Percentuale di sopravvivenza del neonato prematuro: peso e prognosi

MEDICINA ONLINE NEONATO NEWBORN FOOT PIEDI BIMBO BAMBINO NATO PRETERMINE GIORNATA MONDIALE PREMATURI 17 NOVEMBRE AMORE PAPA MAMMA FIGLI GENITORI PRENDITI CURALa possibilità di sopravvivenza del neonato pretermine (parto precedente alla 37ª settimana), dipende fortemente dalla data del parto: più precoce sarà il giorno della sua nascita e minori saranno le sue possibilità di sopravvivenza (e maggiore il rischio di complicanze neurologiche), che raggiungono praticamente lo 0% in caso di nascita alla 20ª settimana di gestazione. Tuttavia la salute del neonato, non dipende solamente dalla data del parto, ma anche da innumerevoli altri fattori, tra cui il peso alla nascita, l’Indice di Apgar ed eventuali problemi accorsi durante il parto.

Sopravvivenza del neonato prematuro

  • Se il parto avviene oltre la 26ª settimana, se il peso è adeguato e l’indice di Apgar è elevato (> 7) la sopravvivenza del neonato è superiore al 90% ed il bimbo tende a non avere complicanze neurologiche.
  • Se il parto avviene nella 26ª settimana, la sopravvivenza del neonato è del 50-80% ed bimbo presenterà complicanze neurologiche nel 10-25% dei casi. L’ampia variabilità è dovuta all’eventuale presenza di un peso non adeguato e di un Indice di Apgar basso (< 7).
  • Il parto tra la 24ª e la 32ª settimana comprende solo l’1% di tutti i parti prematuri, tuttavia include il 65% di tutti i casi di morte del neonato.
  • Il parto tra la 23ª e la 25ª settimana determina una sopravvivenza del neonato del 10-50% con il 20-30% dei bimbi che presenta complicanze neurologiche.
  • Il parto tra la 20ª e la 22ª settimana determina una sopravvivenza infrequente (<10%) – ma non impossibile – del neonato. In caso di sopravvivenza il bimbo presenterà probabilmente delle complicanze neurologiche.
  • Il parto che avviene prima della 20ª settimana è invece purtroppo incompatibile con la sopravvivenza del neonato.

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Peso alla nascita

Considerando il peso alla nascita in senso assoluto, si distinguono:

  • neonati con normale peso alla nascita: il cui peso alla nascita è > 2500 grammi (cioè maggiore ai 2,5 kg);
  • neonati con basso peso alla nascita (o LBW cioè Low Birth Weight): il cui peso alla nascita è compreso tra 1501 e 2500 grammi (cioè tra 1,5 kg e 2,5 kg);
  • neonati con peso molto basso alla nascita (o VLBW da Very Low Birth Weight): il cui peso alla nascita è < 1500 grammi (cioè minore di 1,5 kg);
  • neonati con peso estremamente basso alla nascita (o ELBW da Extremely Low Birth Weight) il cui peso alla nascita è < 1000 grammi (cioè minore di 1 kg).

Considerando invece il dato più importante, cioè il peso alla nascita in rapporto all’età gestazionale, si parla di:

  • neonati appropriati all’età gestazionale (o AGA da Appropriate for Gestational Age): il cui peso è appunto appropriato all’età gestazionale, cioè compreso tra il 10° e il 90° percentile;
  • neonati con peso inferiore rispetto all’età gestazionale (o SGA cioè Small for Gestational Age): il cui peso è basso per l’età e inferiore al 10° percentile;
  • neonati con peso elevato rispetto all’età gestazionale (o LGA  da Large for Gestational Age): il cui peso è maggiore al 90° percentile.

Conclusioni

In base ai precedenti nati, un bimbo prematuro ha maggiori probabilità di sopravvivenza e minor rischio di complicanze neurologiche, se:

  • il parto avviene dopo la 26ª settimana di gestazione;
  • il neonato ha un peso appropriato all’età gestazionale (tra il 10° e il 90° percentile);
  • il neonato ha un indice di Apgar uguale o > 7.

Un bimbo prematuro ha minori probabilità di sopravvivenza e maggior rischio di complicanze neurologiche, se:

  • il parto avviene almeno alla 26ª settimana;
  • il neonato ha un peso appropriato all’età gestazionale (tra il 10° e il 90° percentile) o lievemente inferiore;
  • il neonato ha un indice di Apgar tra 4 e 6.

