La “laparotomia” (o laparAtomia, o ancora celiotomia) si intende una incisione chirurgica della parete anteriore dell’addome che consente l’accesso alla Continua a leggere
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Intubazione: rischi, anestesia, rianimazione, dolore alla gola
Intubazione: cos’è?
Con “intubazione” in medicina si intende una tecnica che permette l’inserimento di un tubo nelle vie aeree – più precisamente nella trachea – attraverso le corde vocali del paziente con lo scopo principale di permettere la respirazione di una persona non in grado di respirare autonomamente. Il più comune metodo di intubazione è quello “endotracheale”, che può avvenire:
- per via orotracheale: il tubo entra attraverso la bocca del paziente (metodo più diffuso);
- per via rinotracheale: il tubo entra attraverso il naso del paziente (metodo meno diffuso).
Intubazione: quando viene usata?
Lo scopo principale di tutti i tipi di intubazione è quello di permettere la respirazione di un soggetto che, per vari motivi, non è in grado di respirare in modo autonomo, fatto questo che mette a rischio la vita del paziente. Un altro obiettivo dell’intubazione è quello di proteggere le vie aeree da eventuali inalazioni di materiale gastrico. L’intubazione viene eseguita in molte condizioni mediche, come ad esempio:
- in pazienti in stato di coma;
- nell’anestesia generale;
- nella broncoscopia;
- in procedure endoscopiche operative alle vie aeree come la terapia al laser o l’introduzione di uno stent nei bronchi;
- in rianimazione su pazienti che necessitano di supporto respiratorio (ad esempio in caso di grave infezione da Covid 19);
- in medicina d’urgenza, in particolare durante la rianimazione cardiopolmonare.
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Alternative all’intubazione
Esistono alcune alternative all’intubazione, ma sono senza dubbio più invasive e non certo esenti da rischi, ad esempio:
- la tracheotomia: è una procedura chirurgica usata di solito su pazienti che richiedono un supporto respiratorio a lungo termine; per approfondire, leggi anche: Tracheotomia possibilità di parlare, durata, conseguenze, quando si fa
- la cricotirotomia: è una tecnica d’urgenza usata quando non si riesce a intubare e la tracheotomia è impossibile.
Tipi di tubi usati nell’intubazione
Esistono vari tipi di tubi endotracheali per intubazione orale o nasale, ne esistono di flessibili o di semirigidi, con una forma specifica e quindi relativamente più rigidi. La maggior parte dei tubi sono accomunati dal fatto di possedere un margine gonfiabile per sigillare le vie aeree inferiori, che non permette la fuoriuscita di aria o l’aspirazione di secrezioni.
Intubazione: perché viene fatta durante una anestesia?
L’intubazione viene fatta dal medico anestesista durante una anestesia generale, poiché – per determinare l’anestesia – al paziente vengono somministrati dei farmaci che inibiscono la sua respirazione: il paziente non è in grado di respirare autonomamente ed il tubo endotracheale, collegato a un respiratore automatico, permette la corretta respirazione del soggetto durante l’operazione chirurgica. In interventi di breve durata (fino a 15 minuti) la respirazione viene supportata con maschera facciale, il tubo tracheale viene usato se l’intervento ha una durata maggiore.
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Proverò dolore durante l’intubazione?
L’intubazione viene sempre praticata dopo che il paziente è stato addormentato, quindi non sentirà alcun dolore causato da essa. Dopo l’intervento non si ricorderà né del posizionamento del tubo né della sua rimozione (ossia l’estubazione) dalle vie aeree a intervento finito. Lievi fastidi alla gola sono possibili, ed abbastanza frequenti, dopo l’estubazione.
Dolore alla gola dopo intubazione: è normale?
Come appena accennato, dopo che il paziente è stato sottoposto ad una intubazione, può accusare alcuni sintomi spiacevoli, tra cui:
- mal di gola;
- sensazione di corpo estraneo in gola;
- difficoltà nella deglutizione di solidi e liquidi;
- fastidio durante l’emissione di suoni;
- raucedine.
Questi sintomi, seppur fastidiosi, sono abbastanza frequenti e non gravi, inoltre tendono a scomparire velocemente, di solito nell’arco di massimo 2 giorni. Nel caso in cui i dolori persistano e siano francamente insopportabili, chiedete consiglio al vostro medico.
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Tecniche di intubazione
L’intubazione tracheale può essere eseguita attraverso varie tecniche.
- Tecnica tradizionale: consiste in una laringoscopia diretta nella quale si usa un laringoscopio per visualizzare la glottide al di sotto dell’epiglottide. Viene quindi inserito un tubo con una visione diretta. Questa tecnica viene eseguita in pazienti in stato comatoso (svenuti) o sotto anestesia generale, o quando abbiano ricevuto anestesia locale o specifica delle strutture delle vie aeree superiori (es. usando un anestetico locale come la lidocaina).
