Integratori per abbronzarsi di più: funzionano? Quali sono i migliori e quali evitare?

DOTT. EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO MEDICINA ONLINE ABBRONZATURA UOMO DONNA MARE PISCINA SOLE PELLE CUTE MELATONINA CREMA OLIO ABBRONZANTE SCOTTATURAIn commercio troviamo un’ampia varietà di integratori per l’abbronzatura che mirano ad apportare importanti sostanze capaci di favorire un’abbronzatura perfetta e di stimolare la produzione della melanina. Ma funzionano davvero? E quali sono i migliori integratori per preparare la pelle all’esposizione al sole? Ma cominciamo con la prima domanda che dobbiamo porci:

Cosa contiene un integratore per l’abbronzatura?

Cerchiamo di capire quale sia composizione degli integratori alimentari per l’abbronzatura. Ovviamente ognuno possiede una sua “ricetta” specifica, ma generalmente un integratore specificatamente creato per favorire l’abbronzatura contiene minerali, vitamine specifiche come le vitamine E e C, il betacarotene (il precursore della vitamina A), vitamina PP (nicotinammide), amminoacidi,  antiossidanti ed altri ingredienti che possono aiutare la pelle a reagire immediatamente all’esposizione ai raggi del sole, a ridurre i danni alle cellule causati dallo stress ossidativo e anche a prevenire eritemi e scottature solari. Fermo restando che il modo migliore per proteggere la pelle quando ci si espone al sole è quello di applicare la giusta crema solare con una adeguato fattore di protezione, gli integratori possono comunque fornire un supporto perché preparano la pelle ai raggi del sole.

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Betacarotene

Conosciuto come l’integratore migliore per l’abbronzatura, il betacarotene è un colorante vegetale contenuto in alimenti come carote, paprika, peperoncino e tanto altro ancora. Il betacarotene viene venduto anche sotto forma di integratori solari in compresse poiché apporta durante tutto l’anno notevolissimi benefici alla pelle. Oltre alle proprietà abbronzanti di cui parleremo tra poco, il betacarotene sembrerebbe particolarmente utile per i fumatori e per coloro che hanno pelli mature: la sua azione antiossidante permette infatti di rallentare i processi di invecchiamento delle cute, sia che essi siano provocati da fattori esterni come appunto il fumo e l’inquinamento ambientale sia che essi siano dovuti ai fisiologici cambiamenti del corpo. L’assunzione di betacarotene aiuta perciò a contrastare la comparsa delle rughe ma non solo. Esso procura risultati visibili anche in caso di pelle acneica e secca e in caso di problematiche cutanee come arrossamenti ed eritemi di vario genere. Favorisce oltretutto la crescita sana delle ossa, sostiene la vista e si pensa che protegga anche dall’insorgere di malattie a carico del cuore e del sistema sanguigno.  Essendo inoltre il precursore della vitamina A, il betacarotene è anche un valido sostegno per le donne in gravidanza: se assunto infatti correttamente, coadiuva – specialmente negli ultimi mesi della gestazione – allo sviluppo e al buon funzionamento delle cellule e dei tessuti del bambino. Ma torniamo ora al punto centrale della questione, ovvero a come è possibile facilitare e migliorare l’abbronzatura grazie alle virtù di questa sostanza. Il betacarotene – se assunto durante il mese precedente all’esposizione solare  – predispone la pelle a ricevere i raggi del sole senza incorrere in rischi e pericoli per la salute. Esso aiuta infatti a prevenire le scottature solari e ad imbrunire la pelle in modo più veloceomogeneo e senza chiazze. Per quanto riguarda invece le controindicazioni, si sconsiglia l’assunzione di questo integratore in concomitanza con terapie farmacologiche anti-colesterolo e di chiedere in ogni caso il parere di un esperto. Le modalità e le dosi di assunzione dipendono dalla percentuale di betacarotene contenute in ogni specifico integratore. Il quantitativo ideale è solitamente pari ad una capsula giornaliera. Il prezzo medio degli integratori a base di betacarotene si aggira intorno ai 20 euro per ogni 40 grammi di prodotto.

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Leggi anche: Ci si abbronza con il trucco?

Melanina

Chi vuole un’abbronzatura veloce senza ricorrere al betacarotene deve indirizzarsi verso prodotti che favoriscano la secrezione della melanina. Questa sostanza, da non confondere con la melatonina (la sostanza che induce il sonno), viene prodotta naturalmente dall’organismo e permette sia di accelerare la tintarella che di difendere la pelle dai raggi ultravioletti. Chi utilizza integratori o creme solari alla melanina vegetale avrà perciò anche il vantaggio di una maggiore protezione nei confronti dei raggi UV. Gli integratori che stimolano la melanina sono quindi ideali per chi ha la pelle molto chiara e sensibile. La pelle dei bambini è particolarmente povera di questa sostanza e potrebbe rivelarsi perciò utile incoraggiarne la produzione attraverso l’alimentazione. I cibi più utili in questo caso sono quelli ricchi di vitamina A e vitamina C: oltre alle carote (e al loro succo), ricordiamo quindi la zucca, le albicocche, le patate dolci, le bietole, gli spinaci, il cavolo nero, i peperoni rossi, il guava, il kiwi, le arance, le fragole, i mirtilli ed il broccolo. Gli integratori di melanina, a differenza di quelli al betacarotene, hanno inoltre il vantaggio di non provocare il classico inestetismo della pelle giallastra, causato però soltanto dal sovraddosaggio. Gli integratori di melanina sono composti per lo più da vitamine e minerali (soprattutto selenio), si trovano facilmente in vendita online ed in farmacia ed hanno prezzi variabili a seconda della loro specifica formulazione.