Un bimbo prematuro ha basse probabilità di sopravvivenza ed elevatissimo rischio di complicanze neurologiche, se:

  • il parto avviene prima della 26ª settimana;
  • il neonato ha un peso inferiore rispetto all’età gestazionale (inferiore al 10° percentile);
  • il neonato ha un indice di Apgar uguale o < 3.

Questi dati sono ovviamente variabili in base ad ulteriori fattori come la salute generale del neonato, l’eventuale presenza di malformazioni (ad esempio cardiache) e la presenza di eventuali problemi accorsi durante il parto

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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In quale settimana di parto un neonato viene detto prematuro?

MEDICINA ONLINE PARTO GRAVIDANZA NATURALE CESAREO DIFFERENZE CHIRURGIA FOTO WALLPAPER PICTURE UTERO CHIRURGO OPERAZIONE RISCHI VANTAGGI VANTAGGI ALLATTAMENTO MADRE FIGLIO NEONATO MORTAìE MORTA LIQUIDOLa maggioranza delle gravidanze ha una durata di circa 40 settimane e se il neonato nasce entro tale limite (che si estende fino alle 42 settimane) viene detto “neonato a termine“; tuttavia circa il 10% dei parti avviene prima di tale durata. Non tutti i parti che avvengono prima della 40ª settimana sono prematuri: un neonato nato tra la 37ª e la 42ª settimana è considerato a termine.

Si definisce “parto pretermine” o “prematuro” un parto il cui travaglio ha luogo tra la 22ª e la 37ª settimana completa di gestazione: in questo caso il neonato è detto “pretermine” o prematuro” e le sue possibilità di sopravvivenza si riducono tanto più precoce è stato il parto. Ricapitolando:

  • parto tra la 22ª e la 37ª settimana completa di gestazione: neonato prematuro o pretermine;
  • parto tra la 37ª e la 42ª settimana di gestazione: neonato a termine.

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Sopravvivenza del neonato prematuro

  • Se il parto avviene oltre la 26ª settimana, la sopravvivenza del neonato è superiore al 90% ed il bimbo tende a non avere complicanze neurologiche.
  • Se il parto avviene nella 26ª settimana, la sopravvivenza del neonato è del 50-80% ed bimbo presenterà complicanze neurologiche nel 10-25% dei casi.
  • Il parto tra la 24ª e la 32ª settimana comprende solo l’1% di tutti i parti prematuri, tuttavia include il 65% di tutti i casi di morte del neonato.
  • Il parto tra la 23ª e la 25ª settimana determina una sopravvivenza del neonato del 10-50% con il 20-30% dei bimbi che presenta complicanze neurologiche.
  • Il parto tra la 20ª e la 22ª settimana determina una sopravvivenza infrequente (<10%) – ma non impossibile – del neonato. In caso di sopravvivenza il bimbo presenterà probabilmente delle complicanze neurologiche.
  • Il parto che avviene prima della 20ª settimana è invece purtroppo incompatibile con la sopravvivenza del neonato.

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Indice di Apgar 6-7-8-9-10: tabella e conseguenze se basso

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Con “Indice di Apgar” in medicina e neonatologia ci si riferisce al risultato di una serie di rapidi test effettuati di routine al bimbo appena nato per valutare la vitalità e l’efficienza delle funzioni primarie dell’organismo del neonato nei primi istanti di vita extrauterina. L’Indice di Apgar deve il suo nome a Virginia Apgar, un’anestesista  statunitense che per prima lo codificò nel 1952.

Quando viene valutato l’Indice di Apgar?

Il test di Apgar viene effettuato immediatamente dopo il parto, a circa 1 minuto di vita, e ripetuto generalmente una seconda volta a 5/10 minuti dal parto. Il motivo di tale ripetizione è che l’Indice di Apgar non è un valore necessariamente statico, bensì può migliorare (o peggiorare) nel tempo. In alcuni casi, se l’Indice è basso, va ripetuto altre volte nel tempo, fino a stabilizzazione, se necessario.

