Esame obiettivo del collo: palpazione della tiroide, video e spiegazione

MEDICINA ONLINE IPERTIROIDISMO IPOTIROIDISMO THYROID SEGNI SINTOMI ECOGRAFIA TIROIDE ORMONI TIROIDEI ASSE IPOFISI IPOTALAMO T3 T4 EUTIROX TIROIDEGCTOMIA MORBO BASEDOW GOZZO TOSSICO TIREOTOSSICOSI UOMO SINTOMI INIZIALI.jpgNella diagnosi delle malattie della tiroide, oltre all’anamnesi (raccolta dei dati del paziente), riveste straordinaria importanza l’esame obiettivo di collo e Continua a leggere

Cosa significa “aspecifico” in medicina?

MEDICINA ONLINE MEDICO ESAME OBIETTIVO ANAMNESI PATOLOGICA FISIOLOGICA FAMIGLIARE VISITA MEDICA GENERALE AUSCULTAZIONE ISPEZIONE PERCUSSIONE PALPAZIONE DIFFERENZA FONENDOSCOPIO STETOSCOPIO TORACE ADDOME SUONI SEMEIOTICANella lingua italiana il termine “aspecifico” (deve il prefisso “a-” denota “privazione”) indica appunto mancanza di specificità. Si dice “aspecifico” tutto ciò che ha attinenza con una data realtà, ma non la caratterizza in maniera sua propria. Sinonimo di “aspecifico” è “non specifico“. Contrario di “aspecifico” è “specifico”.

Aspecifico in medicina

In medicina “aspecifico” si usa in vari ambiti, sempre comunque riferito a qualcosa di Continua a leggere

Ispezione del seno durante visita senologica [VIDEO]

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO OSPEDALE ANAMNESI ESAME OBIETTIVO SEMEIOTICA FONENDOSCOPIO ESAME (3)La visita senologica periodica è un importante strumento per la diagnosi precoce del tumore mammario dopo la quarta decade di vita (anche prima, se sono presenti fattori di rischio noti). L’esame clinico mira ad identificare eventuali lesioni o noduli sospetti della mammella e del cavo ascellare ed indirizza nella scelta delle indagini strumentali (ecografia e/o mammografia) per l’approfondimento diagnostico. Inoltre il senologo (generalmente un medico ginecologo o un chirurgo generale) potrà richiedere esami del sangue ed una radiografia del torace e/o una ecografia, per valutare ed indagare in maniera più efficace una situazione clinica sospetta.

L’ispezione del seno e del cavo ascellare è una parte estremamente importante dell’esame obiettivo che si esegue durante una visita senologica e serve per ispezionare, cioè guardare, le zone interessate allo scopo di notare qualsiasi anomalia come secrezioni dai capezzoli, rossore, trazione della cute, cicatrici, lesioni, capezzoli retratti, tumefazioni e asimmetrie.

L’ispezione segue l’anamnesi, cioè la raccolta di tutti i dati e dei sintomi riferiti dalla paziente (oltre alla raccolta di importanti informazioni relative ai suoi parenti, ad esempio la presenza di una madre o sorella con tumore alla mammella). Dopo l’ispezione, in genere si esegue la palpazione del seno da parte del medico.

L’ispezione del seno si svolge come mostrato nel video che può essere visionato seguendo QUESTO LINK

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Esame obiettivo cardiovascolare: guida completa all’esecuzione

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In verde gli spazi intercostali. In azzurro il focolaio di Erb, nel 3° spazio intercostale sinistro

L’esame obiettivo cardiovascolare rappresenta uno step importante a livello intensivistico, in quanto molte delle malattie che richiedono un ricovero in ICU in maniera primaria o secondaria coinvolgono il sistema cardiovascolare stesso. Si comprende come la conoscenza della valutazione fisica dell’apparato cardio-vascolare giochi un ruolo importante nella fisiologia e, soprattutto, nella fisiopatologia. In questo capitolo non si vuole esaurire il vasto campo della clinica cardiovascolare, ma si vuole fornire uno strumento per analizzare in maniera sistematica il paziente per quello che riguarda la stabilità clinica e dell’apparato vascolare arterioso e venoso.

ISPEZIONE:

Durante l’esame obiettivo cardiologico l’esaminatore si pone alla destra del paziente, mentre questi può trovarsi supino, sdraiato sul fianco sinistro, o seduto (sulla sponda destra del letto o con la testata rialzata); generalmente in ICU il paziente è posizionato supino con uno stretto margine di mobilizzazione. La valutazione generale si effettua col il paziente supino, mentre il fianco sinistro è riservato per meglio valutare l’itto puntale o la presenza di un soffio valvolare mitralico; in posizione seduta si valutano meglio le caratteristiche di un soffio aortico.

  • Respiro: la presenza di tachipnea è uno dei segni più sensibili per indicare una patologia cardio-respiratoria; del respiro si deve valutare la frequenza, la ritmicità e la profondità degli atti respiratori (si valutano in maniera inconscia per il paziente, altrimenti la tendenza è quella ad iperventilare). Si valuta inoltre la presenza di ortopnea e/o di dispnea.
  • Cute: in ambito emodinamico la cute rappresenta uno degli organi più visibilmente valutazione colorito, turgore giugulare e polsi pressori; si veda il capitolo sullo shock (capitoli 6) per maggiori dettagli sull’utilità dell’analisi della cute in tal senso.
  • Bozza precordiale: protrusione dalla gabbia toracica dell’intera area precordiale; indica una cardiopatia congenita/primi anni di vita, quando il torace è ancora deformabile.

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PALPAZIONE:

La palpazione cardiaca in ambito clinico routinario appare poco utile e viene pertanto poco eseguita; solitamente si effettua usando la mano con 2 dita a piatto (di solito l’indice ed il medio) sulla normale sede dell’itto puntale, mentre il palmo della mano si localizza sulla linea parasternale sinistra. Tramite analisi della palpazione vengono valutate la sede/dimensioni dell’itto puntale. Fino a qualche decina d’anni fa si poteva studiare tramite l’apicocardiogramma (APG), che valutava la deflessione positiva/negativa delle diverse onde, ottenute dalla trasmissione dell’itto puntale sulla parete toracica. L’itto della punta: è definito come la trasmissione della contrazione del setto interventricolare  attraverso la parete toracica; generalmente ha dimensioni simili ad una moneta e si posiziona anteriormente all’apice cardiaco; tramite le sue modificazioni spaziali ed il diverso timing di insorgenza si possono ottenere informazioni sulle camere cardiache.


Itto punta.jpg

Timing dell’itto:

  • Sistole: in casi di normalità la pulsazione normale vede un movimento di breve durata diretto verso l’esterno della cute all’inizio della sistole, con un ritorno alla posizione base alla fine della sistole stessa. In caso di pulsazione ipercinetica si ha un itto di maggiore ampiezza e generalmente dovuto a situazioni cardiocircolatorie iperdinamiche (come le sindromi ipercinetiche); può esserci una pulsazione protratta con un itto sollevante, di durata protratta, che indica sempre una patologia cardiaca (come un’ipertrofia ventricolare sinistra o un aneurisma ventricolare) oppure una pulsazione rientrante definita come un rientro notevole dell’itto puntale, che si rileva alla fine della sistole; in questo caso si pone una diagnosi differenziale fra forme di pericardite costrittiva/aderenze pleuro-pericardiche (con rientro ampio) ed un sovraccarico ventricolare (con rientro circoscritto).
  • Presistole: un itto della punta pre-sistolico è dovuto al battito atriale, che solitamente rappresenta l’equivalente tattile del IV tono in situazioni in cui l’aumento della pressione telediastolica ventricolare è elevata. Tipicamente sono situazioni con ipertrofia ventricolarecardiopatia ischemicaaneurisma ventricolareipertensione arteriosae/o stenosi aortica valvolare/sottovalvolare.
  • Protodiastole: tipicamente dovuto ad un riempimento del ventricolo eccessivo, è l’equivalente tattile del III tono, in situazioni di patologia ventricolare severa come in caso di insufficienza mitralicadifetti interventricolari/interatrialie/o insufficienza cardiaca congestizia.

