I 10 calciatori più alti del mondo

MEDICINA ONLINE Peter Crouch TALL FOOTBALL PLAYER ENGLAND WALLPAPER PHOTO PICTURE.jpgNel calcio il fisico non è un dettagli secondario. C’è chi, come Messi, che dei centimetri ne fa a meno, e punta tutto sulla tecnica, e chi, invece, fa dell’altezza la sua arma migliore. Arma che gli consente di dominare sulle palle aeree, o raggiungere palloni all’apparenza imprendibili. Ma quali sono i giocatori più alti del mondo? Li abbiamo selezionati, anche se è possibile ce ne sia sfuggito qualcuno.

10. Peter Crouch (Stoke City)

201 centimetri di altezza per Peter Crouch, attaccante dello Stoke City. La tecnica gli fa decisamente difetto, e così le sue lunghe leve fanno la differenza e sono ciò che gli consente di restare ad alti livelli. Il suo fisico longilineo, poi, lo fa apparire ancora più alto. La sua altezza gli ha fatto raggiungere anche un record: è il più alto giocatore della storia ad aver indossato la maglia della nazionale inglese.

9. Jan Koller (Ritirato)

Koller ha la meglio su Crouch di un solo centimetro. L’ex giocatore ceco (ritiratosi a 38 anni), svettava sugli avversari grazie ai suoi 202 centrimetri. Lui era un gigante un po’ atipico. Altissimo, sì, ma anche discretamente veloce e dotato tecnicamente. E’, tra l’altro, il miglior marcatore della storia della Repubblica Ceca, con 55 reti.

8. Nikola Zigic (Birmingham City)

2.02 metri anche per Nikola Zigic, che attualmente milita nel Birmingham, ma ha anche un passato spagnolo diviso tra Valencia e Racing Santander. Quando, ancora giovane, era esploso con la Stella Rossa, in tanti si aspettavano una carriera d’orata, ma così non è andata. Non sempre, però, le cose vanno come sperato.

7. Costel Pantilimon (Manchester City)

Inevitabile che ci fosse almeno un portiere nella nostra classifica, visto che gli estremi difensori sono quasi sempre i più alti della squadra. Il primo a rappresentare la categoria è Costel Pantilimon, secondo portiere del Manchester City, che raggiunge quota 206 centimetri. Il portiere è il più alto giocatore della Premier League.

6. Marko Markovic (Gaz Metan Media)

Difensore centrale di origine serba, Markovic, che gioca nel Gaz Metan Media, in Romania, è tra i più alti al mondo, con i suoi 2 metri e 4 centimetri. Va da sé che, inevitabilmente, questo lo renda un dominatore sulle palle alte, pedina importante per la sua squadra. Ciò era vero fino a poco tempo fa. Recentemente, infatti, ha visto più spesso panchina e tribuna del campo. I centimetri, in fondo, non sono tutto.

Leggi anche:

5. Oyvind Hoas (Sarpsborg 08)

Nome: Oyvind. Cognome: Hoas. Lavoro: Attaccante del Sarpsborg 08. Altezza: 204 centimetri. Questa la carta d’identità di Hoas, 33enne attaccante norvegese che milita, come scritto, nel Sarpsborg. Non è certo uno dei più grandi giocatori presenti in questa classifica, con quindici gol in 109 partite nella massima serie norvegese.

4. Tor Hogne Aaroy (Aalesund)

204 centrimetri. Altro attaccante norvegese, Tor Hogne Aaroy, che milita nell’Aalesund, squadra in cui aveva militato dieci anni, e che aveva lasciato per una breve esperienza in Giappone. Nei suoi anni di carriera, ormai quasi al termine, ha vinto un campionato norvegese, con il Rosenborg, e una coppa nazionale, proprio con l’Aalesund. Curiosità. Fece parlare di sé, tempo fa, per essersi allenato nudo insieme a un compagno.

3. Vanja Ivesa (Eskisehirspor)

Ivesa, portiere croato che milita in Turchia, all’Eskisehirspor, è uno dei più vecchi (36 anni) presente in classifica e, ovviamente, uno dei più alti, con i suoi 2 metri e 5 centimetri. L’altezza non gli ha permesso, però, di affermarsi ad altissimi livelli. Il suo Palmarés, infatti, è vuoto.

2. Kristof Van Hout (Genk)

Portiere belga che raggiunge i 208 centimetri, e che milita nel Genk, dopo aver giocato nel Willem II,  nel Kortrijk e nello Standard Liegi. Con il Genk, lo scorso anno ha vinto anche la Coppa del Belgio, prima soddisfazione della sua carriera.

