Roma, separate gemelle siamesi con midollo spinale ed ano in comune

MEDICINA ONLINE SORELLA SIAMESI BURUNDI CHIRURGIA SORELLE MASCHI FRATELLO FEMMINA FIGLI GEMELLI AMICI BAMBINI BIMBI GIOCO PASSEGGIATA BOSCO NATURA AMORE CAMMINARE GIOVENTU FAMIGLIA GENITORI.jpgUn complesso intervento chirurgico è stato eseguito all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma: protagoniste Francine e Adrienne, due gemelline siamesi provenienti dal Burundi e separate nell’ospedale della Capitale il 30 novembre scorso. Le piccole, che tra pochi giorni festeggeranno i 7 mesi di vita, erano posizionate schiena contro schiena, unite per la zona sacrale (gemelle pigopaghe, molto rare) e condividevano il midollo spinale e la parte terminale dell’intestino ano-retto compreso lo sfintere anale. L’intervento di separazione si è concluso con successo, fanno sapere oggi i sanitari. In camera operatoria per la maratona chirurgica si sono alternate 4 diverse equipe per un totale di circa 25 persone, coordinate da Pietro Bagolan, direttore del Dipartimento di Neonatologia medica e chirurgica. Le piccole, dopo un periodo in terapia intensiva per i controlli post-operatori, sono ora tornate nella loro cameretta in Neonatologia.

Le 12 ore di intervento

La preparazione all’intervento molto delicato, a cui hanno lavorato medici e specialisti di 5 diverse aree (Neonatologia, Chirurgia plastica, Neurochirurgia, Anestesiologia e Rianimazione, Diagnostica per immagini) è durata 3 mesi e ogni fase è stata studiata e pianificata con l’ausilio di stampe 3D, Tac e risonanze tridimensionali. L’intervento è durato 12 ore. Tutte le parti anatomiche in comune sono state separate e poi ricostruite dai vari team secondo programma e tempi prestabiliti: i neonatologi hanno iniziato separando ano, retto e sfintere, quindi è stato il momento dei neurochirurghi per la separazione e l’immediata ricostruzione del midollo spinale e del sacco durale. Successivamente, in due diverse sale operatorie, i chirurghi neonatologi hanno ricostruito l’area sacrale di ciascuna gemella. I chirurghi plastici hanno terminato la complessa procedura occupandosi del ripristino e della chiusura dei tessuti.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Differenza tra collo dell’utero e cervice

MEDICINA ONLINE VAGINA VULVA APPARATO GENITALE FEMMINILE SCHEMA ANATOMIA UTERO TUBE FALLOPPIO OVAIOQuesta domanda, che può apparire banale agli “addetti ai lavori”, è invece un dubbio piuttosto ricorrente tra i pazienti. Quindi qual è la differenza tra il “collo dell’utero” e la “cervice”? Non c’è alcuna differenza: sono sinonimi ed indicano entrambi la stessa parte del corpo, che corrisponde alla “cervice uterina” cioè la porzione inferiore dell’utero che è rivolta in basso verso la vagina, collegando quest’ultima con il corpo dell’utero.

Altro dubbio ricorrente è dove cade l’accento: si pronuncia “cervìce” o “cèrvice”? La pronuncia corretta è la prima, con l’accento sulla i.

E ricordate che in medicina nessuna domanda è mai banale, quindi in caso di dubbi non abbiate remore a chiedere al vostro medico il significato di un termine scientifico che non conoscete.

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Differenza tra liquido della rottura delle acque, urina e perdite

MEDICINA ONLINE PARTO GRAVIDANZA BAMBINO PREGNANCY NEW BORN HI RES PICTURE WALLPAPER PANCIONE PANCIA MOTHER MAMMA MADRE CESAREO NATURALELa rottura delle acque è uno dei vari sintomi che caratterizza il travaglio, cioè la prima fase del parto naturale che culmina con l’espulsione del neonato attraverso il canale del parto. Come fare, però, a distinguere il liquido della rottura delle acque, da altri liquidi come urina o altre perdite?

Provenienza

Il liquido della rottura delle acque proviene dall’utero e fuoriesce dall’apertura della vagina, mentre l’urina proviene dalla vescica e fuoriesce dall’uretra.

Quantità di liquido

La quantità di urina è generalmente minore, rispetto alla quantità di liquido che avviene nella rottura delle acque: in quest’ultimo caso infatti discende in vagina l’ingente quantità di liquido precedentemente contenuto nella borsa delle acque. E’ importante ricordare, però, che la quantità di liquido amniotico che fuoriesce dalla vagina è comunque variabile: se ad esempio il sacco si fora in un solo punto anziché rompersi completamente, la perdita risulta modesta e non costante; pur tuttavia, si ripete nell’arco della giornata ed in genere – al contrario dell’emissione di urina – è associata ai movimenti della mamma, cioè più la madre si muove e più elevate sono le possibilità che il fenomeno si ripresenti.

