghiandole mammarie rudimentali. Sia il capezzolo che l’areola sono dotati di fibre muscolari lisce, disposte sia circolarmente che radialmente, che ne permettono la contrazione, formano strutture che prendono il nome di muscoli areolari. La contrazione genera l’erezione del capezzolo ed il corrugamento dell’areola, nonché la contrazione dei dotti galattofori. Ciò permette, nel periodo dell’allattamento, un agevole deflusso del latte materno, cioè il nutrimento che, in seguito al parto, la madre fornisce al neonato. Il secreto della ghiandola mammaria è, nei primi giorni, una sostanza amarognola povera di grassi ma particolarmente ricca di proteine e immunoglobuline, detta colostro. Il colostro quindi trasferisce al lattante una sorta di immunità passiva, ha anche proprietà lassative. Successivamente ha inizio la secrezione di latte vero e proprio.

Lobi e lobuli della mammella

I fasci fibrosi della mammella, talvolta detti retinacoli, si portano in profondità e dividono il parenchima ghiandolare in lobi e lobuli. Ogni lobulo comprende gli alveoli che fungono da unità secernenti. Gli alveoli sono rivestiti da epitelio semplice poggiante su una membrana basale in cui sono intercalate cellule mioepiteliali che favoriscono la progressione del secreto attraverso dotti di calibro progressivamente crescente. Si comincia con i dotti alveolari per continuare in quelli lobulari ed arrivare ai dotti galattofori. Ogni lobulo ha il suo dotto galattoforo che sbocca lateralmente al capezzolo in un’ampolla, che prende il nome di seno galattoforo, questa ha la capacità di accumulare il secreto prodotto. L’epitelio da cubico semplice dei dotti alveolari diventa pluristratificato non cheratinizzato nei dotti galattofori.

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Vasi sanguigni e linfatici della mammella

  • L’arteria mammaria esterna (o toracica laterale), ramo dell’arteria ascellare, è responsabile della vascolarizzazione della regione superficiale della mammella e dei quadranti laterali (supero-laterale ed infero-laterale) della ghiandola mammaria. Le regioni profonde ed i quadranti mediali (supero-mediale ed infero-mediale) della ghiandola mammaria sono vascolarizzati da rami perforanti dell’arteria mammaria interna (o toracica interna), ramo dell’arteria succlavia. La mammella è inoltre raggiunta da rami mammari laterali delle arterie intercostali posteriori da II a VI.
  • Le vene fanno capo alle vene cefalica, giugulare esterna, mammaria interna e intercostali.
  • I linfatici posteriori e laterali fanno capo ai linfonodi ascellari, quelli mediali drenano nei linfonodi mammari interni. Si hanno inoltre anastomosi fra i linfatici delle due mammelle e con i linfatici addominali. Il drenaggio della linfa si deve inoltre ai linfonodi interpettorali di Rotter.

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Modificazioni fisiologiche della mammella in gravidanza

La mammella subisce notevoli modificazioni durante la gravidanza. Durante la prima metà della gravidanza la secrezione di estrogeni e progestinici induce ipertrofia alveolare e sviluppo di tutti i componenti della mammella, fatta eccezione del tessuto adiposo interstiziale, la cui massa diminuisce. L’areola, infatti, assume una colorazione più scura ed aumenta di diametro. Ciò è legato essenzialmente all’azione degli ormoni gonadotropi e, successivamente, dalla prolattina. La consistenza, poi, aumenta notevolmente in seguito al parto, dove l’ossitocina prodotta dall’ipotalamo induce la contrazione delle cellule mioepiteliali e quindi la secrezione di latte durante il periodo dell’allattamento. Le mammelle divengono più turgide durante il periodo mestruale e, in maniera più o meno evidente, in seguito all’eccitazione femminile. L’invecchiamento porta invece ad un progressivo calo di volume della mammella con riduzione della ghiandola e aumento del tessuto adiposo.

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La mammella maschile

L’organo maschile è decisamente meno sviluppato di quello femminile. Nel maschio la mammella è costituita da un piccolo rilievo, con una piccola areola ed un piccolo capezzolo (silloide). La struttura ghiandolare sottostante è composta da un numero ridotto di strutture alveolari prive di lume. Esistono dotti lattiferi, ma sono brevi e privi di vere e proprie ramificazioni. Durante l’adolescenza, in ogni caso, può esserci un aumento anche delle dimensioni della mammella maschile (ginecomastia puberale). Tale aumento, in realtà, è seguito solitamente da una regressione in un tempo breve (uno-due anni).

