Volete figlie più intelligenti? Regalate loro più Lego e meno bambole

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO BAMBINI FRATELLI FAMIGLIA GENITORI FAMIGLIA (3)Giocare con i Lego, ma non solo. Va bene anche il Piccolo Chimico e tutti i giochi manuali e logico-matematici. L’importante è che alle bambine non vengano proposte solo borsette, trucchi, pentolini e bambole da acconciare. E’ l’appello di un politico inglese, chiaramente donna, che parla ai brand che producono giochi chiamandoli in causa a proposito di differenze di genere nel settore matematico e scientifico. «Ho due bambine e ho regalato loro sia i Lego tradizionali che i Lego Friends (i cosiddetti Lego al femminile)»: la dichiarazione è di Elizabeth Truss, sottosegretario alla scuola britannico che ha voluto parlare pubblicamente della crisi tuttora esistente di vocazioni femminili nelle materie scientifiche.

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Il test che ti dice se hai paura di essere felice

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DONNA TRISTE DEPRESSIONE PIANTO PIANGERE TRISTEZZA BIANCO E NERAPer alcuni la felicità è qualcosa da temere e da evitare: come spiega Scientific American alcune persone proverebbero un senso di ansia nel sentirsi felici, perché questo stato li obbligherebbe ad abbassare la guardia in vista di eventuali eventi negativi. Una spirale negativa che, in certi casi, può sfociare nella depressione o nei disturbi emotivi. Scientific American propone una serie di domande per capire se, anche noi, potremmo essere tra quelli che hanno paura della felicità.

Le domande del test

1. «Sono spaventato/a all’idea di lasciarmi andare ed essere troppo felice»

2. «Faccio fatica a fidarmi dei miei stessi sentimenti positivi»

3. «Quando mi sento felice non dura mai troppo a lungo»

4. «Credo di non meritarmi la felicità»

5. «Sentirmi felice mi fa sentire a disagio»

6. «Quando raggiungo un obiettivo o un traguardo, mi impongo di non gioirne troppo»

7. «Quando sei felice, non puoi mai sapere se, all’improvviso, ti potrà capitare qualcosa di brutto»

8. «Mi preoccupo del fatto che se sono troppo felice potrà succedermi qualcosa di brutto»

9. «Quando ti senti felice, abbassi la guardia»

Per fare il test originale clicca qui

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Combatti o fuggi: ecco cosa accade nel nostro corpo quando siamo terrorizzati

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO LEONE NATURA ANIMALI SAVANAImmaginate di essere un uomo preistorico e di stare passeggiando tranquilli lungo il bosco alla ricerca di cibo. All’improvviso vi ritrovate davanti un leone di grossa taglia decisamente affamato, che vi viene incontro mostrando i denti con aria minacciosa. Cosa fate? Per sopravvivere avete probabilmente solo tre soluzioni possibili:

  1. Scappate nella direzione opposta, sperando che il leone abbia già pranzato e stabilendo il nuovo record mondiale dei 100 metri piani.
  2. Cercate di colpirlo in testa con l’enorme clava che tenete in mano, con la forza della disperazione.
  3. Restate immobili, impietriti dalla paura.

Se ci fate caso, solo due soluzioni possono offrirvi qualche possibilità di salvarvi: le prime due; mentre invece restare fermi probabilmente vi condurrà a diventare la cena del leone. Ovviamente lo scenario che vi abbiamo descritto è una semplificazione, anche perché in alcune condizioni “fingersi morti” potrebbe in effetti anche salvarvi, ma sono eccezioni: il nostro corpo ha imparato, in migliaia di anni di evoluzione, che ci sono solo due vere efficaci possibilità di reazione ad uno stimolo che ci terrorizza all’improvviso: combattere o fuggire.