Caratteristiche del liquido

Il liquido della rottura delle acque è un liquido caldo, normalmente inodore ed incolore. Queste caratteristiche lo differenziano profondamente dall’urina e dalle comuni perdite vaginali, più viscose, non continue e talvolta frammiste a sangue. L’urina può a volte essere quasi incolore, ma ha generalmente un odore caratteristico ed è più liquida del liquido della rottura delle acque, che è invece più denso.

Contrazioni associate

L’emissione di urina e di altre perdite avvengono generalmente senza altri sintomi concomitanti, invece la rottura delle acque si presenta spesso associata alle contrazioni uterine caratteristiche del travaglio. Tali contrazioni sono generalmente riconoscibili per tre caratteristiche:

  • sono intense;
  • sono regolari nel tempo;
  • sono ingravescenti: inizialmente sono deboli e poco frequenti, successivamente si fanno sentire a distanza di minuti e poi secondi l’una dall’altra con una durata che può variare sino ad avvertirle ogni trenta secondi.

Le contrazioni uterine sono abbastanza caratteristiche e la futura mamma le riconosce facilmente, specie se ha già partorito altre volte. E’ però necessario ricordare che la rottura delle acque può verificarsi all’inizio del travaglio oppure senza che siano iniziate le contrazioni; nella maggioranza dei casi le acque si rompono durante il travaglio e qualora le contrazioni uterine non si presentino nelle successive 24 ore, vengono in genere stimolate medicalmente.

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Rottura delle acque: sintomi, colore, come riconoscerla, che fare?

MEDICINA ONLINE GRAVIDANZA INCINTA DIARREA FECI LIQUIDE FETO PARTO CESAREO DIETA FIBRA GRASSI ZUCCHERI PROTEINE GONFIORE ADDOMINALE MANGIARE CIBO PRANZO DIMAGRIRE PANCIA PESO INTESTINOLa rottura delle acque è uno dei vari sintomi che caratterizza il travaglio, cioè la prima fase del parto naturale che culmina con l’espulsione del neonato attraverso il canale del parto.

Quando inizia il travaglio? I sintomi che preannunciano l’inizio del travaglio

L’inizio del travaglio può avvenire improvvisamente o gradualmente ed è caratterizzato dalla comparsa di:

  • contrazioni uterine forti, regolari ed ingravescenti: sono inizialmente deboli, in seguito si fanno sentire a distanza di minuti e poi secondi l’una dall’altra con una durata che può variare sino ad avvertirle ogni trenta secondi. Le contrazioni uterine sono abbastanza caratteristiche e la futura mamma le riconosce facilmente, specie se ha già partorito altre volte;
  • modificazioni a carico della cervice (assottigliamento e dilatazione);
  • emissione del tappo cervicale caratterizzata dalla fuoriuscita di una sostanza bianca, densa, inodore e mucillaginosa, striata di sangue e talvolta seguita da una piccola perdita ematica;
  • rottura spontanea delle membrane (rottura delle acque) con emissione di un’ingente quantità di liquido caldo, normalmente inodore ed incolore.

Altri sintomi del fatto che il parto si sta rapidamente avvicinando, potrebbero essere:

  • perdite: alla fine della gravidanza si possono avere delle piccole perdite di liquido amniotico che sono trasparenti e inodori
  • respirazione facilitata: per tutta la gravidanza il peso del bambino e il volume dell’utero vi hanno causato una sensazione di pressione e costipazione a livello della respirazione, adesso invece il bambino è in posizione più inferiore e ciò regala un immediato sollievo ed una migliore facilità respiratoria;
  • sensazione di urinare: lo spostamento visto nel punto precedente, porta il bimbo a premere sulla vescica, e ciò può determinare uno stimolo impellente di urinare anche con la vescica è parzialmente vuota. In pratica “correte in bagno” per emettere una piccola quantità di urina.

Infine un altro sintomo che può annunciare l’imminente arrivo del travaglio è rappresentato dalla diarrea, sostenuta dal rilascio di ormoni endocrini e paracrini che preparano l’organismo della partoriente al lieto evento.

Tali sintomi si associano ad altri segni e sintomi che la futura mamma inizia a provare già diversi giorni prima del parto, come ad esempio:

  • abbassamento della pancia: ciò avviene perché il bambino, nelle ultime fasi di gravidanza, si trova generalmente a testa in giù e la pancia della donna che sta per partorire è chiaramente molto abbassata;
  • stanchezza o, al contrario, tanta energia: la stanchezza solitamente accompagna la donna per quasi tutta la gravidanza, ma alla fine si fa sentire ancora di più, soprattutto se abbiamo messo qualche chilo di troppo, ci impigriamo e anche fare una brevissima passeggiata ci stanca in maniera spropositata. In altre donne, invece, proprio gli ultimi giorni della gravidanza sono caratterizzati da un ritrovato vigore e maggiore energia, come non succedeva da mesi;
  • mal di schiena: le piccole contrazioni preparatorie possono contribuire a far venire il mal di schiena.