- L’induzione a sequenza rapida (RSI) (crash induction) è una variante della procedura standard su pazienti in anestesia. È eseguita quando è necessario un immediato e definitivo trattamento delle vie aeree attraverso l’intubazione, e in particolare quando c’è un rischio aumentato di inalazione delle secrezioni gastriche (aspirazione) che porterebbe quasi inevitabilmente a polmonite ab ingestis. Per l’RSI viene somministrato un sedativo a breve durata come etomidate, propofol, tiopentone o midazolam, seguito a breve da un farmaco paralizzante depolarizzante come la succinilcolina o il rocuronio.
- Tecnica con endoscopio: una alternativa all’intubazione del paziente cosciente (o leggermente sedato) e in anestesia locale è l’uso di un endoscopio flessibile o simili (es. usando un video-laringoscopio). Questa tecnica è preferita quando si prevedono difficoltà, dato che permette al paziente di respirare spontaneamente, garantendo quindi ventilazione e ossigenazione anche in caso di una fallita intubazione.
L’intubazione presenta rischi e complicanze?
L’intubazione può causare danni ai denti, soprattutto in caso di dentatura precedentemente danneggiata o difficili rapporti anatomici. Oltre ai frequenti sintomi fastidiosi alla gola visti precedentemente, in casi più rari una intubazione può provocare danni più gravi ai tessuti che attraversa, determinando anche emorragie. L’intubazione può presentare qualche imprevisto, soprattutto nei casi di intubazione difficile imprevista, rara ma possibile, in cui le caratteristiche anatomiche del paziente rendono più problematico il corretto posizionamento del tubo nelle vie aeree. Fortunatamente in questi casi il medico dispone di strumenti che lo aiuta a limitare il più possibile i rischi per il paziente, come i videolaringoscopi ed i fibroscopi, che permettono di supplire alle difficoltà di intubazione impreviste o previste riscontrate.
Più schematicamente, i rischi precoci e tardivi di una intubazione sono i seguenti:
Rischi precoci
- lesione dentaria;
- dolori alla gola;
- emorragia;
- edema delle strutture glottiche;
- pneumomediastino;
- raucedine;
- difficoltà fonatorie;
- perforazione tracheale;
- arresto cardiocircolatorio da stimolazione vagale.
Rischi tardivi
- lesione tracheale;
- decubito cordale;
- decubito strutture buccali, faringe, ipofaringe;
- polmoniti;
- sinusiti.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Lidocaina: cos’è, a cosa serve e quali sono le controindicazioni
La lidocaina è un anestetico locale e un antiaritmico largamente utilizzato in campo farmaceutico per via della sua azione rapida e durevole. Essa può essere applicata sulla pelle oppure iniettata, a seconda della ragione per la quale viene utilizzata. Come dicevamo, la lidocaina è disponibile in diverse forme farmaceutiche (cerotto, gel, iniezione, spray, preparazione per inalazione, …). Essa può essere applicata sulla pelle con funzione anestetica ed analgesica, per alleviare pizzicore, bruciore, irritazione, infiammazioni o prurito.
Il farmaco sarebbe ampiamente utilizzato anche per la cura del famoso “fuoco di Sant’Antonio”, ma può anche essere iniettato sottopelle, in caso di interventi di piccola chirurgia oppure in ambito dentistico. In tal modo sarà possibile intorpidire la zona e rendere meno forte la sensazione di dolore.
La lidocaina viene anche iniettata per via endovenosa, per il trattamento di aritmie ventricolari, al fine di prevenire ad esempio eventi cardiovascolari come l’infarto, e viene infine impiegata nel trattamento di disturbi articolari, iniettandola nei tessuti molli. Infine, la lidocaina viene impiegata anche per il trattamento delle crisi epilettiche ed eventualmente anche nel trattamento della tosse cronica.
Il farmaco non dovrà naturalmente essere assunto nel caso in cui il paziente sia sensibile al principio attivo, ed è inoltre sconsigliato in caso di ipertensione non collegata ad aritmie, in caso di bradicardia, insufficienza epatica, ed in caso di porfiria.
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Differenza tra anestesia generale e totale
Qual è la differenza tra anestesia generale e totale? Nessuna differenza: i due termini sono sinonimi ed indicano entrambi una tecnica che permette l’abolizione della sensibilità, della coscienza e del dolore, associato a rilassamento muscolare che si rende necessario – per vari motivi – durante un intervento di chirurgia o durante una procedura invasiva e/o dolorosa.