Fight or flight

Tale reazione primitiva ad una situazione di pericolo è quella che in inglese viene definita “fight-or-flight“, interpretabile in italiano con “combatti o fuggi“. Di fronte al pericolo la fisiologia del nostro corpo ci prepara ad affrontare molto rapidamente la situazione nelle uniche due soluzioni possibili. L’amigdala agisce sull’ipotalamo che a sua volta stimola l’ipofisi innescando una serie di reazioni che portano il corpo a produrre gli ormoni che ci preparano per l’azione, come ad esempio le catecolamine adrenalina e noradrenalina ed il corticosteroide cortisolo, che – dopo esser stati prodotti rispettivamente dalla midollare e dalla corticale del surrene – vengono rilasciati nel flusso sanguigno e fanno aumentare il tono muscolare per preparare il corpo all’azione fisica, aumentano la frequenza cardiaca in modo che il sangue scorra più rapidamente in tutto i tessuti, agiscono sul ritmo di respirazione per aumentare la quantità di ossigeno disponibile, e ci aiutano a concentrarci per poter pianificare e pensare velocemente ad un modo per tirarsi fuori dai guai. Nei momenti di terrore il nostro corpo diventa una potentissima arma metabolica, pronta a reagire per difendere lo scopo più importante della nostra esistenza: sopravvivere a qualsiasi costo.

Forza fuori dal normale

I meccanismi appena accennati ci predispongono velocemente ad affrontare entrambe le soluzioni, visto che – sia che si combatta o che si fugga – nei momenti successivi al terrore, al nostro corpo è richiesta una impennata di forza, agilità, velocità, reattività. Nei momenti di paura il corpo tende ad avere un picco di attività metabolica talmente elevato, che il tempo sembra rallentare: istinto e valutazione analitica dello scenario da affrontare si mescolano e in poche frazioni di secondo ci ritroviamo a correre più velocemente di quanto mai avremmo pensato o a picchiare con una forza che non pensavamo di avere. Molto spesso, quando la situazione torna normale, ci accorgiamo di avere dolori muscolari e articolari, o ferite, che prima non “sentivamo”. Ciò accade perché durante il meccanismo “combatti o fuggi” il corpo si preoccupa di salvare la nostra vita senza risparmiare il nostro sistema locomotore o lasciando in secondo piano tutte le informazioni che non sono vitali in quel momento, tra cui i i nostri dolori.

Leggi anche: Neurotrasmettitori: cosa sono ed a che servono

La sinfonia metabolica “del terrore”

Il fegato estrae la fenilalanina (un amminoacido) dalle proteine che assumiamo come parte della dieta (da carni, uova ed altri alimenti proteici) e la trasforma in tirosina, prima di essere inviata alle ghiandole surrenali. Qui viene utilizzata per la formazione dell’ormone adrenalina. L’ormone viene poi immagazzinato per essere successivamente usato in situazioni di pericolo. Quando avvertiamo il pericolo, il nostro cervello stimola le ghiandole surrenali a rilasciare adrenalina nel circolo sanguigno 20 volte più velocemente del normale. Una volta in circolo, l’adrenalina va a legarsi ai recettori posti sulla superficie delle cellule degli organi target come polmoni, cuore, cervello e muscoli striati. In breve tempo provoca la reazione “combatti o fuggi” con i seguenti effetti principali:

  1.  più sangue arriverà al cervello, ciò rende i nostri pensieri più lucidi;
  2. le pupille si dilatano (midriasi) per rendere la vista acuta;
  3. il sangue coagula più rapidamente nella previsione di minimizzare eventuali perdite di sangue (nel caso di una caduta durante la fuga o ferite nella lotta);
  4. i vasi sanguigni che riforniscono il tratto gastrointestinale vengono ristretti: ciò porta ad un rallentamento della digestione (meccanismo inutile in un combatti o fuggi, anzi deleterio perché ruba risorse energetiche ai muscoli);
  5. il sangue è dirottato in quei distretti che necessitano maggiormente: cuore, cervello, polmoni e muscoli scheletrici;
  6. il sangue trasporta ancora più ossigeno e glucosio alle braccia, alle gambe, alla schiena ed al busto; ciò si traduce in “sforzi sovrumani” ed a volte ci permette di compiere azioni con una potenza che normalmente sarebbe fuori portata o addirittura deleteria per il nostro apparato locomotore;
  7. il cuore si contrae più efficacemente e velocemente, ciò aumenta la gittata cardiaca;
  8. le vie aeree nei polmoni si dilatano e ci permettono di assumere più ossigeno;
  9. la frequenza respiratoria aumenta.

