Dormire col proprio cane fa riposare meglio

MEDICINA ONLINE SLEEPING DOG CANE CANI DORMIRE INSONNIA STUDIO SICUREZZA CAMERA DA LETTO TAPPETO ANIMALI CAGNOLINO CUTE ANIMALS WALLPAPER.jpgUna ricerca del Centre for Sleep Medicine della Mayo Clinic’s Arizona campus, pubblicato sulla rivista Mayo Clinic Proceedings, regala buone notizie a tutti i possessori ed amanti dei cani: dormire con il proprio cane fa riposare meglio, perché offre conforto e senso di sicurezza. Bisogna fare una precisazione: il cane può stare nella stanza dove si dorme, ma non NEL letto, perché la qualità del riposo in questo caso è invece sacrificata.

Gli studiosi hanno preso in esame 40 persone che avevano un cane, sottoposte a una valutazione del sonno con il cane in camera da letto per cinque mesi. Sia i partecipanti allo studio che i loro cani hanno indossato per una settimana appositi device per tracciare con esattezza le loro attività. I risultati hanno rivelato che, indipendentemente dalla razza del cane, il riposo era migliore se lo si aveva accanto.

Spiega Lois Krahn, una delle autrici dello studio: “Oggi, molti proprietari di animali domestici sono lontani da loro per gran parte del giorno, e così vogliono massimizzare il tempo trascorso insieme quando sono a casa, averli in camera da letto durante la notte è un modo semplice per farlo. Godendo del comfort e sapendo che questo non avrà un impatto negativo sul sonno”.

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La Sindrome del cuore infranto colpisce anche se muore il cane

MEDICINA ONLINE SINDROME DEL CUORE INFRANTO CARDIOMIOPATIA TSKOTSUBO CANE CANI ANIMALI PRESSIONE ARTERIOSA ALTA IPERTENSIONE ARITIMIA CARDIOPATICO GRAVIDANZA FETO DANNI INCINTA ULCERA PEPTICA.jpgFino ad oggi si sapeva che la perdita di un proprio caro poteva provocare la “Sindrome del cuore infranto”, un insieme di sintomi del tutto simili ad un attacco cardiaco. Ma da oggi sappiamo che anche la perdita del proprio animale domestico, può provocare tale sindrome. Lo ha dimostrato il caso di una donna texana descritto dal New England Journal of Medicine. La donna, di 62 anni, si è svegliata una mattina pochi giorni dopo la morte del proprio cane con un forte dolore al petto e altri sintomi che facevano pensare ad un infarto. Una volta arrivata al Texas Medical Center di Houston però gli esami hanno escluso che ci fosse un attacco cardiaco in corso, e i medici hanno formulato una diagnosi di “cardiomiopatia di Takotsubo“, una sindrome talvolta mortale che appunto imita in tutto un infarto e che è scatenata solo nelle donne da eventi drammatici, come la morte del marito o di un figlio.

“A scatenare l’evento è stata la morte del mio Yorksire Terrier, Meha – racconta Joanie Simpson, la paziente, al Washington Post -. Ero inconsolabile, mi ha veramente colpito molto”. L’episodio conferma i risultati di diversi studi secondo cui il rapporto con il proprio animale domestico può diventare in tutto e per tutto simile a quello con un parente stretto. Secondo una ricerca pubblicata da poco su Veterinary Record, ad esempio, chi ha un cane o un gatto malato ha gli stessi segni di stress di chi deve accudire un congiunto. In Italia inoltre da poco è stata riconosciuto ad una lavoratrice il diritto di avere dei giorni di permesso retribuito a causa di un grave problema di salute del proprio cane.

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Differenza tra riccio e porcospino

MEDICINA ONLINE DIFFERENZA RICCIO PORCOSPINO ANIMAL MANDIBOLA CARATTERISTICHE NASO DENTI ANIMALE DIVERSITA SFONDO HD.jpgSpesso, quando si parla di ricci e di porcospini, molte persone usano erroneamente i termini. Porcospino, infatti è un sinonimo di istrice, ma erroneamente spesso con il termine porcospino si fa riferimento a i un riccio. Detto ciò, il riccio e il porcospino o istrice, sono due animali molto diversi che si differenziano per molte caratteristiche, a partire dall’aspetto fisico.

