Differenza tra omicidio volontario, colposo e preterintenzionale

MEDICINA ONLINE GIUSTIZIA LEGGE CODICE PENALE CIVILE AVVOCATO LEGISLAZIONE ASSASSIONIO MURDER OMICIDIO PRIMO GRADO SECONDO MURDER MANSLAUGHTER VOLONTARIO PREMEDITATO COLPOSO DOLOSO MORTE GIUDICE.jpgOmicidio volontario (o doloso)

L’omicidio volontario (o doloso) in diritto penale è il delitto previsto dall’articolo 575 del codice penale italiano che consiste nel provocare volontariamente la morte di una persona diversa dal reo, con qualsiasi mezzo/modalità questo venga realizzato, ad esempio usando un’arma da fuoco, un veleno o un’arma da taglio. La sua verifica avviene con l’accertamento del nesso di causalità fra la condotta aggressiva del reo e la morte. Il coefficiente psicologico è il dolo, tale deve sussistere al momento dell’azione e deve perdurare durante tutta la durata della stessa o finché la condotta aggressiva sia controllabile da parte dell’agente. Per dolo si intende la consapevolezza e la volontà di commettere un reato. Il dolo è uno degli elementi essenziali al fine di qualificare ciascun reato, l’art. 42 del c.p. prevede infatti che nessuno può essere punito per un’azione od omissione preveduta come reato, se non l’ha commessa con coscienza e volontà. L’omicidio volontario può essere distinto in

  • non premeditato: non pensato, pianificato ed organizzato anticipatamente rispetto all’atto dell’omicidio;
  • premeditato: pensato, pianificato ed organizzato anticipatamente rispetto all’atto dell’omicidio, quindi più grave.

Inoltre, nel caso in cui il reo provochi volontariamente la morte di più persone, si configura il reato di omicidio volontario plurimo o di strage. Ad esempio:

Correttamente il giudice di merito ritiene la sussistenza del delitto di strage e non di quello di omicidio volontario plurimo nel comportamento di appartenenti a un’associazione criminosa che, dopo aver fatto irruzione in un luogo aperto al pubblico, situato nel centro cittadino e frequentato da molte persone, abbia aperto il fuoco in maniera indiscriminata sia contro avversari non preventivamente designati sia contro persone estranee alla cosca avversaria, non rilevando che non si sia fatto ricorso a mezzi di natura tale (bombe o esplosivi) da cagionare la morte di un numero indeterminato di persone.

Cassazione penale sez. VI  20 novembre 1998 n. 3333

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Omicidio preterintenzionale

L’omicidio preterintenzionale è un delitto previsto dall’ordinamento italiano all’art. 584 del c.p. Il reato si consuma quando l’agente cagiona la morte della vittima come conseguenza di un’azione violenta. Si determina uno stato soggettivo di preterintenzione quando si vuole porre in essere un reato, ma le conseguenze della propria azione sono più gravi di quanto previsto (ad esempio, si vuole colpire con un pugno per provocare una percossa e invece si determina la morte della persona colpita). Sussiste il reato di omicidio preterintenzionale quando avviene la morte di un soggetto come conseguenza della condotta di cui agli artt. 581 (reato di percosse) o 582 (reato di lesioni personali). L’unica figura prevista nel nostro ordinamento oltre l’omicidio preterintenzionale, è l’aborto preterintenzionale (art. 18, c. 2, L. 194/1978).

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Omicidio colposo

L’omicidio colposo è un reato, previsto dall’art. 589 del codice penale. Ricorre quando qualcuno, per colpa, determina l’evento-morte di una persona: manca la volontà di determinare un qualsiasi evento costituente reato, ma l’evento si verifica ugualmente per colpa, cioè per negligenza, imprudenza, imperizia o per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline (art. 43 c.p.). All’accertamento causale si aggiunge quello sul “nesso colposo“: l’evento dev’essere la concretizzazione della regola cautelare violata. Appartiene alla categoria dei reati comuni di evento a forma libera.  Si tratta di un reato per cui non è configurabile il tentativo. Eventualmente è configurabile il reato di Lesione personale. Rientra nell’omicidio colposo anche la colpa cosciente quando chi commette l’azione prevede la possibilità di un evento, ma che resta, tuttavia, non voluto. Una sottile distinzione separa questa ipotesi dal dolo eventuale: il soggetto che compie l’azione, pur non volendolo, accetta il verificarsi dell’evento lesivo.