L’effetto dell’adrenalina ha una durata di pochi minuti, durante i quali – se tutto va bene -il soggetto sarà riuscito a scappare o a mettere fuori combattimento l’avversario. Dopo questo surplus di energia, il corpo andrà incontro a un rilassamento compensatorio in cui ci si sentirà stanchi ed i muscoli potrebbero far fatica a tenerci in piedi, ad esempio potrebbero tremarci le gambe o addirittura perdere conoscenza. Dopo il combatti o fuggi si sentirà a volte il bisogno di urinare: la ragione di questo improvviso stimolo sta nel fatto che l’adrenalina viene ossidata e convertita in prodotti di scarto che sono eliminati dal corpo quando espelliamo l’acqua, oltre al fatto che l’improvviso rilassamento potrebbe influire sulla capacità di contrarre lo sfintere vescicale.

Per approfondire: Cos’è l’adrenalina ed a cosa serve?

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Un ingegnere italiano nella classifica dei 20 uomini con il quoziente intellettivo più alto al mondo

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Chirurgia Estetica Roma Cavitazione Pressoterapia Massaggio Linfodrenante Dietologo Cellulite Calorie Dieta Sessuologia Sex Filler Rughe Botulino INGEGNERE ITALIANO CLASSIFICA QUOZIENTE INTELLETTIVO MONDOEra il 1905 quando Alfred Binet, psicologo francese, mise a punto il primo test d’intelligenza dei tempi moderni. Sviluppata in collaborazione con Theodore Simon, la Scala Binet-Simon misurava le capacità mentali dei bambini all’età di sette anni, nell’intento di riconoscere per tempo i ragazzini con problemi d’apprendimento. Sette anni dopo fu un tedesco, William Stern, ad ideare la definizione di Quoziente d’Intelligenza, Q.I., per indicare il rapporto tra età mentale ed età cronologica.

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Amnesia post sesso: è possibile dimenticarsi di un rapporto sessuale?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO AMORE COPPIA SESSO SESSUALITA ABBRACCIO MATRIMONIO MASTURBAZIONE ORGASMO (7)Vi è mai capitato di dimenticare una notte di passione con un vostro partner? Molti penseranno che se la notte a letto è stata alquanto deludente forse sarà stato meglio dimenticarla. Ma altri penseranno di poter rimediare subito e di ripetere l’esperienza sperando in una risoluzione più appagante. Ma curioso è ciò che è accaduto non poco tempo fa a proposito di un caso di amnesia evidenziato dopo un rapporto sessuale. Si tratta di una donna di Washington, prontamente ricoverata al pronto soccorso dell’ospedale di Georgetown.

Continua la lettura su https://www.iovalgo.com/amnesia-post-sesso-10853.html

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Chi arriva sempre in ritardo è efficiente ed ottimista di natura

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO OROLOGIO TEMPO MINUTI ORE RITARDO (3)Salvata la cattiva fama dei ritardatari: sono più positivi ed efficienti, contrariamente ai puntuali che risultano negativi ed ansiosi. La rivista scientifica Airone, in un numero di qualche tempo fa, spiega la teoria del Dr. Salvatore Di Salvo, psichiatra e presidente dell’Associazione per la ricerca sulla depressione di Torino. Tre sono i fattori che determinano la nostra capacità di gestione e controllo del tempo: temperamento, carattere e personalità. «Chi nasce con un temperamento ansioso è preoccupato, ha spesso paura di non farcela e, quindi, a un appuntamento cerca di arrivare sempre qualche minuto prima», viceversa, il ritardatario ha un temperamento più rilassato, per questo non si preoccupa di rispettare l’orario.

Carattere

«Il carattere invece è un insieme di qualità personali» acquisite dalla nascita in ambiente familiare e sociale, qualità che determinano la capacità di adeguarsi alla società. Chi ha avuto un’educazione e dei genitori autoritari ed iperprotettivi probabilmente sarà un ritardatario cronico poiché rifiuterà ogni tipo di regola, anche la puntualità. Di contro, «chi viene cresciuto da genitori capaci di trasmettere il rispetto delle regole e degli altri, difficilmente da adulto farà attendere qualcuno». La personalità è il risultato dei due fattori, carattere e temperamento: l’equilibrio fra i due è indice di puntualità, viceversa lo squilibrio, «determina modi di comportarsi differenti, a volte anche estremi sia che si tratti di un puntuale sia di un ritardatario cronico.