In questo senso, una delle differenze principali sono le spine. Entrambi le hanno, ma hanno una forma e un aspetto molto diversi. Un’altra delle differenze più evidenti sono dimensioni, dato che il porcospino è molto più grande del riccio.

Differenze tassonomiche tra riccio e porcospino

  • I ricci o Erinaceinae chiamandoli con il nome scientifico, appartengono all’ordine Erinaceomorpha, che comprende 16 specie di ricci raggruppati in 5 generi diversi: Atelerix, Erinaceus, Hemiechinus, Mesechinus y Paraechinus.
  • Il termine porcospino, invece, viene usato per descrivere degli animali appartenenti a due famiglie diverse: la famiglia Erethizontidae e la famiglia Hystricidae, che rispettivamente vivono nel continente americano e in Europa. I porcospini americani sono quelli che somigliano di più ai ricci per l’aspetto fisico.

Differenze fisiche tra un riccio e un porcospino

  • I ricci sono animali insettivori che possono raggiungere i 30 cm di lunghezza e pesare più di 1 kg. Fisicamente sono tondeggianti e hanno le zampe corte. La lunghezza della coda varia fra 4 e 5 centimetri.
  • Il porcospino, invece, è molto più grande: può raggiungere i 60 cm di lunghezza e 25 di altezza, raddoppiando le dimensioni del riccio. Un istrice può pesare fino a 15 kg, quindi 15 volte un riccio.

Dove vivono i ricci e i porcospini

  • I ricci si possono trovare in Africa, Asia ed Europa e gli habitat preferiti sono le praterie, i boschi, la savana, i deserti e le zone di coltivazione.
  • Anche i porcospini possono vivere in Africa, in Asia e in Europa, ma oltre a questi continenti esistono alcune specie anche in America, dove invece i ricci non si trovano. Tuttavia l’habitat in cui troviamo gli istrici è molto simile a quello dei ricci: deserti, savana, foreste e zone di coltivazione. Un’altra differenza è che i porcospini vivono anche sugli alberi, mentre i ricci no.

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Differenze nell’alimentazione fra ricci e porcospini

La differenza fra questi animali sta anche in ciò di cui si nutrono.

  • I ricci sono animali insettivori, quindi la loro dieta si basa sul consumo di insetti. mangiano principalmente lombrichi, scarafaggi, formiche e altri insetti. A volte mangiano anche piccoli mammiferi e uova di diversi uccelli.
  • I porcospini seguono una dieta vegetariana, mangiano principalmente frutta, rami e anche ossa di animali dai quali assumono calcio. Vista la differenza fra i due animali, si potrebbe dire che i ricci sono carnivori e i porcospini vegetariani.

Le differenze degli aculei dei ricci e dei porcospini

Gli aculei sono un altro degli aspetti che differenzia queste due specie animali. Ciò che hanno in comune i loro aculei è il materiale di cui sono composti: sono peli ricoperti di cheratina che gli danno l’aspetto rigido che li caratterizza.

  • A occhio nudo, gli aculei dei ricci sono molto più corti rispetto a quelli degli istrici.
  • Gli aculei degli istrici sono appuntiti e si possono staccare, mentre nel caso dei ricci non è così.
  • I ricci hanno gli aculei distribuiti in maniera uniforme sul dorso e sulla testa, mentre per quanto riguarda i porcospini, alcune specie li hanno concentrati in gruppi e altre ne hanno alcuni sparsi in mezzo al pelo.

Quando si sentono minacciati, entrambi gli animali si appallottolano su se stessi, lasciando irte le spine. I porcospini si muovono producendo un suono che funge da avvertimento per eventuali predatori. Come abbiamo accennato, questi animali possono staccare i propri aculei e usarli contro chi li sta attaccando per difendersi.