1. Yang Changpeng (Meizhou Kejia)

Il giocatore più alto del mondo è il cinese Yang Changpeng. E’ quasi un colmo, che con 209 centimetri a guardare tutti dall’alto sia un cinese, ma si sa che quando si tratta di battere record nessuno batte gli orientali. Nemmeno questo caso fa eccezione. Changpeng gioca nel Meizhou Kejia, e fa l’attaccante. Classe ’89, non è un titolare fisso, comunque.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

I 10 calciatori più bassi al mondo

MEDICINA ONLINE LEO LIONEL MESSI BARCELONA BARCELLONA SPAIN REAL MADRID SOCCER FOOTBALL CHAMPIONS LEAGUE CAMPIONE COPPA CAMPIONATO PALLA CALCIO el-clasico-lionel-messi-real-madrid-fc-barcelona-100-_v-gseagaleriexlQuali sono i giocatori bassi più forti del calcio? Il più grande di tutti i tempi è e resterà per sempre Diego Armando Maradona, uno dei calciatori più bassi del mondo che non superava il metro e settanta. Stesso discorso per Leo Messi, alto 1,69 e da anni nominato come erede del Pibe de Oro. Due icone del calcio che fanno ben sperare tutti quei giocatori non dotati di una statura imponente. Da sempre il famoso “baricentro basso” è infatti sinonimo di tecnica sopraffina, come hanno dimostrato i due assi argentini e non solo. Ovviamente ci sono anche tanti ‘spilungoni’ tecnicamente sublimi ma in questo caso vogliamo parlare solo della prima categoria di giocatori, stilando la top 10 dei calciatori più bassi del mondo. Prima di farvi scoprire questa speciale classifica comandata da un professionista alto 1,53 metri facciamo un tuffo nella scorsa Serie A dove si è distinto un giocatore basso ma diventato grande per i suoi tifosi. Stiamo parlando di Alejandro Darío Gómez, detto El Papu, il piccolo grande numero 10 dell’Atalanta. Alto un metro e 65 centimetri è senz’altro uno dei calciatori più bassi del mondo anche se riesce a sopperire alla mancanza di altezza grazie alla sua grande tecnica. Venti presenze e sei gol nell’ultimo campionato, il tutto accompagnato da tanta qualità e tanti assist per i compagni.

Più basso di due centimetri un altro grande giocatore, Lorenzo Insigne. Il calciatore di Napoli è uno dei più forti dei suoi ma forse è penalizzato un po’ troppo dalla sua altezza e proprio per questo difficilmente potrà entrare nella lista dei 10 migliori calciatori del mondo in attività. In ogni caso, anche se fosse tra i migliori 20 sarebbe comunque un grandissimo talento del calcio internazionale visti i livelli altissimi del calcio moderno.
Gomez e Insigne ci offrono lo spunto giusto per parlarvi quindi della Top 10 dei calciatori del presente e del passato più bassi. Se in questa particolare classifica non vedete nessun nome di top player tra i calciatori più bassi conosciuti al mondo è semplicemente perché un po’ “troppo alti”. Parliamo comunque di altezze normalissime come ad esempio quella di Giannīs Fetfatzidīs, centrocampista dell’Al-Ahli alto 1 metro e 68 centimetri, o quelle di Lorenzo Insigne e Sebastian Giovinco, rispettivamente alti 1,63 m e 1,64 m. In confronto ai giocatori che vi presenteremo fra poco, la Lorenzo il Magnifico e la Formica Atomica sono veri e propri giganti!

Leggi anche:

I giocatori più bassi di sempre

Le qualità fisiche e strutturali nel calcio sono senza dubbio importanti. Avere un grande fisico non vuol dire però per forza essere bravi. Allo stesso modo, non essere alti non pregiudica alcun tipo di risultato. Sono numerosissimi infatti ormai i giocatori dalla bassa statura che riescono, grazie alla loro sopraffina tecnica, a imporsi con i più grandi. Anzi, spesso sono proprio i calciatori più bassi del mondo a portare a casa un maggior numero di successi. L’esempio più banale è offerto da Leo Messi, in grado di diventare il leader di uno dei più grandi club esistenti, il Barcellona, e uno dei più vincenti della storia. Se ben ricorderete, un gol in finale di Champions League contro il Manchester United lo realizzò di testa in mezzo ai giganti inglesi. In questa speciale classifica non ci sono solo calciatori in attività: abbiamo inserito anche giocatori che hanno appeso gli scarpini al chiodo. L’altezza media dei calciatori che tra poco vi illustreremo si aggira intorno a 1,57 mt e tra il primo e l’ultimo in classifica c’è una differenza di ben 7 cm, che non è poco! Tra questi figura anche l’ex trequartista dell’Atalanta Maxi Moralez. Ma cominciamo la carrellata di piccoli talenti, partendo dal più alto:

#10 RUI BARROS – 160 cm

LEVI PORTER – 160 cm

#8 MAXI MORALEZ – 160 cm

#7 MADSON – 157 cm

SAMMY LEE – 157 cm

#5 BENEDICT VILAKAZI – 157 cm

#4 JAFAL AL-KUWARI – 155 cm

MARCIN GARUCH – 154 cm

DANIEL VILLALVA – 154 cm

ELTON – 153 cm

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

L’incidente e la morte del grande Michele Alboreto

Michele Alboreto è stato forse il più grande pilota italiano degli ultimi decenni, assieme a Patrese, Farina ed Ascari. Era nato a Milano il 23 dicembre del 1956. Aveva esordito in Formula Uno nel 1981, al Gran Premio di San Marino, al volante della Tyrrel-Ford. Con la scuderia britannica aveva ottenuto anche due vittorie, entrambe negli Stati Uniti, che lo avevano portato alla ribalta internazionale.
Campione europeo di Formula 3 nel 1980, trascorse buona parte della propria carriera automobilistica in Formula 1, categoria in cui vinse cinque Gran Premi ed in cui sfiorò la conquista del titolo mondiale nel 1985, con la grandissima Ferrari 156-85. Gli appassionati ricorderanno sicuramente di come quella stagione si caratterizzò per il lungo ed appassionante testa a testa con Prost, concluso a favore del francese anche a causa di un calo di affidabilità della Ferrari nelle ultime gare.
Nel corso della sua carriera nella massima categoria il pilota milanese gareggiò, oltre che con la Tyrrel e la Ferrari, anche con Arrows, Lola e Minardi. Ancora oggi rimane l’ultimo pilota italiano ad avere vinto una gara in Formula 1 alla guida di una vettura Ferrari. Spesso paragonato al prima citato Alberto Ascari, era famoso per il suo carattere riservato ma grintoso e per la sua abilità nella messa a punto: sapeva fornire – meglio di altri piloti – precise e dettagliate indicazioni per migliorare le prestazioni della vettura ad ingegneri e meccanici all’interno del suo team.

Leggi anche: La morte di Ayrton Senna, campione di Formula 1 mai dimenticato

La Ferrari e la stagione 1985

Su quel ragazzo dalle enormi potenzialità – che nel tempo libero suonava il basso ed era appassionato di blues e fantascienza – aveva subito messo gli occhi Enzo Ferrari, che lo aveva voluto con sé a Maranello. Erano gli anni in cui le Rosse sembravano proibite ai piloti italiani, e proprio l’arrivo di Alboreto portò nella scuderia del Cavallino una ventata di ritrovato entusiasmo e di orgoglio nazionale.
Come già prima accennato, la sua migliore stagione con la Ferrari è stata quella del 1985, anno in cui per noi appassionati vedere correre la Ferrari 156-85 era veramente uno spettacolo, specie nelle prime fasi del campionato. In quell’anno Michele aveva toccato anche il vertice della classifica iridata, per cedere nel finale del campionato il posto ad Alain Prost su McLaren – TAG Porsche: il francese totalizzò 73 punti mentre Michele, con le vittorie in Canada ed in Germania, si fermò 20 punti più in basso, superando il finlandese Keke Rosberg su Williams – Honda che aveva raccolto 40 punti.

Leggi anche: Quali sono i 5 piloti italiani più forti di tutti i tempi?

Carriera successiva

Dopo la parentesi ferrarista Alboreto gareggiò ancora con la Tyrrel, poi con la Lola, con la Footwork e la Minardi fino al 1994, senza però ottenere grandi risultati. In Formula Uno ha disputato 194 Gran Premi, ottenendo cinque vittorie, due pole position, 23 podi, cinque giri veloci, nove secondi posti e nove terzi posti. Parallelamente alle gare in Formula 1 partecipò anche a molte competizioni riservate alle vetture a ruote coperte aggiudicandosi, oltre a diverse altre gare di minore importanza, la 24 Ore di Le Mans del 1997 e la 12 Ore di Sebring del 2001.

Leggi anche:  GP Imola 1989: l’auto di Gerhard Berger va a fuoco nell’incidente al Tamburello

L’incidente mortale

Michele Alboreto morì a 44 anni il 25 aprile 2001, in un incidente al Lausitzring, mentre effettuava i collaudi delle nuove Audi R8 Sport in preparazione della 24 Ore di Le Mans del 2001. Alboreto era alla guida lungo un rettilineo, quando la sua auto uscì dal tracciato, colpì una recinzione sulla destra e si capovolse oltre, dopo un volo di un centinaio di metri. Secondo l’inchiesta il pilota italiano morì sul colpo a causa dello schianto, provocato dalla foratura dello pneumatico posteriore sinistro con perdita graduale di pressione fino al cedimento; l’Audi comunicò agli investigatori che il prototipo (distruttosi nell’impatto) aveva già completato migliaia di chilometri su molti circuiti, preparandosi per la stagione 2001, senza alcun problema.

Leggi anche: Circuito di Nürburgring: perché lo chiamano l’Inferno Verde?

Le responsabilità

Dai fatti, gli investigatori supposero che né il pilota, né il circuito fossero responsabili per l’incidente. Il manager del Lausitzring, Hans-Jorg Fischer, comunicò infatti che le ambulanze di stanza presso il tracciato impiegarono solo due minuti per raggiungere la scena dell’incidente; un elicottero arrivò tre minuti più tardi, ma i medici dichiararono che non avrebbero potuto far nulla per salvarlo.