Sede dell’itto:

  • Itto normale: si localizza al V spazio intercostale, 1 cm medialmente alla linea emiclaveare sinistra, la cui origine deriva da una torsione in direzione anteriore e verso destra della regione apicale (di pertinenza del ventricolo sinistro), che si verifica all’inizio della sistole (per disposizione spiraliforme delle fibre miocardiche).
  • Ipertrofia ventricolare sinsitra: se questa è notevole, il setto ruota sul proprio asse maggiore in senso antiorario (per cui le camere sinistre divengono più anteriori); in caso di ipertrofia concentrica, l’itto cardiaco diventa più evidente, più esteso della norma, mentre in caso di ipertrofia eccentrica l’itto cardiaco si sposta a sinistra ed inferiormente.
  • Ipertrofia ventricolare destra: il setto ruota sull’asse maggiore in senso orario (le camere destre divengono più anteriori), con un impulso parasternale sinistro/epigastrico generato dalla parete anteriore del ventricolo destro, che viene palpato meglio dall’eminenza Tenar della mano (posta a livello parasternale sinistro).

PERCUSSIONE:

In ambito cardio-vascolare la tecnica percussoria non viene utilizzata dato che non aggiunge ulteriori informazioni cliniche a quelle che si ottengono con un buon esame obiettivo, risulta inoltre imprecisa e di dubbia utilità diagnostica.

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AUSCULTAZIONE:

In ambito cardiovascolare l’auscultazione si focalizza sulla percezione dei moti turbolenti del sangue e del suo vibrare contro le valvole cardiache e/o le pareti arteriose tali da essere percepiti con il fonendoscopio (a diverse frequenze). I foci d’auscultazione sono i punti di massima intensità in cui possono essere uditi i suoni provenienti da una particolare valvola; il focus mitralico si percepisce all’itto della punta, il focus tricuspidalico al V spazio intercostale sinistro sulla linea parasternale sinistra, il focus aortico a livello del II spazio intercostale destro sulla linea emiclaveare destra ed il focus polmonare a livello del II spazio intercostale sinistro sulla linea emiclaveare sinistra. Si aggiunge inoltre l’Area di Erb, posta a livello del III spazio intercostale sinistro sulla linea emiclaveare sinistra (subito sotto il focus polmonare), dove si possono meglio percepire alcune patologie aortiche. Le aree di auscultazione sono i diversi distretti periferici che per primi sono raggiunti dai diversi toni cardiaci; ogni rumore può estendersi nelle aree di propria competenza (soprattutto i rumori mitralici riescono a diffondere ampiamente), per cui solo per effetto di sottrazione si può dedurre che un soffio in area ascellare è di competenza mitralico ed un soffio a livello del collo è di competenza esclusiva della valvola aortica.

MEDICINA ONLINE ESAME OBIETTIVO CARDIACO CUORE SOFFI AUSCULTAZIONE CARDIOLOGIA MANUALE GUIDA

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IL PRIMO TONO:
Il primo tono cardiaco rappresenta la trasformazione di energia acustica del sangue sulla valvola mitrale/tricuspide (secondo alcuni Autori è dato dall’assieme delle due valvole, secondo altri Autori no) che determina l’inizio della sistole; è strutturato da tre componenti: una prima componente a bassa frequenza, cui segue una componente principale ad alta frequenza ed ampiezza elevata per finire con un’ultima componente a bassa frequenza. La struttura del primo tono si definisce trifasica.

  • I fase: rappresenta i primi movimenti della parete ventricolare, che si pone in tensione rapidamente intorno al volume incompressibile d’eiezione;
  • II fase: rappresenta l’incremento pressorio dovuto alla contrazione ventricolare, con associata vibrazione delle valvole atrio-ventricolari che generano le frequenze alte ed intense (rappresenta difatti la componente principale del I tono);
  • III fase: rappresenta l’aumento di pressione che sfocia nei grossi vasi, con oscillazione delle loro radici;

La intensità del primo tono è legata ed è dipendente dall’inotropismo (ΔP/Δt) in maniera direttamente correlata, dalla rigidità delle cuspidi valvolari (in caso di stenosi mitralica si può generare uno schiocco di chiusura) e dalla posizione valvolare, difatti una maggiore intensità indica la presenza in telediastole di lembi valvolari distanti (come durante la tachicardia) ed una minore intensità indica la presenza in telediastole di lembi valvolari più vicini (come in bradicardia). Bisogna difatti ricordarsi che il movimento valvolare mitraglio/tricuspidalico è di apertura massima durante la prima fase della diastole, per poi lentamente avvicinarsi nella fase tardiva; tale fase tardiva si riduce fino a scomparire in caso di tachicardia. Da qua la comprensione di quanto detto poc’anzi sull’intensità del primo correlato alla frequenza cardiaca.

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IL SECONDO TONO:
Il secondo tono rappresenta la trasformazione dell’energia acustica del sangue sulla valvola aortica (o polmonare), determinante l’inizio della diastole; il second tono presenta un’altezza più acuta rispetto al primo tono, molto più intensa nei foci auscultatori superiori. Il tono è dovuto alla chiusura delle valvole semilunari generato dalle correnti retrograde per calo pressorio nel ventricolo durante la fase di rilasciamento, con conseguente vibrazione delle pareti vascolari. L’intensità del tono dipende dai valori pressori contenuti nei diversi segmenti valvolari; pertanto, di solito la componente aortica è molto più intensa.

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  • Sdoppiamento fisiologico: è normale che durante l’inspirazione la distanza fra A2 e P2 è  di circa 0,04 sec, mentre in espirazione A2 ritorna sincrono con P2. Tale fenomeno appare legato alla presenza di un maggiore ritorno venoso di sangue durante la fase di inspirio nelle camere destre (vedi il Capitolo 2.7.2), richiedendo pertanto un maggiore tempo di svuotamento ventricolare. Lo sdoppiamento fisiologico può essere accentuato in maniera costante (soprattutto in caso di stenosi polmonare) oppure può essere modificabile col respiro, ma risultare sempre più accentuato (come nel caso di blocco di branca destra).
  • Sdoppiamento fisso: si definisce sdoppiamento fisso quando si ha una distanza di tono che rimane costante fra A2e P(generalmente di circa 0,03-0,08 sec); questo meccanismo è legato alla presenza di uno shunt sinistro-destro, con comparsa durante l’espirio di un maggior riempimento delle camere destre (come nel caso della pervietà del dotto Botallo, di un difetto inter-atriale, ecc…). Pertanto durante la fase inspiratoria si ha il meccanismo “classico” dello sdoppiamento fisiologico e durante la fase espiratoria, l’abbassamento di pressione nelle camere destre (per riduzione del ritorno venoso) porta allo shunt con conseguente aumento di flusso locale e persistenza dello sdoppiamento che, appunto, rimane fisso all’auscultazione.
  • Sdoppiamento paradosso: si definisce tale uno sdoppiamento dove durante l’inspirazione A2 diviene sincrono con P2, mentre in espirazione la distanza fra P2 e A2 si allunga fino ad essere di circa 0,04 sec. E’ un fenomeno legato alla ritardata chiusura della valvola aortica come nel caso di stenosi valvolare aortica, ipertensione arteriosa accentuata, scompenso ventricolare sinistro, ecc).

Sdoppiamento fisso II tono.jpg

IL TERZO TONO:
Il terzo tono viene definito come un tono protodiastolico a bassa frequenza, udibile nelle camere ventricolari (soprattutto sul margine toracico sinistro) come un rumore sordo, che si manifesta circa 0,12-0,15sec dopo il secondo tono (generalmente, quindi, è ben udibile), la cui presenza porta alla comparsa di un galoppo protodiastolico (di origine ventricolare). La formazione del terzo tono si pensa sia legato ad una differenza pressoria atrio-ventricolare con due possibili origini:

  • Origine valvolare: si ha uno scatto delle corde tendinee per eccesso di pressione nell’apertura della valvola atrio-ventricolare; questo scatto improvviso (legato a strutture estremamente rigide oppure viceversa molto lasse) genererebbe il suono.
  • Origine Muscolare: si hanno delle vibrazioni nella muscolatura ventricolare sinistra per un riempimento rapido ed improvviso (come nelle disfunzione diastoliche o in caso di severe disfunzioni sistoliche).

