Pepe di Cayenna, proprietà, calorie ed usi in cucina e per il mal di denti

MEDICINA ONLINE PEPE DI CAYENNA NERO VERDE GRIGIO ROSA BIANCO SAPORE PICCANTE DIFFERENZA CALORIE RICETTA CUCINA USO COSMETICA CUCINARE PIETANZA SALSA PASTA CARNE PESCE IRRITA GASTRITE FA MALE CONTROINDICAZIONI GRAVIDANZA.jpgIl nome pepe di Cayenna in realtà non indica un pepe ma una specie di peperoncino della pianta Capsicum annuum, probabilmente la più coltivata al mondo che, oltre alla varietà di Cayenna, comprende anche il peperoncino comune diffuso in Italia.
Il nome Cayenna deriva dal nome della città della Guyana francese e spesso viene erroneamente usato per indicare qualsiasi varietà di peperoncino, come fosse un sinonimo.
I peperoncini di Cayenna sono sottili e di forma allungata (arrivano a 10 cm).

Commercialmente è uno dei peperoncini più coltivati al mondo ma la sua produzione interessa per l’80% esclusivamente gli Stati Uniti, che lo utilizzano per la preparazione di salse piccanti.

Proprietà e benefici del pepe di Cayenna

L’uso del pepe di Cayenna come rimedio naturale è diffuso da tempo in Grecia, in Cina e in Medio Oriente.

Il pepe di Cayenna stimola il flusso sanguigno, è tonico e stomachico per cui facilita la digestione. L’effetto termoregolatore e sudorifero lo rende efficacie contro il raffreddore, la congestione e contro la tosse. A livello topico il pepe da Cayenna è rubefacente e stimolante grazie alla capsicina e funziona come un antinfiammatorio e antidolorifico naturale. Utile in caso di mal di testa, nevralgie, artrite, dolori a livello muscolari e della cavità orale. Soprattutto in caso di mal di denti può essere di grande sollievo tamponare la parte dolorante con un batuffolo imbevuto in una soluzione di acqua calda e pepe di Cayenna.

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Calorie e valori nutrizionali per 100 grammi di pepe di Cayenna

  • Calorie 318 kcal
  • Lipidi 17 g
  • Colesterolo 0 mg
  • Sodio 30 mg
  • Potassio 2,014 mg
  • Glucidi 57 g
  • Fibra alimentare 27 g
  • Zucchero 10 g
  • Proteine 12 g
  • Vitamina A 41.610 IU
  • Vitamina C 76,4 mg
  • Calcio 148 mg
  • Ferro 7,8 mg
  • Magnesio 152 mg

Uso in cucina

Il pepe di Cayenna è un condimento conosciuto in tutto il mondo e con il suo sapore intenso e piccante valorizza pietanze come il jambalaya (zuppa piccante della Louisiana), alcune ricette thai e il chili, piatto della cucina tex mex (a base di fagioli e salsa piccante) talmente diffuso in Messico e New Mexico che, quando si pone la domanda “Green or red?”, è sottinteso che si sta parlando del colore della salsa.

Viene venduto già macinato ed è ottimo per insaporire formaggi, uova e crostacei.

Una preparazione che consente di utilizzare questa spezia in modo originale per aromatizzare bruschette o carni cotte alla griglia è quella dell’olio d’oliva aromatizzato al pepe di Cayenna, molto semplice da realizzare e da conservare in un barattolo pronto per l’uso:

Ingredienti

  • 100 gr di peperoncini di Cayenna freschi
  • 350 ml di olio d’oliva
  • sale

Spezzettare i peperoncini, salarli, disporli su una teglia e metterli in forno per un’ora a temperatura bassa e con lo sportello aperto, per ottenere appena il calore che gli faccia perdere l’umidità.
Raccogliere i peperoncini, metterli in un barattolo e ricoprirli d’olio avendo cura di lasciare almeno un cm di aria dal bordo superiore.
Chiudere bene i barattoli riempiti di peperoncino e olio e metterli a bollire in una pentola piena d’acqua per circa mezz’ora.

Dopo una settimana l’olio aromatico sarà pronto per dare un tocco piccante a qualsiasi pietanza.