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Tentato omicidio

Il tentato omicidio, infine, si verifica quando un soggetto compie atti idonei, diretti in modo non equivoco a cagionare la morte di una persona ed è disciplinato dal combinato disposto dall’art. 56 c.p. e l’art. 575 c.p. Il tentativo (art. 56 c.p.), si configura quando un soggetto compie atti idonei, diretti in modo non equivoco a commettere un delitto, ma lo stesso non viene compiuto in quanto l’evento voluto dal soggetto non si è verificato, ovvero perché l’azione non è giunta a compimento.

Semplificando

Le differenze fra questi delitti, semplificando, sono le seguenti:

  • nel delitto di omicidio colposo (gravità più bassa) muore una persona ma il reo non voleva in alcun modo ucciderlo (es. investimento di un pedone);
  • nel delitto di omicidio preterinzionale (gravità media) muore una persona, ma in questo caso il reo voleva solo ferirla, non ucciderla (es. aggressione sfociata involontariamente nella morte della persona offesa);
  • nel delitto di omicidio volontario (gravità elevata) muore una persona che il reo voleva volontariamente uccidere, in modo premeditato o non (es. agguato);
  • nel delitto di tentato omicidio, invece, non si verifica la morte di nessuno, anche se il reo in questo caso voleva uccidere la sua vittima ed ha tentato di farlo in modo non equivoco con atti idonei (es. accoltellamento plurimo di una persona).

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Differenza tra arma automatica e semiautomatica con esempi

MEDICINA ONLINE MEDICINA LEGALE ARMA FUCILE PISTOLA MITRA ASSALTO AUTOMATICA SEMI DIFFERENZA.jpgCon “arma automatica” (in inglese “automatic firearm”) si intende un’arma da fuoco con la capacità di sparare in modo automatico, senza bisogno di ricaricare le stesse tra l’esplosione di una cartuccia e l’altra, in grado quindi di generare un fuoco continuo (continuano a sparare fino a che non finiscono i proiettili o viene rilasciato il grilletto). Esempi di arma a fuoco automatico, sono:

  • AK-47, senza dubbio il più celebre e diffuso tra i fucili di assalto, chiamato anche Kalašnikov, dal nome del suo inventore, il militare sovietico Michail Timofeevič Kalašnikov;
  • Beretta MAB 38 e Thompson, due mitra;
  • Breda Mod.30, un fucile mitragliatore;
  • SIG SG 510, un fucile da battaglia.

Con “arma semi-automatica” (in inglese “semi-automatic firearm”) si intende un’arma da fuoco che necessita della pressione del grilletto, con un meccanismo tale per cui successivamente al fuoco viene ricaricata la munizione successiva. Le armi semi-automatiche sono morfologicamente uguali alle armi automatiche: ciò che le differenzia è il sistema di scatto, il quale permette di sparare solamente un colpo ad ogni pressione del grilletto mentre le armi automatiche continuano a sparare fino a che non finiscono i proiettili o viene rilasciato il grilletto, anche se a volte il termine automatico viene incorrettamente usato per le armi semiauto. Storicamente sono comparse prima le armi automatiche rispetto a quelle semiautomatiche, ciò si spiega in virtù della maggiore complessità del sistema di scatto di un’arma semiautomatica rispetto ad una automatica. Esempi di arma a fuoco semi-automatico, sono:

  • M1 Garand;
  • M1 Carbine;
  • Tokarev SVT 40;
  • Mauser Gewehr 41/43.

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Differenze tecniche tra arma automatica e semiautomatica