I funerali

Rimpatriata la salma in Italia, i funerali si svolsero dopo tre giorni a Basiglio alla presenza della moglie Nadia Astorri, delle due figlie e di circa altre 1500 persone, tra cui diversi ex piloti e personaggi esterni al mondo dei motori come Adriano Galliani e Mike Bongiorno. Dopodiché il corpo venne cremato nel polo crematorio milanese all’interno del Cimitero di Lambrate per volontà della moglie, con la decisione di conservarne privatamente le ceneri. Rimane un unico grande rimpianto: se quel maledetto pneumatico si fosse forato in un punto più lento della pista, probabilmente il grande pilota italiano sarebbe ancora con noi.

Ciao Michele, grazie per le emozioni che ci hai regalato…

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Calciatore segna ed esultando si rompe il crociato

La stagione di Nicolai Müller è durata 8 minuti, il tempo di rompersi ilCosa c’è di meglio che iniziare un nuovo campionato segnando dopo otto minuti? Un avvio perfetto, se non fosse che a Nicolai Müller è costato la stagione. Troppa la sua gioia per il gol che ha regalato all’Amburgo la vittoria contro l’Augsburg, nel debutto in Bundesliga. La sua esultanza, e una giravolta di troppo, gli farà saltare quasi tutto il campionato.

Il centrocampista trentenne è infatti caduto male, ed è stato costretto a lasciare il terreno di gioco, come visibile dal video che pubblichiamo. Gli accertamenti svolti dal club non lasciano scampo: rottura del legamento crociato del ginocchio destro. Il giocatore sarà operato nei prossimi giorni e non rientrerà prima di sette mesi.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Doping a partire dai 7 anni di età: un problema in rapida espansione

MEDICINA ONLINE PALESTRA DA GIOVANE BLOCCA CRESCITA TEEN FITNESS HEIGHT STOPT GROWING TREADMILL RUNNER CARDIO CORRERE CORRIDORE CORSA APERTO TAPIS DIETA DIMAGRIRE AEROBICA GRASSO CALORIE SALITA PESI CITTA SMOG BAMBINO SPORTLa notizia non è delle migliori. Di doping nello sport si inizia a parlare molto presto, addirittura, dicono i resoconti più preoccupanti, a cominciare addirittura dai 7 anni. Secondo le stime statunitensi, più di 500 mila alunni delle secondarie americane usano prodotti dopanti. Senza andare così lontano uno studio pilota realizzato nel 1999 fra 3768 studenti delle scuole medie inferiori e dei licei del Veneto, opera dell’Unità operativa di tossicologia forense e antidoping di Padova, pubblicato dall’Espresso, ha dato risultati altrettanto allarmanti. Il 5,8% del campione ha ammesso l’uso personale di dopanti, mentre il 9,5% ne ha segnalato l’uso da parte di un compagno. Ma anche un’indagine più recente svolta nel 2003, su oltre 13mila ragazzi delle scuole medie superiori di tutta Italia, non conforta. Sui 10mila che hanno dichiarato di praticare almeno un tipo di sport, il 7% ha ammesso di assumere sostanze dopanti. E l’età tende ad abbassarsi. Possibile? Si, in una società come la nostra dove la competizione è già esasperata a livello giovanile e dove chi dovrebbe vigilare spesso non lo fa. Dalla federazione che dice di non avere soldi per effettuare test antidoping a tappeto già a livello giovanile, alle famiglie stesse spesso complici nel doping adolescente. Adulti o bambini, le sostanze dopanti non cambiano: ormoni peptidici (Gh o ormone della crescita in particolare) e steroidi anabolizzanti. Con rischi però molto maggiori quando l’organismo è ancora in formazione. A crescere in modo abnorme, infatti, oltre alle masse muscolari sono anche organi vitali come il fegato e il cuore con le conseguenze che si possono immaginare. In un simile contesto, perciò, non stupisce che l’American Academy of Pediatrics (AAP) abbia realizzato una pubblicazione sull’argomento, ripresa da Lancet.

