Com’è fatto un rene? [SCHEMA]

medicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-come-e-fatto-un-rene-schema-riabilitazione-nutrizionista-infrarossi-accompagno-commissioni-cavitazione-radiofrequenza-ecografia-pulsatCom’è fatto un rene? Con questo pratico schema stampabile le strutture principali macroscopiche e microscopiche vi appariranno subito chiare.

Per approfondire:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Differenza tra ansia ed attacchi di panico

MEDICINA ONLINE DONNA TRENTANNI SINGLE PAURA RAPPORTO SESSO SAD TRISTE PIANTO RAGAZZA FIDANZATA AMORE PRINCIPESSA TRISTEZZA DEPRESSIONE MENTE EMOZIONI SESSO SEX GIRL YOUNG CUTE CRYING VERY UNHAPPY WALLPAPEREsistono delle differenze tra ansia e attacchi di panico ed è utile comprenderne le caratteristiche per individuarle e combatterle. Uno studio sull’ansia afferma che questo disturbo dovrebbe essere maggiormente preso in esame dalla ricerca sulla salute mentale perché è più comune di quanto si pensi. Gli scienziati dell’Università di Cambridge hanno recentemente affermato che sono i giovani sotto i 35 anni, le donne e gli individui affetti da problemi di salute ad esserne particolarmente colpiti. Si stima che 4 persone su 100 soffrono di ansia.

L’ansia è la sensazione di essere nervosi, inquieti o a disagio. A volte è gestibile ma altre volte può diventare una condizione travolgente e difficile da controllare. L’ansia è presente costantemente, si può continuare a sentire nel profondo, nel subconscio della mente. Quando si vivono periodi di ansia c’è una senso di nervosismo, di sfiducia, di depressione, di mancanza di concentrazione e di malessere in qualunque contesto. Molto spesso i fenomeni legati all’ansia vengono però trascurati o non presi sul serio: questo può diventare l’aspetto più frustrante per coloro che ne soffrono.

Gli attacchi di panico, anche detti crisi d’ansia, si verificano quando il sistema nervoso si sente sotto attacco o in pericolo. Si tratta di episodi nei quali si sperimenta un’improvvisa e violenta paura o una fulminea escalation dell’ansia comunemente presente. Ci si può sentire come se si fosse sul punto di crollare, di svenire o di soffocare, avere un battito cardiaco accelerato o essere a corto di fiato. Si possono sentire spasmi, tremori, brividi, vertigini, dolori ai muscoli, nausea, vampate di calore, eccesso di sudorazione e si può provare paura di morire o di impazzire. Gli attacchi di panico possono durare pochi minuti o anche alcune ore.

Per controllare l’ansia è bene: respirare profondamente; annotare tutte le cose che sono fonti di preoccupazioni; cercare di mantenere la vita organizzata in modo da non farsi prendere dal panico; parlare con gli amici e i familiari; credere in se stessi; pensare positivo; sfuggire le situazioni di disagio; controllare lo stress; seguire un ritmo di sonno-veglia regolare; prediligere musica e film spensierati; contare fino a 10 nella propria testa per cercare di placare le emozioni; rivolgersi ad un medico se la condizione diventa troppo grave o fuori controllo.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Differenza tra matrimonio e coppia di fatto

MEDICINA ONLINE ANSIA DA MATRIMONIO MATRIMONIALE UOMO DONNA SINTOMI E NORMALE UN ANNO PRIMA SPOSI MARITO MOGLIE PAURA SPOSARSI CHE FAREIl matrimonio è definito nell’articolo 29 della Costituzione come l’atto con cui due persone, di sesso opposto, rendono pubblica la loro volontà di concretizzare una comunione spirituale e materiale di vita. Ed è “ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare”. Può essere celebrato in presenza dell’ufficiale di stato civile o in chiesa.

La convivenza di fatto invece va dichiarata semplicemente all’anagrafe ed è una forma fruibile da coppie eterosessuali o omosessuali, purché non vincolate da rapporti di parentela o adozione, da un altro matrimonio o unione civile.