Curiosità sul pepe di Cayenna

Il grado di piccantezza di un peperoncino viene misurato sulla Scala Scoville che si basa sulla reazione cutanea rispetto alle sostanze irritanti presenti in questi frutti.
Ad oggi, il Guinness del primato appartiene ad una varietà chiamata Infinity Chili ed è di 1.067.286 SHU mentre il pepe di Cayenna raggiunge circa i 30.000 SHU, piazzandosi all’incirca a metà della scala dei gradi di piccantezza conosciuti tra tutte le varietà di peperoncini.

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Colomba e dieta: calorie, carboidrati e valori nutrizionali

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Calorie 367 kcal
Proteine 6,5 g
Carboidrati 55,4 g
Grassi 12,9 g

Questi valori possono variare molto in base alla marca ed alla eventuale farcitura aggiuntiva.

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I vari tipi di pepe e le loro caratteristiche e proprietà

MEDICINA ONLINE PEPE NERO VERDE GRIGIO ROSA BIANCO GIALLO COLORE SAPORE PICCANTE DIFFERENZA CALORIE RICETTA CUCINA USO COSMETICA CUCINARE PIETANZA SALSA PASTA CARNE PESCE IRRITA GASTRITE FA MALE CONTROINDICAZIONI GRAVIDANZAIl pepe è una spezia utilizzatissima nelle nostre cucine grazie alla sua capacità di rendere gustosamente piccante le pietanze. Originario delle terre tropicali questa spezia è diffusa e impiegata soprattutto nel Sud del India. Tradizionale sin dalla notte dei tempi e conosciuta già nella medicina ayurvedica, il pepe è arrivato sulle tavole d’Europa grazie ai viaggi dei mercanti di spezie orientali. Attualmente anche in Italia il pepe è un aroma che è divenuto tradizionale nelle cucine territoriali di gran parte della penisola e in particolare nel Sud Italia.

Il pepe è un albero di grandi dimensioni che prende il nome scientifico di Piper nigrum e appartiene alla famiglia botanica delle Piperaceae. Questa pianta è originaria delle zone tropicali ed è molto diffuso nel Sud del India.

Tipologie di pepe

Le tipologie di pepe vengono differenziate proprio a seconda della raccolta e del metodo di preparazione del frutto del pepe. Esistono così tre tipologie di pepe: il pepe nero, il pepe bianco e il pepe verde.

  • Il pepe nero viene preparato raccogliendo i frutti del pepe quando sono ben maturi e quindi quando la loro colorazione è rosso scuro. Successivamente questi piccoli frutti vengono trattati attraverso una bollitura ed essiccazione al naturale con il sole per almeno una settimana. Il sapore del pepe nero è molto forte, aromatico e piccante. Questa tipologia di pepe è la più conosciuta e diffusa nel mondo, venduta sia in grani che in polvere. I più pregiati pepi neri derivano dalle coltivazioni delle terre della Thailandia, dello Sri Lanka e del Mafdagascar.
  • Il pepe verde invece viene preparato raccogliendo i frutti ancora acerbi del pepe che sono di colorazione verde e successivamente vengono trattati con diossido di zolfo per conservare tale colorazione. Questo trattamento permette anche di usare il pepe verde nelle conservazioni in salamoia oppure semplicemente il suo uso è al naturale. Il pepe verde fresco è difficile da acquistare perché è molto raro ma il suo gusto è veramente particolare perché insieme al sapore aromatico e alla piccantezza porta anche un fresco sapore fruttato. Solitamente il pepe verde è venduto in salamoia e questo ha un sapore meno piccante degli altri pepi ma comunque ancora molto aromatico e piccante
  • Il pepe bianco viene ottenuto dai frutti raccolti alla massima maturazioni e ripuliti dalla loro polpa. Vengono posti in acqua per poter toglie completamente la buccia rossa del frutto e mantenere così soltanto il solo seme che viene poi fatto essiccare. Il suo sapore è molto simile al pepe nero rimanendo fortemente aromatico e piccante, ma senza cambiare colore alle pietanze e dando un senso leggermente più dolce. I 2 più pregiati pepi bianchi sono il pepe bianco brasiliano e il pepe Muntok che viene prodotto nel isola di Bangk.

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Proprietà dei tipi di pepe

Ciascuno di questi pepi contiene in dosaggi differenti un particolare principio attivo la piperina. Sicuramente il pepe nero è il più ricco di questa sostanza ma comunque anche il pepe bianco, il verde e il rosa ne hanno buone percentuali.

La peperina ha proprietà dimagranti grazie all’inibizione della formazione di cellule del tessuto adiposo con conseguente diminuzione della massa grassa; inoltre questa sostanza ha eccellenti proprietà digestive perché stimola la produzione di saliva che permette l’aumento di succhi gastrici e prepara il sistema delle stomaco a una migliore digestione.

