Lo smog fa male alle ossa: aumenta il rischio di osteoporosi e fratture

MEDICINA ONLINE INQUINAMENTO SMOG CANCRO CANCEROGENO FUMO INDUSTRIA SCARTI NUCLEARE TECNOLOGIA METALLI PESANTI PM10 NANOPARTICELLE MOLECOLE INDUSTRIALE OCCIDENTE TUMORE ARIA OSSIGENO.jpgL’inquinamento porta molti danni all’organismo, tra cui l’indebolimento delle ossa, fatto che favorisce l’osteoporosi: è questo il risultato di uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet Planetary Health condotto presso la Columbia University’s Mailman School of Public Health. Dalla ricerca emerge che i ricoveri per frattura aumentano al crescere dell’inquinamento atmosferico ed evidenzia che lo smog si associa a perdita di densità ossea (condizione tipica dell’osteoporosi) e ridotta concentrazione di ormone paratiroideo nel sangue (l’ormone che presiede all’assorbimento del calcio e ha un ruolo nella mineralizzazione delle ossa).

Lo studio

La ricerca si è svolta in due tempi: nella prima parte gli esperti hanno studiato 9,2 milioni di ricoveri per fratture legate a osteoporosi e hanno rilevato che anche un piccolo aumento delle concentrazioni di particelle inquinanti (particolato fine) porta a un aumento delle fratture tra gli anziani. Nella seconda parte del lavoro gli esperti hanno studiato 692 individui di mezza età e visto che coloro che vivono in aree più inquinate presentano una minore densità ossea e minore concentrazione dell’ormone paratiroide.

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Camminare allunga vita, anche meno di 2 ore a settimana

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Una ricerca pubblicata sull’American Journal of Preventive Medicine e condotta da Alpa Patel, del Cancer Prevention Study-3 for the American Cancer Society (ACS), regala una buona notizia a chi tiene alla propria salute ma è abbastanza pigro: camminare, anche per meno di 2 ore a settimana (ovvero meno dei 150 minuti settimanali raccomandati dalle autorità sanitarie), allunga la vita e riduce il rischio di morte.

Meno di quanto si pensasse

Le raccomandazioni vigenti dicono che è bene svolgere almeno 150 minuti di attività fisica moderata a settimana (la camminata è un buon esempio) o 75 minuti settimanali di attività più intensa, ma secondo la ricerca di Patel – che ha coinvolto ben 140 mila persone – si ottengono buoni risultati in termini di riduzione della mortalità per tutte le cause (cardiovascolari, respiratorie, tumori etc) anche facendo meno. Anzi la ricercatrice ha visto che camminare meno di 2 ore a settimana riduce sensibilmente il rischio di morte rispetto alla completa sedentarietà e che rispetto a camminare anche 5 ore settimanali il guadagno in termini di ulteriore riduzione del rischio non è poi così elevato.

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Curare l’impotenza senza i farmaci è possibile con le onde d’urto

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I risultati preliminari del primo studio multicentrico italiano coordinato dalla Società Italiana di Andrologia (SIA), condotto su circa 100 pazienti e tuttora in corso, danno speranza agli uomini che soffrono di disfunzione erettile, quella che una volta veniva chiamata impotenza.

La ricerca

Tale studio indica che le onde d’urto a bassa intensità potrebbero in futuro rappresentare una nuova opzione terapeutica per i pazienti con disfunzione erettile di grado lieve e moderato, pari a un terzo degli oltre tre milioni di pazienti nel nostro Paese. Il trattamento non provoca effetti collaterali, non è invasivo ed è rapido e indolore. I risultati risultati sono stati positivi nel 70% dei pazienti di grado lieve/medio, che ha smesso di utilizzare farmaci per tornare a una sessualità spontanea mentre nei pazienti più gravi la risposta alla terapia orale è migliorata nel 40% dei casi. L’indagine, avviata un anno fa, ha coinvolto pazienti dai 18 ai 65 anni con disfunzione erettile su base organica in cura presso centri ospedalieri o universitari a Firenze, Napoli, Trento, Bari e Trieste.