Tecnicamente la differenza tra le due armi è una diversa organizzazione della catena di scatto: mentre nelle armi automatiche, una volta premuto il grilletto viene liberato il dispositivo di percussione che non viene più intercettato per essere bloccato in posizione armata durante la fase di ritorno dell’otturatore finché non viene rilasciato il grilletto stesso, nelle armi semiautomatiche, ogni volta che l’otturatore arretra durante la fase di sparo, il dispositivo di percussione viene intercettato e bloccato in posizione armata. Il successivo avanzamento dell’otturatore non cambia lo stato di armamento del percussore, che per essere liberato per effettuare una nuova azione di sparo deve essere di nuovo intercettato dagli elementi della catena di scatto durante il rilascio del grilletto, il quale potrà nuovamente liberare il dispositivo di percussione solo dopo essere stato premuto nuovamente.
Avvenuto ciò, ogni qualvolta si prema il grilletto si otterrà la risposta al fuoco e, oltre all’espulsione del bossolo, l’inserimento di una nuova cartuccia con conseguente riarmo del percussore. Queste operazioni proseguono sino a che il caricatore non si svuota a seguito di ripetute pressioni del grilletto: a quel punto l’arma può rimanere con l’otturatore aperto per segnalare che non può più sostituire nella canna vuota una nuova cartuccia.
Questi tipi di armi sparano quindi sempre a colpo singolo ad ogni pressione del grilletto, pur provvedendo alla ricarica di una nuova cartuccia in camera per essere pronte alla ripetizione del colpo appena si torna a premere il grilletto, a differenza delle armi a ripetizione manuale, che necessitano ad ogni colpo dell’azione manuale di ricameramento di una nuova cartuccia.

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Rendere reversibile la morte cerebrale? In USA ci stanno lavorando

MEDICINA ONLINE MORTE COSA SI PROVA A MORIRE TERMINALE DEAD DEATH CURE PALLIATIVE TERAPIA DEL DOLORE AEROPLANE TURBINE CHOCOLATE AIR BREATH ANNEGATO TURBINA AEREO PRECIPITA GRATTACIELO GResuscitare il cervello?

Sta facendo discutere da qualche settimana la dichiarazione di una società americana, nota come Bioquark, secondo la quale presto verranno avviate delle sperimentazioni sui cervelli di pazienti dichiarati cerebralmente morti. Questi test hanno lo scopo di verificare se è possibile riportare in vita il cervello o quantomeno dimostrare come il processo non sia del tutto irreversibile. Lo scorso anno la Bioquark aveva riferito che avrebbe inziato a condurre degli esperimenti in India, ma il governo americano aveva obbligato la società ad annullare tutti i test sugli esseri umani. Tuttavia quest’anno l’azienda ha comunicato che procederà con i test, ma non ha specificato il luogo dove tali esperimenti verranno avviati; si pensa sia in Sud America.

Il metodo

La Bioquark crede di poter riportare in vita i processi neuronali dell’encefalo grazie alle cellule staminali. Il primo step del test consiste nell’estrarre le cellule staminali e iniettarle di nuovo nel corpo. Successivamente nel midollo spinale del paziente deceduto verrà inserita una dose di peptidi. L’ultima parte dell’espirimento consiste nella stimolazione dei nervi attraverso l’utilizzo di un laser; tale operazione sarà continumanete monitorata tramite un elettroencefalogramma. Come dichiarato dal CEO, Ira Pastor, i test verranno effettuati subito sull’uomo, non ci saranno dunque esperimenti iniziali sugli animali.

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Un progetto pericoloso

Ad oggi tutta la questione è vista con grande difidenza da parte della comunità scientifica, sia per i metodi utilizzati sia per il risultato dichiarato, che per molti è difficilmente realizzabile. Inoltre come si può leggere dal sito del NCBI (National Center for Biotechnology Information):

“Questo progetto è stato approvato internamente in un ospedale a Rudrapur, India, ma non è stato esaminato dal Consiglio indiano per la ricerca medica o da qualsiasi comitato scientifico o etico esterno. Sebbene lo studio sia condotto in India e non sia soggetto alle norme americane, la Bioquark ha comunque  sede negli Stati Uniti”. Tale ricerca,dal forte dubbio etico, non sarebbe mai stata consentita negli USA.  Inoltre, sempre da quanto si legge sul sito del NCBI, la Bioquark “mira ad alterare lo stato iniziale dei tessuti e degli organi umani” ed “ha un brusco conflitto di interesse per intraprendere questa attività”.

Nessun fondamento scientifico

Alcuni medici hanno definito il metodo utilizzato dalla Bioquark come “privo di fondamenti scientifici”. Il bioetico Arthur Caplan e il neurologo Arian Lewis hanno dichiarato: “Purtroppo, questo studio non ha fondamenti scientifici. La scienza biomedica si basa sulla ricerca di una conoscenza attraverso l’osservazione e la sperimentazione. Lo studio di Bioquark sembra cercare di facilitare questa ricerca, tuttavia, l’indagine scientifica non può essere casuale, e gli studi umani devono essere basati su prove e aderire agli standard e alle normative.”