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Tabella di Apgar

L’indice di Apgar si basa su cinque parametri di base, a ciascuno dei quali si assegna un punteggio da zero a due:

  • il punteggio di zero indica maggiore gravità riferita al parametro di riferimento;
  • il punteggio di uno indica minore gravità riferita al parametro di riferimento;
  • il punteggio di due indica normalità del parametro di riferimento.

Il valore massimo possibile dell’indice è quindi 10, che indica neonato normale. Mentre punteggi al di sotto del valore 7 indicano una gravità tanto maggiore quanto più ci si avvicina allo zero.

Osserviamo in questa tabella i parametri ed i punteggi usati per determinare l?indice di Apgar:

Schema di Apgar per la valutazione della vitalità del neonato
Parametro 0 punti 1 punto 2 punti
Frequenza cardiaca: assente < 100 battiti per minuto > 100 bpm (normale)
Respirazione: assente a 60 secondi dalla nascita debole o irregolare vigorosa con pianto
Tono Muscolare: assente (atonia) flessione accennata movimenti attivi
Riflessi:
(risposta al catetere
nasofaringeo)
assenti scarsi starnuto, pianto vivace,
tosse
Colore della pelle: completamente cianotico o pallido normale ma con estremità cianotiche completamente normale

Parametri dell’Indice di Apgar

I parametri considerati per ottenere l’Indice di Apgar, sono i seguenti:

  1. Frequenza cardiaca. La frequenza delle pulsazioni cardiache al minuto è il primo fattore da considerare, perché è senza dubbio il parametro più importante per la diagnosi e la prognosi. Una frequenza cardiaca compresa tra 100 e 140 è considerata normale e corrisponde a un punteggio di 2, una frequenza al di sotto di 100 riceve 1 punto, e il punteggio è 0 se non può essere visto, sentito o ascoltato alcun battito, fatto che è indubbiamente prodromo di una diagnosi infausta, nel caso non si intervenisse tempestivamente. La palpazione eseguita due dita sopra l’ombelico è il metodo più efficace per determinare la frequenza cardiaca velocemente.
  2. Attività respiratoria. Un bambino che è in apnea a 60 secondi dalla nascita riceve 0 punti, mentre il bimbo che respira e piange abbondantemente riceve 2 punti. Tutti gli altri tipi di attività respiratoria (come debole o irregolare) ricevono 1 punto.
  3. Riflessi. Questo termine si riferisce alla risposta ad alcune forme di stimolazione. Il metodo più usato per testare i riflessi è l’aspirazione dall’orofaringe e dalle narici mediante un catetere soffice che causa una contrazione dei muscoli mimici (ad esempio il bimbo storce il naso), uno starnuto o la tosse.
  4. Tono muscolare, Questo è un parametro facile da giudicare: un bambino completamente flaccido riceve un punteggio pari a 0, e uno con un buon tono e una flessione spontanea di braccia e gambe riceve 2 punti.
  5. Colorito. Questo è senz’altro il segno più difficile da valutare perché differisce da osservatore a osservatore: tutti i bambini alla nascita sono ovviamente cianotici a causa della difficoltà respiratoria durante il passaggio dal canale del parto e la relativa bassa saturazione di ossigeno nel loro organismo. La sparizione di tale cianosi dipende direttamente da due parametri considerati in precedenza, l’attività respiratoria e la frequenza cardiaca. Un punteggio pari a 2 viene dato solo a quei neonati che si presentano completamente rosei.

Interpretazione dell’Indice di Apgar

Come già prima accennato, punteggi più elevati indicano normalità o minore gravità, mentre punteggi più bassi indicano maggiore gravità:

  • Indice di Apgar uguale a 7 – 8 – 9 – 10: il neonato è normale;
  • Indice di Apgar uguale a 4 – 5 – 6: il neonato è moderatamente a rischio;
  • Indice di Apgar uguale a 0 – 1 – 2 – 3: la sopravvivenza del neonato è gravemente a rischio.

I neonati con punteggio fra 4 e 6 sono moderatamente a rischio quindi sono/possono essere bisognosi di assistenza e vigilanza. Il test va ripetuto ogni 5 minuti. I neonati con punteggio alla nascita inferiore a 4 sono gravemente depressi e necessitano di intervento medico. Se tale intervento non è immediato ed efficace, la vita del neonato è purtroppo a rischio.

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Perché l’indice di Apgar è basso o medio/basso?