Onde d’urto

Le onde d’urto sono onde acustiche ad alta energia che vengono applicate sul pene attraverso specifici dispositivi, in sedute che durano circa dieci minuti e che vanno ripetute per un totale di sei trattamenti complessivi. La terapia fisica viene così portata esattamente dove serve e agisce stimolando la circolazione peniena, attraverso la crescita graduale di nuovi vasi sanguigni (angiogenesi), restituendo al paziente l’erezione spontanea, perché la circolazione nel pene torna normale o comunque migliora e può garantire un’erezione più efficiente.

Dati promettenti

Alessandro Palmieri, Presidente SIA e coordinatore dello studio multicentrico: “I dati di follow up a sei mesi sono molto promettenti. Negli uomini con disfunzione erettile di grado lieve/medio, la terapia ha successo e garantisce un netto miglioramento nel 70% dei casi. Successo significa in questo caso possibile guarigione: i farmaci contro la disfunzione erettile hanno rivoluzionato le abitudini sessuali ma restano cure “on demand”, incapaci se non in rari casi di ripristinare la funzione erettiva. Le onde d’urto invece riescono a ristabilire il meccanismo dell’erezione, consentendo il ritorno a una sessualità naturale senza necessità di programmazione dei rapporti. Si tratta però di una tecnica ancora emergente e la ricerca ha il compito di approfondire i meccanismi di azione della metodica”.

Integratori alimentari efficaci nel migliorare quantità di sperma, erezione e libido maschile e femminile

Qui di seguito trovate una lista di integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di migliorare la prestazione sessuale sia maschile che femminile a qualsiasi età e trarre maggiore soddisfazione dal rapporto. Ogni prodotto viene periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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Chemioterapia: durata, in pastiglie, come funziona, fa male, perché farla?

MEDICINA ONLINE CURA CHEMIOTERAPIA SISTEMICA REGIONALE LOCALE RADIOTERAPIA CHIRURGIA FARMACO FA MALE AIUTO INFERMIERA AMORE CURA FA MORIRE TUMORE CANCRO SENO EFFETTI COLLATERALI CALVI CAPELLI PASTIGLIA DURATA COME FUNZIONACon “chemioterapia” in medicina oncologica si descrive una modalità terapeutica che distrugge le cellule neoplastiche attraverso la somministrazione di farmaci particolari, chiamati chemioterapici. La chemioterapia può essere sistemica o loco-regionale (a seconda del campo d’azione del farmaco) e può essere neoadiuvante o adiuvante.

I farmaci chemioterapici sono di vari tipologie e possono essere assunti:

  • per bocca in forma di compresse;
  • iniettati per via endovenosa o intramuscolare;
    nella colonna spinale;
  • in una cavità organica;
  • in un organo.

Funzionamento della chemioterapia

La maggior parte dei chemioterapici antitumorali disponibili danneggia e provoca la morte delle cellule tumorali interferendo, con modalità differenti, con la sintesi del DNA e, quindi, con la capacità delle cellule di crescere e moltiplicarsi. Anche la chemioterapia, come la radioterapia, può purtroppo danneggiare cellule normali, in particolare quelle che si dividono più rapidamente, e ciò può determinare effetti collaterali tipici come perdita di capelli, nausea, vomito e anemia. La modalità di attuazione della chemioterapia dipende dal tipo e dallo stadio del tumore ma anche in base alle condizioni generali del paziente. La chemioterapia è spesso usata in associazione a chirurgia e radioterapia per trattare tumori diffusi e recidive o nel caso in cui ci sia forte probabilità di recidiva.

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Perché è utile sottoporsi a chemioterapia?