La presenza di un terzo tono può essere parafisiologica nei giovani dopo uno sforzo fisico, mentre negli adulti indica quasi sempre un sovraccarico ventricolare di origine diastolica con insufficienza ventricolare.
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IL QUARTO TONO:

Quello che viene chiamato quarto tono è un tono telediastolico (o anche presistolico), udibile come un suono sordo a bassa frequenza, che si genera circa 0,06-0,10 sec dopo l’onda P nell’ECG, poco prima del primo tono; la sua presenza porta alla comparsa di un galoppo presistolico (di origine atriale). L’origine del quarto tono si pensa sia prodotto dagli atri per una eccessiva compressione del sangue, soprattutto durante la sistole atriale con aumento della attività contrattile dell’atrio stesso (vedi il Capitolo 2.7.4). Le cause principali sono l’ipertensione arteriosa, la stenosi valvolare aortica severa (con gradienti massimi superiori a 70 mmHg), la cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva, l’ischemia miocardica, l’insufficienza mitralica.

ALTRI RUMORI:

Opening Snap: è lo schiocco d’apertura della valvola mitrale, che spesso è più frequente del relativo soffio; è un suono ad alta frequenza che compare dopo 0,07-0,12 sec dal secondo tono, ben udibile sulla regione parasternale sinistra all’inserzione della IV costa omolaterale, con una intensità indipendente dalla fase inspiratoria. Si pensa sia legato ad una improvvisa tensione delle cuspidi mitraliche (come uno spiegamento delle vele in una barca) per una importante differenza pressoria fra l’atrio ed il ventricolo. L’intensità ed il ritardo del suono dipendono da alterazioni anatomiche valvolari (come le calcificazioni) e dall’entità del gradiente pressorio trans-valvolare.Lo schiocco d’apertura scompare quando i lembi divengono troppo rigidi e non più flessibili e/o se è presente un’insufficienza mitralica.

Da:

stenosi mitralica (condizione più frequente);

rigurgito mitralico;

pervità del dotto di Botallo;

difetto ventricolare settale;

mixoma atriale;

protesi valvolari;

parafisiologico (dopo sforzi fisici per una ipercinesia del flusso).

Schiocco apertura mitrale.jpg

Click protosistolico: è un click da eiezione, equivalente dell’apertura delle valvole semilunari aortiche e/o polmonari (in caso di stenosi valvolare) oppure dalla radice aortica (nei pazienti senza patologia valvolare); è un suono legato alla terza fase della componente del primo tono, per vibrazione della radice dei grossi vasi. Generalmente è dovuto a stenosi valvolare aorticastati ipercinetici (per eiezione accelerata dal ventricolo sinistro), aortosclerosi (soprattutto nei pazienti anziani) e/o cardiovasculopatia ipertensiva (per la presenza i una radiceaortica  tortuosa e sclerotica, non compliante associata ad una eiezione accelerata da parte del ventricolo sinistro).

Click meso-telesistolico: è un click che si presenta in fase meso-telesistolica (molto più tardivo rispetto ai click protosistolici), spesso confuso per uno sdoppiamento del II tono. Generalmente è dovuto a diverse situazioni quali discinesia/contrazione miocardia asincrona, disfunzione dei muscoli papillariprolasso mitralico (da degenerazione mixomatosa con protrusione cuspidi nell’atrio).

Sfregamento pericardico: il rumore da sfregamento pericardico è solitamente trifasico (formato da una componente sistolica, protodiastolica e presistolica), più raramente è bifasico o monofasico. Presenta la caratteristica di accentuarsi con l’inspirio per abbassamento diaframmatico, con avvicinamento fra il pericardio parietale ed il pericardio viscerale anteriore. Generalmente ha un timbro aspro e stridente, che a volte viene percepito come vibrazione, a carattere transitorio e che scompare per eccessivo versamento pericardico.

Suono da Pacemaker: viene considerato un “extra-suono” prodotto dal ritmatore elettrico, dovuto alla diffusione della corrente elettrica nei nervi intercostali vicini, con produzione di contrazioni della muscolatura intercostale. Tende a diminuire d’intensità in inspirio. Di solito è un rumore ben distinguibile dai toni cardiaci.

Ritmi di galoppo: vengono definite come tali le sequenze a tre tempi in cui è presente un tono aggiunto di origine sistolica/diastolica (che sono rispettivamente il III o il IV tono), che generalmente si presentano con rapida frequenza. Sono suoni deboli ed a bassa frequenza (valutabili pertanto con la campana del fonendoscopio) udibili con un paziente posizionato in decubito supino, mentre appare più debole se il paziente si siede o si posiziona in ortostasi.

Galoppo sistolico: è rumore aggiunto sistolico (che può essere sia protosistolico che mesosistolico che telesistolico), dove il suono aggiunto viene chiamato click-sistolico. Può variare molto in intensità, soprattutto in base alla posizione del paziente ed agli atti del respiro; si ode meglio nell’area apico-sternale.

Galoppo diastolico: è un rumore aggiunto diastolico di differente origine; può essere di origine atriale(presistolico) dove il tono aggiunto è il IV tono, di origine ventricolare (protodiastolico) dove il tono aggiunto è il III tono oppure di sommazione (solitamente mesodiastolico) dove il tono aggiunto è dovuto alla fusione del III con il IV tono, condizione ulteriormente favorita dall’accorciamento della diastole per tachicardia; in quei rari casi dove non si ha la fusione completa dei due toni aggiunti e si ha un “ritmo quadruplo” (di locomotiva).

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SOFFI CARDIACI:

Le turbolenze del sangue sono alla base della spiegazione fisica dei soffi, definiti come percezione del moto turbolento sanguigno; in base al rapporto (raggio x velocità x densità)/viscosità si ottiene il numero di Reynold; a densità e viscosità costanti (tranne in patologie onco-ematologiche), il raggio della struttura e la velocità del sangue possono portare ad un aumento del numero di Reynold, pertanto alla comparsa di moto turbolento. Si può quindi dire che l’alta velocità, le stenosi locali, le ectasie vascolari e l’insieme di stenosi/ectasia comportano un aumentato moto turbolento di sangue, pertanto un aumentato soffio.

  • Sede: appare fondamentale descrivere l’area di partenza del soffio (Mitralico, Tricuspidalico, Aortico, Polmonare) e la sua irradiazione (verso l’ascella, verso il collo, ecc…).
  • Timing: il timing di un soffio è una delle caratteristiche base per poter classificare un soffio e si basa difatti sulla fase del ciclo cardiaco in cui si presentano (sistolico/diastolico/continuo). Oltre a questo, si possono stratificare in base alla sotto-fase del ciclo cardiaco in cui si manifestano: proto” quando si tratta di una fase iniziale, “meso” quando si tratta di una fase intermedia, “tele” quando si tratta di una fase tardiva e “pan” quando si tratta di tutta la fase.
  • Intensità: classicamente l’intensità dei soffi si categorizza in una scala da 0 a 6, dove il soffio di 1/6 appare molto lieve, pianissimo, generalmente è apprezzabile non immediatamente, ma solo con adeguata concentrazione e silenzio, il soffio di intensità 2/6 appare lieve (piano), ma subito apprezzabile all’auscultazione. I soffi di intensità 3/6 sono definiti come moderatamente lievi, di media intensità e ben udibili, mentre i soffi di intensità 4/6sono definiti come intensi (forti) con un fremito che appare apprezzabile quando si appoggia in maniera completa il fonendoscopio. I soffi di intensità 5/6 sono intensi (fortissimi) con un fremito apprezzabile anche con un fonendoscopio parzialmente distaccato ed i soffi di intensità 6/6 sono molto intensi con un fremito apprezzabile anche con il fonendoscopio totalmente staccato.
  • Forma: i soffi possono essere definiti anche in base al loro andamento temporale, classicamente stratificati in forme in crescendo o in decrescendo, oppure a diamante (quando hanno una fase in crescendo ed una in decrescendo).
  • Frequenza: i soffi vengono classificati in base alla frequenza sonora cui sono percepiti in forme a bassa frequenza(attorno agli 80 Hz), a media frequenza (attorno ai 80-150 Hz) ed il forme ad alta frequenza (oltre i 150 Hz).
  • Qualità: la qualità di un soffio è una caratteristica peculiare che dipende dalla tipologia di valvola coinvolta e dalla tipologia di danno che si genera, perché questi due aspetti determinano la intensità e la tipologia di moto turbolento. Si può avere un soffio rude (con qualità aspra), sibilantepigolantedolce (a carattere più musicale), oppure con altre caratteristiche peculiari (a grido di gabbiano, ecc…).

