Proiezione: significato in psicologia, storia, cause, conseguenze ed esempi

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Chi esegue atti di bullismo può proiettare i propri sentimenti di vulnerabilità sul soggetto bullizzato

Con “proiezione” (in inglese “psychological projection”; in tedesco “projektion”) in medicina e psicologia si intende un meccanismo di difesa arcaico e primitivo che consiste nello spostare sentimenti o caratteristiche propri, o parti del Sé, su altri oggetti o persone. La proiezione tende ad emergere nelle persone sane nei momenti di crisi personale o politica, ma si trova più comunemente nei pazienti affetti da disturbo narcisistico di personalità o disturbo borderline di personalità.
Benché per la psicoanalisi la proiezione quale processo psichico venga considerata come una modalità universale dello psichismo, Freud si appoggia soprattutto a questo meccanismo della psiche per rendere conto di alcune fenomenologie psicopatologiche, in particolare la paranoia. È proprio in relazione ai disturbi paranoici che Freud focalizza le caratteristiche specifiche della proiezione, meccanismo di difesa che, di per sé, non deve far titolo solo in materia di psicopatologia. Freud, infatti, più di una volta è tornato a sottolineare il carattere “normale” del meccanismo della proiezione, che starebbe alla base non solo di alcune manifestazioni psicologiche, ma anche ad esempio di molte rappresentazioni mitologiche e antropologiche. Questa impostazione viene fatta propria da Freud già dal suo articolo Nuove osservazioni sulle neuropsicosi da difesa, del 1896.

Cenni storici

Un precursore nella formulazione del principio di proiezione fu Giambattista Vico (Napoli, 23 giugno 1668 – Napoli, 23 gennaio 1744), filosofo, storico e giurista italiano. Nel 1841, Ludwig Feuerbach fu il primo pensatore illuminista ad utilizzare questo concetto come base per una critica sistematica della religione. Il Talmud babilonese (500 d.C.) rileva la tendenza umana verso la proiezione e mette in guardia contro di essa: “Non schernire il tuo prossimo con il difetto che hai tu stesso”. Nel Nuovo Testamento il personaggio di Gesù mette in guardia contro la proiezione: Perché tu guardi il granello di segatura nell’occhio di tuo fratello e non presti attenzione alla trave nel tuo occhio? Come puoi dire a tuo fratello ‘lascia che ti tolga il granello dall’occhio’, quando c’è sempre una tavola nel tuo occhio? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello”.

Proiezione, miti e alchimia

Il meccanismo della proiezione è il trasferimento di un contenuto ideativo soggettivo in un oggetto, in un animale oppure in una persona: come tale è una dissimulazione di un contenuto positivo o negativo che l’individuo dovrebbe riconoscere ma che rifiuta per una determinata ragione, ad esempio per la sottovalutazione di sé o perché il contenuto è immorale o inaccettabile oppure di un contenuto inconscio non riconosciuto. Nel momento in cui l’identità con l’oggetto viene considerata dall’individuo pericolosa per il proprio adattamento, egli ne proietta il contenuto. La pericolosità è direttamente collegata alla critica esterna o interna, ed è indice, coerentemente all’individuazione del soggetto, di una mancata assimilazione. La critica viene riconosciuta e il contenuto proiettato; se il contenuto fosse assimilato, il soggetto non avvertirebbe nessuna critica. Il meccanismo della proiezione si basa su quello primitivo dell’identificazione. Come atto introvertivo, a differenza dell’introiezione, non avviene un’assimilazione del contenuto, ma una separazione del soggetto dai contenuti ideativi rappresentati dall’oggetto. Sotto questa luce Carl Gustav Jung propose l’idea, stando alla sua teoria dei simboli, della trasformazione energetica della libido e dell’individuazione, reputando gli alchimisti individui che proiettavano i propri contenuti archetipici inconsci nei loro studi sulla pietra filosofale. Per Carl Gustav Jung, infatti, la pietra filosofale assunse il significato del Sé, fine ultimo dell’individuazione. La proiezione e i relativi contenuti inconsci si possono ritrovare anche nei miti e nelle leggende.