La scelta di sottoporre un paziente a chemioterapia può mirare nei diversi casi a obiettivi differenti:

  • eliminare definitivamente la malattia, nel caso di tumori molto sensibili a questi trattamenti;
  • ridurre il volume della massa tumorale  prima di un’operazione chirurgica o della radioterapia (chemioterapia neoadiuvante) così da rendere l’intervento più efficace e meno demolitivo e poter limitare l’irradiazione a zone più ristrette;
  • prevenire il ritorno della malattia trattata con un intervento chirurgico o con la radioterapia, eliminando cellule tumorali che  possono essersi staccate dal tumore e diffuse in altre parti del corpo, pur non avendo ancora dato luogo a metastasi rilevabili con gli strumenti diagnostici attualmente a disposizione (chemioterapia adiuvante o precauzionale);
  • prolungare la sopravvivenza o ritardare la progressione della malattia  quando questa non può essere eliminata del tutto, per esempio perché già diffusa nell’organismo;
  • migliorare i sintomi provocati dalla massa tumorale  quando questa non si può asportare chirurgicamente,  per limitare gli effetti legati all’ostruzione di canali (per esempio un bronco o l’intestino) e alla compressione degli organi vicini (per esempio all’interno della scatola cranica);
  • preparare l’organismo a un trapianto di midollo osseo o di cellule staminali. In questo caso si utilizzano dosi molto alte di farmaci.

Chemioterapia: durata

La somministrazione dei farmaci chemioterapici avviene in modo variabile in base a vari fattori (adiuvante, neoadiuvante, tipo ed estensione di tumore…). Generalmente vengono somministrati al paziente attraverso cicli di trattamento a cadenza variabile (settimanale, trisettimanale…). La durata di ogni somministrazione può variare (da minuti a ore) a seconda dei farmaci utilizzati; generalmente le sedute sono eseguite in regime ambulatoriale e solo in alcuni casi particolari può essere necessario il ricovero in ospedale.

In genere la chemioterapia si prolunga per un periodo che va da tre a sei mesi, nel corso del quale si effettuano in genere da tre-quattro a sei-otto cicli di trattamento.
Il programma tuttavia può cambiare in relazione al tipo di malattia, al singolo paziente e alla reazione individuale alle cure.

Ricordiamo che con “ciclo di trattamento” si intende il periodo in cui si riceve il trattamento e la fase di intervallo prima di quello successivo. Un ciclo di 3 settimane, per esempio, può prevedere la somministrazione dei farmaci solo al primo giorno, e 20 giorni senza trattamenti.

La chemioterapia fa male?

Alcune cellule del nostro corpo condividono con le cellule tumorali una caratteristica: la capacità di crescere molto rapidamente. Per questo i farmaci chemioterapici, che agiscono sulla capacità delle cellule di moltiplicarsi, possono distruggere anche alcune cellule sane che si riproducono attivamente, come già accennato all’inizio dell’articolo. Tra queste ci sono le cellule del sangue, quelle dei follicoli piliferi, che producono peli e capelli, le cellule che rivestono la bocca, lo stomaco e l’intestino, e quelle degli organi riproduttivi. Il danno a queste cellule è la causa dei principali effetti collaterali della chemioterapia, come la perdita di capelli, l’anemia, la stanchezza, la nausea, il vomito, la diarrea, le infezioni, la formazione di lividi o piccole emorragie. Tuttavia i tessuti normali hanno la capacità di rimediare a questi effetti negativi una volta che la terapia è terminata, e per questo la probabilità di effetti collaterali a lungo termine è molto ridotta, gli effetti collaterali stessi tendono a sparire precocemente al termine della terapia. In ogni caso i vantaggi della chemioterapia (adiuvante o neoadiuvante) sono comunque maggiori rispetto ai danni ed agli effetti collaterali: questo va tenuto sempre a mente.

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Differenza tra chemioterapia adiuvante e neoadiuvante

MEDICINA ONLINE CURA CHEMIOTERAPIA SISTEMICA REGIONALE LOCALE RADIOTERAPIA CHIRURGIA FARMACO FA MALE AIUTO INFERMIERA AMORE CURA FA MORIRE TUMORE CANCRO SENO EFFETTI COLLATERALI CALVI CAPELLI PASTIGLIA DURATA COME FUNZIONA.jpgCon “chemioterapia” in oncologia si indica una modalità terapeutica che distrugge le cellule neoplastiche attraverso la somministrazione di farmaci particolari, chiamati chemioterapici. La chemioterapia può essere sistemica o loco-regionale (a seconda del campo d’azione del farmaco) e può essere neoadiuvante o adiuvante:

Chemioterapia neoadiuvante

La chemioterapia neoadiuvante ha l’obiettivo di ridurre il volume della massa tumorale PRIMA che venga trattata con un’operazione chirurgica o con la radioterapia, così da raggiungere tre scopi fondamentali:

  • rendere l’intervento chirurgico meno demolitivo;
  • limitare l’irradiazione radioterapica a zone più ristrette.