Per approfondire leggi: Differenza tra matrimonio, convivenza ed unione civile

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Differenza tra hotel e motel

MEDICINA ONLINE Santorini ISLAND ISOLA GRECIA TRAGHETTI AEREO AEROPORTO CAPITALE CITTA PANORAMA VISTA TRAMONTO SAN VALENTINO AMORE SPIAGGIA GreeceChe differenza c’è tra hotel e motel? A prima vista sembrerebbe che non ve ne sia nessuna, a parte il cambio di una sola lettera nel nome. In entrambi i casi si ha a che fare con una struttura ricettiva, di quelle specializzate nel fornire un alloggio a tempo determinato a tutti coloro che ne fanno la domanda. Il soggiorno stesso può variare, avendo una durata breve oppure una di quelle medie. In entrambi i casi è la persona stessa a decidere per quanto tempo prenotare una stanza e la prenotazione non può essere ritirata o interrotta prima dello scadere del tempo di soggiorno.

Qualora si voglia interrompere il soggiorno in un hotel o in un motel, i soldi spesi per la prenotazione andranno comunque persi. La differenza che c’è tra hotel e motel riguarda principalmente la dimensione dell’impresa. Difatti, gli hotel, generalmente, sono delle aziende ricettive molto più grandi rispetto ai motel. Presentano dunque molti più spazi, hanno più camere a disposizione, forniscono al cliente una migliore struttura e offrono altri servizi.

Tra questi si possono citare le piscine, i servizi di animazione per i bambini, i ristoranti, bar e tanto altro ancora. Molti hotel, inoltre, ospitano anche delle enormi sale che possono essere utilizzate per varie conferenze tematiche. Un’altra differenza che c’è tra hotel e motel risiede nel fatto che gli hotel sono nati nell’Antica Grecia,per ospitare viandanti che si spostavano a lunghe distanze per unirsi a un gruppo di persone o assistere a un grande evento. Alcuni hotel possono essere davvero strani.

I motel, invece, sono nati abbastanza recentemente, come risposta a una sempre più crescente domanda di alloggio da parte dei camionisti. Costretti a percorrere ogni giorno delle enormi distanze, essi dovevano trovare un posto in cui riposarsi che non fossero degli hotel intracittadini. Così si svilupparono i motel (“MOtor-hoTEL”): degli spazi adibiti per l’alloggio su un solo piano. Nei motel le stanze possono essere raggiunte direttamente dal parcheggio. Gli hotel si trovano sempre nei centri abitati, mentre i motel lontano da questi, affacciandosi sulle strade extraurbane molto popolate, come l’americana route 66 . Non solo. Bisogna anche dire che la permanenza negli hotel va calcolata in giorni, mentre nei motel è possibile affittare una stanza anche per poche ore. Ecco spiegato che differenza c’è tra hotel e motel.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Cos’è una eclissi lunare? Come e quando si verifica?

MEDICINA ONLINE STARS MOON ECLIPSE TOTAL ECLISSE TOTALE DI LUNA LUCE STELLA CADENTE LUNA FACCIA VISIBILE LIGHT SIDE MOON APOLLO PIANETA LIGHT SPEED TERRA EARTH SPACE SPAZIO HI RESOLUTION WALLPAPER NASA IMAGE PICTURE PICS.jpgL’incredibile fenomeno astronomico dell’eclissi si verifica quando un qualsiasi corpo celeste, frapposto tra una fonte di luce e un altro corpo, proietta su quest’ultimo la sua ombra, oscurandone totalmente o parzialmente la visione.

Nel nostro universo i protagonisti dello spettacolo sono Terra, Sole e Luna: quando questi tre corpi si trovano allineati con precisione, a seconda della loro posizione reciproca, danno origine a oscuramenti solari o lunari. Non sono fenomeni ottici frequenti poiché l’orbita di rivoluzione lunare ha un’inclinazione diversa da quella terrestre, (circa 5° 9′), se combaciassero, ogni mese lunare assisteremmo all’oscuramento del Sole quando la Luna è in novilunio (Luna nuova) e a quello della Luna quando quest’ultima è in fase di Luna piena.