Come riconoscere ricci e porcospini

Abbiamo visto qual è la differenza fra riccio e porcospino, per cui non dovrebbe più essere molto difficile riconoscere e distinguere i due animali. Facciamo un piccolo riassunto di quanto visto.
Si tratta di animali di dimensioni diverse e i ricci sono i più piccoli. Di conseguenza, gli aculei sono diversi: i porcospini li hanno più lunghi e li possono staccare se vengono attaccati da un predatore. La distribuzione degli aculei nei ricci è più uniforme. Per quanto riguarda l’alimentazione, il riccio si ciba di insetti mentre l’istrice preferisce mangiare frutta.
È probabile che se si vede uno di questi animali in libertà in America quasi sicuramente si tratterà di un istrice. La situazione cambia se si parla di ambienti domestici, dato che è possibile trovare i ricci come animali domestici anche nelle case in America.

Differenza tra bassa ed alta pressione in meteorologia

MEDICINA ONLINE TUONO LAMPO FULMINE SAETTA DIFFERENZA NEVE GRANDINE PIOGGIA NEVISCHIO GHIACCIO TEMPORALE ROVESCIO TEMPESTA NEVE ARTIFICIALE TECNICA NATURALE TORNADO TROMBA D'ARIA URAGANO CICLONE TIFONEChe differenza c’è tra alta e bassa pressione? Chissà quante volte davanti a delle previsioni meteo un po’ troppo tecniche vi siete chiesti cosa si intende quando si fa riferimento alla pressione atmosferica e ai suoi livelli alti o bassi. In parole semplici la pressione atmosferica è la misura del peso dell’aria che si trova sopra di noi: in particolare si prende come riferimento il peso che sovrasta una superficie di un metro quadrato. Se su una carta viene indicato il valore di 1000 hPa significa che la colonna di aria che si trova sopra uno specifico metro quadrato pesa 10.000 kg.

La differenza che c’è tra alta e bassa pressione in Italia varia di poco: si passa da valori bassi di 980 hPa a massimi di 1045 hPa. In particolare accade che quando l’aria è umida sia più leggera in quanto il vapore acqueo sostituisce la miscela di gas presenti nell’aria. Anche la temperaturainfluisce: l’aria calda è più leggera di quella fredda. Se si conosce la disposizione di alta e bassa pressione, si riesce anche a valutare la direzione del vento e quanto sia teso. In passato venivano utilizzati i barometri per capire se la pressione atmosferica era alta o bassa.

In passato ne era stato posto uno anche in cima alla torre Eiffel per misurare l’atmosfera. Oggi, invece, si utilizzano strumenti molto più complessi che forniscono tantissime informazioni aggiuntive agli esperti del settore. Dalla differenza che c’è tra alta e bassa pressione si creano le carte sinottiche che evidenziano nel dettaglio la distribuzione della pressione atmosferica: queste, però, non sono sufficienti per elaborare delle previsioni del tempo che possano avere una buona attendibilità. Non è infatti sempre detto che con l’alta pressione ci sia bel tempo e che la bassa pressione sia sinonimo di cattivo tempo.

In Italia, ad esempio, esistono condizioni particolari e variegate. La presenza di montagne, di pianure e di altopiani circondati da un mare chiuso piuttosto caldo crea tantissime variabili in più che devono essere valutate per realizzare una previsione del tempo. Proprio per questo motivo non è possibile preparare valutazioni meteorologiche basandosi esclusivamente sulle carte sinottiche che rilevano la presenza di alta o bassa pressione. Il caso italiano è molto più complesso e difficile da studiare proprio per la quantità innumerevole di variabili e per la complessità del suo territorio (che resta comunque uno dei più belli al mondo).

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Differenza tra astice ed aragosta: l’astice è il maschio dell’aragosta?

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A sinistra un’astice; a destra una aragosta

In molti confondono astice ed aragosta: i due crostacei vengono spesso scambiati per la stessa specie commettendo l’errore di pensare che l’astice sia il maschio dell’aragosta. Ciò è invece un errore!

Aragosta ed astice hanno caratteristiche simili ed il loro riconoscimento non e’ per nulla difficile. Sono le chele (o zampe chelate), presenti solamente nell’astice e non nell’aragosta a differenziare i due crostacei. Le chele sono due appendici molto sviluppate che servono all’animale per catturare le sue prede, utilizzate come arma di difesa e addirittura come “apribivalvi”.