Il doping nei giovani
La dichiarazione dell’associazione affronta vari aspetti della cosiddetta guerra ai farmaci nello sport e su come potrebbe essere vinta. Ma l’aspetto che sta più a cuore concerne la categoria più vulnerabile, quella rappresentata dai bambini. Un numero significativo di adolescenti, infatti, osserva l’AAP, pur non coinvolto in competizioni agonistiche, fa ricorso a sostanze che incrementano le prestazioni. Il dibattito, del resto anche negli Stati Uniti è molto acceso e lo stesso presidente Bush si è espresso in materia di steroidi nello sport e di “giusti segnali” da inviare alle fasce più giovani. Non è casuale, perciò, che sia in prospettiva il ricorso a test antidoping da effettuare nelle scuole superiori statunitensi. Un provvedimento rispetto al quale l’AAP si mostra scettica. Si tratta di deterrenti, dicono all’associazione, che hanno poco effetto sui giovani sportivi. Quindi che fare? L’Associazione dei pediatri statunitensi rimarca il ruolo svolto dai medici. Il medico sportivo, infatti, deve rapportarsi all’atleta consapevole dei limiti etici rispetto all’uso della medicina nello sport. L’atleta non va forzato e la pressione a partecipare alla competizione non deve essere eccessiva. Un problema ancora più evidente quando l’atleta è un giovane, un caso nel quale più che mai il danno reale e potenziale al bambino deve essere al centro dell’attenzione. Urge, perciò, continua la nota dell’AAP, una stretta collaborazione tra aziende farmaceutiche e autorità anti-doping. Conoscere i nuovi prodotti sul mercato, per intendersi, porta a sviluppare più rapidamente nuovi sistemi di identificazione delle sostanze proibite. In più potrebbe essere utile ridurre l’incentivo finanziario per le compagnie farmaceutiche e aumentare quello per la ricerca medico-scientifica altrimenti poco motivata alle indagini in campo medico sportivo. Infine, conclude la dichiarazione dell’AAP, oltre a pubblicare liste di sostanze proibite occorre anche seguire l’evolversi delle tecnologie manipolative. Gli ultimi esempi in questo senso sono il sangue centrifugato o il ricorso a camere ipobariche. Bisogna promuovere un dibattito etico e i medici sportivi hanno un ruolo centrale in questo senso. Educare i giovani, perciò, a non vincere a ogni costo, se possibile.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Perché il calcio piace così tanto in tutto il mondo?

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica ALTRI TEMPI Mondiale Calcio Spagna Roma Cavitazione Pressoterapia Grasso Linfodrenante Dietologo Cellulite Calorie Pancia Sessuologia Sesso Pene Laser Filler Rughe BotulinoIl calcio è lo sport più popolare al mondo con circa 3 miliardi di fan/ supporter  fra Europa, Africa, Asia,continente Americano. Subito dopo troviamo il cricket e il basket in seconda e terza posizione. Secondo la  FIFA il padre del calcio è il CUJU,nato in Cina circa 2500 anni fa . Il Cuju era un gioco con una palla lanciata con i piedi in cui non era permesso usare le mani- generalmente bisognava mandare la palla in una rete o fra due bandiere. Ma come mai da li in poi il calcio si è diffuso così tanto?

La diffusione e la popolarità vengono principalmente da 3 fattori principali :

1. Il calcio è uno sport facile ed accessibile a tutti

E’ il suo punto di forza maggiore. Il calcio si può praticare ovunque (erba, terreno, in città) sia in 2 che in 22 giocatori senza spendere quasi un centesimo, basta una palla e due sassi per fare i pali delle porte, mentre la stessa cosa non si può dire dove anche solo comprare l’attrezzatura base può rivelarsi molto costoso! Altro fattore di popolarità è che le regole del calcio sono molto semplici a differenza di altri sport come rugby o football americano; infine dare calci ad un pallone è estremamente intuitivo: fin da piccolissimi i bambini appena vedono una palla tendono a lanciarla o a… calciarla!

2. Il calcio crea idoli e leggende popolari 

Il calcio crea idoli, eroi, vip –  che sono  spesso ragazzi che vengono da origini umili e popolari che hanno appunto imparato a giocare per le strade anche in paesi con numerose difficoltà e senza spendere soldi in costose attrezzature. Pensiamo ad esempio allo sci o al nuoto: secondo voi un bambino povero, magari in una zona di guerra, può permettersi dei corsi? Molto più probabilmente giocherà a calcio. Questo sport crea miti di persone che sognano di uscire fuori dalla condizione di povertà raggiungendo soldi e fama.

3. Il calcio è un business che fa girare molti soldi

In Italia è totalmente impossibile non avere una notizie di calcio al giorno: il pallone è sempre presente sullo schermo della televisione, nei computer o anche alla radio! Trasmettere una partita di calcio è un vero business grazie alla pubblicità:  certe marchi/aziende sono disposti a spendere milioni di euro. Insomma il calcio è un enorme giro d’ affari, una sorta di circolo vizioso in cui più soldi girano e più i soggetti in gioco hanno interesse far girare altri soldi, con sponsorizzazione di eventi sempre più spettacolari ed interessanti per il pubblico. Come spezzare un giro di affari come questo?

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Doping genetico: modifica il DNA col gene dello sprint, della potenza muscolare, della resistenza…

MEDICINA ONLINE DEATH DEAD MORTE BODY BUILDING DOPING LETTERA MUSCOLI COME RICONOSCERE UN DOPATO IN PALESTRA ATLETA TEST ANTIDOPING IPPOLITO RECORDVogliamo campioni che conseguano record sempre più ardui e Olimpiadi che ci lascino esterrefatti? Allora, facciamo largo al doping genetico. Lasciamo che gli atleti modifichino il loro dna, guadagnando una marcia in più. È la proposta-shock avanzata su Nature da Juan Enriquez e Steve Gullan, volti storici di Harvard, oggi  a capo della Excel Venture Management, azienda che investe in progetti di biotecnologie. “ Man mano che le modifiche genetiche diventeranno più comuni, aumenterà l’accettazione di questa forma di doping, purché fatta in modo sicuro”, pronosticano gli autori.