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Tarassaco e Reishi

Nonostante sia il tarassaco che il fungo reishi siano conosciuti principalmente per altre proprietà, sono in molti a sostenere che la loro assunzione si riveli utile anche nei confronti dell’abbronzatura. Possono essere consumati entrambi sia come bevanda che come integratori e sembrerebbero ambedue in grado di aumentare in modo compatto l’abbronzatura, oltre che di proteggere la pelle.

Tirosina

La tirosina è un aminoacido che aiuta a creare melanina. Naturalmente, il corpo produce abbastanza tirosina grazie alle proteine della nostra dieta. Quando la tirosina è in eccesso, il corpo ne espelle il surplus ma quando essa è in difetto, basterebbe mangiare più proteine per aumentarne la sua produzione.

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Potenziali benefici

Gli integratori solari contengono sostanze funzionali utili per migliorare la risposta al sole e ridurre i danni ossidativi. Se consideriamo l’esposizione ai raggi ultravioletti come un potenziale fattore stressante, infatti, l’utilizzo di un complemento per l’abbronzatura può essere utile per attivare la melanina e potenziare i naturali meccanismi di protezione della pelle.
In particolare, gli integratori per l’abbronzatura risulterebbero validi nel:

  • rinforzare le auto-difese della pelle dagli effetti nocivi indotti dai raggi ultravioletti;
  • stimolare la sintesi di pigmenti protettivi della pelle, come la melanina;
  • favorire la formazione del collagene ed il mantenimento di una pelle normale e abbronzata;
  • proteggere la pelle dall’azione dannosa delle specie reattive dell’ossigeno (radicali liberi);
  • ridurre l’eventuale reazione infiammatoria associata all’eccessiva esposizione al sole, come edema, arrossamento e comparsa di bolle;
  • prevenire l’invecchiamento cutaneo fotoindotto (photoaging).

Se usati in associazione con cosmetici che proteggono la pelle, riflettendo e/o attenuando le radiazioni grazie all’attività dei filtri solari, gli integratori per l’abbronzatura sono quindi un valido aiuto per ottenere un colorito intenso e mantenerlo più a lungo.

Questi prodotti aiutano, inoltre, ad attivare le difese cutanee e a limitare i danni causati dal sole, sia immediati, che tardivi. Ciò è possibile grazie al mix di sostanze utili a migliorare la fotoprotezione e a contrastare gli effetti nocivi dei raggi ultravioletti, come carotenoidi (tra cui beta-carotene, astaxantina, licopene e  luteina), vitamine (A, C ed E) ed oligoelementi (come zinco, selenio, rame e magnesio). Gli integratori solari sono consigliati specialmente a chi ha una carnagione molto chiara (fototipo I e II), per preparare la pelle al sole e prevenire l’insorgere di eritemi, scottature ed intolleranze cutanee. Questi complementi alimentari sono ideali anche per le persone che per svariati motivi (problemi di salute, attività lavorativa ecc.) non si espongono al sole da molto tempo, in quanto supportano il metabolismo della pelle che deve adattarsi all’irraggiamento intenso della stagione estiva. L’utilizzo di una protezione solare (creme e prodotti topici) ha la funzione di fornire un aiuto esterno, creando una sorta di barriera che limita l’interazione del sole con la nostra pelle. Quest’azione risulta fondamentale se vengono considerate le esigenze di prevenzione dei tumori cutanei. Di contro, tuttavia, questo schermo riduce la sintesi endogena di vitamina D nella pelle. Per questo motivo, l’assunzione di integratori solari ed la cura dell’alimentazione possono agire in sinergia per proteggere dalle alterazioni patologiche delle ossa ed affrontare al meglio la stagione estiva.

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Questi integratori per l’abbronzatura servono davvero?

Certamente si, a patto di scegliere prodotti di qualità e che si inizi il trattamento almeno tre settimane prima della primissima esposizione al sole in modo da garantire alla pelle il tempo giusto per prepararsi. Dal punto di vista clinico questo tipo di integratori sono efficaci soprattutto per chi ha una pelle fotosensibile o è vulnerabile ad eritemi e scottature, o anche per chi soffre di vitiligine e dermatiti solari.

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Come scegliere il miglior integratore?

Quando si sceglie un integratore per preparare la pelle all’abbronzatura bisogna tener conto della composizione e dei sui ingredienti. Il prodotto deve contenere sostanze che stimolano la produzione e la tenuta della melanina e che svolgano un’azione anti radicali liberi e antiossidante. Come abbiamo ormai intuito nel corso dell’articolo, l’integratore ideale deve contenere:

  • betacarotene: nella quantità massima di 7,5 mg stabiliti dal Ministero della Salute;
  • antiossidanti: proteggono le cellule dai radicali liberi e dallo stress ossidativo;
  • tirosina o altri aminoacidi: favoriscono la produzione di melanina.

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Quali prodotti evitare?