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Stella Walsh: un’atleta coraggiosa con un segreto inconfessabile

MEDICINA ONLINE STELLA WALSH ATLETA CORAGGIOSA SEGRETO INCOFESSABILE SESSOQuando il rapinatore tirò fuori una calibro 38, Stella Walsh, che a 69 anni aveva ancora una forza indomita, reagì cercando di afferrare l’arma. Partì un colpo che le perforò stomaco e intestino, lasciandola riversa sul terreno di un parcheggio di Cleveland.

Chi la uccise e chi ritrovò il suo corpo che lottava contro la morte non la riconobbe.
Non riconobbe Stanisława Walasiewicz, la bambina emigrata dalla Polonia a inizio ‘900, che aveva cambiato il suo nome in Stella Walsh.

Non riconobbe la centometrista che aveva vinto alle Olimpiadi di Los Angeles del 1932 stabilendo il record del mondo. Non riconobbe la donna che a Berlino nel 1936 confermò l’oro nei cento metri piani e trionfò anche nei duecento. Insomma non riconobbe una delle atlete più forti di tutti i tempi.

Stella, portata all’ospedale più vicino, si arrese sul tavolo operatorio. Era il 4 dicembre 1980. Come da prassi venne sottoposta all’autopsia. L’esame rivelò una verità che i giornali definirono “sconvolgente”. Stella soffriva di mosaicismo, una condizione allora scarsamente conosciuta, in cui diverse linee genetiche si ritrovano in uno stesso individuo. In particolare Stella aveva sia organi sessuali maschili che femminili.

La stampa cavalcò in maniera vergognosa la notizia, descrivendola come un mostro, uno scherzo della natura, un mezzo uomo. Si fecero avanti anche alcune sue storiche rivali degli anni ’30 che più o meno velatamente ventilarono la possibilità di toglierle le medaglie che aveva vinto nella sua lunga carriera.

La vita privata di Stella, il matrimonio fallito, le sue più intime confidenze, vennero passate al setaccio senza rispetto e senza pietà.
Ancora oggi il pregiudizio impera su questi argomenti e purtroppo alcuni bambini in diversi luoghi del mondo devono vivere la sorte di Stella. Costretta a nascondere fin da piccola un segreto che la famiglia giudicava ignominioso.

Ma Stella aveva scelto di essere una donna nella vita. E aveva scelto di essere un’atleta. La sua autopsia dimostrò che non aveva mai assunto sostanze che potevano modificare le sue prestazioni. Aveva vinto e lo aveva fatto regolarmente. Con la grinta e la forza di volontà di chi deve custodire un segreto inconfessabile, di chi si sente come gli altri ma viene additato come un diverso. Così Stella Walsh morì come aveva vissuto: lottando.

Lottando come emigrata povera in una società razzista, lottando come donna in una società maschilista, lottando come atleta per vedere riconosciuto il suo talento, lottando come individuo contro le discriminazioni che la circondavano.

E se il suo fisico le ha dato un vantaggio, ebbene signori, è l’unico vantaggio che questa donna abbia mai avuto nella vita.

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Muore davvero solo chi smette di…

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma MUORE DAVVERO SOLO CHI SMETTE DI IMPARARERiabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgMai smettere di migliorare la nostra conoscenza delle cose, della natura e dell’universo: muore davvero solo chi dà tutto per scontato, chi smette di imparare, chi non ha più curiosità.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Leonarda Cianciulli: la saponificatrice di Correggio ed i suoi omicidi misteriosi

MEDICINA ONLINE LEONARDA CIANCIULLI SERIAL KILLER ITALIA SAPONIFICATRICE CORREGGIO EMILIA VITTIME ASSASSINA.jpgLeonarda Cianciulli, con i suoi tre omicidi che le hanno fruttato il soprannome di “Saponificatrice di Correggio”, è stata per anni oggetto di studi di criminologi e psichiatri, protagonista di film, di canzoni e di molti libri che hanno cercato di ricostruire la vera di quella che è considerata una delle più terribili serial killer della storia. Tra il 1939 e il 1940, uccise e fece a pezzi per poi sciogliere nella soda caustica i corpi di Ermelinda Faustina Setti, Clementina Soavi e Virginia Cacioppo, tre donne che avevano avuto la sfortuna di frequentare la sua casa. La Cianciulli, raccontano le cronache di allora, è una donna socievole che aveva avuto una vita difficile: l’infanzia povera in un paese dell’Irpinia, qualche piccola truffa per sopravvivere, tre aborti, dieci figli morti in fasce e una madre che aveva osteggiato il suo matrimonio ed in punto di morte aveva maledetto lei e tutta la sua prole. Quasi tutto quello che si sa sulla Cianciulli è però estratto dal suo memoriale, intitolato “Confessioni di un’anima amareggiata”, sulla cui autenticità sono stati sollevati numerosi dubbi. Molti sostengono che sia in realtà opera degli avvocati che la difesero al processo e puntavano ad alleggerire la posizione dell’imputata, la quale aveva studiato solo fino alla terza elementare e dunque difficilmente poteva essere in grado di scrivere un memoriale di oltre settecento pagine.