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Emissione del tappo cervicale

Durante la gravidanza, la cervice è occupata da un accumulo di materiale mucoso, che impedisce la risalita nell’utero di microrganismi patogeni, proteggendolo dalle aggressioni del mondo esterno. All’inizio del travaglio, quando la cervice inizia a dilatarsi in preparazione al parto, questo tappo scivola via e viene espulso. In tale occasione, la gestante avverte la fuoriuscita di una sostanza bianca, densa, inodore e mucillaginosa, striata di sangue e talvolta seguita da una piccola perdita ematica. Questo sintomo, quando viene percepito dalla donna, di per sé dice solamente che il travaglio è ormai prossimo, ma – se isolato dagli altri sintomi del travaglio – non fornisce alcuna indicazione sull’esatta distanza dal parto. L’evento può infatti insorgere anche qualche settimana prima dell’inizio del travaglio.

Rottura delle acque

Arriviamo ora all’argomento “principe” di questo articolo: la rottura delle acque. Cominciamo col dire che la “borsa delle acque” è una specie di sacco che contiene il feto ed il liquido amniotico in cui è immerso. Nella sua classica presentazione, alla rottura delle acque consegue la discesa in vagina di un’ingente quantità del contenuto della borsa delle acque, caratterizzato principalmente da liquido caldo, normalmente inodore ed incolore. Queste caratteristiche aiutano a differenziarlo dall’urina e dalle comuni perdite vaginali, più viscose, non continue e talvolta frammiste a sangue. La quantità di liquido amniotico che fuoriesce dalla vagina è comunque variabile; se ad esempio il sacco si fora in un solo punto anziché rompersi completamente, la perdita risulta modesta e non costante; pur tuttavia, si ripete nell’arco della giornata ed è in genere associata ai movimenti della mamma, cioè più la madre si muove e più elevate sono le possibilità che il fenomeno si ripresenti. Le membrane possono rompersi all’inizio del travaglio oppure senza che siano iniziate le contrazioni; nella maggioranza dei casi le acque si rompono durante il travaglio e qualora le contrazioni uterine non si presentino nelle successive 24 ore, vengono in genere stimolate medicalmente.

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Rottura delle acque: cosa deve fare la futura mamma?

Il nostro primo consiglio per la futura mamma è quello di cercare di restare tranquille e lucide, anche se ciò è più facile a dirsi che a farsi. Per tranquillizzarci ricordiamo che è un fenomeno assolutamente normale e che preannuncia uno dei momenti della nostra vita, seppur faticoso, più belli in assoluto. Il secondo consiglio è quello di cercare di assorbire il liquido con l’aiuto di un assorbente o alcuni fazzoletti e farsi trasportare subito in ospedale. Cercate di respirare in modo profondo ed evitate movimenti bruschi. Il travaglio sta per cominciare ma non è detto che sia doloroso e lunghissimo, come qualcuno pensa. Può durare poche o molte ore, essere più o meno doloroso, tutto dipende dal grado di dilatazione della cervice per il passaggio del piccolo.

Rottura delle acque: cosa deve fare il futuro papà?

In caso di rottura delle acque, il ruolo del futuro papà è ovviamente secondario, ma non meno importante affinché tutto vada per il verso giusto. E’ necessario che il partner si mantenga calmo e lucido come ed ancor di più della donna, dal momento che quasi sempre è lui che dovrà guidare per condurre la partoriente fino all’ospedale, velocemente ma in modo razionale, evitando manovre azzardate e pericolose. Durante il tragitto rassicurate la donna, ricordatele che sta per arrivare uno dei momenti più belli della vostra vita e rammendatele gli esercizi di respirazione che ha provato tante volte durante il corso pre-parto. Arrivati all’ospedale, aiutatela a scendere dall’auto e… auguri ai futuri neo-genitori!

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Travaglio: significato, sintomi e come capire se il parto è vicino

MEDICINA ONLINE GRAVIDANZA INCINTA DIARREA FECI LIQUIDE FETO PARTO CESAREO DIETA FIBRA GRASSI ZUCCHERI PROTEINE GONFIORE ADDOMINALE MANGIARE CIBO PRANZO DIMAGRIRE PANCIA PESO INTESTINOCome si riconosce il momento in cui si deve andare in ospedale per avere il bambino? Quali sono i sintomi del travaglio? Cominciamo col ricordare che il parto eutocico (cioè quello naturale) può essere suddiviso in 4 fasi:

  1. fase prodromica;
  2. fase dilatante;
  3. fase espulsiva;
  4. secondamento.

Subito dopo l’espulsione degli annessi fetali, che avviene nel secondamento, inizia la fase del “post-partum” che però non appartiene alle fasi del parto ed è invece la prima fase del puerperio. Le prime due fasi (prodromica + dilatante) insieme costituiscono il “travaglio“, cioè quella fase del parto che porta all’espulsione del neonato attraverso il canale del parto.

