Cos’è l’aura emicranica?

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Plastica Cavitazione Dietologo Dieta Perdere Peso Nutrizionista Roma Cellulite Sessuologia Sesso Ecografie Dermatologia Mini Cervello LaboratorioL’aura è l’insieme dei disturbi psichici, visivi, motori e/o neurologici che possono precedere l’insorgenza dell’emicrania ma anche di una crisi epilettica, causati da un’onda di depressione corticale. L’aura ha una durata variabile, ma di solito dura tra 5 e 15 minuti. L’aura può essere:

  • Con deficit visivo (aura visiva);
  • Con deficit sensitivo (aura parestesica);
  • Con deficit fasico (aura fasica);
  • Con deficit stenico.

I sintomi neurologici che caratterizzano l’aura sono:

  • scotomi scintillanti (una zona luminosa a forma variabile di arco o linee, attorno alla quale la percezione visiva è generalmente buona);
  • stato confusionale di vario grado (formicolio, ronzio, ansia);
  • perdita delle forze di varia entità;
  • disturbi di fotofobia;
  • disturbi del linguaggio;
  • altri disturbi neurologici.

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Quali sono le cause dell’aura?
I fattori scatenanti e cause per i soggetti predisposti sono attualmente sconosciuti a livello di evidenze sperimentali. È opinione comune attribuire un ruolo determinante a stati di stanchezza psicofisica (eccessivo lavoro mentale e/o fisico), stress visivo (pattern di luce persistente, luce intensa, abbagli), alimentazione (alcool, latticini, zuccheri, diabete, caffeina, pasti disordinati, pesce affumicato, fagioli), composti chimici (farmaci, coloranti, fumo, nitrati, glutammato, tiramina), problemi di pressione sanguigna (insufficienza della circolazione vertebro basilare, ipotensione ortostatica), problemi ai recettori nervosi (crisi vaso vagali, lesioni demielinizzanti), altri problemi neurovegetativi (mancanza di sonno, anomala quantità di serotonina, ciclo mestruale), e numerosissimi altri tra cui odori, rumori ed allergie.
Le prime insorgenze di aura sono sovente confuse con l’ictus cerebrale o con un attacco ischemico transitorio (TIA) e possono dare luogo a intense reazioni emotive; tuttavia, la durata limitata e la completa reversibilità sono importanti elementi da prendere in considerazione per identificare la natura benigna di tali manifestazioni.
L’attacco di emicrania si verifica solo dopo il termine dell’aura, ma raramente è anche sotto forma di emicrania asintomatica e non porta ad alcun dolore o crisi.

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Differenza tra emicrania con aura ed emicrania senza aura

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologia Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare Perchè è così difficile smettere di fumare Perchè mi sento depresso dopoL’emicrania è un mal di testa caratterizzato da un dolore prevalentemente unilaterale (ma può anche essere bilaterale), di intensità moderata o severa, descritto come pulsante, che tende a peggiorare con il movimento e con gli sforzi fisici e solitamente risulta associato a nausea e/o vomito. L’emicrania si distingue in due forme: emicrania senza aura ed emicrania con aura

Le differenze principali sono nella frequenza (l’emicrania con aura è meno frequente di quella senza aura) e nella presenza/assenza dell’aura. A tale proposito leggi questo articolo: Cos’è l’aura emicranica?

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Emicrania senza aura: cause, sintomi, diagnosi e trattamenti

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologia Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare Mangiare meno ringiovanisce il tuo cervello2

L’emicrania è un mal di testa caratterizzato da un dolore prevalentemente unilaterale, ma può manifestarsi anche bilateralmente, di intensità moderata o severa, descritto come pulsante, che tende a peggiorare con il movimento e con gli sforzi fisici e solitamente risulta associato a nausea e/o vomito. Generalmente il dolore si sviluppa nella regione frontotemporale per poi estendersi a tutto il capo e al collo. I soggetti colpiti da emicrania manifestano disturbi nei confronti della luce (fotofobia), disturbi nei confronti del rumore (fonofobia) e, in alcuni casi, disturbi nei confronti di odori (osmofobia). Solitamente il paziente desidera e ha bisogno di stare a letto, a riposo assoluto, in ambiente buio e silenzioso. La durata degli attacchi è compresa tra 4 e 72 ore. In generale la prevalenza media dell’emicrania nella popolazione adulta è di circa il 12% (18% nelle donne e 6% negli uomini). L’emicrania si distingue in due forme: emicrania senza aura (è la forma più frequente e rappresenta l’80% di tutti i casi di emicrania) ed emicrania con aura (quest’ultima è meno frequente, circa il 10-15% dei casi totali di emicrania).