L’eclissi lunare – visibile da qualsiasi punto della Terra che abbia la Luna sopra l’orizzonte – si verifica infatti quando la Luna, sulla linea dei nodi di Terra e Sole, è anche in fase di plenilunio (Luna piena). In concomitanza di questi due eventi la Terra, interponendosi tra Luna e Sole, oscura tutta o parte della superficie lunare proiettandovi sopra il suo cono d’ombra.

MEDICINA ONLINE STARS MOON ECLIPSE TOTAL ECLISSE TOTALE DI LUNA LUCE STELLA CADENTE LUNA FACCIA VISIBILE LIGHT SIDE MOON APOLLO PIANETA LIGHT SPEED TERRA EARTH SPACE SPAZIO HI RESOLUTION WALLPAPER NASA IMAGE PICTURE PICS.jpg

A differenza dell’eclissi solare, (dove il cono d’ombra della Luna è relativamente modesto), in quella lunare l’ombra proiettata dalla Terra è maggiore della superficie della Luna e ciò comporta la presenza di uno spazio scuro definito “cono di penombra”. Quando la Luna si trova nel cono d’ombra della Terra, a seconda della quantità di superficie oscurata, siamo in presenza di eclissi totali o parziali; quando invece transita, parzialmente o totalmente, nel cono di penombra, ci troviamo di fronte alla cosiddetta eclissi penombrale.

Le eclissi lunari totali hanno magnitudo (grandezza) del 100% o anche maggiore, possono durare poco più di un ora e mezza e vengono osservate con più interesse poiché il riverbero dei raggi solari e il graduale passaggio dal cono d’ombra a quello di penombra, sono causa del curioso mutamento della colorazione della superficie lunare, che va dal rossastro (Luna di sangue) al verde petrolio.
In quelle parziali invece la Luna appare soltanto morsicata, perché essendo troppo lontana dell’eclittica non entra totalmente nella zona d’ombra della Terra .
Le eclissi penombrali non riservano lo stesso spettacolo: anche se la Luna transita completamente nel cono di penombra (eclissi penombrale totale) dalla Terra l’oscuramento è quasi impercettibile.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Coprire i capelli bianchi in gravidanza: ecco le tinte più sicure

MEDICINA ONLINE GRAVIDANZA ATTESA MATERNITA ESTATE SOLE CALDO MARE PISCINA ABBRONZATURA PELLE MAMMA FIGLIO INCINTA FETO BIMBO BAMBINO SOLE AMNIOTICO MALE DOLORE UMIDITA FASTIDIO GINECOLOGIAE’ del tutto ingiustificato temere che le tinture per capelli in gravidanza possano creare dei problemi. In particolare è infondata l’idea che sostanze potenzialmente nocive, che potrebbero essere presenti nei prodotti usati per la tintura, passando attraverso i vasi sanguigni presenti nel cuoio capelluto possano raggiungere il nascituro attraverso la placenta. Le sostanze impiegate in tali prodotti, infatti, sono preventivamente valutate e approvate dal Comitato scientifico europeo e il loro uso in gravidanza è ritenuto assolutamente sicuro.

Per precauzione, una sola volta al mese e con un breve tempo di posa

Va a ogni modo precisato che le applicazioni delle tinture per capelli in gravidanza devono essere poco frequenti (circa una volta al mese) e il contatto con la cute non deve superare la mezz’ora. In ogni caso, per evitare ogni possibile e più remoto rischio, è preferibile evitare i trattamenti più penetranti e aggressivi soprattutto nei primi tre mesi di gravidanza, la delicata fase in cui il feto va formandosi.
Alcune sostanze potenzialmente sensibilizzanti contenute nei prodotti per la colorazione dei capelli potrebbero, invece, indurre reazioni allergiche (arrossamenti, gonfiori e prurito ecc.) che, nei nove mesi, risultano favorite dalle variazioni ormonali che l’organismo della gestante subisce.