La peperina in più è un antibatterico naturale che controlla la proliferazione batterica aiutando anche il potenziamento del sistema immunitario. Infine è persino stata studiata come antitumorale grazie alla sua capacità di fermare la proliferazione delle cellule tumorali.

L’uso di pepe come rimedio naturale è molto antico ma ricondiamo anche che è una spezia e per tanto va utilizzato in quantità minime per non incorrere in controindicazioni come ad esempio irritazione gastrica, acidità ed emorroidi.

Altre tipologie di pepe

Il pepe rosa invece è ottenuto sempre dalle bacche di un albero ma di un’altra specie di pianta dal nome scientifico Schinus molle.  I grappoli delle bacche di questa pianta vengono raccolti a maturazione quando il colore è di un intenso rosa scuro ed questi viene asportata la buccia. Successivamente questa parte di buccia viene tostata e macinata per ottenere così il cosiddetto pepe rosa. Il suo sapore è molto più delicato e meno piccante del pepe classico e viene per lo più utilizzato nelle ricette ricercate e raffinate. La particolarità inoltre è di avere un leggero aroma di limone che dona anche più freschezza ai piatti. In oriente è molto utilizzato questa tipologia di pepe rosa ed è tradizionale della cucina giapponese, tibetana e cinese sin dai tempi antichi. Questo pepe è conosciuto anche con il nome di falso pepe peruviano o pepe Schinus.

Il pepe di cayenna è in realtà un falso pepe perché non deriva dalle bacche di un frutto del pepe ma dalla macinazione di una specie di peperoncino, il Capsicum annuum. Infatti questo particolare peperoncino di Cayenna viene coltivato e raccolto per poi essere essiccato e trasformato in polvere.

La sua forma e il suo sapore piccante lo rendo simile al pepe ma la realtà è che non è un vero pepe. Le proprietà differiscono dal pepe classico perché non contiene gli stessi principi attivi ma viene comunque utilizzato come stimolante del flusso sanguigno e come tonico generale.

La sua azione rubefacente data dalla capsicina riesce ad avere anche un effetto antidolorifico e antinfiammatorio naturale molto efficacie. La sua attività di regolare la temperatura corporea permette di aiutare nei casi di influenza, raffreddore, febbre, congestione e tosse.

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Pepe nero: proprietà, calorie, controindicazioni ed usi in cucina

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Descrizione della pianta

Da una particolare lavorazione dei frutti del Piper nigrum, una pianta della famiglia delle Piperaceae originaria dell’India, si ottiene la spezia che conosciamo come pepe nero.
Dagli stessi frutti, attraverso procedimenti di lavorazione diversi, si ottengono anche altre specie di pepe: il pepe bianco e il pepe verde.
Quello che chiamiamo invece pepe rosa è il frutto di un’altra pianta (lo Schinus molle) ed è una spezia dal sapore molto più delicato usata prevalentemente per le sue qualità decorative. Il pepe nero viene prodotto dai frutti acerbi del Piper nigrum che vengono sbollentati e lasciati essiccare al sole per circa 10 giorni: in questo modo i grani si disidratano, anneriscono e assumono il tipico aspetto rugoso.

Le proprietà e i benefici del pepe nero

Se per noi occidentali il pepe è “solo” una spezia da usare in cucina, per il mondo asiatico e, in particolar modo per la medicina indiana, il pepe è un importante ingrediente farmacologico. Stando alla medicina ayurvedica, il pepe nero è un potente rimedio per favorire la digestione e stimolare il metabolismo. Le proprietà stimolanti del pepe nero sono da attribuire alla piperina, uno dei principi attivi contenuto in buona concentrazione nel pepe. La stessa sostanza, un alcaloide, conferisce al pepe nero proprietà tonica e somachica promuovendo la secrezione di succhi gastrici.

  • E’ grazie alla piperina che il pepe nero aiuta la digestione e agevola l’assorbimento dei nutrienti a livello del primo tratto intestinale, ma per lo stesso motivo può essere controindicato in caso di problemi di gastrite, come vedremo in seguito.
  • Stando alle proprietà dimagranti del pepe nero, questo va a stimolare lievemente la termogenesi, vale a dire il consumo di calorie per la produzione di calore.
  • Le proprietà imputate al pepe nero sono le più disparate: aiuterebbe a contrastare i cali di libido (è annoverato tra gli alimenti afrodisiaci), popolare per le proprietà antisettiche ed espettoranti.
  • Alcuni studi hanno collegato il consumo di pepe nero all’aumento di endorfine ed è per questo che tale spezia è spesso definita un antidepressivo naturale aiutando, chimicamente, a combattere la depressione.