Soffio sistolico

Soffi sistolici:

Da eiezione: il soffio si presenta in sistole (prima o dopo l’apertura delle valvole semilunari), con una forma “a diamante”, generata dalla differenza pressoria trans-valvolare (fra ventricolo ed arteria). La gravità della valvulopatia correla con il ritardo del picco d’intensità del soffio: più tarda è l’intensità, maggiore è l’ostruzione. Tipicamente da stenosi valvolare aortica: (sia in sede valvolare che sottovalvolare), da cardiomiopatia ipertrofica (si pone in diagnosi differenziale con la stenosi valvolare, ma solitamente non ha il secondo tono perché coperto dal soffio che inizia prima dell’apertura della valvola stessa), da condizioni di flusso elevato (maggiore é la gittata sistolica, maggiore è il “soffio da flusso”) ed in caso di ectasia post-valvolare.

Da rigurgito: in questi casi il soffio si presenta in sistole, durante la contrazione isovolumetrica (per questo comprende il I tono) e l’intensità/durata sono parallele al gradiente pressorio attraverso l’orifizio in cui origina. Tipicamente è dovuta a del flusso retrogrado di sangue dai ventricoli all’atrio tramite l’ostio AV che risulta incontinente e/o per la presenza di un difetto interventricolare; la forma pan-sistolica è legata alla differenza pressoria pressoché costante, la qualità generalmente è “soffiante”, data l’elevata pressione e l’orifizio ristretto. L’intensità del soffiocorrela con la gravità della valvulopatia. Tipicamente da insufficienza mitralicadifetto interventricolareiinsufficienza tricuspidalica.

Soffio diastolico.jpg
Soffi diastolici:

Da eiezione: il soffio si presenta al termine della diastole, telediastolico (a volte meso/telediastolico), spesso con un rinforzo pre-sistolico dovuto alla componente della sistole atriale. E’ dovuto ad una stenosi degli osti valvolari(più frequentemente valvolare mitralico) anche per fusione parziale dei due lembi e/o delle corde tendinee. La forma del soffio è legata alla differenza pressoria trans-valvolare, con un’accentuazione pre-sistolica dovuta ad un aumento della pressione intra-atriale.

Da rigurgito: il soffio si presenta all’inizio della diastole, in decrescendo, di durata variabile; tipicamente è dovuto ad insufficienza aortica o insufficienza polmonare con un gradiente pressorio transvalvolare che si genera per incontinenza delle valvole semilunari. La gravità correla con la durata del soffio.
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Soffi continui:

I soffi continui sono soffi che persistono attraverso la sistole e la diastole senza interruzione, tipicamente per presenza di shunt fra vasi; il soffio si pone in diagnosi differenziale con le valvulopatie. Forme tipiche di soffio continuo sono la pervietà del dotto di Botallo (condizione più frequente nella popolazione), la presenza di shunt nella finestra aorto-polmonare, la presenza di difetti inter-atriali alti con insufficienza valvolare aorticarottura di un aneurisma di un seno di Valsalva in sede atriale o nel ventricolo destro, la presenza di un soffio tiroideo (in caso di ipertiroidismo), il riscontro di un ronzio venoso (flusso venoso accelerato) e/o per la presenza di anomalie morfologiche periferiche o di anastomosi chirurgiche.

SOFFI NON PATOLOGICI:

Non sempre il riscontro di un soffio è indice di patologia; ci sono molte situazioni dove il riscontro di un soffio è semplicemente indice di un aumento del moto turbolento del sangue, senza che questo indichi volontariamente una valvulopatia. Tali soffi (definiti “non patologici”) si classificano ulteriormente in soffi innocentisoffi fisiologici e soffi relativi.

1) Soffi innocenti:

I soffi innocenti sono dei soffi innocui, non associati ad alterazioni strutturali o funzionali a livello cardiaco; in età infantile circa il 50% dei pazienti presenta un soffio innocente che può persistere per anni per poi scomparire improvvisamente.

Soffi apicosternali: sono soffi la cui intensità massima si percepisce nella regione apicosternale;

  • Soffio telesistolico: meglio percepito all’apice, può iniziare dopo un click sistolico e/o un galoppo sistolico; bisogna escludere che sia dovuto ad una disfunzione dei muscoli papillari e/o prolasso mitralico; in tal caso, non è di alcun impatto clinico e/o prognostico.
  • Soffio sistolico apicale-musicale: è un soffio che viene meglio percepito all’apice cardiaco o al margine sternale inferiore sinistro (raramente anche lungo l’area polmonare); al fonocardiogramma si presenta con una frequenza uniforme (a carattere musicale). E’ un soffio molto comune nell’infanzia, privo di significato patologico.
  • Sindrome da schiena dritta: è un soffio di intensità 1-3/6, secondario alla perdita della normale cifosi dorsale, con compressione asintomatica del cuore e dei grossi vasi. Tale anomalia anatomica porta alla formazione di un moto turbolento di sangue che viene percepito lungo il margine sternale sinistro/III spazio intercostale, diminuiscono in inspirio. La pressione sul torace si dimostra in grado di aumentare l’intensità del soffio.

Soffi del II spazio intercostale: sono soffi non patologici la cui intensità massima si percepisce a livello del II spazio intercostale sinistro;

  • Soffio d’eiezione sistolico polmonare: è un soffio molto frequente, legato alla presenza di una stenosi funzionaledella camera di efflusso del ventricolo destro o nell’arteria polmonare, con formazione di moti vorticosi. Risulta primo di significato patologico.
  • Soffio gravidico: è un rumore continuo con accentuazione diastolica, spesso presente nel II trimestre di gravidanza, nel puerperio e/o durante l’allattamento. E’ più comune sul II spazio intercostale, e viene obliterato tramite compressione del fonendoscopio; si pensa sia dovuto alla comparsa di alto flusso fra aorta e le arterie mammarie interne.
  • Sindrome da schiena diritta: vedi il paragrafo precedente.

Soffi cervicali: sono soffi meglio percepibili a livello dei vasi del collo;

  • Ronzio venoso: è un rumore continuo con accentuazione diastolica (presente nel 95% dei bambini), più intenso sotto il muscolo sterno-cleido-mastoideo, e meglio udibile con il patiente seduto. A volte può essere trasmesso al II-III spazio intercostale, venire obliterato con la compressione delle vene del collo ed essere accentuato ruotando la testa controlateralmente. E’ presente negli adulti con gravi condizioni ipercinetiche come in caso di anemia, tirotossicosi, gravidanza, ecc…
  • Rumore sovraclaveare arterioso: è un soffio che si ascolta nell’area sovraclaveare, che simula spesso un soffio aortico/polmonare da stenosi; non è un soffio pansistolico, ma appare molto più intenso sui vasi cervicali, obliterato dalla compressione delle arterie carotidee/succlavie. Risulta privo di significato patologico.

Soffi innocenti diastolici: non sono i sinonimi di soffi organici, ma sono “soffi da flusso”, auscultabili all’apice cardiaco nelle situazioni che si accompagnano ad alta gittata (ipercinesie circolatorie/stati iperdinamici). La normalità dell’ECG/ecocardiografia permette di escludere eventuali patologie locali; non hanno impatto prognostico.

