Non sono un oracolo! Il vero medico NON fa diagnosi al telefono!

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Estetico Medicina Estetica Roma NON SONO UN ORACOLO Previsioni Sesso HIV AIDS GRAVIDANZA Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Pulsata Pressoterapia Linfodrenante Mappatura Nei Dietologo DermatologiaQuesto sito è aperto da tre anni e mezzo, è stato letto da tre milioni e mezzo di persone, ed ogni giorno se ne aggiungono altre diecimila. Tra i tanti argomenti, sono molte le persone che leggono i miei articoli che riguardano la sessualità, soprattutto il profilattico, i rapporti non protetti, le malattie sessualmente trasmesse… Sono quindi anche tante – tantissime – le domande che mi vengono fatte su questi argomenti, per mail, per sms, attraverso i messaggi sul blog o su Facebook, oppure tramite telefonata. La maggior parte delle volte chi fa domande nella sfera sessuale vede il proprio problema legittimamente urgente ed esige risposte rapide, nette e – soprattutto – rassicuranti. Io ovviamente cerco di essere disponibile il più possibile, dedico molto del mio tempo libero a queste domande, cerco di rispondere a tutti e nella maniera più completa e professionale, gratuitamente, con pazienza e tanta passione, ma ora mi trovo costretto a mettere dei paletti.

Capisco che molte persone capitino su questo sito perché hanno paura di essere rimaste incinte o perché hanno paura del virus HIV, però vi prego: non mi chiamate al cellulare né mandatemi messaggi dove mi chiedete se siete rimaste incinte o se siete stati infettati.
Ve lo dico per almeno due motivi: il primo è che io lavoro quasi tutta la giornata (a volte anche per diverse ore in posti dove il mio smartphone DEVE RIMANERE SPENTO come in sala operatoria) ed essendo il sito letto da diecimila persone al giorno, i messaggi/telefonate che ricevo sono CENTINAIA ogni giorno quindi inevitabilmente capiterà che o vi risponderò in ritardo di mesi (ed invece spesso i vostri sono quesiti “urgenti”, che avrebbero bisogno di risposte immediate) oppure non vi potrò rispondere perché perderò il vostro messaggio/telefonata in mezzo a tutti gli altri. Il secondo motivo è che nella maggior parte dei casi, al vostro quesito è impossibile rispondere, per due cause: la prima causa è che il medico deve visitare DAL VIVO il paziente: dare risposte ad un certo tipo di domanda, a distanza, non è professionale e può addirittura determinare un grande danno al paziente stesso. La seconda causa è che ad alcune domande che mi fate è letteralmente IMPOSSIBILE dare una risposta, da parte mia e da parte di qualsiasi medico sulla faccia della terra.
Mi capita spessissimo di ricevere telefonate sul tipo: “Salve dottore ho 14 anni e ieri sera ho avuto un rapporto col mio ragazzo senza preservativo, sono incinta? Non è che mi sono presa l’AIDS? Se lo scopre mio padre mi riempie di botte”. Allora cerco di spiegare che c’è una certa percentuale di possibilità che sia rimasta incinta/infettata e cerco di spiegare i tempi ed i modi per saperlo con certezza. Ma a quel punto mi fa capire che lei da me vuole altro: vuole sapere immediatamente la risposta alla domanda, anzi vuole che io la rassicuri dicendo che non è incinta! “Il medico è lei, mi dica se sono incinta e se ho l’AIDS”. Secondo voi cosa dovrei rispondere? Non potrei saperlo con certezza neanche se fossi stato fisicamente presente durante il coito!
In questi casi, credetemi, la cosa migliore che possiate fare non è certo andare su GOOGLE a cercare risposte a livello “oracolo di Delfi” dal “medico dai tre nomi” (che sarei io), invece l’unica cosa sensata che possiate fare è andare SUBITO dal vostro MEDICO DI FAMIGLIA (o al pronto soccorso!), esporgli con chiarezza il problema ed eventualmente farsi visitare. Credetemi: è per il vostro bene!
Grazie a tutti per la comprensione.

PS Come ho risposto poco fa su Facebook ad una utente, tutto questo non è un problema solo dei giovanissimi: a volte mi chiamano anche 30/40enni che mi fanno le stesse domande impossibili! Non è una questione generazionale, è un problema culturale trasversale. La manifestazione italica del comportarsi in maniera irresponsabile (avere un rapporto non protetto, dimenticarsi di prendere la pillola, fare sesso con sconosciuti…) e poi contattare qualcuno trovato su Google che in due secondi risolva il problema al telefono.