L’emicrania senza aura spesso compare al risveglio. La frequenza con cui questo disturbo si manifesta è molto variabile da soggetto a soggetto: può andare da qualche episodio all’anno a manifestarsi quasi quotidianamente (emicrania cronica); nella maggior parte dei casi le crisi si scatenano da 1 a 4 volte al mese. Nonostante le cause all’origine dell’emicrania senza aura non siano ancora note, la letteratura scientifica ha riconosciuto la presenza di alcuni fattori scatenanti: eventi stressanti, ovulazione, ciclo mestruale, eccesso o difetto di sonno, consumo di particolari alimenti. Anche nell’emicrania senza aura la proporzione di donne e uomini interessati dalla patologia rimane la stessa che per l’emicrania in generale: per ogni 3 donne con la patologia risulta colpito un uomo.

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Che cos’è l’emicrania senza aura?

L’emicrania senza aura spesso compare al risveglio. La frequenza con cui questo disturbo si manifesta è molto variabile da soggetto a soggetto, può variare da qualche episodio all’anno a manifestarsi quasi quotidianamente (emicrania cronica). Nella maggior parte dei casi le crisi si scatenano da 1 a 4 volte al mese.

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Quali sono le cause dell’emicrania senza aura?

All’origine dell’emicrania sembrerebbe esserci un particolare processo caratterizzato dallo spasmo rapido dei vasi encefalici seguito da una prolungata vasodilatazione. Quali siano le cause che, a loro volta, provocano l’innescarsi di questo particolare meccanismo non è però ancora noto. Nonostante le cause all’origine di questo disturbo non siano ancora conosciute, alcuni fattori possono risultare scatenanti, come ad esempio il consumo di particolari alimenti, variazioni delle abitudini di vita o dei ritmi di sonno/veglia, eventi particolarmente stressanti.

Quali sono i sintomi dell’emicrania senza aura?

Nella forma senza aura l’emicrania è caratterizzata da un dolore prevalentemente unilaterale, ma può manifestarsi anche bilateralmente, di intensità moderata o severa, descritto come pulsante, che tende a peggiorare con il movimento e con gli sforzi fisici e solitamente risulta associato a nausea e/o vomito. Generalmente il dolore si sviluppa nella regione frontotemporale per poi estendersi a tutto il capo e al collo. I soggetti colpiti manifestano disturbi nei confronti della luce (fotofobia), disturbi nei confronti del rumore (fonofobia) e, in alcuni casi, disturbi nei confronti di odori (osmofobia). Gli attacchi di emicrania possono essere preceduti di alcune ore da una serie di disturbi premonitori (i cosiddetti “sintomi prodromici“) tra cui irritabilità, stanchezza, sonnolenza, tendenza a cambiare umore.

Prevenzione

I farmaci di prevenzione vengono impiegati soprattutto sui soggetti – che costituiscono la minoranza – che presentano attacchi di emicrania molto frequenti. I rimedi più attivi nel ridurre la frequenza delle crisi sono il metoprololo, la flunarizina, l’amitriptilina, alcuni antiepilettici e alcuni antidepressivi. Tra le terapie preventive non farmacologiche vanno segnalati il biofeedback e l’agopuntura.

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Diagnosi

La diagnosi di emicrania senza aura si basa sulla manifestazione di almeno 5 attacchi che soddisfano i seguenti criteri:

  • durata degli attacchi di 4-72 ore senza farmaci o trattati senza successo;
  • presenza di almeno due delle seguenti caratteristiche: unilateralità del dolore; dolore pulsante; intensità moderata o forte; peggioramento indotto dall’attività fisica;
  • presenza, durante il mal di testa, di almeno uno dei seguenti sintomi: nausea e/o vomito; fono e/o foto fobia.