Come abbiamo appena visto, il prodotto deve contenere betacarotene ma non bisogna esagerare. Un’eccessiva integrazione di betacarotene può rappresentare un rischio per alcune categorie di persone, come le donne che cercano una gravidanza, quelle incinte e i fumatori. Alcuni studi hanno, infatti, messo in evidenza che un’assunzione quotidiana di più di 20 grammi di betacarotene può essere associata ad un aumento del rischio di tumore ai polmoni nei forti fumatori, ma anche di mortalità generale, e di funzionalità della prostata. Evitare inoltre i prodotti che contengono cantaxantina, si tratta di una sostanza che non favorisce la produzione naturale di melanina ma semplicemente colora la pelle e può essere nociva.

C’è bisogno della prescrizione del medico?

Per questo tipo di prodotto non c’è bisogno della prescrizione del medico, ma è sempre bene chiedere il parere di un esperto prima di esporsi al sole, specie se si ha la pelle molto chiara o con molti nei o con precedenti di melanomi in famiglia, oppure se si soffre di allergie a farmaci o sostanze. La consultazione del medico è soprattutto indicata nel caso di sofferenza di patologie quali, il diabete, alcune intolleranze alimentari, allergie ad alcuni farmaci e problemi della pelle. Infine è importante il parere medico se si è una donna incinta.

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I migliori prodotti per una abbronzatura luminosa e duratura

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per la cura ed il benessere della tua pelle, in grado di migliorare l’abbronzatura e farla durare a lungo:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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E’ possibile farsi il bagno al mare o in piscina in gravidanza?

MEDICINA ONLINE GRAVIDANZA ATTESA MATERNITA ESTATE SOLE CALDO MARE PISCINA ABBRONZATURA PELLE MAMMA FIGLIO INCINTA FETO BIMBO BAMBINO SOLE AMNIOTICO MALE DOLORE UMIDITA FASTIDIO GINECOLOGIAAssolutamente sì. Anzi, il nuoto, ancor meglio se al mare, è particolarmente indicato durante la gravidanza perché consente di mantenersi in forma senza fatica alleggerendo la pressione esercitata dal peso sul nervo sciatico. Sì, quindi, a nuotate e sì alle passeggiate lungo il bagnasciuga (con le gambe immerse fino alle ginocchia) per riattivare la circolazione e contrastare l’inevitabile ritenzione idrica tipica dei nove mesi di attesa. Nuotate e passeggiate devono essere affrontate ovviamente con molta calma e “lentezza” e mai nelle ore più calde della giornata.

Evitate solamente di passare dalle temperature troppo calde della tintarella, a quelle fredde dell’acqua; evitate infine sforzi elevati e prolungati. In ogni caso, gravidanza o no, è sempre preferibile fare il bagno insieme ad un’altra persona che possa soccorrerci in caso di difficoltà.

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Come superare la paura dell’acqua ed imparare a nuotare

MEDICINA ONLINE SOLE MARE PAURA DELL ACQUA FEAR OF SWIMMING SPIAGGIA PISCINA MARE DONNA COSTUME SEA SAND GIRL BEACH SWIMMING WALLPAPER HI RES PICS PICTURE PHOTO BEAUTIFUL VETRO UVA UVB ULTRAVIOLETTI RADIAZIONE NEO.jpgTra gli elementi della natura l’acqua, insieme al fuoco, è uno dei più potenti. Alcune persone hanno paura dell’acqua da sempre e non hanno mai imparato a nuotare. Per altri la paura dell’acqua potrebbe essere arrivata a seguito di un trauma. Con molta calma si può provare a superare la paura dell’acqua e ad imparare a nuotare in modo graduale.

Circa il 60% del nostro corpo è formato da acqua e quando eravamo nel pancione l’acqua era il nostro elemento naturale. Pensiamo, ad esempio, alla possibilità per le mamme di scegliere il parto in acqua per la nascita di un nuovo bambino. Con il tempo però in alcune persone scatta un meccanismo di difesa e preferiscono non avvicinarsi troppo all’acqua e fare il bagno il mare o in piscina soltanto fino al punto in cui possono toccare il fondo con i piedi.

La paura dell’acqua si chiama idrofobia in psichiatria. Il termine idrofobia riguarda sia la paura dell’acqua che la paura del nuoto. La più comune è una forma moderata di idrofobia che consiste nella paura delle acque profonde in generale e in particolare dell’annegamento. Se avete paura dell’acqua, forse imparare a nuotare gradualmente vi potrebbe aiutare a superarla dato che saper nuotare dovrebbe ridurre il timore dell’annegamento.

La paura dell’acqua è una delle fobie più comuni, dunque non sentitevi soli. Se volete potete imparare a farvi coraggio e a superarla imparando a nuotare. Alcuni bambini nuotano naturalmente sin da piccoli e non hanno nessuna paura, probabilmente per via di un avvicinamento graduale all’acqua del mare grazie ai genitori e all’acqua della piscina con gli istruttori di nuoto giusti.

Innanzitutto cercate di capire da dove proviene la vostra paura dell’acqua. Potreste parlarne con molta calma con una persona di fiducia per capirne davvero l’orgine e per comprendere meglio le cause. Molte persone si sono avvicinate all’acqua e hanno provato a nuotare per la prima volta insieme a genitori che in un certo senso possono avere trasmesso loro la paura o possono averli traumatizzati in qualche modo senza volerlo. Avvicinatevi all’acqua in modo naturale, scegliendo una piscina piccola e dalle acque basse o un tratto di mare molto calmo e non affollato. In questo modo imparare almeno a galleggiare sarà più semplice e sicuro.