Quando inizia il travaglio? I sintomi che preannunciano l’inizio del travaglio

L’inizio del travaglio può avvenire improvvisamente o gradualmente ed è caratterizzato dalla comparsa di:

  • contrazioni uterine forti, regolari ed ingravescenti: sono inizialmente deboli, in seguito si fanno sentire a distanza di minuti e poi secondi l’una dall’altra con una durata che può variare sino ad avvertirle ogni trenta secondi. Le contrazioni uterine sono abbastanza caratteristiche e la futura mamma le riconosce facilmente, specie se ha già partorito altre volte;
  • modificazioni a carico della cervice (assottigliamento e dilatazione);
  • emissione del tappo cervicale caratterizzata dalla fuoriuscita di una sostanza bianca, densa, inodore e mucillaginosa, striata di sangue e talvolta seguita da una piccola perdita ematica;
  • rottura spontanea delle membrane (rottura delle acque) con emissione di un’ingente quantità di liquido caldo, normalmente inodore ed incolore.

Altri sintomi del fatto che il parto si sta rapidamente avvicinando, potrebbero essere:

  • perdite: alla fine della gravidanza si possono avere delle piccole perdite di liquido amniotico che sono trasparenti e inodori
  • respirazione facilitata: per tutta la gravidanza il peso del bambino e il volume dell’utero vi hanno causato una sensazione di pressione e costipazione a livello della respirazione, adesso invece il bambino è in posizione più inferiore e ciò regala un immediato sollievo ed una migliore facilità respiratoria;
  • sensazione di urinare: lo spostamento visto nel punto precedente, porta il bimbo a premere sulla vescica, e ciò può determinare uno stimolo impellente di urinare anche con la vescica è parzialmente vuota. In pratica “correte in bagno” per emettere una piccola quantità di urina.

Infine un altro sintomo che può annunciare l’imminente arrivo del travaglio è rappresentato dalla diarrea, sostenuta dal rilascio di ormoni endocrini e paracrini che preparano l’organismo della partoriente al lieto evento.

Tali sintomi si associano ad altri segni e sintomi che la futura mamma inizia a provare già diversi giorni prima del parto, come ad esempio:

  • abbassamento della pancia: ciò avviene perché il bambino, nelle ultime fasi di gravidanza, si trova generalmente a testa in giù e la pancia della donna che sta per partorire è chiaramente molto abbassata;
  • stanchezza o, al contrario, tanta energia: la stanchezza solitamente accompagna la donna per quasi tutta la gravidanza, ma alla fine si fa sentire ancora di più, soprattutto se abbiamo messo qualche chilo di troppo, ci impigriamo e anche fare una brevissima passeggiata ci stanca in maniera spropositata. In altre donne, invece, proprio gli ultimi giorni della gravidanza sono caratterizzati da un ritrovato vigore e maggiore energia, come non succedeva da mesi;
  • mal di schiena: le piccole contrazioni preparatorie possono contribuire a far venire il mal di schiena.

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Emissione del tappo cervicale

Durante la gravidanza, la cervice è occupata da un accumulo di materiale mucoso, che impedisce la risalita nell’utero di microrganismi patogeni, proteggendolo dalle aggressioni del mondo esterno. All’inizio del travaglio, quando la cervice inizia a dilatarsi in preparazione al parto, questo tappo scivola via e viene espulso. In tale occasione, la gestante avverte la fuoriuscita di una sostanza bianca, densa, inodore e mucillaginosa, striata di sangue e talvolta seguita da una piccola perdita ematica. Questo sintomo, quando viene percepito dalla donna, di per sé dice solamente che il travaglio è ormai prossimo, ma – se isolato dagli altri sintomi del travaglio – non fornisce alcuna indicazione sull’esatta distanza dal parto. L’evento può infatti insorgere anche qualche settimana prima dell’inizio del travaglio.

Rottura delle acque

La “borsa delle acque” è il “sacco” che contiene il feto ed il liquido amniotico in cui è immerso. Nella sua classica presentazione, alla rottura delle acque consegue la discesa in vagina di un’ingente quantità di liquido caldo, normalmente inodore ed incolore. Queste caratteristiche aiutano a differenziarlo dall’urina e dalle comuni perdite vaginali, più viscose, non continue e talvolta frammiste a sangue. La quantità di liquido amniotico che fuoriesce dalla vagina è comunque variabile; se ad esempio il sacco si fora in un solo punto anziché rompersi completamente, la perdita risulta modesta e non costante; pur tuttavia, si ripete nell’arco della giornata ed è in genere associata ai movimenti della mamma. Le membrane possono rompersi all’inizio del travaglio oppure senza che siano iniziate le contrazioni; nella maggioranza dei casi le acque si rompono durante il travaglio e qualora le contrazioni uterine non si presentino nelle successive 24 ore, vengono in genere stimolate medicalmente. Quando ciò avviene, è consigliabile restare sempre tranquille e lucide, cercare di assorbire il liquido con l’aiuto di un assorbente e farsi trasportare subito in ospedale. Il travaglio sta per cominciare ma non è detto che sia doloroso e lunghissimo, come qualcuno pensa. Può durare poche o molte ore, essere più o meno doloroso, tutto dipende dal grado di dilatazione della cervice per il passaggio del piccolo.