Sviluppi psicoanalitici

La proiezione è stata concettualizzata da Sigmund Freud nelle sue lettere a Wilhelm Fliess e ulteriormente perfezionata da Karl Abraham ed Anna Freud. Freud considerava che – nelle proiezioni – pensieri, motivazioni, desideri e sentimenti che non possono essere accettati come propri, vengono trattati essendo collocati nel mondo esterno e attribuiti a qualcun altro. Ciò che l’ego ripudia viene scisso e posto in un altro. Freud sarebbe arrivato in seguito a credere che la proiezione non fosse avvenuta arbitrariamente, ma piuttosto avesse afferrato ed esagerato un elemento che già esisteva su piccola scala nell’altro. La relativa difesa dell’identificazione proiettiva differisce dalla proiezione in quanto ci si aspetta che l’altra persona si identifichi con l’impulso o il desiderio proiettato all’esterno, in modo che il sé mantenga una connessione con ciò che è proiettato, in contrasto con il ripudio totale di proiezione propriamente detta. Melanie Klein vedeva la proiezione di parti buone del sé come una potenziale fonte di iperidealizzazione dell’oggetto. Allo stesso modo, può essere la propria coscienza a essere proiettata, nel tentativo di sfuggire al suo controllo: una versione più benigna di ciò permette di venire a patti con un’autorità esterna.

Esempi di proiezione

Di seguito riportiamo alcuni esempi tipici di proiezione:

  • Colpa della vittima: alla vittima delle azioni di qualcun altro o della sfortuna può essere mossa una critica, la teoria è che la vittima potrebbe essere colpevole di aver attirato l’ostilità dell’altra persona. In tali casi, la psiche proietta le esperienze di debolezza o vulnerabilità con l’obiettivo di liberarsi dei sentimenti e, attraverso il suo disprezzo per essi o l’atto di biasimare, il loro conflitto con l’Io.
  • Proiezione della colpa coniugale: i pensieri di infedeltà verso un partner possono essere inconsciamente proiettati per autodifesa sul partner in questione, in modo che la colpa collegata ai pensieri possa essere ripudiata o trasformata in colpa, invece, in un processo legato alla negazione.
  • Bullismo: un bullo può proiettare i propri sentimenti di vulnerabilità sul bullizzato. Nonostante il fatto che le attività tipicamente denigratorie di un bullo siano rivolte agli obiettivi del bullo, la vera fonte di tale negatività si trova in definitiva quasi sempre nel senso di insicurezza o vulnerabilità personale del bullo. Tali proiezioni aggressive di emozioni negative spostate possono verificarsi ovunque dal micro-livello delle relazioni interpersonali, fino al macro-livello della politica internazionale, o persino del conflitto armato internazionale.
  • Proiezione di colpa generale: la proiezione di una coscienza severa è un’altra forma di difesa, che può essere collegata al formulare false accuse, personali o politiche.
  • Proiezione di speranza: in una luce più positiva, un paziente a volte può proiettare i suoi sentimenti di speranza sul terapeuta.

Controproiezione

Jung ha scritto: “Tutte le proiezioni provocano controproiezioni quando l’oggetto è inconscio della qualità proiettata su di esso dal soggetto”. Quindi, ciò che è inconscio nel destinatario sarà proiettato di nuovo sul proiettore, provocando una forma di mutuo recitazione. In un uso piuttosto diverso, Harry Stack Sullivan vedeva la controproiezione nel contesto terapeutico come un modo per scongiurare la rievocazione compulsiva di un trauma psicologico, enfatizzando la differenza tra la situazione attuale e l’ossessione proiettata per il percettore percepito di il trauma originale.

Approcci clinici

Attingendo all’idea di Gordon Allport dell’espressione del sé su attività e oggetti, sono state ideate tecniche proiettive per aiutare la valutazione della personalità, compresi il test di Rorschach e il Thematic Apperception Test (TAT). La proiezione può aiutare un Io fragile a ridurre l’ansia, ma al prezzo di una certa dissociazione, come nel disturbo dissociativo dell’identità. In casi estremi, la personalità di un individuo può finire per esaurirsi in modo critico: in questi casi, può essere necessaria una terapia che includerebbe la lenta ricostruzione della personalità attraverso il “ritiro” di tali proiezioni. Il metodo di proiezione gestita è un tipo di tecniche proiettive. Il principio di base del metodo è che un soggetto viene presentato con il proprio ritratto verbale denominato con il nome di un’altra persona, nonché con un ritratto della sua opposizione fittizia (Stolin V.V. 1981). La tecnica è adatta per l’applicazione nella consulenza psicologica e potrebbe fornire preziose informazioni sulla forma e la natura della sua autostima (Bodalev A.A. Psicodiagnostica generale, 2000).

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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