Sacrifici umani per placare la madre
Leonarda Cianciulli nasce a Montella, nella provincia campana di Avellino, il 14 aprile 1894. Ultima di sei figli, da bambina Leonarda soffrì d’epilessia, risulta però tutt’altro che veritiera la storia di un’infanzia infelice, sebbene lei stessa racconti.

Cercai due volte di impiccarmi; una volta arrivarono in tempo a salvarmi e l’altra si spezzò la fune. La mamma mi fece capire che le dispiaceva di rivedermi viva. Una volta ingoiai due stecche del suo busto, sempre con l’intenzione di morire e mangiai dei cocci di vetro: non accadde nulla.

Il 23 luglio del 1930 un violento terremoto colpisce l’Irpinia e Leonarda Cianciulli si trasferisce con il marito Raffaele Pansardi a Correggio, in provincia di Reggio Emilia, al terzo piano di una casa in corso Cavour 11. Leonarda, chiamata anche Nardina dagli amici, conquista un discreto benessere e una certa fama commerciando in abiti e mobili usati, leggendo le carte e preparando amuleti e pozioni, abile pasticciera intrattiene molte donne del paese che frequentano numerose la sua casa. A far scattare la follia omicida è, come scrive lei stessa nel suo lungo memoriale, “Confessioni di un’anima amareggiata”, uno spaventoso incubo, la defunta madre Emilia le appare in sogno minacciosa e terribile, per Leonarda Cianciulli è un segnale evidente: uno dei suoi figli sta per perdere la vita. Nella sua mente malata si fa strada un’unica soluzione possibile: compiere sacrifici umani per placare il demone della madre.

Ti mariterai, avrai figliolanza, ma tutti moriranno i figli tuoi

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La prima vittima
Le indagini appureranno che la prima donna a sparire da Correggio è Ermelinda Faustina Setti, attempata zitella che aveva avuto una figlia illegittima in gioventù morta prematuramente, si occupava del commercio di vestiti usati, come la Cianciulli, e nonostante l’età ancora sperava di incontrare l’amore. Nel dicembre del 1939 Faustina Setti, confida ai più intimi che è prossima a sposarsi e a raggiungere il suo promesso sposo, vende la sua casa e affida tutti i suoi beni a Leonarda Cianciulli, prima di partire passa a salutare l’amica Leonarda ma dalla sua casa non uscirà viva. Scriverà la Cianciulli nel suo memoriale: «gettai i pezzi nella pentola, aggiunsi sette chilogrammi di soda caustica, che avevo comprato per fare il sapone, e rimescolai il tutto finché il corpo sezionato si sciolse in una poltiglia scura e vischiosa con la quale riempii alcuni secchi e che vuotai in un vicino pozzo nero. Quanto al sangue del catino, aspettai che si coagulasse, lo feci seccare al forno lo macinai e lo mescolai con farina, zucchero, cioccolato, latte e uova, oltre a un poco di margarina, impastando il tutto. Feci una grande quantità di pasticcini croccanti e li servii alle signore che venivano in visita, ma ne mangiammo anche Giuseppe e io».