Così, dopo le polemiche e le accuse di doping genetico sui tempi straordinari di Ye Shiwen(la 16enne cinese che ha battuto ogni record nei 400 misti, correndo nell’ultima vasca anche più velocemente degli uomini), il tema della modfica genetica degli atleti torna di attualità. E rischia di rimanerci per molto tempo.

D’altronde, le regole dei giochi olimpici non sono immutabili. Un tempo alle donne era concesso di partecipare solo nel tennis, nel golf e nel cricket. Fino a qualche anno fa non esistevano competizioni come lo snowboard o il bmx (bicycle motocross) e Oscar Pistorius, nel 2008 escluso dalle competizioni per le sue protesi alle gambe, quest’anno può finalmente correre sulla pista di Londra. Come dire: quel che oggi sembra inconcepibile (il doping genetico è bandito dalla Word Anti-Doping Agency alla stregua degli altri metodi), un giorno potrebbe essere la norma.

Ormai è chiaro che chi nasce con i geni giusti ha la strada spianata verso il successo sportivo, mentre chi non è stato attrezzato adeguatamente da madre natura quasi certamente non coronerà il sogno di salire sul podio. Allora, non sarebbe più leale consentire ai questi ultimi, meno fortunati, di giocare ad armi pari con i primi, avvantaggiati in partenza, grazie a un piccolo aiuto da parte dell’ ingegneria genetica? O forse il Comitato olimpico dovrebbe istituire gare per categorie di pari codice genetico? E se un atleta avesse acquisito alcune varianti genetiche attraverso una terapia medica seguita nell’infanzia, sarebbe giusto escluderlo perché dopato?

Al di sopra di questi interrogativi etici inquietanti, resta poi un’amara verità: non esistonotest anti-doping in grado di rilevare un’eventuale manipolazione genetica e non sembrano a portata di mano. Distinguere tra chi è portatore dalla nascita di una certa variante e chi lo è diventato artificialmente è una sfida ardua per la scienza. Forse, allora, conviene prendere in considerazione la soluzione estrema, dicono Enriquez e Gullan: autorizzare il doping genetico. Ma quali sono i geni dei sogni che ogni sportivo vorrebbe avere? Non ce n’è uno specifico per ogni disciplina, ma molti che possono risultare in vario modo di aiuto permigliorare le prestazioni atletiche. Eccone alcuni, tra i circa 200 finora scoperti.

Leggi anche:

I GENI DELLA RESISTENZA

5775, il gene dello sprint

Quasi tutti i velocisti olimpici che siano stati sottoposti a test genetico sono risultati portatori della variante 577R del gene ACTN3, il gene responsabile della crescita delle fibre bianche o rosse nei muscoli, alla base dello sprint. Circa la metà degli euroasiatici e l’85% degli africani ne possiedono almeno una copia. Tutti gli altri individui privi del fattore 577R, oltre un miliardo di persone, farebbero bene a riconsiderare le loro aspirazioni olimpiche. Al Salk Institute for Biological Studies di La Jolla (California) è in fase di sviluppato un farmaco, GW1516, che attiva questo gene.

Ace, il gene del maratoneta
I portatori della mutazione I del gene Ace (o enzima convertitore dell’angiotensina) godono di una resistenza nettamente superiore rispetto agli altri. Si tratta della cosiddetta “variante dello scalatore” perché chi la possiede riesce a scalare facilmente gli 8.000 metri. Non a caso, il gene Ace I è presente nel 94% degli Sherpa himalayani, un gruppo etnico che popola le montagne nepalesi della Valle di Katmandu, e solo nel 45-70% di chi appartiene ad altre etnie. A un maratoneta, questa variante farebbe molto comodo. Uno studio condotto su corridori britannici, in effetti, l’ha riscontrata nella maggior parte di coloro che si cimentano su lunghe distanze.

Epor, il gene dei ciclisti e fondisti
L’eritropoietina (Epo), sostanza dopante per eccellenza nel mondo del ciclismo, è prodotta naturalmente dal nostro organismo. Alcune persone possiedono una rara mutazione dell’Epor (il recettore dell’Epo) che favorisce la produzione endogena di Epo. L’effetto risultante è un surplus di globuli rossi nel sangue, che si traduce in una capacità del 25-50% superiore di trasportare ossigeno ai tessuti. È accertato, per esempio, che fosse dotato di questa variante lo sciatore di fondo finlandese Eero Mantyranta, vincitore di tre medaglie olimpiche e svariati titoli mondiali negli anni Sessanta. In futuro, anziché assumere Epo per via farmacologica, si potrebbe modificare direttamente il gene che ne regola la produzione. La differenza è che nel primo caso la sostanza sintetica è rilevabile attraverso test anti-doping, nel secondo no, perché prodotta naturalmente dall’organismo stesso.