La storia clinica e l’esame obiettivo e neurologico serviranno per escludere un’origine secondaria dell’emicrania (attribuibile, cioè, ad altre cause come traumi a carico di collo e schiena, infezioni, patologie vascolari, assunzione di sostanze stupefacenti, patologie psichiatriche, ecc) e a determinare con certezza, quindi, la diagnosi di emicrania senza aura.

Trattamenti

Nei soggetti che soffrono di un numero limitato di crisi emicraniche all’anno la terapia farmacologica è mirata a stroncare l’attacco (terapia sintomatica), mentre quando le crisi sono frequenti e ricorrenti si prende in considerazione una finalità preventiva (terapia preventiva).
Tra i farmaci più utilizzati nella terapia sintomatica dell’attacco emicranico ci sono i comuni analgesici non steroidei (Fans) e i triptani.

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Emicrania con aura: cause, sintomi, diagnosi e trattamenti

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L’emicrania è un mal di testa caratterizzato da un dolore prevalentemente unilaterale (ma può anche essere bilaterale), di intensità moderata o severa, descritto come pulsante, che tende a peggiorare con il movimento e con gli sforzi fisici e solitamente risulta associato a nausea e/o vomito. Generalmente il dolore si sviluppa nella regione frontotemporale per poi estendersi a tutto il capo e in alcuni casi anche al collo. I soggetti colpiti da emicrania manifestano disturbi nei confronti della luce (fotofobia), disturbi nei confronti del rumore (fonofobia) e, in alcuni casi, disturbi nei confronti di odori (osmofobia). Solitamente il paziente desidera e ha bisogno di stare a letto, a riposo assoluto, in ambiente buio e silenzioso. La durata degli attacchi è compresa tra 4 e 72 ore. La presenza media dell’emicrania nella popolazione adulta è di circa il 12% (18% nelle donne e 6% negli uomini). L’emicrania si distingue in due forme: emicrania senza aura ed emicrania con aura (quest’ultima è meno frequente).

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Cos’è l’aura?

A tale proposito leggi questo articolo: Cos’è l’aura emicranica?

Cos’è l’emicrania con aura?

Nella forma con aura, l’emicrania è preceduta da diversi sintomi tipo visione di lampi (fotopsia), scotomi scintillanti, deformazioni degli oggetti, emianopsia (oscuramento di metà campo visivo), ma anche addormentamento del braccio e della gamba (parestesia), disturbi della parola di tipo afasico (se la cefalea è localizzata a sinistra). Alla cessazione dei sintomi che costituiscono l’aura inizia l’emicrania, che si accompagna generalmente a nausea, vomito, fotofobia, fonofobia e osmofobia.

Quali sono le cause dell’emicrania con aura?

All’origine dell’emicrania sembrerebbe esserci un particolare processo caratterizzato dallo spasmo rapido dei vasi encefalici seguito da una prolungata vasodilatazione. Quali siano le cause che, a loro volta, provocano l’innescarsi di questo particolare meccanismo non è però ancora noto. Nonostante le cause all’origine di questo disturbo non siano ancora note, alcuni fattori possono risultare scatenanti, come ad esempio il consumo di particolari alimenti, variazioni delle abitudini di vita o dei ritmi di sonno/veglia, eventi particolarmente stressanti.

Quali sono i sintomi dell’emicrania con aura?

Nell’emicrania con aura il dolore tipico dell’emicrania è preceduto da diversi sintomi, che possono durare tra i 10 e i 60 minuti, tra cui:

  • visione di lampi (fotopsia);
  • scotomi scintillanti;
  • deformazioni degli oggetti;
  • emianopsia (oscuramento di metà campo visivo);
  • addormentamento del braccio e della gamba (parestesia);
  • disturbi della parola di tipo afasico (se la cefalea è localizzata a sinistra).

Alla cessazione dei sintomi che costituiscono l’aura inizia l’emicrania, che si accompagna generalmente a nausea, vomito, fotofobia, fonofobia e osmofobia.

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Diagnosi

La diagnosi di emicrania con aura può essere fatta quando si siano verificati almeno due attacchi con le medesime caratteristiche. La storia clinica e l’esame obiettivo e neurologico serviranno per escludere un’origine secondaria dell’emicrania (attribuibile, cioè, ad altre patologie).