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Il liquido pre-eiaculatorio può indurre gravidanza e trasmettere l’HIV?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO AMORE COPPIA SESSO SESSUALITA ABBRACCIO MATRIMONIO MASTURBAZIONE ORGASMO (6)Spesso si sente parlare di un liquido che viene espulso dal pene, prima che ci sia una vera e propria eiaculazione, e molti pazienti mi chiedono se è vero che questo liquido posso indurre o no una gravidanza, specie quelli che praticano il “coitus interruptus“, cioè la tempestiva estrazione del pene eretto dalla vagina qualche istante prima dell’eiaculazione, nel tentativo di evitare il contatto diretto dello sperma con la vagina e quindi una gravidanza indesiderata. Una donna può rimanere incinta solo con questo liquido? La prima cosa da dire è che tale secrezione prende il nome di…

Liquido pre-eiaculatorio (liquido di Cowper): cos’è?

Ha diversi sinonimi: secrezione eiaculatoria, secretio ex libidine, liquido preorgasmico, liquido prostatico, liquido prespermatico, liquido preseminale. Ai tempi dell’università il nome che il prof. esigeva all’esame era il più corretto “liquido di Cowper“, perché viene prodotto dalle ghiandole omonime. Come appare il liquido pre-eiaculatorio? In condizioni fisiologiche è un liquido trasparente, incolore o lievemente biancastro e viscoso. Viene prodotto – come già prima acennato – dalle ghiandole di Cowper (o ghiandole bulbouretrali) durante la masturbazione, i preliminari e le fasi iniziali di un rapporto sessuale, ma anche durante la penetrazione precedentemente all’orgasmo ed all’eiaculazione dello sperma. In alcuni casi viene espulso durante la notte o semplicemente in caso di estrema eccitazione se l’uomo è esposto ad immagini, video o situazioni erotiche anche in assenza di attività sessuali, soprattutto in caso di prolungata astinenza. Per approfondire, leggi: Ghiandole di Cowper e liquido di Cowper: anatomia e funzioni

Il liquido preseminale viene espulso dal meato uretrale posto sull’apice del pene dell’uomo ben prima dell’eiaculazione vera e propria. La quantità emessa dipende dal singolo individuo, si possono verificare espulsioni di quantità modeste fino ad emissioni copiose.

Se sei qui perché hai paura di essere incinta, potrebbe essere utile leggere questo importante articolo che ti aiuterà a capire se è già in corso una gravidanza: Capire se sono incinta: i primi sintomi di gravidanza

Leggi anche: E’ possibile rimanere incinta con il coito interrotto?

A che serve il liquido pre-eiaculatorio?

La sua funzione è quella di neutralizzare l’acidità dell’urina e quindi in pratica esso prepara un ambiente idoneo al passaggio dell’eiaculato vero e proprio. In poche parole “pulisce e lubrifica” l’uretra, favorendo il successivo passaggio di sperma. Inoltre sembra facilitare l’adesione dello spermatozoo all’ovocita e la sua capacitazione: ovvero facilita le fertilizzazione della cellula uovo e quindi la genesi dell’ embrione.

Leggi anche: Restare incinta vergine senza penetrazione è possibile?

Cosa contiene il liquido pre-eiaculatorio?

Non sono noti studi su larga scala riguardo alla presenza di sperma nel liquido di Cowper. Indagini su campioni ridotti di popolazione rilevano l’assenza di tracce di spermatozoi. Tuttavia la presenza di spermatozoi può essere causata dallo stesso liquido che lubrificando l’uretra trasporta con sé eventuali residui di sperma presenti da un rapporto precedentemente avuto, ed è quindi consigliabile orinare tra la consumazione di un rapporto e l’altro. Questi solitamente sono in numero insufficiente a causare una gravidanza, ma possono verificarsi casi inattesi, che rendono rischioso il metodo anticoncezionale del coito interrotto.

Leggi anche: Dita sporche di sperma toccano la vagina: c’è rischio di gravidanza?

Il liquido pre-eiaculatorio può indurre gravidanza?