Esistono moltissimi motivi diversi, patologici e non patologici, che possono determinare un Indice di Apgar basso o medio/basso, tra questi i più diffusi sono:

  • il bambino è prematuro (cioè è nato prima della 37° settimana);
  • risulta piccolo per l’età gestazionale;
  • ha subito traumi nel corso del parto;
  • è stata rilevata sofferenza fetale;
  • il parto è stato eseguito tramite un cesareo.

In tutti questi casi un eventuale Indice di Apgar basso indica uno svantaggio iniziale che però quasi sempre viene recuperato nel giro di poco tempo grazie al progressivo adattamento del bimbo all’ambiente esterno: l’Indice di Apgar in questi casi tende generalmente ad aumentare col passare dei minuti.

Conseguenze sul bimbo di un Indice di Apgar troppo basso

Come appena visto, un Indice di Apgar basso o medio/basso indica certamente rischi maggiori per il bimbo, ma ciò non significa che sia un valore statico o una vera e propria “condanna” per nostro figlio: col passare dei minuti o con interventi medici adeguati, il neonato può stabilizzarsi fino a “totalizzare” un punteggio più elevato ed assolutamente normale. E’ tuttavia innegabile che un indice estremamente basso, al di sotto di 3, possa determinare conseguenze, anche gravi e permanenti, nel bambino. Tali conseguenze dipendono dai fattori che hanno determinato un punteggio finale così basso e sono difficilmente prevedibili. Nei casi più gravi è purtroppo messa a rischio la sopravvivenza stessa del bimbo.

Indice di Apgar basso (<3) e paralisi cerebrale

Da uno studio pubblicato da ricercatori norvegesi nel British Medical Journal risulta che un punteggio Apgar basso in bambini nati a termine o con un peso normale alla nascita è fortemente associato a traumi subiti durante il parto e a paralisi cerebrale. I ricercatori hanno utilizzato i dati dal registro norvegese delle nascite e il registro dei bambini affetti di paralisi cerebrale per valutare l’associazionetra punteggio Apgar a cinque minuti dopo la nascita e paralisi cerebrale in 543.064 bambini nati tra il 1986 e il 1995. Si è rilevato che la prevalenza di paralisi cerebrale nei bambini con punteggio Apgar inferiore a 3 è stato più di 100 volte superiore a quello dei bambini con un punteggio pari a 10. Un basso punteggio Apgar è stato anche associato a tutti i sottogruppi di paralisi cerebrale comprese la diplegia e l’emiplegia spastica, anche s el’associazione maggiore è risultata quella alla tetraplegia. Bassi punteggi Apgar sono frequentemente associati a lesioni perinatali, encefalopatia ipossico ischemica (asfissiaperinatale) e traumi da parto che possono causare lesioni al cervello fetale con conseguente paralisi cerebrale. A tal proposito, leggi anche:

“APGAR”per gli studenti di Medicina

Il pediatra Joseph Butterfield utilizzò le lettere del cognome APGAR per creare un acronimo inverso che facesse memorizzare meglio agli studenti i cinque punti da analizzare:

  • A → Appearence (colorito);
  • P → Pulse (frequenza cardiaca);
  • G → Grimace (riflessi);
  • A → Activity (tono muscolare);
  • R → Respiratory effort (attività respiratoria).

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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I capelli della donna incinta svelano il rischio di depressione post-partum

MEDICINA ONLINE PARTO DEPRESSIONE POST PARTUM BABY BLUE NEWBORN GRAVIDANZA INCINTA ACQUA LATTE MATERNO SENO MAMMA FIGLIO BAMBINO BIMBO NEONATO PERICOLOSO BAMBINA IN TERAPIA INTENSIVA BIRTH WATER PICTURE WALLPAPER PICS HDI capelli della donna incinta possono prevedere se la madre soffrirà di depressione post-partum misurandone la quantità del principale ormone dello stress (il cortisolo): lo dimostra uno studio spagnolo condotto da María Isabel Peralta Ramírez pubblicato sulla rivista PLoS ONE, condotto presso l’Università di Granada e facente parte del progetto di ricerca “Gestastress”. Tale risultati potrebbero aprire nuove strade per la diagnosi precoce di depressione post partum.