2) Soffi fisiologici:

I soffi fisiologici sono moti turbolenti che si riscontrano negli stati iperdinamici, legati difatti all’aumento della velocità del circolo ematico. Possono essere parafisiologici come nel caso di esercizio fisico e/o reazioni emotive (paura, stato ansioso) oppure patologici come indice di patologia extra-cardiaca come in caso di febbre, tirotossicosi, feocromocitoma, anemia (CAVE: la viscosità ematica si riduce), cuore polmonare cronico; beri-beri, fistole AV (da gravidanza, cirrosi epatica, Paget osseo, fistole propriamente dette), ecc…

3) Soffi relativi:

I soffi relativi sono soffi prodotti da alterazioni strutturali che non interessano né le valvole né eventuali comunicazioni anomale cardiache e/o vascolari; a differenza dei soffi organici, tendono a scomparire in seguito ad un’appropriata terapia che migliori l’inotropismo ventricolare e corregga un’eventuale cardiomegalia. Esempi possono essere un soffio olosistolico puntale da insufficienza mitralica (secondaria alla dilatazione ventricolare sinistra), un soffio olositolico parasternale sinistro/xifoideo da insufficienza tricuspidalica (secondaria a dilatazione del ventricolo destro) oppure un soffio diastolico da stenosi mitralica relativa, secondaria alla dilatazione del ventricolo non accompagnata da espansione del cercine fibroso valvolare.

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Medico Chirurgo
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Manovra di Valsalva in otorinolaringoiatria, cardiologia e neurologia: tecniche di esecuzione e indicazioni

MEDICINA ONLINE ANATOMIA ORECCHIO ESTERNO MEDIO INTERNO SORDITA LIEVE PROFONDA IPOACUSIA DECIBEL TIPI GRADI APPARECCHI ACUSTICI ANZIANO BAMBINO INFANTILE HANDICAP SENSO UDITO AUDIOLESO TRASMISSIVA NEUROSENSORIALELa manovra di Valsalva è una manovra di compensazione forzata dell’orecchio medio, utilizzata principalmente in medicina, specialmente in campo otorinolaringoiatrico e cardiologico, ma anche in campo subacqueo, nei casi in cui si desideri aprire forzatamente la tuba di Eustachio, il piccolo condotto che collega il rinofraringe (e quindi il naso e la bocca) con l’orecchio medio e che a riposo è Continua a leggere

Prova di Guyon (prova dei tre bicchieri): cos’è e cosa indica

MEDICINA ONLINE RENI RENE URINA APPARATO URINARIO URETRA URETERE AZOTEMIA ALBUMINA SINDROME NEFRITICA NEFROSICA PROTEINURIA POLLACHIURIA UREMIA DISURIA CISTITE INFEZIONE POLICISTICO LABORATORIO INSUFFICIENZA RENALELa prova di Guyon (o “prova dei tre bicchieri”) è una indagine diagnostica che si utilizza in semeiotica medica, che si usa quando si abbia presenza di sangue nelle urine (ematuria), per individuarne l’origine. Tale prova prende il nome dal celebre chirurgo francese Félix Guyon.

Come si svolge la prova di Guyon?

Il paziente viene invitato a raccogliere in tre recipienti diversi le urine emesse nel corso di una minzione.

Cosa indica la prova di Guyon?

  • se il sangue si raccoglie nel primo recipiente: l’origine dell’ematuria è a livello dell’uretra (per il lavaggio delle ultime vie urinarie esercitato dal flusso di urina);
  • se la sede d’origine dell’ematuria è a livello della vescica, poiché i globuli rossi tendono a sedimentare sul fondo della vescica stessa, essi compaiono alla fine della minzione (quando la contrazione della vescica raggiunge il suo massimo, determinando lo svuotamento anche della parte più declive);
  • se l’origine dell’ematuria è a livello renale i globuli rossi si mescolano all’urina e compaiono ugualmente distribuiti in tutti i recipienti.

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Punti di dolorabilità di fegato, colecisti, stomaco e pancreas

MEDICINA ONLINE ESAME OBIETTIVO ANAMNESI VISITA MEDICA GENERALE AUSCULTAZIONE ISPEZIONE PERCUSSIONE PALPAZIONE DIFFERENZA FONENDOSCOPIO STETOSCOPIO TORACE ADDOME VISCERI CUORE SUONI STETOFONENDOSCOPIO SEMEIOTICAPunti di dolorabilità epato-colecistica e gastrica

Punto cistico o punto di Chauffard
Incontro tra la X costa e il margine esterno delmuscolo retto addominale. E’ dolorabile nelle colecistiti acute già alla palpazionesuperficiale, nella litiasi biliare, nelle colecistiti acute e nelle discinesie colecistiche.

Punto epigastrico
Si trova immediatamente al di sotto del processo xifoideo.

Punto doloroso di Cruveilhier
Individuato all’unione del terzo superiore con i due terzi inferiori della lineaxifo-ombelicale; dolorabile nell’ulcera del cardias o del fondo.

Punto sottocostale ipocondriaco sinistro
Localizzato all’incontro del margine esterno del muscolo retto disinistra ed il bordo costale due dita sopra l’ombelico, dolorabile in caso di ulcera della parteinferiore del fondo gastrico.

Punto xifoideo di Ramond
Si trova sull’appendice ensiformeo processo xifoideo, alla pressione si determina dolore irradiato al dorso e alla scapola.

Punto celiaco di Ramond
Si trova 2-3 cm distalmente all’ombelico, a destra dello stesso.

Punto di Binet
Localizzato all’estremità della IX costa del lato destro.

Punto di Abraham
Si trova a metà della linea tra ombelico e IX costa di destra.

Punto frenico destro
Tra i due capi clavicolari del muscolo sternocleidomastoideo di destra.

Punto di Schmidt
Al muscolo trapezio e al plesso brachiale di destra.

Punto ipocondriaco sinistro
Si trova sul margine sternale della IX costa a 10-12 cm dall’ombelico.

Punto di Boas
Si trova a lato della X e XII vertebra dorsale.

Punto di Guillame
E’ localizzato alla regione sacro-lombare, ai lati delle vertebre.

Punto di Leclerq
E’ individuato all’unione tra il margineinferiore della XII costa di destra ed il bordo esterno della massa muscolare lombare (in talesede il dolore può essere spontaneo)

Punti di dolorabilità pancreatica

Area coledocico pancreatica e punto di Desjardins
L’area coledocico pancreatica(Chauffard-Rivet) tra la xifo-ombelicale e la bisettrice dell’angolo formato a destra traquesta e l’ombelicale trasversa (proiezione di prima porzione duodenale, testa del pancreas ecoledoco) a 6 cm circa dall’ombelico. Il triangolo di Chauffard-Rivet risulta dolorabile nell’ulcera duodenale, nella pancreatite acuta e nella litiasi del coledoco. Il punto diDesjardins è situato sulla linea che unisce l’ombelico all’apice dell’ascella, a braccio addotto,a circa 5-7 cm dall’ombelico, corrispondente alla papilla del Vater; risulta molto dolente incaso di pancreatite. Tale area è anche considerata un punto di dolorabilità della colecisti.

Punto di Calot e Pic
Area pancreatica, situato simmetricamente al precedente, doloroso incaso di affezione del corpo del pancreas.

Punto di Mayo-Robson
Situato tra la punta dellaXI costa destra e l’ombelico nel punto di mezzo, presente nelle cefalo pancreatiti.

Zona di Orlowsky
Corrisponde all’angolo ottuso di destra determinato da due linee congiungenti leapofisi coracoidi con il punto di mezzo del legamento di Poupart ovvero legamentoinguinale

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Semeiotica dei reni: esame obiettivo renale

MEDICINA ONLINE APPARATO URINARIO RENI URETRA URETERI URETERE DIFFERENZA URINA AZOTEMIA PENE VAGINA ORIFIZIO SCORIE VESCICA TUMORI TUMORE CANCRO DIAGNOSI CISTOSCOPIA ECOGRAFIA UOMO DONNAI reni sono organi retroperitoneali situati nelle fosse retrolombari a lato della colonna vertebrale; sono alti circa 12 cm, larghi circa 6 cm, con uno spessore di 3 cm, lievemente obliqui verso il basso e verso l’esterno, da TH12 a L3; anatomicamente il rene sinistro si situa è in posizione poco più alta del destro. La clinica e l’esame obiettivo nefrologico sono relativamente scarni e poco utili in Medicina Intensiva, e generalmente vanno associati al contesto clinico, agli esami di laboratorio (soprattutto a livello urinario/plasmatico) ed agli esami di imaging; qui andremo ad elencare le diverse situazioni cliniche e manovre collegate.