Per prima cosa è utile ricordare che il “coito interrotto” è una pratica contraccettiva assolutamente poco sicura e poco consigliabile, anche perché non ci ripara dalle malattie veneree, al contrario di quanto avviene usando un profilattico. Detto ciò il liquido pre-eiaculatorio non contiene spermatozoi (se non quelli, come detto prima, che ristagnano nell’uretra da una eiaculazione precedente), quindi non è teoricamente in grado di indurre gravidanza. Tuttavia altre ricerche indicano che in circa il 40% dei casi si repertano qualche centinaio di migliaia di spermatozoi, spesso mobili, nel liquido pre-eiaculatorio. Chi ha ragione? Probabilmente la differenza sta nella tecnica di raccolta del liquido preeiaculatorio. Uno studio ha rivelato che il liquido pre-eiaculatorio raccolto mediante eccitazione indotta da stimoli visivi NON contiene spermatozoi, mentre il liquido pre-eiaculatorio raccolto mediante eccitazione indotta da masturbazione e movimenti coitali ne contiene qualche centinaio di migliaia. Esisterebbe quindi una differenza fra i liquidi pre-eiaculatori secreti con o senza senza stimolazione tattile del pene: sono presenti spermatozoi solo nel secondo caso. In effetti gli autori della ricerca, prudentemente, concludono raccomandando l’uso del profilattico o di altro anticoncezionale. In via del tutto induttiva la quantità secreta non dovrebbe essere sufficiente ad indurre gravidanza. Quindi se da un lato si può stare sufficientemente tranquilli, dall’altro meglio sempre le cautele!

Leggi anche: Perché ho un ritardo del ciclo? Quanti giorni devono passare prima di preoccuparmi? A chi chiedere aiuto e come mi devo comportare?

La sopravvivenza degli spermatozoi in uretra

Ribadiamo ancora, visto che è un concetto importantissimo: gli spermatozoi rimangono vivi in uretra dopo l’eiaculazione anche fino a SEI ore e vengono teoricamente dilavati dall’urina alla prima minzione. In caso di secondo rapporto ravvicinato, tenete sempre in considerazione che un eventuale liquido pre-eiaculatorio, seppur non contenente di per se spermatozoi, può “raccogliere” spermatozoi dell’eiaculazione precedente, rimasti lungo l’uretra. Meglio urinare e lavarsi bene tra un rapporto ed il successivo, meglio ancora usare il preservativo. Per approfondire: Per quanto vivono gli spermatozoi dopo un’eiaculazione in vagina e nell’ambiente?

Può il liquido pre-eiaculatorio trasmettere il virus dell’HIV?

La risposta purtroppo è SI. Vari studi hanno confermato che il liquido pre-eiaculatorio può veicolare il virus dell’HIV, cioè il virus che causa l’AIDS. A tale proposito vi consiglio di leggere anche: HIV e AIDS: come, dove e quando si eseguono i test per la diagnosi?

Per difenderti dal liquido pre-eiaculatorio:

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Una malattia che sembrava scomparsa sta raggiungendo picchi allarmanti in Italia: come difendersi?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO OSPEDALE ANAMNESI ESAME OBIETTIVO SEMEIOTICA FONENDOSCOPIO ESAMELe malattie dei secoli scorsi erano causate soprattutto dalla scarsa igiene personale e degli agglomerati urbani; basti pensare che solo fino ad alcuni decenni fa, in Italia gli scarichi delle fogne erano quasi sempre alla luce del sole, malsane, malcostruite ed in balia della colonizzazione di topi ed animali delle fogne. Ora per fortuna le cose, nel nostro Paese, le cose sono cambiate e moltissime patologie infettive del passato sono state virtualmente azzerate. Ma è davvero così per tutte le malattie? Alcune malattie stanno tornando ad essere diffuse: torna infatti la sifilide (vedi foto in alto) e non è sola: con lei anche le infezioni da clamidia e la gonorrea.  Sono le tre malattie a trasmissione sessuale che stanno raggiungendo negli ultimi mesi – in Italia ed in Europa – picchi allarmanti. Secondo l’ultimo rapporto dell’European center for diseases control and prevention, al primo posto, in Europa, sono appena balzate le infezioni da clamidia, infezioni batteriche spesso subdole che, quando trascurate, possono perfino portare all’infertilità. Con il termine infezioni da clamidia si indicano una varietà di patologie causate nell’uomo da un batterio gram-negativo, Chlamydia trachomatis. Si tratta di varie infezioni tra cui il linfogranuloma venereo, la malattia infiammatoria pelvica e il tracoma. Anche le altre due, in particolare la sifilide, sono in rapida ascesa. E sono i giovani tra i 15 e i 24 anni la categoria più a rischio. I casi di sifilide in Europa sono circa ventimila, ben il 9% in più rispetto all’anno precedente. In questo caso, però, la maggior parte dei pazienti aveva più di 25 anni.