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Pepe nero: usi esterni in cosmetica e come antidolorifico

Relativamente al pepe nero adoperato per uso esterno, vediamo che questo alimento può definirsi un buon rimedio naturale per il trattamento di diversi disturbi della pelle.

  • Sembrerebbe efficace per il trattamento naturale di disturbi cutanei quali vitiligine e acne.
  • Gli operatori dei centri benessere usano il pepe nero per i trattamenti eudermici e per la formulazione di lozioni per massaggi rilassanti.
  • In ambito domestico è possibile preparare una lozione per massaggi rilassanti o massaggi per lenire stanchezza muscolare, lasciando a macero il pepe nero in olio di mandorle.
  • Un bagno aromatizzato al pepe nero riuscirebbe a stimolare la sudorazione così da aiutare il corpo da liberarsi dalle tossine e depurare l’organismo.
  • Il pepe nero potrebbe tornare utile in caso di contusioni: riuscirebbe a diminuire il gonfiore e lenire il dolore se combinato con impacchi freddi.

Proprietà nutrizionali del pepe nero

Le proprietà nutrizionali del pepe nero descrivono un alimento ricco di sodio, è per questo che tra le controindicazioni aggiungiamo che non è consigliato a chi soffre di ipertensione arteriosa. Il pepe nero fa male? No, fatte le dovute precisazioni con le controindicazioni, tuttavia, se state seguendo una terapia farmacologica è consigliato chiedere un parere medico perché alcuni principi attivi contenuti nel pepe possono interagire con l’attività farmacologica di alcune sostanze.

Di seguito sono riportate le proprietà nutritive del pepe nero riferite a 100 grammi di prodotto:

  • Calorie – 251 kcal

  • Proteine – 10,39 g

  • Carboidrati – 63,95 g

  • Zuccheri – 0,64 g

  • Grassi – 3,26 g

  • Fibra alimentare – 25,3 g

  • Sodio – 20/44 mg

Controindicazioni: quando il pepe nero è sconsigliato

Tra le controindicazioni, vediamo che il pepe nero è sconsigliato in caso di gastriti e ulcera (proprio perché stimola la produzione di succhi gastrici), è sconsigliato anche in caso di emorroidi perché tende a irritare le mucose.

Altre varietà di pepe

Quella nera non è l’unica varietà di pepe diffusa, abbiamo infatti il pepe bianco, pepe verde, pepe grigio e pepe lungo. Attenzione! Il pepe rosa non è ottenuto dalle piante della famiglia delle Piperaceae, e per questo chiamato anche “falso pepe”. Il pepe bianco si ottiene dal frutto che viene messo a bagno nell’acqua per un’intera settimana prima dell’essiccazione. Il pepe grigio è semplicemente una miscela macinata di pepe bianco e pepe nero. Il pepe lungo è ricavato dalle bacche della specie Piper Longum ed è altrettanto popolare nella medicina indiana.

Curiosità sul pepe nero

Nessun’altra spezia, al pari del pepe nero, spinse tanto la ricerca di nuove vie commerciali verso l’Oriente, tanto che per secoli rappresentò una merce di scambio di altissimo valore. Ad oggi la spezia più diffusa nella cucina europea, il pepe nero, con il suo sapore piccante e aromatico, era apprezzato già nell’Antico Egitto, tanto che alcuni grani di pepe furono trovati nelle tombe dei Faraoni. Conosciuto in Grecia già prima del IV secolo a. C. e consigliato da Ippocrate unito ad aceto e miele contro i dolori mestruali, nell’Impero Romano divenne sinonimo di ricchezza e merce di scambio. Apicio inseriva questa spezia in quasi tutte le ricette del suo De re coquinaria e sembra che durante l’assedio di Roma sia gli Unni che i Visigoti chiesero enormi quantità di pepe in cambio della salvezza della città. Il pepe rappresenta nell’immaginario comune arguzia e vivacitàtanto che parlare di una persona “tutto pepe” ne sottolinea il carattere vispo e mordace mentre “rispondere col sale e col pepe” significa fare polemica o comunque mostrarsi decisi per farsi valere.