ISPEZIONE DEI RENI

Le regioni lombo-renali si presentano lievemente concave dall’alto verso il basso e convesse dall’esterno verso l’interno; a seguito di patologie si hanno tumefazioni la cui grandezza ed estensione correla direttamente con il processo morboso in causa; tali tumefazioni occupano prima la regione lombare e laterale della cavità addominale, successivamente si sviluppano nelle regioni iliache ed anteriori verso l’ombelico, tipicamente da ascessi renali/pararenaliidronefrosi/pionefrosicisti renali e neoplasie. Se la patologia renale evolve in senso infiammatorio è frequente un arresto dei movimenti respiratori omolateralmente al lato della lesione (interessamento diaframmatico). Sono presente anche delle depressioni la cui grandezza/estensione correla direttamente con la situazione clinico-patologica in causa; solitamente da ectopia renale e spostamento renale (tipicamente ptosi renale).

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PALPAZIONE DEI RENI

Mediante la palpazione è possibile valutare la dolorabilità renale, i caratteri delle tumefazioni e le ectopie renali. Esistono diverse tecniche di palpazione del rene, che si effettuano con due mani, di cui ne esistono quattro principali:

  • Tecnica di Guyon: il paziente è supino, il medico si posiziona omolateralmente al rene da esaminare, applicando la mano omolaterale (destra per il rene destro) anteriormente, affondandola parallelamente all’asse maggiore del corpo; l’altra mano è posta posteriormente, in regione dorso-lombare. Il paziente respira profondamente; è possibile attuare la manovra del ballottamento, per valutare le dimensioni renali.
  • Tecnica di Glenard: le mani sono poste come nel metodo di Guyon, ma la mano si trova controlateralmente al rene (mano sinistra per il rene destro) con il pollice che limita lo spostamento renale, che viene palpato fra una mano ed il pollice; preferibile su bambini e/o adulti longilinei.
  • Tecnica di Israel: il paziente giace sul fianco opposto al rene da valutare, mentre il medico si posiziona alle spalle con le dita parallele le approfondì nell’addome per palpare il polo renale inferiore.
  • Tecnica di Petit (o della palpazione crociata): il medico si trova dal lato opposto a quello del rene da esaminare, con l’avambraccio che viene introdotto sotto il dorso del paziente, fino a quando la mano non poggia sulla loggia lombare, l’altra mano è posta sull’addome, sotto l’arcata costale.

Per quello che concerne la dolorabilità renale bisogna ricordarsi che il rene normalmente è insensibile alla pressione e/o altre manovre direttamente esercitate su di lui, mentre in condizioni patologiche esistono punti che diventano dolenti alla pressione, come il punto vertebrale, il punto angolo-scapolare, il punto costo-vertebrale (che si localizza fra l’ultima costa ed il margine esterno della colonna), il punto costale e la famosa manovra di Giordano dove il medico con il margine ulnare della mano tira dei leggeri colpi sulla regione renale mentre il paziente giace seduto; si parte con colpi lievi aumentando di intensità (per abituare il paziente senza spaventarlo). E’ abitudine  stendere la mano controlaterale a piatto sulla regione renale, così da distribuire ed attutire in parte il colpo. Viene definito positivo se si ha un dolore profondo quando il paziente viene toccato.

Per quello che concerne invece la dolorabilità ureterale, esso può essere evocato o accentuato mediante la compressione di alcuni punti che corrispondono in superficie al decorso profondo di queste strutture. Tali punti sono il punto ureterale superiore all’incrocio fra la linea transpilorica con la linea verticale paracentrale, il punto ureterale medio lungo la linea bisiliaca, 2 cm all’interno dell’incrocio con la linea paracentrale, il punto ureterale sovrapubico che si localizza sopra al tubercolo pubico ed il punto ureterale inferiore che si può individuare durante l’esplorazione rettale/vaginale.

Sempre durante la palpazione è è possibile valutare differenti caratteristiche renali per quello che concerne la presenza di una eventuale tumefazione renale; in particolare l’estensione e la forma che solitamente è a ovoide allungato e che può alterarsi con neoplasie o cisti, la consistenza che normalmente è duro-elastica, ma può divenire fluttuante (in caso di ascessi, cisti, idronefrosi), dura (soprattutto con la tubercolosi renale), lapidea (per carcinoma), ecc… La superficie renale solitamente é liscia, ma può essere bernoccoluta nel rene policistico, in caso di tubercolosi renale e/o per carcinomi; la mobilità espiratoria renale di solito è scarsa, soprattutto col rene sinistro perché il destro aderisce al fegato e presenta una maggiore mobilità col respiro; la spostabilità compare nel caso di ectopia (vedi oltre) mentre per quello che il ballottamento si riscontra in caso di tumefazioni renali: si percepisce meglio con la manovra di Guyon, con leggere scosse ritmiche, anche se esistono falsi positivi da masse spleniche, pancreatiche o coliche.

Le ectopie renali sono relativamente frequenti e si possono valutare tre distinte situazioni; la presenza di un rene ectopico viene definito come un rene situato in altri siti differenti dalla loggia renale, soprattutto nella cavità pelvica e/o nella fossa iliaca; spesso il rene è anche ipoplasico; la diagnosi differenziale con la ptosi renale si pone tramite angiografia, angioTC, angioRMN perché permette di vedere il differente peduncolo vascolare renale che in caso di ectopia si localizza in sede diversa rispetto alla classica emergenza dall’aorta. Il rene ptosico di contro è una ectopia acquisita e parziale, col rene che nelle forme gravi può essere completamente palpato; generalmente é secondario a fenomeni di dimagrimento importanti, con perdita del grasso della loggia renale e conseguente discesa dell’organo. Il rene mobile-migrante é definito come un rene liberamente spostabile nella cavità addominale, facilmente riportabile in sede normotopica.

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PERCUSSIONE DEI RENI

La percussione renale viene eseguita a croce sulle regioni lombo-renali, mediante percussione piuttosto forte del dito flessore sul dito plessimetro; il suono ricercato è ottuso, distinguibile dal suono timpanico intestinale. Non differisce dal suono epatico/splenico. La percussione in sede ipogastrica può essere d’aiuto in caso di ritenzione urinaria, determinando la presenza/dimensioni di un globo vescicale di ampiezza variabile, tipicamente ottuso, a forma variabile, nel contesto di un suono timpanico variabile. Va in diagnosi differenziale con il disassamento vescicale (compressione estrinseca/chirurgica), un diverticolo vescicale severo e/o la presenza di malformazioni o fratture piccolo bacino.

AUSCULTAZIONE DEI RENI

A livello clinico esistono pochi segni utili nell’auscultazione renale; può essere utile in caso di stenosi dell’arteria renale(alla ricerca dell’eziologia dell’ipertensione nefro-vascolare), tramite auscultazione in regione paraombelicale di un soffio a genesi vascolare. Tipicamente generato da aterosclerosi, iperplasia fibromuscolare, aneurismi, ecc…

CLINICA NEFROLOGICA:

La scarsità di elementi clinici nella valutazione del rene viene compensato dalla presenza di una pletora di segni riguardanti le caratteristiche delle urine, dal volume urinario, alla qualità dell’urina, alla frequenza della minzione, ecc… come aiuto per poter avere degli elementi clinici di partenza su cui impostare una corretta diagnosi differenziale.