Camminare nell’acqua

Se avete paura di inoltrarvi verso il mare che diventa più profondo rispetto alla riva provate a farlo molto gradualmente, magari in compagnia di una persona amica che rispetti la vostra paura. Iniziate a fare delle lunghe camminate con l’acqua all’altezza prima delle caviglie e poi del ginocchio e mano a mano provate ad inoltrarvi più in là. Scegliete una giornata in cui il mare è calmo e magari preferite le prime ore di sole quando le spiagge non sono ancora affollate.

Imparare a galleggiare

Via via provate a lasciarvi andare nell’acqua e ricordate che il vostro corpo è capace di galleggiare senza problemi se non opponete troppa resistenza. Il modo migliore per imparare a galleggiare è quello di lasciarsi andare sulla schiena aprendo le braccia all’altezza delle spalle e seguendo il movimento di piccole onde. Se decidete di andare in piscina potrete trovare degli strumenti per imparare a galleggiare, tra tubi di spugna e tavolette.

Seguire un corso di nuoto

Seguire un corso di nuoto in piscina può essere il modo migliore per superare la paura dell’acqua dato che vista la presenza dell’istruttore accanto a voi non dovrete temere nulla e potrete regolare lo svolgimento delle lezioni di nuoto in base alle vostre esigenze.

Così via via potrete imparare a galleggiare, a immergervi con la testa sott’acqua e piano piano a nuotare nell’ambiente protetto della piscina per poi mettervi alla prova con coraggio in occasione della prima vacanza al mare.

Conoscere le basi del nuoto è importante per la propria sicurezza e per aiutare gli altri in caso di necessità. Saper nuotare può salvare una vita, non solo la vostra. Potreste partire proprio da questo punto di vista per superare la paura dell’acqua e nello stesso tempo indagare le ragioni più profonde della vostra situazione. Una volta scoperti i motivi della paura dell’acqua potrete superarla più facilmente e magari vi sentirete anche delle persone più libere e coraggiose.

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Differenza tra filtri solari fisici e chimici: pro e contro

MEDICINA ONLINE ABBRONZATURA SOLE MARE MONTAGNA MELANINA PELLE CUTE SOLE MARE PISCINA RADIAZIONE SOLARE NUVOLE ALTITUDINE UVA UVB INFRAROSSII filtri UV sono quelle sostanze destinate a proteggere la pelle dalle radiazioni solari, tramite l’assorbimento, la diffusione o la riflessione delle radiazioni stesse. In vendita, esistono diversi prodotti adatti a tal scopo: creme in grado di garantire protezione solare, grazie a filtri solari fisici e filtri solari chimici. Le molecole che sono utilizzate come filtri solari variano da Paese a Paese. Scopriamo di più in merito.

Cosa sono

Cosa sono i filtri solari fisici e chimici? I filtri solari sono delle sostanze – le quali possono essere sia naturali, nel caso dei filtri fisici, che sintetiche, nel caso dei filtri chimici – che vengono inserite all’interno dei prodotti cosmetici, in modo tale da proteggere dai danni provocati dalla radiazione solare: dunque, ad esempio, nel caso delle creme solari, i filtri solari fisici o chimici sono responsabili della protezione solare, il cui valore sta ad indicare quanto il prodotto proteggerà dal sole la pelle. Secondo il regolamento CE n.1223/2009 del 30 novembre 2009 sui prodotti cosmetici, i filtri UV sono delle “sostanze destinate esclusivamente o prevalentemente a proteggere la pelle da determinate radiazioni UV attraverso l’assorbimento, la riflessione o la diffusione delle radiazioni UV”. Le molecole che vengono utilizzate come filtri solari sono diverse da Paese a Paese: allo stato attuale, ad esempio, l’Unione Europea consente l’uso di 28 molecole, le quali possono essere utilizzate come filtri solari all’interno di prodotti cosmetici. I filtri solari possono essere suddivisi in filtri fisici e filtri chimici e agiscono riducendo la quantità di radiazioni luminose che colpiscono la zona su cui vengono applicati e, dunque, ad esempio sulla pelle.

Le differenze

Esistono delle differenze tra i filtri solari fisici e i filtri solari chimici. Vediamo meglio, nel dettaglio, di cosa si tratta.

Filtri solari chimici

I filtri solari chimici non sono altro che delle molecole sintetiche, le quali sono in grado di assorbire e scomporre le radiazioni del sole. Essi trattengono l’energia dei raggi solari e la rilasciano come forma di calore, aumentando, di fatto, la sensazione di caldo provata sulla pelle: in poche parole, i filtri chimici assorbono parte delle radiazioni solari e rilasciano l’energia sotto forma di calore per poter assorbire altre radiazioni solari. Può capitare, però, che i filtri solari chimici non siano sintetici, ma naturali: solo per citare qualche esempio, il gamma-orizanolo si estrae dalla crusca di riso; ci sono, poi, l’acido cinnamico contenuto nella cannella, i carotenoidi, la vitamina E e molti altri.