Lo studio

Gli scienziati hanno coinvolto 44 donne incinte e ne hanno seguito tutta la gravidanza misurando i livelli di cortisolo depositati sui capelli nel primo e terzo trimestre. Il cortisolo nel capello è indicativo del grado di stress affrontato nei tre mesi precedenti l’analisi. Dallo studio è emerso che a livelli alti di cortisolo sia nel primo sia nel terzo trimestre, aumenta il rischio di depressione post-partum per la donna. Questo potrebbe aprire la strada ad un test facile ed economico che permette di aiutare la madre a rischio di depressione, ancora prima che questa di manifesti e che diventi pericolosa per la madre e per il neonato.

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17 Novembre: Giornata internazionale del neonato prematuro

MEDICINA ONLINE NEONATO NEWBORN FOOT PIEDI BIMBO BAMBINO NATO PRETERMINE GIORNATA MONDIALE PREMATURI 17 NOVEMBRE AMORE PAPA MAMMA FIGLI GENITORI PRENDITI CURA.jpgOggi, 17 novembre è il World Prematurity Day, la giornata mondiale dei bimbi prematuri. La percentuale di mortalità dei neonati di peso inferiore ai 1000 grammi è diminuita da oltre il 90% a meno del 30% dagli anni ’60 al 2000, nonostante ciò, nel mondo attualmente un bambino su dieci nasce prematuro, il nostro pensiero oggi è tutto per lui, che non vedeva l’ora di venire al mondo!

Proteggi ciò che ami, soprattutto quando ciò che ami non può proteggersi da solo

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Gravidanza e radioterapia di un parente: effetti su terzi e cosa fare

MEDICINA ONLINE VAGINA DONNA BACIO SESSULITA GRAVIDANZA INCINTA SESSO COPPIA AMORE TRISTE GAY OMOSESSUAANSIA DA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE FRIGIDA PAURA FOBIA TRADIMENTOCon “radioterapia” in medicina oncologica si intende un particolare tipo di terapia antitumorale, usata da sola o associata ad altri trattamenti quali la chirurgia e la chemioterapia. Per raggiungere il suo scopo ultimo – che è quello di contrastare il tumore – la radioterapia utilizza radiazioni, in genere i raggi X, dette radiazioni ionizzanti (la stessa tipologia di radiazione usata anche a scopo diagnostico, nelle radiografie e nelle TAC), emesse da sostanze radioattive (per esempio iodio o cobalto) oppure prodotte da specifiche apparecchiature chiamate acceleratori lineari. Tali radiazioni sono dirette contro la massa tumorale con lo scopo di danneggiare in particolare le cellule cancerose che in questo modo non riescono più a proliferare: il tumore così trattato non è più in grado di crescere e nel migliore dei casi si riduce progressivamente.

Se sono incinta posso andare a trovare un paziente sottoposto a radioterapia?

La prima cosa da dire è che la persona che sta facendo una radioterapia (o una chemioterapia) non rappresenta alcun pericolo per chi le sta intorno. Non è in alcun modo contagiosa o infettiva né i farmaci o le radiazioni che assume possono danneggiare chi la va a trovare: il paziente non diventa “radioattivo” o altre sciocchezze simili. Questo vale sia per le chemio e radioterapie, sia per le terapie più innovative, come l’immunoterapia o la terapia con farmaci biologici, quindi le donne incinte possono stare tranquille. Diverso è invece il caso in cui dal paziente vengono assunte sostanze radioattive, come avviene per certi esami diagnostici come la scintigrafia ossea: in questi casi il paziente deve evitare di stare vicino ad altre persone, specie se hanno una gravidanza (in atto, o se stanno provando a rimanere incinte)  per un certo numero di ore e bisogna prestare attenzione a eventuali contatti con urine e feci, che potrebbero contenere residui della sostanza radioattiva. In ogni caso il medico vi dirà chiaramente come comportarvi con pazienti sottoposti a trattamenti particolari.

 

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Radioterapia in gravidanza: può far male al bambino?

MEDICINA ONLINE GRAVIDANZA INCINTA DIARREA FECI LIQUIDE FETO PARTO CESAREO DIETA FIBRA GRASSI ZUCCHERI PROTEINE GONFIORE ADDOMINALE MANGIARE CIBO PRANZO DIMAGRIRE PANCIA PESO INTESTINOLa gravidanza, specie se avanzata, tradizionalmente è considerata una controindicazione alla radioterapia, tuttavia bisogna valutare caso per caso ed ovviamente il rapporto vantaggi/svantaggi.