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ALTERAZIONI QUANTITATIVE:

  • Anuria: viene definita come un volume urinario giornaliero inferiore a 100 ml die oppure come l’arresto totale dell’escrezione urinaria.
  • Oliguria: viene definita come un volume urinario giornaliero inferiore ai 400 ml die, generalmente dovuta a cause differenti classificabili in base alla sede anatomica del problema; si può parlare di forme prerenali (da ipotensione arteriosa severa, shock ipovolemico, shock cardiogeno primario/secondario, shock batteriemico, deplezione idrosalina, ipercalcemia grave, farmaci da vasocostrizione severa), forme renali (necrosi corticale acuta, necrosi tubulare acuta ischemica / tossica / da ipersensibilità, glomerulonefrite acuta, necrosi papillare o insufficienza renale cronica terminale) e forme postrenali (da uropatia ostruttiva/nefrolitiasi, neoplasie degli organi pelvici, irradiazioni, edema e fibrosi).
  • Poliuria: viene definita come un volume urinario giornaliero superiore ai 2000 ml die, che si presenta in una serie di situazioni estremamente eterogenee; si va dall’incapacità del rene di conservare l’acqua ad un esagerato apporto idrico, ecc… oppure in base alla sede anatomica del danno. Si sono farmaci a carico del tubulo contorto prossimale che possono dare diuresi osmotica (mannitolo, glucosio, urea), esistono diuretici ad azione prossimale (acqua, soluzioni ipotoniche, acetazolamide), la presenza di diabete insipido nefrogenico e/o l’ipercalcemia (alterazione sistemi trasporto prossimale). Ci possono essere alterazioni nel sistema di concentrazione controcorrente come alterazione nella struttura (pielonefrite, uropatia ostruttiva, m. cistica), alterazione del Na-trasporter (diuretici dell’ansa), perdita dell’iperosmolarità (dieta ipoproteica) e/o alterazioni a carico del dotto collettore come nel caso di assenza di ADH (diabete insipido, eccesso acqua, eccesso alcol), refrattarietà dell’ADH (forme idiopatiche, ipokaliemiche, ipercalcemiche).
  • Nicturia: in condizioni normali durante il giorno vengono eliminate quantità di urina nettamente maggiori rispetto alla notte; in diverse condizioni patologiche questo ritmo del flusso urinario può essere alterato, così che il volume delle urine notturno eguagli/superi quello diurno. Da edemi diffusi/anasarca (dovuto a scompenso cardiaco, cirrosi epatica, problematiche renali), insufficienza renale cronica dovuto ad una diuresi osmotica costante, diabete mellito scompensatodiabete insipido oppure ostruzione meccanica che si associa spesso a pollachiuria (come nel caso di un adenoma prostatico, neoplasie vescicali, ecc…).
  • Pollacchiuria: viene definita come un aumento della frequenza minzionale (al di sopra dei 5-6 episodi giornalieri), secondario a diversi fattori fisiopatologici/psicologici come la pollacchiuria nervosa, che insorge spesso in pazienti ansiosi sottoposti a stimoli emozionali. Tipicamente è dovuta a endocrinopatie quali il diabete insipido (centrale/nefrogenico), il diabete mellito, la glomerulonefrite cronica, la pielonefrite cronica, l’ipertiroidismo, l’iperparatiroidismo, e diuretici, oppure da patologie irritative come in caso di cistite, prostatite, calcolosi urinaria, neoplasie vescicali/ureterali, pielite, gravidanza, vaginite, salpingite, diverticolite, appendicite, emorroidi, ecc…, oppure da patologie ostruttive sia di tipo meccanico per ostruzione al collo vescicale da ipertrofia prostatica benigna, prostatiti, stenosi uretrali, calcoli che di tipo neurogeno da poliomielite, tabe dorsale, sclerosi multipla, neuropatia diabetica, farmaci parasimpaticolitici.

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ALTRE ALTERAZIONI CLINICHE:

  • Stranguria: viene definito come tale il dolore che accompagna o segue la minzione (da uretriti, stenosi uretrali, calcolosi vescicale, cistite, malattia prostatica, ecc…); la sensazione dolorosa può essere avvertita al glande (nelle donne in corrispondenza del meato) o all’ipogastrio, a volte anche irradiato in regione perineale/anale. In caso di reflusso vescico-ureterale il dolore può irradiarsi verso le logge renali. Se si correla alla temporalità del flusso urinario, il dolore può essere iniziale (più tipicamente da adenoma prostatico o uretrite posteriore), finale (tipicamente da cistiti, neoplasie vescicali) oppure continuo (piuttosto aspecifico, da approfondire con le opportune diagnosi).
  • Disuria: è definita come difficoltà della minzione con svuotamento vescicale; il paziente può lamentare una disuria iniziale (con difficoltà ad iniziare la minzione) o una disuria terminale (emissione di qualche goccia d’urina dopo l’apparente svuotamento completo). Spesso la condizione clinica si instaura così lentamente da essere per lungo tempo sottovalutata dal paziente. Il meccanismo fisiopatologico spesso è dovuto ad un difetto di canalizzazione dell’uretra, e/o da un difetto della contrattilità della muscolatura vescicale (detrusore) e/o dalla mancata apertura del collo vescicale. Tipicamente da traumi (sia uretrali che vescicali), malformazioni congenite/acquisite (come nel caso di fimosi, stenosi del meato e dell’uretra, diverticolite vescicale, prolasso uterino/vescicale), infiammazioni (uretrite, trigonite, prostatite, cistite, ileite regionale, colite ulcerosa), calcolosi (sia ureterale che vescicale), neoplasie (dall’ipertrofia prostatica al carcinoma prostatico, neoplasie vescicali, polipi del meato, fibroma uterino/vescicale, cisti ovariche, neoplasie intestinali, ecc…), patologie neurologiche (per poliomielite, neuropatia diabetica, neoplasie del midollo spinale, il tabe dorsale, la sclerosi multipla o aterosclerosi).

ALTERAZIONI NEL CONTROLLO URINARIO:

  • Incontinenza urinaria: si definisce come perdita della normale capacità di posporre l’atto minzionale a proprio piacimento, espletandolo in condizioni igienico-sanitarie più opportune; tipicamente é legato ad uno squilibrio fra il tono del muscolo detrusore ed il tono dello sfintere uretrale esterno. Si parla di incontinenza vera quando si ha un’insufficienza dello sfintere (che può essere leso o paralizzato) e l’urina defluisce continuamente dopo il suo ingresso in vescica, oppure di incontinenza falsa quando si ha un’insufficienza del muscolo detrusore (che può essere sovradisteso o paralizzato) e l’urina trabocca nella vescica per poi traboccare dall’uretra. Tipicamente da patologie congenite (dell’uretra o della vescica), patologie vescicali (come nel caso di cistocele, cistiti, calcolosi vescicale, sclerosi cervicale), fistole (sia vescico-vaginali che uretro-vaginali), patologie neurologiche come da traumi midollari, arteriosclerosi cerebrale/demenza senile, sclerosi multipla, neuropatia diabetica, neurolue, siringomielia, encefaliti, neoplasie midollari o del lobo frontale, ecc…, farmaci quali atropina, tranquillanti, anestetici o la chirurgia (dopo prostatectomia o chirurgia sul collo vescicale).
  • Enuresi: è definita come la mancanza di controllo della minzione (soprattutto notturno) nei bambini inferiori a 3 anni; solitamente il controllo della minzione avviene entro i primi due anni d’età e viene pertanto distinta dall’incontinenza urinaria. L’enuresi essenziale non ha un reale significato patologico, dato che entro 5-10 anni d’età cessa; più raramente la guarigione avviene durante la pubertà. Diventa patologico e particolarmente accentuato in caso di fimosibalanitistenosi uretralivulvitiparassitosi intestinalispina bifida occulta o insufficiente controllo corticale sulla minzione, condizioni che vanno controllate qualora il bambino non mostri un sufficiente controllo notturno della minzione.
  • Ritenzione urinaria (iscuria): è definita come un graduale accumulo di urina nella vescica, con incapacità ad eliminarla; spesso da stenosi uretrale, ipetrofia prostatica benigna, sclerosi del collo vescicole o altre cause (tipicamente infezioni). Appare estremamente frequente nella popolazione anziana e può essere causa di disordini neurologici con agitazione fino al delirium.
  • Iscuria paradossa: viene definita tale l’emissione spontanea dell’urina a gocce (con impossibilità di minzione volontaria), proveniente da una vescica iperdistesa che supera la tonicità degli sfinteri, senza però uno svuotamento vescicale.

