Non riesco a trovare il punto G: come fare?

MEDICINA ONLINE PUNTO G G POINT SEX SESSO VAGINA PARETE ANTERIORE ANO MASSAGGIO TANTRA VULVA CLITORIDE STIMOLAZIONE VIDEO TOCCARE PREMERE DONNA WALLPAPER HI RES PICTURE IMAGEI primi a parlare del “punto G” come zona erogena sono stati centinaia di anni fa gli orientali nei loro testi filosofici e religiosi, a cui si riferivano come “punto del sole”. Il punto G è stato poi individuato anatomicamente dal dottor Grafenbergh, a cui si deve il suo nome, e da allora in moltissimi hanno tentato di spiegare le tecniche giuste per far raggiungere il culmine del piacere ad una donna tramite la stimolazione di questa zona.

Dove si trova?
Il punto G non è una zona anatomica ben definita. Per la maggior parte delle donne tale punto, grande quanto una piccola moneta, è collocato nella parete anteriore della vagina ad una profondità di circa 5 cm proprio in corrispondenza della localizzazione esterna del clitoride, tuttavia in alcune donne tale punto può essere localizzato in una zona diversa.

Come stimolare il punto G?

  • la donna si posiziona sdraiata con la pancia in alto;
  • il partner inserisce dito indice e/o medio nella vagina in modo da tenere il palmo della mano rivolto verso l’alto, vedi immagine all’inizio dell’articolo;
  • successivamente il partner piega leggermente le dita;
  • il partner muove avanti ed indietro ripetutamente i polpastrelli sulla parete anteriore della vagina, piegando il dito come nel gesto che significa “vieni qua”;
  • contemporaneamente il partner può usare il pollice per massaggiare delicatamente il clitoride, vedi immagine in alto.

Se non riuscite proprio ad individuare il punto G, sappiate che:

  • Alla maggior parte delle donne sono necessari lunghi preliminari e stimolazione sessuale prima che il punto G possa loro procurare piacere.
  • In alcune donne, la pressione sul punto G non provoca piacere, bensì stimolo di urinare (dal momento che spingendolo si può indirettamente stimolare la vicina vescica) o addirittura fastidio, specie se stimolato con eccessiva irruenza.
  • Secondo alcuni studi, il clitoride sarebbe molto più sensibile del punto G.
  • Secondo alcuni studi, non tutte le donne hanno il punto G.

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Differenza tra ovaio policistico e multifollicolare

MEDICINA ONLINE OVAIO TUBE FALLOPPIO GENITALI FEMMINILI MICROCISTICO MICROPOLICISTICO POLICISTICO CISTI MULTIFOLLICOLAREL’ovaio “multifollicolare” va distinto dall’ovaio “policistico”(PCOS). Per ovaio multifollicolare si intende semplicemente un ovaio contenente molti follicoli e questo di per sé non è indice di patologia. Per ovaio policistico, invece, si intende una situazione più complessa, in cui la morfologia ecografica delle ovaie (che contengono tanti piccoli follicoli) non è che uno degli aspetti di un corteo anatomico-funzionale (che prende il nome di sindrome dell’ovaio policistico). Nell’ovaio policistico è anche aumentata la componente non follicolare dell’ovaio (stroma) ed il loro volume. Ciò comporta una alterata produzione ormonale da parte delle ovaie che si esprime in sintomi quali modificazioni del ciclo mestruale, assenza dell’ovulazione, crescita di peli in aree del corpo che normalmente ne sono prive (irsutismo). Pertanto, se si tratta di ovaia in atteggiamento multifollicolare, non ha problemi per una eventuale gravidanza.

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L’aspetto policistico delle ovaie riscontrato in ecografia, però, non è di per sé indice di PCOS: in molte donne l’ecografia mostra un aspetto policistico delle ovaie senza che a questo si associ alcun disturbo dell’ovulazione. In questi casi si parla non di PCOS ma di ovaio multifollicolare, una situazione molto diversa dalla PCOS e che nella maggior parte dei casi non crea seri problemi di infertilità.

L’ovaio multifollicolare non è quindi una situazione grave e spesso non inibisce l’ovulazione, invece l’ovaio policistico è una vera e propria patologia, che comporta squilibri ormonali e spesso inibizione dell’ovulazione e sviluppo di cisti.