Contrazioni uterine

Nell’ultimo periodo di gravidanza le contrazioni uterine rappresentano una compagnia piuttosto fedele. Le false doglie, o più tecnicamente contrazioni di Braxton-Hicks, tendono ad aumentare di intensità e frequenza. A differenza di queste contrazioni, tipiche delle settimane precedenti, le vere e proprie contrazioni preparatorie al parto si caratterizzano per un ritmo stabile e continuativo, e non scompaiono camminando, sdraiandosi o cambiando posizione. Al contrario, si fanno sempre più frequenti e dolorose, tanto che al loro sopraggiungere la donna ha bisogno di fermarsi e appoggiarsi a qualcuno o a qualcosa. Durante questo evento, la gestante avverte una compressione interna della pancia, che nelle contrazioni vere è spesso associata ad una sensazione dolorosa alla parte superiore dell’addome o ai lombi (all’altezza dei reni) e ai fianchi. Talvolta accompagnate alla perdita di liquido amniotico, in un primo momento le vere contrazioni uterine si susseguono ogni 15-30 minuti, con durata che può andare dai 15 ai 20 secondi. Una volta cominciato il travaglio, le contrazioni si fanno sempre più ravvicinate, più intense e più lunghe, presentandosi 3-5 volte ogni 10 minuti, per una durata di 40-60 secondi ciascuna. Considerata l’importanza dell’intensità e della frequenza di questo sintomo, in genere le gravide ricevono dagli operatori sanitari precise istruzioni di annotare frequenza e durata delle contrazioni. Il dato importante, comunque, non è tanto la distanza tra una contrazione e la successiva, ma la regolarità con cui si susseguono.

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Diagnosi certa di travaglio in atto

Generalmente, i soli sintomi soggettivi fin qui descritti non sono sufficienti per porre diagnosi di travaglio. Affinché il personale sanitario confermi che il momento tanto atteso e programmato è ormai alle porte, si rende necessaria l’esecuzione di un esame per via vaginale. Se con il passare del tempo la cervice uterina si dilata e si assottiglia il travaglio è ormai iniziato: fase attiva o dilatante, detta anche I stadio).

Fase prodromica

La fase prodromica è la prima delle due fasi che compongono il travaglio, ed è caratterizzata dalla presenza di contrazioni dell’utero a carattere inizialmente irregolare ma con una certa tendenza alla regolarizzazione con il passare delle ore. Queste contrazioni sono diverse dalle contrazioni valide che identificano l’inizio del travaglio, e sono definite “contrazioni di Braxton Hicks”. La frequenza e la durata di tali contrazioni varia a livello individuale. La donna avverte dolore a livello della zona sovrapubica. Inoltre può verificarsi l’espulsione del cosiddetto “tappo mucoso”, assieme a piccole striature di sangue dovute alle iniziali modificazioni della cervice uterina. La durata di questa fase è molto variabile (anche in base a quando si stabilisce l’inizio); in genere dura circa 5-6 ore nelle nullipare (donne che partoriscono per la prima volta), mentre dura meno nelle pluripare (donne che hanno già partorito altre volte).

Fase dilatante

La fase dilatante è la seconda ed ultima delle due fasi che compongono il travaglio. In tale fase le contrazioni uterine:

  • diventano regolari (una ogni circa 3-4 minuti):
  • aumentano in durata (30-40 secondi ogni contrazione);
  • aumentano in intensità.

Durante una contrazione i muscoli lunghi dell’utero si contraggono, dall’alto verso il basso, fino alla fine. Quando la contrazione finisce, i muscoli si rilassano e diventano più corti di quanto erano all’inizio della contrazione stessa. Ciò alza la cervice al livello della testa del bambino. Ogni contrazione dilata la cervice fino alla sua completa dilatazione, che spesso può raggiungere 10 e più centimetri di diametro. Questa fase termina con il raggiungimento della dilatazione completa della cervice uterina, quando spesso avviene la rottura spontanea delle membrane amniotiche (“rottura delle acque”). Tuttavia quest’ultima può presentarsi spontaneamente anche prima della dilatazione completa (rottura intempestiva delle membrane) e addirittura anche prima dell’inizio del travaglio di parto (rottura prematura delle membrane o PROM). Si parla di PROM pretermine (pPROM), se avviene prima della 37ª settimana completa di età gestazionale. La rottura delle membrane può inoltre essere indotta artificialmente tramite intervento chirurgico di amniotomia. Il dolore interessa maggiormente la zona lombosacrale. Questa fase precede l’espulsione vera e propria del neonato e generalmente dura circa 4-5 ore nelle nullipare e 2 ore nelle pluripare, con ampie variabilità individuali.