Chemioterapia adiuvante

La chemioterapia adiuvante ha l’obiettivo di prevenire il ritorno della malattia DOPO che sia stata trattata con un intervento chirurgico o con la radioterapia, eliminando cellule tumorali che possono essersi staccate dal tumore e diffuse in altre parti del corpo, pur non avendo ancora dato luogo a metastasi rilevabili con gli strumenti diagnostici attualmente a disposizione, così da raggiungere tre scopi fondamentali:

  • rendere l’intervento chirurgico più efficace;
  • limitare il rischio di metastasi;
  • limitare il rischio di ricadute.

Obiettivi comuni

Entrambi i tipi di chemioterapia hanno obiettivi comuni, che sono principalmente:

  • aumentare in generale l’efficacia della terapia antitumorale;
  • prolungare la sopravvivenza o ritardare la progressione della malattia  quando questa non può essere eliminata del tutto, per esempio perché già diffusa nell’organismo;
  • migliorare i sintomi provocati dalla massa tumorale  quando questa non si può asportare chirurgicamente,  per limitare gli effetti legati all’ostruzione di canali (per esempio un bronco o l’intestino) e alla compressione degli organi vicini (per esempio all’interno della scatola cranica).

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Quando si fa la radioterapia e quando la chemioterapia?

MEDICINA ONLINE CURA RADIOTERAPIA SISTEMICA REGIONALE LOCALE CHIRURGIA FARMACO FA PIU MALE CHEMIOTERAPIA RAGGI X RADIOGRAFIA TAC FA MORIRE TUMORE CANCRO SENO EFFETTI COLLATERALI CALVI CAPELLI PASTIGLIA DURATA COME FUNZIONASia radioterapia che chemioterapia sono terapie utili in caso di tumore, sia da sole che in associazione tra loro e la chirurgia; la differenza sostanziale consiste nel modo in cui le due terapie “uccidono” le cellule tumorali: la radioterapia usa raggi X, mentre la chemioterapia usa particolari farmaci, chiamati chemioterapici. Per alcuni versi le indicazioni dei due trattamenti sono sovrapponibili, dal momento che il loro obiettivo comune principale è la lotta contro il tumore.

E’ “migliore” la radioterapia o la chemioterapia?

Non esiste un trattamento migliore dell’altro: ciò dipende da una grande quantità di variabili. Per decidere quale trattamento usare, i medici valutano diversi fattori, che sono ad esempio:

  • il tipo di tumore, più o meno sensibile ad una cura piuttosto che all’altra;
  • la sede in cui il tumore si è presentato la prima volta;
  • l’aspetto delle cellule tumorali al microscopio (cioè il grado  di severità del cancro);
  • la diffusione della malattia dal punto in cui si è sviluppata (cioè lo stadio di evoluzione del cancro);
  • l’obiettivo del trattamento (ridurre il tumore prima della chirurgia, evitare ricadute dopo la chirurgia, ridurre i sintomi del tumore, ridurre gli effetti collaterali…);
  • le condizioni generali del paziente.

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Quando viene prescritta la chemioterapia?

La chemioterapia generalmente non viene somministrata se il tumore è troppo piccolo e non ha intaccato i linfonodi. È il caso del tumore al cervello che reagisce alla radioterapia. È invece la terapia di eccellenza per preparare l’organismo a un trapianto di midollo osseo oppure di cellule staminali, come nelle leucemie. Viene anche prescritta dopo l’intervento chirurgico di asportazione del tumore, in questo caso si chiama “adiuvante” e serve per prevenire un eventuale ritorno della neoplasia DOPO LA CHIRURGIA, oppure è consigliata dopo un ciclo di radioterapia. Si definisce invece “neoadiuvante” quando si usa PRIMA DELLA CHIRURGIA per ridurre la massa tumorale o rendere fattibile e meno demolitivo l’intervento chirurgico. È anche consigliata in caso di metastasi per rallentare la progressione della malattia. Un ciclo completo di trattamenti dura tra i tre e i sei mesi, tra una somministrazione e l’altra passano tre settimane, il tempo necessario per il risveglio delle cellule dormienti. Inoltre durante questo lasso di tempo l’organismo può rigenerarsi e prepararsi alla successiva seduta.