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Nelson Mandela e la lotta all’AIDS

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Roma Medicina Chirurgia Estetica Rughe Cavitazione Dieta Peso Dimagrire Endocrinologo Pancia Grasso Dietologo Cellulite Cibo Dermatologo Psicologo Pene Cuore Amore HIV Sessuologo Sesso NELSON MANDELA AIDSLa lotta all’Aids accompagnò la sua vita, segnandola anche con un lutto importante, la morte di suo figlio Makgatho a causa della malattia nel 2005. Ma già prima, e in maniera particolare dopo aver lasciato la presidenza del Sudafrica nel 1999, Nelson Mandela si dedicò alla sensibilizzazione sul problema Aids, vera e propria piaga in Sudafrica. Secondo le Nazioni Unite, il tasso di infezioni Hiv fra gli adulti nel Paese è aumentato da meno dell’1% nel 1990 a circa il 18% nel 2012. E si tratta attualmente della Nazione con più sieropositivi al mondo, con oltre 6 milioni di nuove infezioni ogni anno, inclusi 410.000 bambini da 0 a 14 anni, su una popolazione di 51 milioni di persone.

Con la sua opera ‘Madiba’ diede vita a una campagna per stimolare più ricerca sull’Hiv/Aids, l’educazione sul sesso sicuro e un migliore trattamento per le persone colpite, facilitando l’accesso alle cure antiretrovirali. In occasione della Giornata mondiale contro l’Aids nel 2000, lancio un messaggio di forte impatto: “Il nostro Paese si trova ad affrontare un disastro di proporzioni incommensurabili causato dall’Hiv. Siamo di fronte a un nemico silenzioso e invisibile che sta minacciando il tessuto stesso della nostra società. Siate fedeli a un solo partner e utilizzare il preservativo. Date al vostro bambino amore, risate e pace, non l’Aids“.

Nel 2003 la Nelson Mandela Foundation lanciò una campagna di fundraising chiamata 46664, il numero della cella di Mandela a Robben Island. Successivamente, paragonò l’urgenza e il dramma della lotta del suo Paese contro l’Hiv/Aids alla lotta contro l’apartheid. Pop star come Beyonce, Youssou N’Dour e Dave Stewart parteciparono a un concerto voluto da Mandela, tenutosi a Città del Capo nel 2003, seguito in tv da oltre due miliardi di persone. “Era uno statista che aveva posto l’Aids in cima alla sua agenda e ha usato la sua presenza sulla scena mondiale per convincere i leader del Pianeta ad agire con decisione. La sua eredità varrà per generazioni”, ha detto Michel Sidibe, capo dell’Unaids.

“La lotta all’Aids – commenta all’Adnkronos Salute Mauro Moroni, presidente nazionale di Anlaids – ha conosciuto in Nelson Mandela un attivista instancabile ma sempre capace di un approccio profondamente umano: il suo modo di combattere il diffondersi dell’infezione da Hiv in Sudafrica e globalmente si è perfettamente integrato con le sue scelte politiche e umane improntate al superamento delle divisioni, alla comprensione verso l’altro, all’accoglienza per le diversità”.

“Bisogna anche sottolineare le particolari condizioni in cui Madiba ha operato contro l’epidemia; egli ha dovuto condurre la sua lotta in un contesto in cui le stesse autorità politiche preposte alla salute negavano la connessione tra Hiv e Aids e addirittura l’esistenza stessa dell’Aids. Il suo è un esempio straordinario di contrasto all’ignoranza, al pregiudizio e alla presunzione. Si tratta di una lezione alla quale molti politici e attivisti in tutto il mondo dovrebbero guardare con profondo rispetto e sensibilità. Con Nelson Mandela scompare un esempio reale; spero che il suo messaggio non si perda nelle difficoltà quotidiane che ciascuno di noi è costretto ad affrontare”.