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Differenza tra culla termica ed incubatrice neonatale

MEDICINA ONLINE CULLA TERMICA PARTO PREMATURO PRETERMINA NEONATO BAMBINO INCUBATRICE VENTILATORE SONDINO BAMBINO BIMBO GRAVIDANZA MATERNITA INCINTA Premature_infant_with_ventilator.jpg

Sulla sinistra una incubatrice, sulla destra una culla termica

Con “incubatrice neonatale” si intende un dispositivo medico chiuso, in uso fin dai primi anni del ‘900, che riproduce condizioni simili a quelle della vita intrauterina. Tale dispositivo è destinato ad ospitare neonati prematuri, sottopeso od in precarie condizioni si salute generale, assicurando loro il giusto grado di ossigenazione, temperatura, umidità, nutrimento, fino a quando non siano in grado di sopravvivere autonomamente nelle normali condizioni ambientali. L’incubatrice è quindi un utilissimo strumento, capace di elevare – anche di molto – le possibilità di sopravvivenza di bimbi che, in mancanza di essa potrebbero essere destinati a più gravi patologie e danni neurologici, se non – in alcuni casi – addirittura alla morte.

La “culla termica” è invece un lettino con contenitore trasparente apribile che permette al neonato sano di mantenere una temperatura corporea ideale, evitando ambienti freddi e sbalzi di temperatura eccessivi. Praticamente tutti i bambini, appena nati, anche se sani, vengono messi per un certo periodo nella culla termica, di solito alcune ore. Solo nel caso in cui le condizioni del nato sano peggiorino (ad esempio elevato caso di peso), può accadere che venga spostato dalla culla termica nell’incubatrice neonatale. I neonati pretermine che si sono stabilizzati, viceversa, possono essere spostati dall’incubatrice alla culla termica, dove comunque continuano ad essere monitorati.

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Incubatrice neonatale: funzionamento, prezzo, per quali neonati si usa?

MEDICINA ONLINE PARTO PREMATURO PRETERMINA NEONATO BAMBINO INCUBATRICE VENTILATORE SONDINO BAMBINO BIMBO GRAVIDANZA MATERNITA INCINTA Premature_infant_with_ventilator.jpgCon “incubatrice neonatale” si intende un dispositivo medico chiuso, in uso fin dai primi anni del ‘900, che riproduce condizioni simili a quelle della vita intrauterina. Tale dispositivo è destinato ad ospitare neonati prematuri, sottopeso od in precarie condizioni si salute generale, assicurando loro il giusto grado di ossigenazione, temperatura, umidità, nutrimento, fino a quando non siano in grado di sopravvivere autonomamente nelle normali condizioni ambientali. L’incubatrice è quindi un utilissimo strumento, capace di elevare – anche di molto – le possibilità di sopravvivenza di bimbi che, in mancanza di essa potrebbero essere destinati a più gravi patologie e danni neurologici, se non – in alcuni casi – addirittura alla morte. La mancanza di incubatrici in alcune regioni del Terzo Mondo, è una delle cause della elevata mortalità alla nascita di tali regioni.

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Caratteristiche dell’incubatrice

Una incubatrice neonatale moderna è costituita da un lettino per neonati circondato da una copertura realizzata in robusto policarbonato trasparente, sotto la quale viene mantenuta un’atmosfera arricchita di ossigeno e resa sterile grazie alla presenza di appositi microfiltri che trattengono le particelle dell’aria in entrata. La trasparenza della copertura permette di tenere in osservazione il bimbo in ogni momento. Su tre lati dell’abitacolo sono presenti due aperture rotonde attraverso cui un medico o un infermiere può introdurre le mani per prendersi cura del neonato, o attraverso cui i genitori possono interagire con lui, se le condizioni del piccolo lo consentono. La presenza di queste aperture evita gli sbalzi di temperatura che si verificherebbero se ogni volta venisse aperto il coperchio superiore dell’incubatrice e contribuiscono inoltre al mantenimento dell’atmosfera controllata e della sterilità. La struttura è provvista anche di un sistema di insonorizzazione che consente di limitare il rumore interno a meno di 60 dB onde evitare danni all’apparato acustico del neonato prodotti dai rumori delle ventole.
Il neonato è adagiato sul lettino costituito da un vassoio su cui poggia un materassino morbido. Il vassoio può essere inclinabile dalla parte della testa o dei piedi e può essere collocato su una bilancia, in modo da tenere sempre il peso sotto controllo, fattore estremamente importante per la sopravvivenza della maggioranza dei prematuri, che nascono con peso ridotto rispetto al normale (< 2,5 kg).
I parametri vitali del neonato (battito cardiaco, temperatura, attività respiratoria, peso, saturazione di ossigeno) e dell’atmosfera interna (temperatura, ossigenazione) vengono monitorati attraverso sistemi elettronici fisicamente connessi col neonato stesso. Nel caso di anomalie, entrano in funzione sistemi di allarme visivo o acustico che consentono all’operatore di intervenire tempestivamente per ristabilire le condizioni ottimali. Di solito l’incubatrice è collocata su un carrello che ne permette l’eventuale trasporto.