I delitti continuano
La seconda vittima è Clementina Soavi, un’insegnante che aveva confidato alle amiche di essere stata chiamata a dirigere un collegio fiorentino e che un vescovo era in viaggio per portarla con lui a Firenze. Dopo pochi giorni dalla presunta partenza, Leonarda Cianciulli mette in vendita vestiti e mobili dell’istitutrice, dicendo a tutti che è stata incaricata dalla stessa Clementina. Nella cittadina si facevano sempre più insistenti le voci sulla sparizione delle due donne ma visto che sia la Setti che la Soavi non avevano parenti, nessuno si era preso la briga di fare una segnalazione alle autorità. A far partire le indagini saranno le insistenze di Albertina Fanti, cognata di Virginia Cacioppo (la terza vittima), una cantante lirica di discreto successo che ormai era stata dimenticata. Virginia Cacioppo, aveva lasciato detto che si trasferiva a Firenze dove le avevano offerto un lavoro come segretaria in un teatro e, anche lei, aveva affidato alla Cianciulli la vendita di tutti i suoi beni. Albertina Fanti non ricevendo più nessuna notizia dalla cognata, sospetta che sia scomparsa e si rivolge senza risultato ai carabinieri di Correggio. Certa delle sue preoccupazioni decide di indagare da sola e scopre che anche altre due donne sono sparite dalla cittadina emiliana, due donne anche loro sole, avanti con l’età, di cui nessuno, né amici, né conoscenti, aveva più ricevuto notizie dopo la partenza.

Finì nel pentolone, come le altre due; ma la sua carne era grassa e bianca: quando fu disciolta vi aggiunsi un flacone di colonia e, dopo una lunga bollitura, ne vennero fuori delle saponette cremose

La svolta dei buoni del tesoro
Il commissario Serrao della Questura di Reggio Emilia, su pressione di Albertina Fanti sempre più convinta della scomparsa delle tre donne, si prende a cuore il caso e inizia una serie di indagini accurate sulle abitudini delle donne apparentemente partite per altre città. La svolta arriva nel 1941, quando in una banca di Reggio Emilia, Don Adelmo Frattini chiede di cambiare alcuni buoni del tesoro tra cui uno appartenente alla scomparsa vedova Cacioppo. Il commissario Serrao sottopone il parroco a interrogatori serrati, Don Adelmo Frattini si difende coinvolgendo Abelardo Spinabelli che dichiara di avere ricevuto il buono del tesoro da Leonarda Cianciulli: la donna viene immediatamente interrogata e arrestata. Nella sua casa di via Cavour si scopriranno una dentiera e delle ossa umane. Vengono arrestati anche lo Spinabelli ed il parroco, che nascondeva i pochi gioielli della Setti, della Soavi e della Cacioppo, in una scatola nascosta nella cassetta delle elemosine della sua chiesa.

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La richiesta di un cadavere
La Cianciulli, a istruttoria quasi terminata, si addossa tutta la responsabilità e scagiona Don Adelmo Frattini e Abelardo Spinabelli: lei sola aveva ucciso, squartato e saponificato le vittime, ma gli inquirenti non le credono, e accusano il figlio di complicità. Rinchiusa in carcere in attesa del processo, scrive le sue memorie in cui racconta minuziosamente i delitti, di come aveva sezionato i corpi, la bollitura nella cucina di casa per fare sparire ogni traccia, e ripete che la sua unica intenzione era di fare sacrifici umani propiziatori per salvare i figli dalla maledizione della madre. Con la fine della guerra, il caso della Saponificatrice di Correggio occupa le prime pagine dei giornali nazionali e internazionali, il fatto è clamoroso e il 12 giugno 1946, in un clima di grande attesa, molte persone affollano l’aula della Corte d’Assise di Reggio Emilia per il processo dell’anno. La donna, con un colpo di teatro, si addossa tutta la responsabilità degli omicidi e chiede l’allontanamento del figlio Giuseppe dalla gabbia degli imputati. Ai dubbi dei magistrati che non abbia potuto sezionare i cadaveri da sola, lei ne chiede uno per poter dimostrare che in pochi minuti è perfettamente in grado di sezionare un corpo. Il cadavere non glielo daranno ma lei, determinata a salvare il figlio, dimostra al presidente del tribunale che può smembrare un corpo in poco tempo con grande perizia. L’accusa insiste con l’omicidio a scopo di rapina ma si oppone la difesa che chiede l’infermità mentale. La Cianciulli per tutti gli interrogatori non smetterà mai di affermare che lei non ha ucciso per interesse ma per allontanare l’incubo della morte dai suoi figli.