Verificare che non provochino reazioni allergiche

Prima di ricorrere alle tinture per capelli in gravidanza, sia a casa sia dal parrucchiere, è importante accertarsi dell’assenza di eventuali fenomeni allergici attraverso il “test di sensibilità cutanea”. Basta applicare una piccola dose di tintura sulla pelle, seguendo le istruzioni riportate nelle avvertenze dei prodotti, e verificare che cosa accade: se nell’arco di 48 ore compaiono nella zona rossori, pruriti o gonfiori, il prodotto non deve essere applicato.

Meglio trattamenti che non penetrano in profondità

Per sentirsi sicure nei nove mesi il consiglio degli esperti è sempre quello di preferire trattamenti che non penetrano in profondità. Si tratta di prodotti come le fialette ravvivanti, gli spray riflessanti o i mascara per capelli, le cui particelle coloranti sono legate a resine dall’azione fissativa e ad altri componenti che rimangono sulla superficie del capello senza entrare in contatto con la cute e la radice. Di solito, il loro effetto scompare dopo uno shampoo.

Le colorazioni da preferire

Le possibili colorazioni sono:
1. colorazioni a ossidazione leggera tono: si tratta di tinte leggermente ossidanti che coprono bene i capelli bianchi senza un cambiamento deciso della tonalità. La durata varia in base alla quantità di ossidante presente nel prodotto;
2. colorazioni a ossidazione classica: sono soluzioni o emulsioni in crema molto penetranti che fissano le sostanze coloranti nella parte più profonda del capello grazie all’azione dell’ammoniaca o di altre sostanze basiche (alcaline). Aprendo le squame del capello permettono ai principi attivi di entrare al suo interno. Si tratta di tinte permanenti perché modificano in modo definitivo il colore dei capelli.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Oggetto transizionale in bambini ed in età adulta: quali sono e loro significato

MEDICINA ONLINE OGGETTO TRANSIZIONALE COPERTA DI LINUS ADULTA BAMBINO ADULTI.jpgCom’è noto, buona parte del tempo del neonato è speso per dormire, infatti ad ogni poppata segue un periodo di sonno. Le cose cambiano man mano che il bambino cresce (e con lui il suo sistema nervoso). Il tempo di veglia aumenta progressivamente. Questo tempo varia da bambino a bambino e non è di nessuna utilità fare forzature. L’unica cosa utile è verificare l’eventuale insorgenza di qualche problema, spesso segnalata dal pianto. In questi casi l’adulto interviene fornendo al piccolo dei ninnoli con cui distrarsi, oppure cullandolo cantando una canzoncina. I ninnoli, ovvero gli oggetti (orsacchiotti, bambole, stoffe, etc) che vengono usati sono chiamati transizionali (termine coniato da Donald Woods Winnicott). Questi oggetti, che ricordano la mamma o la figura di attaccamento, rappresentano per il neonato un valore particolare perché per lui è la prima cosa che possiede. Questo oggetto, importante per lo sviluppo, rappresenta anche il primo contatto con la realtà.

Dormire significa separazione

Crescendo, il bambino dorme meno e mostra sempre maggiore interesse per il mondo che lo circonda. Questo interesse lo porta ad avere meno desiderio di dormire. Anche se ai genitori potrebbe non essere comodo, in realtà evidenzia che la crescita sta procedendo bene  e quindi se ne dovrebbero compiacere. Tuttavia alcuni conflitti divengono necessari. Andare a letto diviene sempre più difficile e sorgono i primi capricci. Quando gli  adulti impongono le ninne, il piccolo si sente allontanato dal mondo relazionale. L’andare a dormire si associa con una crescita di ansia: il bambino, costretto ad andare a letto potrebbe avvertire la paura della separazione, cioè la paura che il rapporto con il mondo possa cessare.  Dormendo tutto scompare e quindi anche l’oggetto del proprio amore. Il bambino crescendo non si addormenta da solo : il sonno deve essere indotto attraverso atti preparativi graduali che possono favorire il suo rilassamento. Ecco quindi che si raccontano storie, oppure si cantano ninne nanne, il tutto in un ambiente adatto. In tutto questo, il bambino comincia a crearsi un rituale, propedeutico al sonno e se questo non accade, lui non si sente rassicurato. Abbandonarsi al sonno – un momento in cui siamo inermi – nei bambini così come per l’adulto, implica un atto di fiducia verso il mondo e le persone che ci circondano. Per il bambino, nel rituale c’è sempre quello di affidarsi ai famosi oggetti citati sopra (transazionali) che essendo stati caricati affettivamente hanno il potere quasi magico di facilitare il sonno e la fiducia verso l’ambiente circostante (anche se non è la propria cameretta).