L’aragosta mediterranea (Palinurus elephas)

L’aragosta e’ un crostaceo decapode che vive in Mediterraneo ed atlantico. Puo’ raggiungere, anche se raramente gli 8 Kg di peso e la dimostrazione e’ l’aragosta gigante catturata alle bermuda. L’aragosta a differenza dell’astice non ha chele. Questo crostaceo decapode riesce a crescere per tutta la sua vita cambiando il carapace centinaia di volte. Si stima che possa arrivare a vivere anche 80 anni. Vive su fondali rocciosi dai 15 ai 200 metri dove si riunisce in gruppo per colonizzare un area che non lascerà fino alla fine della sua vita. Si nutre di spugne, vermi marini, piccoli crostacei sia vivi che già morti. L’aragosta e’ molto apprezzata in cucina in quasi tutta la parte del globo. Gli stock però, soprattutto in Mediterraneo, non godono di buona salute tanto da essere inserita tra le specie in pericolo nella Convenzione di Berna.

Una morte atroce

E’ opinione diffusa che i crostacei devono essere immersi vivi in acqua bollente dato che non sentono dolore. La realtà e’ ben diversa, e questo non farà certo felice chef e ristoratori . A confermarlo è stato uno studio Norvegese del 2013. I risultati parlano chiaro: i movimenti ed i salti del crostaceo immerso in acqua bollente non sono dovuti a riflessi automatici ma ad una reale percezione del dolore.

L’Astice europeo  (Homarus gammarus)

L’astice e’ anch’esso un crostaceo decapode. A differenza dell’aragosta che appartiene alla famiglia dei palinuridi l’astice appartiene alla famiglia Nephropidae. L’astice normalmente e’ colorato di marrone scuro con dellechiazze gialle sul ventre ma puo’ anche presentare delle tonalità di blu sul dorso. Raramente si possono osservare degli astici totalmente blu. Gli astici europei sono presenti nel Mare del Nord ed in Mediterraneo, vivono tra i 50 ed i 150 metri di profondità nascosti sotto grossi massi.

L’astice in cucina

Al mercato, nelle pescherie o nei banchi del congelato non troviamo  l’astice europeo ma quello americano. Una specie molto simile anche se il sapore e’ ritenuto meno gustoso. L’astice mediterraneo e’ oramai divenuto sempre più raro. Viene catturato casualmente con le reti da posta o con le nasse.

Aragoste ed astici sono parenti ?

L’astice non e’ strettamente imparentato con l’aragosta o almeno lo e’ quanto l’aragosta lo possa essere con un granchio.

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Differenze e somiglianze fisiche e comportamentali tra cani e lupi

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma MEGLIO CANE UOMO PREFERISCONO DONNE Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Luce Pulsata Peeling Pressoterapia Linfodrenante Mappatura Nei Dietologo DermatologiaVi siete mai chiesti perché i lupi assomigliano molto ai cani? Semplice: il lupo è l’antenato del cane! Per risalire alle origini del “miglior amico dell’uomo” così come lo conosciamo oggi, è necessario tornare indietro fino all’epoca del Paleolitico, era in cui i lupi cominciarono ad avvicinarsi agli insediamenti dell’uomo, in cerca di cibo. Fu così che ebbe inizio il processo di addomesticamento che consentì il passaggio dall’antico lupo “modificato”, fino ai cani dei giorni nostri. Nonostante le razze di cani oggigiorno esistenti siano numerosissime e diverse per carattere e tratti morfologici, ciascuna di esse ha dunque come antenato il lupo.

Similitudini tra cani e lupi

Seppur soltanto alcuni cani ricordino fisicamente i lupi, come può essere il caso dell’Husky Siberiano o del Pastore Tedesco, tutti quanti i nostri amici a quattro zampe mantengono alcuni tratti e comportamenti ereditati dai loro antenati. Persino i più piccoli barboncini. Ecco alcune somiglianze tra cani e lupi:

  • l’abitudine di scavare per nascondere il cibo;
  • ululati;
  • gesti corporali volti a trasmettere informazioni o emozioni ai propri simili, così come segnali visuali (posizione di orecchie, coda, occhi, ecc.), o segnali olfattivi (urina, ghiandole anali);
  • senso dell’olfatto e dell’udito molto sviluppati;
  • visione adattata all’oscurità.