GENI DELLA MASSA MUSCOLARE

Igf-1, il gene della potenza
Quando s’introduce nel muscolo il fattore di crescita insulino-simile, o IGF-1,  questo lievita a dismisura. Gli esperimenti sugli animali hanno dimostrato che l’aumento delle prestazioni è stupefacente: i topi geneticamente dopati nuotano il triplo degli altri.

Blocco della miostatina, la variante del body-builder
Un fisico da culturista si può ottenere spegnendo il gene della miostatina, una proteina il cui compito è frenare la proliferazione delle cellule muscolari. Se si disattiva il gene della miostatina, la massa muscolare cresce a dismisura. È capitato naturalmente a un bambino in Germania, figlio di una centometrista. Un piccolo Ercole, con il doppio dei muscoli rispetto ai suoi coetanei. A cinque anni sollevava tre chili con ciascuna delle due braccia tese.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Doping genetico: cos’è ed a quale rivoluzione porterà in futuro?

MEDICINA ONLINE PALESTRA MUSCOLI IPERTROFIA ALLENAMENTO FIBRE MUSCOLARI ROSSE BIANCHE POTENZIALE GENETICO PESI PESISTICA WORKOUT PRE POST INTEGRATORI PROTEINE AMINOACIDI RAMIFICATI BCAA WHEY CASEINE CREATINA CARNITINA FISICOI recenti progressi biotecnologici hanno permesso la manipolazione delle sequenze genetiche per curare diverse malattie in un processo chiamato terapia genica. Tuttavia il progresso della terapia genica ha aperto la porta alla possibilità di utilizzare la manipolazione genetica per migliorare le prestazioni atletiche.

Il doping genetico o cellulare è definito come l’uso non terapeutico di geni, elementi genetici e/o cellule con il fine di migliorare la prestazione sportiva. La terapia genica può essere definita come il trasferimento di materiale genico nelle cellule umane per il trattamento o la prevenzione di una malattia o disfunzione. Tale materiale è rappresentato da DNA, RNA, da sostanze in grado di interagire direttamente con essi, oppure da cellule geneticamente alterate. Il principio della terapia genica si basa sull’introduzione all’interno della cellula di un gene terapeutico, oppure sulla diretta attivazione di determinati geni o anche sulla inibizione della trascrizione di geni specifici.

Leggi anche:

La terapia genica

Diversi sono i meccanismi con cui si può interagire con un gene: veicolando geni nelle cellule, modificandone la codificazione ed alterandone l’espressione. Per la terapia genica vi sono diversi possibili sistemi di veicolazione di un gene all’interno di una cellula. Per ottenere questo risultato è necessario un sistema di trasmissione (vettore) che trasferisce il materiale genetico all’interno della cellula bersaglio. I virus si sono evoluti specificamente per trasferire il loro materiale genetico nelle cellule per replicare se stessi e, quindi, sono potenziali vettori utilizzati nella terapia genica. Altri possibili vettori sono i plasmidi. I plasmidi attualmente rappresentano il metodo meno costoso in quanto di più semplice manipolazione, ma anche il meno efficiente. Vettori virali invece sono già ampiamente utilizzati nella terapia genica, per inserire il DNA esogeno nel genoma della cellula bersaglio da trattare.

I geni possono essere manipolati in modo specifico con l’uso di diverse molecole. Sequenze di RNA antisenso possono essere utilizzato per legare l’mRNA di un gene e impedire l’espressione della proteina prodotta, bloccando o causando la distruzione del mRNA. Infine, è possibile sviluppare molecole in grado di modificare specificamente l’attività di un promotore (sostanza che lega il codice genetico e attiva la trascrizione di un determinato gene) o l’efficienza della traduzione aumentando o diminuendo l’attività del gene, in questo caso si attiva l’espressione endogena del gene senza introdurlo dall’esterno. Nelle pratiche di doping genetico, ultima frontiera delle frodi sportive, si utilizzano le tecniche di manipolazione genica per promuovere la produzione di proteine utili al fine di migliorare le prestazioni atletiche.

Dato che esiste un elevato rischio che la manipolazione genica possa essere applicata anche per cercare di migliorare la performance sportiva, l’Agenzia Mondiale Anti-Doping ha già provveduto, inserendo il doping genetico nella lista dei metodi e delle sostanze proibite. La WADA considera doping genetico l’uso di agenti farmacologici o biologici che alterano l’espressione genica, oppure il trasferimento di cellule o elementi genetici (DNA e RNA). Essendo, in teoria, possibile manipolare qualunque gene, tutti i livelli di proteine presenti all’interno del nostro organismo possono essere modulati attraverso la terapia genica. Di conseguenza si possono manipolare anche geni in grado di modificare le capacità fisiche. Sulla base di questo principio sono già stati individuati possibili bersagli di una terapia atta a migliorare le capacità atletiche.