Filtri solari fisici

I filtri solari fisici sono formati, invece, da piccole particelle minerali, dunque di tratta molto spesso di filtri solari naturali: i più noti sono l’argille, lo zinc oxide e il titanium dioxide. È da precisare, però, che i filtri fisici possono anche essere prodotti artificialmente e, dunque, essere sintetici. I filtri solari fisici sono in grado di riflettere i raggi solari, per cui questi non possono raggiungere la cute ma, a differenza dei filtri solari chimici, non trattengono il calore e non penetrano nella pelle, restando in superficie e lasciandone attraversare solo una quantità limitata. Inoltre, non prevedono la scomposizione delle radiazioni: respingono, infatti, sia le frequenze UVA che quelle UVB e, quindi, non interagiscono con le radiazioni solari e non vengono alterati.

I pro e i contro

Sia i filtri solari fisici che i filtri solari chimici offrono vantaggi e svantaggi. Vediamo meglio, nel dettaglio.

Filtri solari chimici

I filtri solari chimici hanno il vantaggio di essere particolarmente efficaci e di riuscire a garantire delle protezioni solari più elevate, garantendo un’abbronzatura omogenea. Lo svantaggio di questi filtri è quello di assorbire l’energia solare e, dunque, presentano il rischio di dare il via a reazioni fotochimiche.

Filtri solari fisici

I filtri solari fisici sono fotostabili, non vengono danneggiati dalle radiazioni solari e, inoltre, grazie alla loro composizione, sono particolarmente sicuri per la salute della pelle. Lo svantaggio di questi filtri sta nel fatto di non poter garantire protezioni elevate senza, però, produrre un effetto bianco; sebbene sia possibile utilizzare dei filtri solari fisici in forma micronizzata di biossido di titanio e ossido di zinco per ridurre il problema o trovarli associati ai filtri chimici in alcune formulazioni.

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I requisiti di un buon filtro solare

Come abbiamo visto, i filtri solari fisici e i filtri solari chimici agiscono e funzionano in modo differente, ma risultano essere ugualmente validi ed efficaci per la protezione solare, la quale è determinata, invece, dal cosiddetto fattore di protezione, al quale il consumatore deve prestare attenzione.

Quali sono i requisiti che un buon filtro solare deve avere, dunque? Occorre che i filtri solari abbiano e garantiscano:

  • Buona stabilità chimica e fotostabilità, ovvero con un sistema filtrante resistente al calore
  • Buona tollerabilità da parte di mucose e pelle
  • Assorbimento massimo di UVA e UVB
  • Solubilità in acqua
  • Buon profilo tossicologico
  • Resistenza all’acqua e al sudore

I filtri solari devono anche:

  • Non essere irritanti e assorbiti dalla cute
  • Essere inodore, insapore e incolore
  • Non causare lo scolorimento di pelle e tessuti
  • Indicare il fattore di protezione solare, il quale è visibile sulle etichette con la sigla SPF (Sun Protection Factor), indicando anche il tempo di esposizione solare e la capacità di fermare la radiazione solare formata dai raggi UVA e UVB, ma anche UVC e IR

Prima di acquistare una crema solare, è necessario pensare a determinati fattori, quali:

  • Il fototipo, ovvero il tipo di pelle che si ha
  • Il tipo di prodotto da usare
  • L’intensità delle radiazioni
  • Il principio attivo usato, nonché la sua concentrazione
  • Le condizioni atmosferiche
  • Il fattore di protezione

Tenete, inoltre, presente che gli autoabbronzanti non danno alcuna protezione dalle radiazioni solari e che i prodotti dopo-sole, ad esempio, calmano l’irritazione della pelle, idratandola e rinfrescandola solo dopo l’esposizione solare.

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Il fattore di protezione

Il fattore di protezione è uno dei fattori più importanti da tenere in considerazione prima dell’acquisto di una crema solare: questo va scelto, soprattutto, in base al proprio fototipo e, dunque, al tipo di pelle che si ha. Vediamo nella tabella i valori che lo riguardano.

Tipo di protezione Valore
Bassa Da 2 a 6
Media o moderata Da 8 a 12
Alta Da 15 a 25
Altissima Da 30 a 50
Ultra-alta o schermo totale Otre 50

È importante, quindi, avere cura della propria pelle e valutare, attentamente, le caratteristiche dei prodotti in vendita, leggendo le etichette, il fattore di protezione, il tipo di filtro e le sostanze in essi contenute: l’esposizione frequente e prolungata ai raggi solari è dannosa per la pelle e può provocare, tra le altre cose, macchie solari, eritemi, scottature e precoce invecchiamento cutaneo, oltre ad aumentare il rischio di comparsa di tumori della pelle.

Donne in gravidanza e bambini

Infine, un’attenzione particolare deve essere rivolta alle donne in gravidanza e ai bambini: sia la pelle dei più piccoli che delle mamme in dolce attesa è particolarmente sensibile, per cui è necessario utilizzare delle creme solari con un fattore di protezione ultra-alto, evitando l’esposizione prolungata al sole e, soprattutto, durante le ore più calde della giornata.