Quando serve l’incubatrice? Quali neonati sono destinati ad essa?

Generalmente necessitano dell’incubatrice i neonati che:

  • al momento della nascita sono sottopeso (meno di 2500 grammi);
  • al momento della nascita hanno un peso normale, ma successivamente perdono parecchio peso;
  • sono nati pretermine, cioè quando il parto avviene tra la 22ª e la 37ª settimana completa di gestazione;
  • hanno patologie che non permetterebbero loro di sopravvivere alla vita extrauterina.

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Per quanto tempo il neonato dovrà rimanere in incubatrice?

Il periodo di permanenza del bambino nell’incubatrice è estremamente variabile essendo collegato soprattutto alla gravità delle condizioni di salute del neonato. Il neonato dovrà rimanere in incubatrice finché:

  • il neonato non ha raggiunto il peso corretto, se nato o diventato sottopeso;
  • il neonato non ha raggiunto la maturità del sistema respiratorio e digerente.

In generale il bimbo dovrà rimanere nell’incubatrice finché non è in condizioni di salute tali da essere sufficienti per la sopravvivenza all’esterno di essa.

Cosa succede quando il bimbo viene tolto dall’incubatrice?

Quando il piccolo si è stabilizzato, viene generalmente sistemato in una culla termica dove viene comunque nutrito e monitorato ancora per alcuni giorni, al fine di un graduale adattamento all’ambiente esterno.

Perché è così importante l’incubatrice?

Per i neonati che rientrano nelle categorie appena elencate, l’incubatrice può – in alcuni casi – fare la differenza tra la vita e la morte. L’incubatrice, infatti, assicura loro tre fattori vitali:

  • una temperatura costante;
  • una corretta ossigenazione;
  • il nutrimento necessario per evitare ulteriori cali di peso.

Il mantenimento di una temperatura costante è uno dei fattori più importanti perché a causa della scarsa quantità di tessuto adiposo e dell’aumentata termodispersione, i neonati appartenenti a queste categorie non sono in grado di sopravvivere se non tenuti in un ambiente termico controllato. Secondo fattore importante è l’umidità, che deve essere portata a valori tali (in genere all’80-90%) da limitare la disidratazione del bambino.
L’ossigenazione è un altro fattore ovvimanete essenziale per la sopravvivenza dei prematuri. Il loro apparato respiratorio può non essere sufficientemente maturo da permettere una respirazione autonoma e necessita pertanto dell’introduzione in trachea di una cannula che permette di aerare continuamente le vie respiratorie.
Il nutrimento è somministrato direttamente in vena nei casi in cui l’apparato digerente del neonato non è ancora perfettamente maturo. Nel caso in cui il bambino abbia l’apparato digerente già in grado di funzionare, ma non sia ancora in grado di deglutire o di succhiare, viene introdotto invece un piccolo sondino naso-gastrico attraverso il quale si può somministrare anche latte materno in modo da abituarlo alla normale alimentazione.

L’incubatrice neonatale è pericolosa o dolorosa per il bambino?

I genitori possono stare assolutamente tranquilli: le incubatrici moderne sono del tutto sicure ed il loro uso è indolore per il piccolo.

Tipologie speciali di incubatrici

Per consentire agli operatori sanitari di monitorare al meglio i neonati prematuri, sono oggi progettate incubatrici destinate ai reparti di terapia intensiva, che consentono di compiere la maggior parte degli esami (analisi del sangue, ecografie, esami per la vista e l’udito, possibili TAC e radiografie) senza dover necessariamente spostare il neonato. In caso si rendesse necessario uno spostamento a grande distanza, esistono incubatrici adatte per lo spostamento da un ospedale all’altro e in grado di essere alloggiate in ambulanze, navi o elicotteri. Oltre ad essere più resistenti agli urti e più leggere delle incubatrici fisse, per garantire il corretto funzionamento durante il trasporto, queste incubatrici sono dotate anche di batterie e caricabatterie.

Quanto costa un incubatrice per neonati?

Il prezzo di una incubatrice è estremamente variabile in base a marca, modello ed eventuali offerte: si parte dai modelli base di circa 5000 euro, fino ad arrivare ai modelli professionali, usati negli ospedali, il cui valore può superare i 40 mila euro.

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Parto prematuro: cause, fattori di rischio, prevenzione e psicologia dei genitori

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Una bimba prematura di 26 settimane dal peso di 990 grammi

Si definisce “parto pretermine” o “prematuro” un parto il cui travaglio ha luogo tra la 22ª e la 37ª settimana completa di gestazione: in questo caso il neonato è detto “pretermine” o prematuro” e le sue possibilità di sopravvivenza si riducono tanto più precoce è stato il parto. Oltre ad un ridotta possibilità di sopravvivenza, il bimbo prematuro ha più elevato rischio di sviluppare una serie di patologie e condizioni, tanto più superiore quanto più è stata precoce la data del parto.