Trattamento e prevenzione

Nei soggetti che soffrono di un numero limitato di crisi emicraniche all’anno la terapia farmacologica è mirata a stroncare l’attacco (terapia sintomatica), mentre quando le crisi sono frequenti e ricorrenti si prende in considerazione una finalità preventiva (terapia preventiva).
Tra i farmaci più utilizzati nella terapia sintomatica dell’attacco emicranico ci sono i comuni analgesici non steroidei (Fans) e i triptani: entrambe queste tipologie di farmaci riescono a stroncare l’attacco doloroso, mentre generalmente non riescono a sortire effetto sull’aura.
I farmaci di prevenzione vengono impiegati soprattutto sui soggetti – che costituiscono la minoranza – che presentano attacchi di emicrania molto frequenti. I rimedi più frequenti contro le crisi sono il metoprololo, la flunarizina, l’amitriptilina e la lamotrigina, che sembrerebbe essere efficace sia sull’attacco doloroso che sull’aura. Tra le terapie preventive non farmacologiche vanno segnalati il biofeedback e l’agopuntura.

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Il cervello degli uomini è diverso da quello delle donne?

medicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-difetti-femminili-uomini-odiano-riabilitazione-nutrizionista-medicina-estetica-cavitazione-radiofrequenza-ecografia-pulsata-macchie-cIn base ad uno studio dell’università israeliana di Tel Aviv si afferma che tra il cervello di un uomo e quello di una donna non c’è differenza di elevata importanza. Pertanto il cervello umano non conosce distinzione di sesso.

La prima fase dello studio è stata sottoporre a risonanza magnetica un numero selezionato di persone. Di seguito sono stati messi a confronto i risultati distinguendo quelli maschili dai femminili. In questo modo gli analisti hanno notato che il cervello non presenta diversità in base al genere, femminile o maschile che sia. Nonostante ciò però è stato scoperto che ogni cervello evidenzia delle caratteristiche che lo rendono unico rispetto ad un altro.

Attraverso tale studio si è potuto constatare che l’intelletto umano evidenzia delle particolarità, le quali possono essere presenti in entrambi i sessi. Ma al tempo stesso ci sono delle caratteristiche più frequenti nei maschi che nelle femmine e viceversa. Ulteriore esito è che all’interno del cervello di un uomo è plausibile che ci siano aree in cui si sviluppano neuroni di tipo femminile oltre alle zone di neuroni di tipo maschile.

Ripetendo le analisi più volte è emerso che, se pur con una percentuale molto bassa degli individui esaminati, alcuni cervelli possano essere totalmente maschili oppure totalmente femminili. A conclusione dello studio comunque il cervello maschile non è distinguibile da quello femminile.

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La mappa del cervello quando sei nel mondo dei sogni

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo DORMIRE POCO CONSUMA CERVELLO CORRERE RICOSTRUISCE Dieta Chirurgia Estetica Roma Cavitazione Pressoterapia Grasso Linfodrenante Dietologo Cellulite Calorie Peso Sessuologia Pene Laser Filler Rughe BotulinoItalia, Stati Uniti d’America e Svizzera stanno effettuando una ricerca scientifica sul mondo dei sogni. I primi risultati di questa collaborazione sono stati pubblicati su Nature Neuroscience. I ricercatori hanno osservato le onde cerebrali emesse durante il sonno per capire quale zone fossero interessate al fenomeno. In questa maniera riuscivano a capire entro quando un soggetto fosse in procinto di sognare. La ricerca ha coinvolto 46 persone. Queste dovevano semplicemente dormire indossando un EEG, ossia un casco per l’elettroencefalogramma. Sono stati posti 256 elettrodi sullo scalpo dei partecipanti. In questo modo sono state calcolate le grandezze delle onde e il loro numero. Ogni volta che il monitor segnava un’attività interessante gli scienziati svegliavano le cavie. In totale ciò è successo almeno mille volte. Al risveglio chiedevano alle persone di sapere se stessero sognando e cosa.