L’anestesia generale – tra i vari tipi di anestesia – è l’approccio più profondo (e potenzialmente più pericoloso), in cui il paziente viene fatto addormentare; possono essere usati sia farmaci inanti che per via endovenosa. Durante l’intervento viene in genere inserito un tubo di respirazione attraverso la bocca per garantire la funzionalità respiratoria
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Cosa mi succede durante una anestesia generale?
Con “anestesia generale” o “anestesia totale” si intende un trattamento che consente al paziente sottoposto ad intervento od operazione chirurgica di dormire durante le procedure mediche, in modo da non sentire alcun dolore, non muoversi e di non ricordare quanto accade. Da un punto di vista generale possiamo individuare tre componenti necessarie:
- ipnosi attraverso un farmaco ipnoinducente;
- analgesia attraverso un farmaco analgesico;
- rilassamento muscolare attraverso un farmaco miorilassante,
anche se in alcuni casi un unico farmaco può svolgere contemporaneamente due di queste funzioni. L’anestesia generale è comunemente prodotta da farmaci iniettati per via endovenosa o da gas inalati. Altre forme di anestesia possono consistere in una sedazione leggera oppure possono basarsi su iniezioni che consentono di intorpidire selettivamente una regione del corpo (epidurale e spinale, per esempio).
Leggi anche: Differenza tra anestesia locale, regionale, generale, spinale ed epidurale
Cosa mi succederà prima dell’intervento?
Poco prima di essere sottoposti a un’operazione chirurgica in genere al paziente viene somministrata una qualche forma di pre-anestesia, in cui uno o più farmaci tranquillanti permettono al paziente di essere portato in sala operatoria con relativa tranquillità. Questo approccio è particolarmente importante nel caso di pazienti particolarmente ansiosi. A questo punto verrà somministrato l’anestetico generale in forma di:
- liquido che viene iniettato nelle vene attraverso un ago-cannula precedentemente posizionato in un braccio;
- gas, attraverso una maschera appoggiata sul viso del paziente.
L’anestetico ha effetto molto rapido, il paziente perde conoscenza in meno di un minuto senza alcuna sensazione sgradevole (come se si addormentasse).
Leggi anche: Visita anestesiologica e pre-anestesia prima dell’anestesia generale
Cosa mi succederà durante l’intervento?
Una volta che il paziente si è addormentato, viene inserito un tubo nella sua bocca e attraverso la trachea per essere sicuri di garantire abbastanza ossigeno e per proteggere i polmoni da secrezioni.
L’anestesista rimarrà con il paziente durante tutta la procedura, continuando a somministrare l’anestetico per garantire continuamente uno stato controllato di incoscienza e somministrando eventualmente antidolorifici in grado di garantire assenza di dolore al risveglio.
Durante tutta l’operazione il battito cardiaco, la pressione del sangue e la concentrazione dell’ossigeno nel sangue saranno controllati scrupolosamente dall’anestesista attraverso l’aiuto di speciali strumenti medici.
L’anestesista e la sua equipe sono importanti non solo per indurre lo stato di anestesia, ma anche per controllarlo durante l’operazione, controllare il paziente nella fase di risveglio e soprattutto intervenire nei casi in cui il paziente debba, per qualche motivo, essere rianimato.
Leggi anche: Dopo l’anestesia generale: come ci si sente e quanto tempo serve per smaltire l’anestetico
E’ possibile risvegliarsi durante l’anestesia?
Anche se è un evento molto raro, si, è possibile risvegliarsi durante un intervento chirurgico nonostante l’anestesia generale. A tal proposito leggi: Anestesia cosciente o risveglio intraoperatorio: risvegliarsi durante una operazione chirurgica ma non poter parlare né muoversi
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Anestesia generale: perché si fa e quali sono i suoi obiettivi?
Con “anestesia generale” o “anestesia totale” si intende un trattamento che consente al paziente sottoposto ad intervento od operazione chirurgica di dormire durante le procedure mediche, in modo da non sentire alcun dolore, non muoversi e di non ricordare quanto accade.
Perché si fa l’anestesia generale?
Il medico può raccomandare l’anestesia generale principalmente, ma non solo, per le procedure chirurgiche che:
- coprono una zona molto ampia di organi e tessuti interni;
- richiedono molto tempo;
- interessano la testa ed il cervello;
- influiscono sul respiro, come gli interventi al petto o all’addome superiore.
Quali sono gli obiettivi dell’anestesia generale?
Attraverso l’uso di anestesia generale, si mirano ad ottenere una serie di obiettivi importanti per la buona riuscita dell’operazione chirurgica:
- analgesia (perdita di risposta al dolore);
- amnesia (perdita di memoria);
- immobilità (perdita di riflessi motori);
- ipnosi (incoscienza);
- paralisi (rilassamento muscolare scheletrico).