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Come si trasmette il virus Ebola?

MEDICINA ONLINE VIRUS BATTERI INFLUENZA RAFFREDDORE TEMPERATURA STARNUTO EBOLA TRASMISSIONE MORTE SINTOMI STARNUTO CONTATTONel 2014 i casi di Ebola, e i conseguenti decessi registrati a seguito della contrazione della malattia, sono aumentati e il rischio di internazionalizzazione dell’epidemia esiste, sebbene in Italia sia ridotto al 5-10%, rispetto al 20% di Belgio, Francia e Inghilterra, stati che hanno collegamenti aerei diretti con i paesi dell’Africa, dove è presente la malattia.
In questi paesi l’Ebola è stata probabilmente trasmessa da alcune particolari specie di pipistrelli della frutta, noti anche col nome di volpi volanti, che vivono nelle foreste africane e sono portatori sani del virus.

A seguito della deforestazione di un’area della Nuova Guinea, i pipistrelli sono stati costretti a migrare ed entrare maggiormente in contatto con l’uomo che, toccandone il sangue o altri liquidi corporei, ma anche mangiando la frutta di cui l’animale si è nutrito, ha contratto la malattia. Il contagio può essere avvenuto anche con l’assunzione di carni di animali contagiati dai pipistrelli, quali la piccola antilope o dik dik, scimpanzé, gorilla e successivamente si è trasmesso da persona a persona.

Il contagio avviene in modo rapido e ha un periodo di incubazione che può arrivare fino a 21 giorni; la trasmissione avviene con il contatto diretto dei fluidi corporei come saliva, muco, sangue, lacrime, vomito e feci di una persona infetta, che entrano in contatto con membrane mucose o ferite aperte di bocca, naso, occhi, mani e altre parti del corpo di una persona sana.
Il virus può essere preso toccando anche un oggetto o una superficie su cui immediatamente prima è caduto il fluido corporeo di una persona infetta e poi toccandosi subito dopo gli occhi o mettendosi le mani in bocca. L’Ebola riesce a sopravvivere fuori dal corpo per un arco di tempo che varia da pochi secondi a pochi minuti.

Anche toccare il cadavere di una persona infetta è pericoloso, ed è la principale causa di trasmissione del virus in Africa, dove si usa lavare il cadavere e ricoprirlo con bende prima del funerale. Non si devono avere rapporti sessuali con persone infette o persone guarite da Ebola, poiché il virus può essere in questo modo trasmesso anche a distanza di tre mesi dalla guarigione.

In ogni caso, come raccomanda l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), per contenere il rischio di contagio è sempre raccomandabile lavarsi spesso le mani, possibilmente con gel disinfettanti o soluzioni idro-alcoliche e sorvegliare eventuali sintomi della malattia, specialmente nei casi sospetti.

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Apparato urinario: anatomia e fisiologia [SCHEMA]

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma APPARATO URINARIO ANATOMIA FISIOLOGIA SCHEMA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsat Macchie Capillari  Pene.jpgCom’è fatto e come funziona l’apparato unitario? Il funzionamento e le strutture principali macroscopiche e microscopiche dell’apparato urinario vi appariranno subito chiari, grazie a questo pratico schema stampabile ad alta risoluzione.

Consiglio di salvare l’immagine e, usando uno schermo di dimensioni adeguate, zoomare sulle singole parti per poter leggere il testo scritto.

Per approfondire:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Differenza tra ratto e topo

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Chirurgia Estetica Roma Cavitazione Pressoterapia  Massaggio Linfodrenante Dietologo Cellulite Calorie Peso Dieta Sessuologia Sex PSA Pene Filler Rughe Botulino Topo Fobia  RICORDI NONNI SCRITTI TUO DNAC’è differenza tra ratto e topo? La risposta sembra scontata, infatti se la domanda venisse posta alla maggior parte delle persone, queste risponderebbero che non vi è alcuna differenza. In effetti, sono in tanti ad usare i due termini indifferentemente per indicare lo stesso animale. In realtà i ratti e i topi sono due animali diversi che condividono alcune caratteristiche. Secondo la classificazione zoologica, entrambi appartengono all’ordine dei Roditori (lo stesso di cui fa parte anche lo scoiattolo) ed entrambi fanno parte della famiglia dei Muridi, per questo presentano caratteristiche morfologiche molto simili.