I risultati

Il sogno coincideva con l’abbassarsi della quantità di onde a bassa frequenza nella zona calda posteriore corticale. Nel 91% dei casi gli studiosi riuscivano ad indovinare che il soggetto sottoposto ad esperimento stesse sognando, semplicemente osservando la quantità di queste frequenze. La scoperta è stata sensazionale. Ricordiamo veramente poco dei nostri sogni. Questi infatti si sviluppano per il 91% della zona REM e per il 71% della non – REM. I sogni svaniscono al nostro risveglio. Non riusciamo a ricordarli a causa del fatto che la zona interessata alla loro produzione e quella relativa alla memoria siano differenti. Ha commentato in questa maniera, i risultati dell’esperimento, Francesca Siclari, fautrice della ricerca.

La corteccia prefrontale

I soggetti che riuscivano a ricordare i sogni con più facilità avevano una corteccia prefrontale più attiva. Inoltre, l’attività cerebrale della veglia è la medesima del sonno. Nel senso che se si attraversa un labirinto o si sogna di farlo per il nostro cervello è precisamente la stessa cosa. Il sognare è, per certi versi, un’attività reale e non immaginata. O almeno questo è vero per il nostro cervello. In questa maniera si conclude la ricerca, come ha spiegato Francesca Siclari dell’Università del Wisconsin Madison. Questa scoperta apre dunque degli incredibili spiragli nel mondo accademico. Vedremo cosa accadrà negli ambienti delle neuroscienze da questo punto in poi.

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Differenza tra paura, fobia, ansia, panico e terrore

MEDICINA ONLINE MONACO BUDDISTA AMICA TIGRE FOBIA PAURA ANSIA ATTACCHI PANICO TERRO.jpgSpesso nel linguaggio di tutti i giorni usiamo le parole ‘paura’ e ‘fobia’ (ed altri termini che analizzeremo in questo articolo) come sinonimi: in realtà qualsiasi medico che abbia preso anche un misero 18 all’esame di psichiatria, può spiegarvi che i due concetti sono distinti.

La paura propriamente detta è lo stato mentale che viene suscitato dalla consapevolezza di essere minacciati da un pericolo ben individuato nella sua natura ed entità e circoscritto e circostanziato nello spazio e nel tempo. La paura è proporzionale al rischio a cui si è consapevoli di essere esposti: ciò vale a dire che la paura è funzione del pericolo percepito in relazione anche alla società in cui si vive ed anche della propria vulnerabilità. Quando l’entità del rischio è sconosciuta, la paura è massima; quando invece è carica di presentimenti di morte, si definisce terrore. La paura è una sensazione naturale che, in una certa misura, può anche fare bene al nostro equilibrio psichico ma anche alla salvaguardia fisica perché ci spinge ad essere più prudenti in situazioni realmente pericolose.

La fobia invece si crea quando una paura è determinata da una situazione non realmente pericolosa (o comunque meno pericolosa di quanto il soggetto avverta) e degenera provocando ansia ingiustificata. La fobia, al contrario della paura, non è proporzionale al rischio a cui si è consapevoli di essere esposti o a cui si crede di essere esposti. Semplificando il concetto: è la stessa differenza che c’è tra l’esser terrorizzati da una tigre (paura giustificata e naturale) e l’esser terrorizzati da un chiwawa (paura ingiustificata, quindi fobia). Esistono diverse forme di fobie che possono riguardare anche oggetti normalissimi o situazioni estremamente innocue e perfino aspetti piacevoli della vita come ad esempio il sesso.

In tutto questo, come prima accennato, è sempre importante il contesto sociale in cui vive il soggetto: in alcune regioni del mondo non è strano vedere un monaco buddista giocare con una tigre, come potete vedere dall’immagine in alto. Questo significa che se il monaco non ha paura della tigre e noi ne siamo terrorizzati, allora abbiamo la fobia delle tigri? No: avere paura di una tigre, nel contesto della nostra civiltà, è appunto una paura, non una fobia; il monaco che gioca con la tigre è “normale”, ma solo nel suo contesto socioculturale.

L’ansia per contro è una forma particolare di paura che si sviluppa quando si è esposti a un pericolo che è ancora incerto nella sua natura e indefinito nello spazio e nel tempo: in questo caso la fonte del pericolo che suscita ansia non è ancora visibile, udibile, o tangibile. L’ansia quando è carica di presentimenti di morte si definisce angoscia. La funzione dell’ansia è quella di preparare l’individuo all’azione o alla fuga ancora prima che un rischio reale si configuri nell’ambiente.