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Perché l’anestesia generale è così pericolosa? Effetti collaterali e pericoli
Con “anestesia generale” o “anestesia totale” si intende un trattamento che consente al paziente sottoposto ad intervento od operazione chirurgica di dormire durante le procedure mediche, in modo da non sentire alcun dolore, non muoversi e di non ricordare quanto accade. Il sonno che viene indotto dall’anestesia generale è tuttavia ben diverso dal sonno regolare, il cervello anestetizzato non conserva ricordi e non risponde ai segnali del dolore, a differenza di quanto succederebbe normalmente in caso di stimoli forti come quelli causati da un intervento chirurgico, tanto che si preferisce parlare dal punto di vista medico di uno stato di coma farmacologicamente indotto.
L’anestesia generale, al contrario di quella locale, ha molti più effetti collaterali e controindicazioni, anche se – negli ultimi anni – è diventata certamente più sicura.
Effetti collaterali
Gli anestetici generali sono conosciuti per avere alcuni effetti collaterali piuttosto comuni, spesso descritti dall’anestesista durante la visita anestesiologica a cui ci si sottopone prima dell’intervento.
La maggior parte degli effetti indesiderati si verifica immediatamente dopo l’operazione e ha durata estremamente limitata, tra cui:
- Nausea e vomito, che si verificano immediatamente e sono destinante a passare entro qualche ora, solo raramente possono durare fino a 24 ore; interessano circa un paziente su tre.
- Tremori e senso di freddo: interessano il 25% circa dei pazienti. In genere, i tremori durano dai 20 ai 30 minuti al massimo.
- Confusione e perdita di memoria, particolarmente comune nelle persone anziane o in soggetti con problemi di memoria pre-esistenti; si tratta in genere di un disturbo temporaneo, che tuttavia a volte può durare anche a lungo.
- Disturbi della vescica, con difficoltà a urinare (in alcuni contesti può essere necessario al temporaneo ricorso al catetere).
- Piccole infezioni toraciche: capitano soprattutto a pazienti che hanno subito un intervento chirurgico all’addome. I sintomi sono febbre e difficoltà respiratorie; la terapia prevede antibiotici.
- Vertigini, trattate in genere attraverso la somministrazione di fluidi.
- Lividi e dolore nella zona dell’ago cannula o dove siano stati iniettati altri farmaci, si tratta di fastidi con risoluzione spontanea senza necessità di trattamento.
- Dolore alla gola, a causa del tubo inserito in gola a supporto della respirazione; interessa quasi la metà dei pazienti.
- Danni alla bocca o ai denti, che si verificano in una piccola percentuale di pazienti, attraverso la presenza di piccoli tagli alle labbra (1 paziente su 20), alla lingua od ai denti (1 paziente su 4500), causati dal passaggio del tubo.
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Controindicazioni
Le controindicazioni sono legate ad eventuali stati patologici generali, scadimento delle condizioni del paziente ed età particolarmente avanzata del soggetto.
Pericoli
Nonostante gli enormi progressi in termini di sicurezza degli ultimi anni, il paziente è comunque esposto ad alcune complicazioni più o meno gravi associate all’utilizzo degli anestetici generali; si tratta di eventi rari, che si verificano in meno di 1 caso ogni 10.000.
Tra le complicazioni gravi ricordiamo:
- Anafilassi, ossia una grave reazione allergica che può diventare fatale.
- Una reazione ereditaria all’anestesia che causa difficoltà respiratorie.
- La possibilità di svegliarsi durante l’intervento (anestesia cosciente o risveglio intraoperatorio);
- Morte, che si verifica in meno di un caso su 100000.
- Ipertermia maligna.
È più probabile andare incontro a rischi maggiori in caso di:
- intervento di chirurgia maggiore,
- intervento condotto in regime di emergenza,
- paziente affetto da malattie croniche e/o gravi,
- pazienti fumatori,
- pazienti sovrappeso.
In quest’ottica è consigliabile smettere di fumare e consumare alcolici nelle settimane che precedono l’intervento, così da ridurre i rischi connessi. Può anche venire consigliato di perdere peso e, quando possibile, aumentare i livelli di attività fisica nelle settimane precedenti l’operazione chirurgica, in quanto ciò riduce anche il rischio connesso.