“Mandela – aggiunge Alessandra Cerioli, presidente della Lega italiana lotta all’Aids (Lila) – ha profondamente segnato la vita del Sudafrica e la storia dell’Aids, è infatti con lui, nel 1997, che viene varata la legge ‘Medicines and Related Substances Control Amendment Act‘, che ha reso disponibili i farmaci salvavita più economici e sdoganato definitivamente la necessità di aggirare i brevetti e diffondere i generici, salvando milioni di persone. Notiamo anche che l’annuncio della sua morte arriva in un momento in cui l’Italia può vergognarsi un po’ meno, di fronte alla sua memoria, avendo preso pochi giorni fa, dopo anni di latitanza, un impegno concreto con il Fondo Globale di lotta contro Aids, tubercolosi e malaria”.

FONTE: https://www.adnkronos.com/tag/AdnKronos-Salute/

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Aids: così è nato il primo vaccino terapeutico per bambini

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I ricercatori del gruppo guidato dal dottor Paolo Palma, a cui va tutta la mia stima per i risultati ottenuti

Il primo vaccino terapeutico pediatrico al mondo contro l’hiv è stato sperimentato con successo all’Ospedale pediatrico “Bambino Gesù” di Roma. Lo studio, durato due anni e condotto su due gruppi di 10 bambini infetti, è stato pubblicato sulla rivista scientifica open source “PLOS ONE”, una scelta legata alla possibilità per ricercatori di ogni paese di accedere immediatamente e gratuitamente ai risultati della ricerca per proseguirne la strada. Il successo di questo vaccino potrebbe ridurre il rischio dei fallimenti terapeutici legati alla ridotta aderenza nel tempo alle cure antiretrovirali. Si parla in questi casi di vaccini “terapeutici” in quanto servono a curare persone già infette: non esiste al momento un vaccino profilattico anti Hiv.

“Il vaccino sperimentato è stato realizzato dal Karolinska Institutet di Stoccolma secondo le specifiche dei nostri ricercatori – spiega Paolo Palma, immunoinfettivologo del Bambino Gesù dell’equipe del professor Paolo Rossi che ha compiuto lo studio in collaborazione con la cattedra di Pediatria dell’Università di Roma “Tor Vergata” -. Nel soggetto infetto, in questo caso un bambino, viene somministrato il dna di una specifica proteina del virus dell’Hiv. Queste informazioni genetiche introdotte nelle cellule del paziente stimolano la risposta immunologica dell’organismo. La cellula umana che riceve il dna dell’Hiv inizia a sintetizzarla, migliorando la risposta immunitaria verso il virus. Fino a qualche anno fa sperimentare su un bambino era ritenuto non etico, oggi la situazione è completamente ribaltata e il bambino necessita di una sperimentazione pediatrica sempre più attenta alle sue esigenze”.

Lo studio è stato effettuato su 20 bambini con infezione verticale da Hiv. I 10 di loro cui è stato somministrato il vaccino hanno sviluppato un significativo aumento della reattività al virus dell’Hiv a differenza del gruppo che non lo ha ricevuto. I dati raccontano che dopo circa 7 anni dall’inizio della terapia antiretrovirale, il 50 per cento dei soggetti va incontro al fallimento terapeutico. Altro rischio della mancanza di continuità nel seguire la terapia è l’insorgere di virus resistenti alle cure antiretrovirali. “Per validare lo studio abbiamo avuto bisogno di arruolare un gruppo di controllo della stessa età con range o età comparabile per capire se le capacità di vaccinazione beneficiassero di aspetti positivi – prosegue Palma -. In età adolescenziale c’è una totale ribellione alla malattia e all’utilizzo dei farmaci. Con questo studio vogliamo arrivare a prevenire un eventuale fallimento terapeutico che può verificarsi intorno ai 9/10 anni e aiutare il sistema immunitario del ragazzo a sviluppare nuove possibilità terapeutiche”.

L’importanza di questo trial ha spinto i ricercatori del Bambino Gesù a pubblicare lo studio sulla più prestigiosa rivista scientifica open source PLOS ONE (“Una scelta dettata dalla possibilità di far interagire il nostro studio con i ricercatori di tutto il mondo. Siamo molto aperti a miglioramenti e indicazioni da parte di tutti”, spiega Palma). La trasmissione materno-infantile dell’Hiv è un problema che riguarda soprattutto paesi poveri o poco sviluppati e la pubblicazione su una piattaforma gratuita permetterà a chiunque di seguire la strada tracciata dallo studio del Bambino Gesù. Grazie ai risultati dello studio sarà possibile procedere alla fase successiva della sperimentazione che prevede la somministrazione precoce della terapia antiretrovirale, la successiva somministrazione del vaccino e, nell’adolescenza, la possibile sospensione della terapia antiretrovirale per periodi di tempo ristretti e sotto monitoraggio.