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Differenza tra mare ed oceano

MEDICINA ONLINE SOLE MARE ABBRONZATURA PELLE CUTE MELANINA SPIAGGIA MARE DONNA OMBRELLONE COSTUME SEA SAND GIRL BEACH SWIMMING WALLPAPER HI RES PICS PICTURE PHOTO BEAUTIFUL VETRO UVA UVB ULTRAVIOLETTI RADIAZIONE CANCRO NEONonostante vi siano differenze tra mare e oceano, spesso questi termini vengono usati indistintamente per indicare vaste distese d’acqua salata, ma mare e oceano non sono sinonimi tra loro e presentano peculiarità differenti che ne determinano l’utilizzo; vediamo cosa li contraddistingue. Il Mare è una distesa d’acqua salata che lambisce le coste di isole e continenti (quindi ben delimitata), ed è idrograficamente connesso ad un oceano attraverso dei canali. Lo Stretto di Gibilterra, ad esempio, separa Marocco e Penisola Iberica, collega Mar Mediterraneo e Oceano Atlantico.

Talvolta ‘mare’ può essere utilizzato anche per indicare laghi, molto vasti o salati, che non presentano sbocchi sull’oceano, è il caso del Mar Caspio, Mar Morto o Mar di Galilea. Nella sua accezione generica, il termine viene utilizzato per indicare mari tropicali o acqua marina quando il riferimento è a quella oceanica. L’Oceano, a differenza del mare, è una distesa d’acqua salata dalle dimensioni maggiori non confinata, che può contenere al suo interno mari, con caratteristiche geologiche dei fondali differenti: se il mare è un bacino stabile, l’oceano presenta invece dorsali in continua espansione.

Certo queste due definizioni appaiono molto chiare: grande distesa d’acqua senza confini uguale oceano, mentre una discreta distesa d’acqua ben delimitata e connessa con l’oceano è un mare. Eppure bisogna tener di conto anche delle differenti caratteristiche geologiche, che ci portano ad esaminare lo strano caso del Mar Mediterraneo. Il mare, come detto precedentemente, presenta un bacino stabile non più in espansione, l’esempio immediato è l’Adriatico, mentre il Tirreno geologicamente è un oceano.

Entrambi fanno parte del Mediterraneo, portando quest’ultimo a essere un ibrido tra i due (anche se, secondo la prima definizione data, è inequivocabilmente un mare). Ovviamente il Mediterraneo non è l’unico caso borderline; anche il mar Rosso, mare secondo la classificazione canonica, geologicamente parlando è un oceano in espansione. Sulla carta possiamo analizzare le differenze tra mare e oceano e fare ogni distinzione possibile e canonica, ma esaminando i singoli casi ci si trova davanti a situazioni che non sono facilmente indentificabili in una o nell’altra categoria.

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Prendere il sole in gravidanza fa male al bambino?

MEDICINA ONLINE GRAVIDANZA ATTESA MATERNITA ESTATE SOLE CALDO MARE PISCINA ABBRONZATURA PELLE MAMMA FIGLIO INCINTA FETO BIMBO BAMBINO SOLE AMNIOTICO MALE DOLORE UMIDITA FASTIDIO GINECOLOGIA.jpgUna domanda tipica di chi è in dolce attesa durante i mesi estivi è: “posso prendere il sole col… pancione?”. Cerchiamo di fare chiarezza.

Il sole aiuta a sintetizzare meglio la vitamina D, fondamentale perché favorisce la crescita e lo sviluppo del feto, diminuisce il rischio di asma e, secondo gli ultimi studi, riduce le possibilità che il nascituro possa soffrire in età scolare di disturbi del linguaggio. Ecco perché, durante la gravidanza, negarsi all’esposizione solare sarebbe controproducente. È necessario, però, seguire alcune semplici regole e prendere alcune semplici precauzioni che – se sono importanti per chi non è in gravidanza – lo sono ancora di più per chi lo è:

  • utilizzare sempre una crema solare ad alto fattore di protezione per evitare scottature e prevenire il cloasma gravidico;
  • evitare periodi di esposizioni prolungati: soprattutto le prime volte è preferibile non esporsi oltre 30 minuti (anche meno durante le ore più calde della giornata);
  • preferire l’esposizione tra le 9 e le 11 del mattino, oppure dalle 17 in poi;
  • evitare di esporsi ai raggi solari nelle ore più calde della giornate, dalle 12.00 alle 16.00;
  • proteggere la testa con un cappello di paglia o bagnandola frequentemente;
  • per quanto possibile, evitare l’esposizione diretta della pancia al sole coprendola con un telo bianco o comunque chiaro, abbastanza spesso e leggermente umido. In alternativa indossare un costume intero, possibilmente bianco o di colore chiaro.

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Ustione solare: cosa fare/non fare e tempi di guarigione

MEDICINA ONLINE SOLE MARE COPPIA AMORE UOMO DONNA USTIONE SOLARE RADIAZIONE ABBRONZATURA PISCINA ACQUA NUOTO NUOTARE SPIAGGIA.jpgCon il termine di ustione solare si identifica un danno alla pelle causato da un’errata esposizione ai raggi solari (radiazioni UV). Le ustioni avvengono solitamente quando ci si espone al sole senza un’adeguata protezione, oppure quando si sta troppo al sole nonostante la protezione. Esse sono molto frequenti nel periodo estivo, ma talvolta possono verificarsi anche in inverno, quando ad esempio si va sulla neve in montagna in un giorno di sole e non ci si scherma adeguatamente. Le scottature da radiazioni UV possono avvenire anche sottoponendosi a lampade abbronzanti. Sono più frequenti in soggetti con pelle chiara, occhi chiari e capelli biondi o rossi in quanto queste persone presentano un minore contenuto di melanina (il pigmento che “difende” naturalmente la pelle dai raggi UV) nelle cellule cutanee, a differenza delle persone con carnagione scura, le quali però possono comunque scottarsi.