Leggi anche:

L’oggetto che compensa la perdita

L’oggetto che il bimbo stringe a se quando sta per addormentarsi, allontana la paura della separazione dal mondo relazionale. Quindi la distruttività di una separazione o di una perdita che si teme possa avvenire addormentandosi, viene compensata e risolta tramite l’oggetto che rimane stretto a se. Questi oggetti transizionali quindi, hanno un significato fondante per lo sviluppo psico affettivo e sociale del bambino, al punto che difficilmente ce se ne separa dal momento che diviene anche la prima esperienza di qualcosa che non è l’IO. Questo oggetto fa quindi da ponte tra oggetto (che ancora non viene percepito come esterno) e soggetto. In questa fase (parliamo di un bimbo tra i 6 mesi e i due anni) si esperisce una presenza esterna (la realtà) come sconosciuta o estranea  che però tangibilmente, giorno dopo giorno, si sente di riuscire ad afferrarne sempre maggiori dettagli. Di pari passo man mano che si comincia a percepire se stessi (l’io), si allenta la totale dipendenza dalla mamma.

L’oggetto transizionale è un ponte tra dentro e fuori

Winnicott, il quale faceva parte della società psicoanalitica britannica, parte ovviamente da Freud. Il punto cardine è la fantasia, con cui gli esseri umani cercano di compensare una realtà frustrante e alla perenne ricerca di una sintesi tra realtà interna ed esterna. Lavorando su queste due realtà , Winnicott sosteneva che l’uomo utilizza oggetti esterni (transazionali) rappresentandoli come ponte tra il dentro e il fuori. Nel dentro, quindi nel soggetto con la propria realtà psichica; nel fuori e quindi nell’oggetto esterno ovvero nella realtà esterna. La mamma deve quindi inserirsi in questa dinamica al fine di autonomizzare il piccolo cercando di inserire una distanza che gradualmente cresce permettendo una lenta ma inesorabile separazione associata ad un aumento della fiducia verso la realtà esterna. Fallire in questo delicatissimo processo, vorrebbe dire condannare il bambino ad una simbiosi da cui difficilmente potrà dar luogo ad una identità separata. L’oggetto transizionale diviene quindi il ponte che gli permette il processo di differenziazione e quindi indipendenza dalla madre. Grazie a questa declinazione si può aggiungere che la cultura e il gioco non sono illusioni ma momenti di crescita. L’orsacchiotto quindi non è un mero oggetto, ma caricato dell’affettività citata sopra diviene un possesso. Si possiede un qualcosa che non è me, che non sta dentro me e che, fungendo da ponte, lega il fuori con il dentro, il me e il non me. Quindi l’oggetto transizionale non è un oggetto interno, ma neanche un oggetto esterno: allora cos’è? E’ una transizione tra i due.