Ipertermia maligna
L’ipertermia maligna è una sindrome farmaco-genetica rara dei muscoli scheletrici, potenzialmente fatale e caratterizzata da un improvviso e rapido e pericoloso per la vita aumento della temperatura corporea e da rigidità muscolare, che si manifesta più frequentemente durante un’anestesia generale indotta con alotano e quando viene utilizzata come miorilassante la succinilcolina. L’ipertermia maligna è considerata una malattia “farmaco-genetica” perché i farmaci appena citati sono in grado di innescarla solo in individui predisposti geneticamente. Per approfondire, leggi:
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Anestesia epidurale e parto: vantaggi, procedura e rischi
L’anestesia epidurale rappresenta il metodo migliore per alleviare il dolore durante il parto e, in effetti, la maggior parte delle donne richiede l’epidurale più di ogni altro metodo analgesico. Il travaglio può essere molto doloroso, quindi è importante sapere come alleviare il dolore; nel momento in cui ci si prepara al parto è necessario conoscere i diversi metodi di sollievo dal dolore disponibili nell’ospedale scelto, in modo da essere pronti a prendere delle decisioni al momento dell’intervento: conoscere i diversi tipi di epidurale, come essa viene somministrata ed i benefici e i rischi correlati, vi consentirà di prendere una decisione più consapevole per voi stesse e il vostro bambino, il giorno del parto.
Queste conoscenze sono importanti anche per chi assiste al parto, che dovrà anche sapere come essere di sostegno alla partoriente. L’ostetrica o il medico possono illustrare le diverse opzioni esistenti, così da scegliere il metodo più consono. L’epidurale è un tipo particolare di anestesia locale. Addormenta i nervi che conducono gli impulsi del dolore dal canale del parto al cervello. Nella maggior parte delle donne, l’epidurale elimina completamente il dolore. Può essere utile in donne con travaglio prolungato o molto doloroso, o particolarmente angosciate.
Può essere somministrata solo da un anestesista e non è quindi praticabile se si sceglie di partorire a casa. Se si ritiene di poterne avere bisogno, verificare che l’ospedale scelto per il parto assicuri la presenza costante di un anestesista. Dopo l’epidurale le possibilità di muovere le gambe dipenderanno dall’anestetico locale adoperato. È possibile eseguire epidurali “mobili”, che consentono cioè di camminare. In questi casi, però, dovrà essere monitorato il battito cardiaco fetale tramite telemetria e non tutti i reparti dispongono di tali dispositivi. Consultare l’ostetrica per sapere se il proprio reparto eroga l’epidurale mobile. L’epidurale può notevolmente alleviare il dolore, ma non è efficace nel 100% dei travagli. Per esempio la società degli anestesisti ostetrici inglese stima che, in una donna su otto, sia necessario un altro metodo di eliminazione del dolore oltre all’epidurale. I farmaci usati per l’epidurale rientrano nella classe dei cosiddetti anestetici locali, come la bupivacaina, la clorprocaina o la lidocaina. Essi vengono spesso somministrati in combinazione con oppioidi o stupefacenti come il fentanil e il sufentanil, così da diminuire la dose richiesta di anestetico locale. In questo modo il sollievo dal dolore si ottiene con degli effetti minimi.
Altri consigli per ridurre il dolore
Durante il travaglio, sarà più facile rilassarsi e gestire il dolore se:
-
- Si sa cosa aspettarsi. Sapere in cosa consiste il travaglio può aiutare a mantenere il controllo e ad avere meno paura. Parlarne con l’ostetrica o il medico, chiarirsi i dubbi e partecipare alle classi prenatali.
- Imparare a rilassarsi, mantenere la calma e respirare profondamente.
- Tenersi in movimento. La posizione può essere importante, quindi provare a inginocchiarsi, camminare o dondolare avanti e indietro.
- Avere con sé durante il travaglio il compagno, una persona cara o di famiglia sostegno; comunque, anche in assenza di un proprio caro, non preoccuparsi perché l’ostetrica darà tutto il supporto necessario.
- Farsi massaggiare dal proprio partner (a meno che essere manipolate non risulti fastidioso).
- Fare un bagno.
Controindicazioni
Occasionalmente, l’epidurale non è raccomandata. Per esempio, potrebbe non essere adatta in pazienti con:
-
-
- Uso di anticoagulanti (ad esempio warfarin).
- Allergie agli anestetici locali.
- Anomalie della coagulazione del sangue che aumentino il rischio di sanguinamento o comunque livelli ematici insufficienti delle piastrine.
- Emorragie o stato di shock.
- Un’infezione alla schiena.
- Deformità o artrite grave della colonna vertebrale.
- Un’infezione del sangue.
- Affezioni neurologiche come la spina bifida
- Dilatazione inferiore a 4 cm.
- Il medico non individua lo spazio epidurale.
- Un parto troppo veloce che non garantisce abbastanza tempo per somministrare il farmaco.
-
L’anestesista può fornire tutte le informazioni del caso e discutere i rischi potenziali in queste situazioni.