La differenza che c’è tra ratto e topo è l’appartenenza a due generi diversi. Il mammifero che comunemente chiamiamo topo appartiene al genere Mus, originario dell’Asia. Di questa categoria le specie più diffuse alle nostre latitudini sono il topo comune (o domestico), che vive nei pressi delle abitazioni, ed il topo selvatico, che si ritrova nelle campagne. Dal punto di vista morfologico i topi sono piuttosto piccoli, il loro corpo misura tra i 6 e i 12 centimetri mentre la coda può misurare fino a 10 centimetri. Il loro peso si aggira intorno ai 30 grammi.

I topi hanno una pelliccia di colore variabile dal marrone chiaro fino al nero, mentre le loro zampe e il ventre possono essere più chiari. La loro alimentazione è varia, infatti si cibano di semi, di radici, di foglie, di insetti ma anche di carne. Il termine ratto, invece, identifica tutti i roditori appartenenti al genere Rattus. Anche i ratti sono originari dell’ Asia, ma sono oggi diffusi in tutto il mondo. Le specie più comuni in Europa sono la pantegana (topo di fogna) e il ratto nero. La prima differenza che c’è tra ratto e topo riguarda la dimensione: i ratti sono più grandi dei topi.

Il corpo dei ratti ha una lunghezza di circa 30 centimetri, ma può arrivare a misurarne 50 se si aggiunge la coda. Hanno generalmente un manto più scuro dei topi e pesano fino a 500 grammi. I ratti sono animali sinantropi, ovvero vivono vicino agli insediamenti umani. E’ molto facile avere incontri ravvicinati con questi animali nei pressi di sotterranei o vicino alle reti fognarie. Un’ altra differenza che c’è tra ratto e topo è il fatto che i ratti sono animali adattabili: mangiano qualsiasi cosa e possono resistere a condizioni ambientali estreme grazie alla loro tendenza ad essere molto collaborativi e solidali tra loro.

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Differenza tra osteopata e fisioterapista

MEDICINA ONLINE OSSA OSSO SCHELETRO CANE UOMO DIFFERENZE TESSUTO SPUGNOSO TRABECOLARE COMPATTO CORTICALE FIBROSO LAMELLARE CARTILAGINE OSSO SACRO COCCIGE CERVELLO SISTEMA NERVOSO CENTRALE PERIFERICO MIDOLLO OSSEO SPINALEChe differenza c’è tra osteopata e fisioterapista? Il fisioterapista è riconosciuto a livello sanitario nazionale come medico, al contrario l’osteopata non è considerato come tale, per cui deve necessariamente ottenere la laurea in medicina chirurgica o la qualifica di fisioterapista. La sostanziale differenza tra i due sta nell’approccio che hanno verso il paziente; infatti, il fisioterapista si occupa dei sintomi a livello locale e mette in pratica terapie fisiche, come ad esempio i massaggi, per curare le patologie riscontrate. L’osteopata al contrario, ha un approccio più generico sia nella diagnosi della patologia che nella terapia stessa e utilizza delle tecniche per modificare la postura, lavorando su tutto il corpo.

Un’altra differenza tra l’osteopata e il fisioterapista sta nel fatto che quest’ultimo, oltre che effettuare degli esercizi posturali, utilizza anche dei macchinari, ad esempio ultrasuoni e ionoforesi, per ripristinare la zona che ha subito il trauma. In genere, il fisioterapista lavora negli ospedali, negli studi privati oppure negli istituti convenzionati. Il suo lavoro consiste nel recuperare il paziente che è stato sottoposto ad un intervento chirurgico o che ha subito un trauma grave. Per divenire fisioterapista occorre conseguire una laurea di tre anni che può essere integrata con la specializzazione di altri due anni, con la quale si ottiene il titolo di Dottore in fisioterapia.