Gli oggetti transizionali negli adulti

L’oggetto transizionale può a volte venir preso come un oggetto feticistico e rimanere vivo nella vita sessuale adulta. Ci troviamo di fronte ad un oggetto che è stato troppo investito e non è stato quindi posto nel mondo dei ricordi ma viene utilizzato come un sistema per negare eventuali vissuti di perdita o di separazione o di entrambi. Alcuni esempi tipici usati dagli adulti li possiamo trovare ad esempio nella sigaretta, come sostituto del ciuccio, nel toccarsi i propri capelli quando questo gesto lo faceva la nostra mamma per rassicurarci e farci addormentare, oppure nel bere la birra dalla bottiglia, ottima riproduzione del biberon. Questi solo quelli classici ma basta vedere il comportamento degli altri e focalizzarsi su quelli ripetitivi (toccarsi il lobo, il naso, il nodo della cravatta, la testa, etc) per rendersene conto. Oggi, grazie alla nostra modernissima era tecnologica, i bambini che una volta giocavano nel cortile, si relegano in cameretta e passano il loro tempo tra pc, video gioco e ipod anche perché i genitori si sono allontanati da loro. Il cellulare diviene la nuova “coperta di linus” che permette di relazionarsi con amici lontani (e non quelli del vecchio cortile che ahimè non esiste più) ma anche per evitare il controllo dei genitori e degli adulti in genere. La “coperta di linus” può infine anche essere legata alla dipendenza affettiva. Stare con una persona anche se non amata né desiderata, può essere una valida variante. Quella persona diviene un oggetto transizionale e non un partner.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Social Eating: cos’è e come funziona il nuovo fenomeno del web?

MEDICINA ONLINE SOCIAL EATING GNAMMO FENOMENO WEB MANGIARE PRANZO CIBO CENA INSIEME AMICI RISTORANTE.jpgIn un’epoca in cui il web e i social networks stanno completamente trasformando la società, anche il cibo e la convivialità a tavola non restano esclusi dall’influenza del 2.0. E se ancora non l’avete sentita nominare, tenete bene a mente la parola Social Eating, perché è destinata ad avere un ruolo sempre più preponderante nella nostra quotidianità, per più di una valida ragione.

Cos’è il Social Eating

Capire cosa sia il Social Eating è molto più semplice se si illustra cosa esso sia in concreto. Il Social Eating nasce da questi presupposti di base: ci sono persone che amano cucinare – pur non trattandosi di cuochi professionisti – e desiderano organizzare pranzi o cene a casa propria; per contro ci sono persone che pur amando moltissimo il cibo, sono restie a trascorrere molto tempo tra i fornelli oppure non desiderano affatto cucinare e vogliono che qualcuno lo faccia al loro posto. Come si incontrano tali contrapposte esigenze? Oggi in modo assai facile, perché grazie al social eating, offerta (coloro che organizzano pranzi o cene) e domanda (coloro che parteciperebbero volentieri a tali eventi) possono incontrarsi senza alcuna difficoltà.

Ma il Social Eating non è soltanto buon cibo a tavola, che i cuochi preparano per i propri ospiti. Il Social Eating è anche voglia di incontrare persone nuove e di estendere la propria rete di amicizie e conoscenze, di trascorrere del tempo con persone con cui si condividono passioni e persino occasione per trovare l’anima gemella. Perché alla base di questo fenomeno c’è anche, e soprattutto, la voglia di abbandonare lo schermo di un pc o di uno smartphone e tornare ad incontrarsi e a parlarsi vis à vis.

I numeri del Social Eating

Per far capire quanto stia dilagando il fenomeno del Social Eating, basta mostrare i numeri della principale piattaforma italiana – nonché partner di Coca-Cola –  Gnammo.com. Attualmente Gnammo ha oltre 220 mila utenti in costante crescita (di questi oltre 5 mila sono cuochi), 15 mila eventi pubblicati e che si sono svolti in 1500 città d’Italia e oltre 20 mila persone che hanno provato il servizio.

Ne parliamo con Cristiano Rigon, founder di Gnammo

Per cercare di capire di più sul mondo del Social Eating, abbiamo intervistato il fondatore di Gnammo.con, Cristiano Rigon, che ci ha raccontato come funziona la piattaforma, la tipologia di utenti che la animano e quali potrebbero essere gli sviluppi futuri del Social Eating. A lui la parola!

Ciao Cristiano, qual è l’utente tipo di Gnammo, sia esso cuoco o gnammer?