Ogni singola razza di cane esistente nell’attualità, a prescindere dalle grandi differenze morfologiche e di carattere che possa in apparenza presentare, discende dal lupo. I cani mantengono abitudini e comportamenti ereditati dai loro antenati, persino i più piccoli barboncini. Inoltre, entrambe le specie sono collettive. Ciò significa che entrambe hanno bisogno di relazionarsi all’interno di un gruppo, sia che si tratti dei loro simili come nel caso dei lupi, sia nei riguardi di un gruppo di persone, come succede per i cani. È per questo motivo, dunque, che i cani che conservano maggiormente le caratteristiche tipiche dei loro antenati sono quelli meno esposti al contatto con gli esseri umani. D’altra parte, un cagnolino abituato a stare in perenne contatto con i propri padroni e che passa la vita rinchiuso fra le mura di casa, tenderà a perdere pian piano ogni somiglianza con i lupi.

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Quali sono le differenze tra cani e lupi?

Tuttavia, le differenze tra cani e lupi non mancano. A partire dall’ovvio carattere più diffidente e schivo del lupo nei confronti degli umani, la selezione genetica ha senza dubbio favorito lo sviluppo dei seguenti tratti nei cani:

  • capacità di difesa e guardia;
  • dimensioni;
  • abilità sociali.

L’evoluzione, inoltre, ha determinato il fatto che, rispetto ai lupi, i cani:

  • abbiano ridotto le dimensioni del cranio e del cervello
  • abbiano perso i grandi denti da predatore
  • abbiano accorciato la lunghezza del muso
  • abbiano sviluppato la capacità di digerire idrati di carbonio

Una nuova teoria sulla nascita del rapporto tra cani e umani

A discapito della credenza che l’addomesticamento del cane antico fosse dovuta alla selezione da parte dell’uomo degli animali più portati ad interagire con la nostra specie, alcune ricerche recenti segnalano come, in realtà, la cooperazione tra cani e uomini risalga alle abilità sociali dei lupi. Le ricercatrici Friederike Range e Zsófia Virányi del Messerli Research Institute dell’Università di Medicina Veterinaria di Vienna, e del centro di ricerca sui lupi con sede ad Ernstbrunn, sempre in Austria, rivelano come i lupi abbiano acquisito le capacità necessarie per tollerare la loro reciproca presenza, oltre che per la decodificazione delle intenzioni dei propri compagni, grazie alla loro abitudine di vivere in branco. Grazie a queste abilità, essi sono in grado di raggiungere un buon livello di coordinamento tra di loro – per pratiche come la caccia. Le ricercatrici sostengono dunque che l’attuale relazione tra uomo e cane si basi proprio su queste due qualità dei lupi. Da quanto emerge, infatti, non sembra esser stata necessaria una selezione aggiuntiva riguardo la tolleranza nei confronti degli uomini e la capacità di interpretare le loro intenzioni. Secondo i risultati emersi dal lavoro di Range e Virányi, i lupi possiedono, come i cani, simili capacità di comprendere le intenzioni di altri esseri viventi. La differenza tuttavia sta nella maggior facilità con cui i cani riescono ad interagire con l’uomo: essi sono in grado di accettare più rapidamente l’essere umano come compagno, e riescono ad abbandonare più rapidamente la paura.

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Differenza tra bosco e foresta

MEDICINA ONLINE RAIN TORNADO COLD WATER OMBRELLO TEMPO BOSCO FOGLIE SECCHE AUTUNNO INVERNO CLIMA METEO METEREOPATIA WINTER AUTUMN LEAVES WOODS WALLPAPER Alone-sad-girl-lonely-walk-with-umbrella-miss-you-imagesUna prima differenza esistente tra bosco e foresta riguarda l’estensione. Stando a quanto sostengono le leggi italiane ancora oggi in vigore, un bosco per potersi definire tale, deve raggiungere un’ampiezza di almeno due mila metri quadrati, i suoi arbusti devono raggiungere i cinque metri e il verde deve andare a rivestire il suolo per una percentuale pari ad almeno il 20% del terreno totale.