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Gradi e sintomi associati

Le ustioni solari possono avere diversi stadi di gravità in base a quanto sono profonde ed estese. Ogni grado di gravità presenta sintomi ben distinti, che compaiono solitamente dopo 2 – 12 ore dall’esposizione ai raggi del sole (in media dopo 2 – 6 ore). Distinguiamo ustioni solari:

  • Di primo grado. Rappresentano le ustioni più comuni e sono limitate allo strato superiore della pelle. Si manifestano con un rossore marcato della cute che è stata a contatto con i raggi solari. Talvolta, in base al tempo di esposizione ai raggi solari ed all’estensione dell’ustione, possono accompagnarsi con brividi di freddo ed una leggera febbre (che non supera solitamente quasi mai i 37,5°C) ed un dolore che si manifesta al tatto.
  • Di secondo grado. E’ un’ustione un po’ più grave della precedente, ma comunque non seria, che interessa il primo e il secondo strato della pelle. Si manifesta con forte arrossamento, eritema con prurito, edema cutaneo (cioè gonfiore) e formazione di piccole bollicine simili a vescicole. Anche in questo caso può essere presente una leggera febbricola accompagnata da brividi di freddo.
  • Di terzo grado. Sono ustioni che molto raramente vengono causate dal sole, ma che possono comunque insorgere quando il tempo di esposizione al sole è veramente eccessivo; in questo caso tutti gli strati delle pelle vengono danneggiati. Si manifestano con rossore cutaneo, formazione di bolle e vescicole che scoppiano e si aprono, lasciando delle ulcerazioni cutanee da cui possono passare batteri ed altri agenti patogeni. Tra gli altri sintomi si possono avere febbre alta, dolori muscolari ed un forte stato di disidratazione tanto da portare il soggetto al pronto soccorso per un tempestivo intervento medico.

Le ustioni di primo grado hanno una durata di massimo 7 giorni, quelle di secondo fino anche a 3 mesi (in base all’estensione ed alla gravità dell’ustione), mentre per quelle di terzo grado la durata arriva anche a vari mesi e dipende da diversi fattori tra cui la velocità con cui si interviene sul paziente, l’estensione dell’ustione, lo stato di salute generale del paziente e la sua età.

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Rimedi naturali contro le scottature solari

Per il trattamento delle ustioni solari vi sono varie terapie, tra cui fitoterapia e farmaci.

Fitoterapia

Una prima modalità di trattamento delle ustioni solari è rappresentata dalla fitoterapia, che si avvale di piante dall’azione lenitiva, rigenerante ed antinfiammatoria, come ad esempio:

  • Aloe vera: è una pianta ad azione lenitiva, rigenerante e antinfiammatoria, grazie ai suoi principi attivi quali antrachinoni catartici, glucomannani e steroidi. Si applica direttamente sulla zona da trattare sottoforma di gel. Per migliorare l’effetto lenitivo e rinfrescante si consiglia di applicare il gel dopo averlo tenuto in frigorifero.
  • Camomilla: i suoi principi attivi quali bisabololo e azulene le conferiscono proprietà calmanti e lenitive. La si utilizza sottoforma di infuso da realizzarsi ponendo in infusione in acqua bollente un paio di cucchiai di fiori di camomilla e lasciando in infusione per dieci minuti. Successivamente applicare, dopo aver fatto raffreddare l’infuso, mediante una garza di cotone direttamente sulla zona da trattare. Può essere utilizzata anche sottoforma di crema contenente i principi attivi.
  • Calendula: contiene fitosteroli, mucillagini, oli essenziali, triterpeni, acido salicilico e sostanze amare ed ha azione lenitiva ed antinfiammatoria. La si può utilizzare sottoforma di infuso, da realizzarsi ponendo in infusione per dieci minuti in acqua bollente un cucchiaio di erba essiccata, successivamente filtrare ed applicare, dopo averlo fatto raffreddare, sulle ustioni con una garza in cotone. Oppure può essere utilizzata sottoforma di crema contenente i principi attivi.
  • Oli essenziali balsamici di menta ed eucalipto: grazie ai principi attivi balsamici quali mentolo per l’olio essenziale di menta, ed eucaliptolo per l’olio essenziale di eucalipto, questi oli essenziali hanno proprietà rinfrescanti e lenitive. Possono essere utilizzati aggiunti all’acqua della vasca da bagno (bastano 4 – 5 gocce) oppure per dei massaggi da realizzare ponendo su un batuffolo di cotone o una garza un paio di gocce di olio essenziale.
  • Olio essenziale di iperico: contiene principi attivi quali flavonoidi (come iperoside, quercetina e ipericina) che gli conferiscono attività lenitiva, cicatrizzante e rinfrescante. Si applica direttamente sulla zona da trattare mediante garze in cotone, con un leggero massaggio e può essere utilizzato, sempre sotto controllo medico, su ustioni solari di primo, secondo e terzo grado.