ALTERAZIONI QUALITATIVE MACROSCOPICHE:

Viene definita ematuria la perdita di sangue visibile con le urine; si classifica in forme macroscopiche (se sono visibile ad occhio nudo, generalmente oltre 1 ml per litro di urina) e forme microscopiche (se tale segno è accertabile solo all’esame del sedimento urinario). In corso di ematuria macroscopica il colore delle urine varia a seconda della quantità di sangue presente (da rosa a rosso vivo), dalla permanenza nelle vie urinarie (generalmente assumono un colore brunastro se è di lunga permanenza, mentre sono più rosso vive se vengono eliminate rapidamente) e del pH urinario (per un pH acido il colore è marrone scuro, mentre per un pH alcalino il colore è piuttosto rosso vivo).

Un’eventuale ematuria dipende anche dall’associazione di farmaci (come la fenitoina, la rifampicina, la fenacetina, ecc…) e/o alimenti (soprattutto le barbabietole); tale condizione si pone in diagnostica differenziale con le urine iperpigmentate da sali biliari, porfirie o urati, ma anche per emoglobinuria (dal punto di vista clinico si ha una maggior limpidezza ed una tonalità piuttosto laccata), anche se la diagnosi di certezza si ottiene sono con l’analisi del sedimento urinario. Prima dello sviluppo delle moderne tecniche diagnostiche, per un primo studio sulla sede di sanguinamenti si utilizzava la prova dei tre bicchieri: si invita il paziente ad urinare senza interrompere il getto, in tre calici e si valuta l’aspetto dell’urina nei tre diversi contenitori. In caso di ematuria totale si ha un’ematuria riconoscibile con eguale intensità nei tre calici, probabilmente con un danno di tipo renale, mentre in caso di ematuria terminale l’ematuria appare più intensa nell’ultimo calice, probabilmente da danno vescicale e/o dall’uretra posteriore; in caso di ematuria iniziale, dove l’ematuria è più intensa nel primo calice, l’origine spesso è uretrale.

ALTERAZIONI QUALITATIVE MICROSCOPICHE:

  • Proteinuria: è definita come eliminazione di proteine attraverso il rene, per un processo fisiologico o patologico; può essere sia una proteinuria glomerulare (selettiva/non selettiva) che tubulare. Nella forma glomerulare si ha una maggiore permeabilità alle proteine; in questi casi la permeabilità alle piccole molecole non si modifica, mentre aumenta la permeabilità alle molecole più grosse (come l’albumina) aumentando pertanto il carico riassorbito, ma molte proteine a maggior peso molecolare compaiono nelle urine. Si parla di forme selettive se il peso molecolare di filtrazione è fra 60-100 kDa (come l’albumina e la transferrina), tipicamente da sindromi nefrosiche minime, oppure si parla di forme non selettive quando il peso molecolare di filtrazione è di qualsiasi dimensione (tipicamente dalle glomerulopatie in fase avanzata) con poca risposta alla terapia farmacologica. Nella forma tubulare si ha una filtrazione proteica normale, mentre il danno é situato a livello del tubulo contorto prossimale, con molecole di basso peso molecolare (generalmente filtrate dal glomerulo) che non vengono più riassorbite dal tubulo. Può essere dovuto a situazioni non patologiche (albuminuria ortostatica, stress emotivo, da sforzo, termogenica, infezioni febbrili, ecc…) o da condizioni patologiche (mieloma, sindrome nefrosica, pielonefrite, ecc…).
  • Piuria: viene definita come la presenza di pus visibile ad occhio nudo nelle urine (la leucocituria è la presenza di leucociti nelle urine visibile solo col microscopio). L’escrezione urinaria di leucociti è normale sotto ai 200.000 globuli bianchi/ora. Valori elevati sono indice di infezioni delle vie urinarie e quindi indicano la presenza di uretriteprostatitecistite o cistopielitepielonefrite, o tubercolosi renale o delle vie urinarie (con “piuria acida” e non alcalina).
  • Emoglobinuria: é definita come la presenza di emoglobina libera nelle urine; è espressione del consumo dell’aptoglobina a livello plasmatico (che solitamente capta l’eventuale Hb libera nel sangue). Può essere manifestata in maniera occasionale come per alcune anemie emolitiche durante una crisi emolitica rapida ed intensa (come per le talassemie, emoglobinopatie, sferocitosi, la PTT, fauvismo, forme autoimmuni, da ustioni/parassiti, ecc…), incidenti emolitici trasfusionali oppure nel caso di malaria (black-water fever). Può anche manifestarsi costantemente nelle sindromi emoglobinuriche come nel caso di emoglobinuria parossistica notturna (soprattutto la notte, a giorni variabili), emoglobinuria parossistica a frigore che può essere acuta (non luetica) o cronica (da lue acquisita terziaria o congenita), con emolisine difasica di Donald-Landsteiner oppure l’emoglobinuria da marcia dopo sforzi protratti in stazione eretta (da degradazione enzimatica di lipidi stremali con accelerazione dell’emolisi spontanea).
  • Mioglobinuria: è definita come la presenza di mioglobina nelle urine (sopra ai 15-20 mg/100 ml) e tipicamente è secondaria ad una rapida distruzione delle cellule muscolari. Può essere dovuta a forme di mioglobinuria parossistica idiopatica con crisi mioglobinuriche scatenate da esercizi fisici intensi, con dolori muscolari (raramente a paralisi); urine scure ma limpide. Sono positive con la tolidina (colore blu-verde a seconda della quantità di pigmento), falsi positivi con l’Hb (cmq color rosa); dal morbo di Haff: tipico nella regione baltica, post ingestione di pesci contenenti tossine miolitiche immesse dai fiumi; diffusione mini-epidemica; da crush-syndrome: sindrome da schiacciamento che provoca un danno renale da ipossia acuta (shock, ischemia renale) o da ostruzione tubulare prodotta da cilindri di mioglobina precipitati nel lume del nefrone o forme di glicogenosi tipo V: da deficit di fosforilasi muscolare; si ha mioglobinuria transitoria, astenia spiccata, crampi, mialgie post-sforzo.
  • Rabdomiolisi: sono una condizione patologica conseguente al rapido passaggio in circolo dei costituenti enzimatici, metabolici ed elettrolitici del muscolo striato, liberato dalla necrosi di tale tessuto (vedi il capitolo specifico, Capitolo 5.3). Gli enzimi CK possono aumentare molto (fino a 50.000-100.000 unità), anche se le MB-CK sono contenute all’1-2% (si pongono in diagnosi differenziale con l’infarto miocardico acuto). La rabdomiolisi comporta la presenza di mioglobinuria (condizionante urine color Coca-Cola), un danno tubulare ed una conseguente insufficienza renale acuta, associate a mialgie. Sulle cause specifiche si veda il capitolo appositamente dedicato (Capitolo 5.3); da esercizio fisico intenso (con crisi convulsive, e/o tetania), crush-syndrome o ustioniipertermia maligna/da neuroletticiischemia  intestinale (per vasocostrizione o embolie), dismetabolismi (ipokaliemia, chetoacidosi, diabete mellito), tossicosi (da eroina, cocaina, amfetamine, alcolismo), infezioni batterichefarmaci (statine associate a ciclosporina, eritromicina, fibrati, niacina, ecc…).
  • Porfirinuria: è definita come la presenza di profirine nelle urine, con un colorito bruno-scuro nelle urine; dovuto a forme di  porfiria congenita (eritropoietica): eccessiva deposizione di porfirine nei tessuti, con fotosensibilizzazione, eritrodonzia (fluorescenza rossa dei denti alla luce di Wood), con uroporfirina I e coproporfirina I nelle urine (color “rosso lavatura di carne”), oppure da forme di porfiria epatica da eccessiva produzione di porfirina nel fegato; forma acuta intermittente (crisi periodiche di coliche addominali, peggiorate con barbiturici, crisi nevrotiche/psicotiche, ecc…), forma cutanea tarda (lesioni cutanee con molta fotosensibilità, fegato cirrotico, steatonecrosi) e forme miste.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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