Procedura
Durante l’epidurale vengono somministrati liquidi tramite una fleboclisi in una vena del braccio. Con la paziente su un fianco o seduta con il dorso incurvato, l’anestesista disinfetta la schiena, inietta una minima quantità di anestetico locale e quindi introduce un ago nella schiena. Questa posizione è fondamentale per prevenire i problemi e aumentare l’efficacia dell’epidurale. Attraverso l’ago viene quindi inserito un tubicino molto sottile in corrispondenza dei nervi che convogliano gli impulsi del dolore originati dall’utero. L’ago viene attentamente rimosso lasciando il catetere in quell’area in modo che il farmaco possa essere somministrato tramite iniezioni periodiche o continue infusioni. Il catetere verrà fissato alla schiena, evitando che possa uscir fuori.
I farmaci, in genere una combinazione di anestetici locali e oppioidi, vengono somministrati attraverso questo tubicino (con oppioide, si intende una sostanza che interagisce con speciali recettori del corpo, riducendo il dolore). Per allestire l’epidurale, occorrono circa 10 minuti, e altri 10 – 15 perché sia efficace. Non sempre lavora al meglio fin da subito e può richiedere aggiustamenti. Una volta allestita, può essere potenziata dall’ostetrica o anche dalla partoriente tramite un apposito dispositivo. Sarà necessario monitorare costantemente le contrazioni materne e il battito cardiaco fetale. Ciò comporta di indossare una cintura intorno all’addome e, se possibile, una pinzetta sulla testa del neonato.
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Epidurale mobile
L’epidurale mobile consiste in un’epidurale con dosi basse che possono venire somministrate durante il travaglio. Vengono usate quantità inferiori di anestetici locali insieme ad altri medicinali con azione analgesica. Poiché i nervi non sono completamente bloccati, l’epidurale mobile allevia il dolore senza l’intorpidimento o la sensazione di pesantezza alle gambe che caratterizzano l’epidurale completa. Un altro vantaggio dell’epidurale mobile è che rimangono percepibili le contrazioni e la necessità di spingere durante gli stadi finali del parto. Poiché le gambe mantengono un minimo di sensibilità, si potrà anche camminare se necessario, anche se non è consigliato.
Indicazioni e vantaggi
L’epidurale è un tipo di anestesia locale. Può essere utilizzata per bloccare completamente il dolore a paziente vigile, questo permette di evitare le complicanze e gli effetti collaterali tipici dell’anestesia generale, come malessere e stordimento.
L’anestesia epidurale può essere usata per attenuare la sensibilità e alleviare il dolore in situazioni quali:
-
-
- il parto naturale,
- il parto cesareo (il neonato viene estratto attraverso un’incisione praticata nell’addome)
dopo un intervento chirurgico eseguito in anestesia generale, - durante altri tipi di chirurgia, come interventi al ginocchio, le protesi d’anca, fratture di costole o torace e l’amputazione di un arto inferiore.
-
L’ostetrica e l’anestesista possono dare consigli sull’epidurale durante il travaglio e il parto, e un parere sull’effettiva necessità nel caso specifico, ma la decisione finale è sempre della paziente.
L’epidurale potrebbe essere raccomandata nei casi di:
-
-
- travaglio particolarmente doloroso, complicato o protratto,
- parto gemellare o trigemino,
- parto cesareo, se l’epidurale era stata somministrata durante il travaglio,
- parto assistito, quando un forcipe o una ventosa vengono attaccati alla testa fetale per aiutare l’estrazione.
-
Perlopiù, l’epidurale viene associata alla soppressione del dolore durante il travaglio e il parto, che permette di:
-
-
- Ottenere un maggiore sollievo se il parto è prolungato.
- Alleviare il dolore del parto può aiutare la donna a ricordare il parto come un’esperienza più positiva.
- Nella maggior parte dei casi l’epidurale vi consentirà di rimanere vigili e di partecipare attivamente al momento del parto.
- Se si subisce un parto cesareo l’ anestesia epidurale vi permetterà di rimanere svegli e anche di ottenere un più rapido sollievo dal dolore durante il recupero.
-
Quando le altre procedure non funzionano, un’epidurale può essere ciò di cui si ha bisogno contro stanchezza e irritabilità. L’epidurale può aiutare a rilassarvi e a darvi la forza di sostenere il parto e di esserne un partecipante attivo.
Effetti collaterali
È necessario essere consapevoli di alcuni possibili effetti collaterali:
-
-
- L’epidurale può rendere le gambe pesanti, secondo il tipo di anestetico locale usato.
- Non dovrebbe provocare malesseri o sonnolenza.
- La pressione arteriosa può abbassarsi bruscamente (ipotensione); questo è comunque un evento raro, perché i liquidi somministrati tramite la fleboclisi nel braccio aiutano a mantenere la pressione a buoni livelli.