L’osteopata, invece, non si occupa di recuperare i pazienti che hanno subito interventi o traumi e non interviene sulle malattie che riguardano il sistema nervoso centrale. Tende a concentrarsi maggiormente sulle cause che hanno scatenato la patologia, operando su tutto il corpo. L’osteopata, al contrario del fisioterapista, non utilizza macchinari; prima di concentrarsi sulla zona da trattare, effettua una diagnosi iniziale tramite analisi posturali, dopodiché effettua massaggi e manipolazioni per ridare mobilità alle articolazioni, agendo sui muscoli e gli organi contratti.

Per ottenere la qualifica di osteopata bisogna effettuare un percorso di studio formativo dopo una laurea generica di tipo sanitario. Le patologie più curate da osteopati e fisioterapisti sono dolori alla cervicale con conseguente formicolio degli arti superiori, mal di testa continui, ad esempio cefalea o emicrania, dolori alle spalle, difficoltà nel muovere le spalle, dolori al gomito internamente ed esternamente, dolori ai polsi, dolori lombari con formicolio degli arti inferiori, dolori alla caviglia, dolori al piede, vertigini e fischi all’orecchio.

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Com’è fatto un rene? [SCHEMA]

medicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-come-e-fatto-un-rene-schema-riabilitazione-nutrizionista-infrarossi-accompagno-commissioni-cavitazione-radiofrequenza-ecografia-pulsatCom’è fatto un rene? Con questo pratico schema stampabile le strutture principali macroscopiche e microscopiche vi appariranno subito chiare.

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Differenza tra ansia ed attacchi di panico

MEDICINA ONLINE DONNA TRENTANNI SINGLE PAURA RAPPORTO SESSO SAD TRISTE PIANTO RAGAZZA FIDANZATA AMORE PRINCIPESSA TRISTEZZA DEPRESSIONE MENTE EMOZIONI SESSO SEX GIRL YOUNG CUTE CRYING VERY UNHAPPY WALLPAPEREsistono delle differenze tra ansia e attacchi di panico ed è utile comprenderne le caratteristiche per individuarle e combatterle. Uno studio sull’ansia afferma che questo disturbo dovrebbe essere maggiormente preso in esame dalla ricerca sulla salute mentale perché è più comune di quanto si pensi. Gli scienziati dell’Università di Cambridge hanno recentemente affermato che sono i giovani sotto i 35 anni, le donne e gli individui affetti da problemi di salute ad esserne particolarmente colpiti. Si stima che 4 persone su 100 soffrono di ansia.

L’ansia è la sensazione di essere nervosi, inquieti o a disagio. A volte è gestibile ma altre volte può diventare una condizione travolgente e difficile da controllare. L’ansia è presente costantemente, si può continuare a sentire nel profondo, nel subconscio della mente. Quando si vivono periodi di ansia c’è una senso di nervosismo, di sfiducia, di depressione, di mancanza di concentrazione e di malessere in qualunque contesto. Molto spesso i fenomeni legati all’ansia vengono però trascurati o non presi sul serio: questo può diventare l’aspetto più frustrante per coloro che ne soffrono.

Gli attacchi di panico, anche detti crisi d’ansia, si verificano quando il sistema nervoso si sente sotto attacco o in pericolo. Si tratta di episodi nei quali si sperimenta un’improvvisa e violenta paura o una fulminea escalation dell’ansia comunemente presente. Ci si può sentire come se si fosse sul punto di crollare, di svenire o di soffocare, avere un battito cardiaco accelerato o essere a corto di fiato. Si possono sentire spasmi, tremori, brividi, vertigini, dolori ai muscoli, nausea, vampate di calore, eccesso di sudorazione e si può provare paura di morire o di impazzire. Gli attacchi di panico possono durare pochi minuti o anche alcune ore.

Per controllare l’ansia è bene: respirare profondamente; annotare tutte le cose che sono fonti di preoccupazioni; cercare di mantenere la vita organizzata in modo da non farsi prendere dal panico; parlare con gli amici e i familiari; credere in se stessi; pensare positivo; sfuggire le situazioni di disagio; controllare lo stress; seguire un ritmo di sonno-veglia regolare; prediligere musica e film spensierati; contare fino a 10 nella propria testa per cercare di placare le emozioni; rivolgersi ad un medico se la condizione diventa troppo grave o fuori controllo.

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