Il pepe in cucina

Il pepe è una spezia molto diffusa, si usa singolarmente o in miscele di spezie come il Garam Masala. In alcuni paesi europei l’uso del pepe in cucina è associato a quello degli agrumi: non mancano liquori all’arancia aromatizzati al pepe così come molto frequenti sono le paste fatte in casa aromatizzate all’arancia e al limone. Per eseguire questi esperimenti culinari è possibile approfittare dei mix presenti sul mercato. Sono ottimi anche per arricchire insalate al profumo di agrumi.

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Diabete e dolci di Natale: il diabetico può mangiare il pandoro?

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Il pandoro è un alimento sconsigliato, tuttavia può essere saltuariamente assunto dal paziente diabetico, in dosi moderate, preferibilmente lontano dai pasti principali e dopo parere positivo del medico. Sarebbe comunque preferibile sostituirlo con altri dolci meno calorici e con meno carboidrati.

Il problema vero del pandoro è che spesso viene servito in tavola alla fine dei pasti natalizi che già da soli sono ipercalorici e ricchi di carboidrati e vanno così ad aggiungersi a un menu già fin troppo abbondante. Per evitare un eccessivo apporto calorico e di carboidrati, un trucco potrebbe essere quello di ridurre le calorie durante la cena, diminuendo le porzioni ad esempio di pasta. Altro trucco è – se prevedete una cena abbondante – quello di limitare le calorie a pranzo o, comunque, nei giorni precedenti e successivi al periodo natalizio. Altro trucco è, ovviamente, quello di limitare le porzioni e di aumentare l’attività fisica prima, durante e dopo le feste.

Importante: in caso di dubbio, il paziente diabetico può – sotto controllo medico – monitorare la propria risposta glicemica all’assunzione di certi alimenti, annotando i valori su un taccuino e raffrontando le relative glicemie.

I migliori prodotti per diabetici
Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, estremamente utili per aiutare il diabetico ed il pre-diabetico a mantenere i giusti livelli di glicemia, perdere peso e migliorare la propria salute. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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Differenza tra pandoro e offella

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Il termine deriva dal latino “offa”, che presso gli antichi Romani era una focaccia di farro con altri ingredienti, usata anche dagli àuguri come nutrimento dei polli sacri nel corso dei vaticini. Il diminutivo “offella” indicava, secondo una ricetta del XV secolo, una piccola pasta dolce, confezionata con sfoglia di farina e un impasto di chiara d’uovo, uva passa, cannella, zenzero, zafferano, e cotta al forno. Un’offella, simile come nome a quella di Bovolone ma diversa come formato, è l’offella di Parona, il tipico biscotto a base di pasta frolla, di forma ovale. La ricetta di questa specialità dolciaria fu inventata da Pasqualina Colli all’inizio del Novecento; assieme alla sorella Lina cominciò la produzione, inizialmente molto limitata. Il lancio commerciale dell’Offella ebbe inizio nel 1969, con la prima sagra dedicata a questo prodotto.

La produzione dell’ offella d’oro di Bovolone, inizia ad ottobre e si protrae per tutta la primavera successiva. Rispetto al panettone, l’impasto è più soffice e dolce e la forma è più bassa ed appiattita. I dolci sono confezionati con un incarto originale, eseguito a mano, che rende l’offella d’oro un gradevole e simpatico regalo per tutte le occasioni.

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Differenza tra marmellata, conserva e gelatina

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La marmellata è un prodotto semisolido dolce, fatto di zucchero e agrumi (arancia, mandarino, limone, cedro, bergamotto, pompelmo) in cui la percentuale di frutta sia almeno il 20%. Le parti di agrumi utilizzabili sono polpa, purea, succo, estratti acquosi e scorza.

La conserva alimentare, o più semplicemente “conserva” è genericamente un alimento cotto o crudo preparato in modo tale da durare a lungo grazie alle sostanze in cui viene immerso (olio, salamoia, alcol, liquore, sciroppo di zucchero) e al recipiente sterile a chiusura ermetica. Fra le più diffuse in assoluto si possono considerare le conserve di pomodoro nella versione di: passata, pelati e concentrati di pomodoro. Molto diffuse sono anche le confetture di frutta.

La gelatina è a base esclusivamente del succo della frutta, senza polpa né buccia. Deve contenere almeno il 35% di succo.