Il panico è un fenomeno intensissimo e acuto di paura o di ansia. Come queste ultime due è sempre determinato dalla prospettiva di eventi futuri, mai dalla rievocazione di quelli pregressi. La crisi di panico è scatenata dalla concomitanza di quattro concause:

  • percezione di pericolo incombente;
  • informazioni inaffidabili o contraddittorie sulla natura e sulla entità del rischio;
    presentimento di non essere in grado di adottare adeguate contromisure di protezione e di difesa;
  • sensazione che sia rimasto poco tempo per mettersi in salvo.

Una crisi di panico è un segno che il soggetto non ha più il controllo razionale della situazione, ma si sente in balia degli eventi. È un fenomeno inevitabile e incontrollabile spesso collettivo e contagioso.

Conclusioni

Ansia e paura sono risposte fisiologiche e sono normali in tutti gli individui. Il fatto che una persona non provi paura in una situazione in cui sia ragionevole provarla può essere il primo sintomo di una schizofrenia misconosciuta. La fobia, invece, è un fenomeno patologico e come tale è presente solo in personalità predisposte, che sono, nell’ambito delle psiconevrosi, in una posizione intermedia tra quelle ossessive e quelle isteriche. Si tratta di un meccanismo ansiolitico, vale a dire che la persona fobica si illude di circoscrivere la sua ansia (che è paura indistinta, senza oggetto e non circostanziata) in una paura, ben circostanziata e definita. In altre parole, una ragazza che sia sfuggita ad un’aggressione, può illudersi che evitando i luoghi aperti e senza nascondigli (agorafobia) o evitando di entrare negli ascensori o negli sgabuzzini (claustrofobia) in cui improvvisamente può fare irruzione uno sconosciuto, sia al sicuro. Illusione ovviamente errata.

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I muscoli e nervi che controllano i movimenti degli occhi

MEDICINA ONLINE MUSCOLI NERVI OCULARI OCCHI RETTO LATERALE MEDIALE SUPERIORE INFERIORE OBLIQUO SUPERIORE INFERIORE OCCHIO VISTA.jpgLapparato motore dell’occhio (o bulbo oculare) è formato da 6 muscoli estrinseci accolti nella cavità orbitaria: i loro tendini attraversano la fascia del bulbo (o capsula di Tenone) e prendono inserzione sulla sclera. I muscoli estrinseci sono rappresentati dai quattro muscoli retti:

  • muscolo retto superiore (RS);
  • muscolo retto inferiore (RI);
  • muscolo retto mediale (RM);
  • muscolo retto laterale (RL)

Gli altri due muscoli sono i muscoli obliqui:

  • muscolo obliquo superiore (OS);
  • muscolo obliquo inferiore (OI).

A tali muscoli si aggiunge il muscolo elevatore della palpebra superiore, il quale termina, invece, inserendosi sul tarso della palpebra superiore.
I quattro muscoli retti nascono nel fondo della cavità orbitaria da un tendine comune che, a guisa di piccolo anello, circonda il nervo ottico al suo ingresso nel foro omonimo. Dirigendosi anteriormente, i muscoli divergono fra loro e terminano inserendosi sulla sclera, al davanti dell’equatore del bulbo. Realizzano così una sorta di piramide, a pareti discontinue, il cui apice corrisponde all’anello tendineo comune (di Zinn) e la base al bulbo oculare. Anche i muscoli obliquo superiore ed elevatore della palpebra superiore nascono dal fondo della cavità orbitaria dove, però, prendono origine dal contorno del foro ottico, anziché dall’anello tendineo. Per quanto riguarda il muscolo obliquo inferiore, esso è l’unico dei muscoli dell’occhio ad avere il punto d’origine situato al davanti di quello d’inserzione sul bulbo oculare: esso, infatti, nasce non dal fondo dell’orbita, bensì dalla parte infero-mediale dell’apertura anteriore di questa. I due muscoli obliqui terminano inserendosi sulla sclera, al di dietro dell’equatore del bulbo; quanto al muscolo elevatore della palpebra, esso termina prendendo inserzione sul tarso della palpebra superiore e non sulla sclera, a differenza di tutti gli altri muscoli estrinseci del bulbo oculare.