Leggi anche:

I seguenti geni sono correlati alle capacità di resistenza aerobica:

  • enzima di conversione dell’angiotensina (ACE)
  • eritropoietina (EPO), aumenta l’eritropoiesi
  • fattori di crescita angiogenici per esempio VEGF
  • recettore δ attivante la proliferazione dei perossisomi (PPAR-δ), codificante enzimi di ossidazione degli acidi grassi, ha già dimostrato di aumentare la resistenza in topi transgenici
  • fattore inducibile dell’ipossia (HIF) che agisce sull’eritropoiesi
  • PGC1α può aumentare la resistenza alla fatica e le capacità aerobiche

I seguenti geni sono invece correlati con la crescita della massa muscolare:

  • fattore di crescita Meccanico (MGF)
  • fattore di crescita insulino-simile 1 (IGF-1)
  • altri fattori di crescita
  • proteina legante il fattore di crescita-insulino simile (IGFBP)
  • ormone della crescita (GH)
  • recettore muscolare degli androgeni
  • recettore muscolare dei glucocorticoidi
  • proteina legante gli ormoni sessuali (SHBG)
  • miostatina che è un inibitore della crescita muscolare

Altri geni possono aumentare la soglia di resistenza a dolore e fatica:

  • endorfine ed encefaline
  • recettori dei neurotrasmettitori
  • enzimi del metabolismo dei neurotrasmettitori
  • proteine trasportatrici di dopamina, noradrenalina e serotonina

Su alcuni dei suddetti geni esistono già studi in grado di dimostrare come la terapia genica sia in grado di migliorare le capacità fisiche. Per esempio è stata analizzata l’efficacia dell’iniezione intramuscolare del gene EPO con l’applicazione di impulsi elettrici per ottimizzare il processo di trasduzione (Fattori). Il gene è stato elettro-iniettato in topi, conigli e scimmie per testarne la produzione di proteine ​​e gli effetti biologici. Lo studio ha concluso che il gene iniettato di EPO ha determinato una maggiore concentrazione di eritropoietina circolante, mostrando quindi un grande potenziale nella terapia genica per la produzione di EPO.

L’inibizione della miostatina, un membro della superfamiglia del fattore di crescita trasformante (TGF)-β, regolatore negativo della crescita dei muscoli scheletrici, è resa possibile con la somministrazione di anticorpi specifici o farmaci che si legano alla miostatina stessa. Tale terapia ha già dimostrato di determinare una drammatica crescita dei tessuti muscolari. Già alcuni esperimenti di manipolazioni genica di questo gene in topi hanno creato super roditori.

Nel doping genetico, più copie del gene che codifica per l’IGF-1 potrebbero essere inserite nel muscolo scheletrico, generando un aumento incontrollato della massa muscolare a causa di ipertrofia ed iperplasia delle cellule muscolari. Questa inserzione genica somatica potrebbe essere realizzato attraverso l’utilizzo di due vettori alternativi: plasmidi o virus.

Questa nuova forma di doping determina non poche difficoltà nel realizzare dei test di rilevazione. La rilevazione del doping genetico potrebbe essere realizzata mediante un certo numero di approcci, coinvolgendo sia metodi diretti che indiretti, tuttavia attualmente questi test sono ancora in fase di ottimizzazione.

Un possibile test chiaro e veloce si può basare su una semplice analisi del sangue, tramite un esame in grado di rivelare Dna estraneo presente nel sangue periferico. Le prime sperimentazioni sono state condotte su cavie da laboratorio alle quali era stato praticato doping genetico intra-muscolo.

Le analisi effettuate hanno mostrato che il test è efficace anche su piccole quantità di sangue e fino a 56 giorni dopo la somministrazione. La validità dell’esame è stata poi confermata su 327 campioni di sangue prelevati da atleti sia professionisti sia dilettanti.

Oppure è possibile sfruttare le risposte immunitarie, in quanto i metodi più efficaci di modificazione genetica implicano l’uso di vettori virali. Nella maggior parte dei casi, questi vettori portano a risposte immunitarie che limitano il trattamento ripetuto. Queste risposte immunitarie potrebbero essere usate come indicatore di possibili manipolazioni genetiche.

Possibili metodi per rilevare il doping genetico (Oliveira).

Sicuramente questa nuova frontiera della medicina e di conseguenza anche del doping porterà nei prossimi anni numerosi nuovi farmaci dopanti dal potenziale ancora inimmaginabile. Poter interagire direttamente con geni che influenzano le capacità fisiche potrà trasformare gli uomini in superuomini, potrà rendere i corpi macchine perfette, tuttavia oltre alle possibilità illimitate cui potrà portare la terapia genica anche i rischi derivanti da un suo abuso sono ancora di portata inconcepibile. Solo la storia futura potrà un giorno mostrare di cosa è capace un uomo se manipolato geneticamente in modo appropriato.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!