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Rimedi “della nonna”

Un altro possibile rimedio naturale per il trattamento delle ustioni solari è rappresentato dai rimedi casalinghi o “consigliati dalla nonna”. Tra quelli maggiormente indicati possiamo citare:

  • Bagno tiepido con bicarbonato e farina di avena, da realizzarsi ponendo nella vasca da bagno un paio di cucchiai di bicarbonato e un paio di cucchiai di farina di avena. Il bicarbonato e la farina di avena hanno azione lenitiva, calmano il bruciore e riducono l’arrossamento cutaneo.
  • Pomata di bicarbonato di sodio, da farsi miscelando un paio di cucchiai di bicarbonato di sodio con un po’ di acqua tiepida fino ad ottenere una consistenza pastosa. Applicare direttamente sulle scottature per sfruttarne l’azione lenitiva.
  • Impacco allo yogurt, che ha azione lenitiva e rinfrescante. Basta applicare mediante una garza di cotone un po’ di yogurt bianco direttamente sulla parte da trattare.
  • Spugnature con latte e ghiaccio, che sfruttano l’azione calmante e lenitiva del latte con l’azione rinfrescante ed antinfiammatoria del ghiaccio. Si prepara una ciotola con 4 – 5 cubetti di ghiaccio e del latte, si lascia per 5 minuti e si applica direttamente sulla zona da trattare con garze in cotone.
  • Cetriolo e patata, entrambi hanno azione rinfrescante e lenitiva. Basta tagliarli a fettine sottili ed applicarli direttamente sulla zona da trattare.
  • Olio di oliva, che ha azione emolliente, lenitiva e rigenerante. Si applica direttamente sulla parte da trattare massaggiando delicatamente fino a completo assorbimento.
  • Miele, una sostanza dall’azione lenitiva, rigenerante ed emolliente che aiuta a rigenerare la pelle scottata. Va applicato direttamente sulla zona da trattare, coprendo poi con una garza in cotone e mantenendo in posa per circa 10 – 15 minuti.
  • Spugnature con succo di limone, che sfruttano le proprietà disinfettanti e rinfrescanti del limone. Si prepara una ciotola con il succo di due limoni e due tazze di acqua, si miscela il tutto e si applica poi mediante una garza in cotone sulla zona da trattare.

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Terapie mediche e farmacologiche

Oltre ai rimedi naturali è possibile trattare le ustioni da sole con terapie mediche farmacologiche, come ad esempio:

  • Applicare una pasta o una crema a base di ossido di zinco, che ha proprietà antinfiammatorie, cicatrizzanti e lenitive nei confronti della pelle arrossata.
  • Applicare una pomata specifica per le ustioni quali la Foille, una crema a base di sostanze che riducono la sensazione di dolore e bruciore e l’arrossamento cutaneo.
  • Applicare una pomata a base di sostanze che aiutano la rigenerazione cellulare e la cicatrizzazione cutanea. Tra queste pomate le più note sono la Fitostimoline e la Connettivina.

Non sono invece consigliati farmaci a base di cortisone o farmaci antistaminici, in quanto troppo forti per trattare una semplice ustione solare. In alcuni casi il medico può decidere di prescrivere anche queste tipologie di farmaci (solitamente sottoforma di crema) in base alla gravità dell’ustione ed all’intensità dei sintomi.

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Cosa fare se ci si ustiona durante un’esposizione al sole?

Si consiglia di:

  • Idratare la pelle con creme idratanti o lozioni o con specifici prodotti per il trattamento delle ustioni solari.
  • Applicare delle pezze imbevute di acqua fredda o fare una doccia con acqua fresca per lenire il bruciore.
  • Bere molta acqua ed in generale molti liquidi per evitare la disidratazione. Per lo stesso motivo si deve evitare di bere troppi caffè e sostanze alcoliche (favoriscono la disidratazione).
  • Mangiare molta frutta e molta verdura sia per il contenuto di vitamine e di sali minerali che velocizzano il processo di guarigione della pelle, che per il contenuto di acqua.
  • Evitare di esporsi al sole fin quando la pelle non è completamente guarita.
  • Evitare di rompere le eventuali bollicine che si sono formate o di staccare la pelle morta. Si potrebbe andare incontro ad infezioni cutanee.
  • Evitare di utilizzare spugne e panni ruvidi sulla pelle ed evitare gli scrub ed i peeling, per non aggravare l’irritazione.

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Come prevenire le scottature?

È molto importante prevenire le scottature solari ed in generale esporsi al sole senza adeguate protezioni, per evitare problemi molto seri quali lo sviluppo di tumori cutanei, ad esempio il melanoma. Per prevenire le scottature si consiglia di:

  • Non esporsi al sole nelle ore centrali della giornata, cioè dalle 12 alle 16.
  • Esporsi al sole applicando sulla cute un’adeguata protezione solare variabile in base alla propria pelle. Se si ha la pelle chiara si sceglieranno protezioni solari alte, con fattore di protezione sopra i 30, se invece la pelle è scura basterà una protezione solare bassa, con fattore di protezione 10 – 15.
  • Bagnarsi frequentemente la testa ed il corpo per evitare il surriscaldamento.
  • Evitare di sottoporsi troppo di frequente a lampade abbronzanti.
  • Mangiare frutta e verdura contenenti carotenoidi (ad esempio carote e pomodori) in quanto queste sostanze aiutano a migliorare la risposta della pelle ai raggi solari.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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