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Movimenti oculari

I movimenti oculari presuppongono l’esistenza di un centro di rotazione che può considerarsi corrispondente al centro del bulbo oculare, e di alcuni assi di rotazione. I movimenti orizzontali dell’occhio si svolgono infatti su un asse verticale, mentre quelli verticali su un asse orizzontale; l’occhio può compiere, inoltre, movimenti ad obliquità varia su assi di rotazione variamente obliqui. È importante rilevare che i movimenti dei due bulbi oculari, al fine di assicurare una normale visione, devono essere solidali e perfettamente sincroni; la mancanza di tale condizione provoca la cosiddetta diplopia, consistente nella visione doppia degli oggetti. I movimenti dei due occhi sono solidali e sincroni in quanto all’azione di un determinato muscolo si affianca quella di tre muscoli:

  • dell’antagonista omolaterale,
  • del sinergista controlaterale,
  • dell’antagonista controlaterale.

Nell’osservazione di un oggetto lontano, i due assi visivi sono paralleli e tali si mantengono anche se gli occhi devono seguire l’oggetto in un suo eventuale spostamento; nell’osservazione di un oggetto vicino, gli assi visivi sono invece convergenti.

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I muscoli extraoculari ed i movimenti accoppiati

Come abbiamo visto, i movimenti dei muscoli oculari sono “accoppiati”. In altre parole il RM, il quale adduce, deve essere accoppiato contemporaneamente con il non movimento, con il rilasciamento del RL. Questa condizione si chiama legge dell’innervazione reciproca. Ciò è molto ragionevole: se si deve andare con un occhio in adduzione, il RL, ovviamente, si deve rilasciare. L’altra cosa importante è che i due occhi hanno una corrispondenza, ovvero i due muscoli, per esempio, che sono destinati al movimento di lateroversioni destra devono essere appaiati; quindi, il RL dell’occhio di destra si contrarrà insieme al RM dell’occhio di sinistra.

MEDICINA ONLINE NERVI CRANICI NERVO OCULOMOTORE III TROCLEARE IV ABDUCENTE VI OTTICO II OCCHIO MUSCOLI PALPEBRA CRISTALLINO PUPILLA IRIDE VISTA VISIONE LESIONE INFIAMMAZIONE VISIONE MOVIMENTO DEGLI OCCHI RETTO OBLIQUO EYE

Nervi

Conoscere l’anatomia del sistema nervoso dei nervi cranici è importante, anche perché permette di fare una diagnosi abbastanza semplice di una condizione di diplopia, per capire qual è il nervo che può essere interessato. I nervi cranici oculomotori sono tre:

  • Il III n.c. è l’oculomotore comune, il quale determina il movimento del RM, del RI, del RS e dell’OI;
  • Il IV n.c. è il trocleare, il quale determina il movimento dell’OS. Si chiama trocleare perché è presente una struttura chiamata troclea che funge proprio da puleggia, da carrucola, permettendo all’OS di fare un movimento particolare torsionale;
  • Il VI n.c., dato che determina i movimenti di abduzione, cioè di spostamento laterale, innerva il RL ed è detto abducente.

Gli unici due muscoli che non sono innervati dal III n.c. sono l’OS e l’RL.
Una particolarità molto importante è che il III n.c., oltre ad innervare i suddetti muscoli oculari, innerva anche il muscolo elevatore della palpebra ed, oltre a questo, è anche responsabile della motilità oculare intrinseca. Quindi, i movimenti della pupilla ed, in particolare, il muscolo sfintere dell’iride sono regolati dal III n.c., o piuttosto da fibre del parasimpatico che prendono a nodo il tragitto del III n.c. ed arrivano al muscolo sfintere della pupilla. È molto probabile che quando ci si trova di fronte ad una lesione del III n.c. si abbia contestualmente anche una media midriasi, cioè la risposta della pupilla sarà una risposta meno efficace, non sarà capace di costringersi. Già con queste informazioni si può avere un’idea di ciò che ci si deve aspettare in caso di una paralisi di uno di questi 3 nervi cranici. Un’altra cosa importante che riguarda i movimenti è che, come per i muscoli orizzontali e verticali, pure per i muscoli ciclo rotatori, i quali sono l’OS e l’OI, quando se ne contrae uno l’altro si deve decontrarre.

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