Con il termine foresta invece, andiamo ad indicare un ampia zona nella quale la flora naturale, caratterizzata soprattutto dalla presenza di alberi ad alto fusto, nasce, si sviluppa e si espande in modo totalmente spontaneo. Stando alla normativa, con il vocabolo foresta si fa a chiamare in causa tutte quelle aree che presentano un estensione minima di almeno 0,5 ettari e sono costituite da un involucro di fogliame che sia superiore al 10% del terreno totale.

Un’ulteriore differenza esistente tra bosco e foresta riguarda la vegetazione che li compone. In un bosco avremo delle particolari specie arboree abbastanza comuni in questi luoghi, stiamo parlando delle conifere e delle latifoglie. Le conifere crescono con maggiore predilezione in climi particolarmente rigidi e freddi ma sono capaci di espandersi per miglia e miglia anche nei boschi situati a livello del mare. La specie delle latifoglie invece è presente in numerose località, a prescindere dal clima del luogo.

Nelle foreste, il tipo di vegetazione è più variegato. Querce, pioppi, aceri ma anche felci, muschi e licheni sono solo alcuni dei protagonisti immancabili che adornano una foresta. Oltre alla fitta schiera di alberi ed arbusti, è poi possibile intravedere anche assai numerose specie animali. La collocazione del verde è accidentale e totalmente casuale in quanto la crescita di fiori, alberi e piante avviene senza alcuna limitazione.

A seconda della zona climatica presa in considerazione avremmo diversi tipi di foreste. La foresta infatti cresce sopratutto nelle zone in cui il terreno e le condizioni metereologiche consentono agli alberi e agli arbusti che la compongono di avvolgere e coprire il terreno. L’ambiente climatico più favorevole al crescere di una foresta, non dev’essere particolarmente fresco ma neanche troppo asciutto. Com’è prevedibile immaginare,
cambiamenti climatici diversi danno luogo alla nascita e alla diffusione di foreste tra loro particolarmente diverse.

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Differenza tra animali a sangue caldo e freddo

MEDICINA ONLINE DIFFERENZA LEONE TIGRE LION TIGER MANDIBOLA CARATTERISTICHE NASO DENTI ANIMALE DIVERSITA COCRODILE WALLPAPER COCCODRILLO DEL NILO SFONDO HDTutti gli esseri viventi producono l’energia che serve loro per svolgere le loro funzioni dalla degradazione di molecole complesse in altre più semplici; attraverso i cosiddetti processi catabolici: l’energia che viene prodotta attraverso questi processi ,solo per un quarto del totale viene utilizzata per fare lavori utili, il resto viene disperso in calore, che viene rilevato in un aumento della temperatura interna. In particolare gli animali si dividono ,riguardo alla produzione di calore, in animali a sangue caldo ed animali a sangue freddo.

Gli animali a sangue caldo sono essenzialmente i mammiferi e gli uccelli: essi producono una temperatura interna costante che si aggira sempre sui 36-37 gradi, indipendentemente dall’ambiente esterno, gli altri animali: insetti, rettili, anfibi e tutti gli altri invertebrati hanno una temperatura interna dipendente dall’ambiente esterno e quindi la loro temperatura interna oscilla grandemente, a seconda gli ambienti in cui vivono.

I mammiferi e gli uccelli sono quindi in grado di regolare la loro temperatura interna, solitamente ad un livello più elevato dell’ambiente in cui vivono e questo perché rilasciano più calore dal loro metabolismo, attraverso il flusso di sangue nella pelle, aumentano la produzione di sudore, ansimano, producono brividi, abbattono il grasso. Sono quindi chiamati endotermi (producono calore dentro di loro). Dal momento che sono in grado di mantenere la loro temperatura interna stabile, sono anche chiamati omeotermi. Questo richiede un alto tasso metabolico a riposo e sono quindi anche chiamati tachimetabolici.