Parti pretermine: quanto sono diffusi?

La frequenza di parti pretermine è dell’ordine del 4-10% di tutte le gravidanze. Il periodo tra la 24ª e la 32ª settimana comprende l’1-2% ma il 65% di tutte le morti. La mortalità perinatale è un indicatore dello stato socio-economico e assistenziale di una nazione.

Cause di parto prematuro

Il parto prematuro può verificarsi a causa di svariate patologie e condizioni, tra queste l’eziologia infiammatorio/infettiva è la probabilmente la più diffusa. Tali modificazioni avverrebbero soprattutto alla giunzione deciduo-coriale (metabolicamente molto attiva) che, producendo interleuchine, farebbe scatenare l’aumento delle prostaglandine locali con successiva contrazione prematura dell’utero. Inoltre, in risposta allo stress il feto produce cortisolo che, arrivando al liquido amniotico, incrementerebbe ulteriormente la produzione di interleuchine e prostaglandine, alimentando così un circolo vizioso. Le pazienti con parto pretermine presentano più spesso vaginosi batteriche e un’alta concentrazione nel liquido amniotico di interleuchine e prostaglandine. Tuttavia, solo raramente sono presenti segni di infezione sistemici (febbre, aumento della VES…). Altri fattori eziologici coinvolti sono l’impianto anomalo, una placentazione non corretta, una placenta piccola o con trombosi al suo interno oppure una pre-eclampsia). Un ruolo potrebbe averlo, inoltre, l’alterazione dell’orologio biologico che regola l’inizio della contrazione uterina.

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Cause e fattori di rischio

Di seguito un elento di cause e fattori di rischio che rendono più probabile un parto pretermine:

  • malformazioni dell’utero;
  • gravidanze gemellari;
  • grave sottopeso della madre durante la gravidanza;
  • incontinenza cervicale;
  • distacco di placenta;
  • eccesso di contrattilità uterina;
  • eccesso di liquido amniotico (polidramnios);
  • età della madre inferiore a 20 anni;
  • età della madre superiore ai 38 anni;
  • fibromi uterini;
  • fumo di sigaretta (anche passivo);
  • alcol;
  • uso di droghe;
  • gestosi;
  • infezioni vaginali asintomatiche;
  • iposviluppo del feto;
  • malattie infettive;
  • infezioni placentari asintomatiche;
  • stress intenso.

Diagnosi di rischio di parto prematuro

Diagnosi di rischio di un parto pretermine (criterio necessario): più di quattro contrazioni al minuto o più di otto in un’ora e almeno uno dei seguenti segni:

  • raccorciamento del collo maggiore dell’80% (se minore di 2,5 cm la minaccia è avanzata);
  • rottura delle membrane;
  • dilatazione maggiore di 2 cm;
  • dopo un’ora la clinica della donna è modificata;
  • presenza di fibronectina.

Diagnosi di rottura prematura delle membrane:

  • ecografia;
  • esame speculare;
  • pH vaginale (basico);
  • fibronectina vaginale.

Trattamento del neonato prematuro

Il trattamento del pretermine viene effettuato all’interno dei reparti di terapia intensiva neonatale dove il bimbo viene solitamente trasferito in una incubatrice neonatale, la quale riproduce condizioni simili a quelle della vita intrauterina, assicurando al neonato il giusto grado di ossigenazione, temperatura, umidità, nutrimento, fino a quando non sia in grado di sopravvivere autonomamente nelle normali condizioni ambientali.

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Risvolti psicologici per la madre di neonato prematuro

La nascita di un bimbo pretermine ha un forte impatto psicologico sulla coppia di genitori, specie per la madre, che può sentirsi responsabile – anche se inconsciamente – del parto prematuro. Sentimenti come shock, disperazione, rabbia, senso di frustrazione e di colpa richiedono spesso lunghi tempi di accettazione ed elaborazione. Per esempio in una ricerca pubblicata su JAMA Pediatrics si è riscontrato che nelle settimane immediatamente dopo la nascita dei loro bambini, il 40% delle madri e il 36% dei padri ha sperimentato sintomi clinicamente significativi di depressione. Questo comparato con solo il 6% delle madri e il 5% dei padri di bambini sani, nati a termine della gestazione. La maggior parte dei reparti di terapia intensiva neonatale dispongono di psicologi per aiutare i genitori a superare queste difficoltà, specie se il bambino prematuro non è sopravvissuto: in questi casi la cura consigliata ad i genitori è la psicoterapia.

Prevenzione del parto prematuro

  • riposo a letto;
  • evitare stress intensi;
  • dieta ed idratazione corretta;
  • stile di vita sano;
  • evitare fumo di sigaretta, alcol e droghe;
  • identificazione precoce dei pazienti a rischio;
  • terapia della vaginosi batterica (clindamicina o metronidazolo) e di altre infezioni;
  • cerchiaggio della cervice uterina;
  • tocolisi.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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