La castrazione è una tecnica che permette di rimuovere – o rendere comunque non funzionanti – le gonadi di un essere umano o di un animale, rendendolo irreversibilmente sterile, cioè impedendo al maschio di poter mettere incinta una femmina ed alla femmina di poter essere messa incinta. La castrazione può essere eseguita tramite operazione chirurgica (castrazione chirurgica) in cui vengono estirpate le gonadi (testicoli ed ovaie), oppure tramite l’inibizione o la distruzione dei gametociti (spermatozoi ed ovuli) con mezzi ormonici o genericamente chimici (castrazione chimica) o con raggi röntgen (castrazione radiologica).
Castrazione chirurgica
Nel maschio la castrazione chirurgica viene effettuata tramite orchiectomia, mentre nelle femmine la rimozione delle ovaie viene effettuata tramite ovariectomia, operazione più complessa rispetto all’orchiectomia vista la posizione anatomica delle ovaie. Rimuovendo i testicoli, luogo dove sono prodotti gli spermatozoi, e le ovaie, luogo dove risiedono gli ovuli, il soggetto diventa sterile in modo permanente ed irreversibile. La castrazione chirurgica si pratica negli uomini per determinate malattie del testicolo, in genere per tumore o per traumi, e nelle donne durante una isterectomia o per inibire l’ulteriore evoluzione di determinati tumori maligni.
Evirato ed eunuco
Nell’uomo la castrazione chirurgica prende il nome di evirazione (termine che invece non può essere usato in caso di castrazione femminile). L’evirazione del maschio eseguita prima della pubertà, oltre alla sterilità, ha per effetto la non manifestazione dei caratteri sessuali secondari maschili, con:
- deficienza dello sviluppo degli organi genitali esterni e interni;
- deficienza dell’apparato pilifero (peluria e barba ben poco diffusa);
- deficienza nel normale sviluppo del corpo maschile: esso un assume aspetto femmineo e tende alla pinguedine.
Particolari modificazioni si hanno a carico del tono di voce, che diventa simile a quello femminile, e nel carattere che diventa meno aggressivo e non attratto dal campo della sessualità. Queste “qualità” sono state particolarmente apprezzate nella storia, dove individui evirati (in questo caso sarebbe meglio dire “mutilati“) prima della pubertà prendevano il nome di “eunuchi“. Gli eunuchi furono comuni a molte corti sovrane soprattutto orientali, da quelle musulmane come quella dell’Impero ottomano a quella del Celeste impero cinese. Tra il 1600 ed il 1700 gli eunuchi, grazie alla particolare voce non influenzata dalle variazioni ormonali puberali, erano famosi come cantori appartenenti alle cosiddette “voci bianche”.
Differenza tra castrato ed eunuco
Un “eunuco” è quindi un soggetto che è stato castrato chirurgicamente prima della pubertà, cioè un individuo a cui sono stati eliminati i testicoli prima dello sviluppo puberale, fatto che determina il non sviluppo dei caratteri sessuali secondari ed il mantenimento di un corpo ed una voce “femminile”. Tutti gli eunuchi sono castrati, ma non tutti i castrati sono necessariamente eunuchi.
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Anche se castrazione e vasectomia portano entrambi a sterilità, i due termini non sono affatto sinonimi.
Castrazione ed evirazione sono sinonimi? Non esattamente. Cerchiamo di fare chiarezza.
La castrazione è una tecnica che permette di rimuovere – o rendere comunque non funzionanti – le gonadi di un essere umano o di un animale, rendendolo irreversibilmente sterile, cioè impedendo al maschio di poter mettere incinta una femmina ed alla femmina di poter essere messa incinta. La castrazione può essere eseguita tramite operazione chirurgica (castrazione chirurgica) in cui vengono estirpate le gonadi (testicoli ed ovaie), oppure tramite l’inibizione o la distruzione dei gametociti (spermatozoi ed ovuli) con mezzi ormonici o genericamente chimici (castrazione chimica) o con raggi röntgen (castrazione radiologica).
Spesso i proprietari di cani o gatti, o di animali in generale, non hanno ben compreso la differenza tra castrare o sterilizzare il proprio animale da compagnia, ed usano come sinonimi due termini che invece indicano cose molto diverse tra loro: facciamo chiarezza.
La Tomografia ottica computerizzata (o Tomografia ottica a radiazione coerente o ancora “OCT” acronimo dall’inglese “optical coherence tomography”), è un esame diagnostico non invasivo che permette di ottenere delle scansioni della cornea e della retina per la diagnosi ed il follow-up di numerose patologie corneali e retiniche e nella diagnosi preoperatoria e nel follow-up postoperatorio della gran parte delle patologie oculari che necessitano di un intervento chirurgico. L’OCT sfrutta un raggio di luce a bassa coerenza, generalmente emesso da un diodo superluminescente. Analogamente a quello che fa un sonar con i fondali (a livello acustico), grazie all’analisi computerizzata della luce riflessa dai tessuti in esame è possibile ricostruirne la struttura in due o tre dimensioni. L’OCT può restituire immagini a colori o in bianco e nero, cioè con la scala dei grigi, entrambe dotate di elevati dettagli (specie quelle in bianco e nero).
Con “fotorecettori” in medicina si fa riferimento ad un tipo particolare di neuroni altamente specializzati che si trovano sulla retina di entrambi gli occhi. Tali neuroni hanno la funzione di “tradurre” luce che dall’esterno arriva sul fondo dell’occhio e convertirla in segnali bioelettrici, inviati alla corteccia visiva del cervello attraverso il nervo ottico. I fotorecettori sono di due tipi:
La percezione visiva è un fenomeno che dipende dalla stimolazione luminosa dei fotorecettori posti sulla retina che inviano segnali – tramite il nervo ottico – alla corteccia visiva, cioè quella parte della corteccia cerebrale che si occupa della visione e dell’interpretazione delle immagini viste. La corteccia visiva ha sede nel