Gli insetti, i rettili. i pesci e gli anfibi non sono in grado di mantenere costante la loro temperatura interna e ricevono il calore dall’esterno: sono chiamati quindi ectotermi; dal momento che la loro temperatura è variabile sono anche chiamati poichilotermi: per fare questo essi non hanno bisogno di un metabolismo molto intenso e sono chiamati anche animali bradimetabolici.

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Ci sono vantaggi e svantaggi di essere animali a sangue caldo o a sangue freddo. Gli animali a sangue caldo sono in grado di procurarsi il cibo o difendersi dai predatori in ambienti a temperatura più ampia di quelli a sangue freddo perché la loro temperatura interna non dipende dall’ambiente esterno: inoltre sono in grado di avere un cervello più complesso che necessita, per funzionare, di una temperatura costante. Tuttavia, per mantenere una temperatura interna che è superiore a quella esterna, devono ottenere più cibo, da cinque a dieci volte di più di quelli a sangue freddo.

Gli animali a sangue caldo sono paragonabili ad una macchina ad alto consumo energetico  perché devono usare più energia per mantenere alta la loro temperatura interna. In ultima analisi quindi essi sono inefficienti dal punto di vista energetico. Gli animali a sangue freddo invece sono più in sintonia col loro ambiente. L’evoluzione degli animali a sangue freddo verso quelli a sangue caldo sarebbe come far evolvere una macchina a temperatura interna che dipende dall’ambiente esterno ad una a temperatura controllata.

Le teorie evoluzionistiche attuali per questa evoluzione sono molto semplicistiche; si può dire che tutte le forme di vita, dai bacteri alle amebe, hanno qualche sistema di termoregolazione, altrimenti non potrebbero vivere. Soltanto che i meccanismi della termoregolazione sono diventati più sofisticati. Come si sono potuti evolvere, pur mantenendo la capacità di poter vivere egualmente? Gli animali a sangue caldo tendono a dare più calore di quelli a sangue freddo: bisogna spiegare il meccanismo che c’è alla base di questa evoluzione. Sembra, da ultime ricerche che gli animali a sangue freddo hanno meno mitocondri. Sembra però che gli animali a sangue caldo  hanno il disaccoppiamento delle proteine (UCP) e sembrano ridurre la quantità di energia che viene utilizzata che si trasforma invece in calore.

La tiroide è presente anche negli invertebrati  ma la funzione della tiroide negli animali a sangue caldo sarebbe di attivare questi UCP e aumentare la produzione di calore. La produzione e il controllo dell’ormone tiroideo è irriducibilmente complesso e richiede la capacità di sopravvivenza naturale perché avere troppo o troppo poco ormone è dannosissimo per sopravvivenza. Questo è un punto molto importante che dovrebbe essere affrontato dai biologi evoluzionisti. Gli animali a sangue caldo ,per mantenersi in vita devono mantenere la loro temperatura interna entro certi limiti, affinché funzionino bene gli enzimi e le membrane cellulari.

Come fanno gli animali a sangue freddo a sopravvivere, per le variazioni, anche molto ampie della temperatura esterna? I biologi evoluzionisti dovrebbero affrontare anche questo problema. Sembra che per le principali funzioni metaboliche gli animali a sangue freddo hanno diversi sistemi enzimatici specifici che sono in grado di funzionare a temperature diverse per consentire la sopravvivenza. Per cui quando si tratta di geni che codificano i processi metabolici gli animali a sangue freddo hanno più geni di quelli a sangue caldo e in particolare specifici geni che producono enzimi che funzionano a varie temperature.

Quindi mentre gli animali a sangue freddo stavano evolvendo in quelli a sangue caldo avrebbero dovuto perdere molti geni che consentivano la sopravvivenza con varie temperature. Come questi animali avrebbero potuto sopravvivere mentre perdevano questi geni ed entravano in una fase di transizione che determina una perdita di flessibilità metabolica e lo sviluppo di una maggior quantità di calore con capacità di termoregolazione è un altro enigma che i biologi evoluzionisti devono affrontare. Anna Gauger  ha acutamente notato:” il potere esplicativo della biologia evolutiva è inversamente proporzionale al suo rigore”. Se noi siamo istruiti non solo di come la vita appare, ma anche come funziona il concetto di evoluzione sarebbe molto diverso da come appare oggi.

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