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Anomalie e patologie della mammella

Tra le patologie che colpiscono la mammella figurano patologie genetiche e patologie legate allo sviluppo. Tra le patologie genetiche figurano la politelia (la presenza di un soprannumero di capezzoli) o la polimastia (soprannumero di ghiandole mammarie). Sono in genere formazioni poco evidenti, non secernenti, che possono essere confuse con un lipoma se si tratta di ghiandola o con macchie cutanee o nei in caso di capezzoli rudimentali. Hanno la caratteristica di presentarsi costantemente lungo una linea ideale che va dalla cavità ascellare alla radice interna della coscia, la cosiddetta linea del latte, milk line degli autori anglosassoni e che coincide con quella presente in alcuni mammiferi. Tra le patologie legate allo sviluppo, si può verificare nei maschi uno sviluppo volumetrico mono o bilaterale, detto ginecomastia. La mammella femminile, invece, nel corso dello sviluppo può andare incontro ad un numero maggiore di anomalie, tra cui:

  • il mancato sviluppo nel periodo della pubertà, solitamente legato a casi di agenesia delle ovaie o di deficienza ovarica;
  • l’ingrossamento prematuro dell’organo, spesso correlato ad una sindrome di pubertà precoce;
  • l’ipertrofia dell’organo (detta anche macromastia).

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Possono anche verificarsi casi in cui una o entrambe le mammelle siano mancanti (amastia), sebbene anomalie di questo tipo siano spesso correlate a malformazioni sistemiche ben più gravi, generalmente incompatibili con la vita. In ogni caso, le patologie vere e proprie sono legate a problemi nel delicato equilibrio degli ormoni provenienti essenzialmente da surrene e, soprattutto, ipofisi. Altri fattori determinanti lo sviluppo di patologie sono eventuali lesioni traumatiche a cui la mammella viene sottoposta o processi infiammatori cronici, che possono sfociare o complicare le forme tumorali (vedi mastopatia). Una patologia infiammatoria dovuta a traumi o iatrogena è la malattia di Mondor.

Visita senologica e palpazione

Per la prevenzione e la diagnosi precoce delle malattie che interessano la mammella, è particolarmente importante la visita senologica e la palpazione (fatta dal medico e da sole). L’esame clinico mira principlamente ad identificare eventuali lesioni o noduli sospetti ed indirizza nella scelta delle indagini strumentali (ecografia e mammografia) per l’approfondimento diagnostico. Inoltre il senologo potrà richiedere esami del sangue ed una radiografia del torace, per valutare ed indagare in maniera più efficace una situazione clinica sospetta. Per approfondire, leggi:

Chirurgia plastica del seno 

La chirurgia plastica è in grado di rimodellare il seno, a scopo di miglioramento estetico oppure per riparare i danni indotti da interventi quali l’asportazione di un tumore. Di frequente, vengono utilizzate protesi in silicone o altro. Tali protesi però presentano aspetti controversi, in parte discussi ed esaminati nelle relative voci. Un’ altra tecnica usata in medicina e chirurgia estetica per il seno è la radiofrequenza, a tal proposito leggi: Rassodare il seno senza chirurgia con la Radiofrequenza Monopolare

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Classificazione e stadiazione delle fasi del tumore alla mammella

MEDICINA ONLINE LABORATORIO BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE FECI URINE GLICEMIA ANALISI GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LEUCEMIA FERRO FALCIFORME MIn caso di tumore maligno alla mammella, esistono vari sistemi di classificazione, i quali sono molto importanti perché influenzano molto il trattamento, la prognosi e la mortalità. Una descrizione ottimale di una neoplasia alla mammella deve includere tutti questi fattori:

  • Istopatologia Il cancro alla mammella in primo luogo è solitamente classificato per il suo aspetto istologico. La maggior parte dei tumori alla mammella sono derivati dall’epitelio di rivestimento dei dotti galattofori o dei lobuli e questi tumori sono classificati rispettivamente come duttali o lobulari. Per carcinoma in situ si intende la crescita di cellule cancerose o precancerose di basso grado all’interno di un compartimento tissutale particolare, come il dotto mammario, senza che vi sia una invasione dei tessuti circostanti. Al contrario, il carcinoma invasivo non si limita al compartimento tissutale iniziale.
  • Grado. Questa classificazione confronta l’aspetto delle cellule tumorali della mammella con il tessuto mammario normale. Le cellule normali in un organo come la mammella si differenziano, il che significa che esse assumono forme e forme specifiche a seconda della loro funzione che rivestono nell’organo. Le cellule tumorali perdono tale differenziazione. Nel tumore, le cellule che normalmente si dovrebbero schierare in modo ordinato per formare i condotti del latte, diventano disorganizzate. La divisione cellulare diventa incontrollata. I nuclei delle cellule perdono di uniformità. I patologi descrivono le cellule come ben differenziate (basso grado), moderatamente differenziate (grado intermedio) e scarsamente differenziati (alto grado), a seconda di come le cellule perdono progressivamente le caratteristiche proprie delle cellule normali. Tumori scarsamente differenziati hanno una prognosi peggiore.
  • Stadio. La stadiazione del cancro della mammella utilizza il classificazione TNM che si basa sulle dimensioni del tumore (T), sulla sua diffusione ai linfonodi (N) ascellari e se vi è la presenza di metastasi (M), cioè la sua diffusione ad una parte più lontana del corpo. Una dimensione più grande del tumore, la diffusione linfonodale e la presenza di metastasi, comporta un punteggio TNM elevato e una prognosi peggiore.

Le tappe principali sono:

  • Stadio 0 è una condizione pre-cancerosa o marcatore, o il carcinoma duttale in situ o carcinoma lobulare in situ.
  • Fasi 1-3 sono all’interno della mammella o linfonodi regionali.
  • Fase 4 è il cancro ‘metastatico’ che ha una prognosi meno favorevole.

Se disponibili, gli studi di imaging biomedico possono essere utilizzati come parte del processo diagnostico nei casi selezionati per la ricerca di metastasi. Tuttavia, nei casi di tumore mammario con basso rischio di metastasi, i rischi associati alle scansioni PET, TAC o scintigrafia ossea, superano i possibili vantaggi, in quanto queste procedure espongono il paziente ad una notevole quantità di radiazioni ionizzanti potenzialmente pericolose.

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T
Dimensioni del tumore
T0 Nessun tumore rilevabile
Tis Carcinoma in situ, non invasivo
T1 fino a 2 cm
T1mic Microinvasione fino a 0,1 cm
T1a >0,1 cm ma ≤ 0,5 cm
T1b > 0,5 cm fino a 1 cm
T1c > 1 cm fino a 2 cm
T2 > 2 cm fino a 5 cm
T3 > di 5 cm
T4 Qualsiasi dimensione con estensione alla parete toracica o alla pelle
N
Coinvolgimento linfonodale
N0 Nessuno
N1 1–3 nell’ascella
N2 4–9 nell’ascella
N3 10 o più nell’ascella o
al di sotto/sopra della clavicola
M
Presenza di metastasi
M0 Non rilevabili
M1 Rilevabili (più frequentemente a polmone, fegato e ossa)

Stato dei recettori

Le cellule del cancro alla mammella possiedono dei recettori sulla loro superficie, nel loro citoplasma e nel nucleo. Alcuni messaggeri chimici, come gli ormoni si legano ai recettori e questo provoca variazioni nella cellula. Le cellule del cancro al mammella possono avere o non avere tre recettori importanti: il recettore dell’estrogeno (ER), il recettore del progesterone (PR), e l’HER2/neu. Le cellule tumorali ER+ (cioè le cellule tumorali che hanno recettori per gli estrogeni) dipendono dagli estrogeni per la loro crescita; questo implica che esse possono essere colpite con farmaci che bloccano gli effetti degli estrogeni (ad esempio il tamoxifene) e generalmente la malattia ha una prognosi migliore. Senza trattamento, i tumori mammari HER2+ sono generalmente più aggressivi di quelli HER2-[87][88], tuttavia le cellule tumorali HER2 + rispondono ai farmaci, come l’anticorpo monoclonale trastuzumab (in combinazione con la chemioterapiaconvenzionale), e ciò ha migliorato in modo significativo la prognosi.[89] Le cellule prive di questi tre recettori vengono chiamate triplo-negative, anche se spesso esprimono recettori per altri ormoni, come il recettore degli androgeni e il recettore della prolattina.

Test del DNA

Il test del DNA può essere di vario tipo, tra cui quello a microarray, e ha come obbiettivo il confronto tra le cellule normali a le cellule del carcinoma. Le specifiche modifiche, in un particolare per il cancro al mammella, possono essere usate per classificare il tumore in diversi modi e possono aiutare nella scelta del trattamento più efficace.

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