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La condanna, il carcere e la morte
Il dibattimento del caso Cianciulli dura una decina di udienze e si conclude il 20 luglio 1946. L’accusa chiede l’ergastolo per Leonarda Cianciulli e 24 anni per Giuseppe Pansardi, la difesa sostiene l’infermità per la donna e la mancanza di prove per il figlio, la corte si riunisce e in due ore emette il verdetto: 30 anni per la saponificatrice con il beneficio della semi-infermità mentale, e assoluzione per Giuseppe Pansardi, per insufficienza di prove. Sentenza confermata poi in Cassazione. Leonarda Cianciulli passerà il resto della la sua vita nei manicomi criminali di Aversa, Perugia e Pozzuoli, dove farà sempre di tutto per rimanere. « Qui », confesserà più volte, «l’aria è buona. Le mie condizioni fisiche sono ottime e poi dalla finestrella della mia cella vedo il mare ». Continuerà a cucinare dolci prelibati che nessuno assaggerà, a leggere le carte e a predire il futuro alle detenute come aveva fatto nella sua casa di Correggio e a scrivere lunghe lettere agli amatissimi figli. A 76 anni, il 15 ottobre del 1970, Leonarda Cianciulli muore per un’emorragia cerebrale ed il suo cadavere viene sepolto in una fossa comune del cimitero di Pozzuoli. Molti anni dopo il figlio Giuseppe dichiarerà in un’intervista: «La prova che mia madre si sia macchiata di quei crimini orrendi, in fondo, non c’è mai stata. Perché mai è stato trovato un cadavere. Con questo non voglio dire che mia madre fosse innocente, ma per affermare il contrario è valsa la confessione di una pazza, come unica vera prova.

Riguardo ad aver ucciso delle innocenti per impedire che sui propri figli si scagliasse la sfortuna, ai medici che l’avevano in cura ripeteva convinta:

Se i miei figli sono vivi, lo devono a me: sono io che li ho salvati

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La causa della morte di Mark Sloan

MEDICINA ONLINE CAUSA DELLA MORTE DI MARK SLOAN LEXIE GREY Shonda Rhimes autrice e sceneggiatrice di Grey's AnatomyNelle prime puntate della nona stagione di Grey’s Anatomy, il chirurgo Mark Sloan perde la vita,  Eric Dane – l’attore che lo interpretava – esce di scena dopo oltre 100 puntate. Ma per quale motivo questo personaggio tanto amato è stato eliminato dalla serie?

L’amato Mark
Shonda Rhimes, autrice e sceneggiatrice di Grey’s Anatomy, ha vagliato tutte le altre possibilità prima di decidere di staccare – letteralmente – la spina al suo amato Mark Sloan. “Ho pensato a molti modi in cui Mark avrebbe potuto lasciare lo show, ma qualsiasi opzione che non fosse stata la sua morte, avrebbe richiesto che lui continuasse a piangere per la morte di Lexie a tempo indeterminato e che fosse lontano da sua figlia.
Io e gli altri sceneggiatori abbiamo discusso su questa questione a lungo ed incessantemente. Non volevo che Mark morisse ma, come i miei colleghi hanno giustamente sostenuto, Mark non avrebbe potuto abbandonare Sofia e di certo non avrebbe potuto lasciare sola Callie, dopo l’amputazione della gamba di Arizona”.

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Mark sarebbe tornato a Los Angeles?
La Rhimes ha considerato  tra le varie possibilità, anche la partenza di Mark per Los Angeles, per ristabilire il contatto con la ex Addison. “Mi piaceva l’idea, ma sarebbe stato comunque necessario che Mark abbandonasse la sua bambina ed Arizona. Per di più avrei dovuto rottamare tutti i progetti per Addison in questa stagione – e i suoi piani sono meravigliosi. Inoltre, questa idea avrebbe dato l’impressione che Mark avesse già dimenticato tutto quello che aveva detto a Lexie prima che lei morisse. Allora ho riflettuto, ma alla fine ho dovuto fare ciò che era giusto per l’integrità del personaggio. Mark non avrebbe mai dimenticato subito Lexie e non avrebbe mai abbandonato volontariamente Sofia e Callie. Così muore. E lui e Lexie tornano a stare insieme in qualche modo. Il loro amore rimane vero.”