- L’epidurale può prolungare il secondo stadio del travaglio. Non essendo più percepibili le contrazioni, sarà l’ostetrica a dire quando spingere. Possono quindi essere necessari forcipi o ventose per aiutare il passaggio della testa neonatale (estrazione strumentale). In caso di epidurale il personale sanitario aspetterà più a lungo la discesa della testa del neonato (prima dell’inizio delle spinte), ciò consente di ridurre le probabilità di dover ricorrere a estrazione strumentale. Talvolta verso la fine si somministra meno anestetico, in modo che l’effetto si attenui e la partoriente possa espellere il neonato in modo naturale.
- A seguito di un’epidurale, può risultare difficile la minzione. In questi casi, verrà inserito un piccolo catetere in vescica come ausilio.
- In circa un caso su 100, all’epidurale fa seguito una cefalea. Quando succede, può essere trattata.
- La schiena può essere leggermente dolente per un paio di giorni, ma l’epidurale non provoca dolori di lunga durata.
- In circa una donna su 2.000, il parto è seguito da sensazioni di formicolio o punture di spillo lungo una gamba. Questo è più probabilmente dovuto al parto di per sé che non all’epidurale. Saranno il medico o la levatrice a dire quando ci si può alzare dal letto.
-
Rischi
Talvolta, l’anestesia può non fare effetto. Ciò può avvenire se:
-
-
- è difficoltoso trovare lo spazio epidurale,
- l’anestetico locale non si distribuisce uniformemente nello spazio epidurale,
- il catetere fuoriesce.
-
Quando non funziona, l’anestesista può proporre modi alternativi di alleviare il dolore o ripetere la procedura.
Questa anestesia in genere è sicura tuttavia, come la maggior parte delle procedure mediche, può avere effetti collaterali e complicanze.
-
-
- Bassa pressione arteriosa. L’abbassamento della pressione arteriosa (ipotensione) è l’effetto collaterale più frequente dell’epidurale. Ciò avviene perché l’anestetico locale usato ha effetti sui nervi dei vasi sanguigni, determinando una caduta della pressione arteriosa. Ciò può provocare uno stato di confusione o nausea. Durante l’epidurale, la pressione arteriosa viene strettamente monitorata. Se necessario, possono essere somministrati farmaci per trattare l’ipotensione.
- Perdita del controllo vescicale. Dopo l’anestesia, non si avverte il segnale di vescica piena perché l’epidurale blocca i nervi circostanti. L’urina verrà drenata tramite un catetere inserito nella vescica. Il controllo della vescica si ripristina non appena l’anestesia scompare.
- Prurito cutaneo. Talvolta, la combinazione degli analgesici con gli anestetici adottata per l’epidurale può causare prurito. In genere, questo è facilmente trattabile.
- Malessere: Dopo l’epidurale, ci potrà essere una sensazione di nausea (o vomito). Se la pressione arteriosa è normale, potranno essere di aiuto farmaci anti-nausea.
- Mal di schiena: Uno studio condotto nel 2010 non ha riscontrato rischi specifici di mal di schiena a lungo termine legati all’uso dell’epidurale. Il personale sanitario farà di tutto per permettere una posizione comoda durante e dopo la procedura, ma il fatto di rimanere ferme a lungo può peggiorare un mal di schiena preesistente. Un eventuale forte mal di schiena dopo epidurale dovrà essere riferito al medico quanto prima, in modo da individuarne la causa.
- Cefalee intense: Occasionalmente, un forte mal di testa può seguire un’epidurale; è la cosiddetta cefalea post-puntura durale. Succede quando il rivestimento del midollo spinale (dura) viene accidentalmente punto. Questa cefalea in genere passa con il tempo, ma è possibile ricorrere a una procedura (il tappo ematico o “blood patch”) per sigillare il foro. Consiste nel prelevare un piccolo campione di sangue e iniettarlo nello spazio epidurale. Quando il sangue coagula, il foro viene tappato e la cefalea sparisce. Si tratta di una rara complicanza dell’epidurale. Le probabilità che avvengano vanno da 1 a 100 a 1 a 500.
- Infezione: Nelle settimane dopo un’epidurale nel sito dell’iniezione si potrebbe sviluppare un’infezione. L’infezione può portare allo sviluppo di un ascesso. Molto raramente, l’ascesso si può formare nello spazio epidurale. Ciò può danneggiare i nervi, portando anche a perdita completa dei movimenti della metà inferiore del corpo (paraplegia).
- Ematoma epidurale: L’ematoma è una rarissima complicanza dell’epidurale. Consiste in una raccolta di sangue che si sviluppa dopo la rottura della parete di un vaso sanguigno. Se vengono punte le vene all’interno dello spazio epidurale, ci possono essere una raccolta di sangue e lo sviluppo di un ematoma, che può comprimere il midollo spinale. Del tutto occasionalmente, ciò può indurre danni neurologici, come la paraplegia.