“La fase attuale è quella di vedere se le risposte avute in laboratorio, fino adesso eccezionali, si possono tramutare in qualcosa di più concreto fino ad arrivare alla formulazione di un vaccino terapeutico sicuro – conclude Palma -. In pratica, se vado a sospendere la terapia che cosa succede? Noi vogliamo arrivare a dare una risposta . Per farlo serve l’aiuto di tutti. Fino ad oggi ho avuto una straordinaria risposta da parte di ricercatori italiani che hanno offerto il proprio contributo, a titolo gratuito, allo studio. Ora dobbiamo pensare ad un ambito più europeo, al fine di arrivare ad attirare gli investimenti giusti per proseguire la ricerca e fare in modo di dare risposte efficaci”.

DAL 2001 AL 2012 -52% DI CASI BAMBINI INFETTI

Il 1° dicembre è la giornata mondiale contro l’aids. A fine 2012, secondo il rapporto globale 2013 Joint United Nations Programme on HIV/AIDS (UNAIDS) , erano 35.3 milioni le persone affette in tutto il mondo. Nell’ultimo anno ci sono stati più di 2 milioni di nuovi infetti (-33% rispetto ai 3.4 milioni di nuovi infetti del 2001). In calo le morti per AIDS che sono passate dai 2.3 milioni del 2005 ai 1.6 milioni del 2012. Sensibilmente in calo anche il numero di nuovi infetti in età pediatrica: si è passati infatti dai 550 mila del 2005 ai 260 mila del 2012. Nonostante questo, l’accesso ai trattamenti antiretrovirali nella popolazione pediatrica è circa la metà rispetto alla popolazione adulta (34% di bambini infetti trattati contro il 65% degli adulti). In alcuni Paesi solo 3 bambini su 10 ricevono le cure appropriate. A dicembre 2012, 900 mila donne incinte infette da Hiv hanno ricevuto cure antiretrovirali. La copertura è passata dal 57 per cento del 2011 al 63 per cento del 2012. Dal 2001 al 2012 c’è stata una riduzione del 52 per cento di casi di bambini infetti. Espandere l’accesso ai servizi di prevenzione della trasmissione materno-infantile ha evitato a più di 670 mila bambini di nascere infetti tra il 2009 e il 2012. Attualmente presso il Bambino Gesù sono seguiti 104 pazienti (più di 40 sono stati trasferiti con successo presso i centri dell’adulto). Di questi, 55 sono stranieri provenienti da zone ad alta endemia. Dalla metà del 2006 sono state effettuate 25 nuove diagnosi.

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Nata con l’Hiv, dopo tre anni continua a non sviluppare l’AIDS

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO UOMO PAPA FAMIGLIA NEONATO BAMBINOA tre anni continua a non sviluppare l’Aids la bambina del Mississippi nata con il virus dell’Hiv e trattata con una massiccia dose di farmaci antiretrovirali fino ai 18 mesi. «Non è un colpo di fortuna», ha assicurato la direttrice dello studio Deborah Persaud, virologa e esperta dell’Hiv nei bambini, «ma il risultato positivo di una terapia aggressiva e molto precoce, che potrebbe aver impedito al virus di prendere il controllo sulle cellule immunitarie della bambina».

Continua la lettura su https://www.lastampa.it/esteri/2013/10/24/news/nata-con-l-hiv-dopo-tre-anni-1.35971740/

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La bufala della frutta in scatola contaminata col virus dell’AIDS

MEDICINA ONLINE FRUTTA NATURA SETE BERE SUCCO ARANCE AGRUMI LIMONI POMPELMI VITAMINE DIETAIn internet sta girando un messaggio-bufala secondo il quale vi sarebbero in circolazione delle confezioni di  frutta in scatola tailandesi deliberatamente infettate con l’HIV. Nel messaggio c’è scritto di non comprare qualsiasi di tipo di marmellata proveniente da quel paese: rambutans, longan, lychee, perché più di 200 pazienti infetti dal virus sarebbero stati obbligati a far gocciolare il proprio sangue nei cibi in scatola. Secondo quanto riportato dal messaggio, il Ministero della salute avrebbe confermato questo fatto e avrebbe ordinato di ritirare i cibi in scatola dalla circolazione. La bufala è stata smascherata da Hoax Slayer.