Vari tipi di ritardatario

Chi arriva tardi, però, molto spesso non lo fa per un disagio psicologico. Oltre al ritardatario involontario, vittima di fattori esterni, ritardi imprevedibili e indipendenti da sé, ci sono almeno altri tre tipi di ritardatari. C’è il ritardatario pieno d’impegni che corre dietro al tempo per sbrigare più cose possibili e che a fine giornata resta comunque sempre soddisfatto di ciò che è riuscito a fare (ritardatario ottimista). Infine ci sono due tipi di ritardatario «in perenne lotta contro il tempo»: uno estremamente sicuro di se, carattere forte, efficiente, competitivo e vincente che svolge un numero di attività inimmaginabile nelle sole ventiquattro ore, attività che per esser realizzate al meglio necessitano di un individuo che non si preoccupi di rispettare orari. Ma c’è anche un quarto tipo di ritardatario cronico, aggiunto dal Prof. Zucconi (psicoterapeuta cognitivo-comportamentale di Udine): colui che, pur non avendo granché da fare, è comunque in perenne ritardo, poiché troppo concentrato sui suoi bisogni; a volte si tratta di individui anche un po’ egocentrici, «incuranti degli altri». Tranne alcune eccezioni, efficienza e ottimismo, insomma, il “ben fare” è il fattore principale di ritardo. Pare proprio che a volte valga la pena non aver cura dell’orologio.

I proverbi della nonna non sbagliano mai: “A ben far non è mai tardi”.

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Alzheimer: diagnosi precoce sempre più vicina

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO OSPEDALE ANAMNESI ESAME OBIETTIVO SEMEIOTICA FONENDOSCOPIO ESAMESembra che a breve sarà possibile diagnosticare l’Alzheimer grazie ad un’analisi del sangue specifica che misura il tasso di peptide amiloide il cui livello nel sangue, secondo alcuni ricercatori spagnoli (agenzia spagnola di Araclon), è direttamente proporzionale alla possibilità di sviluppare la malattia. La spagnola Araclon ha sviluppato e brevettato un kit che consente di trovare 40-42 peptidi di beta amiloide nel sangue (ABtest) e stanno procedendo con degli studi su un campione di 400 persone per riuscire a dimostrare che l’ABtest è uno strumento in grado di diagnosticare l’Alzheimer. Il test potrebbe infatti distinguere i soggetti completamenti sani da quelli che presentano già un deficit cognitivo precursore della malattia.

Continua la lettura su https://www.eticamente.net/19645/alzheimer-un-passo-in-piu-verso-la-diagnosi-precoce.html

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Troppi dolci a Natale? Dite addio alla memoria

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DOLCI DI NATALE BISCOTTI TORTA CALORIE GRASSI ZUCCHERO NATALIZISe per Natale avevate intenzione di sospendere la dieta, di dimenticare tutti i vostri buoni propositi e di darvi alle abbuffate di dolci, beh, sappiate che potreste danneggiare la vostra memoria, e in maniera irreversibile! A dirlo è un recente studio: pare che dosi elevate di zucchero, anche consumate raramente, alterino rapidamente la memoria. Il tutto è stato dimostrato e provato dai ricercatori della School of medical science della University of New South Wales, a Sydney, con una ricerca pubblicata sulla rivista Brain, Behavior and Immunity. È pur vero che lo studio è stato effettuato sui topi, ma pare che gli effetti sugli umani siano praticamente gli stessi.

Nell’esperimento è stata data acqua zuccherata in dosi elevate per qualche giorno agli animali; questi, nonostante si alimentassero generalmente in modo sano, hanno dimostrato grande difficoltà nel compiere le azioni che prima sembravano loro facili, come trovare alcuni oggetti spostati in zone separate delle gabbie. Si è notato anche un aumento dello stato infiammatorio dell’area dell’ippocampo. Ecco come commenta Margaret Morris, una delle scienziate coinvolte nell’esperimento: “La scoperta è importante perché pensiamo possa fare luce anche sul processo di declino cognitivo umano. Ci ha sorpreso la velocità con cui si è verificato il deterioramento della memoria in rapporto al consumo di zuccheri. Abbiamo anche visto che il danno permane anche quando i topi hanno ripreso a mangiare in modo sano”.

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