-
Altre complicanze, per quanto rare, dell’epidurale sono:
-
-
- convulsioni
- difficoltà respiratorie
- danni ai nervi
- morte
-
La letteratura conferma il fatto che le complicanze gravi a seguito di epidurale sono rare. La stima più attendibile del rischio complessivo di danno permanente da epidurale durante il travaglio è tra 1 a 80.000 e 1 a 320.000.
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Domande frequenti
La collocazione del catetere epidurale provoca dolore?
Ciò dipende dalla sensibilità al dolore di ogni donna, alcune sostengono che provochi un po’ di fastidio nella zona che è stata intorpidita per poi sentire un po’ di pressione nel momento in cui il catetere viene inserito.
Quando viene eseguita l’anestesia epidurale?
Tipicamente quando la cervice si dilata fino a 4-5 centimetri durante il parto.
In che modo l’epidurale può influenzare il parto?
L’epidurale può rallentare il parto e rendere le contrazioni più deboli. In tal caso, può essere può essere somministrato un farmaco per accelerare il parto.
In che modo l’epidurale può incidere sul bambino?
All’attuale stato di conoscenza si ritiene che gli unici effetti collaterali o rischi legati al bambino siano legati a un possibile allungamento dei tempi del parto, che potrebbe infine necessitare dell’uso del forcipe o della ventosa (con i relativi rischi). L’aumento è peraltro ridotto, 14 donne su 100 tra chi richiede l’anestesia, 10 su 100 nel resto della popolazione. A differenza di quanto si pensava in passato non aumenta il rischio di dover ricorrere al parto cesareo.
Quanto dura l’effetto?
Fintanto che il tubicino (o catetere) dell’epidurale rimane nella schiena, può essere impiegato per alleviare il dolore. Può essere mantenuto per diverse ore (durante il travaglio) o per qualche giorno (dopo una chirurgia addominale maggiore). Il catetere può essere collegato a una pompa automatica per consentire l’erogazione dei medicinali. Possono essere adottate anche pompe che consentono al paziente di controllare la dose. Quando i farmaci dell’epidurale vengono interrotti, in genere l’intorpidimento dura per qualche ore prima che gli effetti scompaiano e la sensibilità cominci a ripristinarsi. Al termine dell’anestesia viene in genere raccomandato il riposo in posizione supina o seduta finché la sensibilità non si è ripristinata. Ciò può richiedere un paio di ore; è possibile percepire una sensazione di formicolio sulla pelle quando svanisce l’effetto dell’anestetico. Informare il medico o il personale infermieristico in caso di dolore. Possono essere somministrati farmaci in grado di controllarlo.
Come mi sentirò dopo l’epidurale?
Poco dopo un’epidurale, si percepirà una sensazione di calore e intorpidimento della parte bassa della schiena e delle gambe. Queste possono sembrare pesanti e più difficili da muovere. In genere ci vogliono circa 20 – 30 minuti perché l’epidurale raggiunga il suo effetto massimo. Verosimilmente, anche i nervi della vescia verranno interessati dalla vescica. In altre parole, la paziente non sarà in grado di capire quando la vescica è piena ed è quindi necessario urinare. Per evitare conseguenze, viene inserito un catetere per drenare l’urina fuori dalla vescica. La sensibilità della vescica si ripristina non appena l’epidurale cessa. Appena la dose di anestetico comincia ad attenuarsi verrà aumentata la dose, di solito ogni una o due ore. A seconda del tipo e del dosaggio di epidurale si può essere limitati a letto senza avere il permesso di alzarsi e di spostarsi. Dopo la nascita del bimbo il catetere viene rimosso e gli effetti dell’anestesia di solito scompaiono in una o due ore. Alcune donne avvertono una sensazione spiacevole, sentendo un bruciore lungo tutto il canale del parto appena gli effetti del farmaco svaniscono.
Sarò in grado di spingere?
A causa dell’anestesia epidurale le contrazioni non verranno avvertite, quindi è difficile capire quando spingere e in questo sarà di assoluta importanza l’affiancamento dell’ostetrica, che guiderà al meglio la gestante.
Potrò allattare il mio bambino?
Dopo un’epidurale si può allattare al seno il neonato.
L’epidurale funziona sempre?
Per la maggior parte dei casi l’epidurale è efficace nell’alleviare il dolore durante il travaglio, ci sono tuttavia alcune donne che si lamentano di continuare a provare dolore e/o che hanno la sensazione che il farmaco abbia funzionato meglio su un lato del corpo rispetto ad un altro.
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