L’utente tipo di Gnammo ha un’età compresa tra i 25 e i 45 anni, è appassionato di tecnologia, avvezzo all’uso di smartphone, presente sui social, ha una discreta capacità di spesa ed è amante del buon cibo. Ci sono poi coloro che non solo amano il buon cibo ma amano anche cucinarlo:  sono i Cook di Gnammo, appassionati che hanno voglia di mettersi in gioco e condividere la propria creatività in cucina, creando un’opportunità per incontrare nuove persone a tavola. Statisticamente hanno qualche hanno in più degli gnammers, e molti sono viaggiatori, desiderosi di riproporre quanto hanno sperimentato. Per quanto riguarda invece gli gnammers, stiamo sperimentando che si tratta di persone amanti del cibo ma che trovano in Gnammo soprattutto un’occasione per socializzare ed incontrare nuovi amici intorno a quella tavola e quei piatti che forse non amano tanto cucinare quanto assaporare”.

Come si vive l’esperienza di prenotare una cena su Gnammo?

Tutto molto semplice. Se tu abiti a Milano, ad esempio, puoi trovare la cena che più ti piace sulla nostra piattaforma e richiedere di partecipare effettuando il pagamento della cifra richiesta dal cook direttamente online. Gnammo non è un ristorante e quindi nel momento in cui tu paghi la quota richiesta dal cuoco, non hai fatto altro che inviargli una richiesta di partecipazione, con la piattaforma che nel frattempo trattiene i tuoi soldi. Il cuoco, a questo punto, analizza i tuoi eventuali feedback oppure i tuoi social network (che noi suggeriamo di collegare alla piattaforma). Collegando i social, anche se tu fossi nuovo sulla piattaforma, dai comunque modo al cuoco di capire se accettarti o meno. Una volta che il cuoco ti approva, ricevi informazioni dettagliate (indirizzo e numero di telefono del cuoco) per recarti presso il luogo in cui si svolge la cena. Il giorno dopo ricevi una mail che ti chiede “Hai mangiato bene a casa di…?”. Darai una valutazione generale (assegnando un numero di stelline) e una valutazione testuale per giudicare il cuoco, l’ambientazione, la cucina e la pulizia. Il cuoco farà la stessa cosa con te gnammer, andando a valutare la puntualità, il tuo apprezzamento per i piatti e l’educazione. Il cuoco riceverà anche la mail in cui viene calcolato l’incasso totale e la percentuale trattenuta da Gnammo, per cui avrà anche la relativa fattura”.

Quali saranno i futuri sviluppi del Social Eating? C’è pericolo che si tratti di “moda” passeggera?

Quando abbiamo deciso di partire con l’avventura di Gnammo, l’abbiamo fatto anche sulla base di uno studio della Comunità Europea che diceva che le persone hanno bisogno di staccarsi dal cellulare per tornare ad incontrarsi faccia a faccia, trasformando internet in uno strumento per poterlo fare.

Detto questo, io credo che il social eating crescerà sia come fenomeno a sé stante, sia per Gnammo nello specifico, in particolare con le Special Dinner, ossia cene a casa di un host ma rivolte ai turisti che desiderano sperimentare quelle che sono le peculiarità del posto che visitano. Gnammo ha anche una crescita costante, mese su mese, delle persone che ripetono l’esperienza. Il 38 per cento dei nostri utenti è andato a più di tre eventi; il 6 per cento di utenti ha partecipato a più di venti eventi. Quindi io credo che il fenomeno non possa che crescere”.

Cosa rende speciali le vostre cene? Qual è oltre il buon cibo l’ingrediente fondamentale perché gli gnammers si sentano a casa e si crei l’atmosfera giusta per un evento memorabile?

Gli ingredienti giusti sono soprattutto quelli che ruotano attorno ad un tema. Stiamo sperimentando che tutte le volte in cui c’è un evento che “racconta” qualcosa, e che quindi non è solo mangiare assieme, questo va a buon fine. Quindi, un bell’evento è un evento che permette alle persone di incontrarsi intorno ad una storia, attorno ad un interesse. L’obiettivo principale è incontrarsi, stare insieme e avere argomenti comuni. Si tratta del valore della socialità, condiviso e promosso anche da Coca-Cola, e che Gnammo ha voluto sposare grazie ad una partnership col brand”.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!