Quando viene prescritta la radioterapia?

Al posto dei farmaci usati per la chemioterapia, nella radioterapia si usano radiazioni ad alta energia. L’obbiettivo rimane sempre lo stesso: quello di distruggere le cellule tumorali, ma senza danneggiare i tessuti sani. La radioterapia viene utilizzata per le forme tumorali sensibili ai raggi, come per il cancro testa-collo, cervello, prostata, ginecologico e mammella. La scelta dipende però da molte variabili, l’oncologo insieme al radioterapista, decide il tipo di terapia in base allo stadio della forma tumorale e alla localizzazione. In alcuni casi è più utile la radioterapia perché è in grado di arrivare alla meta con più facilità. È possibile anche associare le due terapie come nel caso di tumori del retto, perché in questo modo è possibile ridurre la massa tumorale ed evitare un intervento aggressivo e per la stessa ragione quelli dell’ano e dell’esofago. Si usa anche per alcuni tumori cerebrali, come il glioblastoma multiforme.

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Radioterapia: cosa mangiare e cosa non mangiare?

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Radioterapia: cosa mangiare e cosa non mangiare?

Quando si segue un trattamento di radioterapia non ci sono alimenti sconsigliati a prescindere, tuttavia – seguendo il buon senso – è importante seguire una sana alimentazione, limitando grassi e fritture e bevendo molti liquidi. In queste condizioni l’organismo ha bisogno di proteine, e di un buon apporto di energia, cioè di calorie. È quindi importante evitare diete ipocaloriche, specie se drastiche, e scegliere cibi quali carne, pesce, uova, formaggio, latte intero, legumi, frutta secca. Il medico comunque prima di iniziare il trattamento fornisce indicazioni precise su come mangiare, ed a volte raccomanda anche un colloquio con un dietologo.

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Perché sottoporsi a radioterapia? Quali sono i suoi scopi?

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Obiettivi della radioterapia

A seconda del tipo di tumore e delle condizioni cliniche del paziente la radioterapia può avere diversi obiettivi:

  • radioterapia radicale: ha lo scopo di eliminare completamente il tumore;
  • radioterapia palliativa: può essere consigliata per alleviare alcuni sintomi provocati dal tumore;
  • radioterapia preoperatoria, chiamata anchetrattamento neoadiuvante: è da eseguire prima dell’intervento chirurgico di asportazione del tumore per rimpicciolirne le dimensioni e renderne così più semplice l’operazione. Serve anche a ridurre il rischio che un piccolo numero di cellule malate possa eventualmente diffondersi durante l’intervento;
  • radioterapia postoperatoria  o trattamento adiuvante: può essere consigliato dopo un intervento chirurgico di asportazione del tumore, per aumentare le probabilità di eliminare ogni residuo del tumore;
  • radioterapia intraoperatoria, detta anche IORT (Intra-Operative RadioTherapy): consiste nella somministrazione di una dose di radiazioni nel corso dell’intervento chirurgico di asportazione del tumore. Richiede particolari apparecchiature e sistemi di protezione in sala operatoria, per cui viene eseguita solo in alcuni centri specializzati;
  • radioterapia total body: con questa procedura viene irradiato tutto l’organismo del paziente in modo da distruggere le cellule malate in alcuni particolari tumori, che colpiscono le cellule del sangue e del sistema linfatico, come alcuni tipi di leucemie o linfomi. Le cellule colpite saranno in seguito rimpiazzate da nuove cellule sanguigne o linfatiche sane grazie a un trapianto di midollo osseo o di particolari cellule progenitrici, dette cellule staminali.

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