Mentre nel caso della chemioterapia è preferibile sottoporsi alla terapia dopo il primo trimestre per evitare il più possibile danni al feto, nella radioterapia vale il contrario: è meglio sottoporsi a radioterapia il prima possibile. Ricordiamo infatti che le radiazioni della radioterapia colpiscono sia il tumore, ma anche zone limitrofe sane. Nei primi periodi di gravidanza il bambino è ancora molto piccolo ed è quindi più difficile che venga colpito dalle radiazioni, che possono effettivamente provocare danni gravi al feto.

Già dal terzo trimestre la posizione della testa, molto in alto, rende difficile trattare alcune forme di tumore, come quello del seno. Le nuove tecniche, più precise nel circoscrivere la zona trattata, possono cambiare questo scenario, ma bisogna sempre avere cautela nel somministrare le radiazioni alle donne incinte, specie nel terzo trimestre, e preferire – se possibile – altri trattamenti come la chirurgia e la chemioterapia.

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Chemioterapia in gravidanza: può far male al bambino?

MEDICINA ONLINE GRAVIDANZA INCINTA DIARREA FECI LIQUIDE FETO PARTO CESAREO DIETA FIBRA GRASSI ZUCCHERI PROTEINE GONFIORE ADDOMINALE MANGIARE CIBO PRANZO DIMAGRIRE PANCIA PESO INTESTINOUna donna che debba sottoporsi a chemioterapia nel corso della gravidanza, dovrebbe preoccuparsi per la salute del suo bambino? No, almeno secondo una ricerca effettuata in Belgio, Paesi Bassi e Repubblica Ceca e recentemente pubblicata sotto la responsabilità del professor Federic Amant dell’università di Lovanio (Belgio): lo sviluppo cardiovascolare e dei processi mentali del bambino non sarebbero infatti influenzati dall’assunzione di farmaci chemioterapici.

Lo studio

Nel corso dello studio osservazionale, settanta bambini nati fra il 1991 ed il 2010 da donne in cura con la chemioterapia, sono stati monitorati per un periodo di due anni. Oltre alla salute, sono stati presi in considerazione parametri come il quoziente intellettivo, la capacità mnemonica verbale e non verbale, la capacità di concentrazione ed eventuali disturbi emotivi o comportamentali. I ricercatori sono arrivati alla conclusione che le donne incinte malate di tumore non debbano ritardare le cure o interrompere la gravidanza, dato che hanno riscontrato con certezza che i benefici della chemioterapia per la madre superino di gran lunga i potenziali danni per il nascituro.
Si tratta comunque di un argomento molto controverso, sugli sviluppi del quale si discute da molto tempo.

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I rischi maggiori

Approssimativamente dal secondo trimestre di gravidanza in poi gli schemi chemioterapici standard non dovrebbero comportare problemi per lo sviluppo del feto, a meno che non esistano ulteriori fattori di rischio. La letteratura recente sembra suggerire che l’interruzione della gravidanza non sia necessaria, almeno nella maggior parte dei casi, e soprattutto che non è necessario sottoporre né la madre ai rischi legati da un ritardo nell’inizio dei trattamenti antineoplastici né il nascituro al rischio di un parto anticipato. Diverso è il discorso per i farmaci biologici (come trastuzumab e lapatinib) sui quali ci sono solo dei casi aneddotici e le terapie ormonali per le quali esistono evidenze di possibili danni al feto. Nel corso del primo trimestre di gestazione è invece necessario, contemperando i rischi, rimandare l’inizio delle terapie (che avrebbero certamente un’influenza più consistente sullo sviluppo del nascituro) o procedere all’interruzione della gravidanza. È comunque da considerare il fatto che ci sono ancora poche evidenze sugli effetti a lungo termine sulla salute del bambino e specialmente sulla possibilità che la chemioterapia somministrata alla gestante possa influire sulle probabilità del nascituro di sviluppare neoplasie in età adulta. Anche nel caso sia necessario arrestare la gestazione, le donne in età fertile hanno la possibilità di preservare il proprio tessuto ovarico, anche senza la stimolazione ormonale per poter avere figli senza problemi anche dopo la terapia.

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