Lexie
Parlando di Alexandra Caroline Grey, cioè Lexie, la Rhimes ha confessato che la sua morte nel finale dello scorso maggio, la tormenta. “Ho adorato quel personaggio e non potevo immaginare lo show senza di lei”, ha ammesso. “E’ stato importante per me dare all’uscita del suo personaggio il massimo impatto. Sinceramente non ero sicura, a causa di trattative, che sarebbe morta in quell’incidente. Nei miei primi piani, Lexie non era nemmeno sull’aereo. Sarebbe morta tornando in ospedale, facendo qualcosa di semplice come scivolare e sbattere la testa. Sarebbe morta al Seattle Grace, mentre altre persone stavano morendo nel bosco. Non era il mio piano preferito: sarebbe morta senza Mark al suo fianco, senza la possibilità di dirgli addio, senza la possibilità di sentire che l’amava. Io li volevo insieme.”

Se siete appassionati di Grey’s Anatomy come il sottoscritto, non potete perdervi questi articoli:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Le 10 cose che ti succederanno un attimo dopo la tua morte

MEDICINA ONLINE MORTE COSA SI PROVA A MORIRE TERMINALE DEAD DEATH CURE PALLIATIVE TERAPIA DEL DOLORE AEROPLANE TURBINE CHOCOLATE AIR BREATH ANNEGATO TURBINA AEREO PRECIPITA GRATTACIELO GCosa avviene nel momento in cui si muore? Quali sono le sensazioni tipiche, raccontate da chi ha provato esperienze di pre morte? Oggi ve ne proponiamo dieci:

1) La luce

La più classica: la luce alla fine del tunnel. La maggior parte delle persone che stavano per morire ma che si sono poi salvate hanno dichiarato di aver visto tale luce!

2) Vedere il proprio corpo

Esperienza fuori dal corpo: grazie ad essa, si può vedere il proprio corpo inerme, nel momento in cui si sta per morire. Ma non solo: come vi diremo tra pochi punti, si possono vedere tutte le persone intorno a noi, ed ascoltare le loro voci.

3) Angelo custode

Vi sono anche tante testimonianze della visione di un angelo o di uno spirito, che ci guarda dritto negli occhi e che sembra prendersi cura di noi nel momento del trapasso. Si tratterebbe forse di una specie di “angelo custode”.

4) La visita della madre

Molti hanno parlato addirittura di una visita della propria madre, nel bel mezzo delle visioni in cui ci si trova quando si è sul letto di morte!

5) Vedere i propri parenti morti

Siete pronti a rivedere i vostri familiari passati a miglior vita? Nel momento della morte, pare che li rivedremo tutti, secondo quanto riportato da diverse persone che stavano per morire e che poi sono tornate in vita grazie alla medicina.

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6) Il flash della propria vita

Prima di morire, secondo alcune testimonianze, si rivivono i migliori momenti vissuti, così come anche i peggiori. Si vede la propria vita passare davanti agli occhi come un flash.

7) Riuscire a vedere e sentire chiunque

Sono tantissime le persone ad aver raccontato che nella propria esperienza di pre-morte, dalla quale poi sono tornati in vita, erano in grado di vedere le persone che avevano intorno e di sentirne la voce: hanno raccontato i minimi dettagli, che ovviamente non avrebbero mai potuto conoscere.

8) Senso di pace

Una grande maggioranza di persone che hanno provato una tale esperienza e che poi sono però tornare in vita, hanno dichiarato si aver provato una incredibile sensazione di pace e calma interiore, la cui esistenza mai si sarebbero potuti immaginare.

9) Non voler tornare indietro

Secondo molte testimonianze, l’esperienza della morte da una pace e tranquillità tali che molte persone che l’hanno provata non sarebbero volute tornare in vita! Provate ad immaginare di provare qualcosa di così bello da non voler tornare alla vita per la quale avete lottato così tanto fino ad oggi!

10 La luce emessa nel momento del decesso

Per concludere questa classifica, vi proponiamo lo studio di Konstantin Korotkov, direttore del Research Institute of Physical Culture di San Pietroburgo, uno scienziato che è riuscito a dimostrare cosa accade al nostro corpo nel preciso momento in cui avviene il decesso. Come potete vedere, l’ombelico e la testa perdono per prime la loro forza, che secondo molti sarebbe “l’anima”, mentre le ultime sono cuore ed inguine. Pare che se davvero ci fosse un’anima, questa tornerebbe più volte nel corpo, soprattutto se la morte è violenta o improvvisa, perché stenterebbe ad accettare l’improvvisa separazione!

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Lo staff di Medicina OnLine

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