LA BUFALA

Ovviamente si tratta di una bufala: la storia non assolutamente credibile e non vi è nessun rischio di essere infettati dal virus dell’HIV, che notoriamente non sopravvive al di fuori dell’organismo. Questa storia non è altro che una delle numerose sull’AIDS che circolano da anni: tempo fa c’era la Pepsi contaminata con l’Aids, poi è arrivato il turno del ragazzino morto dopo aver mangiato cibo che conteneva il sangue infetto di un cuoco con l’HIV, poi è arrivato il turno delle bottiglie di ketchup contaminate con il sangue. Chi ha diffuso questa notizia quindi, è solo uno dei tanti che sta cercando di creare scompiglio.

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HIV e AIDS: come, dove e quando si eseguono i test per la diagnosi?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO PRELIEVO SANGUE LABORATORIO ANALISI DEL SANGUE ANEMIAIl test HIV è noto come “test dell’AIDS”. In realtà, però, si tratta di una dicitura errata. Il test, infatti, serve a rilevare se un soggetto abbia sviluppato anticorpi anti HIV. E’ bene ricordare, infatti, che l’AIDS rappresenta solo la fase terminale dell’infezione da HIV.

Cos’è il test ELISA?

L’ELISA è un test di immunoreazione, un esame di laboratorio, eseguito sul sangue, per diagnosticare le malattie infettive. Il termine ELISA deriva dalla dicitura inglese – Enzyme Linked ImmunoSorbent Assay – saggio di immunoassorbimento mediante anticorpi enzimodipendenti.

Cos’è il periodo finestra?

Quando il virus HIV penetra nell’organismo gli anticorpi, anti – HIV, non si formano subito. Il periodo finestra è, quindi, il lasso di tempo durante il quale si è stati contagiati ma non è, ancora, avvenuta la sieroconversione. Quel periodo, in sintesi, in cui non si è, ancora, diventati sieropositivi perché non si sono formati gli anticorpi specifici anti – HIV. Durante questa fase, quindi, il test ELISA risulta negativo e, di conseguenza, basandosi solo su di esso, per diagnosticare la sieropositività, il contagio può non essere rilevato.

Il periodo finestra dura mediamente:

  • 4 – 6 settimane nel caso di test ELISA di vecchia generazione;
  • 22 giorni con i test ELISA, attualmente, in uso nella maggior parte dei laboratori.

In ogni caso per ottenere un risultato che possa essere considerato definitivo è necessario attendere 3 mesi dall’evento “a rischio”. Tuttavia, per sicurezza, in genere si consiglia di ripetere il test anche a “6 mesi”.

Cos’è il test Western Blot?

Il Western Blot è un test di conferma che consente di identificare, attraverso il sangue, la presenza di anticorpi specifici nei confronti di differenti virus. Questo esame è, in genere, utilizzato come test di conferma dell’infezione.

Come eseguire il test?

Il test ELISA, eseguito privatamente, ha un costo modesto. Al contrario, invece, presso le strutture pubbliche può essere effettuato gratuitamente, anonimamente e, in genere, senza richiesta del medico.

Il test può essere eseguito:

  • Nelle strutture pubbliche e private dove si effettuano prelievi.
  • Nelle Unità Operative di Malattie Infettive degli Ospedali pubblici.
  • Nei Centri di cura delle Malattie Sessualmente Trasmissibili.

Chi dovrebbe eseguire il test?

Le persone appartenenti a un gruppo ad “alto rischio” dovrebbero sottoporsi ai test. E’ bene sottolineare che, spesso, l’infezione da HIV è asintomatica. In alcuni casi, invece, è possibile riscontrare disturbi della pelle, dermatite seborroica, dimagrimento, diarrea, febbre, candidosi orale. Altre infezioni che possono accusare i pazienti, infettati da HIV, sono rappresentate da herpes simplex o herpes zoster, tubercolosi, salmonellosi. Il test è, assolutamente, volontario e, perché venga eseguito, è necessario il vostro consenso esplicito. La decisione di fare il test è solo vostra: prendetevi il vostro tempo per affrontarlo serenamente. Ricordate, però, che una diagnosi precoce potrebbe consentirvi maggiore possibilità di scelta nel valutare un eventuale percorso terapeutico.

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