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Differenza tra marmellata, mostarda e senape

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La mostarda è una confettura di frutta candita (con sciroppo di zucchero) e speziata (con senape). Il termine mostarda deriva dal latino mostum adens, che dunque definiva una preparazione alimentare decisamente piccante. E’ un prodotto tipico lombardo, in particolare della cucina mantovana. Alcune varietà, come la mostarda cremonese, spesso sono scambiate per canditi di grosse dimensioni, ma in realtà sono un alimento di gusto molto deciso da abbinarsi con piatti salati. Il termine è spesso fonte di equivoci, in quanto esso definisce sia la preparazione propriamente detta, sia, per rimando al francese moutarde, al condimento più noto in italiano come senape, che condivide la stessa base, essendo entrambi gli alimenti preparati con i semi della stessa pianta.

La senape è una salsa preparata con semi polverizzati di senape, una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Brassicacee o Crocifere. I semi sono mescolati con acqua, aceto, succo di limone, vino, o altri liquidi, sale, e spesso altri aromi e spezie, per creare una pasta o salsa di colore variabile dal giallo brillante al marrone scuro e dal sapore che spazia dal dolce al piccante. Vi sono in commercio diversi tipi di senape, che cambiano di solito da paese a paese.

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Tipi di mostarda

  • mostarda dolce carpigiana, forse l’unica ad avere origini nobili invece che contadine, rientra nell’elenco dei prodotti tipici e tradizionali dell’Emilia Romagna. Le ricette sono varie e comprendono o meno le diverse varietà di frutta. Quasi tutte impiegano mosto fermentato di uva rossa, mele dolci, pere, mele cotogne e buccia d’arancia.
  • mostarda vicentina, a base di polpa di mela cotogna, che si ottiene dalla cottura della polpa con zucchero al 50% in peso. Una volta raffreddata la marmellata ottenuta, si aggiunge olio essenziale di senape. Si usa anche farla con le pere;
  • mostarda mantovana, con mele cotogne, eventualmente anche con pere ma con frutti interi, rispetto alla Vicentina; è usata come ingrediente nei tortelli di zucca nelle zone del mantovano;
  • mostarda cremonese, una miscela di frutta candita e sciroppo con una percentuale di zucchero del 50-60%, con l’aggiunta di olio essenziale di senape. Usualmente si utilizzano ciliegie, pere, mele cotogne, mandarini, fichi, albicocche, pesche;
  • mostarda di Voghera, miscela di frutta candita e sciroppo; il metodo era già diffuso tra i monaci prima del 1397 per conservare la frutta. In quell’anno infatti Gian Galeazzo Visconti scrisse una lettera al podestà di Voghera lodandone la bontà;
  • mostarda piemontese, o Cognà. È una marmellata a base di mosto d’uva (barbera, uva fragola) cui si aggiungono in cottura: mele cotogne, pere madernassa, nocciole tostate. Viene usata per accompagnare le robiole e i formaggi stagionati in genere;
  • mostarda veneta, confettura di frutta nella cui preparazione oltre alla senape vengono usati vino e canditi. Tradizionalmente viene consumata con il mascarpone durante le feste invernali;
  • mostarda bolognese, confettura dal sapore asprigno a base di prugne, mele cotogne e frutta mista, tipico ripieno delle raviole e della pinza;
  • mostarda forlivese o romagnola, dolce e leggermente piccante; alla frutta aggiunge tradizionalmente mele cotogne e prugne;
  • mostarda toscana, a base di uva, mele, pere, Vin santo e cedro candito, si accompagna a bolliti e arrosti;
  • mostarda d’uva nera, antica ricetta toscana che si preparava all’inizio della vendemmia, a base di uva nera (vitigno Canaiolo) e cedro candito ha gli stessi usi della mostarda toscana.

Tra le mostarde prodotte in Italia meridionale figurano:

  • mostarda calabrese, prodotta con mosto d’uva cotto, depurato con la cenere e impastato con farina e cioccolata;
  • mostarda siciliana, dolce a base di mosto cotto impastato con farina di grano duro e aromi.
  • mostarda pugliese, dolce a base di uva che viene cotta e successivamente passata al setaccio per rimuovere i semi per poi ultimare la cottura.

Tradizionalmente le mostarde vengono usate come accompagnamento al bollito misto, mentre in tempi più moderni si è diffuso l’abbinamento con i formaggi, in genere stagionati. In tempi più recenti si sono diffuse anche mostarde di verdure: zucca, peperoni, cipolline vengono canditi e senapati.

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